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23.05.05

Solo voi

Eurostar da Firenze a Napoli. A Roma sale una scolaresca: medie superiori. Fanno un casino pazzesco. Sono accompagnati da due professori, un uomo e una donna. L'uomo ha la giacca e la barba. Si sistema al suo posto, tira fuori il Codice Da Vinci, e si isola. La donna ha i capelli rossi tinti e un paio di jeans troppo stretti. Conta i ragazzi. Li riconta. Dice e ripete che si tengano la maglia, ché nell'eurostar c'è l'aria condizionata e se si spogliano come al solito dopo prendono freddo. Si siede accanto al collega. Sta seduta cinque minuti. Si alza, esce dalla carrozza.
I ragazzi fanno un casino pazzesco.
Il professore legge il Codice Da Vinci.
La professoressa è altrove.
I ragazzi continuano a fare un casino pazzesco.
Il professore continua a leggere il Codice Da Vinci.
La professoressa continua a essere altrove.
Io ci sono abituato. Trascuro per qualche mezz'ora il Coltivatore del Maryland e mi dedico alla Ragazza che non era lei di Tommaso Pincio, questo temibile romanzo di sinistra.
Il casino aumenta. I ragazzi urlano, saltano sui sedili, spargono cocacola sul pavimento.
Il professore continua a leggere il Codice Da Vinci.
La professoressa continua a essere altrove.
A un certo punto la mia vicina di posto si alza in piedi e grida: "Ragazzi!".
C'è un silenzio istantaneo.
"Ragazzi", dice la signora, visibilmente irritata, "guardate che non ci siete mica solo voi, su questo treno". E si risiede.
C'è un attimo di silenzio e di incertezza.
Un ragazzo cicciotto con una maglietta blu e un berrettino rosso si alza in piedi con gli occhi spiritati, come uno che abbia vista la Verità, e comincia a gridare:
"E' vero! E' vero! Ha ragione lei! Non siamo soli! Ragazzi, non siamo soli! C'è tutto un mondo, su questo treno! Centinaia di persone! Ragazze! Ragazzi! Uomini maturi! Neonati! Extracomunitari! Suore! Comunisti! Un sacco di gente! Che bello! E' una meraviglia, ragazzi! Non siamo soli! Non siamo soli!", con voce acutissima, "Non siamo soli!".
E, gli occhi ancor più spiritati di prima, ricade sul sedile come un sacco di patate.

Posted by giuliomozzi at 23.05.05 18:55
Comments

Ci vediamo domani mattina all'università, Giulio.

Posted by: Anonimo at 23.05.05 20:31

mi hai fatto sorridere. ho ripensato alla scena di j.b. quando si toglie gli occhiali da sole nel tunnel dopo il concerto ....

le cavalletteeeeeeeeeeeeee :)

Posted by: roberto at 23.05.05 20:57

Edoardo Agnelli martire dell Islam

Edoardo Agnelli (figlio del senatore Agnelli) fu un Mussulmano ed e stato assassinato dai Zionisti.
Nel 2003 un film documentario chiamato Edoardo fu trasmesso sulla sua morte misteriosa nel 15 novembre 2000, ma in Italia fu una completa censura sul caso. Nessuno ha parlato della sua religione e nessuno ha scritto che in Iran si e fatto un film documentario su di lui,


http://blog.edoardo.ws/italiano.html

Posted by: edoardo blog at 23.05.05 21:37

Un caso di possessione demoniaca o uno straordinario salto di coscienza? Bentornato Mozzi

Posted by: Melpunk at 23.05.05 21:56

senti motzi, posso darti del tu? bene: sono preoccupato sai, per te. cioè sto fatto che vivi sui treni non è normale. capisco un macchinista, un controllore, che ne so, uno che vende il caffè, sai, di quelli che passano col carrello e il termos pieno di fiele di bue caldo. ma tu no. te ti facevo uno scrittore. io dico mettiti a tavolino, ogni tanto. il treno deforma la realtà, le visuali, rincoglionisce.
dammi retta, su.

Posted by: tashtego at 23.05.05 22:30

il treno è la piu banale, corriva e logora metafora della vita che si possa utilizzare.
però è comoda.
con il treno la giustificazione per gli incontri di avariata umanità filtrati dallo sguardo da entomologo è sempre bella e servita.
ha ragione tashtego, sig. Mozzi, lei è scrittore si sforzi di trovarne qualcun' altra.
saluti
boris

Posted by: boris battaglia at 24.05.05 08:41

...E, gli occhi ancor più spiritati di prima, ricade sul sedile come un sacco di patate.
Mi alzo e vado incontro al ragazzo cicciotto.
"Tu hai visto la Luce?" dico.
Lui alza gli occhi verso il tetto del treno e risponde:" Sìììì...ho visto la Luce!" e mentre dice "Luce" si apre in un sorriso. Nessuno parla più, sento l'attenzione di tutto il vagone verso di noi.
"Parlacene, ragazzo" faccio io.
"C'eravate tutti voi, una folla festante di centinaia di persone! Ragazze! Ragazzi! Uomini maturi! Neonati! Extracomunitari! Suore! Comunisti! Un sacco di gente! Che bello!" e sorride, poi, senza alcuna sollecitazione, riprende a parlare. Intanto una lattina di coca-cola rotola su e giù per il corridoio del vagone.
"La Luce bianca era fortissima, veniva giù dal cielo, ha aperto un varco sul treno, e le persone si sono tutte girate a guardarla...e in mezzo alla Luce, c'era una scritta..."
"Dimmi, ragazzo."
Il ragazzo corruccia gli occhi, sempre rivolti in su, deglutisce, socchiude le labbra.
"Coraggio."
"C'era scritto..."
"Sì?"
"Perceber."

Posted by: Toni at 24.05.05 09:18

Il ragazzo cicciotto ha letteralizzato l'atto linguistico perlocutivo della professoressa, neutralizzandolo. In altri termini, ha preso alla lettera una frase che conteneva un'implicazione ("ci sono anche gli altri") e un conseguente appello a un codice etico ("gli altri vanno rispettati") con annesso un comando ("smettetela di disturbare"). Allo stesso modo, quando si dice in una stanza "non sentite anche voi un po' di freddo?", non ci si aspetta semplicemente come risposta "sì", ma che qualcuno si dichiari d'accordo a chiudere la finestra, e anzi si alzi spontaneamente a farlo senza che glielo si debba chiedere esplicitamente.
Però, se è ricaduto come un sacco di patate, par di capire che ha smesso di "fare casino", quindi in un certo modo ha accolto le implicazioni perlocutive della frase della professoressa, ma prima ha voluto mostrarle quanto fosse tortuoso, ipocrita (per il fatto che era perlocutivo, ovvero descriveva uno stato di cose non per descrivere semplicemente uno stato di cose, ma per far cambiare quello stato di cose attraverso quella descrizione) quel suo ordine mascherato da constatazione. Non le ha dato la soddisfazione di impersonare colui che riconosce a un primo ascolto l'implicazione di richiamo all'ordine contenuta in quella semplice descrizione e le obbedisce. Ha avuto una reazione da "folle", perché in effetti è "folle" la ricezione del linguaggio che deve riconoscerne immediatamente il sottofondo, l'implicazione, l'appello perlocutivo (descrivo una cosa non per descrivere questa cosa ma per farti fare un'altra cosa). Follia intrinseca nel linguaggio che dice una cosa intendendone un'altra, e che crea scissione nell'ascolto. Reazione scissa dell'ascoltatore che crede al - e recepisce unicamente il - livello esplicito (locutivo; la descrizione pura e semplice della cosa), fa mostra di prenderla alla lettera (e in ciò "punisce" la ipocrisia locutiva della frase della professoressa - la chiamo ipocrisia con una forzatura, ma è chiaro che trattasi anche di buona educazione, che è una forma aggraziata di ipocrisia), ma nel far questo "impazzisce", perché si nega alla comunicazione vera (in quanto è ben conscio che ci sono altri livelli in quella frase, anzi, un solo livello vero, agente, quello per cui quella frase è stata pronunciata, il livello perlocutivo, l'ordine di fare silenzio), e, alla fine di questa turbolenza comunicativa fra livelli noncomunicanti (locutivo e perlocutivo), sconfitto, spiritato dalla follia del linguaggio, ammutolisce, fa silenzio.

Posted by: Il Prof che leggeva Dan Brown at 24.05.05 09:55

Bello! :-)

Posted by: Marco Candida at 24.05.05 10:37

24 maggio 1915: era guerra! Quanto dolore... (grazie Giulio-:) )

Posted by: Barry at 24.05.05 11:38

Posso dire che i commenti mi hanno lasciato perplesso? Detto e, non pensavo si potessero estrarre così tante e dotte deduzioni da un gruppo di ragazzin casinisti, com'è giusto che sia, e da due prof. decisamente scazzati e che, forse - parlo da profano, mai fatto il prof. -, dovrebbero cambiare mestiere :-) Buona giornata. Trespolo.

Posted by: Trespolo at 24.05.05 13:29

trespolo rileggiti tutti i post di mozzi e poi ne riparliamo

Posted by: umana(mente) at 24.05.05 13:44

Professore: era proprio quello che intendevo dire.

Posted by: giuliomozzi at 24.05.05 14:51

QUANTO ODIO QUESTO MODO DI SCRIVERE ALLA MOZZI-CARVER!
SCRRRRR! PPPPPUAHH!

Posted by: puà at 24.05.05 15:39

Non siamo soli.
No, non siamo soli.
Siamo piuttosto dei satelliti...

Posted by: l'apprendists at 24.05.05 17:34

già, a volte i ragazzi hanno solo bisogni che un adulto rocordi loro che non sono soli.

Posted by: kero at 25.05.05 00:13

Senti Giulio, sinceramente e senza voler fare polemica. Io mi sono scaricato e letto (e rilegato) le tue chiacchierate su stilos. Se ho ben inteso tu ricordi spesso la necessità di pensare a chi leggerà e come leggerà (vado a memoria).

Trespolo a me non sembra ne uno stupido ne un incolto, se lui dice che tutta sta robba non l'ha vista e poi tu:

"Professore: era proprio quello che intendevo dire."

Le possibilità sono due:o tu non ti sei attenuto a quanto da te scritto oppure non siamo ne trespolo ne io i tuoi lettori. Oppure non so, dimmi tu.

Ciao


Posted by: Lucis at 25.05.05 12:22

Ma avete ragione tutti e tre, caro Lucis. Il Professore ha diligentemente estratto dal mio pezzo il suo contenuto ideologico (e gli ho detto che intendevo dire "proprio quello" perché ho riconosciuto che il contenuto ideologico è, appunto, proprio quello). Ma nessuno è tenuto, nel leggere, a "smontare" un testo in questo modo. Io ho scritto un pezzo narrativo: una storiella, godibile (mi auguro) come tale. Non c'è un solo tipo di lettore. Quando leggo un romanzo leggero per farmi passare quattro ore di treno, e quando leggo un romanzo impegnativo perché devo discuterne con l'autore, io non sono mica lo stesso lettore.
Esempio: quando guarda i film di Fantozzi, mio fratello ride; a me invece si torcono le budella dal dolore. Questo significa che uno di noi due non è un "lettore" dei film di Fantozzi? Secondo me, no. Un docente di Organizzazione aziendale dell'Università di Padova s'inventò un giorno di far vedere i film di Fantozzi ai suoi studenti, usandoli come descrizioni della realtà aziendale. Gli studenti che hanno studiati quei film come fonti di informazioni sul funzionamento delle azende, erano "lettori" di quei film, sì o no? Secondo me sì.
Infine: se uno "strato" di un testo non è percepibile immediatamente, ciò non significa che non esista.

Posted by: giuliomozzi at 25.05.05 13:20

quindi i testi sono dei carciofi?

Posted by: boris battaglia at 25.05.05 14:40

Rileggo i commenti e rimango perplesso; è la seconda volta che mi succede ed è grave: forse mi sto rincoglionendo più velocemente del previsto. :-) Il post, a mio parere, è godibile e divertente; ciò che volevo evidenziare era come, partendo da un episodio banale e normalissimo, fossero comparsi commenti che estraevano e argomentavano, da quel testo, "cose" che io non ho colto. Nulla di più, nulla di meno. Ovviamente non mi riferivo a tutti i commenti, ma quel perlocutivo, agitato a braccia tese, mi ha divertito più del racconto :-) Buona giornata. Trespolo.

Posted by: Trespolo at 25.05.05 15:03

Dei carciofi, Boris, sì. Anche se io avrei detto, piuttosto, delle cipolle. Ma è questione di gusti.

Posted by: giuliomozzi at 26.05.05 02:50

Ma ...il "Prof che leggeva Dan Brown" ha scritto un post magnifico!

Posted by: resti at 26.05.05 09:55
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