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26.05.05

Nota

La nuova edizione di Questo è il giardino, di prossima uscita presso Sironi è in tutto e per tutto uguale alla seconda, quella uscita nel 1998 negli Oscar Mondadori (e in quell'edizione solo l'ultimo racconto è un po' cambiato rispetto alla prima edizione, uscita nel 1993 presso Theoria). Ho aggiunta in coda al testo una "Nota", che dice:

Credo che Questo è il giardino, scritto tra il 1991 e il 1992 e pubblicato nel 1993, sia una «cosa scritta» del tutto differente dalle «cose scritte» che ho prodotte nei dodici (sono ormai dodici) anni successivi. Ho desiderato ripubblicare Questo è il giardino per una quantità di ragioni pratiche (edizione Theoria esaurita da un decennio, edizione Oscar Mondadori sul limite dell'esaurimento), affettive (è pur sempre il mio primo passo nel mondo) e d'altro genere.
Tra le ragioni d'altro genere c'era questa, che è la più importante: avevo voglia di un bel funerale. Avevo voglia di fare un funerale a me stesso, e che di me stesso si potesse dire: «Sì, senz'altro, ha avuti i suoi alti e i suoi bassi, è stato un po' generoso e un po' carogna, ma comunque una cosa buona l'ha fatta».
Mentre scrivo questa noterella (che ho rimandato di scrivere finché ho potuto; ma oggi devo scriverla, sennò domani non si va in stampa) sto lavorando alacremente a un romanzo nuovo. Non so che cosa sarà questo romanzo. Mi sono venute da scrivere quasi duecento pagine piuttosto monomaniacali, che non sono un romanzo ma (si sa, in Italia la va così) credo che riuscirò a far passare per un romanzo (io direi: si tratta di una prosa; ma quale editore mai, specie se industriale, si adatterebbe a pubblicare un malloppo di duecento pagine scrivendoci sotto, anziché «romanzo», «prosa»?) – e ho avuta a tratti la sensazione del ritorno. Del ritorno di che? Del ritorno di qualchecosa che c'era nel 1991 e nel 1993, che di tanto in tanto negli anni si è rifatta viva (mentre scrivevo «Una vita felice», ad esempio, racconto incluso nella Felicità terrena del 1996; o mentre scrivevo «Super nivem», raccontone incluso nel Male naturale del 1998; o mentre scrivevo «Di mio padre», racconto incluso in Fiction del 2001) ma che si è sempre rifatta viva appunto di tanto in tanto, volubilmente. La sensazione che ho ora (è il 12 maggio 2005, sono le 10 e 35 del mattino) è che da qualche mese quel qualchecosa si sia installato nella mia mente, e che forse – forse – il sedicente romanzo nuovo che sto finendo di scrivere sarà qualcosa di più simile a Questo è il giardino che agli altri libri che ho composti in questi anni.
Non ne sono sicuro, è ovvio. Anche perché manca il segnale più forte: quella felicità che mi apparve nel 1991 e che io qualche tempo dopo gettai via (non credo che mi abbia abbandonato lei: non è da lei, abbandonare; mentre è da me, gettare via).
Il funerale consiste dunque in questa cosa qui: nel prendere un inizio ormai lontanuccio nel tempo (la data fatidica è il 17 febbraio 1991) e congiungerlo direttamente con l'oggi, saltando e seppellendo tutto quello che c'è in mezzo (buttando via anche un po' di bambino insieme con l'acqua; vabbè; ma non si fa un bel funerale senza rimetterci qualcosa).
Il detto romanzo nuovo si chiamerà, salvo sussulti del suo editore, Discorso intorno a un sentimento nascente, e come molte altre cose della mia vita lo devo quasi tutto a un amico.

Posted by giuliomozzi at 26.05.05 02:51
Comments

Bene bene. :-)

Posted by: Marco at 26.05.05 08:16

Dalla carne nasce carne, dallo Spirito nasce Spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere in modo nuovo. Il vento soffia dove vuole: uno lo sente, ma non può dire da dove viene né dove va. Lo stesso accade con chiunque è nato dallo Spirito.
Gv 3,6

Posted by: giancarlo: l'apprendista at 26.05.05 10:03

attendiamo fiduciosi...

Posted by: dario at 26.05.05 10:06

Beh, Questo è il giardino è proprio un bel libro. Ricordo l'ultimo racconto con qualcosa che non si può definire piacere: ma è probabilmente uno dei qualcosa che voglio dalla scrittura.

Posted by: Vincenzo at 26.05.05 10:32

Finalmente un romanzo! Non vedevo l'ora di leggere una storia lunga di giulio mozzi! Inoltre, sono doppiamente contento perché QUESTO E' IL GIARDINO è - secondo me, s'intende, sia chiaro - il suo libro migliore, o il meglio riuscito. Auguroni.

Posted by: isotropico at 26.05.05 11:46

Nell’intervista che ti ho fatto in radio qualche giorno fa dicevi che riprendendo “questo è il giardino” in mano ti sei accorto che diceva della cose che neanche tu sapevi. Io ho omesso di chiederti “cosa?”.
Ora ritorna un misterioso “qualcosa”, sempre a proposito di “questo è il giardino” e non voglio perdere di nuovo l’occasione: di che si tratta?

Posted by: Maurizio at 26.05.05 16:54

... e che nota!

Posted by: subliminalpop at 26.05.05 17:24

Il che vuol dire che "Istruzioni per diventare un mostro" rimane libero e me lo posso prendere io.

Posted by: mauro at 27.05.05 06:47

che bellissimo titolo. E bellissima la nota, anch'io ho sperimentato (in altri contesti) questa felicità elusiva e passeggera e leggendo te che ne parlavi è stato come riviverla un pochino. Grazie, come al solito

Posted by: milo at 27.05.05 23:02
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