Giovedì, sei di mattina, Stazione Termini di Roma. Ho il treno per Firenze alle sei e mezzo. Voglio un caffè. Scendo nel centro commerciale sotterraneo. Trovo un bar aperto. Vado alla cassa. Sto in coda dietro una ragazza bionda con capelli lunghi e ricci e tailleurino grigio. La ragazza paga. Fa un passo a sinistra. Io faccio un passo avanti. La ragazza raccoglie il borsone che aveva appoggiato a terra, se lo lancia sulla spalla e mi colpisce alla schiena. Poi si volta e fa un passo avanti, venendomi addosso.
"Cazzo fa?", dice la ragazza.
"Io niente", dico. "E' lei che mi viene addosso".
"Che palle!", dice la ragazza.
Si volta, dandomi il borsone in faccia. Aggira la coda e va a un tavolino. Molla il borsone sulla sedia.
Io intanto chiedo un caffè e un cornetto, pago, ritiro lo scontrino, vado al banco, dico al ragazzo che sta al banco: "Un caffè e un cornetto semplice", poso lo scontrino sul banco.
La ragazza mi si affianca, prende il mio scontrino dal bianco e lo osserva.
"Quello è il mio scontrino", osservo.
"Sarebbe?", dice la ragazza.
"Dico che quello è il mio scontrino", dico.
"Ah", dice la ragazza.
Posa lo scontrino. Resta lì.
Il ragazzo che sta al banco le dice: "Desidera?".
La ragazza dice: "Un cappuccio e un cornetto con la crema".
Il ragazzo dice: "Lo scontrino?".
La ragazza dice: "Quello scontrino è il suo", indicando il mio.
Il ragazzo dice: "Ma, signorina, il suo scontrino?".
La ragazza dice: "Eh, l'ho fatto".
Il ragazzo dice: "Me lo fa vedere, per piacere?".
La ragazza dice: "Ma quello lì è il suo", di nuovo indicando il mio.
Il ragazzo dice: "Deve fare prima lo scontrino".
La ragazza dice: "L'ho fatto".
Io dico: "Era davanti a me in coda. Ha fatto lo scontrino".
La ragazza dice: "Non si impicci, lei".
Il ragazzo dice: "Ma questo scontrino c'è o non c'è?".
La ragazza dice: "C'è", indicando il mio, "solo che è il suo".
Dieci minuti dopo sono a bordo dell'eurostar per Firenze. Tiro fuori il Coltivatore del Maryland (sono al secondo volume, ormai). Comincio a leggere.
Sento un tonfo. Alzo gli occhi. Sul sedile difronte al mio è appena piombato un borsone. Alzo gli occhi un po' di più. Riconosco la ragazza.
Quanto al viaggio, se proprio volete saperlo, è stato un inferno.
Sbadata non poco la ragazza. E nemmeno di grande compagnia, mi sembra di intuire :-) Buona giornata. Trespolo.
Posted by: Trespolo at 23.05.05 11:44Ciao!
Posted by: Marco Candida at 23.05.05 12:21Bentornato.
Grazie per aver confermato che il mio divano è meglio degli Eurostar.
Anche se, in qualche modo, in certe sere arriva quella stessa ragazza, sbatte il suo borsone sui cuscini, si siede e mi fa:
"Che cazzo ci faccio io sul tuo divano?".
E poi la notte diventa un purgatorio.
Un inferno per via della ragazza o a causa del "Coltivatore del Maryland"?
Posted by: al3sim at 23.05.05 14:30Ripropongo qui una domanda inviata DUE VOLTE in perfetta buona fede in vibrissebollettino.it e due volte prontamente cancellata: "Vibrissebollettino è diventato il blog personale di Giovanni Choukhadarian?"
In che cosa consiste la "cura" di Giulio Mozzi, in tal caso?
Dove sono finiti gli altri collaboratori?
Spero di non essere censurato anche qui.
incontro "da manuale" per la scintilla di un grande amore...:-)
Posted by: Ipanema at 23.05.05 16:58un inferno perché? il viaggio da roma a firenze, voglio dire. saranno si e no un'ora e mezza, coll'eurostar. dovresti dirci perché quel viaggio è andato così male: per via della ragazza? telefonava ad alta voce? si radeva le ascelle? era molto rozza? emetteva peti?
secondo me questa ennesima relazione, da premio fedeltà trenitalia, manca di un adeguato finale.
che è successo dopo?
no il punto non è cosa è successo dopo o cosa è successo prima.
questo tipo di scrittura non narra, evoca.
il treno è il grande palcoscenico su cui si svolge la commedia (supposta divina)dell'esistenza.
la ragazza è un demone, ma dell'assurdo.
mozzi non è ionesco.
boris
Posted by: boris battaglia at 24.05.05 15:42certo che lo voglio sapere. Spero non c'entrino le supposte divine di boris....
Posted by: milo at 25.05.05 00:25