Il 23 marzo 2002 la Cgil proclama lo sciopero generale contro l'abolizione dell'Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Alla manifestazione a Roma partecipano da due a tre milioni di persone secondo la Cgil, almeno mezzo milione secondo la Questura.
Il 15 febbraio 2003 sfilano a Roma, di nuovo, da tre a quattro milioni di persone (secondo gli organizzatori) per quella che è stata probabilmente la più grande manifestazione pacifista mai avvenuta (gli organizzatori hanno stimato che alle iniziative organizzate contemporaneamente in tutto il mondo abbiano partecipato complessivamente 110 milioni di persone).
Nei giorni scorsi si sono recate a Roma, per l'estremo omaggio a Giovanni Paolo II, alcune centinaia di migliaia di persone (non ho trovata una stima condivisa sui numeri).
Qual è la differenza tra queste tre folle?
Semplice (uso apposta parole banalizzanti): la prima e la seconda sono buone, la terza è cattiva. La prima e la seconda sono composte da persone razionali e consapevoli, mosse da buone ragioni d'interesse e di principio; la terza è composta da "fanatici" in "delirio" (parole che ho trovate usate un po' dappertutto), spinti e dominati da una "falsa – ripeto falsa - emozione di massa" (parole di Tashtego, leggibili nel loro contesto qui: le scelgo come un campione tra i tanti disponibili).
Una domanda per gli statistici. E' possibile stimare qual è la probabilità che una quota "importante" di ciascuna di queste folle (e starà agli statistici decidere quale quota possa essere considerata "importante") sia composta dalle stesse persone?
Una domanda per tutti: perché è così difficile credere all'autenticità di un sentimento che non condividiamo?
(Che il sentimento sia buono o no, evidentemente, è un'altra faccenda).
[L'immaginetta su in alto - cliccandoci sopra diventa più grande - l'ho presa qui.]
Posted by giuliomozzi at 11.04.05 10:06
Caro Giulio,
io vorrei aggiungere, alle tue, altre domande:
Siamo sicuri di avere gli strumenti per capire quel che è accaduto?
Io, pur vivendo a Roma, non ho partecipato all'evento ma non mi sono permesso di giudicare quanti hanno voluto testimoniare, con la loro presenza, un sentimento.
Milioni di persone hanno fatto ore di fila per rendere omaggio al Papa. PUNTO.
Se a morire fosse stato un altro "potente" della terra sarebbe stato lo stesso? Io non credo...
.... e questo vuol dire qualcosa oppure no?
concordo: i sentimenti "nostri" sono sempre brillanti, quelli degli "altri" al massimo sono estorti sull'ingenuità e sull'ignoranza... ma guarda che a proposito delle manifestazioni contro la guerra sbagli: ricordi quanti insulti ai pacifisti? imbelli, sognatori, imbecilli, traditori del cristianesimo... che non capivano che questa era LA guerra santa, quella giusta da combattere -contro il terrorismo, contro l'islam, contro chi si opponeva alla "fascinazione del magnifico nazareno" ....
non è banale cercare un significato per la presenza anche di tanti non praticanti o forse addirittura fuori dalla dottrina -gay, divorziati, donne che abortito, gente che non ha fatto la comunione da vent'anni, etc.
personalmente -e sono fermamente contrario alla chiesa ed al vaticano di cui questo papa era il capo- credo che quanto accaduto abbia sotteso ad una necessità di spiritualità e di ideali che credo sia miope cercare comunque di ascrivere a dichiarazione di voto per un -mediocre- polo del buongoverno piuttosto che per un altro; che forse nemmeno si può ascrivere completamente ad adesione proprio a santa romana chiesa ed al vaticano...
Caro Paolo, coloro che l'altrieri accusavano i pacifisti di essere "manipolati" sono coloro che ora trovano autentici i sentimenti di chi si è recato ad omaggiare Giovanni Paolo II; e coloro che l'altrieri trovavano autentici i pacifisti sono coloro che ora definiscono "fanatici" coloro che si sono recati ad omaggiare Giovanni Paolo II. Mi pare.
Posted by: giuliomozzi at 11.04.05 12:38Sull'autenticità dei sentimenti non è facile avere le idee chiare. comprendere cioé se siano solo frutto di emotività indotta o autentica fede. discorso difficile. come ho scrittosopra, la necessità di sacro e di spirito sono dimensioni ineludibili nell'uomo. abbiamo strumenti con cui analizzare i fenomeni umani se ce ne forniamo. esistono eccome Lunar! quello che voglio dire è che con l'istinto e la visceralità si può affermare qualsiasi cosa pro o contro, ma è necessario essere in grado di analizzare i fenomeno avendo in mano degli strumenti. ecco perché continuo a detestare la crociata laicista. pur non mandando giù i sentimentalismi, opposti ai sentimenti.
saluti
Non è l'autenticità dei sentimenti. Metterla in dubbio sarebbe folle: il concetto di "sentimento inautentico" mi sembra a dir poco ossimorico.
Quindi: i sentimenti delle persone erano autentici e le persone a loro volta erano autentiche. Carne e pensieri, azioni e - appunto, di nuovo - sentimenti.
Dopo di che, comunque, resta il dubbio ed il contrasto fra l'autenticità dei sentimenti delle persone ed il contesto comunicativo in cui questi sentienti si generavano. Tutto l'apparato dei media, intendo, era intento - ed è ancora intento - a proporre una visione semplificata, riduttiva, agiografica di quanto stava capitando.
A produrre, giulio, fiction.
E' questo che richiama la mia attenzione, ben più dei sentimenti delle persone: la lettura che ne viene proposta e che si estende ed espande a macchia d'olio sulla realtà tutta.
Stamani ho sentito una giornalista dire "è quando sono finiti i funerali che è cominciato a piovere - e non smette - non sarà un caso".
Questa è la finzione. Non i sentimenti delle persone.
Lunar: ai funerali di Khomeini, 2-4 milioni di persone.
ma questa divisione tra buoni e cattivi chi l'ha fatta? io ero a roma per l'articolo 18 e per la pace, c'era autenticità(immagino, non so bene cosa significhi in questo contesto) e fanatismo; immagino che ai funerali del papa sarà stato lo stesso. immagino che nelle folle sia spesso così.
Posted by: barbara at 11.04.05 17:43vedo che ti becchi commenti andanti, motzi.
oggi, 13 aprile, asor rosa su repubblica butta giù due o tre pensieri abbastanza ragionevoli sull'accaduto.
circa la falsità dell'emozione mi riferivo eventualmente all'emozione religiosa delle masse di credenti accorse a roma, che ho visto piuttosto come una stupefacente manifestazione di idolatria e culto della personalità del defunto, in confronto alla quale il culto della mummia di lenin scompare.
che poi alcune dei partecipanti alle manifestazioni sindacali da te citate, fossero andati anche a "salutare" il papa, non ti autorizza ad affermare che si trattasse della stessa cosa in diverse situazioni.
leggendoti ho notato una tua sostanziale refrettarietà ad una visione politica del mondo (i veri credenti non possono averne, per statuto)e questo tuo post mi riconferma nell'impressione.
Caro Tashtego, ho un'altra domanda. E' possibile provare che coloro (o che una parte rilevante di coloro) che si sono recati a Roma per rendere omaggio alla salma di Giovanni Paolo II sono "idolatri" e "cultori della personalità"? E' possibile provare che non lo sono?
E un'altra domanda ancora: ha importanza che si possa o non si possa provarlo?
(Quanto alla mia "refrattarietà a una visione politica del mondo": è senz'altro vero).
Direi che un credente non dovrebbe MAI toccare un argomento come quello delle prove, perché rischia di vederselo tornare addosso a scheggia, come un bumerang (u e non oo).
E però ti rispondo che naturalmente non ho un solo straccio di prova, né in un senso né nell’altro, ma solo sensazioni che derivano dall’osservazione del fenomeno. E per di più si tratta di osservazioni tendenziose, operate cioè da un ateo militante. Aggiungo che, a causa di ciò, il mio sguardo era incazzato, perplesso, preoccupato e nemmeno esente da un certo disprezzo per quella gente, cioè per quello che stavano facendo, dicendo, cantando, urlando, chiedendo. Non so se all’interno di quella folla siano stati fatti sondaggi di opinione sulle questioni cruciali che qui si dibattono, ma se esistono dati sarebbe bello dargli una scorsa.
Dunque niente prove per me, Motzi, ma neanche tu ne hai: si tratta di adesioni o ripulse che provengono da quello che siamo e pensiamo, che spurgano dalle emozioni opposte che ci provoca il fenomeno.
Caro Tashtego, rivendico il mio diritto a toccare l'argomento delle prove. So benissimo che il fondamento della mia credenza non può essere provato. Questo non mi toglie il diritto di prendere in esame i fondamenti delle credenze altrui, per vedere se appartengono allo stesso ordine al quale appartiene la mia credenza (l'ordine delle credenze che non possono essere provate) o se appartengono a un ordine superiore (quello delle credenze che possono essere provate).
Ciò detto: niente prove per te, dunque, e niente prove per me. Sono d'accordo su questo. Ma qui non stiamo parlando dei fondamenti delle credenze. Qui stiamo parlando di un fatto storico: le emozioni che animavano le folle accorse a rendere omaggio alla salma di Giovanni Paolo II. Un fatto storico meno "palpabile" di altri, ma nondimeno un fatto storico.
Quando tu affermi che tali folle sono animate da una "falsa - ripeto falsa - emozione di massa", ti esprimi non come uno che manifesta una sua emozione, ma come uno che dà un'informazione su un fatto storico.
Domanda: perché manifesti le tue emozioni in una forma tale che sembra tu stia dando un'informazione su un fatto storico, quando invece stai solo manifestando "ciò che sei e pensi" e "spurgando" le tue "emozioni"?
Altra domanda: se hai dieci minuti di tempo, ti invito a rileggere le cose che ho scritte in questi giorni su questo argomento; e ti prego di dirmi se in qualche caso io ho manifestate le mie emozioni in una forma tale che sembrasse io stessi dando un'informazione su un fatto storico.
Quanto a questo: "Non so se all’interno di quella folla siano stati fatti sondaggi di opinione sulle questioni cruciali che qui si dibattono, ma se esistono dati sarebbe bello dargli una scorsa"; eh, piacerebbe anche a me.
Un credente dovrebbe toccare sempre l'argomento delle prove. Io affermo che il mio credere è ragionevole, come è ragionevole andare a Roma a salutare una persona che è stata come un padre. Come immagino che tutti i presenti si recherebbero al funerale del proprio padre senza potere essere tacciati di "cultori della personalità".
Si può anche non credere a niente, ma ai proprii occhi occorre credere, o cessare di vivere.