E' un po' la stessa paura di chi ha lavorato dieci anni, anzi undici, a scrivere una cosa che si chiama "romanzo"; e gli succede, a meno di venti giorni dall'uscita prevista in libreria, di svegliarsi nel cuore della notte con il cuore il subbuglio. Se volete spaventarvi (ma poi anche consolarvi), leggete in Perceber.
Posted by giuliomozzi at 21.04.05 00:20Ho letto l'articolo di Colombati. E lo capisco immensamente. Quando superi la fase dell'accettazione del manoscritto (selezione, contratto editoriale, editing o meno, scelta della copertina, ecc.ecc.ecc.), inizia a subentrarti un non so che di paura febbrile, ad assalirti il dubbio circa le reazioni dei lettori, dei media, del mondo circostante. Un senso di incertezza che č destinato a sciogliersi, psicologicamente, dopo che il libro ha raggiunto le rivendite, č pubblicato, e fisicamente non ti appartiene pių, ma diventa una parte del mondo circostante. E pių quel lavoro lo hai vezzeggiato, coccolato, riveduto, rimaneggiato, riscritto, ripensato, ri-tutto insomma, pių percepisci il senso di angoscia del parto in corso.
Posted by: Achille Maccapani at 21.04.05 13:47