|
|
|
|

11.04.05

La parola chiave: cadavere (di Rocco Ronchi)

[Stamattina alle 10.56 metto il link alla domanda di Massimo Adinolfi ("Dove stavano i filosofi, mentre milioni di pellegrini pregavano in piazza e gridavano: 'Santo, santo'"); e qualche minuto dopo mi arriva LiberoPensiero, la newsletter del filosofo Rocco Ronchi (chi volesse abbonarsi gratuitamente vada qui) intitolata: In milioni davanti alla salma del papa, con l'indicazione della "parola chiave: cadavere". Mi permetto, come ho fatto altre volte, di riportare qui l'intero testo di Rocco Ronchi.]

Omonimia

La spoglia è ciò che resta, quando l'anima ha preso il volo. L'anima (la psyché, il pneuma, lo spiritus), per gli antichi, veniva allo scoperto nel fatidico istante finale, quando esalava, lasciando nel mondo un oggetto inerte che con il vivente che era stato soltanto un rapporto che Aristotele definisce di omonimia. Il cadavere sembra, infatti, il vivo. Da lontano può ingannare. Un sacco di film comici giocano con l'idea del morto che, per una qualche ragione, deve apparire ancora vivo. Allora gli si alza la manina e lo si fa salutare, gli si scuote la testa per fingere una risposta di assenso alla domanda del poliziotto perplesso. Ma da vicino il morto è sempre orrendamente morto. Pur nella sua somiglianza con il vivo, enfatizzata fino all'iperrealismo dalla cosmesi post-mortem, il morto non è il vivo, come la parola cane riferita alla costellazione celeste non ha niente a che fare con il cane abbaiante. Gli somiglia, ma è completamente altro. L'anima, evaporando, si è presa proprio tutta la vita che c'era, lasciando solo la cosa, vale a dire l'opposto della vita. Un cadavere è infatti una cosa che dipende interamente dalle leggi della natura. Ciò che imbarazza, quando si ha a che fare fisicamente con un cadavere (per ricomporlo, vestirlo, ecc...), non è forse proprio quella passività assoluta così contraddittoria con l'attività che qualifica per antonomasia il vivente?

Work in progress

Finché qualcuno è vivo, non è, anche nelle condizioni estreme di costrizione, completamente "significato" dall'ambiente. È senza dubbio ciò che il mondo, l'ambiente, la storia, la cultura, hanno fatto di lui e non dobbiamo nutrire troppe illusioni circa la sua "libertà". Tuttavia, se è vivo, non è solo "significato" passivamente dal mondo, ma e sempre anche "significantesi". Jean Paul Sartre diceva che l'esistenza umana è proprio quel minuscolo scarto ("petit décalage") che separa ciò che il mondo ha fatto di noi da ciò che noi, vivendo, facciamo comunque del mondo che ci ha fatto. Scartare, sia pure di un solo millimetro, dalla condizione che ci condiziona, è il senso dell'esistere, la sua libertà. In un certo senso, finché viviamo non apparteniamo mai interamente al mondo nel quale siamo gettati. Siamo pur sempre un po' "oltre", siamo animali biologicamente " metafisici". E' invece la morte che ci restituisce interamente al mondo e alle sue leggi. Fisicamente il morto è una sostanza che si corrompe come accadde al cadavere esposto di Pio XII le cui viscere esplose misero a dura prova le narici dei fedeli che gli rendevano omaggio. Moralmente il morto è invece un puro significato, è un'essenza che si è emancipata dal divenire, dalla contingenza e dalla provvisorietà, un po' come succede alle parole scritte che fissandosi su di un supporto diventano inalterabili, dette una volta per tutte. Non c'è più allora quello scarto che è la vita, ogni indeterminazione viene meno, e al libro che si sta scrivendo, al "work in progress" che vivendo noi siamo e non possiamo non essere, succede il fatto compiuto, l'opera sigillata, il monumento, la Legge.

Il Dio dei viventi

Gli uomini lo hanno sempre fatto e sempre lo faranno, soprattutto con i potenti. Ma che cosa si esibisce in quell'apparenza monumentale? Che cosa si onora veramente nella processione che porta folle immense a girare attorno alla salma con un sentimento misto di terrore, d'incredulità e di fanatica ammirazione? Il cadavere esposto sul grande catafalco è il prototipo del puro significato estraneo ad ogni contesto. E' l'immagine sensibile di una verità avulsa dal tempo, una verità disumana, oggettiva e irresistibile. E' la pura forma della Legge che, nella sua universalità, prescinde da ogni situazione determinata. Come su Marte, in quel catafalco non c'è traccia di vita. A risplendere e a confondere gli sguardi è lo spettacolo imponente di una potentissima astrazione, quell'astrazione che domina la vita di tutti e in cui si risolverà ogni esistenza. Il catafalco è sempre espressione di un barocco trionfo della morte e del potere sovrano (della Legge) che nella morte ha il suo perpetuo simbolo. Niente di più lontano, dunque, dall'esperienza cristiana per la quale Dio è il Dio dei viventi, fino allo scandalo della risurrezione, Dio della vita che non ha rapporto alcuno con il regno dei morti, delle astrazioni, dei significati e delle leggi. Perché, altrimenti, quell'invito a lasciare che i morti seppelliscano i loro morti?

Posted by giuliomozzi at 11.04.05 12:39
Comments

Il filosofo dimentica il potente valore (antropologico) del corpo del sovrano!

Posted by: Melpunk at 11.04.05 13:03

Faccio sempre una gran fatica a seguire questi ragionamenti. Sono un contadino, e lo so, e forse è per questo che non faccio il filosofo :-) Buona giornata. Trespolo.

Posted by: Trespolo at 11.04.05 13:24

nel mio minuscolo piccolissimo, l'altro giorno ho fatto anch'io una riflessione sull'argomento, per carità infinitamente più terricola, ma che poteva proprio avere come parola d'ordine *cadavere*... ho apprezzato lo spunto *carismatico* di Melpunk, ma resto convinta di quello che ho scritto.
(scusatemi, non sono ancora brava a inserire i link; cmq il post a cui mi riferisco si intitola La protezione civile informa, se vi interessa naturalmente :o)

Posted by: milo at 11.04.05 13:39

Grazie Milo. il mio cntributo sul "cadavere carismatico" è sul mio blog, naturalmente.

Posted by: Melpunk at 11.04.05 14:16

La riflessione di Milo si trova, se non sbaglio, qui: http://verdemilonga.iobloggo.com/archive.php?eid=5
E il "cadavere carismatico" di Melpunk è, sempre se non sbaglio, qui: http://melpunk.splinder.com/post/4474746

Posted by: giuliomozzi@libero.it at 11.04.05 15:24

grazie giulio, la prossima volta mi applico e linko tutto da sola :o)

Posted by: milo at 11.04.05 20:56

Grazie Mozzi! buona domenica

Posted by: Melpunk at 16.04.05 12:30
Post a comment









Remember personal info?