Rileggo il pezzo di Antonio Moresco intitolato La restaurazione (in Nazione indiana, naturalmente). Lo rileggo e penso due cose.
La prima cosa che penso è: "Ma io, in questo mondo così ritratto da Antonio Moresco, in questa sua profezia (lo dico seriamente: il genere letterario praticato da Moresco è la profezia), dove sono? Sono (a) colui che si è trovato ormai il suo piccolo ruolo negli ingranaggi di questa mcchina o dei suoi spazi residuali, sono il funzionario editoriale che addita a propria discolpa e alibi qualche buon libro che pure ha pubblicato, o sono (b) uno che lavora accanitamente per uno di quegli editori nuovi che nascono o si rafforzano cercando di seguire altre strade, animato da un diverso atteggiamento e da una vera passione?".
La seconda cosa che penso è che Antonio Moresco, nella sua profezia, porta un solo argomento a favore di ciò che dice, e si tratta di un argomento ipotetico: "La situazione è tale che quasi tutti gli scrittori più grandi del Novecento (Kafka, Proust, Joyce, Musil, Faulkner, Beckett...) oggi non verrebbero più pubblicati dagli editori e dai loro funzionari". Che, in quanto argomento ipotetico, temo non valga nulla (vale più o meno quanto: "Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe un tram").
Quindi mi concentro e mi rispondo: il mio posto è in (a).
[Se vi interessa leggere la discussione - per una volta civile e interessante - sotto al pezzo di Moresco, andate qui.]
Posted by giuliomozzi at 11.04.05 17:26Caro Giulio, non so esattamente se tu sia in (a) o (b). Comunque ad ognuno il suo: io da lettore, dopo aver finito un libro(che sia uscito da piccolo o grande editore poco importa), mi pongo un'implicita domanda che scaturisce da un'affermazione di Antonio Spadaro: "Se una storia non dichiara un mondo e non lo spalanca davanti al suo lettore – non importa se in modo realista, o surrealista – non fa compiere al lettore una vera esperienza, non fa conoscere nulla: è vuoto e noia."
Cari saluti
tranne busi è tutto business e commerciale!!
Posted by: dis at 11.04.05 19:39Fantastica la tua risposta giulio!
Posted by: luminamenti at 11.04.05 23:07C'è una contraddizione: a Moresco hanno pubblicato sia le 'Lettere a nessuno', sia i 'Canti del caos', e mica dopo morto (o presso editori a pagamento), ma adesso, nel pieno di questo pesante clima di restaurazione... Chissà se ai tempi di Kafka si sarebbero accorti di lui:-)
Posted by: Un fake di Angelini at 12.04.05 09:37Per me tu sei (c).
Posted by: Roberto Tossani at 12.04.05 10:31Dài, pochi cavoli sofisticizzanti, se non è un b) puro Giulio Mozzi, io rinuncio al titonco nella mail.
Posted by: andrea barbieri at 12.04.05 13:24difficile esprimere valutazioni: non ne sono in grado (e morselli?); comunque: mi sono piaciuti gli ultimi due commenti
Posted by: remo b. at 12.04.05 13:25mi riferivo a un fake di angelini e a tossani
Posted by: remo b. at 12.04.05 13:26chi è giulio mozzi?
Posted by: interrogator at 12.04.05 13:39Sei a), sei soprattutto a). Ma non c'è niente di male, non è così drammatico.
Posted by: claudio lamieri at 12.04.05 14:01Se Giulio Mozzi fa parte di (a), allora gli editor delle grandi case editrici cosa sono? Non mi sembra che Sironi sia questa grande multinazionale.
Il fatto è che a un sacco di giovani autori, me compreso (ammesso che io mi possa definire tale), è precluso il mondo editoriale che conta. Se Moresco avesse avuto la fortuna di Piperno, non credo parlarebbe così.
Permettimi, Giulio, di non essere troppo d'accordo: non sulla tua collocazione di cui, francamente, cara, me ne infischio, come diceva Red Buttler a Scarlett (notato? entrambi hanno il rosso dell'inferno nei loro nomi), ma sul fatto che l'ipotesi di Moresco sul fatto che Kafka e gli altri che nomina sia - in quanto argomento ipotetico - del tutto priva di valore. Diciamo che non c'è prova contraria visto che sono tutti morti ma ci si può fare una vaga idea di che reazione avrebbero "questi" redattori, "queste" case editrici, "questi" editors, "questi" agenti letterari, di fronte ai loro scritti. Abbiamo dati sufficienti, insomma, per sapere se "questo" mercato li accetterebbe.
Non dimenticando, per altro, che alcuni di loro non ebbero vita facile neanche allora.
E' l'effetto "Vandea". Sai, quella cosa per cui tutti guardano a cosa legge Parigi dimenticando che la Vandea legge Sant'Alfonso di Liguori e non Voltaire. Detto anche effetto " '68". La stragrandemaggioranza dei "giovani" continuava a pensare a come sposarsi, fare figli, lavorare e di Mao se ne fotteva.
Per dire che neanche Proust aveva legioni di lettori e lo sapeva così bene che scrive spesso nelle lettere e altrove che gli innovatori vengono riconosciuti solo da una o un paio di generazioni successive.
Gli autori che cita Moresco, quindi, avrebbero quasi sicuramente un po' più di difficoltà di allora. Ma non molte. Il pubblico-massa, anche a quei tempi, leggeva "Panthomas" o Lupin, mica Beckett.
Diciamo che i lettori di Panthomas non erano ancora a capo delle Case Editrici.
Ora, forse, sono diventati grandi e lo sono.
Caro Marco: ma Moresco non ha avuta "la fortuna di Piperno" (che mi fa pensare, irresistibilmente - absit iniuria verbo -, al "culo di Sacchi"). Anche qui dunque, come dice Gino, "non c'è prova contraria".
Posted by: giuliomozzi at 12.04.05 15:15Sai cosa? Gli scrittori giovani non baciati dal "culo di sacchi" (ovvero: praticamente tutti) sono vittime di una frustrazione dolorosa, insopportabile. La capisco perfettamente, e sto tentando con tutto me stesso di rendermene immune.
Moresco sono sicuro sia un giovane preparato, intelligente, acuto, in gamba: non c'è dubbio, su questo, e lo dico senza conoscerlo. Ma me lo immagino: avrà amato tanti libri, starà impegnandosi anima e corpo per far valere il proprio talento etc. etc.
Una persona piena di anima, magari senza una lira, che scrive piccoli articoli su Nazione Indiana perchè per lui è urgente, un po' perchè ci crede, un po' perchè ha bisogno di sfogarsi;
e la tristezza, in tutto questo, è che la tanto decantata (sui vari blog della galassia letteraria online. Per dirne uno: Genna. E anche Moresco vi accenna, nel suo articolo) "rinascita" della letteratura nostrana non è altro che una bolla di autoreferenzialità, alimentata dagli stessi autori che a forza di parlarne si illudono di stare assistendo a un qualche tipo di cambiamento.
Balle. La realtà è che fare lo scrittore in questo paese è dura, e il mancato successo (di pubblico, lo sottolineo: DI PUBBLICO) genera frustrazione, e la sensazione (vera) di essere tagliati fuori. Così uno a trent'anni, gli ultimi dieci dei quali votati al tentativo (audace, romantico) di fare lo scrittore, si rende conto che ha fatto del suo meglio, si è impegnato con tutto se stesso, e poi vende trecento copie.
E', semplicemente, così che va il mondo. Non sono dell'avviso di Moresco, ma quale Restaurazione. Però quanto lo capisco. Capisco i suoi sentimenti. Proprio tanto.
Posted by: Marco at 12.04.05 15:44Però Moresco ha ben più di una trentina d'anni, apprendo tramite google. La qual cosa rende tutto ancor più tragico (la condizione interiore degli autori esordienti è tragica in generale, secondo me).
Posted by: Marco at 12.04.05 16:21Antonio è del '47. L'anno prossimo fa sessant'anni. Beata gioventù...
Posted by: giuliomozzi at 12.04.05 16:31"la fama è una signora grassa che non dorme con te, ma quando ti svegli è sempre lì a guardarti ai piedi del letto". Gabriel Garcia Marquez.
Mi verrebbe da scrivere, approvando la frase che ho appena trascritto, che potrebbe rivelarsi una vera fortuna quella di Antonio Moresco di non aver pubblicato libri di successo quanto ne ha ottenuto Alessandro Piperno. (Visto come gira il mondo). Senz'altro i suoi testi hanno buone probabilità di sopravvivere più a lungo di quelli stampati in nome di questo signore. (Sempre ammesso che scrittori, quantomeno quelli di un certo calibro, scrivano per la sopravvivenza delle loro parole piuttosto che per lucro).
Chiaramente per le case editrici, la questione è senz'altro diversa. Le case editrici stampano per un ricavo. Meglio ancora dire, per un profitto.
La posizione di un direttore editoriale, (diciamo la figura che può nel contesto ricoprire Giulio), be' si, forse, come lui stesso dice, risponde più all'immagine che descrive nel punto “a”, (chiamalo scemo) rispetto a quella che profila sul “b”.
Fortuna vuole, in ogni modo, che anche oggi esiste qualcuno che si muove pure in maniera diversa dal descritto. (come succedeva ai tempi di Prust, Joyce e Kafka).
Sarà così probabile, che anche domani, per i nostri posteri, com’è stato per noi, ci sarà qualche Proust, Joyce e Kafka a celebrare la letteratura del duemila.
Questo il mio pensiero, sul quale dubito, visto la storia, visto i precedenti, di sbagliarmi di molto.
Posted by: nicoletta at 12.04.05 22:50Cara Nicoletta: nella casa editrice per la quale lavoro non ho l'incarico di "direttore editoriale". Sono un semplice "consulente per la narrativa italiana" (con un contratto di collaboratore a progetto).
Posted by: giuliomozzi at 12.04.05 23:19"marco di porto": moresco, oltre ad avere una sessantina d'anni come ricorda giulio, ha anche publicato un bel po' di libri (non senza moltissime difficoltà iniziali, invero; è anche da dire che ha iniziato a scrivere molto tardi, però) ed è noto a chiunque in italia si occupi di letteratura seria. (appunto)
Che poi sia molto meglio come romanziere (geniale) che come polemista (clonato da un gruppo maioista degli anni 70, forse il suo :-), mi pare vada da sé. Che le due carriere si stiano progressivamente cannibalizzando a vicenda - a detrimento della qualità dei suoi lavori, che dal picco di Esordi e dall'esperimento del primo volume dei Canti, lasciano in seguito un po' perplessi per una sorta di irrigidimento ideologico e stilistico - è una mia personalissima e oziosa ipotesi, peraltro largamente fuori tema.
Posted by: b.georg at 13.04.05 18:04maoista senza la i :)
Posted by: b.georg at 13.04.05 18:06Caro Giulio, io non ti stavo facendo le pulci. Con la mia affermazione, spero tu mi voglia credere, stavo solo facendo un'analisi di quello che è mercato. Mercato nel quale l'editoria, purtroppo, non ne è assolutamente esente. (Vedi il tuo contratto di collaborazione a progetto, fino a ieri Co.Co.Co., una delle trovate del governo per risolversi i problemi dell'occupazione, raggirando l’articolo 18, ma garantendosi l’esclusiva del soggetto assunto come se fosse un lavoratore dipendente. http://www.vitadidonna.it/lavoro_000008.html )
Sono stata senz'altro un po' polemica, nell’intervento che ho fatto...ma questo ahimè, è indubbio essere nel mio stile, soprattutto quando si trattano argomenti che stimolano il mio interesse e punzecchiano il mio animo.
Se rileggi bene ciò che ho scritto, in ogni modo, ti accorgerai che il mio intervento non era espressamente rivolto e atto a colpire te. (Leggerti successivamente mi ha fatto pensare che stavi cercando di giustificarti).
Ho parlato tra le righe di scrittori, case editrici e direttori editoriali. Vero, ho assecondato il tuo ritenerti un componente che si può individuare sotto l’immagine dell’elemento descritto al punto A. Ma non certo lo ho fatto per denigrare il tuo lavoro…sono convinta, infatti, che per saper apprezzare un Antonio Moresco, (che comunque io conosco solo per: lettere a nessuno, testo che ho trovato particolarmente efficace e superficialmente per gli esordi) per molti, forse per tutti, c’è in ogni caso bisogno di leggere anche tanti Alessandri Piperni. Ad esempio…io che in genere tendo a non avvilire nessuno, se certi libri non li leggo è solo questione perché mi manca il tempo, e chiaramente il denaro.
Cara Nicoletta, non riesco a capire che cosa tu abbia letto nella mia precisazione. Ho solo precisato, a scanso di equivoci, che non sono il "direttore editoriale" della casa editrice per la quale lavoro, visto che tu avevi scritto che quella era "la figura che può nel contesto ricoprire Giulio". Il direttore editoriale di Sironi Editore è Massimiliano Bianchini.
Posted by: giuliomozzi at 13.04.05 22:47Ok, ok, Giulio, chiedo venia. Non serve che ti preoccupi di elencarmi la compagnine societaria della casa editrice nella quale presti la tua opera.
Non è la conoscenza di nomi che mi interessa. Ho sbagliato termine, (ti chiedo di perdonare la mia ignoranza)avrei dovuto comporre la frase scrivendo al posto di direttore editoriale: "consulente per la narrativa italiana", o forse non avrei neppure dovuto citare quella figura lì, limitandomi ad aleggiare intorno al problema senza parafrasare. Perchè sai Giulio, oltre a dei nomi mi pareva di aver espresso dei concetti, e se non concetti un'opinione. Un'opinione, però, che ti sei guardato bene di commentare.
Peccato, avrei trovato sublime il confronto. Sono convinta infatti che la possibilità di confrontarsi sia una sublimazione per chiunque. Ma chiaramente, pure questa è una mia opinione.
P.S. Sul testo Pubblicate esordienti? a cura di Emanuela De Crescenzo e Francesco De Filippo, per la casa editrice Sirioni risulti come IL REFERENTE.
Cara Nicoletta: il fatto che io abbia deciso di non commentare la tua opinione non ti autorizza ad attribuirmi una qualifica professionale che non ho.
Il fatto che gli autori del libro "Pubblicate esordienti?" abbiano deciso di indicarmi come "referente" per la casa editrice Sironi non ti autorizza ad attribuirmi una qualifica professionale che non ho (e che peraltro quel libro non mi attribuisce: "referente" non significa "direttore editoriale").
We, scrittore, datti na calmata che ti va su la pressione per nulla. Dandoti del direttore editoriale, (almeno mi auguro) non ti ho mica definito un figlio di puttana, sai? Al massimo ciò che ho fatto, è stato quello di attribuirti maggiore importanza di quella che forse in realtà hai. E se è così, ed è così, dubito che ciò dovrebbe scatenare terminologie tipo quelle che hai adoperato per rimproverarmi. "autorizzazione".(consiglio di controllare pure a te i termini che usi)
"Nessuno ti autorizza!" Non ho parole...se non la frase fatta: "Robe da matti!".
Comunque, chiedendo umilmente scusa, tolgo il disturbo e mi ritiro, visto che tutto avrei voluto tranne offendere il tuo "io".
Tanti cari saluti.
Cara Nicoletta, tu hai scritta una cosa imprecisa al mio riguardo. Io ho precisato. Punto. Se tu hai deciso di prendere la mia precisazione per quello che non è, fa' pure.
Posted by: giuliomozzi at 18.04.05 15:39