|
|
|
|

27.04.05

Dramma

Sono sull'eurostar delle 08.20 da Torino a Milano. Carrozza 12, posto 46.
Vicino a me, dall'altra parte del corridoio, ci sono, sedute l'una difronte all'altra, due donne: madre e figlia. La figlia (sui vent'anni) legge una dispensa, segna qua e là con l'evidenziatore. La madre (sui cinquanta) legge Chi. Entrambe sono bionde. La madre ha un golfino salmone, di un punto di salmone veramente bello e veramente raro. La figlia ha jeans strappati, maglietta DG, giubbino di jeans.
Non c'è nessun altro.
"Mi sono dimenticata la carne", dice la madre.
Io sto leggendo Fenomenologia della percezione di Maurice Merleau-Ponty, Bompiani. Sono a pagina 270 di 586.
La madre tira fuori dalla borsetta due telefoni. Li posa entrambi sul tavolinetto.
"Chiami tu papà?", dice.
"Che cosa devo dirgli?", dice la figlia.
"Che mi sono dimenticata di tirare fuori dal freezer la bistecchina e la salsiccia", dice la madre. "Che le tiri fuori e le metta nel lavello".
La figlia prende uno dei due telefoni. Fa un numero.
"Papà?".
Attende.
"Papàà?".
Attende.
"Papà, mi senti?".
Attende.
"Siamo in treno, papà. Mi ha detto di telefonarti la mamma...".
S'interrompe.
"Ma siamo insieme! Siamo insieme sul treno! Mi ha detto di telefonarti perché si è dimenticata di tirare fuori la carne".
Attende.
Passa il telefono alla madre. "Vuole parlare con te", dice.
"Pronto?", dice la madre.
Attende.
"No", dice.
Attende.
"Ma siamo insieme, scusa, se mi ha passato il telefono siamo insieme, no?".
Attende.
"Per le undici, per le undici siamo lì. Più o meno".
Attende.
"No, ma ti telefonavo per via della carne".
Attende.
"Della carne! Che è ne freezer!", alzando la voce.
Attende.
"Ma su che telefono sei?".
Attende.
"Ecco, senti, va' nel telefono dell'ingresso, che lì senti meglio".
Alla figlia: "Eh, era in cucina. Non si sente niente, con quel telefono lì".
Nel telefono: "Ci sei?".
Attende.
"Allora, senti, mi sono dimenticata di tirare fuori la carne, che è nel freezer".
Attende.
"No, aspetta! Non tornare in cucina, che poi non mi senti! Devi tirare fuori la bistecchina e la salsiccia".
Attende.
"Be', insomma, ci guardi, no?".
Attende.
"No, non nel frigo! Nel freezer".
Alla figlia: "Ma non capisce mica niente, sai?".
Nel telefono: "Allora, le hai trovate?".
Attende.
"Ma no, sono proprio lì, appena apri lo sportello".
Attende.
"Allora?".
Attende.
"Ecco, allora le metti nel lavandino".
Attende.
"No, non devi aprire l'acqua. Le metti lì, così possono scolare".
Attende.
"No, non preoccuparti, dopo viene la Mariella".
Attende.
"Va bene. Ciao".
Guarda il telefono.
"Come si spegne?", dice alla figlia.
La figlia prende il telefono, lo spegne, lo ridà alla madre.
"Guarda che non capisce proprio niente", dice la madre. "A momenti non sa neanche dov'è, il frigo".
"E tu non sai usare il telefono", dice la figlia.
"Cosa c'entra?", dice la madre.
"E sì che ne hai due", dice la figlia.
"E' che mi dispiaceva buttare via quello vecchio", dice la madre.
"Sì", dice la figlia, "ma perché te li porti in giro tutti e due?".
"Be'", dice la madre, "se uno si rompe".
"Certo", dice la figlia. "Perché non ti porti anche un paio di scarpe?".
"Ma che cosa dici?", dice la madre.
"Vado a prendere dell'acqua", dice la figlia.
Si alza. Si avvia verso la carrozza numero 5, dove c'è il bar.
Io riprendo a leggere: "Sia che si tratti del corpo altrui o del mio proprio corpo, ho un solo modo di conoscere il corpo umano: viverlo, e cioè far mio il dramma che lo attraversa e confondermi con esso" (p. 271).
Quando la ragazza torna al suo posto, mi avvio anch'io verso la carrozza bar. Attraverso le carrozze 10, 9, 8, 7, 6. Sono tutte vuote.

Posted by giuliomozzi at 27.04.05 12:28
Comments

Ma che significa? Sappi che trascrivere così la realta non ha senso! Ma nenache un fotografo fa così cacchio! Se qualcosa ti hanno trasmeso ispirato quelle due donne tu non sei riuscito a riferircelo!Perchè scrivete così? Non ha valore!

Posted by: Anonimo at 27.04.05 14:17

Stamattina verso le otto e mezza eravamo sull’Euro-Star io e la Gina, e c’era un tizio né bello né brutto, né alto nè basso, seduto davanti a noi che si sforzava di leggere il solito Fenomenologia della percezione di Maurice Merleau-Ponty, che è una rottura di cazzi pazzesca, oltre che un esempio della filosofia continentale più sdata: ho dato una sbirciata e ho visto che cercava di assimilare quella cazzata scritta a pagina 271 sul fatto che per capire cosa significa vivere non c’è altro da fare che vivere, pensa tu: l’Ermanno mio non capisce un cazzo ormai, mi si è rincoglionito del tutto: non vi dico cosa c’è voluto per trasmettergli al telefono una semplice istruzione sulla carne da scongelare: quel tizio di fronte che si stava, chissà perché, auto-torturando col Merleau, ma lumava di tanto in tanto le tette della Gina, si vedeva bene che sbavava per dare almeno un’occhiata al mio Chi, anche se ostentava un’aria di distacco come a dire: ehi voi, plebe intellettuale, avete notato, o no, COSA STO LEGGENDO io?

Posted by: tashtego at 27.04.05 15:31

nonostante tutto scrive bene gm e poi è un grande se legge la fenomenologia: verso le cose stesse.
per questo ed altri motivi dono questa poesia che ho letto l'altro mercoledì alla radio.


formaldeide


abbruttirsi al simbolo del due
considerando gli angoli e
disinnescare l’atomo di stelle
sbriciolate nelle pietre lungo il luogo
del trascinarsi ebbro.
maturità del sogno
che portò a compimento
la mediata reazione
lunga distanza separa il tramonto
dall’estrema voluta della mezzanotte
ogni vita dimentica forse
il mondo dis-tratta nel sogno tradotta
in echi di seta
la coscienza distorce
salendo dal ferro candelabro
a volte uno spettro galleggia nel sogno
avvolto nel bacio incosciente
l’ occhio furente
felpato
brivido di velo
che squarcia le ossa
avanza il passo
legnoso il suo passo
ragni sul palco

roghi

sbiancò il metallo giallo addosso
al lembo del vestito
il braccio stava solo
a ciondolare a vuoto
distratto sopra il vimini
d’agosto
la macchina boccheggiò
come un pesce
la fronte di plastica
sovrasta l’ombra
dell’orbita oculare
sguardo fisso
intesse tra forme d’alberi
forme che ricordano
nel vago
forme vegetali
tracce false di animali
e zoccoli di capra
sulla finta polvere
di pietra.
di sbieco il sole
brillava sui tronchi
di ferro.
tramonto di macchine.
coscienza elettrica.
una fiamma
banchi illustri
che producono urla di sassofoni
avariati
sotto il fulmine di una sera improvvisa
chino la testa, luci esplose arricciano
l’aria: è un giorno di festa
l’ultima festa prima del dopo
piangere e dire a se stessi: ora basta, spogliati! e dici questo son io, questo il mio dito riflesso allo specchio del vuoto.
interruppe crisalide ancora
una volta che c’era l’aria d’aurora.
a volte immagino che crisalide bianca parli sul sedio e allora poso la rima tentata e io i’ m’allungo sull’onirismo di molle dielettriche, accovacciato a cacare dagli occhi

oggi.

emisferi cerebrali
pioggia intermittente
abissi e punte
videoproiezioni di maschere sconnesse
leggere elencare
cose da rifare
rate della noia
e supertasse di ansia
paura: antenne
cancerogene.
passione retroattiva
tra le pieghe della
disinformazione
retorica illusione
elettromedium del potere
impotenza
equivalenza:
tatata
ta
ta
ta
stop.

Lllll.

disperazione a tratti
felicità sconnesse
su quale devo andare
casella decisiva
votare vomitare
votare vomitare
ripetere cantare
motivi già sentiti
per comunicare
che suoni sordi
siamo dal vitello
sacro usciamo
dal vitello sacro
usciamo
galleggiano le navi
interruzione artificiale:
l’umanoide osservò
la musica e cominciò a berla
a lungo, le orecchie
colavano di sangue e neutroni,
Ecssperienz uan.
de fluxo sub musica andante
hic dicitur scribendam vitam
de eletrica scriptura
et flebilem et perituram
substantiam scripturae naturalis
ante quam incipire opera digitale,
fluxum veneficum bibendum est roboti.
id est vinum.
qui si narra del flusso (di parole) che bisogna scrivere sulla vita
della scrittura elettrica e della sostanza delicata e fragile della scrittura.
Prima di cominciare l’opera digitale
Il robot deve bere un liquido malefico,
cioè vino.

Posted by: dis at 27.04.05 18:03

Mai letto niente di così brutto (intendo la poesia non il post, anche se Mozzi si è dimenticato la carrozza 11).

Posted by: fake at 27.04.05 18:44

grazie fake :-) ma l'ho letta io non tu!!!
scherzo!
:-(

Posted by: dis at 27.04.05 18:57

spero che giulio apprezzi il dono...
intanto fake fuck!!!
e poi non è così bruttina come poesia, ammesso che sia una poesia
e comunque ribadisco
fake fuck!!!
baci baci!

giulio continua così!!!

Posted by: dis at 27.04.05 19:16

hai dimenticato di attraversare la carrozza 11, Giulio. Che fai, voli? :-)

Posted by: criscia at 27.04.05 19:38

Dis-lessico.

Posted by: fake at 27.04.05 19:45

ah, mi piasce molto qui, e, già che ci sono, posto qui le diciassette poesie MIE che seguono.
eccetera.
bello.
il mondo è grande e terribile.

Posted by: tashtego at 28.04.05 07:52

fake invece di dis-truggermi le palle
mette da parte queste dis-amine
che offendono i veri dislessici, tra l'altro,
fakizzati e soprattutto ciao
:-)

Posted by: dis at 28.04.05 09:43

Umorismo davvero impeccabile, mi ricorda Dovlatov,l'autore di "Straniera", "Compromesso", ecc. edito da Sellerio. Credo che lo stile e l'atmosfera di questi bozzetti stia a significare una nuova fase di g.m, che personalmente apprezzo molto.

Posted by: nicola at 28.04.05 09:49

Caro Giulio, ti rinnovo il consiglio che (gratuitamente) ho già tentato di elargirti in un'altra occasione: viaggia meno in treno! Cerca di prendere la patente, se ce la fai, e vai in macchina, se è vicino, o in aereo, se è più lontano che devi andare. Avrai, certo, meno occasioni di osservare il tuo prossimo, ma potrai: a) pensare (magari a un nuovo romanzo o a un racconto o a quello che ti pare) se vai in automobile; b) leggerti in santa pace (forse) mattoncini come "Fenomenologia della percezione" di Maurice Merleau-Ponty o altri simili, visto che hai una spiccata predilezione masochistica.
Ciao!
Za'

P.S. Dopo averne visto la recensione sul "Giornale" attendo con ansia di leggere "Perceber", avendo anch'io una spiccata predilezione masochistica ed essendo sopravissuto a ben due letture di "Orcynus orca" (prima e seconda edizione)dell'eroico D'Arrigo.
Ave ac vale.

Posted by: Za' at 28.04.05 10:51

Caro Za': non è per mia scelta che non ho la patente.
Comunque la tua proposta mi sembra curiosa. In treno si può leggere, dormire, pensare, scrivere. In automobile non si può leggere, non è il caso di dormire, si può pensare ma senza togliere l'attenzione dalla strada, non si può scrivere.

Posted by: giuliomozzi at 28.04.05 12:42

a parte il fatto che il treno è, secondo me, l'unico mezzo di locomozione adatto a scrittori, filosofi ed "editori", tipo il leggendario Scheiwiller, mi incuriosirebbe molto sapere chi ha deciso che giulio mozzi non deve avere la patente:-)
georgia

Posted by: georgia at 28.04.05 13:00

Lei non mi è simpatico. E probabilmente sarebbe reciproco, soprattutto se lei schiacciasse il mio cavolo sull'autobus ed io le chiedessi tempo, il suo, anzichè denaro, in fondo privo di nome, come contropartita.
Però riconosco l' equilibrio e l'emozione sottile, in ciò che scrive. La banalità dell'emozione.
E mi sembrava giusto comunicarlo, più per me che per Lei.

Posted by: ...... at 28.04.05 13:11

beh, in effetti, signor puntini puntini, il tempo è denaro e con l'inflazione che corre ce ne vuole tanto di denaro per un solo secondo, e via, siamo sinceri, lo ammetta anche lei, il suo crambe o cavolo riscaldato non varrebbe, come contropartita, neppure un secondo;-).
Ma poi, scusi, ... cosa se ne farebbe del tempo del mozzi? Lo userebbe forse per rincorrerlo dicendogli che ha perso qualche file o bit?
georgia

Posted by: georgia at 28.04.05 13:23

caro giulio, mi trovo in uno dei miei sempre più infrequenti momenti di riflessione e non so se è un bene o un male. Devo dirti comunque che leggere quello che scrivi a volte mi scatena improvvisi pensieri che poi prendono direzioni impensate e si collegano ad altri pensieri e così via, come credo accada a molti tra quelli che pensano, a meno che non ci siano anche persone che pensano solo in linea retta, tipologia di cui al momento ignoro l'esistenza.
Lo spunto di riflessione è stata la lettura di questo post e un particolare che come leggo dai commenti ha colpito anche altri. Nel post scrivi che stai leggendo un libro. Non conosco il libro che stai leggendo, conosco per nome e citazioni dei di lui scritti l'autore e ti dirò che non mi interessa neanche molto di cosa parli il libro. Quello che mi piace è solo il fatto che tu ne parli, cioè che tu dichiari che in quel momento stavi leggendo un libro e proprio quel libro. E' come un particolare in un quadro, che se ce lo metto non può non avere una qualche rilevanza e mentre ti osservo che leggi ascoltando le due che parlano penso che in quel momento tu sei un particolare del quadro così come lo sono le due donne e il treno e il telefono e il libro che hai in mano e che stai leggendo e colgo in solo attimo questa realtà e ne collego tutti gli elementi che hanno tutti senso in quel momento allo stesso livello. Per questo è importante. Non so se sto sparando cazzate postprandiali, può darsi. Tutto qui.
E invece un'altra cosa, un pensiero nato da questo. Mi occupo di lettura e lettori e mi piace leggere di lettura e lettori. La cosa che più mi è piaciuto leggere tra quelle che hai scritto é Parole private dette ( o scritte? non ho sotto mano il titolo) in pubblico. E mi piacciono in genere le cose che scrivi sulla lettura. Non so perchè, ma mi sembra che questo abbia un po' a che fare con quello che ho scritto finora. I miei omaggi.

Posted by: al at 28.04.05 14:04

Ma signora, sarebbe per la mia collezione- di- tempi- altrui. E per cosa, se no? Ognuno ha le sue piccole manie.....non crede? Il cavolo non mi risulta essere stato riscaldato....o forse vi era un delicato e lieve rimbrotto? Da Lei, non posso che accettarlo. Anzi, le propongo un giro in autobus-con-cavolo, affinchè la mia collezione possa arricchirsi .....

Posted by: ...... at 28.04.05 14:30


E ... quanto mi da per il giro in autobus (per il mio tempo sia chiaro)?
E il prezzo del cavolo è compreso o è a parte?
E di che tipo di cavolo si tratta?
Cavolo bianco, rosso o violaceo?
Cavolfiore, di Bruxelles, di rapa, da foglie, broccolo, cappuccio o cavolo verza (verza capitata o sabauda)?
E di quale varietà: Eco, Prince, Hamasa, Wirosa, Icequeen e Perfection Drum, e da dove: Pasqualino, S. Giovanni e Agostano di Asti, S. Martino di Asti, Marcellino, Tardivo di Verona o Cavolo di Milano?
Trattasi poi di cavolo o di testa di cavolo, di cavolo o di kavolo a merenda?
O forse lei vuole alludere al luogo dove incontrarci per la gita in autobus e cioè la via veneziana "ca'volo" ... anche perché a Venezia l'autobus fa capo-linea solo se vola ;-).
Insomma, signor puntini puntini, cerchiamo di essere precisi e finiamola una volta per tutte con il relativismo letterario e la cialtroneria facilona, i tempi sono cambiati e «Crambe repetita occidit magistros» (il cavolo riscaldato più volte uccide i maestri di scuola figuriamoci gli studenti) ah ... tenga anche presente che crambe o crambo era in inghilterra anche un gioco;-)
La saluto e le raccomando attenzione perchè, "tanto va il lupo al cavolo, che ci lascia pelo e vizio"
georgia

Posted by: georgia at 28.04.05 15:19

Cavoli amari, Georgia, cavoli amari!
saluti

Posted by: Melpunk at 28.04.05 15:25

:-))))))
ca' voli amar i....
ca' voli amar ...

La conosci pure tu?
sembra sia una delle più famose canzoni napoletane d'amore fra cavoli ...
georgia
bene, per oggi ho finito e scusatemi se mi sono fermata troppo a CRAMBEggiare con voi.
a presto

Posted by: georgia at 28.04.05 15:35

Vede che del suo tempo me l'ha già dato...e gratis... solo per scrivere il commento e dimostrare il suo acume. Troppo buona e leggiadra e poi, come ha ragione.....signora. Su questi tempi, sui cavoli, sulle merende e sulla vita in generale. E che bello, avere il suo tempo ed anche il torto. La bacio.)

Posted by: Puntinipuntini at 28.04.05 16:51

mi arrendo signor Puntinipuntini, lei è stato bravissimo, un vero vampiro acuminato, e senza parere mi ha morso nel mio tempo e pure aggratis.
Lei dice che ci è riuscito stimolando il mio e-narcisismo che mi ha indotto a piroettare davanti a lei in una e-sibizione di acume :-))), può essere, non so se la cosa sia vera essendo io priva del tutto di aghi acuminati soprattutto perchè tutti sappiamo bene che è più facile che una camel passi dalla cruna di un ago che trovare un agume in un e-pagliaio.
Non la bacio perchè è imbarazzante baciare dei puntini puntini, ma la saluto con simpatia
georgia
P.S
ao ... quasi quasi 'sto settecentesco dare del lei mi diverte ;-)

Posted by: georgia at 29.04.05 00:51

Mi sono riconosciuto un pò in tutti i personaggi: anch'io sono distratto e rincoglionito come il padre, completamente solo come la madre, schizzato come la figlia, spettatore come il lettore/scrittore. E ci riconosco anche molti che conosco, forse tutti. Quel treno vuoto potrei sceglierlo come simbolo della mia vita, del mondo in cui vivo. Che bel pezzo!

Posted by: roberto at 29.04.05 15:10

caro giulio, come mai non hai la patente?

Posted by: pino at 29.04.05 18:38

Giulio, non perdere tempo con Merleau-Ponty! Dacci dentro con Davidson.

Posted by: rambo at 30.04.05 10:47

madre e figlia assomigliano un po' a quelle che ho descritto io (prima di aver letto questo post)?

Posted by: Pasionaria at 03.05.05 10:59

Forse quello che volevo dire su questo post, assomiglia un po' a questa cosa dello stesso giulio che ho trovato in rete, in uno scritto che si intitola Questioni di tempo. Lo scrittore scrive: "Se uno scritto è nella storia, allora a buon diritto si accetterà che quello scritto sia stato prodotto da una persona storica, e quindi si accetterà che la persona tenti di riversare, o riversi senza pensarci troppo o addirittura senza rendersene conto, in quello scritto, tutto ciò a cui sta pensando in quel momento" Il tutto accostato ad una citazione di Benjamin che non ho tempo ora di riportare ( ho fretta, devo andare in montagna, via dalla pazza folla) Allora mi sembra che sia un po' la stessa cosa per il lettore, che fa la stessa operazione ma al contrario: dal libro verso l'esterno, nel senso che riversa sul mondo che lo circonda quello che sta leggendo, per forza, altrimenti il processo della scrittura si fermerebbe. O no? Omaggi ancora

Posted by: al at 07.05.05 15:53

Personalmente? Fa cagare. Voglio dire. A parte che il treno è NATURALMENTE una fonte troppo semplice per trovare vizi e difetti dell'umana sorte, ma se il signor Giulio Mozzi si degnasse di scendere dall'alto scranno che gli appiattisce i testicoli (d'altra parte le poltrone dell'Eurostar oggigiorno non sono poi così comode) forse apprezzerebbe di più i colori e le tinte di un mondo che non è così piatto, meccanico e stilizzato come sembra. Uno scritto svuotato dalla percezione interiore e dalla passionalità (naturale dote dell'uomo e di tutti gli animali, Mozzi compreso) gli farebbe scoprire altre sfaccettature invece del solito e miserabile dagherrotipo della realtà...
Impariamo ad apprezzare meglio le sfumature e a, magari, leggere letture un po' meno da sboroni...(oppure facciamolo, ma di nascosto, come fosse un piccolo piacere privato). Questas lettura sull'Eurostar è fuori luogo. Io facevo fatica financo a leggere La Certosa di Parma di Stehndal...Immaginiamo adesso a questo punto Mozzi che nell'intimità dei teneri abbracci con l'amata, nel mezzo dell'amplesso si legga, che so...la Fenomenologia dello Spirito di Hegel...Agghiacciante.

Posted by: Kal at 10.05.05 14:56

Mi chiedo: e chi non ha testicoli? Nel senso: è così necessario citare sempre queste parti del corpo umano per far capire agli altri la propria indignazione? e per cosa poi? se le parole si usassero a modino? non so, agghiacciante: veramente ti sei trasformato in una statua di ghiaccio? chissà perchè queste espressioni mi ricordano l'urlio di un certo sgarbi e dei suoi compagni di Ventura.

Posted by: al at 11.05.05 11:16
Post a comment









Remember personal info?