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20.04.05

Benedetto relativismo

Massimo Adinolfi, in arte Azioneparallela, ha pubblicati due post di commento (uno semiserio, uno del tutto serio) all'omelia pronunciata dall'allora cardinal Ratzinger, oggi Benedetto XVI, durante la messa pro eligendo papa (leggibile qui). Successivamente ha ripreso l'argomento in un pezzo apparso nel quotidiano Il Riformista di oggi 20 aprile. Mi permetto di ricopiarlo:

Ben prima di Joseph Ratzinger, che nell'omelia di lunedì, in apertura del Conclave, diceva parole ferme e chiare contro «la dittatura del relativismo», tal Aristotele di Stagira, prendendosela contro la mala pianta della sofistica, stabiliva una volta per tutte, grazie al principium firmissimum (cioè al principio di non contraddizione) che non si può dire che tutto è vero (o che tutto è relativo) senza contraddirsi. Il che significa che il relativismo non può esercitare alcuna vera dittatura. (E infatti, di solito, le dittature si riconoscono abbastanza facilmente dal fatto che non consentono a ognuno di pensarla come vuole).
Se si trattasse soltanto di un errore logico, o di un insospettabile amore del nuovo papa per il paradosso, basterebbe, come dicono i logici, calcolare. Ma nelle parole del cardinale Ratzinger pronunciate poche ore prima dell'elezione, c'è qualcosa di più: c'è una preoccupata diagnosi sulla situazione spirituale del nostro tempo, condotta in uno spirito polemico che, nonostante i toni e l'occasione, sembra paradossalmente avere un aspetto più difensivo (forse persino disperatamente difensivo) che offensivo. Per il mondo, spiega Ratzinger, avere una fede chiara secondo il credo della Chiesa è fondamentalismo, mentre per la Chiesa è relativismo «non riconoscere nulla come definitivo e lasciare come ultima misura il proprio io e le sue voglie». Anche qui ci sarebbe un piccolo errore logico, perché se l'io è l'ultima misura, cioè la misura definitiva, qualcosa di definitivo il relativista lo riconoscerà pure: il suo io. E cioè, per dirla chiara, la libertà di pensiero (la libertà di pensarla come si vuole), la libertà di coscienza, e insomma i diritti fondamentali dell'individuo che costituiscono il lascito più prezioso della modernità - e pazienza se qualche giornale come il Foglio, che si vuole devotamente ateo, ne disconosca l'eredità e commetta anche lui il suo piccolo errore logico: si batte come un leone per la superiorità della civiltà occidentale, però lascia che si calpesti la radice ultima del suo prezioso patrimonio di diritti, l'individuo.
Ma mettiamo da parte gli errori logici (anche se non peccare contro la logica potrebbe pur essere un valore da difendere!): è vero o no che l'Occidente non riconosce più nulla di definitivo nella dimensione del valore? Ed è vero o no che questo è o sarebbe un male? E' vero o no che senza nulla di definitivo non c'è autentico umanesimo?
Sarebbe il caso che a queste epocali domande si provasse a rispondere anzitutto, nei limiti del possibile, in punta di fatto. E la risposta sarebbe, almeno per l'ultima domanda, un secco: no, non è vero. Benedetto XVI saprà che i peggiori giorni (per fortuna non gli ultimi) dell'umanità sono stati quelli vissuti in tempi nei quali trionfava l'opposto di un fiacco e pavido relativismo. Se è così, è difficile dire che è senz'altro un male non riconoscere nulla di definitivo, visto che a volte qualcosa di definitivo lo si è riconosciuto, e non è stato un bene. Anche la prima domanda, poi, ha una mezza risposta in termini fattuali: nessuno di noi si comporta di fatto come se per lui questo o quello pari fossero. Ognuno compie le sue scelte, e a queste scelte liberamente si lega. Ognuno è libero di tifare per la propria squadra del cuore, ma nonostante nessuno imponga per legge o per fede che si tifi sempre per la stessa squadra, di fatto si rimane per lo più a essa legati, anche quando finisce in serie B. Per lo più, certo: secondo i limiti propri dell'umana natura. Ma bisogna avere un po' più di fiducia negli uomini, quella fiducia che forse al papa Ratzinger manca, e non pensare ciò che in punta di fatto è semplicemente falso: che cioè in mancanza di una definitiva misura esterna (e di quella sola misura che il papa riconosce come tale, il Figlio di Dio, nella sola versione che Ratzinger, che è custode dell'ortodossia, riconosce come ortodossa: quella cattolica), l'uomo non sia capace di darsi una propria misura. E, soprattutto, non bisogna pensare che darsi da sé la propria misura significhi non darsela affatto.
Certo, una misura del genere non sarà valida per secula seculorum, ma si pecca nuovamente contro la logica se si ritiene che ciò che non ha questa validità assoluta non ha per ciò stesso alcun valore. Ha una validità relativa, è relativamente valida: il che non significa che sia assolutamente invalida, e che dunque l'uomo, in conseguenza di ciò, sia condannato a un indifferentismo eticamente scandaloso. Ciò è tanto poco vero, che anzi valori morali fondamentali per la civiltà occidentale, la libertà e l'uguaglianza, l'autonomia dell'individuo e il rispetto dei diritti umani, l'amicizia, anche, e la solidarietà, valgono per noi nello spazio delle relazioni sociali e politiche con tutta quella definitività di cui l'uomo è capace. Che sia difficile comporli insieme, non significa che questi valori non siano riconosciuti come tali. Che manchino di una fondazione teologica, non significa che non abbiano alcun fondamento.
E a proposito di fondamenti, stavamo tralasciando un ultimo, piccolo errore dell'ex cardinale oggi papa: per il mondo, non è affatto fondamentalismo «avere una fede chiara secondo il credo della Chiesa»; è fondamentalismo, ahimé, volerla imporre.

Posted by giuliomozzi at 20.04.05 23:49
Comments

Un mio amico di Sidi Bou Said (tunisia) mi ha detto una volta: "Il fondamentalismo è troppo costoso, meglio comprare la birra". Sa Mozzi, la copertina di Perceber che ho visto qui mi piace molto. E lei mi sta spingendo a comprare il libro. Saluti e buonanotte

Posted by: Melpunk at 21.04.05 00:39

Mi ha stupita ieri un "dibattito" a UnoMattina: una giornalista chiedeva a Tonini se era giusto parlare di Ratzinger come il Papa conservatore, il gendarme-carabiniere etc; Tonini (dopo aver più o meno giustamente sottolineato che destra e sinistra sono termini molto imprecisi soprattutto se attribuiti con senso politico a un Papa) ha detto, in sostanza: Ratzinger uomo duro/conservatore? Ma no, si è quasi commosso (???), e poi suona il piano, è un uomo timido e schivo. Ah. Alla faccia.
Timido come l'argomento al quale si risponde in questa letterina?
www.oliari.com/chiesa/ratzinger2.html
Non so, mi sembra così sciocco parlare dell'uomo quando si sa che è una specie di "istituzione parlante". Magari suona il pianoforte, ma che importa? Per fare un esempio esagerato, potrei dire che anche Hitler era uomo sensibile: lui dipingeva. Eccheccaz.

Posted by: catturata at 21.04.05 10:31

I conti di Adinolfi "non tornano" tra relativismo e dittatura perché quella del relativismo è una dittatura paradossale! :)
Nel senso che non impone UN pensiero, ma accetta che ogni pensiero sia valido. Il che poi in realtà non è vero: il fatto stesso che esistano le leggi dimostra che non tutto sia lecito.
Ma Benedetto XVI voleva far passare il concetto che ognuno si fa i cazzi suoi _ e questo in Italia è particolarmente vero.
Il discorso diventa più sensato e pure politico se lo si incrocia con il riferimento alla libertà: non una libertà assolutamente individualistica, ma sociale, discendendo dal fatto che l'uomo viva in una comunità. E' questo è un bel messaggio civile.
Che peraltro è il contrario del liberismo sfrenato o il (quella consistente parte del) liberismo alla cazzo della CdL.

Posted by: Domiziano Galia at 21.04.05 19:20

Francamente noiosetto, una "pastone" che gonfia ma non nutre granché.

Posted by: elio-c at 22.04.05 08:14

Mi sono permesso di riprendere i bell'articolo di Adinolfi con un paio di osservazioni di logica: http://treviso.iobloggo.com/archive.php?eid=2977886

Posted by: nietzsche at 22.04.05 10:58

Nietzsche, con quel nome dovevo sospettarlo: il link non funziona

Posted by: massimo at 22.04.05 11:24

Era un problema di lentezza della piattaforma (che si ripresenta di tanto in tanto). D'altra parte, non vorrai anche mi occupi di queste cose, umane, troppo umane (o divine, troppo divine)? :-)

Posted by: nietzsche at 24.04.05 12:26
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