In Nazione indiana è in corso una discussione non priva d'interesse. E' una discussione preparatoria per un incontro che Nazione indiana organizzerà durante e presso la Fiera del libro di Torino, lunedì 9 maggio (l'orario, che io sappia, non è ancora stabilito).
Questi (spero di non dimenticarne nessuno) gli interventi che si sono succeduti:
Antonio Moresco, La restaurazione.
Filippo La Porta, Risposta ad Antonio Moresco.
Antonio Moresco, Risposta a Filippo La Porta.
Giuseppe Caliceti, La sfida e il riscatto.
Antonio Moresco, Marginalità o libertà (risposta a Caliceti).
Carla Benedetti, I pompieri.
Piersandro Pallavicini, Risposta a Carla Benedetti.
Giuseppe Caliceti, Risposta a Antonio Moresco.
Carla Benedetti, Tre battute di risposta.
Raul Montanari, L'urlo.
Carla Benedetti, A Raul vorrei chiedere la sola cosa che conta.
Tiziano Scarpa, La volpe è un animale splendido.
Raul Montanari, Una casa.
Andrea Inglese, Lettera a Carla sul combattimento e sul sogno.
Carla Benedetti, Il pensiero e il galateo.
Helena Janeczek, Prima che crolli il palazzo.
giulio mozzi, Preterizione.
Giuseppe Caliceti, Marginalità & Non rinuncia.
Antonio Moresco, Risposta pacata.
giulio mozzi, Naso impolitico.
Un bel po' di chiacchiere, non vi pare? E siamo, credo, solo al principio... Io vi invito a leggere questi interventi (ve li ho messi in bell'ordine cronologico per praticità; e anche perché gli Indiani sembrano avere una generale ritrosia a linkare gli interventi ai quali, nel polemizzare o nel condividere, volta a volta si riferiscono: e così, a non leggere tutto dal principio, si rischia di disorientarsi sùbito) ed eventualmente a intervenire nella discussione. Ricordandovi che in Nazione indiana, per ragioni che mi sono sempre apparse irragionevoli, il link in calce agli interventi per commentare appare solo quando tirate fuori tutto l'archivio del mese (aprile, in questo caso).
Posted by giuliomozzi at 16.04.05 10:50Bell'intervento il tuo ultimo su N.I., sensato, trasparente. Ma penso che più che a Moresco dovresti rivolgerti alla vera ideologa del gruppo.
Ciao
Bell'intervento (sono andato di là, a dirlo).
Posted by: massimo at 16.04.05 12:44Mi pare che la discussione (o meglio: le discussioni) su Nazione Indiana nata dall'articolo di Moresco e da quello della Benedetti sia un po' troppo viziata di enfasi e con poca memoia storica, come se restaurazione, marginalità e tutto il resto fossero fenomeni che solo oggi si impogono all'attenzione. E malgrado Moresco citi il tempo di Stendhal e il Congresso di Vienna a condimento del suo articolo. Ora non mi pare il caso di spingerci fino a quel tempo lontano per dire che la restaurazione, prendiamo l'Italia e il secondo dopoguerra, sia un fenomeno ricorrente qui da noi, e che la sua fase attuale sia solo più esacerbata (oggi il trend dominante è restaurativo, è così quotidiana la restaurazione - nella cultura, nella politica, nella religione, nell'economia anche, con il ritorno alle politiche liberiste del laissez faire dopo la parentesi welfare e keynesiana - che è divenuta norma, per cui si può dire che essa non esista come fenomeno peculiare o eclatante). Quanto poi alla marginalità, mi pare anch'esso in un certo senso un falso problema, ossia senza specificità, peché la storia letteraria e artistica novecentesca è piena di scrittori all'epoca marginali. Un esempio per tutti. non era marginale forse Proust, che ondivagava tra i salotti letterari snob e la sua camra da letto? (Chi vuole può fare altri esempi nostrani, da Pizzuto a Gadda a...). O non era marginale ed emarginato il finesecolare Van Gogh? E adesso, non sono fondamentali quegli artisti? Insomma, una polemica nata con poca memoria storica, anche se è giusto interrogarci sull'oggi, ma senza dimemnticare ieri, e cioè le costanti el potere che costringono lla marginalità un discorso (poetico, letterario, artistico o anche politico) di oppiszione, di dissenso, di ribellione.
Posted by: Robeh? at 16.04.05 13:02Risp.le Giulio Mozzi
Le scrivo perché sono indignato e perché confido nella sua intelligenza.
Da giorni seguo il dibattito nato dall’articolo di Moresco “restaurazione”. Ho letto la risposta di Caliceti, la chiamata alle armi di Carla Benedetti, ecc.
Non le scrivo per esprimere la mia opinione a riguardo, anche se anch’io ho il mio punto di vista, ma le scrivo da lettore. Prima che scrittori si è lettori, se non sbaglio.
Leggo nell’intervento di Piersanto Pallavicini queste righe:
>
Sono offeso come lettore. Come si può voler essere “maestri” nell’aprire squarci con tali arroganti pretese. Kundera afferma che: >, c’è una certa differenza di approccio, direi di amore, nei riguardi del lettore. Si afferma di scoprire e non si abbassa il lettore per poter innalzare se stessi.
O Pallavicini forse pensa che i suoi lettori abbiano cattivo gusto, siano omologati, malvagi e stupidi? Forse ha ragione lui. Ma vale per i suoi lettori, non per tutti.
Credo che questa affermazione sia passata inosservata su Nazione Indiana, ed è grave. Quindi è inutile discutere se lo scrittore deve o non deve vivere ai margini della società; o se stiamo o non stiamo vivendo in un’epoca di restaurazione; se poi affermazioni del genere scivolano via come nulla.
Per concludere- è voglio essere breve per non annoiarla-, dal mio punto di osservazione, posso affermare che avverto un certo distacco fra il dibattito tutto interno agli scrittori italiani e la società (solito vecchio difetto).
A questo punto mi viene da dire: discutete, bene, dissotterrate l’ascia di guerra; ma questi lapsus freudiani di Pallavicini, non hanno risonanza dentro di voi? E’ forse meno importante? Allora è solo questione di rivendicazione di potere da parte vostra?
Grazie dell’ascolto
Francesco Sasso
Mi scusi, le righe che non visualizzate sono:
Parte del mio lavoro di scrittore sta proprio nel cercare di aprire squarci e nell’inoculare germi che spero svelino, agiscano, mettano chi legge di fronte al proprio cattivo gusto, all’omologazione del mondo, alla propria (talvolta incosciente) malvagità, alla propria stupidità. Questo è già fare qualcosa?
Prima di cambiare aria, Giulio, ti pregherei se puoi, di farmi da ambasciatore per un elogio da farsi a Tiziano Scarpa. Elogio per il suo scritto, che qui, tramite un clik si puo andare a leggere.
Ti prego di aggiungere all'elogio un sussurro, per magari mettergli una pulce sull'orecchio a questo scrittore. Riferiscili che se studia l'animale "Lupo", anzichè la volpe, scoprirà che in quanto a splendore, la luce riflessa sarà ancora di più.
racconto in 100 parole
Lo schizofrenico Mark.
“È allucinante: a forza di praticare l’impossibile e desiderarlo, sono sprofondato nell’impossibilità di vivere il possibile!
Due mesi fa il primo incontro, avrebbe potuto soddisfare la mia voglia d’impossibile: ora gemo perché mi è davvero impossibile bere un bicchiere d’acqua normalmente: la voce ripete: è sporca, ci sono i germi, fa male!
Giorno e notte, senza darmi tregua.
Questa mattina piangevo e la voce mi ha urlato: non piangere Mark, nelle tue lacrime ci sono i germi, fa male, sono sporche”!
La mattina dopo il giovane schizofrenico Mark venne ritrovato cadavere sulle rive del fiume: pioveva.
Posted by: dis at 16.04.05 19:07racconto(INCOMPLETO)
Norma Benson.
Non mi era mai capitato d’immaginare cose del genere. Il solo pensiero che un’alterazione simbolica di un aspetto del reale potesse causare un effetto a cascata (l’alterazione di uno più funzioni dell’intelligenza produce un effetto a cascata su tutte le altre funzioni, anche su quelle in sé adeguate, alterandole e rendendole talvolta inservibili) su tutti gli altri aspetti della reale, mi sembrava semplicemente inaccettabile.
Per me Norma Benson era un miraggio. Un evento che nella sua singolarità e inspiegabilità aveva pur sempre una causa reale. Un miraggio della mente, proprio così, che era stato provocato da una manomissione volontaria d’alcuni circuiti cerebrali. La sostanza che andò ad interagire col mio sistema nervoso centrale, venne ben presto espulsa da una sorta di drenaggio simbolico, creativo: una lavanda gastrica della coscienza spazzò via dal mio mondo interiore ogni traccia, fosse reale o solo immaginaria, di Norma Benson.
Non tutti ebbero la mia stessa fortuna: per alcuni, Norma divenne qualcosa di più di un semplice miraggio e si trasformò in un essere animale, vivo, un insetto magico in grado di far sparire chiunque se ne fosse venuto a contatto; per altri il miraggio Norma Benson divenne un’allucinazione collettiva per la quale valeva la pena anche combattere.
Per altri ancora Norma Benson divenne una voragine di pazzia.
Ma chi conobbe Norma Benson condivideva qualcosa che gli altri non avrebbero potuto conoscere.
INSETTI
Mentre assopivo l’aria cangiante dell’alba, un segnale bianco proveniente da qualche parte del monitor, m’indusse a cambiare, radicalmente e repentinamente, il corso di tutti i miei pensieri e volare…
Avevo la netta sensazione che ogni svolgersi interiore, in quel momento, avesse un preciso scopo e davanti alla possibilità di risvegliarmi ancora una volta e a malincuore per la mia vita, inorridivo gradualmente con la stessa precisione dei battiti cardiaci che precedevano, e mi facevano sentire vivo fino alla fine, fino al momento in cui ebbi la visione di me stesso di fronte al baratro di una decisione importante quanto crudele: considerare o meno quel mio volo interiore di fiore in fiore, di pelle in pelle un insieme di fatti reali vissuti dal punto di vista di un insetto.
Mi sarei chiamato Norma Benson.
Avvertivo l’afa sgocciolare attraverso gli infissi della mente, sfiatando dentro gli opercoli e le fessure, come si trattasse di soffi attraverso spifferi di porta e lamine di luce attraverso il corrimano della scala.
Norma Benson aveva divorato, intanto, centimetri quadrati di luce e polline. Il mio cervello, un tempo, era un campo di sole e di fiori.
Norma Benson sorvola di continuo – e ama farlo – le spiagge.
La salsedine vaporizzata si accumula nelle cavità degli occhi, ai bordi delle mandorle, agli angoli carnosi delle palpebre. Salsedine ai bordi della bocca come il bianco di un gelato che rinfranca dall’afa.
“Credevo peggio. Ma… meglio così. Distrutti e senza senso si lasciano andare i giorni all’ombra di strane falene bianche...” dicevo è già i tremendi accavallarsi delle onde sbriciolavano in mille prismi la realtà senza tempo del mare mentre ero già insetto. E gli insetti hanno una visione multipla della realtà per via della conformazione dei loro occhi.
Addossato all’ombra incipiente del meriggio trasecolato, il fratello di Norma, la sua forma umana, si schiacciava dentro un vasto desiderio di refrigerio. Visto da lontano, il mio corpo sembrava essersi costruito un letto, aderiva con tutte le parti del corpo, e sembrava ripetersi schiacciandosi nel gesto armonico del bebè, accoccolandosi; il cuscino era un declivio di sabbia e di radici della macchia di piante digradante lungo la costa e verso il mare, porzione mediterranea colonizzata dall’estetica di una vacanza comoda. Scrutava in alto, il bassofondo azzurro del cielo vitreo. Il suo occhio si fissava rassicurato dentro quel vasto fiume verticale, che sembrava scendere perpendicolare planando verso il mare e risalire a terra nelle bottiglie sparse della sabbia, simili a gabbiani e uccellacci morti.
“Una mano in segno di saluto si leva” pensavo, biasimando il fatto d’essere lontano da tutti e simultaneamente tra tutti. Il mio corpo, quasi del tutto narcotizzato dall’afa, e con la pelle della schiena mezza martoriata dalle fogliette acuminate delle piante e dalle pieghe di un telo da bagno consunto e ingrossato dalla sabbia salata, ricambia il saluto distratto da pensieri di sogno e dagli sprazzi delle visioni.
Norma Benson gli chiese se avesse notizia dei proseliti: l’allucinazione collettiva dei quattro di Bengasi.
“Ma non capisci?” le aveva risposto in tono scandalizzato il suo corpo usando la metafora dei pesci “…non capisci che parlare di certe questioni sarebbe come far esplodere miliardi di luci in mare, durante una battuta di pesca notturna… te lo immagini? La disperazione dei pescatori e il fuggi fuggi dei pesci?” non ne voleva sapere di quell’argomento e si volse intorno per paura che qualcuno lo avesse udito.
Norma lo guardò di straforo senza cogliere assolutamente alcun senso di quelle frasi.
Volò via in una casa vicina attratta da una fragranza fortissima d’incenso.
La stanza girava su se stessa, prima lentamente come una melodia perpetua ultrasonora che solo lei poteva udire, poi l’impeto con cui prese ad accelerare, una volta terminato lo sproloquio, fece ribaltare Norma all’indietro. Per gli insetti, gli odori sono cose tangibili, udibili, letali a volte. Schizzò via infastidita dal braccio di una donna.
Norma Benson ripensò alle parole del suo corpo: considerò che poteva esimersi dal ruolo di trafficante apolide di sentimenti e quietarsi, inerme e sospinta dalle forze sconosciute e superiori degli umani, nella poliglossia cromatica dei suoi stati d’animo, dei suoi occhi. Essere una puttana, più che una devota compagna. Cominciò a riflettere.
A suo fratello, il suo corpo, non interessava parlare dei proseliti, e spesso anzi reagiva con un certo fastidio se qualcuno gli ricordava quell’argomento. Norma considerò più utile preoccuparsi dei propri stati di coscienza polivalenti e mandare al diavolo le ossessioni monomaniacali del fratello.
Nell’afa retorica del pomeriggio, il mare insaccava l’aria e la deformava come in un miraggio antropocentrico; Norma continuava a sorvolare lungo la distesa insabbiata e andò, quasi per errore, ad intrecciarsi al gioco che stavano facendo gli altri, gli amici di suo fratello. Giocavano a palla: dal suo punto di vista una grossa sfera roteava sulla superficie della sabbia staccandosi da piedi come se fosse un ciclo epilettico di muscolature, un allungamento di gambe. Era molto diversa dal fratello, lei.
Lui se ne stava lì a morire d’inedia e sudore. Senza far nulla.
Norma Benson camminò a lungo nell’aria. Poi si posò sul braccio del fratello. Un ultimo tentativo di stabilire un contatto, erano tanto diversi, tanto distanti.
Mi risvegliai dal torpore e scacciai infastidito Norma. Il sole cominciava a nascondersi dietro la duna di sabbia, la pineta salmastra annaffiata da un sole quasi arancione. L’aria più fresca.
Un’ultima nuotata. Il corpo del fratello di Norma era giunto a largo. Salutò i suoi amici, sbattendo i piedi per mantenersi a galla. Il mare è una superficie piatta perfettamente trasparente, blu.
Mi rituffai. Nuotai per po’ sott’acqua appena sopra il fondale.
Il fratello di Norma Benson riemerse.
E di me non si seppe più nulla: volai via insieme a Norma.
Finalmente un po' d'ordine. Speriamo bene.
Posted by: Anonima Sequestrata at 16.04.05 19:52Naturalmente, fra tante sboronate e sgomitate "a colpi di sempre nuove home-page" , come ha scritto tale Arbiter Elegantiarum, la parte più viva e stimolante è proprio quella dei commenti (aperti democraticamente al sottobosco letteraio):-/
Posted by: Un fake di angelini at 16.04.05 20:40Beh, per quanto non pregno e sagace come la gran parte degli interventi ch'hai citato -gli Indiani, si sa, son sagaci per natura- , pure io avrei scritto un articoletto in proposito, e quattro o cinque scrittori NON Indiani m'hanno pure scritto privatamente di condividere le due o tre sciocchezze buttate lì...
Posted by: l. at 16.04.05 21:22bentornato giulio, mi sei mancato. Ora vado dagli indiani a leggere :o)
Posted by: milo at 16.04.05 21:24Mia cara Unione il troppo stroppia
Cinque consigli per stroncare sul nascere gli atteggiamenti sbagliati: da Bertinotti a Lerner
Come ci hanno insegnato, nella vita non bisogna mai dire mai. E in politica è ancora più importante non dire mai più. Ossia sostenere con fretta incauta che un ciclo elettorale, un leader, un blocco di partiti hanno finito per sempre la loro corsa. Ricordo come un incubo la copertina dell''Espresso' che Claudio Rinaldi e io decidemmo di fare nella primavera del 1996, dopo la sconfitta di Silvio Berlusconi e la vittoria dell'Ulivo. Presentava il faccione affranto del Berlusca, disegnato con sadismo da Kruger. Il titolo strillava: 'The end', la fine. Certo, la fine del berlusconismo, del suo dio in terra, dei suoi vassalli, dei suoi leccapiedi.
Quell'errore non me lo sono dimenticato. E adesso, dopo il boom dell'Unione nelle regionali, sto bene attento a non bruciarmi le dita. Ma mi accorgo che non tutti nel centro-sinistra si muovono con la stessa prudenza. Così, allo scopo di aiutare dei cari amici a non fare brutte scivolate sul tappeto rosso della vittoria, indicherò alle Loro Signorie unioniste cinque atteggiamenti sbagliati che bisogna stroncare sul nascere.
Punto primo: troppa euforia. Certi titoloni definitivi stampati dai giornali ulivisti fanno pensare che Romano Prodi stia già a Palazzo Chigi, il che non è. Lo stesso dicasi per molte cronache partigiane, altisonanti, retoriche: roba da Minculpop rosso invece che nero. Anche Prodi deve stare attento a non eccedere. Leggo su 'Repubblica' del 10 aprile il commento del Prof alla notizia che Berlusconi guiderà la campagna elettorale del 2006: "È una buona notizia, così vinco di sicuro". Urca, tocchiamo subito ferro!
Punto secondo: troppa voglia di mettere al bando gli avversari prima ancora di averli sconfitti. Un esempio? L'editto del 'Piotta', ossia del deputatone verde Paolo Cento. Il 9 aprile ha spiegato al 'Corriere della sera' che, dopo l'immancabile vittoria del 2006, verranno cacciati dalla Rai questo, quello e quell'altro. Nella lista degli epurandi ci ha messo pure Antonio Socci, che è già stato epurato dai suoi amici del centro-destra. Il quale Socci ha giustamente sparato a Cento una precisazione: in tivù sono fuori da tutto. Guai a seguire il 'Piotta': la smarronata è garantita.
Punto terzo: troppa fretta nel disegnare il futuro governo dell'Unione e dire questo sì e questo no. Sta battendo tutti in velocità il Parolaio Rosso. Mentre non ha ancora contato i voti persi da Rifondazione, ha già deciso che Mario Monti non potrà sperare in nessun ministero, Prodi si schiodi questa idea dal cervello. Fausto Bertinotti ha concesso, con degnazione ('Repubblica' dell'11 aprile): "Monti può anche rimanere fuori dall'agone politico ed essere ugualmente rispettabile".
Com'è generoso, lei, buana Fausto! Ma qui siamo già ai prodromi di una tragicommedia politica che, nei prossimi mesi, occuperà a fondo il Bestiario. I lettori mi daranno atto di aver sempre consigliato a Prodi di mollare Rifondazione al suo destino. Questo partito sarà il verme che si mangerà la mela dell'Unione. Qualcuno mi ha affibbiato del menagramo. Mi limito a rispondere: lo vedete?, il verme è già all'opera. Aspettate e piangerete.
Punto quarto: troppa furbizia nell'adulare il possibile vincitore. Volete un esempio? La sera di sabato 9 aprile, su La7, nel talk show chiamato 'L'Infedele', Gad Lerner si è prodotto in una chilometrica intervista a Prodi. Che tipo d'intervista? Nel vederla, mi sono detto subito: intervista seduta, in ginocchio, iper-amichevole verso uno zione molto amato, interpellato con il tu e chiamato per nome, Romano, caro Romano. L'esatto contrario di come si dovrebbe interrogare un politico in tivù. Gli odiati giornalisti americani usano ben altro stile. Viene definito 'del cane da guardia', che mostra i denti nell'interesse di chi ascolta.
Lì per lì ho pensato di essere prevenuto contro Lerner, ormai mezzo giornalista e mezzo politico (dell'Unione). Poi ho visto che altri hanno reagito come il sottoscritto. Sul 'Corriere della sera', Daniele Capezzone, segretario dei radicali, è stato velenoso: "Gad Lerner? È il nuovo Emilio Fede del centro-sinistra". Fede ha replicato: "Assolutamente no. Io sono più bello, più simpatico e meno fazioso". Quindi ha aggiunto, al curaro: "Quello che mi assomiglia di più è Giovanni Floris, di 'Ballarò'".
E qui siamo al punto quinto: troppa voracità nell'immaginare la futura occupazione delle poltrone. Occupazione che si progetta totalitaria, così come sarà certamente totalitario il trionfo unionista nel 2006. Emerge una tentazione che fu già del famoso, e jellato, Cesare Previti: "Non faremo prigionieri!". Tutto ai vincitori, niente agli sconfitti. Per restare alla Rai, il modello non sarà più Tele-Kabul, bensì Tele-Ballarò, con la moltiplicazione dei Floris. La tivù di Stato diventerà un'immensa Rete Tre, pessimo rimedio allo strazio berlusconista attuale. Ma il troppo stroppia, amici dell'Unione. Attenti a non esagerare, soprattutto prima del tempo.
Posted by: Atchung at 17.04.05 18:27Carissimo giuliomozzi,
vorrei segnalare a lei e a tutti gli indiani un blog appena aperto, dedicato a ciò che sta accadendo in Cina (e alle bugie o alla "malainformazione" dei corrispondenti italiani).
Grazie per l'ospitalità e mi scuso per l'off-topic.
Caro Giulio, oggi - leggendo la serie di post che hai elencato - è stata la prima volta che mi è venuta voglia di scrivere un pezzo su Nazione Indiana. Anche per aggiungere la testimonianza di un ghost e per far riflettere sui tanti luoghi comuni che ho letto e che, in bocca - o nelle mani di - a degli autori, mi lasciano perplesso. Naturalmente la mia è solo una personale opinione maturata da personali epserienze. Meglio però che non abbia potuto farlo. Un saluto,
Posted by: MacAdam at 18.04.05 12:20