Ho letto l'articolo di Gianluca Nicoletti Di tutto un blog, pubblicato nel Ttl allegato alla Stampa di sabato 12 marzo 2005.
Gianluca Nicoletti (come altri, d'altronde) riesce nell'impresa di parlare di "blogger" per tutta una pagina di giornale senza nominarne nemmeno uno. In segno di disprezzo, immagino. O come se la parola "blogger" definisse un blocco sociale compatto (il che non è, ma non credo serva spiegarlo).
Bene.
Poiché penso che il signor Nicoletti non sia un cretino, credo che questo articolo - che è un attacco furibondo, generico, insultante, allusivo e immotivato a tutti, diconsi tutti coloro che scrivono in rete usando una determinata tecnologia (e vorrei sapere se invece, secondo Nicoletti, quelli che scrivono con altre tecnologie siano da lodare) - sia la migliore testimonianza del valore della scrittura indipendente in rete. Che sarà quel che sarà: improvvisata, delebile, cialtrona, approssimativa, emotiva, lialesca, rozza, superficiale, cazzeggiante; tutto quel che volete; ma se uno dei più grandi quotidiani italiani (e non penso che l'articolo d'apertura di Ttl venga scelto a caso) decide di attaccarla in questo modo razzistico (e per razzistico intendo: facendo d'ogni erba un fascio; non criticando puntualmente ma insultando genericamente; attaccando non il "fare" ma l'"essere"; senza fare nomi ma alludendo intimidatoriamente a destra e a manca; eccetera) dev'essere veramente un luogo di libertà.
E poiché penso di essere migliore di Gianluca Nicoletti, non solo all'inizio di questa paginetta ho citato per esteso titolo dell'articolo, autore dell'articolo, sede e data di pubblicazione: ma, addirittura, il suo pezzo, lo linko. Così impara.
La Reta ormai si sa fa molto paura a chi vuole esercitare il controllo, perché può influire molto nel modificare le logiche dello scambio simbolico riducendo o alterando le strutture di mediazione che regolano omeostaticamente e retroattivamente i valori (sociali, reali, simbolici).
I Blog influiscono sull'autoffermazione, che è un caposaldo del principio di lettura e di scrittura e ciò è molto temuto. Benedetta sia questa anarchia libertaria. Poi, certo bisognerebbe fare una critica dall'interno, ma non demolitrice, capire cioè se certe logiche di scambio simbolico rischiano di riprodursi in rete esattamente come fuori dalla rete. La politica del ricalco.
L'articolo non mi sembra poi così male, anche se smazzola ben bene fondi di verità e patenti esagerazioni. Il fatto è che dei blog ciascuno conosce soltanto le evanescenti trame dei propri percorsi, quindi credo ci si debba rassegnare ad una certa arbitrarietà dei giudizi, quando questi siano riferiti all'inconcepibile insieme.
Posted by: elio at 14.03.05 09:07Vi segnalo la rubrica "Vespe" presente sull'inserto domenicale de Il Sole 24ore. Il titolo del breve articolo è "Un Golem contro la strafighettume". Ovviamente tratta dell'exploit di Nicoletti. In breve: lo scrivente, che non si firma, esorta Nicoltetti a tirare fuori i nomi.
saluti a tutti
I nomi sono nel rapporto citato da Nicoletti (ho detto la mia sul blog)
Posted by: massimo at 14.03.05 10:40ma i blogger SONO una categoria. per lo più una categoria di scrittori frustrati che non riescono ad avere altra visibilità se non quella. una categoria di falliti. ecco. almeno pubblicare un libro a proprie spese implica appunto una spesa, metterci dei soldi: è qualcosa, qualcosa di triste, è vero, magari pure qualcosa di patetico, senza dubbio, ma è comunque un mettersi in gioco, prendere una decisione se non altro la decisione spendere. pubblicare un blog invece è del tutto gratis, leggere un blog anche quello, gratis et amore dei. e già questo, il fatto che non costi nulla, oggi come oggi, puzza, e tanto. Olezza vorrei dire. quindi smettiamo di nobilitare questo cosiddetto genere, che di dignità non ne ha alcuna, men che mai letteraria, smettiamola di fare i cazzoni, di ricamarci sopra, e diciamo le cose come stanno, cerchiamo di guardarci in faccia e fare tutti un po' di sano esame di coscienza, una buona volta, blogger e lettori di blog. Io non ritengo che qualcosa di così estemporaneo come il blog, qualcosa che puoi scrivere anche da ubriaco e pubblicare la sera senza neanche rileggere, quotidianamente come se fossi una cazzo di telescrivente possa avere una sua dignità: la scrittura richiede tempo, razionalità e lucidità, quella specialmente. Poi tutti quelli che sento dire: io oh ah io scrivo con le viscere, mi fan proprio incazzare quelli perchè eccoli lì loro, sboroni fatti e compiuti, loro bestemmiatori, peccano del peccato più porco e becero che esista, l'ubrys, e magari non ci fanno mica, loro, ci sono pure, ne sono intrinsecamente convinti voglio dire, 'sti stronzi. Quindi vorrei un minuto di silenzio. E stavolta cagatemi pure perchè non ho detto una stronzata.
Posted by: Lu at 14.03.05 10:51per LU:
"Olezza vorrei dire. quindi smettiamo di nobilitare questo cosiddetto genere, che di dignità non ne ha alcuna, men che mai letteraria"
ma perché, gli scrittori pubblicati pensi abbiamo più o meno dignità, men che mai letteraria? E perché non può essere letteratura ciò che Mozzi scrive sul suo blog? Perché? Pensi che sia più dignitoso il 70% abbondante di libri pubblicati dall'industria italiana e dai rispettivi autori? Mah, che dire, ben vengano le osservazioni sui tragitti ferroviari e sulle file alla biglietteria di una stazione. Vedo maggiore consonanza tra possibilità di fare o provare una letteratura in questo modo. Per non parlare del nesso tra antropologia e narrazione del quotidiano su cui non mi dilungo perchè ne ho già piene le scatole di scrivere. Cordiali saluti
Posted by: Melpunk at 14.03.05 11:04Io credo che tutta la diatriba pro/contro i cosiddetti blogger nasca da un equivoco di fondo: il blog non è un mezzo di comunicazione (internet lo è), è una tecnologia.
Se ha senso criticare chi si esprime - ad esempio - attraverso i media televisivi, ha molto meno senso criticare (o elogiare) chi lo fa utilizzando un sistema veloce di montaggio dei filmati.
Perché, di fatto, il blog questo è: una tecnologia che *facilita* lo scrivere su internet, che permette - anche a chi non sa nulla di HTML e di webdesign - di mettere materiale on line.
Dunque chi critica i blog e i blogger dovrebbe criticare anche chi scrive sui forum, chi partecipa ai newsgroup di usenet e perfino chi si è costruito la sua bella paginetta web con le foto delle vacanze. Altrimenti non ha senso
Avevo già letto l'articolo di Nicoletti. Ho pensato che il testo mirava semplicemente a farsi leggere, a dare un minimo di "notorietà" all'autore con quella scritta "Blog" piazzata enorme al centro della scena: in fondo parliamo pur sempre di un fenomeno sociale del nostro tempo, no?
Penso anch'io che Nicoletti non sia un cretino. Però di cretinate lì dentro ne ha scritte a iosa, io penso.
Per quanto riguarda Nicoletti, che considero una persona intelligente, credo che abbia affrettato un giudizio spinto da chissà quale "fregola" comunicativa senza analizzare a fondo la materia e l'oggetto del suo attacco. Che ci sia immondizia nella rete e nei blog questo mi sembra scontato come i tre per due al supermercato. Più interessante sarebbe analizzare il fenomeno, analizzarlo come fa lui con i fenomeni televisivi (o altro). Concordo sul concetto come blog in quanto tecnologia messa a disposizione di chi voglia servirsene. saluti
Posted by: Melpunk at 14.03.05 12:55A dire il vero si capisce benissimo di chi parla la Pizia, ad esempio) e, perché no, gli si puo' anche dare ragione.
Posted by: emmina at 14.03.05 13:23ehm...Nicoletti chi ? scusa ? Ah, Gianluca ?...ma chi ? Quello che ha il blog alla radio ? aspetta...com'è che si chiama...come dici ? Ah, Golem ? Si, si, proprio lui.
Posted by: cletus at 14.03.05 13:52Giulio Mozzi ha pubblicato un manuale di scrittura creativa. Bene, bene. Chissà perchè, non ne trovo mai uno di Stephen King, Paulo Cohelo, Gabriel Garcia Marquez, ma solo di piccoli scrittori. Già, forse è per questo che quelli lì, il Gabriel e il Paulo sono grandi scrittori, perchè fanno tutto con la coscienza di dover diventare grandi, nonostante lo siano già.
Ma non è male, Giulio, è molto intimo.
Alessandro
Stephen King - ON WRITING
Sperling & Kupfer, Milano 2001
Appunto!
Posted by: gianni biondillo at 14.03.05 14:46Vai ad infilare, con questo post, il dito nella piaga: ne scrivono dei buoni mestieranti - dotati di adeguati strumenti - per cercare di sfruttare l'onda di una parola, "blog", che è diventata "di moda". Sicuramente dovrebbero imparare ad essere, quanto meno, più educati. Ho letto poi il commento di Lu. Che dire; ognuno è libero di esprimere le sue idee ed è un bene che esista un posto, come internet, dove poterlo fare tranquillamente e senza dover ingrassare il conto in banca di nessuno. Motivazione sufficiente credo :-))) Buona giornata. Trespolo.
Posted by: Trespolo at 14.03.05 14:56e le prose della volgar lingua di Bembo, non sono forse il primo esempio di un manuale di scrittura creativa?
E se qualcuno mi dice che Bembo era un minore non è forse vero che il Tasso ha scritto i Discorsi sul poema eroico, che è un manuela di scrittura creativa su come si scrive un poema cavalleresco.
Ci sarebbe poi da dire se Cohelo sia un grande, o anche King e persino Marquez.
Se questi sono grandi allora "cosa" erano Celine, Musil, Joyce?
mah.
d.
Posted by: demetrio at 14.03.05 15:08Ma Nicoletti ha completamente torto? Non avete dubbi?
Posted by: In-Cursore at 14.03.05 15:46la maggior parte di tutto quello che viene pubblicato è: MERDA. pensiamo allora alla maggior parte di tutto quello che NON viene pubblicato, se tanto mi da tanto. Vaffanculo geni incompresi dei miei stivali, piagnucolanti cialtroni! Io sono la più promettente di tutti i falliti, lo dico, non lo nascondo. Vorrei ma non posso, vorrei ma non riesco. Forse non è il talento che mi manca forse è- chi può saperlo. Ed io, io che sono ancora giovane, me ne rendo conto, io so che non potrò mantenere ciò che mi ripropongo, non riuscirò mai ad assolvere, ne sono assolutamente conscia, e sulle mie ambizioni per lo meno ci stendo un bel velo pietoso. Avvolgo le mie ambizioni nel loro sudario e faccio loro un bel funerale. Voi invece- la maggior parte di voi, beninteso- nobilitate questo vostro fallimento e ne fate una conquista. Che grande vittoria, signori. Che grande vittoria davvero. Così non fate altro che abbassare al vostro livello le vostre stesse aspettative. E perchè chiamarvi Blogger, signori, perchè invece non chiamarvi già da subito scrittori, artisti, geni!
Posted by: Lu at 14.03.05 16:12Grazie Maurizio, l'ho appena acquistato. Se trovi anche quello di Cohelo e Marquez fammelo sapere. Se sono dei grandi, dite? Sì è certo che lo siano.
Posted by: Alessandro Cascio at 14.03.05 16:13Gabriel Garcia Marquez, "Come si scrive un racconto", Giunti editore 1997.
Posted by: giuliomozzi at 14.03.05 16:29per LU:
sei un genio, sei un genio incompreso, sei un genio fallito. E sei un genio fallito incompreso nella rete e nel blog. E allora? Aspettative? E perché ululare alla luna se le aspettative non sono soddisfatte? Ma poi che significa fallito? Bah! Ma poi chissenefrega!
se vi (a voi bloggher) diverte secondo me fate bene (se non diventa alienante.. )
Posted by: monica at 14.03.05 16:58se vi (a voi bloggher) diverte, secondo me fate bene (se non diventa alienante.. )
Posted by: monica at 14.03.05 16:58Mario Vargas Llosa - Lettere a un aspirante romanziere. Einaudi, 1998.
William Burroughs - La scrittura creativa. Sugarco edizioni, 1981.
Orazio, Ars Poetica
Posted by: demetrio at 14.03.05 17:22Scrivere Bop - Jack Kerouac - Mondadori
Posted by: Melpunk at 14.03.05 17:25ma-quanto-sei-avanti? seitroppoilmigliore.
Posted by: scrivo.org at 14.03.05 17:25"Il fatto è che dei blog ciascuno conosce soltanto le evanescenti trame dei propri percorsi" scrive elio.
Se questo è un modo per dire che noi blogger parliamo in prima persona, che il nostro ego si gonfia e finisce per farci vedere tutto 'soggettivamente' e non 'obiettivamente', mi domando... mi domando quale sia la differenza con chi scrive nella carta stampata o pubblica i libri.
Proviamo a dirlo: noi blogger riproduciamo in piccolo ESATTAMENTE tutti i pregi e tutti i difetti dei cosiddetti, giornalisti, letterati, creativi, autori, fotografi, fumettisti, etc.
Li riproduciamo ESATTAMENTE.
Ci sono persino tra noi blogger, blogger che scrivono DIVINAMENTE.
Qui parlo dei blogger che non sono niente altro che blogger ovviamente.
Un po' diverso è il caso del writer che si traveste da blogger (legittimissima e interessantissima posizione); così come credo lo sarebbe se si travestisse da semplice chattista.
Non lo so: per fare un esempio scherzoso, se un writer utilizzando tutte le sue tecniche retoriche si buttasse nelle chat, quanto rimorchierebbe? Secondo me moltissimo; oppure pochissimo. Non una via di mezzo però. Come esperimento si potrebbe provare! :-D
Per quanto scocci ammetterlo il blog è uno strumento di libertà (formale e sostanziale; sostanziale perché formale e formale perché sostanziale) che più che una vocazione a essere definito possiede la vocazione a "ridefinire" certi ruoli.
Tra blogger e autore che pubblica, indipendentemente dalla qualità di ciò che si scrive, NON CI SONO DIFFERRENZE. Pensateci bene e non potrete che confessarvi di sì. Inutile e di cattivo gusto e di scarsa onestà intellettuale criticare i blogger da parte di un autore (giornalista, writer, fotografo, vignettista...): perché è come se criticasse se stesso e la categoria alla quale appartiene.
Poi, PER LA MISERIA, parliamone dell'esistenza di queste categorie. MAI mai in modo tanto urtante e urticante ho sdentito l'uso della categoria "categoria" addosso agli scrittori come in questo anno e mezzo in cui sono stato sulla rete. A me che piace scrivere PROPRIO PERCHE' si sfugge alle categorie, ho dovuto fare i conti col FATTO che GLI INTELLETTUALI sono una CATEGORIA - e persino GLI SCRITTORI - che io ridefinisco ormai WRITER.
E' una cosa che non riesco ad accettare e che mi imbarazza tutto - sarò nel paleolitico, forse; sarà che oggidì lo scrittore è una categoria precisa con tanto d'albo.
Poi.
Non puoi dire che un blogger è vanitoso perché parla solo di se stesso o rapporta tutto a se stesso (o nella misura di; ma che vuol dire: esistono altre misure?) perché io ne avessi conosciuto uno di scrittore e persino di giornalista che non sia più un semplice cronista, che non filtri tutto ciò che racconta attraverso la sua esperienza e il suo sentire.
Ai corsi di scrittura creativa, tra l'altro, e altrove, lo insegnano persino. Mi pare... Mi pare Tondelli in Under 25 dia proprio come consiglio di base di partire dalla propria esperienza e di parlare di se stessi, senza riempirsi la bocca dei concetti di altri.
Ora: io non capisco che cosa si rinfacci ai blogger e che razza di ruolo si tenti di ritagliare addosso a loro nel /parco letterario/ o in qualsiasi altro parco. Quale sarebbe la colpa di un blogger che in fondo è nell'esercizio di alcuni suoi diritti - tra l'altro.
Quindi, Elio, mi sembra la tua una affermazione gratuita e sbagliata - come del resto lo sono tutte le generalizzazioni.
Mi sembra che più che stabilire il valore di ciò che un blogger fa, dice, scrive, bisognerebbe stabilire il valore di ciò che un writer o gionalista o fotografo o vignettista scrive, dice, fa.
E trovare un modo per ri-valorizzare questi ruoli: cioè SCRIVENDO OPERE MIGLIORI, ad esempio, DICENDO
cose più intelligenti e oneste, FACEBNDO cose più incisisive.
I'm not a genius. I'm a girrrlie.
Posted by: Lu at 14.03.05 19:05io ho l'impressione che quello che negli scrittori fa "stile" nella scrittura da blog scade più frequentemente nella "posa". voi che ne pensate?
Posted by: grazia at 14.03.05 20:33In "come si scrive un racconto" Marquez riporta alcune esperienze derivate da suoi seminari di scrittura creativa indirizzati agli allievi di una scuola di sceneggiatura. In pratica si tratta di provare a scrivere soggetti per realizzare cortometraggi non più lunghi di mezz'ora.
Sì, sempre di scrittura creativa si tratta, ma da un punto di vista piuttosto mirato.
E Marquez secondo me non è grande: è un gigante.
Saluti a tutti GiorgioS
Beh, Marco, mi attribuisci davvero troppe cattive intenzioni. Io intendevo solo sottolineare che nessuno può conoscere (cioé frequentare) più di qualche centinaio di blog, mentre questi esistono invece nell'ordine delle centinaia di migliaia. Ora nella "semiosfera" non esistono ovviamente delle "metriche", dei modelli o delle scorciatoie statistiche capaci di "afferrare" il fenomeno nel suo complesso, e dunque tale concetto rimane aperto alle più svariate caratterizzazioni e proiezioni emotive, esattamente come il mondo stesso. Sui blog, e su Internet in generale, io mantengo un atteggiamento decisamente favorevole, soprattutto in considerazione delle dinamiche "evolutive" (e delle valenze "emancipative") che su di un simile "brodo primordiale" potrebbero innescarsi.
Posted by: elio at 14.03.05 21:30bene, giulio, mi sei proprio piaciuto.
Se posso insinuare una malignità, mi pare che i vari nicoletti abbiano una delirante, inconsapevole, immotivata e paranoica paura della concorrenza! povere anime! la paura impedisce di ragionare, si sa.
mah...
Posted by: Roberto Tossani at 15.03.05 09:10Il dramma dei Nicoletti & Partners è che i blog ESISTONO. Poi si può dire tutto e il contrario di tutto. Anzi, quel bel paginone su La Stampa va oltre l'iscrizione all'anagrafe. E' l'accettazione e la sottomissione all'esistenza del fenomeno blog. Che poi la libertà di utilizzare uno strumento attivo (il blog) a differenza di uno passivo (per esempio la telvisione) dia fastidio ai detentori del potere, o a chi ha un piccolo orticello di privilegi da difendere, beh, questa è roba vecchia.
Posted by: Tittyna at 15.03.05 13:13Va beh, ma dai, l'unica differenza sta nei MEZZI. giuliomozzi, intendevi questo?
Nicoletti semplicemente non ha preso in considerazione che il mezzo internet è pari al mezzo carta. In effetti poi si potrebbe parlare di più di questa definizione troppo generica, "blogger" (una sottodefinizione, una delle tante tipologie degli scrittori nella rete: ci sono i forumisti, i newsgroupisti o come si chiamano). Come per la letteratura, ci sono "scrittori" (leggere anche "blogger") che diventano star ma non valgono un cazzo, come piccoli blogger (leggere anche "scrittori") che non sono conosciuti (magari perché non presenti nei motori di ricerca più noti, o perché non conoscono/frequentano scrittori o "gggente di cultura" o altri blogger) ma valgono.
Mah, ci vorrebbe qualche "critico letterario da blog". (Ummammamia!)
Diciamo: magari Nicoletti si vuole proporre in questa nuova categoria.
yawn.facile facile: Nicoletti aveva un blog sulla rai, è stato buttato fuori dalla rai, ha riaperto un blog che nessuno si filava, ha fatto casino, adesso tutti se lo filano, yawn.
Posted by: Serotino at 15.03.05 20:42Grazie, Giulio Mozzi! Mi hai risparmiato la ricerca dell'url dell'articolo! Ti ho linkato! :)
Posted by: max at 15.03.05 21:28Abu al-Tayyib al-Mutanabbi - Le onde del mare riscrivono ogni giorno il mondo sul bagnasciuga (La Civetta, 1985)
Posted by: kimota at 16.03.05 14:09http://www.bloogs.com/blogcafe/archives/2005/03/blogger_e_giorn.shtml
Posted by: emmina at 16.03.05 15:39Titolo: Come si fa un romanzo
* Autore: Unamuno Miguel de
* Curato da Mazzocchi G.
* Editore: Ibis
* Data di Pubblicazione: 1994
* Collana: L'ippogrifo
* ISBN: 887164039X
* Pagine: 139
bah, il tipo avrà fatto un giretto su internet con qualcuno che gli aveva mostrato per la prima volta l'icona di explorer e poi gli ha stilato una listina di web-parole.
Posted by: fabio at 16.03.05 17:22questioni complicate da dirimere adesso, perché la rete è giovane e non sappiamo che piega prenderanno i fenomeni che vi si producono.
ormai l'immagine che mi viene in mente pensando ai milioni di blog attivi nel mondo è sempre quella del racconto di Borges, dove miliardi di libri senza senso nascondono all'interno della loro massa sterminata anche quelli che invece un senso ce l'hanno, compresa la spiegazione dell'esistenza degli altri, eccetera.
ma forse non è l'immagine adatta.
quello che invece suggerirei è di non usare la parola LETTERATURA e di sostituirla con SCRITTURA, anzi meglio con SCRITTURE.
la scrittura webbica si sta strutturando diversamente da come siamo abituati a conoscerla, eccetera.
e questo è solo uno stadio iniziale.
in ultimo, mi sembra un po' scemo attaccare un mezzo, quello del blog, perché non produce qualità.
quella la fanno gli utenti ed è sempre, dico sempre, (e ovunque) rara.
certo la sindrome narcissica di massa è evidente, ma passerà, suppongo.
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Posted by: home equity loans at 12.08.05 03:50
hmm...:?