Mi sveglio alle cinque e mezza. Ieri sono andato a letto presto. Faccio la doccia. Faccio il caffè. Mi vesto. Alle sei e un quarto scendo qui, in studio.
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Mi sconnetto. Mi metto al lavoro.
Alle sei e cinquanta suona il telefono.
Non è normale che alle sei e cinquanta il telefono dello studio suoni.
Rispondo.
"Buongiorno", dico.
"Ah...", la voce maschile che mi risponde sembra sorpresa, "L'ho svegliata?".
"No", dico.
"Ecco", riprende la voce maschile, "le telefonavo per via del mio dattiloscritto...".
"Mi dica", dico.
"Ma è sicuro che non l'ho svegliata?", dice la voce maschile. "Posso anche telefonarle più tardi, sa?".
"Già che ci siamo", dico.
"Ecco", riprende la voce maschile, "niente, così, volevo domandarle appunto del dattiloscritto, che cosa ne pensa".
"Quale dattiloscritto?", dico.
"Non ce l'ha presente?", dice la voce maschile.
"Lei non mi ha detto il suo nome", dico.
"Ah, mi scusi...", dice la voce maschile. "E' un romanzo, se l'ha letto si ricorderà di sicuro, quello con la storia di un cavallo che non riesce a entrare nella vasca da bagno...".
"Quello è un racconto di Aldo Busi", dico.
"Come dice?", dice la voce maschile.
"Dico", dico, "che la storia di un cavallo che non riesce a entrare nella vasca da bagno è un racconto giovanile di Aldo Busi".
"Ma l'ha letto?", dice la voce maschile.
"Intende il racconto di Busi?", dico.
"Sì", dice la voce maschile.
"No, non l'ho letto", dico. "Ma ho letta la postfazione al Seminario della gioventù. In quella postfazione si parla di questo racconto".
"Però...", dice la voce maschile, "complimenti per la memoria... In effetti, ho preso ispirazione da lì... E come le è sembrato?".
"Il racconto di Busi?", dico.
"Il mio dattiloscritto!", esclama la voce maschile.
"Non l'ho letto", dico.
"Come non l'ha letto!", grida la voce maschile. "E perché?".
"Non c'è un perché", dico. "Non l'ho letto e basta".
"Mi avevano detto che lei leggeva tutto!", dice la voce maschile, delusa.
"Calma", dico. "Primo: se altri le hanno detto chissà cosa, io non c'entro. Secondo: non ho detto che non voglio leggere il suo dattiloscritto. Ho solo detto che non l'ho letto".
"Ma ci sarà una ragione, se non l'ha letto!", dice la voce maschile.
"Quando l'ha spedito?", dico.
"Giovedì", dice la voce maschile.
Oggi è venerdì. Venerdì 18 marzo.
"Giovedì 10 marzo?", dico.
"Sì", dice la voce maschile.
"E come l'ha spedito?", dico.
"Ho fatto una posta prioritaria", dice la voce maschile. "Dev'essere arrivato di sicuro".
"Bene", dico, "se è arrivato, lo vedrò".
"Ma quando?", dice la voce maschile.
"Mi scusi", dico, "lei ritiene di avere il diritto di decidere i tempi della mia esistenza e del mio lavoro?".
"Eh?", dice la voce maschile.
"Ripeto", dico: "lei ritiene di avere il diritto di decidere i tempi della mia esistenza e del mio lavoro?".
"Be', no", dice la voce maschile.
"Ecco", dico. "E allora, per piacere, accetti l'idea che io organizzo da me la mia vita e il mio lavoro".
"Ma quando posso telefonarle per sapere?", dice la voce maschile.
"Telefoni quando vuole", dico. "Ma tenga presente che se il suo testo mi interessa, sarò io a farmi vivo".
"Quindi mi telefonerà lei?", dice la voce maschile.
"Le telefonerò se il suo testo mi sembrerà interessante", dico.
"Allora magari le telefono io", dice la voce maschile.
"Faccia come vuole", dico.
"Le telefono martedì?", dico.
"Guardi", dico, "lei è un libero cittadino e può telefonarmi quando vuole, in quanto libero cittadino. Ma non si aspetti di avere la mia approvazione".
"La sua approvazione?", dice la voce maschile, perplessa.
"La mia approvazione", dico. "Non si aspetti di averla".
"Bisogna avere la sua approvazione?", dice la voce maschile.
"No", dico. "E comunque non si aspetti di averla".
"Non capisco", dice la voce maschile.
Io non dico niente.
Passano cinque secondi.
"Comunque guardi", riprende la voce maschile, "io non ho capito bene come funzionano le cose, ma insomma, lei mi conferma che legge tutto?".
"No", dico.
"E allora", dice la voce maschile in tono di protesta, "quello che mi hanno detto...".
"Lei ha avute informazioni sbagliate", dico.
"Però lei dice in giro che legge tutto", dice la voce maschile.
"No", dico. "Io dico sempre che in casa editrice guardiamo tutto quello che arriva".
"Guardate", dice la voce maschile.
"Sì", dico.
"E guardare è una cosa diversa dal leggere", dice la voce maschile.
"Sì", dico.
"Insomma", dice la voce maschile, "date un'occhiata a quello che arriva, e cinque minuti dopo è già nel cestino. Tanto per mettervi la coscienza in pace".
"Se vuole capirla così", dico, "faccia pure".
"E come dovrei capirla?", dice la voce maschile.
"Dovrebbe capire che noi non leggiamo tutto", dico, "perché non tutto vale la fatica di leggerlo".
"Ma non siete", dice la voce maschile, ora con tono di scherno, "una casa editrice che cerca il nuovo?".
"Così dicono", dico.
"E come lo cercate, il nuovo?", dice la voce maschile.
Sospiro.
"Guardando tutto quello che arriva", dico. "Battendo le città e le campagne. Esercitando la nostra curiosità".
"E lei non è curioso di leggere il mio testo?", dice la voce maschile.
"Sì", dico, mentendo.
"E allora si dia una mossa!", grida la voce maschile. "Muova il culo! Lo tiri fuori! Lo legga! Dedichi due ore della sua vita a qualcosa d'importante! La pianti con le seghe mentali! Lasci perdere Piperno!".
"Che c'entra Piperno, scusi?", dico.
La voce maschile risponde con un leggero ritardo.
"Non è lei che ha pubblicato Piperno?", dice.
"No", dico.
"Ah", dice la voce maschile.
"Eh", dico.
"Ma...", dice la voce maschile.
"Dica", dico.
"Lei non lavora per Mondadori?", dice la voce maschile.
"No", dico.
"Ah", dice la voce maschile.
"Eh", dico.
"Ma mi avevano detto...", dice la voce maschile, e s'interrompe.
"Che cosa le avevano detto?", dico.
"Mi avevano detto che lei lavorava per Mondadori", dice la voce maschile.
"Mi scusi", dico, "ma lei chi crede che io sia?".
"Lei non è Leonardo Colombati?".
Sento che dentro la mia testa c'è qualcosa che cede. Uno smottamento. Un gruppo di neuroni che si rifiuta di prendere parte alla conversazione, e si allontana bruscamente.
"No", dico. "Io sono giulio mozzi".
"Aaahhh...", dice la voce maschile.
"Eh", dico.
"Lei è Giulio Mozzi!", dice la voce maschile.
"Sì", dico.
"Allora lei lavora per Einaudi!", dice la voce maschile.
"No", dico.
"Come no?", dice la voce maschile, risentita.
"Eh no", dico. "Non lavoro per Einaudi. Punto".
"Ma i suoi libri escono per Einaudi", dice la voce maschile.
"Alcuni sono usciti per Einaudi", dico. "Altri no. Pubblicare per un editore non significa automaticamente lavorarci. C'è chi pubblica per un editore, addirittura, e lavora per un altro". Come se tutti quelli che scrivono libri dovessero lavorare nell'editoria, penso; ma non dico.
"Ma lei comunque lavora per una casa editrice", dice speranzosa la voce maschile.
"Sì", dico. "Sono consulente per la narrativa italiana dell'editore Sironi".
"Sironi?", dice la voce maschile.
"Sì", dico. "Sironi".
"Mai sentito", dice la voce maschile.
"Eh, pazienza", dico.
"Ma il mio testo gliel'ho mandato?", dice la voce maschile.
"E che ne so?", dico. "Magari sì. Sarà in casa editrice. Non ce l'ho certo qui a casa".
"Perché lei non è in casa editrice, adesso?", dice la voce maschile.
"No", dico. Guardo l'orologio. "Sono le sette di mattina".
"Ma io avevo letto nel suo blog", dice la voce maschile, "che lei in casa editrice ci dormiva".
"Succede a volte. C'è un divano letto per questo", dico.
"Ah", dice la voce maschile. "Non ci dorme sempre, allora".
"No", dico.
"Credevo", dice la voce maschile.
"Succede", dico.
C'è qualche secondo di silenzio.
"Allora, insomma, non voglio disturbarla", dice la voce maschile. "La chiamerò martedì, magari mercoledì, veda lei. Quando le fa più comodo".
"A me fa più comodo che lei non mi chiami", dico. "La chiamo io se il suo lavoro mi interessa".
"E quando mi chiama?", dice la voce maschile. "Martedì per me andrebbe benissimo".
"La chiamerò se e quando mi pare", dico.
"Allora la chiamo io", dice la voce maschile. "La chiamo mercoledì".
"Mi dice il suo nome?", dico.
"Eh?", dice la voce maschile.
"Vorrei sapere con chi ho parlato", dico.
"Ah", dice la voce maschile, "ma non si preoccupi, sul dattiloscritto c'è scritto tutto, in prima pagina. Recapiti, telefono, email...".
"E il romanzo s'intitola?", riprovo.
La voce maschile ride.
"C'è scritto anche quello, sulla prima pagina", dice. "C'è il titolo. Naturalmente. Non sono così coglione da non scriverlo. Arrivederci".
Clic.
non ci credo
Posted by: boris battaglia at 18.03.05 09:46Adesso esco, e le mando un romanzo anch'io (con nome, cognome, indirizzo, ecc.), e poi le telefono martedì mattina, verso le sei e mezza, perché dopo vado a lavorare. Le va bene, se le telefono venerdì mattina verso le sei e mezza?
IN TUTTA SINCERITA': COME SI FA A NON PUBBLICARLO, UNO COSI'? E' UN TALENTO ASSOLUTO.
Posted by: maurizio becker at 18.03.05 10:15No!!
Posted by: Melpunk at 18.03.05 10:32E' un incubo.
Posted by: Bandini at 18.03.05 11:17Voglio sperare che questo suo post sia solo un'opera d'ingegno. Temo non sia così.
Ad ogni modo le ho inviato anch'io un romanzo da leggere. Ho dotato il manoscritto di una fotocellula collegata al mio cellulare che si attiverà non appena lei lo prenderà in mano. Da quel momento in poi vedrò visualizzata, sullo schermo del mio telefonino, la sua faccia. In base alle espressioni che lei farà capirò che genere d'impressione le sta dando la lettura. Tenga presente che, qualora dovessi interpretare benevolmente quelle espressioni, le squillerà subitaneo il telefono. In tal caso risparmi i convenevoli. Sono io.
Per fortuna ho un passamontagna nell'armadio. Peccato che stia arrivando il caldo.
Posted by: giuliomozzi at 18.03.05 12:49Caro Giulio, metta anche gli occhiali scuri allora. Come è noto, gli occhi sono lo specchio dell'anima, e potrebbero tradirla :)
Posted by: Tittyna at 18.03.05 12:56Essere leggente che vive in casa editrice, chissà quanti curiosi vogliono provare la tua esistenza. Mi chiedo se tu sia in pericolo.
Posted by: m.lippolis at 18.03.05 13:55grandissimo.
p.s. secondo me, 'sto tizio uscirà con sironi a dicembre.
Posted by: valentina at 18.03.05 14:58Secondo me va pubblicato il dialogo.
E' straordinario.
Anzi lo richiami e registri tutto...
Divertentissimo! E quattro risate sono un buon preludio per il fine settimana :-) Buon fine settimana. Trespolo.
Posted by: Trespolo at 18.03.05 15:50Ma.. ma.. ma è mio zio! lo riconosco!
saluti
melpunk
Giulio, questa è una minaccia: o tu incominci a reagire violentemente di fronte a questi personaggi (trova tu il modo: chessò, dagli un appuntamento all'una di notte in un posto minaccioso di Padova; oppure contatta la mafia cinese, o quella russa, o quella siciliana; offrigli un panino inzuppato di lassativo ad altissima potenza, in modo che possa cagare fegato e intestini), oppure avvierò le pratiche presso gli appositi uffici del Vaticano per la tua santificazione: San Giuliomozzi da Padova, protettore degli aspiranti scrittori e degli psicopatici. Scegli tu.
Giovanni
Siamo davvero alla pazzìa!
ciao
Viene spontanea un'idea per la regia: lo schermo diviso in due parti, come nei vecchi film con Audrey Hepburn (la parte finale di Sabrina per esempio) da una parte Giulio Mozzi fra lo stupito e l'incazzato dall'altra il mitomane grafomane in occhiali scuri e cappello di feltro. Il dialogo dovrebbe fare il resto.
Vincerà di certo un oscar per la sceneggiatura, il titolo? ummm Ciao Sono Io?
Interessante!
www.oracamminiamoeretti.com/oce/more.php?id=991_0_1_0_M
I comments al post dell'uomo dal culo enorme non funzionano però le volevo dire che quel post è proprio bellissimo
un saluto
Marco
hmm...:?