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01.02.05

Una risposta (non obbligata) a Giuseppe Genna [2]

Chi cazzo sono, che cosa voglio. Caro Giuseppe, all'inizio volevo risponderti così: voglio trovare delle persone con le quali si possa conversare piacevolmente; perché solo nella conversazione io sono.
La verità è che io non voglio niente. Non ho desideri. Non ho uno scopo. Non ho obiettivi. Questa "operazione di costruzione di uno spazio comunitario che realizzi l'esperienza letteraria", come l'hai chiamata tu, se io l'ho fatta, bene: non l'ho fatta apposta.
C'è una cosa che so fin dal principio: la letteratura è un fatto relazionale. Non si tratta di fare delle opere che stiano lì. Questo essere un fatto relazionale non c'entra niente con tutti i discorsi dei semiologi. Provo a dire: la letteratura è uno dei modi di relazione. Qui c'è sempre il dubbio se usare la parola "letteratura" o la parola "scrittura". Io me la cavo di solito dicendo che la letteratura è "qualcosa di scritto" (uso molte definizioni di letteratura, come vedi: respingo solo quelle che contengono un elemento qualitativo). Qualunque cosa scritta è letteratura, dico: poi può essere buona o cattiva letteratura, e questo è un altro discorso. In questo modo dire "scrittura" o dire "letteratura", è quasi lo stesso. Allora ogni azione letteraria è un tentativo di istituire, o di far vivere, una relazione. E quindi, vabbè, c'entra con la "costruzione di uno spazio comunitario", se lo "spazio comunitario" è uno spazio nel quale le relazioni possono esistere, sono favorite e benvolute, vengono protette.
Allora, se è di questo che stiamo parlando, della letteratura come avvenimento di relazione, di azioni letterarie come azioni che tentano di far avvenire relazioni e di produrre un luogo dove le relazioni possano stare bene, allora mi domando: ma questa, è una poetica?
E mi rispondo: no.
Questa non è né una definizione della letteratura in termini semiologici né una dichiarazione di poetica.
Il terreno, per me, è al massimo quello dell'etica. Per te, Giuseppe, è quello dell'essere: tu confidi nella produzione di realtà per mezzo della letteratura. Il terreno, per me, è solitamente quello della psicologia e occasionalmente, al massimo, quello dell'etica: più in là non vado.
(Sono andato più in là. In altri anni. Gli anni sono passati).
Oggi mi fermo qui.

Posted by giuliomozzi at 01.02.05 15:36
Comments

Domani segnalo e presto ne scrivo. In prima battuta: non è che la relazione faccia parte del non essere. Le relazioni SONO. Non voglio inerpicarmi su francesismi filosofici, però. E' una cosa estremamente banale e rozza che dico. So di essere anche senza intelligenza e senza relazioni. Sono in relazione se sono.

Posted by: giuseppe genna at 02.02.05 00:09

Non sono d'accordo. La letteratura non "produce relazioni". La letteratura soprattutto non "istituisce". Il tuo discorso mi sembra per aria e piano di trucchi retorici ("Provo a dire:": mi sembra un trucco retorico; devo anche immaginare che porti le mani alle tempie e le comprimi?). No, non ci siamo. Non è questo. Il tuo è un discorso politico, e io credo che letteratura e politica non si incotrino. O forse addirittura stai parlando di letteratura e legge (l'etica è legge). Bene, io credo che l'etica non c'entri con la letteratura: tutt'altro. Credo nella contrapposizione classica tra daemon e ethos e credo che la letteratura stia dentro il daemon e non nell'ethos. Quando la letteratura diventa legge, ecco: non è più letteratura, ma è legge, è ethos , è concrezione rugginosa. Giulio, tu parli come chi detta legge; per questo non ho mai pensato, mai, che tu produca letteratura; tu sei tutto tranne che un cosidetto artista; e quando dici che le cose che hai fatto le hai fatte perché 'ti sono capitate', io ci credo - di più: io lo vedo. Di cose ne avrei da dire: ma una cosa voglio dirtela sulla faccia, Giulio: non è vero che ti sei liberato di tutto il male: credo che questo succederà quando qualcuno prenderà le cinque paginette centrali del tuo supernivem e ti punirà.


Posted by: Marco Candida at 02.02.05 13:02

Marco, se esiste un crisma angelico in Giulio - ed esiste - è che Giulio è lo scrittore più orientale che c'è. Essere orientali non è questione geografica, ma psichica. Non culturale e nemmeno psicologica: psichica. Secondo me, su Giulio sbagli. L'arte è quella cosa lì, quintessenzialmente. Diciamo che Giulio, in Italia, è per me il più prossimo alla quintessenza. Lui non lo sa. Se c'è un problema, è un problema di autoconsapevolezza non capitata, non accaduta. Un problema opposto a quello che segnali tu. Io non so più come dirlo a Giulio, perché Giulio sente l'intelligenza di quanto dico, mentre ciò che gli dico non è intelligente: è naturale. La lezione è: inutile dirglielo. Faccia, la sua letteratura "capiti", accada. E' un'estrema lezione per me. Senza servilismi nei confronti di Giulio: ho qui discusso soltanto dei suoi testi.

Posted by: giuseppe genna at 02.02.05 16:30

ma t'interessa veramente il tentativo di istituire o di far vivere una relazione? arcobaleno1

Posted by: arcobaleno1 at 02.02.05 19:43

Mamma mia, che brutta sensazione che ho provato leggendo molti dei commenti fatti a questo scritto, (cosa successami pure in quello che lo anticipa).
Quante lusinghe ho letto, quante "leccate di culo", (scusate la volgarità), ho scorto tra le righe di queste note.
Quanta falsità ed ipocrisia.
Addirittura "il miglior scrittore dell'occidente", per non dire "il più prossimo alla quintessenza"...Azzo!
Senza togliere nulla, per carità, alla bravura di Giulio Mozzi, che spero mi scuserà per l'affermazione che ora vado a fare, ho paura che le persone che si intrattengono leggendo questo diario, (quantomeno in base a ciò che i miei occhi hanno scorto questa sera) siano persone che leggono davvero molto poco.
Se così è, (e mi auguro tanto che non sia così),allora è proprio vero quel che si dice: tutti scrivono, ma pochissimi sono coloro che leggono, o quantomeno che sanno leggere veramente.
Quintessenza...realtà profonda, elemento fondamentale, anima.
Sorrido, e mentre sorrido da profano quale sono, in mente mi tornano poche righe che scrissi mesi fa, citavo ad un amico un paragrafo scritto da Giulio e lo confrontavo con la realtà, quantomeno la mia realtà, quella che credo discosti davvero poco da quella di molti altri esseri umani, mentre la sua era parecchio lontana come visione, lontana e di parte, forse più politica che altro, come credo giustamente la ha giudicata "Marco Candida". Una politica strana però, parecchio strana. Lo spezzone diceva così: (...)Oltre a lei, Egregio Scrittore, ho pure letto le ultime considerazioni di un altro suo collega.
Scopro che questi legge i giornali! Lui non è ignorante come me, come lei mi accusa di essere perché non leggo i quotidiani ...lui i giornali, pur di leggerli, li aspetta addirittura davanti all’edicola:
Rifletto...
A che ora si alza questo narratore?
La cosa simpatica che ho letto sul racconto di questo autore contemporaneo, qualcos’altro che mi ha fatto pensare, è stato che mentre aspetta il giornale si impegna ad osservare un vigile che da una multa. E la da ad un auto che come la descrive lui è: (...) abbastanza malmessa. Il cofano davanti ha l’aria di essere stato sistemato alla bell’e meglio dopo un incidente. Non è stato riverniciato, così che è metà bianco e metà nero. (…)
L’autore di novelle guarda e racconta.
Io, come giustamente dice lei, Egregio Scrittore, non leggo i giornali, sull’argomento per fortuna o purtroppo, la penso come Tiziano Terzani che scrive: “ho perso l’abitudine di leggere i giornali, ne faccio volentieri a meno. Le storie si ripetono e mi pare di averle già lette anni fa, quando erano scritte meglio” Io non leggo i giornali e non guardo, io la contravvenzione, (con una vettura che ha tre anni di vita, un’auto che non ho ancora finito di pagare, un mezzo completo di marmitta catalitica e tutto ciò che le regole richiedono), la vado a pagare.
130 euro.
C’erano le targhe alterne il giorno che mi hanno rilasciato quella multa. Era il 24 gennaio 2002.
La ho presa a pochi metri da casa quell’ammenda, e altrettanto pochi erano i metri che avevo percorso in divieto. (vivo in periferia).
Nulla è servito spiegare la mia storia alla guardia municipale. Il verbale lo ha redatto lo stesso.
Le regole sono regole, mi ha detto, e sono uguali per tutti.
Uguali per tutti. Boh!
Quel giorno ricordo che ho dovuto rischiare; stavo vivendo la mia prima disoccupazione.
Ero uscita per andare a fare un colloquio di lavoro quel giorno. Ero andata ad ascoltare qualcuno che mi chiedeva se volevo, nel mio prossimo futuro, avere dei figli. Ricordo che disse anche di stare tranquilla, che non mi disperassi se invece di me sceglievano qualcun’ altro, tanto non dormivo sotto i ponti, ero fortunata, avevo un marito che mi avrebbe mantenuto.(...)


Posted by: Nicoletta at 02.02.05 23:39

Il raccontino mio dal quale Nicoletta cita un frammento è qui: http://www.giuliomozzi.com/archives/2004/04/ricetta.html
Per amor di chiarezza, cara Nicoletta, ti pregherei di chiarire quali sono gli autori dei "molti" commenti nei quali trovi "falsità e ipocrisia". Credo che sia opportuno, quando si accusa, nominare esplicitamente chi si accusa; mentre credo che sia inopportuno usare formule generiche ("molti" è generico).

Posted by: giuliomozzi at 03.02.05 00:24

Caro Giulio,
perchè mi inviti a fare nomi e cognomi? Perchè dovrei accusare qualcuno, quando sappiamo entrambi benissimo che "forse", e ribadisco, forse, (altrimenti poi mi denunci pure per questo) gli unici che usano il proprio di nome, siamo solo noi due e pochi altri intimi? (internet questo è cosa che concede alla grande).
Mi parli di aver accusato, mentre io parlavo di "sensazioni provate", di riflessioni fatte dopo aver letto, o curiosato, (come dir si voglia) in questo spazio. Uno spazio pubblico, dove ciò che ho commentato in modo critico ma particolarmente istintivo, (e io credo molto nell'istinto)lo può leggere chiunque, giudicando da solo i contenuti che trova senza che io suggerisca i connotati.
Una domanda...Come mai così curioso di conoscere i nomi di quelli che per me ti leccano il culo, e non di colui con il quale tempo addietro mi sono espressa citandogli qualcosa di tuo?.
Parli di solitudine nella tua epistola, della paura della solitudine. Ma sei sicuro, Giulio, che circondarsi di gente che ti acclama e basta è davvero il vero sinonimo della compagnia? Non è forse che un vero amico, se amico è, o che quantomeno cerca di esserlo, ogni tanto ti da pure una strigliata?.
Con tenerezza. Buona serata. Nicoletta
P.S. Il resto dello sproloquio, dove tempo fa avevo citato il pezzo di un tuo scritto, se vuoi, puoi andarlo a leggere qui http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=95235

Posted by: Nicoletta at 03.02.05 22:49

odio i commenti come quelli di nicoletta. sono presuntuoso e nemmeno li leggo tutti. i commenti, gli altri di genna e di marco, sono un po'meglio. Pero' sono pallosi. A me piacciono le cose piccole e carine, con quelle grandi e confuse a fare da malinconico sottofondo. Vi leggo una poesia, di Eric Torgersen.

Mi sono sposato/ lettera ai miei.
Mia moglie ha tatuaggi sul collo/ e strani seni scompaginati./ E' molto giovane,e ascolta/ musiche barbariche alla radio./
Adesso e' al cesso,/ che lava i miei calzini nella vasca/ e canta tutta sola./
Quando la notte resto alzato/ viene a sedersi sulle mie ginocchia/ e scarabocchia su cio' che sto scrivendo./
Sono molto felice.

Non c'e' molto da aggiungere. Io sono come Eric, e mi piacciono le persone come sua moglie.

Posted by: Federico at 05.02.05 19:29

Le persone come la moglie di Eric Torgersen, Federico, o sono le donne che preferisci così? Se la tua risposta è: "le donne", fortuna che sei nato maschio allora.
Pure io ti leggo qualcosa, non è una poesia però, è solo la frase tratta da un libro di Almudena Grandes: "Non c'è niente di più patetico che sentir parlare qualcuno di qualcosa che non conosce".

Da aggiungere ci sarebbe molto, ma credo che non ne valga la pena.

Posted by: Nicoletta at 06.02.05 08:56

Nicoletta, hai scritto: "Quante lusinghe ho letto, quante 'leccate di culo', (scusate la volgarità), ho scorto tra le righe di queste note. Quanta falsità ed ipocrisia". Queste mi sembrano accuse. Ti chiedo di indicare chi accusi di leccaculismo, falsità e ipocrisia in modo che tutti quelli che non accusi possano essere esclusi dall'accusa.

Posted by: giuliomozzi at 06.02.05 09:09

Le persone, le persone. Chiaramente un uomo cosi' si comporta in un certo modo, una donna in un altro. C'e' spazio per tutti, nella mia vita. Tutti i simpatici. Anzi, no. Anche per gli antipatici, c'e' spazio. Gli antipatici sanno essere meravigliosi, a volte. Io sono lontano da quasi ogni parola che scrivi, Nicoletta. Ieri mi sentivo presuntuoso, e ho letto poche righe del tuo commento e mi e' bastato. Oggi mi sento un po' diverso, e ho riletto quello che dici e rimani antipatica. Sugli antipatici mi sono gia' espresso. Non troppo male, dai.

Posted by: Federico at 06.02.05 12:45

Caro Giulio, ammiro il tuo “savoir faire”, ma seppur lo ammiro molto, come ti ho scritto giorni fa, il fare nomi non ha alcun senso, seppur quelli che farei sono tutti nominativi di persone a me sconosciute. Ciò che ho espresso lo ritengo più che sufficiente, insomma, per comprendere dove il mio parlare voleva arrivare, e cioè : Non esageriamo, che il troppo strozza.
Chi è falso ed ipocrita, chi ha senz’altro gonfiato esprimendosi in quella determinata maniera, è sicuramente consapevole di averlo fatto, e questo (quantomeno a me personalmente, è ciò che mi basta). Premetto, la mia non è paura, anzi, oserei quasi dire il contrario. In altre parole, per citare negativamente qualcuno, necessito di poterlo guardare fisso negli occhi questo qualcuno. Ritengo troppo comodo e particolarmente sleale farlo deliberatamente nascondendosi dietro ad un video.
Si dice il peccato, non il peccatore, insomma; e questo seppur sono convinta che dire il peccatore, per amor del pettegolezzo (che tanto è amato dal pubblico), farebbe senz’ altro maggior odiens. Se hai letto bene il mio scritto, quello composto mesi fa, neppure il tuo di nome ho fatto mentre decantavo un tuo pezzo che non mi era per niente piaciuto. E’ questione di carattere, carattere senz’altro antipatico, (come mi giudica Federico), ma non posso farci niente, sono, e mi va benissimo di essere fatta così.
Per quest’ultimo che ho citato…Federico, un bel pensiero di Oscar Wilde:
“L’importante, non è scegliere i propri amici, ma i propri nemici… I miei amici li scelgo per il loro aspetto, le relazioni per la loro reputazione, i nemici per la loro intelligenza. In realtà non si è mai abbastanza difficili nella scelta dei nemici”.
Simpaticamente. Nicoletta

Posted by: Nicoletta at 06.02.05 17:47

Nicoletta, ripeto la domanda: chi è leccaculo, falso e ipocrita? Da quando qui hai scritto che qui hai letto leccate di culo, falsità e ipocrisie, tutti quelli che hanno scritto qui sono esposti all'accusa di leccaculismo, falsità e ipocrisia. Volto la domanda: vuoi dire chi *non* è leccaculo, falso e ipocrita? Vuoi essere così gentile da dire chi *non* accusi di tali comportamenti? O preferisci che le accuse che hai lanciate ricadano indistintamente su tutti?

Posted by: giuliomozzi at 06.02.05 23:13

Giulio, Giulio…Vediamo se così ti accontento”.

“Diciamo che Giulio, in Italia, è per me il più prossimo alla quintessenza”.

“Una grande lezione di stile. (…)ho avuta la conferma che solo tu potevi aver descritto cosi bene il personaggio ! Per forza, eri tu ! Grazie Giulio Mozzi”.

“Alcune sue storie sono straordinarie ed io lo considero uno dei migliori autori italiani di racconti”.

“mi serviva chi lo facesse, pensavo e sentivo che uno dei pochissimi a poterlo fare era Giulio Mozzi.

“Non c'è alcuno, fra gli scrittori dell'ultima generazione, il quale sia capace di prendere il proprio cuore e darlo in pasto al lettore così come fa Mozzi. (…)Poi Genna può o meno rendere onore a questa grandezza”

“Lui poi, ok, può dire che la generosità è l'unico modo che sa di stare al mondo. Può dire che non sa tenersi niente, che deve dare, che non vuol restare solo.”

“giuliomozzi non si "tiene niente",dà e dà, è vero, e per quanto sia sconvolgente basta leggerlo o parlarci per intuirlo.”

“e invece in giulio, qualche volta, sento trasudare un dolore cristiano d'altri tempi. e lo sento, quando c'è, in maniera assoluta, generosa, talmente reale da rendere la letteratura, quel qualsiasi cosa di scritto, sangue e carne”.

Ciò che ha scritto Marco Candida, invece, mi è piaciuto molto. Quello, per me, è un amico, tienitelo caro.

Buon inizio settimana.

Posted by: Nicoletta at 07.02.05 08:52

Nicoletta, ti sei dimenticata di segnalare gli autori (nome o nomignolo) di quelle frasi.
Ora devi dimostrare che quelle frasi sono false (cioè che chi le ha scritte non pensa ciò che ha scritto), ipocrite (cioè che chi le ha scritte ha intenzionalmente mentito) e leccacule (cioè che hanno lo scopo di ricavare un vantaggio dal leccarmi il culo).
Ti invito a prenderle in considerazione una per una e a dimostrare una per una che sono o false, o ipocrite, o leccacule.

Posted by: giuliomozzi at 07.02.05 09:16

Non si tratta comunque di "accontentarmi", ma di dare il dovuto rispetto a chi non è né falso né ipocrita né leccaculo; oltre che di prendersi la responsabilità, e l'onere dell'argomentazione, dei propri giudizi.

Posted by: giuliomozzi at 07.02.05 09:19

Oh! Giulio, perchè non rileggi ciò che ho scritto sin dall'inizio di sta cosa (e ora mi verrebbe da rimproverarmi dicendomi: mannaggia a me, e a quando la ho cominciata). Perché ti ostini e continui a dire le stesse cose, sempre e solo le stesse cose?…E soprattutto, perchè se tanto la questione ti ha colpito, non rileggi ciò che hanno scritto i tuoi fans, e tutto ciò che ho scritto io, (non solo quello che hai voluto leggere tu). Cazzo!...ti hanno rappresentato come se tu fossi la diretta incarnazione di Dio...non te ne sei accorto? E se così è, se il mio modo di leggere è corretto, non echeggia falso ed ipocrita ciò che è stato scritto?
“maronna santissima”. Un briciolo di umiltà, accidentaccio!.
E per finire, (con la speranza poi, magari, di riuscire a passare oltre, con magari, chissà, qualcosa di più interessante di questo specifico argomento; qualcosa che possa, magari dare qualcosa di più a tutti) una precisazione: Certo, io non scrivo bene come Voi, ma credo che i concetti che avevo espresso fossero comunque abbastanza chiari e facilmente decifrabili. Sono un lettore Giulio, un gran lettore, (Sai, uno di quei lettori che vengono addirittura accusati di leggere troppo) un gran lettore, purtroppo per me, (visto i soldi che ogni messe spendo in libri) e nulla ti tolgo in bravura, me ne guarderei bene, rischierei il linciaggio, visto come stanno le cose, ma credimi, di scrittori bravi, e bravi, e bravi, quanto e forse più di te, in Italia, in Europa, nel Mondo, ce ne sono davvero tanti. Molti, addirittura, meno conosciuti di quanto lo sei tu. (E mo’ mi aspetto che tu mi chieda di elencarti chi sono). A parte gli scherzi…Se ti piacciono gli onanismi…ok, chiedo scusa a te, e ai molti che ho accusato di falsità ed ipocrisia. Se invece è l’opinione del pubblico che ti interessa, pubblico che può avere anche una realtà diversa dalla tua, dalla vostra, una verità differente, discutiamone; analizzando magari quello che è stato scritto da ciascuno, e ragioniamo sui perché ognuno ha scritto così. Quale il suo fine. (Felice sarei di esser smentita…vorrebbe dire che il mondo comincia a girare in maniera diversa da come purtroppo mi pare di vederlo girare).
Io lo ho fatto, sai, quello di ragionare, e ve lo ho pure scritto dove sono arrivata grazie al mio ragionamento. Ci ho voluto dare addirittura due soluzioni, una più amara e una meno. La più amara, almeno per me, è senz’altro quella dove constato che chi dice che tutti scrivono, ma che nessuno legge, ha senz’altro ragione…(la soluzione dei leccaculi, mi ferisce un po’ meno, visto che di leccaculi è pieno il mondo….e l’unica cosa importante, almeno per me, è che nessuno venga a leccare il mio, o che mi chieda di leccarne).
Altro da aggiungere?…Ora è meglio che mi metta a lavorare. Purtroppo per me, sono una che mangia grazie ai fatti, e non per merito delle parole.

Posted by: Nicoletta at 07.02.05 10:56

Nicoletta, non confondere le cose. Un conto è stabilire se ciò che coloro che tu accusi affermano è vero o falso. E tutt'altro altro conto è stabilire se essi siano ipocriti e/o leccaculi.
Io ad esempio ora dico che tu mi sembri stupida. Un conto è stabilire se tu effettivamente sia o no stupida; e un conto è stabilire se io ho detto che tu mi sembri stupida per serena convinzione o per ipocrisia o per invidia o per vanità o per gioco...
Potrei averlo detto ipocritamente; e tuttavia avere detta una cosa vera, perché tu sei stupida. O potrei averlo detto con serena convinzione, e tuttavia avere detta una cosa falsa, perché tu non sei stupida.
Mi ostino a farti sempre le stesse domande perché tu ti ostini a non rispondere. Se tu avessi risposto dicendo: "Guarda, Tizio e Caio mi sembrano falsi e ipocriti e leccaculi per questa e quest'altra ragione", non avrei ripetuta la richiesta.
Quando proponi di "analizzare magari quello che è stato scritto da ciascuno, e ragionare sui perché ognuno ha scritto così", inviti a fare esattamente ciò che ti ho già chiesto, e non hai fatto.
Quando scrivi: "Purtroppo per me, sono una che mangia grazie ai fatti, e non per merito delle parole", intendi dire che secondo te io non faccio un cazzo tutto il giorno?
Quando scrivi: "Un briciolo di umiltà, accidentaccio!", ti riferisci forse a qualche mia affermazione nella quale dico che sì, è vero, che sono prossimo alla Quintessenza, che do lezioni di stile, che solo io so dare il mio cuore in pasto al lettore, che le mie storie sono straordinarie, eccetera?

Posted by: giuliomozzi at 07.02.05 11:40

Inizio con una osservazione, e poi cercherò di rispondere alle tue domande. L’osservazione è questa: Ho notato che è sparito il “cara”, davanti a Nicoletta.
Che sia un brutto segno?
In riguardo al fatto se sono o meno stupida, magari, ti deluciderò in seguito.
Mentre alle tue domande rispondo così:
"Purtroppo per me, sono una che mangia grazie ai fatti, e non per merito delle parole", intendi dire che secondo te io non faccio un cazzo tutto il giorno?
Assolutamente no, Giulio, la mia frase non voleva dire questo. Anche se questo hai pensato tu. Quando tu mi hai risposto, tu stavi lavorando, perché questo in fondo fa parte del tuo lavoro. Giusto?
Io no, io non stavo lavorando, dialogavo con te, che con il mio lavoro, seppur a me possa piacere molto il dialogare con te, non hai nulla a che fare. (Il “purtroppo” che avevo scritto, indicava che il dialogare con te era cosa che mi piaceva).
Mi ero presa dieci minuti di pausa, per risponderti, quei dieci minuti che di solito uso per bere un caffè o per fumarmi una sigaretta.

"Un briciolo di umiltà, accidentaccio!", ti riferisci forse a qualche mia affermazione nella quale dico che sì, è vero, che sono prossimo alla Quintessenza, che do lezioni di stile, che solo io so dare il mio cuore in pasto al lettore, che le mie storie sono straordinarie, eccetera?
Sai Giulio, non so come risponderti. Certo che no, tu non hai affermato, però non hai neppure detto niente che smorzasse un po’ l’esagerata esaltazione. Forse mi sarebbe piaciuto che tu lo avessi fatto. Ma è successo invece l’esatto contrario. (Ci sono rimasta un po’ male). Hai continuato, per carità, a non affermare, ma hai difeso a spada tratta coloro che ti avevano esageratamente montato.
Io non ho dato dei falsi e degli ipocriti a nessuno, se in fondo ci pensi, e ci rifletti bene. Ho scritto, “quanta falsità ed ipocrisia”. E la mia frase non voleva colpire certamente nessun individuo, ma solo ciò che l’individuo aveva scritto in quel determinato frangente.
Indubbiamente sono diversa. Senz’altro leggo in modo diverso. Non mi rimane che chiedere scusa, la colpa è mia.
Per rispondere alla tua in riguardo alla mia stupidità…una bellissima frase (bellissima perché la ho letta proprio nel periodo in cui ero disoccupata, un bellissimo curriculum il mio, ma non trovavo lavoro perché agli esaminatori dimostravo di sapere il fatto mio, che poi, in fondo, il sapere il fatto proprio, non sarebbe altro che il ruolo di chi fa la mia professione).
Dal testo di Martin Page “Come sono diventato stupido”
(...) -"Lei è matto, è così? Perchè ha scelto di studiare queste...queste robe..."-
-"Mi interessavano. Ah, e ho anche quasi finito una laurea in..."-
-"E' un suicidio professionale. Lei ha studiato per diventare disoccupato"- (...)
Buonanotte Giulio.

Posted by: Nicoletta at 07.02.05 22:52

Nicoletta, dici che non ho fatto niente per "smorzare l'esaltazione".
Ricopio qui un piccolo elenco di leccate di culo ricevute negli ultimi giorni:
- "un pallone gonfiato" (boris battaglia).
- "a me giuliomozzi fa paura" (darkripper).
- "nei giorni scorsi ho letto uno dei racconti più brutti scritti da te, qui" (remo)
- "Questo pezzo è merda pura" (hio)
- "come s'è ridotto mozzi, a scrivere queste cacatine" (lou)
- "e chi se ne inc*ula?" (alberto)
- "Faccio notare che questo scritto manca delle più elementari regole logiche e salta di palo in frasca senza motivazioni. Ma sorvoliamo pure. Le riflessioni sono banali e già sentite molte altre volte. Mi domando come Mozzi possa fare lo scopritore di talenti, quando l'unico talento che dovrebbe scoprire, e rendercelo noto se possibile, è il suo. Ma cosa sa fare questo signore, a parte sputare sentenze e appoggiare aspiranti scrittori senza talento come lui?" (falso Luminamenti)
- "Signor Mozzi, il suo pezzo è proprio di un ciarlatano" (Ettore)
- "Penoso. Scrivi male" (pèo)
Non ho fatto nulla nemmeno per smorzare questa esaltazione qui (se si può chiamarla esaltazione).
L'esempio con la parola "stupida" è un esempio (c'è scritto: "per esempio").
Alla fin fine affermi: "Io non ho dato dei falsi e degli ipocriti a nessuno". Ma, sai, mi era sembrato. Credevo che dire che "molti" scrivono commenti pieni di falsità, ipocrisia e leccate di culo non fosse molto diverso dal dire che quei "molti" sono falsi, ipocriti e leccaculisti.
Questa operazione si chiama, secondo me: "lanciare il sasso e nascondere il braccio". Prima hai lanciata l'accusa, poi ti sei rifiutata di dire chi accusavi, poi ti sei rifiutata di argomentare l'accusa (pur dicendo che la cosa andava fatta), adesso dici che non volevi dare del falso e dell'ipocrita a nessuno.
Quando scrivo qui, non "lavoro". Non produco reddito. Anzi: spendo soldi.
Precisazione: non sono laureato. Dopo la maturità e la leva, sono andato a lavorare.

Posted by: giuliomozzi at 08.02.05 11:51

Simpatico Giulio, mi piacerebbe cominciare questa nuova mia, chiedendoti come è andato l’incontro di ieri sera, (mi sarebbe piaciuto tanto venire anche a questa nuova edizione, come ho fatto l’inverno scorso, ma…sarà per un'altra volta…).
Se cominciassi così, senz’altro, smorzerei l’animo e andrei fuori tema, non sarebbe corretto.
Meglio quindi ricominciare da capo, e comporre nello stesso modo che hai fatto tu, togliendo il simpatico e iniziando con un semplice:
Giulio, mi frega niente di quelli che sparano parole come quelle che hai voluto trascrivere. Manco li tengo in considerazione, almeno io personalmente, vocaboli così, che per giunta, chi li esprime, non ha neppure il coraggio di firmarsi con il proprio nome. Parole al vento, le classifico…Ci mancherebbe altro che tu facessi qualcosa per smorzarle…allora si, che sarebbe un guaio. Che io sappia, la miglior arma in quei casi è l’indifferenza, prima o poi i disturbatori si stufano, e, quando si stufano: o cambiano musica, o smettono addirittura di farne. Ha scritto Johan Stuart Mill (seppur si esprimeva su altra questione che non sarebbe propriamente quella che stiamo trattando noi): “Ogni grande movimento conosce tre fasi: prima viene ridicolizzato, poi discusso e infine adottato”. Credo molto nelle parole di Johan Stuart Mill. Sono convinta insomma, che alla fin fine, guadagnerai di più ascoltando maggiormente chi ti contesta, rispetto che facendo il contrario.
Andata un po’ fuori tema? ...Ho paura di si. Vediamo di ritornare nei ranghi allora.
Mi scrivi:
- Alla fin fine affermi: "Io non ho dato dei falsi e degli ipocriti a nessuno". Ma, sai, mi era sembrato. Credevo che dire che "molti" scrivono commenti pieni di falsità, ipocrisia e leccate di culo non fosse molto diverso dal dire che quei "molti" sono falsi, ipocriti e leccaculisti.
Questa operazione si chiama, secondo me: "lanciare il sasso e nascondere il braccio". –
Ti rispondo:
Sai cosa maggiormente mi innervosisce? Quando qualcuno si intestardisce su un unico vocabolo in questo caso il “molti”, e non si sofferma su un altro da me espresso, che per giunta avevo pure scritto prima di quest’ultimo, e che secondo me (visto l’ambito in cui ci troviamo) è senz’altro più rilevante. Ho esordito con i termini “ brutta sensazione”. Anche se fosse, Giulio, e sottolineo il “fosse” che io accusavo qualcuno, con il fartene i nomi dove saremo andati a finire? (Accusavo…termine che hai adoperato tu. Termine che a me personalmente, visto il contesto nel quale lo stiamo usando, fa un po’ ridere, ma lo ripeto, perché a quanto pare così piace a te).
Dove saremmo andati a finire? Avremmo fatto il processo? L’imputato alla sbarra, il pubblico ministero, la giuria, la sentenza, l’allontanamento dal sito, l’esilio, o cos’altro ci sarebbe stato in serbo per “me” o per i “molti”?
Mi segui nel mio strampalato ragionamento, Giulio?
Sicuro di non produrre reddito scrivendo qui Giulio?. Ti ricordo che la pubblicità è l’anima del commercio.
Per quanto riguarda la laurea, confidenza per confidenza, neppure io ce la ho, ma questo non mi vieta di tenere testa, quantomeno nel mio ambito lavorativo, a dottori commercialisti, direttori di banca, e guardia di finanza.
Per quanto concerne invece il tuo esempio, la supposizione della mia stupidità, te la confermo citandoti una frase di Dacia Maraini: “Eppure sono stata io a volerlo, quel distacco. Sono stata io a imporlo, come un atto di ragionevole intelligenza. Ma l'intelligenza è così poco amica dei sentimenti”.
Ad una prossima.

Posted by: Nicoletta at 08.02.05 18:44

Nicoletta: sì, m'intestardisco su un "unico vocabolo". Se uno dice: "Tizio ha detta questa cosa qui, che è una cretinata", allora si capisce di chi e di cosa si parla. E Tizio può argomentare nuovamente ciò che ha detto (se ne ha voglia), e tutti coloro che non sono Tizio sanno che non è di loro che si parla. Se uno dice: "Qualcuno ha detta una cretinata", non si capisce di chi e di che cosa si parla; l'autore della cretinata non ha la possibilità di argomentare nuovamente ciò che ha detto (perché, se prendesse la parola, attirerebbe subito su di sé l'accusa di cretineria: la prima gallina che canta, dice un proverbio che mi sembra scemo - ma à ampiamente, mi pare, condiviso -, è quella che ha fatto l'uovo) e tutti gli altri che sono intervenuti hanno legittimamente il sospetto di essere accusati di cretineria.
Dici che "manco li tieni in considerazione, vocabili così". Ti rispondo: perché non provi, invece, a prendere in considerazione i vocaboli che adoperi?
Uso il verbo "accusare", sì. Conosci un verbo migliore? Tu non hai criticato degli interventi; tu hai lanciata un'accusa di falsità, ipocrisia e leccaculismo; senza neanche degnarti di specificare chi accusavi (e quindi chi non accusavi). Se tu accusi me di pedanteria (come fai nell'ultimo intervento), io posso difendermi dall'accusa (lo sto facendo, e sono lieto di poterlo fare: non c'è bisogno di convocare tribunali). Ma se tu accusi senza dire chi accusi, come potrà l'accusato difendersi?
Scrivi: "Guadagnerai di più ascoltando maggiormente chi ti contesta, rispetto che facendo il contrario". Sei in grado di dimostrare che io ascolto meno chi mi contesta, rispetto che chi fa il contrario?
Scrivi, riferendoti all'elenco di insulti che ho riportato: "Mi frega niente di quelli che sparano parole come quelle che hai voluto trascrivere". Bene. Dovresti anche capire, allora, perché non intervengo a "smorzare" quegli interventi che tu senti come falsi, ipocriti e leccaculisti.

Posted by: giuliomozzi at 08.02.05 21:41

Giulio, il tuo ultimo “scioglilingua” fila, tanto che è davvero un vero piacere starlo a leggere, nulla da dire al riguardo, vengo con te su quanto affermi. Ma ci vengo solo se parliamo di frasi tipo quella che ho scritto io, una che ti ha colpito e che dice: "Purtroppo per me, sono una che mangia grazie ai fatti, e non per merito delle parole", frase che può indubbiamente suscitare del dubbio, visto che può essere letta in due modi. (Come la hai letta tu, e come la intendevo io). Si può dire la stessa cosa su un pensiero che afferma, ad esempio: ““Diciamo che Giulio, in Italia, è per me il più prossimo alla quintessenza”.?
O se preferisci nominare solo coloro che ti contestano, (altro tipo di esempio), si può dire la stessa cosa del concetto che spara frasi tipo: "un pallone gonfiato", o "Questo pezzo è merda pura".? Non è che per caso, solo leggendo (voce del verbo: leggere) si capiva a che “molti” commenti io mi stavo riferendo?.
Ho lasciato indiscutibili indizi, Giulio,. (non me li negare) su quelle che erano state le frasi che mi avevano fatto provare la brutta sensazione che mi è andata di descrivere. E ti prego, non essere ora tu a nascondere il braccio. Serve davvero, ad un Marco Candida o a un Federico, (i primi due che mi vengono in mente), esser “non nominati” nell’elenco che mi hai chiesto di farti, per capire che non parlavo dei loro elaborati?
Il verbo che suggerisco, al posto di “accusare” (come immagino e spero tu abbia capito, grazie a quanto ho scritto fino ad ora) è: “leggere”. Basta leggere, leggere, leggere e leggere.
Sul mio scriverti “Guadagnerai di più ascoltando maggiormente chi ti contesta, ecc...ecc…, era solo un mio pensiero, una mia esperienza, una spassionata chiacchiera. Una chiacchierata senz’altro di troppo, ma spassionata ed espressa senza nessun altro scopo se non la solidarietà.
E per quanto riguarda l’ultima frase che mi hai scritto, complimenti per la tua astutezza, o dovrei scrivere furbizia Giulio?
Sentitamente

Posted by: Nicoletta at 09.02.05 16:50

Dimenticavo... non ho risposto alla tua domanda: "perché non provi, invece, a prendere in considerazione i vocaboli che adoperi?".
Ho paura, Giulio, che siamo davvero in diversi ad adoperare i vocaboli sbagliati.
Perchè lo dici solo a me di prendere in considerazione come mi esprimo?
"quintessenza"... te lo giuro sulla tomba di mia madre, è un termine che non mi sentirai mai pronunciare.
Sorriso

Posted by: Nicoletta at 09.02.05 17:05

Nicoletta, perché "lasciare indizi" (per quanto "indiscutibili") anziché nominare apertamente?

Posted by: giuliomozzi at 10.02.05 11:33

Perchè Giulio scrivi le cose che scrivi?
(E ora non mi dire, che a una domanda non si risponde con un altra domanda). Rispondi. La tua risposta, qualsiasi essa sarà (mi fido di te)corrisponderà a quella che ti darei io all' ultima domanda che mi hai posto.
E ora, se mi permetti, vado a leggere altri capitoli e commenti che ci sono in questo diario. Con la speranza di potermi confrontare nuovamente e presto con te ed i tuoi amici, ti saluto.

Posted by: Nicoletta at 10.02.05 22:59
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