Allora: un delatore si premura di informarmi che "c'è un tale lupi che parla male di te sul suo blog". E va bene, andiamo a vedere. Il "tale lupi" è Gordiano Lupi, il blog è questo qui, e prende il nome dal libro Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura che lo stesso Lupi ha pubblicato circa un anno fa per Stampa Alternativa.
Bene. Leggo. Ci penso su e decido di scrivere due righe qui, perché il post in questione contiene alcune inesattezze che mi riguardano.
Il post è in realtà una recensione assai polemica di Best Off: il meglio delle riviste letterarie italiane, edizione 2005, curato da Antonio Pascale e pubblicato da Minimum Fax (questa "edizione 2005", ovviamente, antologizza testi pubblicati nel 2004).
Scrive Lupi: "Antonio Pascale si prende cura di segnalare pure Vibrisse e io mi domando quale interesse letterario può avere per un lettore il bollettino aggiornato di tutte le scuole di scrittura italiane". Io ho letto Best Off e non ho trovato vibrisse citato da nessuna parte (o mi sbaglio?). Peraltro nel corso del 2004 (l'anno preso in considerazione da Best Off) vibrisse praticamente non è esistito: dopo l'interruzione dell'edizione via email, avvenuta nel settembre 2003, l'edizione nel web è partita il 13 dicembre 2004. Vibrisse infine non è, come si può notare consultandolo, un "bollettino aggiornato di tutte le scuole di scrittura italiane".
Scrive ancora Lupi (nei commenti allo stesso post): "Una volta Giulio Mozzi mi disse che io facevo spamming, che ero un tipo originale che bazzicava la rete e altre cose così. La differenza tra me e Giulio Mozzi è che lui è un tipo originale che pubblica per Einaudi e inventa fenomeni letterari stile Tullio Avoledo (lo avete letto? mamma santa...), io invece sono un tipo originale che pubblica per editori sfigati e inventa fenomeni letterari come Alessia Martini che pubblica un libro sui manga che ha venduto 2.000 copie. Mi sa che ha venduto più lei del primo libro di racconti di Giulio Mozzi". [1] Confermo: in un periodo in cui Gordiano Lupi mi spediva email un giorno sì e uno sì per pubblicizzare le attività sue e del Foglio Letterario, gli scrissi dicendogli più o meno: guarda che facendo così ottieni l'effetto contrario a quello che desideri (Lupi non scriveva infatti solo a me: spediva queste email, mi disse, a tutti gli indirizzi che aveva in rubrica); e gli consigliai di concentrare gli annunci in una email periodica, settimanale o quindicinale (gli feci l'esempio di Fernandel, che fa un'email mensile). La cosa è raccontata anche qui, nei commenti. [2] Preciso: il mio primo libro di racconti ha venduto circa 1.200 copie nel primo anno di distribuzione, e circa 4.500 copie in totale (in quasi dodici anni).
Riporto anche un post che non è stato indicato dal delatore e preciso che io "non parlo male", esprimo opinioni. So che Best Off non cita Vibrisse, io mi riferivo alla recensione marchetta di Dario Voltolini comparsa su Tuttolibri che cita tante riviste letterarie che non sono su Best Off. Forse ho fatto un gran calderone e ho recensito il libro e la recensione. Ci sta anche che abbia detto qualcosa fuori misura. Non sono un mostro di diplomazia. Mozzi lo sa. Ecco il post che non è stato citato:
Peccato che il lungo intervento sia anonimo perchè l'ho trovato molto corretto ed equilibrato. Grazie.
Devo chiarire solo che pure io stimo Fernandel, pur non condividendone i metri di giudizio e i gusti letterari. Chi è venuto alle mie presentazioni può confermare che l'ho sempre citata come serio editore di progetto. La mia esperienza con loro (con lui) è stata negativa ma solo perchè facciamo cose diverse e ho sbagliato io ad andare a chiedere a lui. Tutto qui. Giulio Mozzi è altra persona che rispetto e che non condivido nelle scelte e nelle cose che invece lui ama. Se io critico Avoledo non lo faccio per spettegolare ma per criticare una cosa che ho letto. Maltese è un'altra realtà di progetto che io non amo, ma rispetto.
Solo per chiarire.
Invece mi pare che non ci sia altretanto rispetto da altre parti nei confronti del lavoro del Foglio che è un serio editore di progetto.Le parole di Marco Bra... non ricordo come si chiama... trasudano arroganza e non meritano molta considerazione. Vorrei sapere cosa ha scritto e pubblicato per venire a fare le bucce a me.
Gordiano
Posted by: Gordiano at 24.02.05 19:26Ora comincio anche io a parlare male di Giulio Mozzi...! Almeno mi cita nel blog, mi linka, mi dà ottimi consigli sulla scrittura e forse mi farà pubblicare...
Non lo fanno tutti per questo?;-))
scherzo eh? continuo a leggere e basta.
saluti
andrea
caro giulio, ciao. tu sei buono, troppo buono.
Posted by: caliceti giuseppe at 24.02.05 20:22bah.
molti nemici, molto onore...dovresti ignorare.
In effetti anche io ero nella rubrica di Lupi :)
Posted by: g.g. at 24.02.05 21:51Caro Gordiano, qualcosa non ha funzionato: se hai inserito un link a un post, questo link non si vede. O almeno io non lo vedo.
Posted by: giuliomozzi at 25.02.05 07:08Ah Mozzi! Ah Lupi! Ma che dobbiamo fa pe' divve che, a modo vostro, annate bbene tutteddue? Ve dobbiamo sbatte la testa l'una contro l'artra???
Posted by: lycas at 25.02.05 12:27Caro Giulio, ho messo il link sul post nuovo che trovi su www.quasiquasifaccio.splinder.com, poi lo sai che combino un po' di casini e che non sono molto bravo con queste cose di internet, ma questa volta spero di averla fata giusta. E spero anche di essermi dato una regolata con le mail. Ora ci conoscono un po' di più, pure a noi poveracci del Foglio e un po' di libri li vendiamo, SENZA FAR PAGARE AGLI AUTORI... che è un nostro punto fermo.
Posted by: Gordiano at 25.02.05 14:46E vissero tutti felici e contenti.
A parte gli scherzi, Giulio, speravo di leggere qualcosa, sul tuo diario, che parlasse del premio letterario Settembrini. Premio che questo fine settimana si concluderà con la vittoria di uno tra i sei finalisti rimasti in gara. So essere un ambito premio per gli autori di racconti, questo che ti ho appena enunciato. Uno dei pochi, se non erro, dedicato esclusivamente a questo genere; Il racconto, appunto.
Premio che si svolge nella tua regione, in una delle città a fianco alla tua.
Invece niente. Se ti ho seguito bene, neppure un accenno. Ne qui, ne su vibrisse.
Boh!
"Che strano", mi son detta, "Giulio che su certe cose è così attento, non ha parlato di questo evento". Peccato.
Eppure ci sono bei nomi tra i finalisti. Bei nomi c'erano pure tra gli altri concorrenti. Strano, davvero strano, che Giulio, così sensibile a certe cose, se ne sia dimenticato. Eppure scrive racconti pure lui. E bei racconti pure!.
Va beh, pazienza.
Giulio avrà senz'altro avuto qualcosa di meglio da fare.
Non conosco il premio Settembrini...
Il Teramo, il Loria, quella buffonata che fanno all'Isola d'Elba monopolio di grossi (non grandi) editori... ci ho iscritto PETER RUSSELL al Premio Isola d'Elaba, quando era la volta della poesia, nemmeno segnalato, e RUSSELL adesso a Pisa ci danno le tesi sopra, lo so perchè gli studenti hanno cercato da me i suoi due ultimi libri... e poi dicono che gli autori del Foglio sono tutti sconosciuti... ma il Settembrini non lo conosco davvero...
Gordiano
Posted by: Gordiano at 25.02.05 16:23Come non lo conosci, Gordiano?...Ma se sei incluso nell'elenco dei concorrenti con il tomo: "Nero tropicale", come fai a non conoscerlo il premio organizzato dalla Regione del Veneto, dedicato a LEONILDE E ARNALDO SETTEMBRINI che si svolge a MESTRE-Ve e che quest'anno è alla sua XLII Edizione?
Hanno concorso anche grosse case editrici presentando qualche loro scrittore, tipo: l'Einaudi, la Feltrinelli, Marsilio, Guanda, Minimun fax, MobyDick.
Comincio a pensare che qualcosa mi sfugge.
Il premio Settembrelli, invece, si tiene a Roncobilaccio Nord, uscita dell'autostrada, 3 km, dopo il casello direzione fattoria del Beppe. Al premio, come consuetudine, sono invitati : (in ordine di volumi di vendite) la Rosalba, il Mario, la Giusi (non la lattaia, ma la moglie del gommista), e infine Fra Archinto. Quest'ultimo, forte dei successi di vendite del suo recentissimo "non proprio una pastorale", si iscrive nell'asfittico panorama letterario italiano come una delle penne più brillanti che siano state lanciate, dal premio stesso, appunto. Bei nomi dello spettacolo, l'orchestra di Raul Casadei, e una fugace apparizione della Lecciso in duetto con la Pausini in un previsto, formidabile "for ever young" (si, di Rod Steward) concluderanno la piacevole serata. Il premio Settembrelli, un appuntamento da non mancare per tutti coloro che hanno l'anzia (si, con la zeta…ndr) di pubblicare. (ANSA, 25.02.05)
Posted by: cletus at 26.02.05 00:56Mi sono preso la briga – è proprio il caso di dirlo – di dare un’occhiata alla rivista di Lupi e di leggere quattro suoi racconti.
Per quanto riguarda la rivista posso dire che non è una vera e propria rivista on line, ma un assaggio per invogliare ad abbonarsi alla rivista cartacea. Dico un assaggio perché mi è sembrato il “trailer” di una rivista, in quanto di articoli di critica non ne ho trovati, ma solo descrizioni dei contenuti della rivista cartacea e dei libri pubblicati dalla casa editrice. La cosa che non mi è piaciuta è che gente che parla della mafia libraria – può darsi che abbia anche ragione, non so, non è argomento di cui mi intenda, ma non viene argomentato, ma solo affermato, quindi mi permetto di rimanere perplesso – poi chieda a chi vuole provare a pubblicare un racconto sulla rivista di comprare almeno un libro dove troverà il modulo di partecipazione. Bè se questo non è pagare per farsi pubblicare....
E dire che Lupi proprio in uno dei suoi racconti (Parrucchiera per signora) fa dichiarare al personaggio – che poi è lui, almeno così mi pare di leggere tra le righe di un autobiografismo mal celato – che mai e poi mai pagherebbe per farsi pubblicare.
Per quanto riguarda i racconti di Lupi, ne ho letti quattro: Parrucchiera per signora, Se non ci fossi tu, La spiaggia e Compagni di scuola. Io non sono un critico letterario né mi fregio di esserlo, ma al liceo e all’università un minimo di senso critico l’ho sviluppato e poi sono uno che legge; perciò darò un giudizio da lettore e devo dire che onestamente i racconti di Gordiano Lupi non mi sono piaciuti. Immagino che uno scrittore sul proprio sito metta racconti che sono la propria punta di diamante, in quanto finiscono per essere dei biglietti da visita. Invece questi quattro racconti sono uniti tutti dall’elemento comune di essere scialbi, senza sapore e senza sorpresa. Pervasi da una fastidiosa tendenza didascalica, una vena di retorica banalotta e, soprattutto, da una sorta di autobiografismo goffo, che un bravo scrittore invece di solito sa mascherare fra le righe o ne fa il perno a cui ruota la storia. Anche l’uso della lingua non mi pare né particolarmente originale né notevole sotto nessun punto di vista. In uno – Parrucchiera per signora - sfocia addirittura nell’uso gratuito e futile di un turpiloquio stantio e per niente originale. Nel complesso questi racconti sono deludenti e non sanno di molto. Per la verità mi hanno veramente annoiato. L’unico che si avvicina ad essere un racconto mediocre è Se non ci fossi tu. Insomma il Signor Lupi non mi sembra un talento letterario, almeno per quello che ho potuto leggere, e certo dopo questi racconti non mi verrà mai in mente di spendere dei soldi per leggere altra roba sua, forse se mi capiterà qualcosa di suo sotto mano potrei dargli una seconda chance e vedere se conferma questo mio giudizio negativo o meno. Nel complesso devo dire che per quello che ho letto nel suo blog, scrive molto meglio Giulio Mozzi, che anche da piccoli particolari mostra la stoffa del narratore. Non ho letto niente di suo, magari ci proverò e non mi piacerà, magari è un losco figuro che specula sulla credulità di illusi scrittori in erba o sedicenti tali con i suoi corsi di scrittura, ma perlomeno sa scrivere in maniera piacevole e in un buon italiano fluido. Quindi in uno di quei suoi corsi truffaldini forse qualcosa la si può imparare davvero, magari solo per caso o per osmosi o almeno si può imparare, mi auguro, su come speculare sulla buona fede del prossimo.
Concludendo volevo chiedere a Giuli Mozzi se poi ha letto il famoso Quasi quasi faccio anch’io un cosro di scrittura e quale è il suo giudizio. Scusate se mi sono dilungato.
Giordano lupi bisogna avere una faccia tosta ad affermare che non chiedete contributi...
ma quando si chiedono dalle 700 euro in su ma come lo chiamiamo? beneficenza?
L'unico editore a pagamento che parla male degli altri editori a pagamento, etichettandosi come SENZA MAI CHIEDERE SOLDI.
questa mistificaione deve finire che è tutto un magna magna è inutile addossarlo solo agli altri
Ah Giulio!
Sei un Genio e sei troppo buono,
per fortuna!
Grazie, s.
Sì, ho letto "Quasi quasi faccio anch'io un corso di scrittura".
Posted by: giuliomozzi@libero.it at 26.02.05 10:15Non ho mai detto di essere niente più che un mediocre scrittore, non ho mai dettoi di essere un genio, nè mi sono mai eretto a esempio di grande scrittore. Mi ha definito bene Piersandro Pallavicini su Pulp: il Joe D'Amato dell'editoria italiana, un artigiano. Questo sono. I miei racconti ad alcuni piacciono ad altri no. Fa parte parte del gioco quando si pubblica.
Sulla Casa Editrice invece ribatto che nessuno al Foglio paga per pubblicare e che il concorso UN RACCONTO PER IL FOGLIO è giustificato proprio dal fatto che vogliamo far leggere chi di solito scrive e basta. Che noi chiediamo 700 euro per pubblicare è una pura menzogna. Basta chiedere ai nostri autori. Le mail si trovano di tutti, credo...
Per Nicoletta che mi dice del premio Settembrini.
Se sono iscritto l'ha fatto Roberto Mistretta di Terzo Millennio, che è persona seria e preparata, editore piccolo ma tenace. I concorsi gratuiti li fa tutti con i pochi libri di narrativa che ha pubblicato. Davvero, io non lo conosco questo premio ed è un po' di tempo che ne faccio semrpe meno, non credo che servano a molto. Come è un po' di tempo che scrivo poca narrativa, credo che mi riesca meglio altro, tipo la saggistica di viaggio ambientata a Cuba, tipo le sceneggiature per i fumetti. Sempre nel campo della mia mediocrità. Non mi sento Proust, state tranquilli.
Ora non voglio intervenire nel merito del fango che qualcuno cerca di gettarci addosso (ricordo solo che per la poesia - l'area di mia competenza - abbiamo pubblicato un candidato al Nobel come Peter Russell e un finalista al Montale come Ivan Fedeli per non parlare degli altri) e che non fa molto onore a Giulio ospitare tali commenti, pur nel rispetto della libertà di espressione (ci mancherebbe). Non entro nemmeno nel merito dell'antipatia che presumo reciproca tra Gordiano e Giulio e comunque della loro idea nettamente diversa di intendere letteratura ed editoria (ovviamente se devo prendere le parti le prendo in favore di Gordiano dato che abbiamo fondato il Foglio assieme nel 1999 e che il progetto, almeno nella parte editoriale è tuttora - evidentemente - condiviso). Voglio però fare una semplice constatazione. E' possibile che non appena si fa una critica a Giulio Mozzi subito escono come cani lasciati liberi (mi si perdoni la metafora) figuri che aggrediscono, che screditano sia da un punto di vista professionale che da un punto di vista personale? Non è mafia questa? Giulio, per favore, prendi le distanze da queste persone.
Andrea Panerini
Dir. Poesia Edizioni Il Foglio
Andrea, non c'è nessuna antipatia tra me e Giulio Mozzi. Almeno da parte mia. Se esprimo giudizi su opere, riviste o libri non è mai un fatto personale. Ribadisco anzi la mia stima verso Giulio Mozzi. La diversità delle cose che facciamo accresce il panorama letterario, certo non lo sminuisce.
Posted by: Gordiano at 26.02.05 12:03UNA PROPOSTA ARRIVATA ORA. VE LA POSTO COSI' COM'E'. TANTO PER DIRE CHE SE FOSSI UN EDITORE A PAGAMENTO PRENDEREI DI TUTTO NO? E INVECE ECCO LA RISPOSTA:
non ci sono tariffe di pubblicazione standard, ma crede che siamo una stamperia?
l'argomento non ci interessa, non lo reputiamo adatto al nostro target di lettori
gordiano lupi
----- Original Message -----
From: Icarus
To: ilfoglio@infol.it
Sent: Saturday, February 26, 2005 11:49 AM
Subject: Proposta editoriale
Spett.le Edizioni Il Foglio,
ho un saggio inedito provvisoriamente intitolato "La missione religiosa di Giovanni Paolo II nella fine dell'URSS".
Il testo riporta testimonianze personmali dacché chi scrive collaborò per oltre un decennio a Roma con i maggiori centri politici e religiosi di collegamento fra l'Occidente e l'URSS, conoscendo le maggiori personalità (dissidenti) e rivelando fatti e circostanze finora sconosciuti ai più. Molte immagini fotografiche, non necessariamente da inserire.
Desidero sapere se posso inviare il testo in visione e preventivamente gradirei conoscere le tariffe di pubblicazione standard.
Ringrazio e saluto cordialmente.
Gianni Viola
Forse mi sono espresso male. Diciamo: modo diversissimo di intendere la letteratura e l'editoria.
:)
andrea panerini
Posted by: Panerini at 26.02.05 12:08Vorrei chiedere a Giulio Mozzi se come il Foglio Letterario anche Sironi, visto che nel blog di Lupi si sostiene sia una consuetudine di un po'tutte le case editrici, se anche Sironi, dicevo, subordina la pubblicazione all'acquisto da parte dell'autore di un certo numero di copie del proprio libro quantificabile mediamente in un milione delle vecchie lire.
Vorrei altresì chiedere a Giulio Mozzi se secondo lui questa prassi, quella cioè di subordinare la pubblicazione all'acquisto di un certo numero di copie da parte dell'autore, rientra nella fattispecie dell'editoria a pagamento oppure no.
Grazie
Posted by: marcob at 26.02.05 12:10In risposta un po' di parole che ho scritto qualche anno fa, parole composte da me, tra le mura di casa mia, su una delle poche gioie che mi erano rimaste. L'amore per la letteratura e il mondo a lei legato. Parole che leggo pure oggi particolarmente vive, seppur siano parole tristi, molto tristi.
Forse, per non andare contro il mio pensiero che dice: vivi e lascia vivere, credo sia arrivato il momento di ascoltare chi mi ha consigliato di leggere meno, molto meno dico ora io e passare oltre, molto oltre.
Buon proseguimento a tutti.
LEGGO RACCONTI
Leggo racconti e rivivo la brutta sensazione che ho provato un anno fa…
Ero in un negozio di libri usati, aperto di domenica, in una città a me sconosciuta.
Affollato l’ambiente, pieno di persone impegnate a curiosare. Pochi a comprare. Molti a rovistare.
La catasta di romanzi che stava al centro, ricordo. Una montagna di libri ammassati, uno sopra l’altro sopra un immenso bancone. Autori anche famosi, seppur solo scrittori di narrativa contemporanea e di facile lettura.
Ho provato paura nel vedere quell’immagine. Forse il cruccio che da sempre mi lega alle parole scritte, la causa di questa disarmonica sensazione.
Proprio il giorno precedente ero così contenta per le nuove mensole che avevo comprato, ero eccitata dal progetto che vedeva le mie forze a spostare volumi da un lato all’altro della casa. Finalmente riuscivo a dare il giusto spazio a ciascuno scrittore a me caro, tra le pareti di casa mia.
Ed ora eccomi lì; immobilizzata e piena di disgusto.
Chi in errore per tutto quel disprezzo che ho provato davanti a quella montagna di carta?
Io. il proprietario del locale, gli editori, o gli ''scrittori'' che hanno permesso tutto ciò?
Caro Andrea Panerini, ti prego di non attribuirmi un'antipatia, che non ho, per Gordiano Lupi. Quanto al contenuto dei commenti: [a] i commenti vengono inseriti da chiunque voglia, con una procedura automatica; [b] quali sono, i "figuri" in questione? Se c'è una cosa che non sopporto, sono gli insulti e le accuse indeterminati. Ti invito a dire nome e/o cognome e/o nickname dei "figuri" che "come cani lasciati liberi" (implicazione: un "cane" che viene "lasciato libero", viene "lasciato libero" da qualcuno; e quel qualcuno, presumo sarei io; per questo vedi al punto [a]) "aggrediscono e screditano" chi mi critica.
Posted by: giuliomozzi at 26.02.05 12:56Caro Marcob, gli autori che hanno pubblicato per Sironi Editore sono stati remunerati con un anticipo (spesso minimo) e con diritti d'autore pari, generalmente, al 7% del prezzo di copertina defiscalizzato.
In un caso abbiamo pubblicato un libro sapendo che un'associazione ne avrebbe acquistato un centinaio di copie. Non l'abbiamo peraltro pubblicato per questo (il libro ha venduto complessivamente più di 5.000 copie, è stato ripubblicato nel club del libro, credo che se ne farà anche un'edizione tascabile, ecc.).
Anch'io a suo tempo ho letto "Quasi quasi ecc.". E per leggerlo l'ho persino comprato. La cosa che mi aveva fatto più pensare era che l'autore del libello, dopo aver detto tutto il male possibile del mio lavoro, ammetteva serenamente di non averlo letto, e che mai e poi mai l'avrebbe fatto.
Il "mamma santa" di cui gratifica oggi il mio lavoro significa che si è deciso finalmente a leggermi prima di giudicarmi, o è solo un ulteriore giudizio a priori? La seconda ipotesi mi spiacerebbe.
Speravo di non aver più notizie del Sig. Lupi, di cui peraltro io nel frattempo ho letto un paio di racconti, che mi astengo dal commentare per non aggiungermi alla latrante schiera degli homo homini Lupi.
Bau!
Dev'essere il re dei coerenti, Lupi, visto che nel suo blog scrive:
"E io parlo solo delle cose che leggo, magari tiro sfondoni ma parlo delle cose che leggo. Me ne faccio un'idea e poi scrivo. Sono un uomo libero, almeno per ora, e vivo bene nel mio underground fatto di piccole soddisfazioni e di onestà intellettuale."
Posted by: marcob at 26.02.05 13:50Completo la risposta a Marcob. Credo che l'obbligo d'acquisto di un certo numero di copie rientri "nella fattispecie dell'editoria a pagamento".
Ne approfitto per una distinzione.
Ci sono gli editori-ladri: quelli che per stamparti un libro (che non distribuiranno, e che spesso non hanno neanche letto) ti chiedono una somma spropositata.
E ci sono gli editori di qualità che fanno libri che vendono poco: ad esempio, certi editori di poesia. Che chiedono una partecipazione alle spese all'autore, perché sanno di non poter nemmeno ricuperare le spese con le vendite.
La differenza non è tanto tra chi si fa pagare e chi non si fa pagare. E' piuttosto tra chi pubblica perché l'autore paga, e chi pubblica perché crede nel valore di ciò che pubblica.
D'altra parte un autore, se è convinto di ciò che ha scritto, potrà ben decidere di investirci su dei soldi.
Vorrei dire al signor Panerini che nessuno gli getta fango addosso. Nel mio commento credo di essere stato chiaro: A)i racconti di Lupi non mi sono piaciuti e ne ho spiegato il motivo, opinabile il mio commento certamente, non pretendo mica che sia un giudizio definitivo sulla qualità di Lupi, ma lameno mi sono preso la briga - è dinuovo il caso di dirlo - di leggere e informarmi prima di parlare; B)è verificabile da tutti e scritto nero su bianco sul vostro sito che per pubblicare racconti sulla vostra rivista, chiedete all'autore di acquistare almeno una vostra pubblicazione. Come giustificazione l'argomentazione: cerchiamo di far leggere qualcosa a chi scrive solotanto, è penosa. Primo perché solitamente chi scrive legge tantissimo, secondo perché è comunque chiedere una decima per pubblicare qualcosa e certo questo non implica il fatto che voi pubblichiate tutto, ma ciò che ritenete valido, resta comunque il fatto che quando lo fate è previo aquisto di almeno un vostro libro e questo mi sembra quanto meno discutibile.
Quindi mi sembra offensivo che qualcuno si permetta di apostrofare chi esprime una sua opinione - che come tale può essere discussa e non condivisa - come losco figuro, o come cane sciolto da qualcuno. Le cose sono due caro dignor Panerini 1) o da quelle parti avete la sindrome del complotto 2) oppure avete la coda di paglia di chi predica bene e razzola male.
Che a me non mi ha sguinzagliato nessuno, avendo una capacità critica esprimo giudizi mica motivati da qualcosa di personale, ma soltanto dal fatto che seguo il blog di Mozzi perché mi piace e perché lo ritengo valido, e incuriosito dal post ho letto i racconti di Lupi e li ho trovati scadenti, magari avrà scritto qualcosa invece di valido, quando lo leggerò lo dirò senza paura. Per il resto taccio, perché non avendo letto altri vostri autori non posso eprimere giudizi: quindi che abbiate pubblicato un candidato al Nobel non mi può importare di meno, in quanto adesso non si stava disquisendo di quello.
Infine Giulio ha detto di aver letto il libello di Lupi, ma che ne pensa?
Tanto per essre chiari in merito alle cose che ho scritto nei miei commenti precedenti ecco quello che ho trovato nella sezione concorsi de Il foglio letterario http://www.ilfoglioletterario.it/):
"Un racconto per Il Foglio
Scarica il catalogo con tutti i nostri libri o consultalo sul web a www.ilfoglioletterario.it , ordina libri delle Edizioni Il Foglio o di TERZO MILLENNIO EDITORE (Nero Tropicale, Il canto dell'upupa, Brividi Neri), oppure un libro di Alejandro Torreguitart (Machi di carta o La marina del mio passato) e contemporaneamente invia un racconto di massimo 5 cartelle standard a: Il Foglio Letterario - via Boccioni 28 - 57025 Piombino (LI) e partecipa al premio editoriale "Un racconto per il Foglio".
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I migliori pervenuti saranno pubblicati sulla rivista "Il Foglio Letterario" nella sezione SHORT STORIES, potranno fare parte di antologie di futura pubblicazione e potranno comparire sulla nuova rivista che uscirà on-line sulle pagine di www.ilfoglioletterario.it . In compatibilità con le possibilità i migliori saranno anche omaggiati di un libro.
Partecipando al concorso Giallo & Noir, unisci al piacere dell'acquisto di un buon libro la possibilità di avere un piccolo spazio e farti conoscere."
Come si puà leggere, si invita chiaramente a comprare libri per pubblicare racconti con la patetica scusa di diffondere la lettura, sarebbe più dignitoso dire: siccome siamo una piccola casa esitrice vi invitiamo a conoscere e comprare le nostre pubblicazioni e al contempo vi diamo la possibilità di pubblicare qualcosa per la nostra rivista, è una piccola operazione pubblicitaria e commenrciale ma ci perdonerete.
Sono curioso di vedere cosa Il signor Lupi e il Signor Panerini replicheranno a ciò che loro stessi hanno scritto nel loro sito.
Mister Arkadin, secondo me c'è una bella differenza tra uno stampatore travestito da editore che chiede 5.000 (o più) euro per stamparti un libretto, e un'associazione che lancia un concorso e chiede come "quota d'iscrizione" l'acquisto di una propria pubblicazione (il cui prezzo è peraltro bassissimo).
Ah: secondo la mia esperienza, l'affermazione "solitamente chi scrive legge tantissimo" non è del tutto vera. Leggo molti dattiloscritti mandati da persone che palesemente non leggono nulla.
Sul libro "Quasi quasi...", non ho nessuna opinione.
a fronte dell'immagine ben rappresentata da Nicoletta, la domanda è: ma perchè pubblicare ? Quanto all'ultimo intervento di g.mozzi, caustica la tua battuta !!! Leggere, leggere, leggere...ma anche no.
Posted by: cletus at 26.02.05 15:32Non lo faccio quasi mai, però intervengo nella tenzone.
Allora, voglio solo dire che mi sta bene tutto: differenze di stile, di visione, di gusti. A volte ci si lascia prendere la mano, si danno giudizi estetici provocatori (so bene che a Gordiano non dispiacciono completamente certi autori che pure "azzanna"), ci si lascia prendere dalla discussione.
Io, però, ho pubblicato un libro con Il Foglio. Non ho speso una lira, nessuno mi ha chiesto di acquistare copie. Per conto mio, ne ho ordinate 30. Al 50% del prezzo di copertina, spesa totale 150 euro.
Editori a pagamento ce ne sono tanti, ma stanno altrove. Il Foglio non lo è.
Allora, mi sta bene tutto.
Però le stronzate proprio no.
Saluti a tutti.
Stavo per intervenire anche io sulla frase "solitamente chi scrive legge tantissimo", ma sono stato preceduto e non posso che sottoscrivere quanto detto da Mozzi.
A volte comunque emerge dalla lettura di un romanzo il background letterario dell'autore e viene da pensare che quella stessa opera sarebbe stata migliore senza l'interferenza di modelli masticati male o semplicemente inapplicabili a dimensioni più contenute di racconto.
Sul discorso "pubblicate ma sganciate!", io credo che l'importante sia la chiarezza. Non ci deve essere un secondo fine nell'interesse di un editore. Intristisce l'idea che un autore poco convincente venga preso in considerazione per le sue possibilità di autofinanziamento.
Scive Giulio Mozzi: "D'altra parte un autore, se è convinto di ciò che ha scritto, potrà ben decidere di investirci su dei soldi".
Concordo perfettamente.
Come ho già scritto altrove capisco pienamente (pur non condividendole) sia le ragioni di un editore a pagamento che quelle di un autore che decide di pagare pur di farsi pubblicare. Ma una casa editice ha anche un altro interlocutore: il lettore. E allora mi chiedo: perché mai un comune lettore dovrebbe acquistare un libro edito solo o soprattutto perché il suo autore ha pagato per farsi pubblicare? Quali garanzie di qualità mi offre un libro del genere? In sostanza: quello che rimprovero a questo tipo di case editrici è il fatto di mettere sul mercato prodotti di qualità scadente facendoli passare per libri uguali a tutti gli altri. Mi sembra un comportamento ingannevole nei confronti del lettore.
Ho pubblicato IL VERO VOLTO delle DONNE (3 ristampe) e il racconto d'apertura dell'antologia DAMMI SPAZIO per Il Foglio e posso dirvi che le accuse di editoria a pagamento sono pure puttanate. La maggior parte degli autori fogliacei sono giovani che non potrebbero nemmeno permettersi di pagare 700 euro.
A mio parere si tratta di concorrenza sleale, sappiamo benissimo che ci sono molti editori che chiedono 3-4.000 euro per pubblicare una silloge poetica...
(Fernando Bassoli)
Posted by: Fernando Bassoli at 26.02.05 16:15Sono d'accordo con quello che mi dice Guilio Mozzi, ma il punto è a) che io ho scritto "solitamente" e non "sempre", sono conscio anch'io che non è una regola, ma di solito chi ama scrivere ama anche leggere, anzi spesso proprio la lettura è uno stimolo a scrivere, ma anche no, chiaramente; b) lungi da me sostenere che il foglio si faccia pagare per pubblicare, non mi pare di averlo scritto in nessuno dei miei interventi, ho solo puntualizzato che però chiedono una piccola decima, e la cosa è anche legittima, nessuna critica su questo. Però quello che intendevo è che chi fa polemica, mi sembra che poi ricada in una piccolissima incoerenza con quello che predica. Tutto qui. Quindi vorrei sottolineare a beneficio di chi ha pubblicato per il Foglio che non ho mai affermato che quest'ultimo sia un editore a pagamento, ma credo di essermi attenuto esclusivamente a ciò che ho letto sul sito del foglio. Poi se uno per pubblicare è disposto a comprare uno o più libri oppure ad affidarsi ad un editore a pagamento, sono scelte sue, magari non condivisibili, ma non mi interessa entrare nel merito. Tanto di libri che non mi sono piaciuti e che non mi piaceranno ce ne sono stati e ce ne saranno, anche di scrittori blasonati: non c'è garanzia. Come però ci sono qui libri che compri per caso e si rivelano una gradevole sorpresa.
Saluti.
Perché il leader dell'Unione era impegnato a scrivere un pistolotto da 13000 battute sul Corriere della sera; suddivise come segue:
Saluti al Direttore, anche se il mio precedente articolo era per Repubblica voglio bene anche a voi. Siete tanto bravi e mi fate riflettere molto. (Mille battute circa)
Mi avete fatto due domande, che mi hanno fatto riflettere a lungo - ve l'avevo già detto? - queste domande sono: Perché ho detto a Bush benvenuto, mentre a giugno dell'anno scorso gli avevo mandato a dire vaffanculo brutto cowboy guerrafondaio? E il fatto che dica oggi a Bush benvenuto significa forse che ho cambiato idea? Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe una linea di politica estera dell'Unione, ma non c'è, quindi potrei dirvi di rifarmi la domanda quando e se ne avremo concordata una e di non romper l'anima, che sono così impegnato che non riesco nemmeno ad aggiornare il blog. Ma siccome sono stato il capo dell'Europa per cinque anni - ve l'ho mai detto? - e adesso sono il capo dell'Unione me ne fotto che non ci sia una linea di politica estera e vi dico la mia. (Millesettecento battute)
Non ho cambiato idea, Bush è un puzzone e non doveva fare la guerra, le elezioni sono state carine ma ci vuole l'Onu. Se non mando più Bush a quel paese è solo perché adesso è stato carino con l'Europa. E poi la democrazia non si esporta con le armi, ha visto Bush come siamo stati bravi in Europa a vincere la guerra fredda e far diventare democratico tutto l'est europeo e parte dell'Africa? - dei turchi non parlo che l'ultima volta ho fatto una gaffe - così bisogna fare. (Duemilaquattrocento battute)
In Iraq il vuoto di potere ha creato il terrorismo, per sistemare tutto ci vuole l'Onu. (Duemiladuecentocinquanta battute)
La politica estera dell'Unione è la pace. La guerra non si fa. La Costituzione dice che non si fa la guerra. La politica estera dell'Unione è l'articolo undici della Costituzione. (Duemilatrecento battute)
La guerra la può autorizzare solo l'Onu, in tutti i casi tranne uno. Tranne cioè che non sia fatta da un governo di centrosinistra e da un presidente americano democratico, in questo caso non si chiama guerra ma "intervento armato". (Duemilaottocento battute)
Prima che i riformisti si incazzino, questa non è la linea ufficiale dell'Unione, quella non c'è, questo è solo il contributo del capo, che sarei io.
Saluti. (Cinquecentosessanta battute)
Ringrazio Giulio Mozzi che come sempre è molto equilibrato nei suoi commenti e dice cose senza alcuna prevenzione. Sa accettare chi la pensa diversamente da lui ed è molto importante. Gli fa onore. Io forse ho sbagliato a venire a scrivere qui la mia opinione e non lo farò più, credo. Meglio che impieghi il mio tempo a scrivere e a gestire la mia piccola Casa Editrice (che è un'associazione culturale onesta). Ho chi mi pubblica, certo sono piccoli, ma fanno cose di qualità e cose che a voi non interessano. Ad Avoledo che dice che per leggere il mio libro l'ha "persino comprato" rispondo che di solito i libri per leggerli si comprano e che pure io il suo l'ho comprato. E l'ho letto. Di lui poi leggo sul Corriere Magazine spesso i racconti che scrive. Sarà bravo ma a me non piace. Sarò libero di pensarlo? In compenso noto che è molto arrogante nelle sue affermazioni nei miei confronti e questa è cosa che mi spiace. Chi ha letto "Quasi quasi" con il giusto spirito ha capito che facevo ironia alla toscana, magari pesante ma pur sempre ironia e ho cercato di dire un po' di verità facendo sorridere e inasprendo la realtà. Sul Foglio dico che i racconti che pubblichiamo li scegliamo senza bisogno che uno compri un libro, voi confondete un concorso (Un racconto per il Foglio) che serve anche a vendere i nostri libri, con i racconti della rivista. Il concorso nomina un vincitore che ha dioritto all'abbonamento e a 50 euro, più facciamo antologie con i racconti migliori, ma se vene sono di buoni.I libri che facciamo sono libri che ci piacciono. Se uno compra 30 copie lo può fare ma non è obbligato. Io ho pubblicato Cuba magica con Mursia che mi ha pagato (e mi paga) il 6 per cento sul venduto. Volevo 20 copie oltre alle 20 che mi toccavano e le ho comprate sconto 30. Al Foglio facciamo sconto 50. Forse che Mursia è un editore a pagamento? Ci sono nostri libri - piccoli successi - che vendono 1.000 - 2.000 copie. Certo, sono pochi. Tanti libri di poesia e narrativa vendono 100 - 500 copie. Siamo piccoli. Non possiamo paragonare Il Foglio con Sironi che paga anticipi, però pure noi paghiamo il 6 per cento sul vernduto a chi vende più di 100 copie. Facciamo promozione, facciamo le fiere (Pisa, Massa, ora ne faremo altre). Perchè avrei rotto le scatole a Mozzi con tante mail pubblicitarie sulle nostre iniziative se fossi stato un editore a pagamento? L'editore a pagamento fa pagare tutte le copie all'autore e se ne sbatte... Ammetto di aver fato tanti errori in vita mia, di essere un impulsivo, uno che prende fuoco subito, che spara giudizi alla toscana... tutto. Ma disonesto non lo sono. E se avete letto Quasi quasi sapete che caso mai sono uno che è stato fregato e che preferisce essere fregato piuttosto che fregare. Chi mi conosce lo sa. Per me la letteratura è una passione, come lo è il cinema di genere, come lo sono i fumetti. Non un modo per fare soldi. Mi occupo solo di cose che mi piacciono e che mi danno soddisfazione. Nella mia vita i soldi sono sempre venuti dopo tutto il resto. Credo di avder detto tutto. Concludo dicendo che Il Foglio non vende illusioni e non prende in giro nessuno, dice le cose come stanno e l'autore che pubblica con noi è informato su tutto. Ci sono giovani autori di 18 - 20 anni che senza di noi cadrebbero nella mani di pirati dell'editoria senza scrupoli, gente che chiede 5.000 euro per un libro. In questi giorni su Piombino abbiamo pubblicato il libro di poesie di un'anziana signora dell'ospizio di Campiglia Marittima (85 anni), una donna intelligente che meritava il libro per tanti motivi. Pensate che l'abbia pagato? La nostra azione è stata premiata dalla sensibilità dei piombinesi che in una settimana hanno comprato 50 copie di quel libro azzerando il nostro investimento.
Ho detto pure troppo, credo.
Quelli del Foglio tengono a precisare che la loro è un'associazione culturale e non una casa editrice.
Pare usino questa formula anche quando chiedono i soldi agli autori.
Questo è infatti quello che ho trovato in rete:
"Mi chiese ducento euro (parla di Lupi ndr) ma…"giusto perché la quota soci e perché questa è sempre un'associazione culturale".
(Locascio, autore del foglio)
Per Giuseppe Mauro: il fatto che a te abbiano riservato un "trattamento di favore" non smentisce la regola generale, e cioè che il Foglio pubblica dietro acquisto da parte dell'autore di un certo numero di copie (non è un segreto di Stato, lo dicono gli stessi autori del Foglio sul blog di Lupi).
La testimonianza di Fernando Bassoli non fa testo, in quanto il medesimo fa parte dell'ingranaggio: è colui che scrive le recensioni (entusiastiche ovviamente) ai libri del Foglio sui loro siti "convenzionati"
Faccio notare infine che nel sito del Foglio, nella sezione titolata "come pubblicare con noi" si trova questa frase emblematica:
"Per i titoli di narrativa di particolare interesse non è previsto nessun tipo di contributo"
Per tutti gli altri quindi sì, si desume...
Marcob, per piacere: un link a dove hai trovate le parole di Locascio.
Posted by: giuliomozzi at 26.02.05 21:21Arrivo come al solito con un tempismo imperfetto.
Ma ci tenevo a dire che sono anch'io un'autrice del Foglio Letterario e che per pubblicare il mio libro non mi è stato chiesto nessun contributo. Ho comprato 80 copie (costo di copertina 3/00 euro, concordato con l'editore proprio per fare in modo che il libro stesso fosse più accessibile, trattandosi di poesia) al 50% del prezzo di copertina (roba che il foglio ci ha rimesso sulle spese postali per mandarmeli), assolutamente senza essere obbligata.
Volevo ringraziare Gordiano per il "trattamento di favore" che ha fatto anche a me.
Gordiano, non so che Avoledo hai letto, ma sul Corriere Magazine non ho mai pubblicato una riga, non diciamo un racconto. Vivi in un universo parallelo? Credo di sì, dato che il Gordiano Lupi che nel mio universo ha scritto "Quasi quasi" era lui ad affermare di non aver letto il mio libro. Non che ci tenessi a contare né lui né te fra i miei lettori. Scusa se replico alle tue esternazioni, ma mi sento spinto a farlo dal fatto che sembra che tu proprio non riesca a intervenire su questa pagina senza tirarmi in ballo. Comunque tranquillo: dato che la mia sopportazione ha un limite, e che ho cose migliori da fare (tipo cambiare la lettiera l gatto) non risponderò più ai tuoi commenti. Leggimi (o non leggermi) dove più ti pare e piace. Anche dove non ho mai scritto.
Ah, guarda che a definire quello che scrivi "ironia alla toscana" secondo me rischi la querela. Da parte dei toscani o di chi ha davvero il senso dell'ironia. Il tuo è sarcasmo e basta. Credimi.
Ciao.
Stella Iasiello non fa altro che confermare la prassi descritta. La cosa curiosa è che aggiunge "senza essere obbligata". Che significa? Che non ti hanno puntato una pistola alla tempia? Ci mancherebbe altro. Sta di fatto che senza l'acquisto di quelle copie il tuo libro, presumo, non sarebbe mai stato pubblicato.
Per Giulio Mozzi: http://www.paginazero.info/SOMMARIO/TEMA%20DEL%20MESE/Alessandro_Cascio.htm
Posted by: marcob at 26.02.05 21:56Parole di gordiano lupi: "Per molti libri chiediamo un aiuto agli autori, che in ogni caso è sempre un aiuto contenuto che consiste nel vendere 50 - 100 copie del loro libro. Non è fare editoria a pagamento questo, ma coinvolgere l'autore nella buona riuscita del suo libro. Siamo piccoli e non ne facciamo mistero. Su qualche libro investiamo in proprio ma non su tutti, sarebbe un suicidio commerciale."
Uno compra 50-100 copie però non è a pagamento...
lupi è un maestro dell'immagine ha capito tutto della vita
http://www.lamette.it/modules.php?name=Live_News&func=LiveNewsView&nid=567
"Non sono un mostro di diplomazia", scrive Gordiano Lupi nel primo (su, su, in altro) commento di questa lunga serie. Sinceramente, credo che il problema sia tutto qui.
Provo a riassumere. L'associazione Il foglio pubblica libri: in piccole tirature, a prezzi bassissimi. Li distribuisce e promuove con un ostinato lavoro sotterraneo, con molta attività in rete, eccetera. L'associazione non ha scopo di lucro, è mandata avanti da chi la manda avanti per il puro piacere di farlo, per il gusto e il divertimento di pubblicare le proprie e le altrui parole.
Bene.
Questa associazione non è un'impresa. Non produce utili (sfido chiunque a produrre utili con quei prezzi di copertina lì). Richiede molto lavoro volontario, e così via.
Io non li conosco, quelli del Foglio. Mi limito a immaginarmi la loro situazione.
Ora: se le cose stanno più o meno come mi immagino, che l'associazione chieda all'autore di farsi carico della vendita di cinquanta o cento copie, mi sembra il minimo. Sono poi quelle cinquanta o cento copie che facilmente si diffondono tra parenti, amici, conoscenti ecc.
Che venga chiesto all'aspirante autore di acquistare una pubblicazione dell'associazione, idem: mi pare il minimo. (La casa editrice per la quale lavoro riceve spesso dattiloscritti da persone che dichiarano di non aver letto nessuno dei nostri libri - lo dichiarano implicitamente, il più delle volte, poiché nella lettera che accompagna il dattiloscritto spiegano di averci conosciuti in rete. A me, questi che ci mandano il loro dattiloscritto senza nemmeno essersi degnati di conoscere il nostro lavoro, danno un po' di irritazione).
Che venga chiesto di associarsi all'associazione, idem: mi sembra il minimo.
In sostanza: data la natura associativa della faccenda, mi pare che non ci sia nulla di male nel chiedere all'autore di comportarsi come un *socio*: e cioè nel chiedergli di partecipare, con cifre modestissime, ai costi dell'impresa, e/o di adoperarsi per incrementare lo smercio. E questo, cioè il fatto associativo, fa sì che l'associazione possa dire: "Noi non facciamo pagare".
Basterebbe, credo, un po' di diplomazia nello spiegare la faccenda: e penso che proprio nessuno ci troverebbe da ridire.
A me dispiace che Gordiano non sia non dico un "mostro di diplomazia", ma almeno un po' più attento e preciso (non dico cordiale) in ciò che dice: perché eviterebbe di tirarsi addosso tanti strali, e magari troverebbe più alleati e meno contestatori.
Ciò detto: magari è più produttivo se "parliamo male" dei ladri veri, tipo Firenze Libri/Lalli, Cultura Duemila, eccetera...
(Tra parentesi: mi spiace che in questa discussione, che non è discussione d'opinioni ma di fatti - si paga, non si paga -, siano intervenute persone che si sono fimate con indirizzi fasulli. In qualunque "processo", anche improvvisato come quello che pare si stia tenendo qui, le dichiarazioni anonime non hanno alcun valore. A meno che non si ritenga che Gordiano Lupi sia un "mafioso delle lettere" così potente e pericoloso da doversi celare alla sua vendetta...).
Giulio Mozzi, nessuno (almeno non io) ha contestato la moralità o la legalità di quello che fa il Foglio.
A me però danno fastidio due cose:
- la disonestà intellettuale di chi continua a negare, anche di fronte all'evidenza, come stanno davvero le cose, parandosi dietro affermazioni del tipo: noi non obblighiamo nessuno a pagare; oppure: lo fanno anche Einaudi e Mondadori.
- il fatto che questo tipo di case editrici ingannano il lettore, il quale ignora che si tratta di libri pubblicati non per il loro valore letterario, ma perché l'autore ha pagato un balzello (anzi, ha fatto un investimento, come dicono quelli del Foglio). Risultato: chi compra questo tipo di libri, come è successo a me, magari dopo aver letto una recensione compiacente su uno dei siti in cui vengono promozionati, si trova spesso di fronte a un'opera di qualità scadentissima.
Non pensi, Giulio Mozzi, che il lettore andrebbe in qualche modo tutelato?
Non si potrebbe apporre sulla copertina di questi libri un bell'adesivo con scritto: "libro pubblicato su contributo dell'autore"?
Lo dico a titolo di provocazione ovviamente, so bene che nessuno, né l'editore né tantomento l'autore, sarebbe disposto a dichiarare una cosa del genere. Però almeno il lettore sarebbe più consapevole di quello che acquista e non rischierebbe di fare brutte esperienze.
Ps: Il mio indirizzo di posta elettronica è marco_bra@hotmail.it. Per fretta nei post precedenti avevo dimenticato il trattino.
Posted by: marcob at 27.02.05 00:15Condivido il senso delle cose che ha detto Giulio Mozzi. Mi sembra che la sua sia una valutazione serena e corretta della nostra associazione. Mi pare anche che abbia fatto i nomi veri dei reali ladroni dell'editoria, che pure io accuso nel mio Quasi quasi". Aggiungo solo che il racconto di Avoledo l'ho leto sul Corriere Magazine. Non vivo in un universo parallelo. Doveva essere un capitolo del suo nuovo libro messo da Antonio D'Orrico per pubblicizzarlo. Tutto qui. Per il resto pare un destino quello di avere gli strali addosso, forse è colpa mia. Però al Foglio facciamo le cose con onestà e non chiediamo contributi. L'autore è libero di concordare le copie che vuol prendere per uso commerciale. Se volete vi posto un fac simile di contratto.
Posted by: Gordiano at 27.02.05 00:23Edizioni Il Foglio
di Gordiano Lupi per l’Associazione Culturale “Il Foglio”
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Fra la signora XXXXXX - codice fiscale
(di qui in avanti l’Autore) e le EDIZIONI IL FOGLIO di Piombino, v.Boccioni 28 (di qui in avanti l’Editore) rappresentate da Gordiano Lupi, nato a Piombino il 28 novembre 1960 e residente a Piombino;
si conviene quanto segue
1) L’Autore cede i diritti di stampa sull’opera intitolata XXXXX (di qui in avanti chiamata l’Opera) alle EDIZIONI IL FOGLIO per un anno dalla data del presente contratto. Se alla scadenza del contratto nessuno dei due contraenti lo disdice, la cessione dei diritti si intende rinnovata altri 12 mesi. La disdetta va data per raccomandata a.r. entro i 15 giorni precedenti.
2) La pubblicazione avverrà nella Collana XXXX
3) L’Autore dichiara di essere l’unico proprietario dell’Opera e il creatore originale, sapendo le pene previste dalla Legge se dichiara il falso.
4) L’Autore ha diritto a numero 10 copie omaggio della pubblicazione.
5) L’Autore potrà acquistare per uso personale le copie che desidera della sua pubblicazione con uno sconto pari al cinquanta per cento del prezzo di copertina, salvo maggiore riduzione decisa dell’Editore.
6) L’Editore farà un rendiconto annuale delle vendite (al 31 dicembre) solo se si supereranno le 100 (cento) copie vendute. Sotto questa soglia di venduto nessun diritto spetta all’autore.
7) Il prezzo di copertina si concorda in euro XXXXX
8) L’Editore si impegna a distribuire e promuovere l’Opera tramite le imprese di distribuzione con cui ha rapporti lavorativi (Panini, Starshop, Pegasus e Internetbookshop), a farla arrivare in ogni libreria italiana che ne farà richiesta e alle librerie convenzionate.
9) L’Editore si impegna a promuovere e divulgare il libro tramite i siti internet www.ilfoglioletterario.it e www.internetbookshop.it.
10) Trascorso un anno dalla data di pubblicazione, l’Editore potrà mandare al macero l’Opera e l’Autore potrà rilevare le copie che crede sempre con il solito prezzo speciale (cfr. art. 5).
11) Per i proventi dalle vendite è riconosciuto all’Autore un indennizzo del 6% sulle copie vendute. In caso di vendite inferiori alle 100 copie come già detto non si pagheranno diritti. Non vengono considerate copie vendute quelle acquistate dall’autore sulle quali già l’autore gode del 50% dei diritti.
12) Il presente è un accordo per chiarire diritti e doveri delle parti e si ribadisce che l’Editore si impegna a divulgare l’Opera e a cercare di pubblicizzarla e di trarne i maggiori ricavi possibili nel reciproco interesse.
13) Per qualsiasi controversia è competente il foro di Livorno.
Piombino, _________________
L’Editore L’ Autore
Secondo voi questo è un contratto capestro? Scagliamoci contro L'Autore Libri che anche oggi è in prima pagian su La Stampa con il suo famigerato concorso. Noi siamo nati anche per togliere clienti a quel tipo di gente là e per levare dalle loro grinfie giovani buoni autori (o che noi riteniamo tali, si sa che qui è tutto opinabile. Spesso penso che ci attaccano proprio per questo motivo...
Gordiano
Posted by: Gordiano at 27.02.05 00:28"In sostanza: data la natura associativa della faccenda, mi pare che non ci sia nulla di male nel chiedere all'autore di comportarsi come un *socio*: e cioè nel chiedergli di partecipare, con cifre modestissime, ai costi dell'impresa, e/o di adoperarsi per incrementare lo smercio. E questo, cioè il fatto associativo, fa sì che l'associazione possa dire: "Noi non facciamo pagare".
In verità questa argomentazione mi pare un po' tirata per i capelli.
Non mi sembra che la faccenda abbia una natura associativa.
In un'associazione i soci si dividono gli utili.
In questo caso l'autore non ci guadagna niente dal punto di vista economico, anzi ci smena a fondo perso.
Non solo: l'imprenditore scarica completamente il rischio di impresa sull'autore.
Non ha niente da perdere se il libro non vende (perché comunque ha le spese di pubblicazione coperte dalla "quota" dell'autore) e ha tutto da guadagnare se invece il libro vende.
Non mi sembra insomma che si configuri un rapporto paritario negli oneri e negli onori, come invece dovrebbe accadere nelle associazioni tout court.
Marcob, per sostenere che l'associazione Il foglio pubblica i libri "non per il loro valore letterario, ma perché l'autore ha pagato un balzello", dovresti dimostrare che il "balzello" pagato dall'autore è sufficiente non solo a pagare le spese ma anche a garantire all'associazione un guadagno - un guadagno, aggiungerei, tale da giustificare la fatica di tutta l'operazione.
E non mi sembra che da tutta questa discussione risulti che l'associazione Il foglio riscuota dagli autori pubblicati un "balzello" con queste caratteristiche.
Tu citi una dichiarazione di Locascio, che ha versato all'associazione un contributo di 200 euro. Qualcuno ha buttato lì una cifra più: "dalle 700 euro in su". Questo qualcuno si firma "bla bla bla", offre un indirizzo che ritengo fasullo (ho spedita una email, mi è ritornata indietro) e non dà indicazioni circa la fonte dell'informazione: quindi quella cifra non la prendo neanche in considerazione. Lo stesso qualcuno (credo, visto che ha lo stesso IP) poco dopo è intervenuto firmandosi "eccolo qua", dando un altro indirizzo che ritengo fasullo, e linkando un'intervista a Lupi dove Lupi dichiara: "Per molti libri chiediamo un aiuto agli autori, che in ogni caso è sempre un aiuto contenuto che consiste nel vendere 50 - 100 copie del loro libro".
Credo sia evidente che il prezzo di copertina (scontato del 50%, come altri hanno spiegato; e teniamo conto che i libri del Foglio hanno prezzi di copertina bassissimi) di 50 o 100 copie non costituisce un "balzello" con le caratteristiche di cui sopra.
Quindi credo che quando affermi che l'associazione Il foglio pubblica i libri "non per il loro valore letterario, ma perché l'autore ha pagato un balzello", tu commetta un errore. E l'accusa di "disonestà intellettuale" mi sembra campata in aria.
(Ovviamente l'associazione Il foglio può sbagliarsi nella valutazione del "valore letterario" di un'opera. Ma questo non c'entra con la discussione in corso).
Il Foglio avrebbe recensori foraggiati che fanno parte del gioco per truffare ignari lettori... e già perchè noi diventiamo ricchi vendendo un libro che costa 5 o 6 euro, quando va bene 10... certo se Il Foglio ha recensori foraggiati mi immagino la Mondadori o la Einaudi... come barzelletta non è male, la voglio raccontare a veglia, come si dice qui da noi...
va bene, ora saluto la compagnia e non torno, chi mi vuole mi trova su: www.quasiquasifaccio.splinder.com
pure se non ho gatti credo di aver di meglio da fare... a proposito devo finire la sceneggiatura de La gatta con gli stivali per X Comics...
Lupi, quello che hai postato sarà il contratto che stipuli per "le opere di particolare interesse", come scrivi nel tuo sito. Per le altre, come affermi tu stesso nel virgolettato riportato sopra, chiedi di acquistare tra le 50 e le 100 copie.
L'hai detto tu, mica nessuno si è inventato niente.
Se devi smentire qualcosa, fallo pure: ma devi partire da te stesso.
Marcob, hai scritto: "In un'associazione i soci si dividono gli utili". No. Nelle società i soci si dividono gli utili. Nelle associazioni, al contrario, gli utili restano all'associazione e possono essere spesi solo per le finalità dell'associazione.
Quanto all'affermazione: "l'imprenditore scarica completamente il rischio di impresa sull'autore", ho già risposto. Le cifre che sono state fatte non la giustificano.
Tu hai delle altre cifre?
Attendo eventuali smentite, ma a me risulta che un'associazione culturale senza fine di lucro non possa svolgere attività commerciale.
Inoltre, ad esempio:
In un'associazione gli associati versano quote associative annuali.
Gli autori del Foglio lo fanno?
In un'associazione gli associati partecipano all'assemblea dei soci?
Gli autori del Foglio vengono convocati all'assemblea dei soci?
In un associazione gli associati hanno diritto di consultare in ogni momento il bilancio dell'associazione?
Agli autori del Foglio è data questa possibilità?
Mozzi, a me sembra che il Foglio non si comporti come un'associazione nei confronti dei suoi autori.
A me, quella del Foglio, sembra una vera e propria attività imprenditoriale. Mi auguro sia così, perché mi risulta che solo all'interno di un'attività imprenditoriale (con fini di lucro, quindi) si possa chiedere una remunerazione a un privato.
Posted by: marcob at 27.02.05 02:05Rispondo a Giulio Mozzi:
"Marcob, per sostenere che l'associazione Il foglio pubblica i libri "non per il loro valore letterario, ma perché l'autore ha pagato un balzello", dovresti dimostrare che il "balzello" pagato dall'autore è sufficiente non solo a pagare le spese ma anche a garantire all'associazione un guadagno - un guadagno, aggiungerei, tale da giustificare la fatica di tutta l'operazione"
Mozzi, secondo me complichi troppo la faccenda. Per dimostare che l'editore pubblica libri non per il loro valore ma perché l'autore ha pagato un balzello è sufficiente fare il ragionamento contrario: quello stesso libro verrebbe pubblicato senza il pagamento del balzello? La risposta che mi do, in base a quanto ho letto in questo dibattito e ad altri elementi a mia conoscenza, è no.
"E non mi sembra che da tutta questa discussione risulti che l'associazione Il foglio riscuota dagli autori pubblicati un "balzello" con queste caratteristiche."
Ma infatti sono il primo a dirlo: il Foglio è una casa editrice a pagamento a buon mercato, anzi ottimo.
"Credo sia evidente che il prezzo di copertina (scontato del 50%, come altri hanno spiegato; e teniamo conto che i libri del Foglio hanno prezzi di copertina bassissimi) di 50 o 100 copie non costituisce un "balzello" con le caratteristiche di cui sopra.
Quindi credo che quando affermi che l'associazione Il foglio pubblica i libri "non per il loro valore letterario, ma perché l'autore ha pagato un balzello", tu commetta un errore. E l'accusa di "disonestà intellettuale" mi sembra campata in aria."
L'accusa di disonestà intellettuale era riferita al fatto che Lupi continua a negare di chiedere agli autori l'acquisto di un certo numero copie del proprio libro quando lui stesso (nel virgolettato riportato) e gli stessi suoi autori (nel blog di Lupi e in molti forum) affermano il contrario.
Poi non capisco perché dici che i libri del Foglio hanno un prezzo di copertina bassissimo. Costano mediamente dagli 8 ai 12 euro. Non mi sembra tanto basso, considerando che spesso non superano le 100 pagine.
Posted by: marcob at 27.02.05 02:40Caro Marcob, sulle associazioni non hai informazioni precise.
Scrivi: "A me risulta che un'associazione culturale senza fine di lucro non possa svolgere attività commerciale". Sì, può svolgerla. L'espressione "senza fine di lucro" significa che gli eventuali utili (il "lucro") non vengono distribuiti tra i soci.
Poi scrivi: "In un'associazione gli associati versano quote associative annuali". Non è detto. Ci sono associazioni senza quota associativa. Ci sono associazioni in cui si raccolgono i soldi quando servono, anche in misura disuguale tra i soci.
Poi scrivi: "In un'associazione gli associati partecipano all'assemblea dei soci?". All'assemblea dei soci partecipano i soci che ne hanno diritto; e non è detto che tutti i soci ne abbiano il diritto. Lo statuto di un'associazione può prevedere che esistano diverse categorie di soci (ad esempio: soci ordinari, soci sostenitori, soci fondatori, soci benemeriti ecc.) e che l'assemblea sia composta solo da alcune categorie di soci (diverse associazioni, ad esempio, escludono i soci ordinari). Quindi la tua domanda: "Gli autori del Foglio vengono convocati all'assemblea dei soci?" non è necessariamente pertinente.
Poi scrivi: "In un associazione gli associati hanno diritto di consultare in ogni momento il bilancio dell'associazione?". Credo che tu intenda la contabilità, piuttosto che il bilancio (anche i bilanci delle società sono pubblici, depositati in Tribunale), e ti rispondo che credo di sì; sospetto che non possano esistere soci privi di questo diritto. Naturalmente questo diritto si esercita attraverso le procedure eventualmente stabilite dall'associazione stessa e con gli eventuali limiti posti dalla legge (alla privacy ecc.: se io voglio consultare la contabilità per sapere quanto guadagna il segretario dell'associazione, ad esempio, può darsi - vado a occhio - che possa essere opposto il diritto alla riservatezza, ecc.).
Poi scrivi: "A me, quella del Foglio, sembra una vera e propria attività imprenditoriale. Mi auguro sia così, perché mi risulta che solo all'interno di un'attività imprenditoriale (con fini di lucro, quindi) si possa chiedere una remunerazione a un privato". E questo, come ho già detto, non è vero: la differenza tra un'impresa (una società) e un'associazione non sta nel fatto che prodotti e/o servizi vengano venduti o forniti gratuitamente, ma nel fatto che i profitti dell'impresa possono essere distribuiti tra i soci, mentre i profitti dell'associazione non possono essere distribuiti tra i soci.
Poi, scrivi: "Per dimostare che l'editore pubblica libri non per il loro valore ma perché l'autore ha pagato un balzello è sufficiente fare il ragionamento contrario: quello stesso libro verrebbe pubblicato senza il pagamento del balzello?". No, non è sufficiente fare il ragionamento contrario: perché è un ragionamento ipotetico che, senza prove, non vale nulla. Tu sei in grado di portare casi di persone il cui libro è stato rifiutato dal Foglio perché non hanno voluto pagare il "balzello"? Attenzione: in un caso come questo, non basta la testimonianza dell'autore (che può essere interessato a screditare un editore che lo ha rifiutato: caso frequentissimo); ci vuole anche qualche elemento di prova.
Mi dici, caro Marcob, che complico troppo la faccenda. Secondo me la faccenda è molto semplice. Tu hai una tesi, e dubito che te ne schioderai mai: hai assunto un punto di vista tale che se il Foglio chiedesse ai suoi autori un contributo di un euro, lo classificheresti tra gli editori a pagamento (a fianco, e senza distinzione, dei più famigerati ladri e truffatori). E Gordiano Lupi è troppo emotivo e impreciso per spiegarsi decentemente.
Caro Mozzi,
Scrivi: "Tu hai una tesi, e dubito che te ne schioderai mai: hai assunto un punto di vista tale che se il Foglio chiedesse ai suoi autori un contributo di un euro, lo classificheresti tra gli editori a pagamento"
Mozzi, tu stesso hai scritto: "Credo che l'obbligo d'acquisto di un certo numero di copie rientri nella fattispecie dell'editoria a pagamento", non quantificando un numero di copie minime (e quindi di euro) al di sotto delle quali non si configurerebbe la fattispecie dell'editoria a pagamento. Quindi, stando almeno a questa tua dichiarazione, la pensiamo allo stesso modo.
Scrivi: " No, non è sufficiente fare il ragionamento contrario: perché è un ragionamento ipotetico che, senza prove, non vale nulla. Tu sei in grado di portare casi di persone il cui libro è stato rifiutato dal Foglio perché non hanno voluto pagare il "balzello"? Attenzione: in un caso come questo, non basta la testimonianza dell'autore (che può essere interessato a screditare un editore che lo ha rifiutato: caso frequentissimo); ci vuole anche qualche elemento di prova."
L'elemento di prova è questo virgolettato, mai smentito, di Lupi, in cui lo stesso afferma di chiedere agli autori il balzello. La richiesta del balzello, almeno a giudicare da queste parole, appare a tutti gli effetti conditio sine qua non per la stipula del contratto.
"Per molti libri chiediamo un aiuto agli autori, che in ogni caso è sempre un aiuto contenuto che consiste nel vendere 50 - 100 copie del loro libro. Non è fare editoria a pagamento questo, ma coinvolgere l'autore nella buona riuscita del suo libro. Siamo piccoli e non ne facciamo mistero. Su qualche libro investiamo in proprio ma non su tutti, sarebbe un suicidio commerciale" (Lupi)
Scrivi: Un'associazione culturale senza fine di lucro può svolgere un'attività commerciale. "L'espressione "senza fine di lucro" significa che gli eventuali utili (il "lucro") non vengono distribuiti tra i soci."
Non mi risuta. L’art. 87 del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 al comma 1, lett. c), definisce gli enti non commerciali “… gli enti pubblici e privati, diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale”.
Scrivi: "All'assemblea dei soci partecipano i soci che ne hanno diritto; e non è detto che tutti i soci ne abbiano il diritto. Lo statuto di un'associazione può prevedere che esistano diverse categorie di soci (ad esempio: soci ordinari, soci sostenitori, soci fondatori, soci benemeriti ecc.) e che l'assemblea sia composta solo da alcune categorie di soci (diverse associazioni, ad esempio, escludono i soci ordinari). Quindi la tua domanda: "Gli autori del Foglio vengono convocati all'assemblea dei soci?" non è necessariamente pertinente."
Non mi risulta. L'Assemblea è l'organo costituito da tutti i soci, per cui tutti i soci hanno diritto di parteciparvi, a prescindere dalla qualifica del socio. Questo diritto è insopprimibile, tanto che qualsiasi clausola che pone dei limiti inserita nell'atto costitutivo o nello statuto è nulla.
Scrivi: "e questo, come ho già detto, non è vero: la differenza tra un'impresa (una società) e un'associazione non sta nel fatto che prodotti e/o servizi vengano venduti o forniti gratuitamente, ma nel fatto che i profitti dell'impresa possono essere distribuiti tra i soci, mentre i profitti dell'associazione non possono essere distribuiti tra i soci."
Ma qui non si sta parlando di associazioni tout court, ma di associazioni no profit.
A questo proposito ti rimando a questo sito http://www.nonprofitonline.it/static/focus/sciume/sorrentino_250202.htm, da cui ti copio e incollo alcuni stralci interessanti:
"Così la costituzione di associazioni, fondazioni, comitati, enti cooperativi, organismi non governativi e la loro organizzazione, finalizzata istituzionalmente alla tutela di interessi sociali, ovvero altruistici, - comunque non lucrativi -, ha generato una nuova categoria giuridica, diremmo “trasversale“, caratterizzantesi esclusivamente per la finalità perseguita.
Dottrina e Giurisprudenza sono state a lungo impegnate nel verificare l’ammissibilità di un riconoscimento della qualifica (e degli effetti giuridici) imprenditoriale ad enti non lucrativi, che esercitano una attività economica finalizzata alla produzione di beni o di servizi patrimonialmente valutabili.
L’inquadramento dell’ente istituzionalmente non lucrativo tra gli imprenditori commerciali non assume un rilievo meramente accademico in quanto, sancita tale riconduzione, ne consegue l’applicazione dello statuto imprenditoriale e, quindi, la sottoposizione dell’ente alle procedure concorsuali
Il problema è sorto, ancora una volta, per la carenza normativa di una espressa
loro ricomprensione nella definizione dell’imprenditore operata dall’art. 2082
cod. civ., coincidente con “l’esercizio professionale di un’attività economica
organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”.
Il requisito della “professionalità” veniva esplicitato quale sinonimo di “non occasionalità e stabilità” dell’attività svolta, finalizzata ad uno “scopo lucrativo”, quale l’intermediazione nella produzione e nello scambio di beni e di servizi al fine di ricavarne un utile o profitto. L’essenzialità di tale elemento risultava estranea alla realtà degli enti privati non idonei ad assumere lo status di imprenditori, mentre doveva ritenersi esclusiva delle società, ex art. 2247 cod. civ., in virtù di una diversità di “causa contrattuale”. A riprova, la riqualificazione ex post dell’ente associativo che avesse esercitato attività commerciale quale “società di fatto” ([8]), sempre chè non avesse operato un divieto di distribuzione degli utili conseguiti.Si è venuta, così, superando la considerazione di un’essenzialità dello scopo lucrativo quale “intento soggettivo” qualificante l’ente imprenditoriale ([9]), sostenendosi che, a prescindere dalla forma giuridica utilizzata, ciò che dovesse rilevare ai fini qualificatori fosse l’attività oggettivamente svolta ([10]). Negata l’essenzialità di uno scopo lucrativo soggettivo per l’acquisto della qualifica di imprenditore – rilevando quale mero motivo interno - , ciò cui doveva farsi riguardo era se l’attività oggettivamente svolta fosse stata di natura economica e ciò, anche nell’ipotesi in cui l’esercizio di tale attività avesse concorso, o realizzato ex se, gli scopi altruistici cui l’ente era preordinato ([11]).Ne consegue che l’ente, pur perseguendo fini istituzionali ideali, allorché eserciti una attività “potenzialmente economica”, nel senso di astratta idoneità di essa a realizzare una copertura dei costi di produzione sostenuti, prescindendo da una destinazione del profitto realizzato a vantaggio degli associati, dovrà qualificarsi come imprenditore ([12]).Così l’associazione o la fondazione che svolgano un’attività economica, in sé socialmente utile e priva di scopo lucrativo, ovvero strumentalmente finalizzata al servizio di uno scopo principale di natura ideale, dovranno essere riconosciute imprenditori
Ai fini fiscali, il riconoscimento della veste (e degli effetti giuridici) imprenditoriale agli enti non commerciali comporta, qualora l’attività d’impresa dovesse essere prevalente, la perdita dello “status” di ente non commerciale; evoluzione patologica da cui derivano rilevanti conseguenze di natura giuridica e fiscale.
I limiti invalicabili che tracciano il confine tra la prevalente non commercialità che caratterizza gli enti non profit e l’operatività commerciale oltre i parametri fissati (che potrebbe far perdere tale identità) sono riportati nell’art. 111 bis del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917 il cui contenuto, come vedremo, non è esente da insidie interpretative.
Il primo comma della fonte normativa richiamata dispone “Indipendentemente dalle previsioni statutarie, l’ente perde la qualifica di ente non commerciale qualora eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo d’imposta”.
Esso dunque detta un assunto di presunzione che conferisce valenza provvisoria alle disposizioni statutarie e richiede, per la perdita dello status di ente non commerciale, l’esercizio “prevalente” di attività commerciale per una durata minima pari ad un intero periodo di imposta."
Caro Marcob, confermo che secondo me l'obbligo all'acquisto di un certo numero di copie fa di un editore un editore a pagamento. Ma in tutte le dichiarazioni finora esibite non mi pare di avere trovato un "obbligo di acquisto" per chi pubblica con il Foglio. La frase di Lupi che tu ri-citi non parla di obbligo di acquisto: si chiede all'autore di "vendere" delle copie. In sostanza, gli si chiede di partecipare attivamente allo smercio.
Poi: continui a non portare esempi di autori il cui libro sia stato rifiutato dal Foglio in quanto essi non si sono dichiarati disponibili al pagamento d'un "balzello". C'è poco da fare: finché non porti almeno un esempio, il tuo ragionamento resta ipotetico.
La frase di Lupi: "Su qualche libro investiamo in proprio ma non su tutti, sarebbe un suicidio commerciale", non implica che un libro possa essere rifiutato perché l'autore non è disponibile a versare il "balzello".
In sostanza: tu appoggi la tua argomentazione su alcune frasi di Lupi, che però non vogliono dire, secondo me, quello che a te pare vogliano dire.
Quanto alle assemblee delle associazioni: io faccio parte di un'associazione che prevede diverse categorie di soci; e non tutte le categorie di soci compongono l'assemblea generale. Questa associazione è stata costituita davanti a un notaio e il suo statuto ha superato l'esame delle commissioni che ammettono o non ammettono le associazioni negli albi comunali e regionali.
La distinzione tra "associazioni tout court" e "associazioni non profit" mi pare inconsistente rispetto al punto in discussione. In nessuna associazione è possibile distribuire gli utili tra i soci.
Quanto a ciò che stralci dal sito nonprofitonline, mi pare che la sostanza sia questa: il soggetto, anche se associativo, che difatto eserciti un'attività d'impresa, va trattato fiscalmente ecc. come un'impresa. Non ne dubito. Ciò non toglie che un'impresa (a meno che sia un'impresa non profit, un'onlus ecc.) può distribuire gli utili tra i soci, e un'associazione no. E la tua affermazione che io contestavo è: "In un'associazione i soci si dividono gli utili". Il testo che hai citato non dice in nessuna parte che nelle associazioni, che abbiano o non abbiano attività commerciale, i soci si possono dividere gli utili.
Marcob ha scritto questa cosina:
La testimonianza di Fernando Bassoli non fa testo, in quanto il medesimo fa parte dell'ingranaggio: è colui che scrive le recensioni (entusiastiche ovviamente) ai libri del Foglio sui loro siti "convenzionati".
Gentile Marcob,
non faccio parte di nessun ingranaggio.
Sono solo un modesto critico letterario e cerco di recensire nei miei spazi giornalistici...
i libri che mi vengono gentilmente inviati in visione.
Se vai nell'archivio di www.stradanove.net puoi trovare tutte le mie recensioni, e scoprirai che non leggo e valuto solo i libri de "Il Foglio".
Ti dico anche che questi ultimi sovente mi appassionano per la loro genuinità e mancanza di censure, a differenza di quelli di editori molto importanti, spesso di una noia mortale.
Se ti interessa sappi anche che da 5-6 anni curo una monografia bimestrale sulla rivista romana "Orizzonti" su autori italiani del '900. In questo numero troverai un mio saggio su Arturo Loria (www.rivistaorizzonti.net)
Se volete propormi i vostri libri per recensione, potete spedirmeli a Latina via Armellini 30 cap 04100. Grazie
Posted by: Fernando Bassoli at 27.02.05 15:12Un'ultima, semplicissima cosa.
La distizione significativa tra Associazione culturale ed impresa con fine di lucro è che solo la seconda ha un capitale sociale (cioè un patromonio) e dunque titolo per accedere a finanziamenti bancari (per stampare libri, nel caso delle case editrici).
L'associazione, invece, vive dei contributi associativi (quote annue) dei soci... e gli utili vengono sempre reinvestiti in attività utili all'Associazione... tutto chiaro adesso?
Posted by: Fernando Bassoli at 27.02.05 15:33Mozzi, io mi limito a leggere questa frase pubblicata sul sito del Foglio: "Per i titoli di narrativa di particolare interesse non è previsto nessun tipo di contributo". Ergo: per i titoli di scarso interesse è previsto un contributo. Tu usi la formula "obbligo di acquisto". E' chiaro che nessuno obbliga nessuno. Nemmeno le case editrici a pagamento che hai citato obbligano l'autore a sborsare soldi. Semplicemente fanno la loro proposta editoriale, che l'autore può accettare o meno, liberamente. La proposta editoriale del Foglio, qualora il libro sia di scarso interesse e stando alla frase che compare sul sito, immagino somigli a qualcosa del genere: il tuo libro non è granchè ma se contribuisci alle spese te lo pubblichiamo lo stesso. E' chiaro che tutti coloro che hanno pubblicato col Foglio acquistando un certo numero di copie non verranno mai qui a testimoniarlo: perché implicitamente ammetterebbero che il loro libro è di scarso interesse. Tempo fa lessi su un forum l'intervento di un autore (posso anche fare il nome) che aveva appena pubblicato col Foglio e diceva cose del tipo (cito a memoria): ho acquistato 50 copie ma se avessi pubblicato con un'altra casa editrice avrei speso molto di più, ed è sempre meglio spendere 10 che 100. Discorso che lasciava intendere che l'acquisto delle copie era vincolante alla pubblicazione e che senza quel contributo il libro non avrebbe mai visto la luce.
Per quanto riguarda la questione se il Foglio si comporti effettivamente come un'associazione senza fine di lucro mi sembra un argomento di scarso interesse e non mi sembra questa la sede più opportuna per parlarne. Soltanto contestavo la tua tesi secondo la quale gli autori che versano contributi al Foglio lo fanno a titolo associativo. Secondo me non si associano a un bel niente.
Posted by: marcob at 27.02.05 19:30Piccoli fragilissimi film - Paolo Benvegnù. In sottofondo. Per stare a galla. L'attimo necessario per dire la mia. In mezzo a queste sabbie immobili.
Gordiano lo conosco, credo, da cinque anni. Di riflesso ho conosciuto il Foglio. Perché conoscendo Gordiano conosci il Foglio. L'uovo e la gallina. La gallina e l'uovo. Non sai dove stia l'inizio. Giulio non lo conosco.
Detto questo (l'attimo di suo natura è breve, se cerchi di allungarlo di strappa) esprimerò il mio punto di vista su questa diatriba.
Io lavoro in banca. E non amo che i colleghi concedano mutui che finanzino al 100% l'acquisto di una prima casa, a meno che non ci siano le dovute garanzie. Perché la banca non ha tra i suoi scopi quello di acquistare case e poi concederle praticamente in affitto per magari 30 anni. La banca ti può aiutare. Finanzia qualcosa che finirà con l'appartenere ad un terzo. Ed allora 80% noi. 20% chi acquista. Tu ci metti del tuo. Così ti senti responsabilizzato. Io rischio il giusto.
Fossi un editore applicherei lo stesso principio. Per reciproca responsabilità. D'altronde pubblicare è, sì un bisogno, anche primario, ma per la maggioranza delle volte è un bisogno di chi scrive, probabilmente la "letteratura" sopravviverebbe a questo bisogno agevolmente.
Per cui ben vengano gli editori che reputano di spalmare il rischio sugli scrittori. Funzione sociale.
Sono troppo pragmatico?
È che tra scrivere ed pubblicare c'e' un oceano-mare. Tanto per citare. Gratis. Solo dopo puoi trovare letteratura.
La letteratura è rara. È postuma. Si riconosce a distanza di tempo. Quando il contesto in cui nasce non ne prevarica l'assoluta valenza.
La scrittura è qualcosa che ci circonda. Fa parte di ognuno di noi. Nasce con le prime stanghette, anzi con la prima stanghetta di sinistra della "A" maiuscola scritta all'asilo e ti accompagna fino alla morte. Lettere o numeri che siano. Scrittore o ragioniere che sia.
Io le scuole di scrittura creativa le capisco. Non le capirei se si chiamassero scuole di letteratura creativa. Ma nel contempo non capisco come possano servire a chi decida di frequentarle. Forse dovrei conoscerne gli scopi. A cosa, i frequentatori pensino, siano funzionali.
Per quello che è il mio modo di vedere, uno la creatività o ce l'ha già addosso oppure a fargli il vestito perfetto non ci riuscirebbe nemmeno Zegna.
Probabilmente già in quella prima stanghetta tracciata all'asilo c'e' il nostro destino.
Ma poi ognuno è libero di cercare in giro se esista un sarto capace di cucirgli addosso quello che gli manca.
Tornando a noi Gordiano è onesto. Mi sento di dirlo. Come editore. Applica correttamente un principio economico ad una realtà, la sua, che non può caricarsi sulle proprie spalle tutto il rischio d'impresa.
Io scrivo il mio diario tutti i giorni e un mattino, dopo una notte insonne, credo che nel mio diario ci siano pagine condivisibili con altri, ma non so come fare ad esternare. Mi scopro allora novello scrittore e voglio pubblicare. Legittimo. Ma qui, sul primo passo, è giusto che qualcuno intervenga. Così magari cambio idea ed il mio diario, al massimo, lo faccio leggere ai miei amici che poi già mi dà soddisfazione.
L'editore deve fare questo. Oppure può assecondare i miei capricci, ma è giusto che allora io paghi. In denaro. La mia sprovvedutezza.
Ma nel contempo capisco solo parzialmente chi dice che l'editore dovrebbe farsi garante della qualità del pubblicato. La lettura e la scrittura sono soggettive. Soggettive. L'editore può al massimo annusare tra le pagine che legge se senta profumo di sincerità. Se senta la passione vitale dietro a quelle parole. Semplici caratteri che nascondono idee. Scrittura come mezzo.
Le librerie sono piene di pensieri scritti o di carta stampata? Me lo chiedo ogni volta che entro in una grande libreria milanese. La risposta? Non la so.
Giulio mi sembra onesto. Ma di lui non ho trovato nessun libro alla feltrinelli di piazza Piemonte sotto la "m". e la cosa me lo ha reso più simpatico. Se poi, invece, lo trovassi al Libraccio lungo i navigli la mia simpatia crescerebbe.
Tullio. Avoledo. Quest'estate a Innsbruck, in una libreria in centro che pubblicizzava la letteratura italiana, avevano il suo libro in vetrina. Ho pensato a Gordiano. Un flash. Ma non credo nemmeno che Tullio Avoledo in cuor suo si ritenga rappresentante della letteratura moderna italiana all'estero (seppur di confine).
È il marketing. Sono le sue logiche. La scrittura, gli scrittori: sono costretti a convivere con i mali dei nostri giorni. Ne più, ne meno.
Editoria. Scuole di scrittura. In sé sarebbero neutre. Noi le caratterizziamo nel bene e nel male. E chi sta "nel bene", chi crede nella sincerità espressiva, cerca di giocare con regole che non sempre sente proprie.
Credo che l'attimo stia ormai sanguinando. Lacerato.
Per finire dico anche che i racconti di Gordiano non sempre mi piacciono. Sono sincero. Abbiamo un approccio diverso rispetto ai contenuti. Io rimango legato a Lettere da lontano piuttosto che al filone "horror".
Però Gordiano, insieme a Miriam Bendia, ha alzato il sasso che copriva il formicaio. Sotto ci stava di tutto. Formiche laboriose. Formiche imbroglione. Ed io gli dico grazie.
Scusate l'intrusione.
(fabrizio varallo)
Caro Marcob, hai scritto: "contestavo la tua tesi secondo la quale gli autori che versano contributi al Foglio lo fanno a titolo associativo. Secondo me non si associano a un bel niente".
Ma io non ho scritto che "gli autori che versano contributi al Foglio lo fanno a titolo associativo". Ho scritto: "data la natura associativa della faccenda, mi pare che non ci sia nulla di male nel chiedere all'autore di comportarsi come un *socio*: e cioè nel chiedergli di partecipare, con cifre modestissime, ai costi dell'impresa". E mi pare che sia un'altra cosa.
Detto questo:
Credo che si potrebbe riordinare il materiale di questa discussione.
Ci provo.
--- Ci sono gli editori che chiedono un contributo all'autore che pubblicano.
Questi editori si dividono in due categorie:
(1a) gli editori-ladri, che chiedono all'autore un contributo spropositato, e che poi nemmeno si curano di distribuire il libro (lo tengono lì in magazzino e poi, passato un paio d'anni, tentano di rivendere all'autore le copie residue "a un prezzo di favore": questa è la prassi);
(1b) gli editori minimi (che siano imprese, associazioni, persone fisiche: non importa; importa che sono minimi), provvisti di grande passione ma di scarse risorse, che chiedono all'autore un contributo ragionevole: quanto basta per tenere il bilancio, facendo comunque conto su un tot di vendite (perché questo editore si dà da fare, per smerciare il libro), in sostanziale pareggio o in un passivo tollerabile.
--- Tra questi editori minimi, si possono distinguere tre categorie:
(1b1) Gli editori minimi di prestigio, pubblicare per i quali è un onore - o almeno è un'affermazione, per l'autore. Ne cito uno per tutti: l'editore di poesia Crocetti. Che dà all'autore una buona visibilità nella Repubblica delle lettere - ma vendite, come per tutta la poesia, scarsissime.
(1b2) Gli editori minimi di nicchia, che non riescono a garantire all'autore prestigio e visibilità, ma comunque hanno un loro séguito, un pubblico che li conosce e li apprezza: magari solo a livello locale, o nell'ambito di un genere letterario "per soli amatori", o all'interno di una comunità costituita prevalentemente in rete.
(1b3) Gli editori minimi che pubblicano più o meno qualunque cosa venga loro proposta, purché il (ragionevole, ripeto) contributo dell'autore li metta in salvo dal rischio di rimetterci.
E' evidente che gli editori minimi del tipo b1 e b2 scelgono ciò che pubblicano, mentre quelli del tipo b3 no; ed è evidente che un editore minimo del tipo b1 o b2 può alternare pubblicazioni con contributo dell'autore a pubblicazioni senza contributo dell'autore.
--- Il contributo dell'autore può avvenire in varie forme.
(2a) Può pagare una fattura che l'editore gli manda.
(2b) Può acquistare un certo numero di copie (con sconto) da usarsi, secondo gli accordi presi, per (2b1) la vendita in proprio o (2b2) gli omaggi.
(2c) Può impegnarsi a vendere un certo numero di copie, (2c1) acquistandole in anticipo o (2c2) ricevendole "in sospeso" e pagando all'editore solo le copie effettivamente vendute.
(2d) Può collaborare attivamente in alcune fasi della produzione o della distribuzione, facendosi carico difatto di oneri (spese, tempo) che in linea di principio spetterebbero all'editore.
(e) ...non mi vengono in mente altri modi.
--- Il "ragionevole contributo" può avere varie dimensioni. Può essere puramente simbolico come può essere piuttosto oneroso. Potremmo parlare di:
(3a) Contributo completo alla stampa, quando l'autore si fa carico della fattura della tipografia-legatoria (mentre all'editore restano gli oneri di magazzino, spedizioni, distribuzione...);
(3b) Contributo parziale alla stampa;
(3c) Contributo agli omaggi (quando l'editore definisce un numero minimo, piuttosto basso, di copie omaggio a suo carico; e le altre sono a carico dell'autore);
(3d) Anticipazioni sulle vendite (che è poi il caso 2c1).
(3e) ... ecc.
--- A che cosa servono tutte queste distinzioni? Servono, in sostanza, a non fare di tutte le erbe un fascio. Se io chiamo "editore a pagamento" tanto Lalli o Cultura 2000 o Nuovi Autori quanto Crocetti o Il Foglio, metto tutti in un mucchio.
Il vero discrimine non è il fatto del pagare; ma se l'editore sceglie ciò che pubblica sulla base di un giudizio di valore, oppure sulla base della disponibilità dell'autore a sborsar quattrini.
Così, Lalli è un editore che pubblica qualunque cosa pur di prendere i soldi; mentre Il Foglio è un editore minimo di nicchia che sceglie ciò che pubblica e che chiede, occasionalmente, ai suoi autori un ragionevole contributo particolarmente basso, nella forma di acquisto di copie per la vendita, e con uno sconto tale (il 50%) che garantisce all'autore, qualora venda tutte le copie acquistate, il completo rimborso del contributo versato.
Può andare?
In Groelandia i bimbi bravi ricevono il carbone. (Titolo provvisorio)
Carissimo Signor Mozzi,
mi chiamo Alessandro Cascio, lei non mi conoscerà, o forse si, ma non è questa la cosa importante. Ho letto il suo blog, gli attacchi e le dicerie stupide su Il Foglio letterario e penso di dover dire la mia (leggere o meno sarà suo diritto-dovere). Non so se le dicerie su di lei siano vere o meno, perchè di suo non ho mai letto niente, ma adoro pensare che tutto questo sia un meraviglioso gioco, fatto da artisti per rendere più eccitante la letteratura (lo facevano anche Verlaine e Rimbaud nei salotti letterari, anzi, facevano di peggio). In quanto autore de Il Foglio Letterario, mi sento solo in dovere (piacere suvvia) di esporvi il trattamento ricevuto da questo tiranno che è Gordiano Lupi e la casa editrice in genere. Prima di tutto non ho uscito una lira dalle tasche (non ne ho, tasche), se non per delle copie che ho rivenduto perchè sicuro di poterle vendere e, parlando con lei, non è una questione di richiesta di denaro dalla casa editrice, ma di furbizia dell'autore: comprare 100 copie per 200 euro e guadagnarne 1000 vendendole a persone già prenotate mi sembra più da furbi. Non mi è stato richiesto nulla, ma le dico la verità, se c'è da vendere una buona quantità, preferisco avere il 50% di ricavo. Fossi un editore non darei questa possibilità, ma Gordiano la da: "libertà", si chiama. E' d'accordo con me?
Il Foglio letterario, al contrario di altre case con cui ho pubblicato, mi ha distribuito in diverse librerie, tra cui una anche nella mia Palermo. Mi manda dappertutto, anche in Danimarca e in Germania (dei lettori mi hanno scritto da lì), mi distribuisce bene tramite IBS e non manca mai di esporre i propri autori, sia a fiere nazionali che in piccole fiere (FORSE questo lo farebbe chiunque, ma penso che, per chi voglia editare, sia un fattore importante). Altre case editrici fanno meno della metà potendo fare più del doppio, creda a me. Comunque non sono qui per giudicare nessuno. Come si dice a casa mia, "scannatevi come i cani" ma dite la verità, perchè la gente sincera vigila.
In bocca al lupo per l vostre faccende.
P.S. non mi sono mai sognato di pagare 700 euro e manco la metà per farmi editare, prima perchè la considero una mancanza di rispetto verso la mia arte (o cosa ne fa le veci), e secondo perchè, "A Giù, non c'ho na lira".
Vi lascio, vi amo non sapete quanto, fate i bravi
Alessandro Cascio
Mozzi, vorrei chiederti due cose.
Scrivi: "Il Foglio è un editore minimo di nicchia che sceglie ciò che pubblica"
Posso chiederti quali sono le fonti da cui fai discendere questa certezza?
Seconda domanda.
Un editore che non fa un nessun tipo di editing sui testi, pubblicando autori che scrivono "su" con l'accento e "perché" con l'accento grave, ti fa pensare di più: a un editore che seleziona e sceglie sulla base di un giudizio di valore oppure a un'editore che pubblica più o meno qualunque cosa gli venga proposta? Sironi, che immagino scelga le cose da pubblicare sulla base di un giudizio di valore, pubblicherebbe mai il libro di un autore che scrive "su" con l'accento?
E ancora: una piccola casa editrice che pubblica quasi mille titoli in poco più di quattro anni (cioè mediamente 250 all'anno) ti fa pensare di più a un editore che seleziona e sceglie sulla base di un giudizio di valore oppure a un editore che pubblica più o meno qualunque cosa gli venga proposta?
Secondariamente.
Ieri hai scritto: "Poi: continui a non portare esempi di autori il cui libro sia stato rifiutato dal Foglio in quanto essi non si sono dichiarati disponibili al pagamento d'un "balzello". C'è poco da fare: finché non porti almeno un esempio, il tuo ragionamento resta ipotetico".
A questo proposito ti copio e incollo un pezzo di un'intervista a un'autore del Foglio (Elvezio Sciallis) http://www.latelanera.com/interviste/lappeso027.htm
"Ho pagato di tasca mia per entrambi i volumi, sia Prospettiva che Il Foglio appartengono alla categoria degli editori a pagamento ma lo fanno con assoluta onestà e "bontà" nel senso che non ti chiedono 2000 euro e poi mandano al macero i tuoi volumi... Paghi una cifra ridotta e ti ritrovi a casa le tue copie in più loro fanno pubblicità e diffondono i titoli. Io sono riuscito a recuperare tutti i soldi spesi ma con un grande sforzo da parte mia, le due case non hanno venduto molte copie"
Provo ad abbozzare qualche conclusione anch'io:
Il Foglio è una casa editrice onesta e trasparente quanto vuoi ma che non seleziona le opere da pubblicare, o comunque pratica una selezione a maglie larghissime, e chiede all'autore di contribuire acquistando un certo numero di copie. Se l'autore riesce a vendere tutte le copie che ha acquistato, magari fa anche un affare (come testimonia il post di Cascio). Se l'autore non riesce invece a recuperare i soldi spesi, o ci riesce con grande sforzo (come testimonia il post di Elevezio Sciallis), oltre a essersi sudato sette camicie per scrivere il suo benedetto libro, rischia di rimetterci pure dei soldini.
Ciò detto, e tenendo buona la tua griglia, io classificherei tranquillamente il Foglio nella categoria b3.
(mi è scappato un apostrofo di troppo)
Posted by: marcob at 01.03.05 00:54Per completezza di informazione:
Mozzi scrive:
"Caro Marcob, confermo che secondo me l'obbligo all'acquisto di un certo numero di copie fa di un editore un editore a pagamento. Ma in tutte le dichiarazioni finora esibite non mi pare di avere trovato un "obbligo di acquisto" per chi pubblica con il Foglio"
A questo proposito copio e incollo un brano di un'intervista fatta a Lisa Canzian, autrice del Foglio http://www.latelanera.com/interviste/lappeso004.htm:
"Nel contratto (che, non per mancanza di fiducia ma non si sa mai... ho fatto leggere a una mia amica avvocato) ho ceduto solo i diritti di pubblicazione per un anno (e poi si decide se rinnovare o no), con l'OBBLIGO* di acquistare 80 copie a prezzo ridotto (...)"
* il maiuscolo è mio.
Posted by: marcob at 01.03.05 01:13Caro Marcob. Elvezio Sciallis non dice che il libro non gli sarebbe stato pubblicato se lui non avesse contribuito. Lisa Canzian dice che nel contratto c'era l'obbligo d'acquisto di 80 copie: ovvio, nel momento in cui ci si mette d'accordo e si formalizza l'accordo in un contratto, ciò su cui ci si è accordati diventa un obbligo tra le parti. Quando parlo di "obbligo", intendo invece la cosa di cui sopra: che cioè senza acquisto di copie non si fa il libro (ho scelta male io la parola).
(Tra parentesi: la cessione dei diritti per un solo anno è una cosa anomala, molto favorevole all'autore. Tutti gli editori industriali con i quali ho avuto che fare mi hanno sempre proposto cessioni ventennali.)
Mille libri in quattro anni mi sembrano un po' tanti. Hai fatto il conto da www.ilfoglioletterario.it? Io non ho - ora - il tempo di girarmi tutto il sito.
La mancanza o la scarsa qualità dell'editing non è un argomento utile a sostenere che i libri non vengono selezionati.
Si può parlare, sì, di selezione a "maglie larghe" o a "maglie strette". Che corrisponde in una certa misura alla distinzione che facevo tra editore di prestigio ed editore di nicchia.
una precisazione e poi basta: tanto il nostro caro amico marcob ha deciso che siamo luridi, sporchi, fascisti, comunisti, editori a pagamento, che non facciamo selezione ecc.
può pensarla come gli pare: nella nostra costituzione - a cui tengo molto - è prevista la piena libertà di espressione (salvo quando si dice il falso).
dire che il foglio ha pubblicato 1.000 titoli è una falsità in quanto - ahimè - per una casa editrice così piccola credo sia difficile pubblicare più di 5-6 titoli (stima in eccesso spesso e volentieri) al mese. Noi operiamo dall'estate del 1999. poi il conto è semplice: basta andare su www.ibs.it e guardare i nostri titoli visto che noi (a differenza dell'autore libri) li registriamo tutti (anche con un certo onere) all'editrice bibliografica in modo che qualsiasi libreria in italia e oltre li possa rintracciare.
ma gli editori onesti sono solo quelli mondofeltrinellieinaudi evidentemente.
al nostro amico dico di leggere di piu anche i nostri libri e non sarà certo una virgola spostata (mai viste nei libri di editori grossi? anche di piu volendo) a sminuire la selezione che noi facciamo. poi i libri possono piacere o no. è il rischio di fare gli editori pubblicando solo ciò che ci piace.
Andrea Panerini
Ho letto solo oggi i post di questa discussione che vedo si trascina ormai da parecchi giorni e vorrei dire la mia. Mi ha colpito molto l'equazione di marcob ribadita in più di un'occasione: se un libro è pubblicato senza contributo dell'autore esiste la garanzia che sia stato scelto in base a valutazioni di qualità, se l’autore si è comprato 100, 150 copie questo è sufficiente per assicurarsi il contratto. Chiunque abbia provato ad affacciarsi nel mondo editoriale proponendo proprio materiale sa che non è esattamente così. Escludendo quelli che Giulio Mozzi chiama giustamente gli editori-ladri ci sono diverse variabili di cui tenere conto. Prima di tutto il concetto di qualità e vendibilità. Quando una casa editrice di dimensione industriale decide di investire su un autore nuovo, ha il legittimo desiderio di avere su di lui un guadagno. E spesso qualità e potenzialità commerciale non sono proprio sinonimi. Ma al di là di questo discorso, con le grandi case editrici è difficile essere anche solo presi in considerazione se non si è fatta della gavetta fra le piccole case editrici o se non si è in qualche modo "inseriti" nell'ambiente. E' prassi comune cercare "agganci" con scrittori, editor, giornalisti, etc non tanto per farsi pubblicare, ma per farsi leggere. Da quanto ne so io (non so se Giulio Mozzi può confermare o meno), la maggior parte delle case editrici industriali scelgono gli autori attraverso agenzia e la prima domanda che ci si pone davanti a un'agenzia è: ma con quali casi editrici ha contatti?. In quest'ottica trovo molto più sincero e rispettabile pubblicare con una casa editrice del tipo b1 o b2, investendo risorse anche finanziare su un proprio progetto, che non affidarsi allo sfruttamento di conoscenze personali. Attenzione: non sto dicendo che tutti coloro che pubblicano lo fanno per conoscenza, sto dicendo che se per assurdo volessimo fare quella "carta di provenienza" di un testo che auspicava Marco rispetto al discorso contributo/non contributo, allora per completezza dovremmo aggiungere anche tutti gli altri passaggi. Magari chi pubblica con Einaudi, Mondadori, Guanda, Feltrinelli e chi ne ha più ne metta non ha pagato l'editore, ma ha ugualmente pagato l'agenzia che l'ha proposto. E magari quell'agenzia gli ha fatto un pre-editing (sempre a pagamento) che ha migliorato notevolmente un testo di per sé non trascendentale, ma comunque il migliore fra le mani in quel momento. Concludendo, i meccanismi di pubblicazione di un libro sono complessi. Anziché fare distinzioni fra testi buoni e cattivi partendo dalla genesi della loro pubblicazione sarebbe più utile sia per chi scrive che per chi pubblica e in fondo anche per chi legge scegliere di comprare un libro sfogliandolo in libreria o leggendone l’incipit su internet. E valutando solo il prodotto finito. Tutto il resto è solo inutile pregiudizio.
Gabriele
Ps = dimenticavo un ultima considerazione. Chi legge libri di piccoli editori sa che spesso testi molto belli risultano pieni di imperfezioni, dovuti alla mancanza di un editing adeguato. Spesso mi piacerebbe rileggere lo stesso testo “pulito” da gli editor FeltrinelliEinaudiMondadoriEtcetc e confrontarlo con alcuni dei loro scrittori....
Non credo che questa discussione dovrebbe proseguire. Non lo credo per molte ragioni. Prima di tutto perché a questo punto mi sembra chiaro che Marcob non cambierà idea, e in tal senso mi pare superfluo qualsiasi ulteriore tentativo. Ringrazio Gabriele e tutti coloro che in qualche modo sono intervenuti anche in senso lato in difesa del Foglio e degli autori coinvolti. Perché quello che mi fa più specie, e che in fondo mi sembra sfuggito - se possibile - in tutta la conversazione, è che qui si sta giocando con delle persone che hanno visto realizzarsi un obiettivo (non parlo di sogno). Un traguardo raggiunto. Parlo a nome mio ma so di non sbagliarmi se penso di poter condividere con tutti gli altri autori quello che ho provato quando Gordiano mi ha scritto "Ti pubblichiamo". Ti sembrerà assurdo Marcob ma quel momento è stato e continua ad essere un momento importante, probabilmente decisivo nella mia vita. E' una cosa che ho fatto e sulla quale tu stai sputando. Indiscriminatamente, senza eccezioni e senza alcuna remora. Puoi dirmi che non c'é niente di personale in tale comportamento e anzi puoi ricominciare ad attaccarmi sul piano personale come hai già fatto, non è un problema. Puoi dirmi che il tuo modo di agire è solo un modo di far valere le tue idee. Se così è va bene, d'accordo. Ora che l'hai fatto, però, chiedo semplicemente a te e a chiunque di chiudere questa irrisolta conversazione. Potremmo continuare per giorni a dire nero e bianco. Ma guarda che è nero, ti dico invece che non è bianco. Ma sì, è nero. E invece non è bianco.
L'unica cosa che riesco a trarne è un senso di stordimento e di demoralizzazione. Credevo di aver fatto qualcosa di buono. Un libro. E di essere riuscito a farmelo pubblicare da un editore che, semplicemente, mi ha comunicato le sue condizioni contrattuali. E credevo di avere, altrettanto semplicemente, accettato tali condizioni sottoscrivendo un contratto. Semplicemente un libro, cosa volete che sia? E che non avrei dovuto sentirmi un farabutto per questo.
Giorgio Sannino
Io dico solo che Marcob sembra in malafede.
Non mi sta bene che mi abbia accusato di far parte di chissà quale ingranaggio e di essere compiacente senza nemmeno sapere chi sono o cosa faccio (ed era sufficiente cercarmi su google...).
Almeno potresti chiedere scusa!
Un'ultima cosa:
secondo voi, se un editore è "disonesto", lo scrive su Internet che è previsto un piccolo onere in termini di copie (che per un autore semisconosciuto sono una vera manna, anche per ottenere qualche recensione in più)?
Caro Mozzi, mi pare evidente che senza l'acquisto delle copie non si farebbe il libro. Addirittura solare. Lo si evince dalla parole di Sciallis, in quale nel momento stesso in cui lamenta che il Foglio è un editore a pagamento, lascia intendere che avrebbe fatto volentieri a meno di acquistare le copie, se solo avesse potuto. Ma anche usando il buon senso si arriva a questa conclusione: se l'autore potesse avere il suo libro pubbicato a prescindere dall'acquisto delle copie, perché tutti gli autori del Foglio acquistano copie? Mozzi, se il Foglio ti proponesse di pubblicare un tuo libro lasciandoti libero di decidere se acquistare o meno un'ottantina di copie, tu quale opzione sceglieresti? Acquistare ottanta copie, spendendo mediamente 400 euro, sobbarcandoti lo sforzo di doverle vendere e il rischio concreto di non riuscirci, perdendoci quindi dei soldi; oppure, sapendo che il libro verrebbe comunque pubblicato, esentarti dall'acquisto delle copie e dal conseguente sforzo di doverle vendere e relativo rischio di andare in perdita? Mi sembra evidente che chiunque, se potesse, sceglierebbe la seconda opzione. Però, guarda caso, tutti gli autori del Foglio comprano le famigerate ottanta copie... Tutti masochisti? Tutti amanti dell'ebbrezza di improvvisarsi piazzisti? Tutti con un'elevata propensione al rischio di andare in rosso? Tutti affetti da horror vacui e dal patologico bisogno di occupare gli spazi vuoti della propria cameretta con ottanta copie dello stesso libro? Mah.
Poi scrivi: "La mancanza o la scarsa qualità dell'editing non è un argomento utile a sostenere che i libri non vengono selezionati."
Mancanza di editing, non scarsità. Non sarà un argomento utile, ma è un indicatore rilevante. Quantomeno del fatto che il Foglio non è una casa editrice che punta sulla qualità delle proprie pubblicazioni.
Io non posso dire con certezza che Il Foglio non seleziona i testi in base a criteri qualitativi, perché non lavoro nella redazione del Foglio. Però, ancora una volta, uso il buon senso, e ragiono su degli indicatori che mi portano alla conclusione che tale selezione non sussista, o quantomeno avvenga a maglie molto larghe.
Tali indicatori sono:
- il fatto che nessun autore del Foglio (su 1000 titoli pubbicati) sia mai passato nel giro della grande editoria (aspetto eventuali smentite)
- il fatto che il Foglio abbia pubblicato 1000 titoli in quattro anni
- il fatto che i testi che ho letto pubblicati dal Foglio hanno una qualità formale e sostanziale scadentissima.
E' vero, non sono prove. Sono indizi. Ma secondo me sufficientemente gravi, precisi e concordanti da far pensare che la selezione dei titoli in base alla qualità sia l'ultimo pensiero di questa casa editrice.
Per Panerini: la notizia dei mille titoli pubblicati dal 2000 si trova nel vostro sito, per la precisione qua: http://www.ilfoglioletterario.it/redazione.htm.
La frase è questa: "Nel 2000 si costituisce una piccola casa editrice no profit (Le Edizioni Il Foglio) che ha al suo attivo quasi 1000 titoli"
Quindi, ancora une volta, se dovete smentire fatelo pure, ma cominciate da voi stessi.
Per Bassoli: ho solo detto che la tua testimonianza non faceva testo in quanto sei amico e collaboratore di Lupi.
Scusa Bassoli, non avevo letto la seconda parte del tuo post. Nessuno ha mai detto che il Foglio è un editore disonesto. Anzi, ho scritto chiaramente che siete onesti e trasparenti. Lo ribadisco: il Foglio è una editrice a pagamento onesta e trasparente. Va bene?
Posted by: marcob at 01.03.05 20:11(casa)
Posted by: marcob at 01.03.05 20:12Credo che sia il momento di fare un bilancio di questo acceso dibattito che, a mio parere, non assomiglia a un processo sommario come ha detto Giulio Mozzi. Ammiro la sua calma e pacatezza nonché il suo senso di equilibrio, tanto più che il suo interlocutore, Lupi, è stato spesso ripetitivo, non incisivo e un tantino confusionario. E ancor di più perché ho notato una grande differenza tra il tono che Lupi ha usato nei suoi post a riguardo della persona di Mozzi, del suo operato – insomma lo mette nella categoria di quegli scrittori senza sangue che prendono in giro la gente approfittando del desiderio di scrivere che hanno in molti -, ma questo Mozzi lo sa anche meglio di me visto che conosce Lupi e ha letto il suo libro, e invece il tono che ha usato nell’interloquire direttamente con Giulio sia nel blog di quest’ultimo sia nel suo. Avrei apprezzato molto più se Lupi fosse stato più coerente con se stesso e avesse rimproverato davanti a tutti noi precisamente – argomentandolo naturalmente – quello che aveva da dire su Mozzi e la sua attività. Invece da una parte lo apostrofa in modi poco simpatici – io al posto di Giulio mi sarei di molto infastidito e non so se sarei riuscito a mantenere la calma come ha fatto lui da gran signore qual è – e dall’altra è tutto attestati di stima e rispetto.
Detto questo credo che si possano trarre le seguenti conclusioni:
1) Lupi non è un disonesto, ma un appassionato che scrive, manda avanti una rivista e pubblica con una PICCOLA – lui lo rimarca sempre – casa editrice;
2) Il foglio letterario a detta di alcuni è una casa editrice a pagamento – penso all’intervista di Scillas – per altri no – vedi Cascio - , per altri ancora richiede un piccolo contributo all’autore sotto forma di acquisto di un numero a piacere di copie. Credo che su questo punto Mozzi sia stato chiarissimo e abbia fatto tutte le distinzioni e precisazioni del caso. Quindi non c’è nulla da aggiungere.
3) Alla fin fine il foglio ha il merito di pubblicizzare e commercializzare il più possibile quello che pubblica;
4) Ha però il demerito – su questo punto concordo con quello che scrive Marco B – di non fare editing, e di non garantire al potenziale acquirente la qualità dell’opera visto che la selezione viene fatta a maglie larghissime: e questo proprio non mi va giù, perché ho simpatia per piccoli editori e quando vado alle fiere guardo con molta cura i loro prodotti, però spesso la qualità è pessima. Ultimamente ho letto due libri della Robin edizioni: uno era pessimo, scritto come un temino del ginnasio, l’altro meglio ma comunque deludente – meno male che li avevo presi ad una fiera al 50%. Mentre altre volte sono più affidabili le piccole case editrici, è il caso della bella Meridiano Zero i cui prodotti mi danno una certa fiducia e il rischio vale sempre l’investimento.
In conclusione credo di poter dire che alcuni punti fermi li abbiamo trovati.
P.s.: Cascio scrive: “non è una questione di richiesta di denaro dalla casa editrice, ma di furbizia dell'autore: comprare 100 copie per 200 euro e guadagnarne 1000 vendendole a persone già prenotate mi sembra più da furbi... Non mi è stato richiesto nulla, ma le dico la verità, se c'è da vendere una buona quantità, preferisco avere il 50% di ricavo.” Guadagnare 1000 € avendone spesi duecento non è il 50% di ricavo ma un po’ di più caro il furbo Cascio. Decidi!
Poi non capisco perché tutti gli autori o collaboratori – il non simpatico Panerini che insulta e non chiede scusa, poi si fa smentire da Marcob sulla quantità dei titoli pubblicati – si sentano vittima di un attocco. Ragazzi questo si chiamo discutere, mi pare che nessuno abbia fatto accuse immotivate o abbia gettato fango su di voi, è semplicemente chiarire le cose. È un bene anche per voi del foglio perché adesso so che se voglio ci seno editori, come voi, che mi potrebbero pubblicare senza farmi un contratto capestro o truffarmi come invece farebbe Editrice Duemila.
Non mi sembra che gli interveti di Marcob siano così assurdi o immotivati né accusatori: vi ha letto è ha una sua opinione non lusighiera riguardo la qualità delle vostre pubblicazioni e allora? A tanti altri magari vanno bene.
Sannino Dovrebbe invece avere il buon gusto di tacere visto i suoi trascorsi da infiltrato sotto falso nome nei blog altrui per poi sminuire la cosa come un fatterello.
E poi, Mozzi, non credi che l’obbligo di acquisto di un sostanzioso numero di copie riportato su un contratto sia già una formula di pubblicazione a pagamento, anche qualora il libro si sarebbe fatto comunque?
Posted by: marcob at 02.03.05 02:47"fosse", ovviamente.
Posted by: marcob at 02.03.05 03:11Caro Gabriele, nel tuo intervento c'è qualche imprecisione. Non è esatto dire che "la maggior parte delle case editrici industriali scelgono gli autori attraverso agenzia". E' più preciso dire che nella maggior parte dei casi il contatto con l'autore, o almeno la trattativa contrattuale, avviene con il tramite di un agente. Ma non è che l'editore telefona agli agenti per dire: "Oi belli, che cosa avete da propormi oggi?".
Le agenzie serie non si fanno pagare dagli autori: il loro guadagno è costituito da una percentuale (il 10%, di solito) di quanto fanno guadagnare agli autori. Se la mia agente non vende ciò che io scrivo, non guadagna niente. Ci sono agenzie che, per arginare la massa di dattiloscritti in arrivo (ne so qualcosa), impongono una sorta di "tassa di lettura".
E' raro che un agente faccia un pre-editing. Molto raro, per quel che ne so.
Caro Marcob, alla tua domanda: "Mozzi, se il Foglio ti proponesse di pubblicare un tuo libro lasciandoti libero di decidere se acquistare o meno un'ottantina di copie, tu quale opzione sceglieresti?", rispondo che dell'ultimo mio libro pubblicato ho per mia libera scelta acquistate dall'editore 100 copie, pagandole 690 euro.
L'altra domanda, "non credi che l’obbligo di acquisto di un sostanzioso numero di copie riportato su un contratto sia già una formula di pubblicazione a pagamento, anche qualora il libro si sarebbe fatto comunque?" è di nuovo una domanda che commette l'errore originario di questa discussione, e cioè l'uso estensivo di alcune parole. (1) Faccio un esempio. Decido di prendere in affitto un certo appartamento. Parlo col proprietario. Faccio il contratto. Da quel momento in poi, sono "obbligato" a pagare l'affitto. Ma non posso certo dire che "sono stato obbligato" a pagare un affitto. (2) Ho scritto un post lungo così per distinguere tra diverse situazioni: non posso più accettare l'uso della formula onnicomprensiva "editoria a pagamento".
Caro Mr. Arkadin, una sola cosa mi dispiace di ciò che tu scrivi, e cioè lo *Zitto tu!* rivolto a Giorgio Sannino. Io nella mia vita ho fatte un sacco di cazzate, alcune anche gravi, e alcune anche senza rimedio; ma non per questo, credo, ho perso il diritto di prendere parola in una discussione. Mi rendo conto che la rete è questa cosa tremenda che non dimentica nulla, conserva tutto, i colpi di genio come le solenni cazzate: ma non dobbiamo farci prendere da una sensazione, come dire?, di "eterno presente": come se il colpo di genio o la cazzata avvenuti uno o due o dieci anni fa fossero ancora attuali e attivi, solo perché li troviamo ancora su Google...
Posted by: giuliomozzi at 02.03.05 10:05Caro Giulio, grazie per le precisazioni. Effettivamente su un aspetto mi ero espresso male. Non volevo dire che l'editore telefona all'agente, volevo dire che l'editore ha un rapporto professionale con l'agente e preferisce farsi proporre i testi da lui anzichè leggersi migliaia di manoscritti all'anno. Non conosco bene il meccanismo, ma ragionandoci sopra mi viene da pensare che l'agente serva da "scrematore". Quanto al discorso compenso sei senz'altro meglio informato di me. Io basavo il mio pensiero sulle ricerche che ho fatto su internet per "agenti letterari" o "agenzie letterarie" dove trovi dei veri e propri listini prezzi per tasse di lettura e di editing. Ma forse parliamo di due cose diverse, ti confesso che ho le idee molto confuse in merito. In particolare non sono ancora riuscito a capire come fare per distinguere le "agenzie serie", quelle cioè competenti e prese sul serio dagli editori e quelle "non serie", che chiedono soldi in cambio di fumo.
Posted by: Gabriele at 02.03.05 10:25
Mi sento veramente infastidito dall'ostinazione di marcob.
Ribadisco: non mi è stato chiesto un euro, nè mi è stato chiesto di comprare copie del mio libro pubblicato con la casa editrice, nonchè associazione culturale, Il Foglio Letterario.
L'editoria a pagamento abita altrove.
Esperienza personale, a meno che marcob non voglia insinuare che io stia affermando il falso.
Punto.
Anzi.
Il libro si chiama Silvia dorme, magari compratelo che mi fate un favore...
Ciao a tutti.
Posted by: giuseppe mauro at 02.03.05 10:49Caro Mr. Arkadin, il 2 settembre 2004 risolvevo, a mio parere senza bisogno di ulteriori precisazioni, la diatriba del mio anonimato sul blog di Giulio Mozzi. Fu una cazzata della quale ho fatto e faccio ammenda al contrario della miriade di persone che si firmano quotidianamente in rete con nomignoli e falsi nomi e a seguito della quale "il buon gusto di tacere", per cortesia, lasciamolo fuori da questa discussione. Potrei fustigarmi pubblicamente o chiedere scusa camminando carponi sui ceci. Mi verrebbe da dire chi è senza peccato scagli la prima pietra ma guarda, sono talmente nauseato da questo accanimento che spero di non dover andare oltre.
In barba all'anonimato il mio nome è Giorgio Sannino, abito in Provincia di Bergamo a Barzana, questa la mia mail giorgiosannino@tiscali.it, il mio numero è sull'elenco.
Cordialmente.
Giorgio Sannino
ps, apprezzo molto Giulio, grazie.
Caro Gabriele, le agenzie letterarie "vere" si riconoscono a prima vista.
Definizione: l'agenzia letteraria è quella che si pone come tramite tra l'autore e l'editore. Il servizio che essa offre consiste nell'aiutare l'autore a trovare un editore, nonché a spuntare le migliori condizioni contrattuali possibili. Il guadagno dell'agenzia consiste in una percentuale (solitamente il 10%) dei diritti (anticipati o a rendiconto) che l'editore pagherà all'autore.
Se l'agenzia chiede soldi all'autore, non è un'agenzia "vera". Fatto salvo il caso di quelle agenzie (mi dicono che stanno diventanto parecchie) che impongono una minima "tassa di lettura" (diciamo: 100, 200 euro al massimo) ai soli scopo di arginare l'invasione di dattiloscritti e di poter remunerare i collaboratori ai quali è affidato il lavoro di scrematura (bisogna ricordare, a questo proposito, che è già tanto se uno su cento dei dattiloscritti che si ricevono è degno di pubblicazione: i costi di lettura di ciò che non sarà e non potrà mai essere pubblicato sono quindi altissimi).
Se un'agenzia vende servizi che non siano quelli di cui sopra, è probabile che non sia un'agenzia "vera". Se l'agenzia vende servizi di editing, servizi di revisione, servizi di documentazione, schede di valutazione, eccetera; se in somma si ha la sensazione che l'agenzia campi con i soldi che prende dagli autori per questi servizi e non con la percentuale che preleva sui libri effettivamente venduti, allora l'agenzia non è "vera".
Potremmo dire: ci sono le "agenzie letterarie" e ci sono le "agenzie di servizi letterari". Le prime sono quelle che vengono comunemente chiamate "agenzie letterarie" e vendono appunto il servizio di contatto con l'editore; le seconde vendono invece altri servizi (per quello che ne so - che non è molto -, in parecchi casi assai scadenti, in qualche caso assai buoni).
Secondo me vi siete ammattiti tutti quanti. Insomma, siete tutti nella piccola editoria e vi fate "guerra" da soli, invece di "farla" alla grande editoria, quella che fa si che voi (noi) non vendiate (vendiamo) un cazzo, o poco meno. Si Mr Arkadin, chiedo scusa pubblicamente per l'errore contabile. Ho inizialmente ordinato 80, e guadagnato 800 (a dire il vero ho guadagnato 80 lettori), poi ne ho acquistate altre fino ad un guadagno di 1200 (120 lettori) e se mi arriveranno altri ordini, ne acquisterò ancora e poi ancora fino a guadagnare più lettori (e anche un pò di soldi). Scusate se ho sbagliato, ma io ragiono in lettori, è per questo che scrivo, altrimenti farei il ragioniere (anche se, visto la scarsa matematica, non sfonderei di certo).Insomma, la situazione del 50% di guadagno fa comodo. Io non pubblicherei con nessuno che non dia questa possibilità perchè ho il coraggio di vendere i miei libri anche per strada. La danno tutti? Non mi frega. Parlando de Il Foglio non parlo di editoria a pagamento perchè editori come La Prospettiva mi hanno chiesto circa 1000 euro, e non per acquisto di copie, ma così, per infilarsele in tasca: quella più che editoria a pagamento, la chiamo editoria a delinquere.
Dite che Il Foglio non si cura dell'editing perchè avete trovato un accento grave piuttosto che acuto? Nel mio libro sono stati riscontrati due errori in 150 pagine e ne "Il Diavolo e la Signorina Prym" di Cohelo ne ho riscontrato 13 (quelli di cui mi sono accorto). Certo che ce ne vuole per dire ste stronzate. Cos'è, non vi pubblica nessuna grande casa editrice e piagnucolate per questo? Insomma, non siete già abbastanza innamorati del vostro "mestiere" di scrittori? Scrivete e date modo alla gente di credere in voi. Pensate a scrivere bene piuttosto che a guadagnare di più. Vendete pure porta a porta, regalate o lasciate dei Post con l'indirizzo a cui comprare il libro www.ilfoglioletterario.it/tuttitranneme.htm
Fate quello che più si addice ad un artista che vuole farsi conoscere perchè ha voglia di comunicare le proprie storie e lasciate ad ognuno il mestiere che più conviene. Il Foglio letterario, e ve lo dico con tutta sincerità, non legato da alcun vincolo di parentela o di amicizia, è una casa editrice che non ruba, che chiede poco, da una buona stampa e un buon lavoro di Editing, pubblicità e distribuzione. Lo ribadisco nonostante io non ci guadagni un cazzo nel dirlo.
Alessandro Cascio
Caro Marcob,
ok ci siamo chiariti, ma continuo a non riconoscere l'attività de Il Foglio nella definizione "editrice a pagamento onesta e trasparente". Non è vero: ad esempio quando si fanno le antologie, come la recente Dammi Spazio, a noi autori non è richiesto l'acquisto di alcuna copia. Nemmeno una! Anzi, ci viene spedita a casa gratis. Dipende dai libri, immagino. Sappiamo tutti, ad esempio, che la poesia non ha praticamente mercato...
Le 80 copie, poi, sono una manna dal cielo.
Servono a creare un interesse reale, se il libro piace la gente si passa la voce e lo va a cercare in libreria.
Ma scusa, quando incontro le ex fidanzate del liceo, il compagno di banco delle elementari, la zia di 90 anni ecc. secondo te gli dovrei chiedere di pagarmi il libro?
E i libri a qualche giornalista per recensione?
Che fai, te li fai pagare?
Per Alessandro Cascio: il tuo intervento è rivolto a "tutti quanti": "Secondo me vi siete ammattiti tutti quanti". Be', io personalmente penso di non essere ammattito.
Posted by: giuliomozzi at 02.03.05 12:47Manderò molto volentieri il mio librino di poesie, in cerca di editore non a pagamento, alle Edizioni "Il Foglio" per eventuale proposta di pubblicazione.
Posted by: GiusCo at 02.03.05 13:52Per Giulio Mozzi: Neanche io mi sono ammattito. Vediamo quanti adepti fa la nostra setta dei non ammattiti, Giulio. Forse un giorno riusciremo ad unire le forze per scrivere bene (meglio, per chi si sente il Dio delle parole, per carità), forse un giorno ci ritroveremo tutti nudi, fumati e in mezzo al fango a cantare "The sunshine in" in un'isola delle Galapagos di fronte ad un palco pieno di poeti e musicisti rock sputando sulle bandiere delle nazioni in guerra... e gli scrittori scriveranno libri, piuttosto che libri contabili. Hey ragazzi, perchè non smettete di litigare e venite a trovarmi a Londra? Portate il vinello Italiano, niente coca, al massimo un pò di Maria. Ok? Conosco certi artisti delle metro da cui imparare qualcosa. Ce n'è uno che suona la chitarra come Steve Vai e guadagna meno del chitarrista di Peppino di Capri, giuro. Lui però lo fa per scelta e passione, il chitarrista di Peppino di Capri invece sta meditando l'omicidio.
Ciao, Alessandro Cascio
Posted by: Alessandro Cascio at 02.03.05 19:38
Mozzi, hai acquistato 100 copie del tuo libro liberamente, come tieni a precisare.
Avevi cioè la possibilità di farlo oppure non farlo, non eri insomma vincolato contrattualmente.
Nel caso del Foglio invece non si parla di possibilità, ma di obbligo d'acquisto sancito in un contratto.
Mettiamola così: il Foglio, dopo avere fatto la sua selezione a maglie extra large, fa la sua proposta all'autore. La proposta all'autore potrebbe somigliare più o meno questa: "Caro autore, la nostra casa editrice è piccola e sfigata quindi abbiamo bisogno di un contributo da parte di voi autori. Garantiamo pubblicità e distribuzione, ma vi chiediamo di venirci incontro acquistando un certo numero di copie del vostro libro a prezzo ridotto. Caro autore, accetti questa proposta?"
A quel punto l'autore, dopo aver fatto i suoi calcoli e i suoi ragionamenti, può rispondere:
1) "Va bene, accetto". A quel punto si prepara il contratto e lo si firma, con incluso l'obbligo di acquisto delle copie.
2) "No caro Foglio, non sono interessato alla vostra proposta perché bla bla bla". E a quel punto ci si stringe la mano e ci si saluta.
Il numero di autori che rispondono 1) secondo me sono la gran maggioranza, perché a)la spesa non è comunque elevatissima b) c'è la possibilità di farla, parzialmente o integralmente, rientrare c) un autore che si rivolge al Foglio è stato presumibilmente trombato da tutte le case editrici "tradizionali" quindi, sull'onda dell'entusiasmo di essere stato finalmente considerato da qualcuno, accetta di buon grado anche a costo di un sacrificio economico.
Ecco, secondo me la faccenda funziona più o meno così.
Resta il fatto che una casa editrice che punta sulla quantità invece che sulla qualità delle opere non fa certo un buon servizio alla letteratura.
E con questo chiudo.
Correggo:
"Il numero di autori che rispondono 1) secondo me è la gran maggioranza.". Non "sono".
Marcob, ma perchè ce l'hai così tanto con Il Foglio? Perchè chiami gli autori de Il Foglio, trombati? Insomma, figlio mio, un pò di rispetto, prenditela con la casa editrice e lascia stare chi ha passione per un'attività che tende a comunicare qualcosa in qualche modo, senza imposizioni. Nessuno ci ha derubati, i pochi soldi che abbiamo tirato fuori, credimi, che la maggior parte di noi sapeva di poterli recuperare, non ci voleva poi molto. Investire su una propria opera non è proprio un male, se questo ti da un tornaconto:lo fa anche Baricco con la Fandango. Abbiamo solo pagato delle copie da regalare, da vendere, da farne il fuoco quando viene Natale. Hai letto tutti i libri della casa editrice per poter dire che Il Foglio punta sulla quantità? Se è così, ben vengano i sovversivi come te :) Penso che lo sappia anche tu che si passa dall'Underground per arrivare all'Overground, come si prendono le scale, o al massimo l'ascensore, per arrivare dal primo al decimo piano. Questo lo fanno tutti, compreso tu (forse, non so, non ti conosco), compreso Giulio Mozzi, e ognuno che ha scritto in questo Blog. Non abbiamo mica le molle al culo come i pupetti di Papa Giovanni Paolo Berlusconi. Non siamo tutti figli di Papà.
E che sarà mai, non abbiamo mica puntato la pistola in testa a qualcuno intimandolo di comprarci e di leggerci. Io sono stato rifiutato dalla Mondadori,dalla Feltrinelli e l'Einaudi mi ha scritto che se non ero un Latino americano premio Nobel per la letteratura non poteva pubblicarmi. Così ho dovuto ripiegare su Il Foglio letterario, che invece del culo, mi ha chiesto di comprare un pò di copie.
Mentre i Re bevono vino e mordono le culatte di maiale, gli schiavi lottano tra loro per un pezzo di pane. Così in libreria non ho trovato niente di vostro, ma Bruno Vespa, Melissa P., il Diario di Asia Argento, la figlia di Giuliano Gemma e il nuovo libro di Emilio fede, misto ad un pò di letteratura viva e i classici della gente morta, affascinanti più di noi vivi, perchè liberi dai vincoli monetari, impegnati a farsi di parole ed emozioni, piuttosto che a fare pompini ai piani alti dell'editoria. Io non sono meglio di voi, ma vi garantisco che voi non siete meglio di me, così come non lo è Vera Gemma che scrive cagate su "un giorno di pioggia in cui la noia la assale" a 14 euro a cagata.
Alessandro Cascio
Premesso che a me non viene in tasca molto a difendere Il Foglio visto che non ho mai pubblicato con loro, vorrei però dire a MarcoB tre cose:
1) pur non avendo pubblicato con loro, ho spedito del materiale e Gordiano è stato molto gentile e disponibile a spiegarmi con molta onestà che cosa poteva offrirmi sia in termini di qualità del prodotto che in termini di distribuzione. Quando al numero di copie, mi disse queste testuali parole (faccio un copia-incolla dalla mail): "Le
copie possono essere pure 50, non è una questione di cifra se il libro ci
interessa.". Gli editori a pagamento hanno ben altro atteggiamento;
2)Dire che chi si rivolge al foglio è necessariamente qualcuno trombato da tutte le case editrici mi sembra una notevole caduta di stile. Implica un pregiudizio sia nei confronti dell'editore che nei confronti di chi scrive. Oltre, naturalmente, che nei confronti di chi compra i loro libri. Ti assicuro che nella galassia dei piccoli editori trovi spesso autori molto più interessanti di quelli del mondo DistribuzioniMessaggerie. Forse non capolavori, ma senz'altro testi più che rispettabili. Definirli gli scarti delle altre case editrici è un pregiudizio avvolto da una spirale di superficialità.
3) Quanto al numero di libri pubblicati, personalmente ritengo che per un editore pubblicare più di 15-20 libri all'anno sia un errore perchè non c'è poi la possibilità materiale di seguirli e promuoverli, però il foglio non è un vera casa editrice. E' un associazione che pubblica libri e per i suoi meccanismi di distribuzione (via internet, catalogo e rivista) forse pubblicare più libri del normale può avere un senso. Forse.
Caro Mr. Arkadin, una sola cosa mi dispiace di ciò che tu scrivi, e cioè lo *Zitto tu!* rivolto a Giorgio Sannino.
Caro Giulio, il mio, naturalmente, non voleva essere uno “zitto tu”, che non mi permetterei mai e non rientra nel mio costume quando affronto una discussione. La mia voleva essere solo una provocazione all’indirizzo di qualcuno che mi era sembrato particolarmente sgarbato e superbo nel rispondere ai commenti – e mi riferisco soprattutto ma non solo ai suoi commenti in risposta a Marcob che ho letto nel blog di Lupi, e quindi, ripeto, un po’ per provocazione ho voluto rimarcare la faccenda. Non era mia intenzione tacitare nessuno grazie al fatto che la rete non dimentica mai, che poi non ne sono neanche così convinto visto che è una memoria che si deve sapere bene come rievocare, e non tutti ne sono in grado: io per es. Soprattutto, poi, per il fatto che condivido in pieno la tua affermazione che anche chi ha commesso cazzate non perde il diritto di parlare. Ci mancherebbe, però se ha in un certo senso la coda di paglia, dovrebbe avere il buon gusto di muoversi più delicatamente e non fare commenti moraleggianti sulle persone con cui discute che poi l’eterno presente della rete lo punisce.
Chiarito questo punto, perché mi dispiacerebbe passare per un prevaricatore e un “tacitatore”, vorrei ancora manifestare il mio stupore – e anche una puntina di insofferenza – per gli autori del foglio che continuano ad intervenire a questa discussione con la sindrome da accerchiamento. Bé penso che alcune cose siano state chiarite molto precisamente. Che le conclusioni a cui siamo arrivati non siano superficiali né facciano di tutta l’erba un fascio. Quindi perché dire come Sannino di essere nauseati dalla faccenda, con toni vagamente minatori fra l’altro, o essere infastiditi dall’ostinazione di Marcob – che a mio parere ha portato avanti le sue idee in maniera trasparente e con disposizione al dialogo, anche se in maniera alle volte un po’ intransigente – come dice nel suo commento Mauro. Come a dire: visto che Marcob non cambia idea dopo le cose che gli abbiamo detto, cose che sono vangelo e dovrebbero riportare tutti voi sulla retta via e voler pubblicare tutti per il Foglio, bè visto che non cambia idea è un ostinato. Io credo che il punto in una discussione non sia quello di far cambiare idea agli altri perché altrimenti una discussione non serve a niente, quanto piuttosto l’importante è la discussione in sé.
Un ultimo appunto a quello che ha detto Alessandro Cascio: a)non credo di essere pazzo neanche io e b) lui scrive: “Cos'è, non vi pubblica nessuna grande casa editrice e piagnucolate per questo? Insomma, non siete già abbastanza innamorati del vostro "mestiere" di scrittori? Scrivete e date modo alla gente di credere in voi. Pensate a scrivere bene piuttosto che a guadagnare di più.”
Perché parti dal presupposto che tutti i partecipanti a questa discussione scrivano o abbiano ambizioni letterarie? Magari si è semplicemente interessati e stimolati dalla discussione in sé.
Cordiali saluti a tutti quanti.
Vi dovete documentare meglio, molto, molto meglio sulle attività de Il Foglio, datemi retta.
Parlate di autori trombati che ripiegano su Il Foglio, ma sapete - ad esempio - che io ho pubblicato un racconto per Baldini&Castoldi ne "I racconti di Sabaudia" - copie 20.000 - o che Alberto Ghiraldo - altro fogliaceo - ha pubblicato un racconto per Mondadori?
Sapete che la direttrice della collana "saggi", Rosa Manauzzi - ha appena pubblicato "Il terzo occhio - ha una Cattedra all'Università di Cassino (insegna traduzione) e collabora con l'Università di Roma?
Sapete che il Prof. Enrico Terrinoni ("Del parlare oscuro" su Joyce, leggetevelo, davvero) insegna a Dublino?
Sapete che ci sono delle scuole medie di Roma che hanno adottato i libri di Aldo Zelli?
Ma che partita avete visto? mah...
p.s.: interessante il blog di Giulio, l'ho linkato nel mio
Posted by: Fernando Bassoli at 02.03.05 21:54Be' Mr. Arkadin, ti sarò sembrato maleducato ma porca vacca, mi hai dato una bastonata che ancora mi brucia, ti assicuro.
Nessun tono minatorio, ti assicuro. Ho detto "nauseato", ma avrei potuto dire colpito, sinceramente colpito da un attacco che, concedimi, mi è sembrato nel complesso eccessivamente ostinato. I miei commenti sono così, non so che dirti, sempre stato impulsivo io. Nulla di personale verso nessuno però ti assicuro. Spero sia reciproco.
Giorgio Sannino
Naturalmente caro Giorgio nulla di personale, ci mancherebbe! Mi spiace per la "bastonata" come la chiami tu, ma a volte ad essere impulsivi ce le si attira addosso. Però adesso dopo questo tuo ultimo commento mi stai più simpatico.
mi mandi una copia del tuo libro? richiesta ruffiana! in realtà tutto questo parlare dei libri editi dal foglio mi ha messo addosso una gran curiosità di toccare con mano. Ho letto i racconti on line di Lupi e non mi sono piaciuti, quindi ho paura di leggere altro di suo, soprattutto se devo pagarlo! poi di recenti ho letto sue libri - uno mediocre e l'altro appena appena sufficente, ma cmq me lo sarei risparmiato volentieri col senno di poi - di una piccola casa editrice e la delusione è stata forte. perciò adesso faccio richieste ruffiane.
Bè cari autori del foglio avete visto che poi alla fine tutta questa storia si è rivelata tutta pubblicità per voi e i vostri libri?
come di dice: non tutti i mali vengono per nuocere.
Cordiali saluti a tutti quanti.
Il mio libro è in offerta a soli 6 euro!!!
Tu guarda il caso.
Scherzi a parte, ti prendo sul serio guarda: te lo mando eccome Mr. Arkadin, e mi piacerebbe tanto mandarlo anche a Marcob, se lo accetta, magari ditemi solo dove, tramite la mia mail perché io con la rete sono una frana (si è visto!?).
Simaptia reciproca,
un abbraccio GiorgioS
Anche io sono ben felice di mandare il mio libro a chi lo vuol leggere.
Vi prego solo di mandarmi l'indirizzo in email, grazie (ecco a cosa servono, per l'appunto, le famose 80 copie...)
:-)
Posted by: Fernando Bassoli at 03.03.05 17:01Caro Marcob, il tuo ultimo intervento è una tua immaginazione su come vanno le cose quando un autore si propone al foglio. E', appunto, una immaginazione.
Quanto al fatto che l'acquisto delle copie sia scritto nel contratto, ripeto per la terza volta: una volta che un accordo liberamente raggiunto viene scritto in un contratto, diventa un "obbligo" per le parti. Non puoi usare il fatto che una cosa sia scritta nel contratto per provare che l'autore sia stato "obbligato" ad accettarla: il contratto non è altro che la formalizzazione di un accordo.
Voglio dire: quando in trattoria il cameriere mi porta il conto, e io ovviamente sono "obbligato" a pagarlo, non posso mica sostenere che sono stato obbligato a mangiare lì!
Mozzi, ti giuro che ho capito che l'obbligo sancito in un contratto non significa che sei stato obbligato a fare quel contratto. Non spiegarmelo una quarta volta, ti prego.
Nessuno ha obbligato la Canzian a comprare ottanta copie del proprio libro. Le è stata fatta una proposta, che rispecchia la politica editoriale del Foglio, e lei l'ha accettata. Se l'acquisto delle 80 copie fosse stata una proposta dell'autrice, accettata dall'editore, nel contratto si sarebbe parlato di "diritto" (o di "possibilità") d'acquisto, non di obbligo, il quale sarebbe invece ricaduto sull'editore sotto forma di vendita di un certo numero di copie a prezzo ridotto.
Quindi: proposta dell'editore; accettazione della proposta da parte dell'autore; formalizzazione in un contratto.
E se la Canzian non avesse accettato le condizioni dell'editore? Beh, solitamente quando non si acccettano le condizioni di una parte, fermo restando un margine di negoziazione, la trattativa salta. O no?
La mia ricostruzione non mi sembra affatto immaginifica (tanto più che nessuno l'ha smentita; anzi, mi sembra sia stata confermata dal post di Gabriele).
Sempre dall'intervista alla Canzian:
"[LTN]: Hai dovuto dare un contributo per la pubblicazione?
[LC]: Nessun contributo: si sono occupati loro di tutto, dalla pubblicazione alla distribuzione. L'unico mio 'contributo' è stato quello di acquistare alcune copie a prezzo ridotto (...)"
In quest'altro brano dell'intervista (faccio notare che la formulazione della domanda contiente il verbo "dovere") mi sembra ancora più chiaro che l'acquisto delle copie non sia stata una scelta dell'autore ma una condizione posta dell'editore.
Caro Marcob, finora nessuno - mi pare - ha portato la testimonianza di una trattativa "saltata" per indisponibilità dell'autore a comperare un tot di copie.
Nel contratto (ebbene sì, lo spiego per la quarta volta) viene formalizzato un accordo. Qualunque disponibilità, proposta, eccetera, sia stata avanzata da una qualsiasi delle due parti, discussa, trattata, mediata, eccetera, nel momento in cui viene messa nero su bianco, diventa un "obbligo". Se nel contratto c'è scritto: "L'autore acquisterà 50 copie dell'opera allo sconto tale", o "L'autore si impegna ad acquistare", o "L'autore si dichiara disponibile ad acquistare", o "L'autore è obbligato ad acquistare", o "L'autore è tenuto ad acquistare", eccetera, qualunque sia la formula, la sostanza è una: che l'accordo raggiunto è stato formalizzato, ed è diventato pertanto un "obbligo".
Poi scrivi una cosa ovvia: se non ci si mette d'accordo, non si fa l'affare.
E fai il solito ragionamento ipotetico: "Se la Canzian non avesse accettato...". Ma questo è un ragionamento ipotetico: è la descrizione di qualcosa che non è accaduto.
Marcob sei in malafede: ti stai arrampicando sugli specchi... perché piuttosto non mi mandi il tuo indirizzo così ti spedisco il mio libro?
Posted by: Fernando Bassoli at 04.03.05 16:38Caro MarcoB, non capisco perchè il mio post confermerebbe la tua ricostruzione. Secondo i tuoi ragionamenti se anche un editore ti stampasse e distribuisse 100000 copie del tuo libro, ma ti obbligasse a comprarne 1 per te è un editore a pagamento. Per me editore a pagamento è chi ti chiede soldi per stampare il libro senza dare null'altro in cambio. Se poi ti fa anche false promesse allora è un editore a pagamento disonesto. Il fatto che si possa discutere sul numero delle copie e che questo sia in secondo piano rispetto all'interesse per il libro, come scritto nel mio post, dimostra l'esatto contrario di quello che dici tu. E poi deciditi sul perchè ti viene richiesto questo famigerato acquisto: o per lucrarci sopra, e allora mi devi spiegare con quale calcolatrici calcoli che 50 copie bastano a coprire anche solo i costi di tipografia, oppure viene richiesto in buona fede per coprire parte dei costi. Se prendi una calcolatrice "normale" e fai una stima del costo di produzione e distribuzione di un libro, valuti quante copie può vendere un autore pubblicato per il foglio, calcoli le quote associative e annessi e connessi ti accorgerai che in questo modo non si diventa certo ricchi.
Veramente non capisco perchè fra tutte le case editrici di questo mondo ce l'hai così tanto con loro....
Mozzi, nel mio precedente post mi chiedevo soltanto perché l'obbligazione ricada sull'autore e non sull'editore.
Perché, insomma, non è l'editore a impegnarsi a vendere a prezzo ridotto le copie, ma è l'autore a obbligarsi ad acquistarle.
Evidentemente, se è l'autore a doversi obbligare, è perchè la proposta è stata fatta dalla controparte. Se fosse stata fatta dall'autore, nella formulazione contrattuale l'obbligazione sarebbe ricaduta sull'editore ("l'editore è disponibile a vendere tot copie ecc").
Gabriele, ho scritto che il tuo post confermerebbe la mia ricostruzione perché mi era sembrato un esempio di rifiuto da parte tua di essere pubblicato per il Foglio.
Invece? Come mai non hai accettato di pubblicare con loro? Nel tuo post hai parlato di un'"offerta" da parte di Lupi, quindi presumo che il tuo lavoro fosse stato giudicato "pubblicabile", giusto? Ti va di chiarire i motivi per cui hai fatto dietrofront?
Non è stato proprio così. Quando mandai loro il manoscritto mi risposero con una lettera standard spiegandomi che prima di leggerlo ci tenevano a mettere in chiaro che per pubblicare con loro era necessario associarsi (in realtà ero io già associato perchè prima di spedirgli il mio materiale avevo voluto vedere qualche loro libro) e che era possibile che mi venisse chiesto di acquistare un centinaio di copie a metà prezzo. Io risposi d'istinto e, ti confesso, lo feci con un pizzico di irritazione. Non per la richiesta di contributo, ma perchè la lettera era standard e non entrava nel merito del mio manoscritto che, probabilmente non era neppure stato letto. Gli spiegai che io non avevo nulla in contrario a contribuire, ma secondo me doveva essere un discorso successivo alla lettura del manoscritto e, soprattutto, doveva servire ad assicurarmi anche una distribuzione. Lui fu molto gentile e trasparente. Mi spiegò per filo e per segno cosa avrei avuto in cambio dei miei soldi, senza nessuna falsa promessa. Mi disse chiaramente che con loro non averei mai avuto il mio libro in tutte le librerie, ma solo in quelle in cui sarebbero riusciti a metterlo. Si offrì di leggere lui il mio manoscritto e mi spiegò che quella lettera veniva spedita solo per evitare perdite di tempo nella lettura del materiale arrivato in redazione. Probabilmente, pensai io, è già capitato di gente che manda manoscritti e poi decide di non pubblicare perchè contrario al contributo. Fu in quell'occasione che mi disse la frase sulle 50 copie, che io non interpretai come un segno di rigidità, ma viceversa. Di solito noi chiediamo 100 copie, però prima leggiamo il manoscritto. Se vediamo che è pubblicabile e vendibile possiamo anche metterci d'accordo in altro modo. Per restare nel paragone fatto da Mozzi, è come se prendi in affitto un appartamento e il padrone di casa ti chiede cento, ma poi magari te lo lascio a 80. E' chiaro che tu sei obbligato a pagare gli 80, ma tutto questo è avvenuto attraverso una contrattazione, non un'imposizione. Con gli editori print on demand, invece, mi risulta che non si contratti un bel niente.
Quanto al perchè non ho pubblicato con loro, è stato solo perchè pochi giorni dopo questo scambio di mail mi è arrivata la proposta di pubblicazione da un'altra casa editrice che ho deciso di accettare. Io avvisai immediatamente Lupi di non perdere tempo a leggere il mio manoscritto e così si concluse tutto. Ma se devo dare un giudizio sulla correttezza e la trasparenza del foglio senz'altro è molto positivo.
Chiarissimo, grazie.
Spero sia chiaro anche a chi ha detto che la mia era solo immaginazione.
IL FOGLIO LETTERARIO
E LE EDIZIONI IL FOGLIO
LA STORIA DEL FOGLIO
Il Foglio Letterario nasce nel 1999 da un’idea di Gordiano Lupi, Andrea Panerini e Maurizio Maggioni e si pone l’obiettivo di avvicinare i giovani alla lettura e alla scrittura. La rivista si sviluppa a livello locale con lo scopo di salvaguardare e far conoscere il patrimonio artistico-letterario lasciato dalla poetessa Maribruna Toni e dallo scrittore per ragazzi Aldo Zelli. Subito dopo viene coniato il motto I generi a braccetto con la tradizione, perché Il Foglio cerca di coniugare il rispetto per la tradizione letteraria italiana con l’attenzione ai generi (fantastico, horror, noir…). Nel campo narrativo cerchiamo di valorizzare autori che si fanno portatori di nuovi modelli espressivi ma anche di lavori tradizionali di buona qualità letteraria. In poesia l’atteggiamento tradizionale è ancora più marcato. Non siamo per gli sperimentalismi e ricerchiamo versi musicali con scelte lessicali che dimostrino studio e lavoro. Questo è il nostro concetto di poesia. Abbiamo avuto per anni in redazione il grande Peter Russell di cui abbiamo pubblicato gli ultimi due libri. Adesso la collana di poesia annovera persone del calibro di Daniela Monreale e di Ivan Fedeli. Siamo aperti ai nuovi autori e ci presentiamo come vetrina per gli esordienti, ma non pubblichiamo tutto acriticamente. Non abbiamo neppure la pretesa di essere l’unica narrativa italiana, però abbiamo i nostri modelli e ci rivolgiamo a coloro che sono in sintonia. Come fa ogni rivista, d’altra parte. Agli abbonati sono garantiti solo il ricevimento della rivista per un anno e due libri omaggio a loro scelta. Per saperne di più ci sono le pagine web: www.ilfoglioletterario.it e la mail per info è ilfoglio@infol.it.
Nel 2000 si costituiscono le Edizioni Il Foglio, una piccola casa editrice no profit che in cinque anni ha superato i cento titoli in catalogo. Pubblichiamo solo le cose in cui crediamo dopo un’attenta selezione. Per proporre lavori di narrativa inviare una breve sinossi del romanzo (o della raccolta di racconti) e alcuni capitoli (o racconti a scelta) per valutare lo stile. Per i lavori di poesia inviare una selezione di liriche. Mai per e-mail e sempre all’indirizzo della redazione in Via Boccioni 28 a Piombino (LI). Vediamo ora di parlare delle singole collane.
COLLANA IL FOGLIO
Ormai Il Foglio Letterario è una rivista-libro con un titolo e un codice ISBN per ogni numero e quindi è ordinabile in tutto il mondo. Gli ultimi due numeri sono PASSI NEL DELIRIO (23/2004) e UN GRIDO SENZA PAROLE (24/2005). Il numero in uscita per l’estate sarà dedicato alla narrativa horror e stiamo selezionando i materiali tra quanto ci perverrà in redazione in questi mesi. L’attenzione della rivista-libro è orientata sulla narrativa di genere, ma anche su tutte le forme espressive che si basano su un rinnovamento del linguaggio, pur concentrando la loro attenzione sulla costruzione di storie.
COLLANA AUTORI CONTEMPORANEI - NARRATIVA
Direttore: Gordiano Lupi
Diretta filiazione della rivista-libro, la collana di narrativa è il fiore all’occhiello del Foglio Letterario. Molto selettiva, pubblica al massimo 8 - 10 titoli l’anno, scegliendoli tra opere preferibilmente di giovani ritenute interessanti per forme espressive e contenuti. Cerchiamo storie che si facciano leggere e non elucubrazioni mentali, ma siamo aperti al nuovo e ai linguaggi giovanili e generazionali.
COLLANA DAMMI SPAZIO
Direttore: Alberto Ghiraldo
La collana si presenta con diciassette giovani autori che si confrontano con storie legate al mondo giovanile e al modo di vivere che ci gravita attorno. Amori che nascono e che finiscono, storie d’amicizia e di dipendenza, impacciati genitori alle prime armi, affetti equivoci e piccole tragedie quotidiane… racconti di ordinaria esistenza che hanno per protagonisti coetanei degli scrittori stessi. Dammi Spazio è il primo volume di una nuova collana delle Edizioni Il Foglio completamente rivolta alla valorizzazione e diffusione di giovani scrittori under 30 e di nuovi stili di scrittura e sperimentazione linguistica. Il secondo è Silvia dorme di Giuseppe Mauro. La Collana vuole valorizzare i giovani e si propone di pubblicare non più di due titoli all’anno.
COLLANA I SAGGI
Direttrice Rosa Manauzzi
La collana I Saggi delle Edizioni Il Foglio raccoglie studi tematici e ricerche accademiche muovendosi tra i due estremi di sacro e profano (una sorta di sottotitolo della collana). Letteratura, arte, sociologia, psicologia, storia politica, antropologia, religione e talvolta l'intersezione suggestiva di più discipline, arricchiscono sempre più il catalogo del Foglio grazie al contributo di autori con esperienza scientifica oppure, se non di derivazione universitaria, alimentati da passione e perizia. Al momento gli argomenti trattati riguardano: la magia, i misteri della mente, la letteratura e la critica inedita dei grandi autori (compresi autori stranieri censurati o poco noti in Italia), la letteratura delle donne, Cuba, il rapporto tra Ebrei e civiltà occidentale. Solo un anticipo dei contributi notevoli che promette di raccogliere, privilegiando qualità e punti di vista nuovi.
COLLANA ESOTERICA
Direttore: Maurizio Maggioni
Si tratta di una sotto-collana della Collana I Saggi che accoglie saggi e studi sull’esoterismo in genere, qualsiasi corrente ne sia la fonte, occidentale e orientale. Essendo una collana laica e liberale (cioè non confessionale) essa non prende partito su nessuna posizione ma accetta lavori di obiettivo valore scientifico anche se a carattere divulgativo e non accademico. Gli argomenti sono i più vari. Nazismo magico, vudu thelemico, parapsicologia, misteri della storia e della vita (soggetti come quelli di HERA, di MYSTERO e GdM, ad es.), medianità, ufologia, storia dell'esoterismo, scienze occulte, sempre su dati reali e obbiettivi. La collana deve ospitare autori esordienti, già buoni ricercatori e soprattutto originali nelle loro ricerche e idee.
COLLANA AUTORI CONTEMPORANEI - POESIA
Direttore: Andrea Panerini
Si contraddistingue per l’estrema selezione operata nei confronti degli autori. la ricerca di una musicalità e di un metro moderno sono alla base dei criteri che guidano la collana. Accanto ad autori noti come Peter Russell (candidato al Premio Nobel nel 1997), Ivan Fedeli (finalista Premio Montale) e Maribruna Toni è presente la ricerca di nuovi autori che possano portare un rinnovamento della forma poetica italiana.
COLLANA FIOR DI FIABA
Direttore pro-tempore: Gordiano Lupi
La collana di fiabe presenta solo opere di Aldo Zelli, il popolare autore piombinese scomparso dieci anni or sono: La bertuccia malandrina, Kaslan e Putifarre e Serafino. Libri che sono stati adottati nelle scuole medie ed elementari di Empoli, Latina, San Vincenzo, Riotorto, Venturina… attendiamo ancora Piombino, ma si sa che nessuno è profeta in patria. Oltre alle opere di Zelli troviamo L’età d’oro, racconti per ragazzi di Gordiano Lupi, e pure questo testo è stato adottato dalle scuole medie di Riotorto.
COLLANA HORROR
Direttore: Luigi Boccia
Pubblichiamo un horror molto letterario che scavi nelle viscere della paura e la faccia sentire come pericolo palpabile. Non ci piacciono le facili suggestioni a base di sesso e sangue. Vogliamo narrativa vera. Piccoli successi di questa collana che non esitiamo a definire unica in Italia sono: Fame - la trilogia cannibale, La stagione della follia, Malefica – le fiabe per non dormire e Il dio nell’alcova di Elvezio Sciallis.
FUMETTO e COMICS BOOK
Direttore: Alessandro Dezi
Le collane Fumetto e Comics Books nascono dall’esigenza della Casa Editrice Il Foglio di ampliare i propri orizzonti editoriali dalla sfera letteraria tradizionale verso l’incantevole realtà delle “nuvole parlanti”. Le Edizioni Il Foglio credono fermamente che il fumetto sia, a tutti gli effetti, portatore di una forma autoriale e culturale, oltre che d’intrattenimento tout court: un “raccontare per immagini”, capace anche di notevole spessore artistico e straordinaria fascinazione sul lettore. L’intento principale è quello di valorizzare autori conosciuti nel settore nonché sdoganare meritevoli esordienti, editando opere che sappiano raccontare storie tra i generi, che divertano ed emozionino, che stimolino la curiosità e l’intelligenza, con un’attenzione spiccata agli stili e ai linguaggi contemporanei. Seguiamo due direttive tematiche: opere di saggistica e fumetto, selezionando in base a criteri specificamente pertinenti, riferiti alla maturità tecnica e contenutistica dell’autore, ma anche al nostro gusto soggettivo e, non per ultimo, alla volontà di rischiare e di sperimentare, sempre con un occhio attento alla fruibilità del prodotto.
Da queste premesse hanno visto la luce due vendutissimi saggi sui cartoni animati giapponesi: All’ombra del Fuji-Yama e I Robottoni di Alessia Martini, e quello sulla figura idiosincrasica-schizofrenica di un moderno Frankenstein, analizzata dal critico Daniel Ciberio nel suo Dottor Banner e Mister Hulk. Senza dimenticare il coraggioso fumetto horror-erotico Sangue Tropicale di Gordiano Lupi e del giovanissimo Oscar Celestini o il gustoso Padella, simpatico ibrido fra narrativa e fumetto, scritto abilmente dal torinese Andrea Gotico.
INSTANTBOOK
Direttore: Gordiano Lupi
Una collana per lavoro di breve respiro che spesso hanno anche un contenuto sociale, di critica al sistema oppure che cercano di sfruttare nuovi strumenti di linguaggio per comunicare. Alcuni titoli: Le ultime lettere di Pilvio Tarasconi, Ucciderò Gianfranco Fini, luna2doc…
RIVISTE DI POESIA
Pure se lo sappiamo che la poesia non è un genere commerciale noi ce ne occupiamo: questo è il vantaggio di essere non profit. Abbiamo addirittura due riviste: BAR CODE, supplemento annuale diretto da Daniela Monreale, e CARMINA, semestrale diretto da Andrea Panerini. L’impostazione delle due riviste è diametralmente opposta, visto che BAR CODE è molto moderna e innovativa, mentre CARMINA è più classicheggiante e tradizionale.
GIALLO E NERO
Direttore Fabio Beccacini
Pubblicare delle storie che sappiano raccontare alcune delle infinite declinazioni delle strade del giallo. Una narrativa di qualità che riprenda le fila della narrativa di genere, e sappia emozionare intrattenendo. I primi due libri che abbiamo scelto, molto diversi tra loro, rappresentano in qualche modo due dei possibili estremi di questo tipo di narrativa. Per ambientazione, per costruzione drammatica, per stile. Un thriller newyorchese percorso da orribili rivelazioni dell’animo umano e un giallo vecchia maniera ambientato in un albergo dal gusto un po’ retrò con in suoi personaggi da signorine omicidi. Non pensiamo di voler cambiare la storia del genere con questa collana, anzi non chiamiamolo neppure più genere, vogliamo solo pubblicare quegli autori e quelle storie che non troverebbero spazio presso editori di rango perché esordienti o poco conosciuti. Non vendiamo fumo. Vendiamo gialli e neri. Storie che sanno tenere incollati alla pagina quando ci sono gli ingredienti giusti. Il nostro augurio è di trovarli, anche con la vostra attenzione. I titoli: Orribile segreto di Gianni Perticaroli e Albergo Belvedere di Michela Fassone. In preparazione: Torino Noir e Riviera in Noir, antologie tematiche di racconti ambientati nel capoluogo piemontese e nella Riviera Ligure. All’antologia Torino Noir partecipa anche il noto regista cinematografico e romanziere Corrado Farina (Hanno cambiato faccia e Baba Yaga).
ESPERIMENTI LETTERARI
Direttrice Stella Iasiello
Tra una tradizione letteraria piuttosto conservatrice come quella italiana e un’epoca in cui “tutto fa cultura”, ci si interroga sempre più spesso su cosa voglia dire "sperimentare". Anche Il Foglio Letterario lo fa, con una collana dedicata a quegli autori che vogliono tentare di dare una risposta. Narrativa e poesia che sperimentano quindi nuovi linguaggi e trasgressioni, nuove commistioni di generi che ibridandosi danno vita ad una scrittura “mutante” che si avvale anche delle forme di scrittura offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione, come, ad esempio, quelle che può offrire la rete. Esperimenti letterari è una collana “a basso costo” che non vuole formulare teorie letterarie né ideologie dell’oltre e dell’estremo, ma vuole concedere tutti quegli strumenti che si possono considerare utili per raccontare, in una “postrealtà” in cui si identifica come reale solo ciò che fa spettacolo, in cui si fa davvero fatica a distinguere tra realtà e fantasia.
VOCI DELLA MAREMMA
Direttore Franco Micheletti
La collana Voci della Maremma è nata con l’intenzione di dare voce a quegli autori locali che propongono opere di narrativa o di poesia riferite con tematica legata al territorio, alla storia, alle tradizioni popolari e alla cosiddetta memoria storica minore. Il foglio colma la lacuna di sgombrare il piatto orizzonte maremmano, cerca autori popolari di talento e diffonde in un contesto sempre più vasto i libri della collana. Voci della Maremma è una collana che ha imboccato un percorso impegnativo ma denso di risultati positivi, tanto che alcuni libri della Collana hanno occupato per mesi le classifiche dei libri più letti a Piombino. I criteri a cui si ispira la Collana sono quelli di una scrupolosa attenzione ai fermenti letterari del territorio e nel contempo di avviare una selezione seria dei libri che verranno pubblicati. Una constatazione largamente condivisa è che con questa avventura letteraria la Casa Editrice ha rinverdito la stanca cultura locale e ha posto un argine alla pubblicazione a pagamento presso editori privi di scrupoli. La Collana Voci della Maremma è stata ideata da Maurizio Maggioni, che ha lasciato l’incarico a Franco Micheletti per occuparsi di esoterismo.
CINEMA
Direttore Fabio Zanello
La collana Split/Screen, curata dal giornalista e critico cinematografico Fabio Zanello, prende il nome dal quel tipo di montaggio, dove l’inquadratura suddivide lo schermo in due o più parti, rintracciabile in film come Il caso Thomas Crown (1968) di Norman Jewison , Woodstock (1970) di Michael Wadleigh, Il fantasma del palcoscenico (1974) di Brian De Palma, e Kill Bill Vol.1 (2003) di Quentin Tarantino. Questa collana comprende volumi monografici dedicati ai personaggi cinematografici più complessi, multiformi, innovativi e contradditori che hanno segnato la storia della cinematografia degli ultimi decenni. I volumi includono una raccolta di saggi scritti dai migliori nomi della nuova critica italiana, dove la molteplicità di approcci nei confronti dell’oggetto trattato, si prende l’impegno di rendere accessibile a un pubblico il più cospicuo possibile ogni chiave di lettura.
NUOVA COLLANA DI LETTERATURA CUBANA
Direttori: Gordiano Lupi e William Navarrete
Le Edizioni Il Foglio pubblicheranno in esclusiva per l'Italia il poeta dissidente cubano William Navarrete, residente a Parigi e autore della silloge Edad de miedo al frio, edita da Editorial Advana Vieja di Cadice (Spagna) nel 2005. Navarrete è un poeta cubano in esilio nato nel 1968, anticastrista e libertario che scrive e fa il critico d'arte a Parigi, dove ha pubblicato pure un bel libro sulla musica caraibica. E' fondatore e presidente della Associazione per la Terza Repubblica Cubana ed è impegnato politicamente per una Cuba davvero libera. Le Edizioni Il Foglio hanno acquisito i diritti del libro e lo stanno facendo tradurre da una stagista dell'università di Pisa sotto la nostra supervisione. L'opera sarà edita prima dell'estate. Le Edizioni Il Foglio stanno acquisendo i diritti su altri poeti dissidenti residenti a Cuba, persone che hanno fatto mesi o anni di galera solo per aver espresso delle opinioni e per aver appoggiato il Progetto Varela. L'antologia di poesia cubana del dissenso - curata da William Navarrete e Gordiano Lupi - ospiterà liriche di: Regis Iglesias Ramirez (che ha pubblicato in Spagna da poco), Ricardo González Alfonso (corresponsabile di Reporteros Sin Fronteras all'Avana) e Omar Moisés Ruiz Hernández (condannato a 18 anni di prigione).
Quello che è frutto della tua immaginazione non è che il foglio chieda un contributo per la pubblicazione, ma il fatto che la scelta sugli autori da pubblicare avvenga senza nessuna attenzione per la qualità. A me non è stato detto "se sei disposto a comprarti 100 copie ti pubblichiamo", mi è stato detto "se sei disposto a comprare delle copie valutiamo il tuo manoscritto e poi ne parliamo. Le copie possono anche essere 50". Tieni conto che 50 copie a metà prezzo vuol dire venderne 25 per non perderci dei soldi. Non mi sembra esattamente uno scenario compatibile con la tua ricostruzione dei fatti e neppure qualcosa di paragonabile all'editoria a pagamento
Posted by: Gabriele at 07.03.05 09:07Gabriele, il tuo penultimo post è emblematico. La politica editoriale del Foglio si può così riassumere:
più il manoscritto è interessante meno copie l'autore deve acquistare; più il manoscritto è scadente più copie l'autore deve acquistare.
La qualità dell'opera non è quindi il discrimine per essere pubblicati o meno, ma quello per determinare il numero di copie che un autore deve acquistare (Lupi dice "Le copie possono anche essere 50", non dice: "Le copie possono anche essere 0").
Due considerazioni.
1)Coloro che chiedono all'autore un contributo spropositato, e che poi nemmeno si curano di distribuire il libro, non sono case editrici a pagamento: sono semplicemente truffatori.
Le case editrici a pagamento sono invece proprio quelle come il Foglio, che pubblicano più o meno qualsiasi cosa purché l'autore paghi un contributo, senza nessuna attenzione per la qualità.
2)Smettiamola con gli alibi e le attenuanti. Altrimenti sembra che in nome della "passione" si possa fare qualsiasi cosa. Se io ho la passione per i gelati e decido di aprire una gelateria non chiederò certo ai miei cienti di aiutarmi a pagare le spese di produzione dei gelati. Chi decide di aprire un'attività imprenditoriale dovrebbe assumersi tutti i rischi, gli oneri e le responsabiità che tale attività comporta, senza scaricarli su altre persone. Altrimenti faccia altro nella vita.
Concludo con queste parole, che condivido pienamente, di Massimo Ferrara (Ghost club):
"L'editoria a pagamento è decisamente una piaga, un’assurda politica a favore soltanto delle case editrici che l'adottano. Dove sta scritto che un autore deve pagare per essere pubblicato? Ma dico stiamo scherzando?! L’unico ad essere pagato semmai è l’Autore che, cedendo il diritto di pubblicazione, offre all’Editore una possibilità di guadagno.
Credo comunque che questo sistema, purtroppo, abbia preso piede anche per colpa dell’autore stesso che pur di essere pubblicato paga a proprie spese; e qui mi voglio rivolgere agli autori esordienti: ragazzi, il diritto d’autore è sacrosanto, se qualcuno vuole servirsene per lo sfruttamento economico deve riconoscervi qualcosa senza chiedervi una lira; fate attenzione ai contratti che firmate, ai diritti che cedete e soprattutto alle tipologie di accordo ricordandovi che anche l’obbligo di acquisto/vendita di un tot di libri citato su un contratto è sempre comunque una formula di pubblicazione a pagamento.
Insomma è inutile ricamarci tanto sopra: l’Editore è un po’ come il produttore cinematografico, deve saper rischiare, puntare su una buona penna e naturalmente affrontare/assorbire ogni spesa."
Caro Marcob,
la tua ostinazione mi fa venire in mente un vecchio monologo di Giorgio Gaber che diceva "gli amici analisti ignorano ciò che ignoravano i Greci: l'incertezza".
Tu sei certo di tutto. Che Lupi mai mi avrebbe pubblicato senza il contributo, che la politica del foglio è pubblicare qualsiasi cosa basta che l'autore paghi e che il numero di copie non è proporzionale alla vendibilità del libro, come sarebbe logico, ma alla sua qualità. In pratica è come dire che Faletti è il miglior scrittore d'Italia, perchè è quello maggiormente renumerativo per l'editore. Ma al di là delle battute (spero non ti offenderai se ti chiamo amichevolmente "il mio amico analista"), ciò che emerge anche dal tuo ultimo post è l'equazione: chi si compra qualche copia del suo libro è uno scrittore mediocre trombato dalle case editrici maggiori che si preoccupano di leggere tutto quello che viene loro proposto e, in base a degli oggettivi e imparziali criteri di qualità, decidono cosa pubblicare o meno. Io non so qual è il tuo "ruolo" nel mondo dell'editoria (se sei un semplice lettore o se sei scrittore e in quel caso per chi pubblichi), ma questa visione delle cose è alquanto semplicistica. Come in un qualsiasi altro mondo, anche nell'editoria è necessario sbattersi per inserirsi, altrimenti non vieni neppure preso in considerazione, anche se sei il nuovo Boll. Questo lo si può fare in vari modi: puoi essere inserito per inerzia (se fai la holden, ad esempio, forse hai qualche possibilità in più...ma te lo sei mai fatto raccontare da qualcuno un colloquio alla Holden???), puoi avere delle conoscenze che ti aiutano, puoi attaccarti come un parassita allo scrittore, all'editor o all'editore di turno oppure puoi scegliere di investire, oltre che tempo, anche soldi. Poi credo che siamo d'accordo sul fatto che la condizione irrinunciabile per firmare un contratto di edizione siano la serietà della casa editrice, la presenza di un piano editoriale e una distribuzione vera. In poche parole, che la casa editrice il tuo libro oltre che stamparlo si impegni in tutti i modi possibili per venderlo. Ma non perchè la paghi per questo, ma perchè CI CREDE. Tu parti dal presupposto che chiedere l'acquisto di 50 copie a metà prezzo (25 copie...meno del costo di un week-end in montagna a sciare....) escluda categoricamente tutto questo. E questo si chiama pregiudizio. In un post a cui non mi hai risposto cercavo di spiegare perchè trovo assurda l'idea della carta di provenienza del libro da te auspicata, cioè un avviso al lettore del fatto che il libro è stato pubblicato con un acquisto di copie da parte dell'autore. Io ho letto per la prima volta Erri DeLuca da un amico che mi prestò dei racconti pubblicati da edizionifahrenheit451. Io non mi posi neppure il problema di sapere la genesi della sua pubblicazione (con questo non voglio dire che DeLuca abbia pagato, non lo so e non lo voglio sapere, ma all'epoca sarebbe potuto essere verosimile), mi sono fidato del consiglio del mio amico e l'ho valutato in base a cosa stavo leggendo, non in base al marchio. Il gelato mi piace assaggiarlo e giudicarlo dal sapore, non dalla confezione. Secondo il tuo ragionamento Erri DeLuca allora era uno scrittore mediocre, ma poi pubblicando con Feltrinelli è diventato bravo...Cmque, dopo la mia firma, troverai un intervista apparsa parecchio tempo fa su www.librialice.it. Ti prego di leggerla con attenzione. Io faccio solo due considerazioni:
a) Marcos Y marcos non so come scelga i suoi autori. So che inviai una mail per chiedere se era possibile inviare materiale e mi risposero seccamente di non mandare nulla perchè nulla sarebbe stato letto. Come abbia fatto l'autore intervistato a farsi da leggere da loro non è dato sapere. Con questo non vuole dire che non meritasse la pubblicazione, io il suo libro non l'ho neppure letto. Ma spesso i meccanismi di avvicinamento alle case editrici non seguono un iter logico e razionale.
b) Credo che le affermazioni di Francesco Pacifico, se prese sul serio, meritano un solo commento: va bene che siamo in Italia, ma se comprarsi 50 copie del proprio libro è una piaga, una pubblicazione con questi metodi cos'è? Garanzia di qualità?
Gabriele
La parola agli esordienti!
Tre esordienti a confronto; tre storie assolutamente diverse. L'esperienza di nuovi autori italiani ci aiuta a comprendere meglio i meccanismi personali, culturali ed editoriali che stanno alla base di un primo libro, ma ci permette anche di vivere con loro l'emozione di maneggiare la prima copia stampata e la sensazione nuova del contatto con il pubblico. E come si muoveranno in futuro per consolidare una professione che può diventare duratura?
Ecco le risposte di:
Cristiano Cavina - Alla grande (marcos y marcos)
Francesco Pacifico - Il caso Vittorio (minimum fax)
Clemente Tafuri - Caino Lanferti. Una storia di Marsiglia (Einaudi)
Quando e come hai scoperto la tua "vocazione" letteraria?
Cavina
Abbastanza tardi. Penso sui vent'anni; non ho mai scritto niente, prima. Facevo altre cose, lavoravo e suonavo in un gruppo. Poi suonare non mi bastava e proprio quando ho smesso, mia zia dimenticò la sua Olivetti a casa di mia mamma. Ho comprato un pacco di fogli, e ho cominciato. Non ho più smesso, da quella volta.
Pacifico
Ero in secondo liceo e scrissi una storia su un buco nel muro. Mi sembra di aver sempre scritto e di aver cambiato motivazioni di anno in anno, perciò non considero la scrittura in sé una vocazione. Ho scritto tante stupidaggini, in questi dieci anni. Se posso parlare di una vocazione, la mia vocazione (tardiva) è prendere in giro la soggettività persecutoria dei protagonisti dei romanzi: demistificare la profondità del protagonista che viene di solito contrapposta alla grettezza dell'antagonista. Esempio illustre, nel senso che si tratta perfino di un bel libro: I giorni dell'abbandono di Elena Ferrante, dove anche nella perdizione, la protagonista conserva una dignità che invece suo marito non conquista mai. (Ma forse non ho capito io il libro.) La mia vocazione, se c'è, è democratizzare il rapporto fra protagonisti, antagonisti e personaggi irrilevanti.
In particolare, Vittorio è un protagonista-antagonista di cui il lettore non conosce i pensieri e in cui non può quindi identificarsi.
Tafuri
Ho iniziato a scrivere a tredici, quattordici anni. Erano poesie. I primi racconti un po' più avanti. Se per vocazione letteraria si intende la consapevolezza del lavoro della scrittura, beh, diciamo verso i vent'anni.
Dal manoscritto all'editore il passo è molto lungo. Com'è stata la tua avventura?
Cavina
In realtà, io ho esordito con Transeuropa, con un romanzo breve che è uscito nella raccolta Coda 2, anche se considero Alla grande il mio vero debutto. La Marcos y Marcos ha letto alcuni miei racconti, e ne ha scelto uno da inserire in una raccolta. Mi sono ritrovato, da perfetto sconosciuto, in mezzo a gente come Pasolini, Bianciardi, Bloch, Clark, a cui non sono degno nemmeno di leccare la suola delle scarpe. il racconto però è piaciuto, e mi hanno chiesto, in casa editrice, se avevo anche un romanzo. Gliene ho consegnati due vecchi e l'ultimo che avevo scritto, Alla grande: hanno scelto quello. Fortunatamente.
Pacifico
La storia di questo manoscritto è molto semplice: Christian Raimo di minimum fax (che l'anno prossimo rivoluzionerà il concetto di sensualità con il suo romanzo) conosce praticamente tutti coloro che a Roma leggono più di dieci libri l'anno. È facile scoprire di conoscere qualcuno che conosce Christian. Tramite un amico comune, ho deciso di avvicinarlo e di fargli la sconcia offerta di una conversazione al parco su letteratura e religioni monotesiste. Lui ha accettato. Io ho estratto dall'impermeabile il mio manoscritto rilegato ad anelli e gliene ho letto dei passaggi fingendo che avessero a che fare con la nostra conversazione. Gli ho lasciato il manoscritto con dentro, assicurati da un po' di scotch, cinque biglietti verdi da duecento euro. Di lì a poco, in preda a fervore messianico, Christian ha cominciato a predicare a Lagioia, Cassini e Di Gennaro di minimum fax per convincerli a pubblicarmi.
Tafuri
Treni, sale d'attesa, personaggi orribili, promesse non mantenute, appuntamenti mancati... a volte sento rispondere a domande del genere: "È iniziato tutto per caso..." Non ci credo, e comunque beati loro. Farsi strada non è facile. E il caso non rende un manoscritto un libro. Servono incontri giusti, una buona dose di follia e di incoscienza, persone accanto che si sforzino di capire e che non rendano la vita impossibile.
Hai collaborato con un editor per la stesura finale del testo? Ti sono stati imposti cambiamenti significativi?
Cavina
No, niente editor. La Marcos y Marcos preferisce che sia l'autore a lavorare sul testo. Abbiamo parlato delle cose che non andavano, ero d'accordo con loro, e le abbiamo cambiate, ma poche cose. Il lavoro più grosso è stato sul finale, che mancava nel manoscritto. Quello che gli ho presentato gli è piaciuto un sacco, e l'abbiamo lasciato tale e quale.
Pacifico
Il mio editor è stato Nicola Lagioia. Nicola ha scritto uno strano libro che si chiama Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj. Da questo libro si deduce che il suo autore è una persona intelligentissima e assai colta. Un intellettuale cupo e snello che ha la capacità di precederti nella comprensione del tuo stesso lavoro. Nel mio libro avevo tenuto sottotraccia i temi più filosofici e quelli politologici per non annoiare i miei amici, quelli che hanno sempre letto le mie cose in fotocopia. Nicola Lagioia ha scovato questi contenuti e mi ha chiesto di farli emergere, perché gli piacevano. Per non contrariarlo l'ho seguito nella sua analisi minuziosa del romanzo e il risultato sono state cinquanta pagine in più, due nuovi personaggi e svariati approfondimenti.
Tafuri
Il lavoro di editing su questo romanzo è stato sorprendente. Ho avuto la fortuna di lavorare con Claudio Ceciarelli e Severino Cesari. Due personalità rare. Hanno avuto un grande rispetto del libro. Cambiamenti strutturali rispetto al manoscritto originale non ce ne sono stati. Chi conosceva il manoscritto e ha poi letto il libro pubblicato non ha notato nessuna differenza.
È bello per un esordiente pubblicare il primo romanzo con un editore ormai "consolidato" come marcos y marcos...
Cavina
È un sogno, per un ragazzo di campagna che viene da un piccolo paesino della Romagna, finire in catalogo fra John Fante e Boris Vian e Southern. È un onore, e mi ripaga di un sacco di cose.
...minimum fax...
Pacifico
Pubblicare con minimum fax è bello. Una cosa bella è stare sulla homepage di minimumfax.com accanto a Carver e Bukowski. Un sogno che si avvera. L'altra cosa è che ti trattano bene e calorosamente. Sono soliti abbracciarti e baciarti e dirti tante cose allegre e portarti in regalo libri da New York. La terza cosa bella è che stampano su una buona carta, profumata e ricca, e fanno delle copertine stupende (anche se la mia è molto fallica). Ma la vera risposta alla domanda è: i miei parenti non hanno idea di cosa sia minimum fax, mentre pare che nell'ambiente letterario Cassini e Di Gennaro siano piuttosto noti. Mi sono fatto l'idea che minimum fax è come il Perugia di Serse Cosmi. Scopre i giocatori, ma poi glieli portano via. Io dico a Einaudi: Ti prego, Einaudi, lascia gli autori americani a minimum fax! Perché te li compri dopo che sono stati loro a scoprirli?
Quando sono in redazione, a Ponte Milvio, a Roma nord, penso a volte al preambolo del Senso della vita dei Monty Python: l'episodio dei ragionieri-pirati che attaccano con il loro edificio-nave la città piena di grattacieli dove ci sono le grandi corporations.
...e Einaudi!
Tafuri
Sì. Penso che gli "struzzi" siano il sogno di ogni scrittore.
Il libro in mano, stampato e in vendita nelle librerie. Le prime impressioni?
Cavina
È un po' come avere un figlio che diventa maggiorenne, e decide di andare via di casa. C'è gioia, ma anche una specie di distaccamento. Il libro se ne va per il mondo con le sue gambe, e tu speri di averlo creato abbastanza robusto perchè ce la faccia. È bello, ma anche triste.
Pacifico
Tenere il libro in mano è stato sensazionale. Ero in redazione quando sono arrivati i pacchi. Sono corso di sotto ad aprire e ho portato i pacchi su per le scale. Insomma, gli ho dato molti baci. Rick Moody ci ha dormito, col suo primo libro. Io l'ho lasciato sul comodino perché non volevo sgualcirlo. Sono un feticista dei libri, di solito li tengo nelle buste di plastica, quando per esempio li metto in borsa. Il libro in libreria mi ha fatto assai meno impressione, e per lo più negativa: ho cominciato a sentirmi molto vulnerabile. Al momento ho dei notevoli sbalzi d'umore. Sono spesso esagitato, mi addormento faticosamente e verso le sei del pomeriggio mi intristisco. Le uniche distrazioni che riescono a riposarmi sono le partite di pallone del mercoledì al campetto del comune, le preghiere della sera, le battute ossessive della mia ragazza e Maupassant.
Tafuri
Il vero lavoro è prima. Scrivere. Vivere per riuscire a farlo. Vedere poi il libro fatto e finito è un'emozione unica. Non ho figli. Ma credo sia qualcosa di paragonabile al diventare padre.
Hai fatto qualche presentazione pubblica? Qual è stato il primo impatto con i lettori?
Cavina
È 5 mesi che vivo in treno. Ho fatto una sessantina di presentazioni, un paio alla settimana, da quando è uscito. A volte anche due al giorno.
Ultimamente vado spesso nelle scuole, licei e medie; molte hanno preso il libro come testo di narrativa. Mi piace parlare con le persone. Scopro un sacco di cose interessanti su di loro, e un mucchio di cose interessanti su di me. E poi fa piacere sapere che il tuo lavoro, la tua passione, gli ha dato la possibilità di passare qualche ora fuori dal mondo.
Pacifico
Sono stato a Siena a presentare il libro in un'associazione universitaria. Un semiologo si è dilungato con mio enorme piacere sulle qualità del mio romanzo. Da piangere di gioia. Insomma, è una cosa inattesa: un giorno stai rompendo le scatole alla tua ragazza perché si legga l'ultimo capitolo che hai scritto, il giorno dopo parli con un semiologo di fronte a della gente che non conosci. Un sentimento esotico. Sono stato in un ristorante buonissimo e un mio amico che è venuto con me in trasferta mi ha offerto addirittura il pranzo.
Tafuri
Le presentazioni sono in fase di definizione. I lettori si sono trovati tra le mani un libro che spiazza. La cosa che ho sentito ripetere più spesso è che non riuscivano a smettere di leggere. Che la storia li ha tenuti sulla pagina fino alla fine.
Hai pensato di rivolgersi a un agente letterario o pensi di farlo in futuro?
Cavina
No. Ho avuto la fortuna di conoscere due persone splendide, Marco e Claudia di Marcos y Marcos, di cui mi fido ad occhi chiusi. E altre persone che in questi anni mi hanno aiutato e continuano a darmi una mano, come Antonella a Torino. Gli voglio bene, e fanno molto per me. Mi basta e avanza.
Pacifico
Non ho proprio idea. Un agente letterario implica dei guadagni. I miei guadagni con i libri me li immagino simili alla scena dei Blues Brothers in cui vanno a suonare nel locale country & western e alla fine invece di essere pagati sono loro a essere sotto di vari dollari per la birra.
Tafuri
Ho incontrato la mia attuale agente prima di pubblicare questo libro.
Di Giulia Mozzato