Suona il telefono. Guardo il numero. E' un vecchio amico.
Rispondo.
"Manuela ha un altro!", grida l'amico nel telefono.
"Un altro cosa?", domando.
"Un altro come me!", dice l'amico.
Non è, in effetti, la risposta che mi aspettavo.
"Manuela ha un tuo sosia?", domando.
"No!", grida l'amico.
"Che cos'ha Manuela?", dico, con tono partecipe.
"Manuela ha un altro uomo!", grida l'amico.
Bene, ha sputato il rospo.
"Sei sicuro?", dico.
"Sicuro?", grida l'amico.
"Dico", dico, "ne sei sicuro?".
"Sicuro?", grida l'amico.
"In somma", dico, "sei sicuro o no, che Manuela ha un altro uomo?".
"Li ho trovati...", dice l'amico, con voce che si smorza.
"Dimmi", dico.
"Li ho trovati...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"Li ho trovati che...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"...che...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"Io tornavo a casa...", dice l'amico.
Non è possibile, penso.
"Non dovevo tornare a casa...", dice l'amico.
Eh sì, penso.
"Avevo dimenticato il telefonino...", dice l'amico.
Ecco, penso. Le tecnodipendenze.
"Così non le ho telefonato che tornavo...", dice l'amico.
Ti sei intrappolato da te, penso.
"E quando sono entrato in casa...", dice l'amico.
Forza, penso.
"Li ho trovati che...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"...che...", dice l'amico.
"Che scopavano sul vostro letto?", domando.
"No", dice l'amico. "Sul tavolo di cucina".
"Come nei film", dico.
"Sì", dice l'amico. "Esattamente".
"E lui come la prendeva?", domando. "Da davanti o da dietro?".
"Da dietro, è ovvio", dice l'amico.
"Lei era tutta sporca di panna montata, o di farina, o di marmellata?", domando.
"Di marmellata", dice l'amico.
"Bene", dico. "La faccenda mi pare chiara".
"Eh sì", dice l'amico. "Purtroppo sì".
"Il telefonino l'hai ricuperato?", domando.
"Sì, sì", dice l'amico.
"E hai deciso cosa fare?", dico.
"Be', la lascio", dice l'amico.
"Mi sembra ragionevole", dico.
"Fin troppo", dice l'amico.
C'è una pausa. Non sappiamo più bene che cosa dirci.
"Ma ne avete parlato?", domando.
"Sì", dice l'amico.
"Lì sul momento?", domando.
"No, no", dice l'amico. "Più tardi".
"Lui chi è?", domando.
"Un buzzurro", dice l'amico.
"Dài, non puoi essere equanime", dico.
"E' vero", dice l'amico. "Ma è un buzzurro".
"Dotato?", domando.
"Dotatissimo", dice l'amico.
"Pensi che sia lì il problema?", domando.
"In che senso?", dice l'amico.
"Pensi che per Manuela tu facessi troppo poco?", dico.
"Troppo poco in che senso?", dice l'amico.
"In somma", dico, "i vostri rapporti erano soddisfacenti?".
"Per me sì", dice l'amico.
"Questa è una risposta cauta", dico.
"No", dice l'amico. "Io posso rispondere per me. Per me erano soddisfacenti. Per lei, posso dire che lo sembravano. Non mi ha mai detto che non lo fossero".
"Non esplicitamente", dico, "ma magari...".
"Guarda", dice l'amico. "La verità è che non ci capisco più niente. Prendo le cose per quello che sono, non mi faccio domande. Capirò un'altra volta, se proprio è necessario capire".
"Hai ragione", dico.
C'è un'altra pausa.
"La cosa buffa...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"Be'", dice l'amico, "io quella scena me la sono rivista davanti agli occhi un sacco di volte".
"Immagino", dico.
"E ti confesso...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"...che ogni volta che l'immagine mi riappare davanti...", dice l'amico.
"Dimmi", dico.
"Non so se dirtelo", dice l'amico.
"Dillo", dico. "Tanto ho già capito".
"Eh già", dice l'amico. "E' incredibile. Ogni volta mi viene duro".
A tal proposito, la notte scorsa, girando una canna, Silvano mi ha confessato di soffrire di eiaculatio praecox. Sei in vena di confidenze?, mi fa. Ho taciuto. Lui ha portato lo sguardo sulla canna, e bruciando con l'accendino il lembo di cartina che, non rollata, avanzava, ha detto appunto: temo di soffrire di E. P. Bè, gli ho detto, si tratta certo di una cosa passeggera, se non ne hai mai sofferto: dipende da Ada, dal nuovo tipo, da tutto il trambusto degli ultimi tempi. Sarà, ha detto. Ma era oltremodo preoccupato.
Posted by: mbrt at 26.01.05 10:59Dottore, io non soffro di E.P.
Anzi, piu' precisamente, e' una vita che attendo di eiaculare.
Serratissimo, divertente e terribile.
Posted by: Bandini at 26.01.05 12:54Ma allora non doveva lasciarla!
Posted by: mauro at 26.01.05 13:43mi è venuto duro leggendo il racconto
Posted by: Mauro Smocovich at 26.01.05 14:22non credo che mi verrebbe duro ma certo sarebbe dura togliersi quell'immagine dagli occhi!
certo che il cornuto un amico meno bastardo poteva pure trovarselo...
mentre lo leggevo immaginavo il dialogo e lo immaginavo in bianco e nero e come protagonisti
ugo tognazzi e raimondo vianello.
mi sembrano perfetti per il ritmo discendente che hai datto allo scritto.
ciao
d.
Certo che alcune donne hanno proprio tutte le fortune!
Posted by: lara_dark at 26.01.05 15:12Oh, be', ci volevano proprio quattro grasse risate.
Grazie giulio.
Comunque in effetti potevi proporre all'amico di instaurare un menage a trois, invece che lasciarla.
Cioè, dà l'idea che Manuela valga la pena, insomma.
Ma che razza di amico sei?
Oppure, dopo il racconto, hai pensato che se lui l'avesse lasciata, magari tu, forse, però... (e sei corso a vedere se in frigo ti era rimasta della marmellata)?
;-P
Abbraccio.
E' tutto il giorno che leggo questo racconto e poi rileggo quelli vecchi. Tu scrivi con la prima persona, ma sembri spettatatore. Anche quando emerge qui e li un sentimento. Spettatore della tua vita e dei tuoi sentimenti, con qualche fugace curiosità. Prima questa sensazione non c'era, da quando ho letto questo post si. Che cosa strana.
Mi sono sempre piaciuti tantissimo i tuoi racconti ma questo no.
Ciao da Lucis
caro giuglio a me lo fai venire moscio sul serio
Posted by: filippo at 27.01.05 16:18dovresti fare un corso di scrittura creativa
Posted by: gibaud at 28.01.05 03:42