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19.01.05

Hijo

Dieci di mattina. Entro in pasticceria. C'è un po' di gente. Chiedo un caffè macchiato.
Attendo.
La banconiera fa i due cappuccini per le due giovani donne con l'aria da segretarie di studio legale; il caffè d'orzo per la signora con l'aria da pensionata giovane; il caffè ristretto per il signore sui cinquanta con grembiule blu; il cappuccino bollente chiarissimo per la giovane donna altissima in stivali, calze a fasce colorate, minigonna a pieghe e giubbino strettissimo.
Arriva il mio macchiato.
Prendo il piattino e mi allontano di due passi dal banco. Nel frattempo entrano un ragazzone con una giacca a vento bigia enorme e un signore basso in completo grigio e berrettino da baseball rosso.
Mescolo il caffè.
Il signore basso ordina un vassoio di frittelle. Le due giovani donne con l'aria da segretarie di studio legale chiacchierano di vacanze. Il signore con il grembiule parla con la pensionata giovane di una libreria da risistemare.
Il ragazzone con la giacca a vento bigia si precipita al banco. Ci si appoggia con tutti e due i gomiti. "Una coca e un tramezzino con la bresaola", dice.
Il caffè della pasticceria è sempre caldissimo. Continuo a mescolarlo. Mi scotto facilmente.
Il ragazzone muove i piedi. Poi li muove di nuovo. Alza la testa. Appoggia quasi la testa sul banco. Si gira a metà, tenendo il gomito destro sul banco. Guarda in alto. Guarda fuori della porta a vetri.
Comincio a bere il caffè.
Il ragazzone si muove fulmineo. Fa due passi verso la porta a vetri. Muove il braccio sinistro in quello che è, forse, un inizio di saluto. Incontra il mio gomito destro sollevato. La tazzina vola. La faccia mi si riempie di caffè. La tazzina cade a terra.
"Giorgio!", grida il ragazzone senza aprire la porta a vetri, agitando le braccia. "Giorgio!".
La tazzina, a terra, è fracassata.
"Giovanotto", dice la banconiera. "Guardi cosa ha fatto".
Il ragazzone si gira. Tutti lo guardano. Lui guarda tutti, uno alla volta. "Cosa c'è?", dice.
La banconiera mi porge una salvietta di carta. Mi pulisco alla meglio.
"Niente", dico rivolto al ragazzone. "Mi ha solo buttato in faccia il caffè".
"Io non ho preso caffè", dice il ragazzone. "Ho chiesto una coca e un tramezzino".
"Fa niente", dice la banconiera, uscendo da dietro il banco con la scopa e la paletta.
Raccoglie i cocci.
"Vuole passare un momento al bagno?", mi dice.
"Non serve, grazie", dico. "Abito qui".
"Però le faccio un altro caffè", dice la banconiera.
"Grazie", dico.
"E la mia coca?", dice il ragazzone, riavvicinandosi al banco.
Ho l'impressione che in quel momento tutti, me compreso, si rendano conto che nessun Giorgio si è palesato.
"Un momento", dice la banconiera.
Il ragazzone va a guardare le paste.
"Ecco", dice a mezza voce la banconiera. "Sta là, che non fai danni".
"Non è mica niente", dico.
"Non è modo", dice la pensionata giovane.
"Vabbè", dico.
Il mio caffè è pronto. Comincio a mescolarlo.
La banconiera prende una bottiglietta di cocacola. La stappa. Versa la cocacola in un bicchiere. Taglia una fettina di limone. Posa il bicchiere sul banco, a circa una spanna dalla mia tazzina. Incrociamo gli sguardi. Riprende il bicchiere, lo tiene sollevato in aria.
"Giovanotto", dice, "la coca".
Il ragazzone smette di guardare le paste, si precipita verso il bicchiere. Le giovani donne con l'aria da segretarie di studio legale si scansano. Tutti fanno un passo indietro.
Il ragazzone protende il braccio destro, afferra il bicchiere, fa mezzo giro su sé stesso, volta improvvisamente la testa per guardare fuori, grida: "Giorgio!", compie un passo verso la porta a vetri, alza il braccio sinistro.
Durante tutti questi movimenti il bicchiere è rimasto sempre nello stesso punto dello spazio. Il ragazzone sembra appeso al bicchiere. Attorno a lui si fa il vuoto.
Un ragazzo con i capelli biondissimi spinge, da fuori, la porta a vetri. "Giorgio!", grida il ragazzone. Si avvicina infinitesimamente alla porta a vetri che si sta aprendo.
Il bicchiere, restando fisso nello stesso punto, ha un sussulto. La massa liquida della cocacola prende il volo. Tutti i presenti cambiano posizione. La massa liquida della cocacola colpisce in faccia la giovane donna altissima con le calze a fasce colorate.
"Giorgio!", grida il ragazzone. Fa un passo e va a sbattere contro la porta a vetri che il ragazzo con i capelli biondissimi sta ancora aprendo.
"Hijo de puta", sibila la giovane donna altissima.

Posted by giuliomozzi at 19.01.05 17:23 | TrackBack
Comments

Perchè una giovane donna altissima in stivali, calze a fasce colorate, minigonna a piede e giubbino strettissimo deve, per forza, e quasi sempre, parlare spagnolo? (o strana lingua dell'est, come variazione sul tema)

Posted by: Giusi at 19.01.05 17:57

Infatti. Nessuno, credo, sostiene che una giovane donna altissima ecc. debba "per forza, e quasi sempre", parlare spagnolo o una lingua dell'est. Perché, cara Giusi, fai questa domanda?

Posted by: giuliomozzi at 19.01.05 18:22

Un nuovo esemplare per la tua collezione, già ricchissima, di "ragazzoni". (Magari sono ragazzi normalissimi, che ti sembrano grandi solo perché tu sei basso:-/)

Posted by: Lucio Angelini at 19.01.05 21:01

..."Hijo de puta", sibila la giovane donna altissima.
"Ora basta!" dice la banconiera. Prende la scopa in mano e la agita verso il ragazzone. "Lei è un maleducato! Fuori!"
Il ragazzone chiude la porta a vetri e guarda la banconiera, poi guarda tutti uno ad uno. Tutti lo guardano.
"Ma che vuoi, vecchia? Me ne vado, sì. Ma prima dammi il tramezzino e la coca. E' vuoto." Guarda dentro il bicchiere alla ricerca di un goccio.
"Per forza è vuoto. Lo ha rovesciato su di lei." Indico la giovane donna che si sta pulendo alla meglio con un tovagliolo.
"Mi scusi." le dice il ragazzone.
"Hijo de puta" dice a denti stretti la giovane donna.
Il ragazzone la fissa con aria minacciosa, poi scaglia il bicchiere in terra, pare che esploda. Alcuni frammenti raggiungono le gambe del signore basso.
"Non rompermi il cazzo, ti ho chiesto scusa. Hai capito?"
"Hijo de puta" ripete la ragazza.
Il ragazzone si avvicina alla ragazza alzando la mano sinistra come se volesse tirarle uno schiaffo. La banconiera lo raggiunge e sbatte la scopa sul suo sedere. Il ragazzone sussulta, si gira di scatto.
"Fuori!" urla la banconiera "Fuori o chiamo la polizia!". L'unico suono percepibile nel locale è il respiro in affanno della banconiera: ha il viso paonazzo e tiene la scopa rivolta verso il ragazzone.
"Hai gia fatto troppi danni, levati dalle palle" dice il signore basso, mentre muove ritmicamente una gamba nel tentativo di liberarsi dei frammenti del bicchiere.
"Giorgio, è meglio che ce ne andiamo." dice il ragazzone.
"Vai tu, io che c'entro?" dice il ragazzo biondo mentre abbassa lo sguardo.
Il ragazzone guarda la banconiera con la scopa alzata, poi guarda tutti ad uno ad uno. Tutti lo guardano.
Il ragazzone se ne va sbattendo la porta a vetri che si spalanca.
Il sole entra lungo, fino al bancone.


Posted by: Toni at 20.01.05 00:32

Risultato di educazione politicamente corretta?

Posted by: Za' la mort at 20.01.05 01:36

Hai una scrittura molto cinematografica. Nel senso della descrizione maniacale di tutto e tutti.

R4

Posted by: Renault4 at 20.01.05 01:37

In realtà non è descritto pressoché nulla. (Se, per dire, la faccenda del bicchiere - che rimane immobile in aria mentre il ragazzone si agita, ruota su sé stesso ecc. come se ci si fosse appeso - l'avesse scritta Foster Wallace, ci avrebbe fatte sopra almeno sette pagine, con tanto di algoritmo. Sette pagine avvincentissime, naturalmente).

Posted by: giuliomozzi at 20.01.05 07:16

a me Foster Wallace non piace. Preferisco l'isola del tesoro.

con questa affermazione mi sono giocata un po' di stima dei 'passanti', ma è così.

Posted by: demetrio at 20.01.05 10:54

il ragazzone è uno di quei tipi che in certe giornate mi urterebbe il sistema nervoso, in certe altre mi farebbe ridere tantissimo, alla fine considerato che a volte io ho fatto cose più o meno simili ha tutta la mia comprensione..anche se trovarsi la cocacola o il caffè in faccia o sul un bel vestito non fa piacere a nessuno.

Posted by: tess at 20.01.05 12:15

e perche' non ti piace wallace? io non e' che lo dico perch'e wallace fa figo, pero mi piaccioni piu i suoi libri dell'isola del tesoro. sono piu' intelligenti e quindi belli. ci sono anche altre bellezze, ma l'isola del tesoro che bellezza ha? ha una bellezza da bambino, ed e' scritta in modo un po' infantile

Posted by: Federico at 20.01.05 19:52

la stupidità, unita alla goffaggine e a una sovraumana indifferenza è sempre spassosa.
poi se avesse chiesto scusa, magari inciampando sui suoi piedi e rovinando sul cabaret di paste, sarebbe stata una storiella un pò scontata. invece con la scansione ritmica e il crescendo dell'idiozia del giovane si pensa sempre, ma vediamo quanto in fondo può arrivare. a un buon punto direi.
bello bello!

Posted by: Mattia at 21.01.05 17:33

Io ho capito che il ragazzone era una persona con un disagio psichico che si ripercuoteva anche sui movimenti, e Giorgio l'operatore che era andato a parcheggiare. La cosa che invece mi sfugge completamente è cosa sia una minigonna a piede, se piede non è un refuso per pieghe.

Posted by: barbara at 21.01.05 19:00

La minigonna a piede potrebbe essere una minigonna lunga fino ai piedi. Invece, ahimè, è solo un refuso. Correggo. Grazie.

Posted by: giuliomozzi at 21.01.05 22:57
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