Nelle settimane scorse ho fatto un curioso lavoro. L'azienda sanitaria di Rovigo, l'Ulss 18, ha recentissimamente inaugurata una nuova sede del pronto soccorso (qui accanto avete una foto del vecchio pronto soccorso). L'apertura del nuovo servizio è stata notificata alla popolazione e, per così dire, "celebrata", con tutta una serie di iniziative, alcune delle quali a carattere schiettamente pedagogico: quando andare al pronto soccorso, quando non andarci, come comportarsi, e così via.
Tra le varie iniziative c'è stata la pubblicazione di una rivista: un numero unico (che forse avrà séguito, forse no: non ho capito bene), contenente un servizio fotografico di Enrico Bossan e un misto di articoli di servizio e di articoli di firma.
Mi è stato chiesto di scrivere per questa rivista (che viene distribuita gratuitamente in qualche migliaio di copie: attraverso le farmacie, credo, gli ambulatori medici ecc.) un "testo descrittivo del pronto soccorso". Del vecchio o del nuovo, a scelta. Alla fin fine, dopo quattro visite (due al vecchio e due al nuovo) e dopo diverse incertezze ho finito con lo scrivere un testo descrittivo, se così si può chiamarlo, del nuovo pronto soccorso. Il testo s'intitola:
Guardate la televisione
Linea rossa.
Segui la linea rossa.
Corridoi.
Scale: su.
Porte aperte, porte vietate.
Scale: giù.
Corridoi, vetrocemento, finestre.
Porte, ancora.
Improvviso: azzurro, luce.
Sedili d'acciaio.
Corpi.
Televisione.
Aperto spazio, tutto nuovo.
Casacche verdi, camici bianchi.
Corpi, seduti, indecisi: vestiti casuali, male.
Imperfezione.
Perfezione del bianco, del verde, dell'azzurro.
Triage.
Guardate la televisione.
6 verde.
Porta finestra: erba.
Luce dall'alto, dall'alto.
Luce invernale di metà mattina, limpida, ventosa.
Porte blu, stipiti gialli.
Tutto netto, preciso.
Televisione muta.
Azzurro, pavimento azzurro.
Linoleum.
Eden.
Rai Uno.
Bella ragazza mora: parla, dentro la televisione, muta.
È lei che ha male?
Signora occhialuta bionda: ascolta, dentro la televisione.
Si metta qui.
Lei è l'accompagnatore.
Si metta qui.
Guardate la televisione.
Qual è il suo numero?
13 bianco.
Si metta qui.
No, non qui: qui.
Questo è il nostro lavoro.
Estintore.
Luce d'emergenza.
Orologio.
Led rossi: rossi.
Guardate la televisione.
Corpi danneggiati: rotti; pazienti.
Un corpo africano.
Due corpi cinesi.
Tre corpi musulmani.
Quattro corpi slavi.
Cinque corpi dei nostri.
Giubbe, cappotti.
Guardate la televisione.
Capelli: africani.
Lei è un familiare?
Una distanza di cortesia permette la riservatezza.
Cos'è?
L'occhio le fa anche male, oppure solo trema?
7 verde.
Si metta qui.
Guardi la televisione.
Quando nella televisione compare 15 verde, lei vada all'ambulatorio dove è scritto 15 verde.
Crocefisso.
Ha capito?
8 verde, ambulatorio 3.
Guardate la televisione.
Giornalista in televisione.
Come rovinarsi chiedendo 200 milioni in prestito.
8 verde, ambulatorio 3.
Elezioni in Ucraina, il paese è spaccato in due.
Le tasse.
Dovete guardare la televisione, non posso chiamarvi io.
Servono 9 miliardi.
Colonne azzurre.
Reception blu e vetro.
La luce invade, sana.
Ragazza magra, casacca verde, maglione blu.
Pavimento azzurro: si può stare.
Pavimento giallo: non si può stare.
Sedili di metallo, tutto lucido.
Guardate la televisione.
Grosso piede ingessato, ciabatta.
Neon.
Aspiratori.
Controsoffitto.
Lino Patruno.
Testa rotta, fasciata.
Guardate la televisione.
Il mio mondo.
Nanni Svampa in bianco e nero.
Corpo vecchio, cappotto, cappello, su sedia a rotelle.
L'infinita memoria della televisione.
I Gufi.
La signora Pellegrini, per piacere: la signora Pellegrini.
È tutto nuovo.
Tennisti.
Martine Bellè.
Corpo di donna con le tette grandi.
9 verde.
Corpo di ragazzo magro.
Corpo di uomo: parla.
Dovete guardare la televisione.
È tutto nuovo.
Azzurro.
Luce dall'alto, dall'alto.
Portafinestra: erba.
Echi.
Corridoio.
Il primo dei Racconti dell'arcobaleno di Vollman.
Posted by: giuseppe genna at 18.12.04 11:20...giusto, molto asettico appunto,
io aggiungerei i colori dell'ansia e sua sorella paura
Patty
Posted by: Patty at 18.12.04 11:24ogni volta che sono entrato in un pronto soccorso, da malato, ho visto le malattie degli altri e le ho comparate alla mia; ho visto l'ansia, la paura, i pigiami, le belle gambe di una donna che non mi dicevano più niente. Da malato, però. Anzi, qualche volta non mi è proprio interessato di niente, se non delle parole del dottore che sembrava distratto, forse col pensiero alla fidanzata.
Da sano è diverso.
Si è più disincantati.
ci vado spesso (per lavoro) nel pronto soccorso della mia città.
mi colpisce sempre la stessa scena.
un lui o una lei avanti negli anni, in una lettiga, con al fianco il proprio vecchio marito o la vecchia moglie.
c'è, nei loro occhi, paura di perdersi
ma chi legge avrà capito? la signora grossa seduta sulla seggiolina all'angolo, della sala d'aspetto, che si è storta una caviglia scendendo dal marciapiede per attraversare la strada, o il signore magrebino, con quegli occhi lucidi, che in piedi tiene nella mano sinistra, la sua mano destra, che sanguina abbondantemente nel fazzoletto prestato dall'amico napoletano che lavorava con lui, e che lo ha accompagnato; oppure il signore in giacca e cravatta e soprabito cammello, valigetta ventiquattrore che impaziente guarda le infermiere andare e venire dal reparto radiologia, mentre distrattamente batte rapide pacche sulla spalla all'anziano signore un po' inebetito seduto di fianco a lui, e che lamenta un dolore forte alla spalla, proprio dove lui sta battendo...
Posted by: Ipa at 18.12.04 17:12ma che tristezza il pronto soccorso della ulss di rovigo!!! è proprio come quello della mia città... però in quello della mia città non ci ho mai visto nessun politico importante. e in quello di rovigo?
Posted by: robeh? at 18.12.04 22:04A volte un Pronto soccorso è un tremendo lenzuolo bianco.
Posted by: Barry at 18.12.04 23:44Barry, credo che il tuo sia il commento più azzeccato , hai compresso come fosse un haiku
quel mondo, che noi tutti vorremmo evitare
Patty
Posted by: Patty at 19.12.04 00:18Grazie Patty, sei gentile.
Posted by: Barry at 19.12.04 01:10silenzio pesante più delle mie gambe
verde smaltato di acquitrino macchiato
le molte porte le molte stanze
sulla poltrona grigia sorride timida
il tempo cade sul pavimento
alzo il braccio giro la testa
sulla curva di metallo
guardo con insistenza
la moquette lacustre
la parete è di cobalto
torni il prossimo anno
Posted by: alisa at 20.12.04 00:52Ottimo esempio di quella che si chiama scrittura enfatica.
Posted by: Rebecca t at 20.12.04 11:07Per una ragione che non sto qui a raccontare ho visto in anteprima il bozzetto della rivista. Il tuo testo mi piace, più di quello che avrebbe potuto piacermene un altro "descrittivo" in maniera tradizionale. Mi è più difficile inserirlo nel contesto.
Magari mi sbaglio.
I believe this one applies "Unless each man prodiuses more than he receives, increases his output, there will be less for him than all the others", doesn't it?
Posted by: Mikayla Whittemore at 28.05.07 23:31One's first step in wisdom is to kuesteon everything - and one's last is to come to terms with everything.
Posted by: Dominick Oswald at 20.08.07 15:22