Buonasera a tutti,
sono stato invitato a questo convegno insieme a uno scrittore di narrativa, uno scrittore di racconti brevi, un poeta, un giornalista. Mi trovo qui in veste di blogger e tutti quanti siamo coordinati da uno psichiatra. Lo ringrazio ancora per avermi invitato. Mi è stato detto di avere quindici minuti a disposizione allora non perdo altro tempo. Del resto ho poche cose da dire.
Credo che le critiche rivolte ai blogger siano rese infondate dalla forma blog...
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Posted by giuliomozzi at 19.12.04 21:24 | TrackBackHo letto quanto scritto. La mia prima impressione è molta ingenuità, accompagnata da deduzioni logiche che non stanno in piedi (ma lasciamole perdere, fin troppo facile). Vorrei semplicemente ricordare che ancora (prendo l'esempio dell'Italia)la maggioranza degli italiani non ha un computer, né una linea internet. Ma questo è solo un aspetto e trasversale al tema. In quanto alla libertà acquisita con il blog perché permette una rappresentanza di se stessi, bisognerebbe discutere di questo modo (alquanto ingenuo) di concepirsi liberi! Naturalmente ci può benissimo essere mancanza di libertà in presenza di mediazioni. Che poi il blog determini una perfetta rappresentanza di se stessi è un'illusione, dato che il mezzo agisce su chi lo usa! Non sempre quindi libertà significa bene.
Naturalmente un blog consente di fare cose che prima non si potevano fare: e questo è positivo! Ma bisogna poi vedere il fare! Ancora si usa il computer come un giornale che si sfoglia. Ma del principio del ricalco ne aveva già parlato in negativo Deleuze (Millepiani)
Ciao, Giulio! Grazie per la segnalazione... :-)
Ciao, Luminamenti. Be', mi hai distrutto, specialmente per la parte logica. Potresti spiegare meglio? :-(
:-)
Ho letto quanto ha scritto Luminamenti. La mia prima impressione è molta fatuità, accompagnata da affermazioni non motivate (ma lasciamole perdere, fin troppo facile). Vorrei semplicemente ricordare che ancora (prendo l'esempio dell'Italia) la maggioranza degli italiani non ha letto Emanuele Severino, né Gilles Deleuze. Ma questo è solo un aspetto e trasversale al tema. In quanto alla libertà acquisita con lo pseudonimato perché permette una rappresentanza di se stessi, bisognerebbe discutere di questo modo (alquanto ingenuo) di concepirsi liberi! Naturalmente ci può benissimo essere mancanza di libertà in presenza di pseudonimi. Che poi lo pseudonimato determini una perfetta rappresentanza di se stessi è un'illusione, dato che il mezzo agisce su chi lo usa! Non sempre quindi libertà significa bene.
Naturalmente lo pseudonimato consente di fare cose che prima non si potevano fare: e questo è positivo! Ma bisogna poi vedere il fare! Ancora si usa la rete come una cassetta per delazioni. Ma del principio del ricatto ne aveva già parlato in negativo il rag. Borsotti (Sesto piano, scala A).
Popolazione Statunitense online over50 (pare sia in aumento rispetto alla popolazione under30 che ha determinato il successo della rete):http://www.i-dome.com/statistiche-in-pillole/index.phtml?_id_articolo=7684
statistiche connettività in Italia:http://www.i-dome.com/statistiche-in-pillole/pagina.phtml?_id_articolo=1663statistiche connettività in germaniahttp://www.i-dome.com/statistiche-in-pillole/pagina.phtml?_id_articolo=1641statistiche connettività nel mondo:http://www.i-dome.com/statistiche-in-pillole/pagina.phtml?_id_articolo=1626FONTI: WWW.I-DOME.IT
adesso discutiamo pure sul modo di sentirsi liberi attraverso il blog: più di 90.000 blog su Splinder, seguiti da altre piattaforme blog a ruota. Istant publishing, possibilità di essere letti "at-sight", libertà di espressione di propria idea et opinione; strumenti di censura quasi minimi. Che serva poi a qualcosa, è ovviamente relativo... ma che sia libertà allo stato puro... direi che non si può più negare. La parola blog è stata la più cercata nei motori di ricerca nell'anno 2004, superando persino la parola Iraq, secondo il Merriam Webster's Dictionary... quote: http://merriam-webster.com/info/04words.htm quote: http://www.agliincrocideiventi.it/ANNO3/Dicembre2004/blog_e_lanima_della_rete.htm
Caro Marco, non intendevo distruggerti, semmai esprimere alcune mie impressioni (che intendevo commentare e argomentare più tardi perchè adesso ho poco tempo). Molto in fretta data la tua richiesta, solo una adesso:
"Attaccare un blogger sostenendo che è soltanto un soggetto in cerca di visibilità è infondato perché la forma blog è stata concepita proprio per dare visibilità"
Attaccare, criticare un uomo sostenendo che spara per uccidere, per odio, per vendetta, per sopraffazione è infondato perché il fucile è stato concepito proprio per sparare!
Il fatto che uno strumento, un mezzo è stato concepito per uno scopo, un fine impedisce di criticare il soggetto che persegue questo fine?
E' chiaro che la critica rivolta a un blogger perché è in cerca di visibilità implica la critica allo strumento che rende visibili e implica quindi al suo fondo la critica al concetto di visibilità! Chi ha creato lo strumento blog l'ha creato o no perchè ci sono soggetti in cerca di visibilità? (naturalmente gli informatici e coloro che tengono il monopolio della rete hanno oltre a questo altri scopi)
Naturalmente in questo mio discorso non vi è alcun mio riferimento né positivo, né negativo intorno al concetto di visibilità.
La visibilità, l'immagine è un problema! cioè è qualcosa da discutere. Non ho una posizione nel merito. Deleuze era per l'impercettibile. Sto leggendo,ad esempio, L'Epidemia dell'immaginario di Zizek, ed. Meltemi uscito qui in Italia da poco, dove si parla con molta competenza della libertà illusoria del cyberspazio. Un libro veramente notevole! Per il resto eventualmente a dopo.
Mai letto (parlo dell'articolo di Candida) una simile accozzaglia di banalità e di ragionamenti sconclusionati. Ho provato imbarazzo a leggerlo, davvero.
Tra le banalità:
- "La definizione di blogger che preferisco è colui o colei che tiene un blog"
- "aprire un blog significa diventare blogger"
- "la forma blog tutti hanno la possibilità di parlare"
- "In un blog “la politica aziendale” per così dire la decido io"
- "Allora, concludendo, (ho detto di aver poche cose da dire), sono a favore della forma blog"
Tra i ragionamenti sconclusionati:
- "Attaccare un blogger sostenendo che è soltanto un soggetto in cerca di visibilità è infondato perché la forma blog è stata concepita proprio per dare visibilità."
- "qualunque critica rivolta ad un blogger non può essere fondata perché la forma blog consente a chi rivolge la critica di aprire il proprio blog"
- "Lo stesso non si può dire per la forma blog che consente un “agire immediato” e quindi rende ingiustificate le critiche"
- "Posso solo concludere che un blogger – e questo non succede per un giornalista, non succede per uno scrittore, non succede per un poeta, non succede per uno psichiatra – è una persona che quando parla rappresenta se stesso perché non deve rispondere di nulla – se non delle regole e delle leggi alle quali ogni cittadino deve rispondere –: è una persona che offre se stessa, la sua visione e il suo stile di vita."
Davvero imbarazzante...
Mi sembra evidente che Mozzi ha creato questo link per esporre Candida al pubblico ludubrio. Altri intenti, vista la povertà sostanziale e formale delle cose asserite nell'articolo, non possono esserci.
Pubblico ludibrio? No, tutt'altro. Mi sembrava un bel pezzo parodistico di ciò che si dice sui blog nei blog nei convegni sui blog nei dibattiti sui blog negli articoli di giornale sui blog negli aggregatori di blog nelle mailing list dei blog e così via. Se poi chi legge una parodia non si accorge che è una parodia, i casi sono due, l'uno o l'altro: (a) ha letto distrattamente, (b) è il parodiato.
Naturalmente non è detto che una parodia contenga solo affermazioni deliberatamente false. Ad esempio la definizione: "Blogger è colui o colei che tiene un blog" (che è una chiara parodia di me quando sostengo cose del tipo: "Poesia è quando si va a capo prima che sia finita la riga"; a sua volta parodia del celebre e insuperato: "Rigore è quando arbitro fischia"), mi sembra difficile da contestare.
In somma, anche su un testo di genere parodistico si può seriamente discutere.
Il post firmato "brancolamenti" (ho ricevuta una richiesta di chiarimento via email) non è stato scritto da me, benché "Brancolamenti" sia il titolo d'un mio post.
Ho i miei dubbi che l'intento fosse parodistico.
Giustificare una banalità definendola parodia mi sembra un esercizio intellettualmente poco onesto. Anche se l'articolista è nostro amico.
Cari tutti, non sarò logico ma si capisce cosa voglio dire - almeno questo me lo concedete?
Se Giulio Mozzi ha segnalato il pezzo sul suo blog significa che questo pezzo merita attenzione e che è un buon pezzo - a meno di considerare Mozzi un vendirore di cessi sporchi.
Rimane che: Giulio Mozzi è un blogger tale quale a me; che io sono in cerca di visibilità tanto quanto Giulio Mozzi e gli altri; che il blog consente a chi critica chi ne fa un cattivo uso, di farne lui stesso un buon uso e di dare il buon esempio. Che non esistono scrittori in linea.
Scrittori si è sulla carta.
Luminamenti, si spara forse per bontà? Citami un solo caso. A Nick, nock e a Giulio dico questo: che mi si spieghi passo per passo dove sono fallate le mie argomentazioni, tenendo conto che questo pezzo l'ho scrtto tanto per gradire come faccio nei blog. E tenendo conto che Mozzi ha scritto sul mio sito il commento "Ineccepibile". E tenendo conto che o Mozzi ha settantasette personalità o quello che dice è univoco. E siccome spesso si appoggia la dizionario per spiegare le cose che dice essendo "Supernormale" ineccepibile è qualcosa di molto simile a impeccabile.
E adesso vado che mi avete fracassato i peli delle palle. :-)
mah, io non l'ho letto come una parodia. sarò scema, ma non me ne sono accorta che fosse una parodia. difatti, mi sono un po' stupita del (secondo me "troppo") facile passaggio dalla critica al risentimento, cioè come dire che critica solo chi ha del risentimento.
e comunque continuo a non vederci tutta questa povertà formale e sostanziale di cui si parla qui sopra.
le citazioni portate a esempio di banalità poi mi sembra che non siano delle banalità così banalità. insomma saranno anche banalità, ma mi sembra che forse non sia così inutile ripetersi, o ricordarsi (anche solo per ripensarci e aumentare un pochinino la coscienza di quel che stiamo facendo qua, visto che per lo più ci si legge, e quindi si chiacchiera, tra bloggher ...). e le citazioni dei ragionamenti sconclusionati... mah, sì, però mi sembra che non sia lì il succo, sono messi lì così apposta, volutamente abbozzati, ma non sono loro che contano. insomma, sì, è vero, che è un atteggiamento un po' facilone dire "Non ti piace il mio blog? E allora invece di criticarlo, apritene tu uno fatto meglio [anzi, più forte: non puoi criticarlo per il solo fatto di potertene aprire uno tu fatto meglio], ma mi pare chiaro che il "pezzo" non giri intorno a questo atteggiamento, o mi sbaglio?
Blog come sinonimo o strumento di democrazia (in senso ateniese, of course), blog come possibilità aperta a tutti di parlare, certo, verissimo, vedendo le cose dall'interno della comunità dei blogghisti (ancora in forte minoranza, peraltro, come ricordava qualcuno, e chi sostiene il contrario? Io vorrei solo dire che esiste però anche l'altro aspetto della medaglia (e se no, che medaglia sarebbe?). L'aspetto esterno che noi blogghisti difficilmente percepiamo. Ossia, parto dall'assioma, coniato dal vecchio Voltaire, che un colpo di cannone sparato in America ha forti ripercussioni in Europa. Assioma che poi è diventato il battito d'ali della farfalla a Pechino. Con quel che segue. Allora, se ciò è vero, qual è l'altro aspetto? Detto semplicemente e brutalmente: ogni volta che premiamo un tasto sulla tastiera per postare un insieme di byte destinati a un blog, c'è da qulche parte nel mondo un bambino che muore di fame, di sete o di malattie facilmente curabili (altrove). Non voglio fare il moralista, né tirarmi fuori ("il fardello dell'uomo bianco", con quel che segue)- e come, poi? ci siamo dentro tutti, fino al collo, e non credo nelle salvezze individuali -, si tratta solo di essere consapevoli, sia dello strumento (sguardo interno) che delle sue implicazioni di uso (sguardo esterno).
"Buonasera a tutti,
sono stato invitato a questo convegno insieme a uno scrittore di narrativa, uno scrittore di racconti brevi, un poeta, un giornalista. Mi trovo qui in veste di blogger e tutti quanti siamo coordinati da uno psichiatra. Lo ringrazio ancora per avermi invitato. Mi è stato detto di avere quindici minuti a disposizione allora non perdo altro tempo. Del resto ho poche cose da dire.
Credo che le critiche rivolte ai blogger siano rese infondate dalla forma blog. Faccio un solo esempio. Attaccare un blogger sostenendo che è soltanto un soggetto in cerca di visibilità è infondato perché la forma blog è stata concepita proprio per dare visibilità.
(come dire: attaccare uno che fa esplodere una bomba sostenendo che vuole fare una strage è infondato perché la forma bomba è stata concepita proprio per fare una strage...ma che ragionamento è?)
E’ vero che un blogger è una persona in cerca di visibilità a patto che sia vero che tutti i blogger siano persone in cerca di visibilità.
(come dire: è vero che uno che fa esplodere una bomba è un assassino a patto che sia vero che tutti coloro che fanno esplodere una bomba sono assassini...ma che ragionamento è?)
La definizione di blogger che preferisco è colui o colei che tiene un blog:
(Geniale...come dire che il calciatore è colui che gioca a calcio; il pittore colui che fa quadri; il tassista colui che guida un taxi... Ma va? Ma davvero?)
come a dire che non ci possono essere persone che tengono una pubblicazione in rete e non sono blogger: si è blogger per il fatto stesso di aver aperto un blog.
("si è blogger per il fatto stesso di aver aperto un blog". Ma va? Ma davvero?)
Esistono usi che si fanno dei blog: un uso giornalistico, un uso narrativo, un uso poetico, un uso fotografico e così via; ma in tutti questi casi si rimane blogger. Questo significa che non esistono per così dire scrittori in linea o giornalisti in linea o fotografi in linea: aprire un blog significa diventare blogger.
(come aprire una ferramenta significa diventare ferramenta: o aprire una macelleria diventare maccelai. E allora?)
Visto che ho poco tempo voglio sottolineare che qualunque critica rivolta ad un blogger non può essere fondata perché la forma blog consente a chi rivolge la critica di aprire il proprio blog.
(come dire: qualunque critica rivolta a uno che fa esplodere una bomba non può essere fondata perché la forma bomba consente a chi rivolge la critica di far esplodere la propria bomba. Ma che ragionamento è?)
Se critico un personaggio televisivo o il giornalista di una rivista lo faccio partendo dalla constatazione di fatto che io non posso aprire una rete televisiva o un giornale e non solo ma dirigerlo e scriverlo di persona curandone ogni aspetto. Il mio risentimento parte dalla constatazione della mia impossibilità a non poter “fare nulla di meglio”, a dover “subire ciò che altri fanno”. Lo stesso non si può dire per la forma blog che consente un “agire immediato” e quindi rende ingiustificate le critiche.
(come dire: io non posso muovere alcuna critica se non ho gli stessi strumenti a disposizione di colui verso cui muovo la critica. Ad esempio: non posso criticare pippo baudo se non posso aprire una rete televisiva. Ma che ragionamento è? E ancora: "la forma blog consente un "agire immediato" e quindi rende ingiustificate le critiche". Come dire: ciò che giustifica una critica è la possibilià di fare meglio di chi si critica. In base a questo ragionamento, ad esempio, non si può criticare un libro se non si ha la possibilità di scriverne uno migliore. Ma che ragionamento è?)
In tutto questo io ci trovo moltissima democrazia nel senso ateniese: con la forma blog tutti hanno la possibilità di parlare. (Non dico “diritto” ma “possibilità”, che mi sembra una parola ancora più democratica). La forma blog consente una libertà formale che finisce per diventare anche una libertà sostanziale. Mi spiego.
(Si, spiegati che è meglio...)
L’articolo di un giornale che riferisce di un fatto di cronaca deve avere una certa lunghezza. Se supera questa lunghezza è necessario operare tagli. Questo non succede se decido di parlare dello stesso fatto di cronaca su un blog. Insomma se riesco a raccogliere abbastanza materiale per fare un articolo di giornale lungo cinque pagine, io sul blog posso scriverlo.
(Ma che scoperta!....)
Mi sembra che questa affermazione porti con sé un nuovo dimensionamento delle forme di comunicazione. Un articolo di giornale di cinque pagine, infatti, non è più un articolo di giornale, ma appunto perché siamo abituati a considerarlo inserito in un foglio di giornale; nel caso del blog invece si potrebbe dire di essere di fronte ad un articolo di blog ossia ad un articolo di giornale che ne conserva tutte le caratteristiche tranne la lunghezza.
(ma se hai appena detto che un articolo di giornale si caratterizza per la lunghezza, come fa un articolo di blog ad essere un articolo di giornale che ne conserva tutte le caratteristiche tranne la lunghezza? Se togli la lunghezza togli anche l'elemento caratterizzante: quindi non sei più di fronte ad un articolo di giornale. Ma che ragionamento è?)
Parlo dell’articolo di giornale perché la sua lunghezza non mi sembra determini la sua identità.
(ma sei tre righe fa hai detto il contrario sostenendo che: "un articolo di giornale di cinque pagine non è più un articolo di giornale"...)
Diverso è il caso per esempio di una poesia. Un sonetto deve essere composto da un numero preciso di quartine e terzine altrimenti non è un sonetto: la lunghezza insomma ne determina l’identità. Però qui entriamo nel terreno sabbioso delle definizioni e il problema che mi sembra troppo filosofico per essere risolto in quindici minuti.
Oltre la lunghezza, grazie alla forma blog posso però derogare anche ad altre esigenze. In un blog “la politica aziendale” per così dire la decido io.
(Ma va? Ma che scoperta...!)
Questo esclude ad esempio che per qualunque cosa scriva stia facendo marchette. Infatti, almeno di immaginare la situazione paradossale del soggetto che costringe se stesso, coartandosi ad eseguire un’azione contro la sua volontà o per perseguire un preciso secondo fine, decidendo da me stesso ciò che scrivo, rimango indipendente.
(Ma va? Ma che scoperta...!)
Posso parlare di un argomento bene o male quando e quanto voglio senza nessun reale condizionamento. Intendo per “reale” un condizionamento che non dipenda da me. Posso decidere di scrivere di argomenti che mi procurino commenti positivi, posso trarre dal numero di commenti e dal gradimento che i commenti esprimono delle indicazioni per la composizione dei miei scritti, ma tutti questi non mi sembrano reali condizionamenti.
(Ma va? Ma che scoperta...!)
Quanto alla situazione paradossale di cui ho accennato prima o a presunti secondi fini qui ci addentriamo in un problema troppo psicologico o psichiatrico che credo non si possa risolvere in quindici minuti.
Allora, concludendo, (ho detto di aver poche cose da dire), sono a favore della forma blog.
(Ma che conclusione è dire "sono a favore della forma blog"? Come dire: sono a favore del frigorifero, sono a favore della pastasciutta, sono a favore delle nuvole. Nemmeno un bambino di quinta elemntare direbbe un'ingenuità del genere).
Non mi sembra un forma della quale avere nessuna vergogna. Mi sembra che non contenga nessuna ingiustizia in sé. Mi sembra una forma di comunicazione molto pulita.
(Ma che ingiustizia dovrebbe contenere? Mah...)
Non dimentico che esistano implicazioni drammatiche per il fatto di essere così alla portata di chiunque e non escludo che un giorno gli scenari peggiori possano verificarsi proprio davanti ai nostri occhi. Ma questo è un altro argomento che non credo debba essere affrontato oggi in questa sede.
(Scenari drammatrici? Ma quali? Delirio puro...)
Posso solo concludere che un blogger – e questo non succede per un giornalista, non succede per uno scrittore, non succede per un poeta, non succede per uno psichiatra – è una persona che quando parla rappresenta se stesso perché non deve rispondere di nulla – se non delle regole e delle leggi alle quali ogni cittadino deve rispondere –: è una persona che offre se stessa, la sua visione e il suo stile di vita.
(e invece il poeta, lo scrittore e lo psichiatra a cosa o a chi deve rispondere? E poi: "il blogger è una persona che offre se stessa, la sua visione e il suo stile di vita". Embè? Lo fa chiunque comunica, in qualsiasi contesto e forma, mica solo il blogger.)
Allora voglio concludere dicendo che io cercherò sempre di fare l’uso più libero e più pulito che questa giovane forma di comunicazione come nei fatti consente di fare."
(nemmeno nei temi di quinta elemntare si leggono conclusioni di questa ingenuità/banalità)
Posted by: nick at 20.12.04 13:27C'erano un paio di refusi.
Sul fatto che l'articolo sia ineccepibile sono perfettamente d'accordo: la banalità lo è sempre. Niente è più ineccepibile della banalità.
Io sono a favore della pastasciutta, purché non sia stata appena tolta dal frigorifero.
Posted by: Gourmet at 20.12.04 14:15Confesso che nemmeno io ho visto questa parodia. Forse per coglierla è necessaria una conoscenza dei blog superiore alla mia. Concordo con Monica,
"continuo a non vederci tutta questa povertà formale e sostanziale di cui si parla qui sopra."
La critica di Nick poi mi lascia stupito. Con gli stessi strumenti che lui adotta per criticare Marco è possibile criticare la sua critica.
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Buonasera a tutti,
sono stato invitato a questo convegno insieme a uno scrittore di narrativa, uno scrittore di racconti brevi, un poeta, un giornalista. Mi trovo qui in veste di blogger e tutti quanti siamo coordinati da uno psichiatra. Lo ringrazio ancora per avermi invitato. Mi è stato detto di avere quindici minuti a disposizione allora non perdo altro tempo. Del resto ho poche cose da dire.
Credo che le critiche rivolte ai blogger siano rese infondate dalla forma blog. Faccio un solo esempio. Attaccare un blogger sostenendo che è soltanto un soggetto in cerca di visibilità è infondato perché la forma blog è stata concepita proprio per dare visibilità.
(come dire: attaccare uno che fa esplodere una bomba sostenendo che vuole fare una strage è infondato perché la forma bomba è stata concepita proprio per fare una strage...ma che ragionamento è?)
[Esempio non pertinente. La bomba è stata concepita per espodere, il fucile per sparare, ma non è inerente al fine quello di andare a colpire il prossimo. La visibilità di cui parla Marco è il fine del blog. Andare a colpire il lettore è inerente al blog, è fisiologia del blog, che poi si abusi dello strumento è un altro discorso. Ficcare una palla di piombo nella cappoccia di uno io continuo a non reputarlo "normale".]
’ vero che un blogger è una persona in cerca di visibilità a patto che sia vero che tutti i blogger siano persone in cerca di visibilità.
(come dire: è vero che uno che fa esplodere una bomba è un assassino a patto che sia vero che tutti coloro che fanno esplodere una bomba sono assassini...ma che ragionamento è?)
[Critica non pertinente. In due parole ha invece ben sottolineato che spesso si critica per partito preso. "Rinfacciare" ad un blogger la voglia di essere visto e come "rinfacciare" ad uno scrittore la voglia di essere letto.]
La definizione di blogger che preferisco è colui o colei che tiene un blog:
(Geniale...come dire che il calciatore è colui che gioca a calcio; il pittore colui che fa quadri; il tassista colui che guida un taxi... Ma va? Ma davvero?)
[Comodo, davvero molto comodo tagliare così una frase, ma per usare le parole del tuo "collega" nock è "un esercizio intellettualmente poco onesto" La frase esatta è...
La definizione di blogger che preferisco è colui o colei che tiene un blog: come a dire che non ci possono essere persone che tengono una pubblicazione in rete e non sono blogger: si è blogger per il fatto stesso di aver aperto un blog. Esistono usi che si fanno dei blog: un uso giornalistico, un uso narrativo, un uso poetico, un uso fotografico e così via; ma in tutti questi casi si rimane blogger. Questo significa che non esistono per così dire scrittori in linea o giornalisti in linea o fotografi in linea: aprire un blog significa diventare blogger
..evdentemente sotto c'è dell'altro. Sbaglio se ipotizzo un riferimento a quelle polemiche endemiche tra "professionisti" ed "amatori"? Tra coloro che criticano l'aspetto "fai da te" dei blog, ma solo quando invade la loro sfera professioniale ? ]
Visto che ho poco tempo voglio sottolineare che qualunque critica rivolta ad un blogger non può essere fondata perché la forma blog consente a chi rivolge la critica di aprire il proprio blog.
(come dire: qualunque critica rivolta a uno che fa esplodere una bomba non può essere fondata perché la forma bomba consente a chi rivolge la critica di far esplodere la propria bomba. Ma che ragionamento è?)
[E' un ragionamento semplicissimo. Visto che tutti possono aprire un blog non criticare per partito preso, ma tirati su le maniche e fai! Solo che criticare è facile..]
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Non so se queste mie "interpretazioni" sono esatte. Ma l'unico appunto che mi sento di muovere al post di Marco è proprio nella sua difficoltà di lettura, di interpretazione. Ripeto, forse per leggerlo e capirlo sono necessarie conoscenze del mondo dei blog superiori alla media. SE è cosi, questo è un limite.
Posted by: Lucis at 20.12.04 15:37 Caro Marco tu mi dici :"Luminamenti, si spara forse per bontà? Citami un solo caso".
Mi stupisce questa tua affermazione, è priva di qualsiasi nesso logico. Hai sostenuto che "Attaccare un blogger sostenendo che è soltanto un soggetto in cerca di visibilità è infondato perché la forma blog è stata concepita proprio per dare visibilità", come dire che non posso criticare uno che spara perchè il fucile è stato concepito per sparare. E poi ho aggiunto nel mio precedente post altri nessi logici sull'incocludenza logica di questo periodo.
Non puoi sostenere che è infondato criticare un bloggers perché cerca visibilità in quanto il mezzo è stato creato per questo scopo!
Parodia? se lo è, è pessima, mal fatta! sempre che lo sia! Per Mozzi è una parodia, per me non lo è! D'accordo sulle tante fesserie dei convegni, ma anche queste rientrano in questo mucchio. Niente di grave, capita a tutti talvolta di non sapere bene cosa dire! ma non vi trovo né spunti critici pro o contro il blog e i bloggers. A questo si aggiungono le fesserie di Ipanema secondo cui: "ma che sia libertà allo stato puro... direi che non si può più negare".
Mi astengo per adesso dal commentare questa barzelletta!
Ciao a tutti! Giuro che stavolta non volevo provocare!
Io però direi di provare a vedere i lati buoni del testo. Non ci sono espressioni colorite (o colorate). Non ci sono citazioni a casaccio. Non ci sono espressioni forti: per esempio non ci sono predicati nominali e copule relative che mi urtano tutto. Le parole sono ‘tutte facili’ : e non un po’ facili e un po’ difficili. Ecco perché c'è questa impressione di semplicità, di ingenuità. La banalità poi non è banalità: è dire le cose come stanno: se dico a una persona alta un metro e 95 che è alta io non dico una banalità dico come stanno le cose (evito di scrivere 'dico la verità').
Certo che quello che dico è un po’ inaudito ma perché è ‘la forma blog’ ha essere inaudita. Scrivere che a un blogger non si possono fare critiche è un po’ inaudito: ma perché è la forma blog che è senza precedenti (e non ho voglia di ri-fare tutto il discorso).
Si oscilla tra queste due considerazioni sul testo: da un lato dice della banalità e tira conclusioni ingenue, dall’altro dice cose inaudite, cioè sciocche, parto di una mente con seri problemi logici o psichici o chissà che.
A me invece piacerebbe che si provasse a leggere il testo come un testo sincero dalla testa ai piedi (uso questa espressione colorata): dove si dicono le cose come stanno sia che siano banali siano che siano inaudite.
Sarò cocciuto, ma, ecco, per me un blogger è una persona che tiene un blog. Così come un Ingegnere è una persona che tiene una laurea e un automobilista è una persona che tiene una automobile e che la sa guidare e che ha la patente. Un motociclista non guida l’automobile sennò è un motociclista e un automobilista. Ma non credo che nessun romanziere serio scriverebbe “Giangiacomo Ginocchi vide per la prima volta l’automobilista sulla sua scintillante motocicletta”.
Che poi il pezzo possa far male a qualcuno, sapete, di questo, non mi interessa. Anch’io ci sputo il sangue per quello che scrivo. Anch’io sono reduce da depressioni. Anche io ho problemi. Io non ho avuto allodole che mi abbiano letta la lettera però. Quindi – e se quindi è usato a casaccio me ne scuso – sto anche peggio di chi le allodole le ha avute.
Ciao!
Caro Marco, magari tu avessi scritto le cose come stanno! Non ti sei limitato a registrare, fotografare (anzi, in verità non hai detto quasi nulla su come stanno le cose)un bloggers e/o un blog, piuttosto il tuo articolo è pieno di ideologia del blog e del bloggers. Non hai documentato, piuttosto hai espresso una serie di giudizi su: libertà, comunicazione, diritto di opinione,categorie professionali,democrazia ateniese,diritto, possibilità,differenza tra forma e sostanza, giornalismo, ingiustizia, visibilità. Niente di male in tutto questo, a parte il fatto che tutto ciò è molto differente dall'esempio dell'Uomo alto 1,90 che constati che è alto! C'è piuttosto in tutto quello che hai scritto una porzione della tua visione del mondo, e che avresti potuto supportare meglio sul piano della coerenza logica. Se ti ho criticato è solo nel tuo interesse!
Posted by: luminamenti at 20.12.04 19:59forse si sta perdendo il senso della realtà. uno va a un convegno e parla quindici minuti per dire che un blogger è una persona che tiene un blog. pensando anche di dire cose che fanno male a qualcuno.
Posted by: sindy(quella dilà) at 20.12.04 20:24"Blogger è colui o colei che tiene un blog" (che è una chiara parodia di me quando sostengo cose del tipo: "Poesia è quando si va a capo prima che sia finita la riga"; a sua volta parodia del celebre e insuperato: "Rigore è quando arbitro fischia"), mi sembra difficile da contestare", così dice Mozzi.
Hai ragione non si può contestare, ma per la semplice ragione che equivale a non dire nulla.
Non solo non si dice nulla, ma non si comprende neanche perché uno debba dire il nulla di qualcosa che già sanno tutti.
E se uno non dice nulla che cosa vuoi contestargli? non ti sei accorto neanche che stava parlando!
Mentre, se parli a uno che neanche ce l'ha il computer sarebbe meglio dire qualcosa più del nulla per fargli capire che cos'è un blogger o un blog.
ah, hem, ... sul dizionario di italiano (Devoto Oli) la prima definizione di ineccepibile è: nei cui confronti non è possibile critica....
hehe
Posted by: monica at 21.12.04 16:31Credo sia giusto concedere a Candida un'altra possibilità di dimostrare che ha un cervello. Un barlume, almeno... Candida: non deluderci!
Posted by: nick at 21.12.04 20:28A volte mi stupisco di come certe persone, che presumo essere adulte e che nel leggerle si intravede una buona cultura di base, si riducano a offendere gli altri come si fosse alle elementari.
Purtroppo la cultura non sempre è sintomo di intelligenza.
Marco Candida scrive e pensa anche cose molto interessanti.
Posted by: luminamenti at 21.12.04 22:15http://marco2.clarence.com/permalink/177969.html: qui Candida ha postato il vero pezzo. Ottimo dal punto di vista formale. Bizzarro ma stuzzicante, come sempre, dal punto di vista sostanziale.
Posted by: Scriuv at 22.12.04 09:10Credo sia giusto concedere a Candida un'altra possibilità di dimostrare che ha un cervello. Un barlume, almeno... Candida: non deluderci!"!
Eh, sì, ma se Giulio segnala solo le belinate perché vuole dimostrare che cosa è 'cattivo argomentare' tu come fai ad accorgertene, ci vieni sul mio sito?
Il pezzo l'ho scritto in mezz'ora e non mi apsettavo tutto questo can can. Per questo lo lascio lì, vediamo cosa succede.
Giulio, un saluto: sei invitato alla giornata con Aldo Nove a Tortona. A lui metto in tasca quattrocento euro - sai lui ha fatto passaggi televisivi e bla bla. E aspetto anche te per corsi e ricorsi di scrittura :-)
Marco Candida è un genio.
Posted by: Franco Moretti at 22.12.04 14:43scusa marco, ma al lavoro non ti tirano mai le orecchie perchè stai un po' cazzeggiando col PC?
a me adesso non me le tirano perchè il mio nuovo capo è fuori ufficio.
Ma perchè hai tutta questa sete di potere e di successo?
Non ti basta vivere tranquillamente?
Non ti basta?
Che cosa vuoi dalla vita?
Pensi che pubblicando un libro ci sia la processione di fighe fuori da casa tua?
Magari le hai già,le processioni.
Capisco che non è facile vivere tranquillamente e capire quello che uno vuole dalla vita.
io a volte non ci riesco.
a volte però sento Dio.
E' che vorrei sentirlo sempre. o almeno più spesso.