Comincio la pubblicazione dei materiali relativi al convegno Raccontare i luoghi. L'intervento degli architetti Claudio Aldegheri e Franco Biscossa potete scaricarlo qui in formato Word (sono due paginette), oppure leggerlo qui di séguito. Consiglio in ogni caso di dare anche un'occhiata al loro sito: www.xquadra.it.
A Claudio e Franco avevo chiesto di proporre un intervento che rispondesse a questa domanda: "Perché mai, nel vostro lavoro, chiedete spesso - anzi, sistematicamente - la partecipazione di fotografi, artisti d'ogni risma, narratori, e così via? Di ciò che essi fanno, che uso ne fate? A che cosa vi serve? In che modo i materiali così prodotti entrano nel vostro lavoro?". Ecco la loro risposta.
«Perché coinvolgere pittori, scultori,scrittori, poeti, letterati, fotografi, artisti d’ogni risma?»
di Claudio Aldegheri e Franco Biscossa.
Se siamo cittadini del mondo, ci sentiamo tali a partire dalla consape-volezza di avere una precisa identità culturale. Abbiamo una storia. Nel bene e nel male nostra. Una storia personale che si intreccia con una storia collettiva. Pensiamo, viviamo, interpretiamo la realtà che ci circonda a partire dalle nostre identità.
Quando lavoriamo lo facciamo interrogandoci sull’identità dei luoghi.
Sentiamo l’Europa, oggi, come complessità positiva, come uno straordinario tentativo di comporre pluralità e identità.
Il tentativo di fondare un insieme comune a partire dall’idea che la pluralità culturale sia valore e ricchezza (un po’ come lo è la biodiversità in natura).
Sentiamo l’Italia, ancor più forse, come luogo della stratificazione delle complessità.
Paesaggio, spazio urbano, architettura, scultura, pittura e arti decorative, poesia, letteratura, teatro, musica e quant’altro producono nel loro intreccio, nel loro insieme, nel loro sovrapporsi ed interagire una densità affascinante.
Bisogna leggere e saper leggere questa densità.
È una ricchezza di cui ci rendiamo ancor più conto quando per qualche motivo ci allontaniamo.
I nostri progetti partono dal contesto. I nostri pensieri si legano ai luoghi.
Capire un contesto richiede disponibilità, ma anche la capacità di interpretare codici che non sempre sono di chiara decifrazione.
Chi si pone il tema della comunicazione presta grandissima attenzione al valore dei codici. Tra emittente e destinatario c’è, in mezzo, un codice comune.
Leggere un contesto, un territorio, un luogo, un frammento, vuol dire avere sensibilità e strumenti per decodificare.
È solo un primo passo, ma è già un passo importante.
Non esiste una storia oggettiva. E nemmeno una lettura oggettiva.
Esistono letture sapienti.
È affascinante proporre un tema, offrire un contesto e lasciare ad altri - «pittori, scultori, scrittori, poeti, letterati, fotografi, artisti d’ogni risma» - il compito di leggerlo nel proprio linguaggio, con la propria sapienza.
Tutto ciò svela alcune parti della complessità.
Parti che messe sul tavolo diventano tessere di un mosaico o fili di una rete tesa nello spazio e nel tempo.
Questa rete contiene ragioni e suggestioni.
I nostri progetti partono da lì.
Leggero e pesante, veloce e lento.
Il nostro lavoro è in parte leggero e in parte pesante.
Leggero, è il lavoro creativo e interpretativo, pesante è il lavoro esecutivo.
Dicendo ciò non parliamo di stati d’animo, parliamo della cosa in sé; delle modalità e delle implicazioni di ogni singolo atto.
Il lavoro creativo (fatto di ragionamenti ed emozioni che diventeran-no segno, colore, materia, forma, luce) consiste nel mettere insieme, collegare, creare complessità per poi tornare alla sintesi, è una cosa che si fa normalmente e sta nella dimensione della leggerezza.
Il pensiero creativo ha perciò percorsi propri; sintetici e analogici; deve avere un terreno diverso, separato.
Nel lavoro esecutivo (fatto di progetto e di cantiere) le idee (le eidos che si sono raggrumate con la leggerezza dei sogni) diventano morfè; e poi disegni sempre più precisi, che scendono di scala. I problemi o le intuizioni diventano risposte esecutive: soldi, conti che devono tornare, responsabilità civili e penali.
Il lavoro esecutivo ha proprie regole: chiudere contratti in modo consapevole e vantaggioso; portare alla fine il cantiere; comporre interessi naturalmente contrapposti; ottenere risultati concreti.
Il lavoro esecutivo è una palestra formidabile. Chiarisce le idee. Insegna. Ma nello stesso tempo utilizza principi di riduzione del problema: infatti se l’esecuzione non è sostenuta da un pensiero creativo forte e ben espresso, l’azione di cantiere impone altre scelte e la semplificazione diventa prassi.
Nella costruzione del progetto finiamo sempre per mettere in atto un processo lento, fatto di verifiche attente e continue.
Prima c’è un pensiero legato alle ragioni, poi questa articolazione che è quasi solo logica diventa anche articolazione formale.
È in questo passaggio che l’articolazione logica subisce gli arricchi-menti e i contributi del pensiero creativo, altro e parallelo.
Poi, lentamente, con il lavoro esecutivo, l’articolazione logica e formale subisce gli arricchimenti e i contributi del pensiero tecnico e di cantiere.
Una cosa che non parte da assunzioni a priori, è quella del linguaggio. Non abbiamo propriamente "padri". Siamo sempre molto convinti dell’impianto e delle scelte strategiche, che dovrà avere il progetto, ma siamo sempre sperimentali.
Impariamo dagli altri, continuiamo a guardare cosa hanno fatto, ma ciò che ci interessa non è mai il codice, la cifra stilistica (che conside-riamo una scorciatoia); ci interessano le ragioni che hanno prodotto quella forma.
Il dato estetico è la cosa ultima. Prima di tutto c’è un pensiero.
Il repertorio linguistico per noi è un repertorio di risposte a problemi che mettiamo via classificandolo e che tiriamo fuori la volta successiva, per fare meglio.
Non escludiamo che la somma delle risposte possa anche alimentare un apparato riconoscibile. Anzi, può essere una cosa che ha senso, anche dal punto di vista economico. Ma per ora non abbiamo in proposito una risposta univoca.
Noi pensiamo all’architettura come ad una cosa che si produce si usa e si consuma lentamente e leggermente; che si fa a partire dalla ricchezza del contesto; con cui mettersi in relazione in modi anche vari, sofisticati e sorprendenti; sempre stabilendo col fare un rapporto di connessione culturale. Le cose non riescono sempre come si vorrebbe ne sempre come si è pensato al primo momento. Si trasformano, subiscono la contaminazione del pensiero di altri e delle ragioni che nel tempo si rendono sempre più evidenti.
Ma ci sembra che quello che da forza, sia il metodo: facendo a volte anche dei passi indietro, per trovare alla fine il valore del lavoro di squadra.
Padova, 26/11/2004
Posted by giuliomozzi at 30.11.04 15:20Come mai non riesco ad aprire i documenti? E' colpa del mio pc?
Posted by: max at 30.11.04 20:15Ecco, adesso il pezzo è sia scaricabile sia leggibile nel post. Così dovrebbero essere tutti contenti.
Posted by: giuliomozzi at 01.12.04 10:15