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05.11.04

Peggio

Salgo sull’eurostar delle 18.55 da Milano per Padova. Ho il posto 38 nella carrozza 10. Il posto difronte è occupato da un ragazzo enorme che legge un giornale scandalistico. Sta seduto come si starebbe su una sdraio, tiene le gambe distese fino sotto al mio sedile.
“Scusi”, gli dico.
Il ragazzo enorme alza gli occhi dal giornale scandalistico.
“Questo difronte al suo”, dico, “è il mio posto”.
Il ragazzo enorme non accenna a muoversi. “Si sieda”, dice.
“Potrei appollaiarmi sulle sue caviglie”, dico indicando le sue caviglie.
“Ah, scusi”, dice il ragazzo enorme. Posa il giornale scandalistico sul tavolino e comincia affannosamente a raddrizzarsi.
Dopo un minuto circa riesco ad occupare il posto.
A fianco del ragazzo enorme c’è un uomo sui cinquantacinque, con i baffi, che sta telefonando a tutti i Carli che conosce. A tutti dice: “Ciao, auguri”. E dopo un secondo, dice: “Oggi è san Carlo, no? Sto telefonando a tutti i Carli che conosco”.
Al mio fianco c’è una ragazza con i capelli molto neri che guarda il suo telefonino. Non ci gioca, non ci telefona: lo tiene in mano e lo guarda.
Tiro fuori il mio libro-intervista a Gyorgy Ligeti, butto lo zaino dietro il sedile, e comincio a leggere.
Ogni tanto il ragazzo enorme allunga le gambe e mi tocca un piede o una caviglia. Ogni volta mi dice: “Scusi”, e si ritira.
Distraendomi un momento dalla lettura di Ligeti penso che si potrebbe scrivere un libro intitolato qualcosa come La marcatura del territorio nelle carrozze dei treni. Un saggio di antropologia interurbana (nel senso che i treni vanno, in genere, da una zona urbana, magari piccola, a un’altra).
L’uomo con i baffi ha finiti i Carli e si sta dedicando al Giornale di Brescia.
La ragazza con i capelli molto neri continua a guardarsi il telefonino.
Il ragazzo enorme rantola.
Alzo gli occhi e mi accorgo che il ragazzo enorme si è addormentato: la testa buttata indietro, il giornale scandalistico ancora stretto in mano.
Penso che dovrei studiare di più i giornali scandalistici. Non li so distinguere l’uno dall’altro. Questo ragazzo qui non tiene il giornale spiegato, ma gira una pagina dietro l’altra, così che non vedo la copertina e non so che giornale è.
Per un momento la cosa mi sembra fondamentale. Il momento passa e torno a leggere Ligeti.
Sento una suola premere con discrezione contro la mia caviglia sinistra.
Guardo il ragazzo enorme: dorme. Ha l’aria di quello che non sarà svegliato neanche dalle cannonate. Tiene la bocca aperta, un po’ respira profondo e un po’ rantola.
Sento una suola premere con discrezione contro la mia caviglia destra.
Il ragazzo enorme sta scivolando lentamente. Se nessuno interviene, entro qualche minuto finirà disteso sul pavimento, incastrato fino al bacino sotto il mio sedile.
Provo a resistere alla pressione. Dopo un minuto mi rendo conto che non ce la farò mai.
In quel momento il treno rallenta. Il signore con i baffi piega il Giornale di Brescia, si alza in piedi, osserva il ragazzo enorme.
Il signore con i baffi tocca il ragazzo enorme, delicatamente, sulla spalla sinistra. Il ragazzo enorme ha un sobbalzo, drizza il busto di colpo, sbatte con le ginocchia sotto il tavolino, allarga le braccia mollando il giornaletto scandalistico, caccia un urletto, poi ricade sul sedile come stremato.
Lentamente il ragazzo enorme si disincastra, si rizza in piedi, esce nel corridoio. Il signore con i baffi dice: “Mi scusi”, e: “Grazie” un paio di volte.
Il ragazzo enorme ricupera il giornaletto scandalistico, torna a sedersi. Dopo cinque minuti sta già rantolando, con gli occhi chiusi e la bocca spalancata, il giornaletto scandalistico appoggiato sulla pancia.
La ragazza con i capelli molto neri mi sussurra: “Guardi, c’è qualche posto libero. Ci conviene andarcene, prima che succeda il peggio”.

Posted by giuliomozzi at 05.11.04 12:18 | TrackBack
Comments

in metropolitana tutto ciò non è possibile: o lontani o ammassati sempre trincerati dietro city o metro o leggo, pochipochi libri...

Posted by: lub at 05.11.04 13:08

Per esempio io non riesco a leggere sui mezzi pubblici...mi viene la nausea (pare sia una questione di equilibrio...mah!)e la cosa mi dà i nervi...tanto tempo sprecato che potrei utilizzare leggendo...
Sul treno invece va meglio, basta che sia seduta nel senso di marcia....sempre che non ci siano energumeni che si addormentano sulle mie caviglie:-)))

Posted by: mari at 05.11.04 15:54

Hai concluso sul piu' bello: scampato il peggio, con la moretta è successo il meglio o e' finita cosi'? Non suggelli il racconto con un happy end? ;-)

Posted by: mindthegap at 05.11.04 16:06

'Ste storie di treni e varie hanno rotto.

Posted by: Gabriele at 05.11.04 21:13

ma in effetti c'è un saggio in un libro meltemi -- che si chiama la società degli oggetti (qui la scheda) -- in cui si parla di "contrattazione dello spazio comune sui diversi modelli di treni delle ferrovie italiane". o una cosa così, insomma. con tante foto.

Posted by: ivano at 05.11.04 22:54


tardo manierismo, quasi '600

Posted by: corrado at 05.11.04 22:54

scusate. il link era: http://www.meltemieditore.it/nuovo/libri/schedalibro.asp?codice=229

Posted by: ivano at 05.11.04 22:54

sui treni notturni della direttrice Sud-Nord e viceversa accadono cose che meriterebbero un trattato di antropologia, e che mi spingono a sobbarcarmi spesso questi post-moderni 'viaggi della speranza' invece di prendere un comune Eurostar o, peggio, un aereo

Posted by: malfoy at 06.11.04 00:27

anche a me capita spesso di trovare persone che mi dormono addosso.

Posted by: fabio at 06.11.04 03:04

Caro Giulio,
Non so perchè, ma leggendo questo ... (Come si può chiamare quanto ho appena letto?) mi è venuto in mente il paragrafo di un libro molto bello. (bello naturalmente per me).
Il paragrafo (dicevo)di un libro intitolato: Peccato di scrittura. (Spero tu non la prenda come una provocazione questa mia, anche se forse un po'... ma solo un po',te lo giuro, questa mia, provocazione potrebbe anche esserlo. Però lo giuro, il libro molto bello, il paragrafo che ora ti trascrivo, non lo ho scritto io, "purtroppo" il compositore è un Israeliano, un docente di psicologia di nome Haim Lapid). Se ti va, fammi sapere cosa ne pensi. Saluti.
(…) "fratelli e sorelle! colleghi! Negli occhi degli esseri umani c'è qualcosa di così profondo e segreto, di così tremendo e vergognoso, che ci annegheremmo pur di non mostrarlo a nessuno, nemmeno a noi stessi. Io Stephen Lynch, non sono coraggioso al punto di mettere per scritto una tale cosa. In realtà nessuno lo è. Di onseguenza chiunque scriva, qualunque cosiddetto scrittore, altro non è che un artista dell'inganno e del mimetismo, nasconde più di quanto non scopra, falsifica la verità e la trasforma in menzogna. Chi è pronto ad andare fino in fondo, non scriverà mai.
Pensate agli asceti, ai sacerdoti: di fronte alle minacce della passione, imparano a finalizzare il pensiero per richiamare alla mente un'immagine che, come secchiate di acqua fredda, spegnerà il fuoco del desiderio; ognuno con la sua propria immagine annienta la sua propria passione. Stando così le cose, qual è l'immagine che annienta la scrittura? Dobbiamo imparare a trovarla nel segreto del cuore e tirarla fuori quando ci prende la smania di scrivere, che allora si allontanerà con raccapriccio dal foglio bianco. Anch'io, a volte, sono preso da questa spregevole voglia, ed è così che la sconfiggo. Persino il mondo, l'intero universo, ha un segreto abbietto, vergognoso, spregevole, che scuote le viscere della terra. E dato che non esiste un dio capace di esprimerlo con le parole senza poi andare a nascondersi dalla vergogna, i titani, i giganti della scrittura lo fanno al posto suo. Ma di quelli non parlerei nemmeno se mi picchiaste. Sono loro i santi, ben pochi, che si sono caricati sulle spalle la croce della scrittura, e ogni falso messia, chiunque piscia parole contro il muro che vorrà somigliare loro, è destinato alla dannazione eterna.
Invece - che vergogna! - a chi sono riservati gli onori della scrittura? A quelli che lisciano il testo, che cesellano ogni frase e scelgono con cura ogni parola, come Flaubert, quel mangiarane finito, che si lamentava, o forse si vantava, di consacrare mesi a perfezionare una sola frase. Allora io, per quanto mi riguarda, gli sputo addosso! Voglio la verità nuda e cruda, grezza, senza abbellimenti né trucco: il volto di una donna come l'ha fatta la natura! Venendo qui, in treno, si è seduta davanti a me una con un naso e un seno fatti da qualcuno che se ne intendeva; aveva i capelli tinti, gli occhi truccati, e leggeva - ah ah!
- Flaubert. Ha letto per tutto il viaggio, quella vacca, facendo schioccare la lingua dalla soddisfazione.
Quando siamo entrati in galleria, ho approfittato del buio per gettare il libro dal finestrino e alla prima stazione me la sono data a gambe. E' scesa anche lei, e mi ha seguito per un po', con testardaggine, senza però avere il coraggio di rivolgermi la parola; quando alla fine ho guardato indietro, è scomparsa.
Scrivere questo episodio, lo sapete benissimo, sarebbe un plagio, un vero sacrilegio." (…)

Posted by: Nicoletta at 06.11.04 10:10

a me era successo:
La prima puzza sgattaiolò all'altezza del mio naso quando le porte automatiche della carrozza del metro su cui ero salito a Gare de Lyon si erano appena chiuse e la prossima stazione di Chatelet dove dovevo scendere era ancora distante. Ben presto l'aere circostante cominciò ad ammorbarsi come in una inesorabile camera a gas, e malgrado non si fosse udito il rumore secco o molle che preannuncia lo sprigionarsi del mefitico gas intestinale di cui l'anonimo incontinente si era liberato, i suoi effetti non tardarono a disegnare sul mio viso un'oribile smorfia di disgusto. Innerovosito presi allora a scrutare l'impassibile indifferenza dei passeggeri intorno a me, interrogando gli sguardi senza sguardo dei miei vicini e cercando di cogliere un qualche segno di imbarazzo in uno dei volti da statue che mi circondavano. Forse il reo era il compassato signore di mezza età in giacca e cravatta seduto alla mia destra, impegnato a consultare scrupolosamente la pagina degli indici di borsa del Figaro? O la colpevole di tanta scelleratezza era la ragazzotta bionda dall'aria olandese in maglietta rosa e pantaloni marroni extra large dalla cui tasca lungo la coscia spuntava una lonely planet della Francia, seduta di fronte a me? Ma anche il ragazzo punk con orecchino al lobo dell'orecchio sinistro e capelli impietosamente rasati che a piedi larghi accanto alla porta automatica lanciava lo sguardo, perso in certi suoi indecifrabili rovelli giovanili,sopra le nostre teste non era esente da sospetti. E l'anziana signora con borsetta celeste in grembo e tailleur beige di cotone, seduta con circospezione come su delle uova sul bordo del sedile alla mia sinistra oltre il corridoio della vettura, che ruolo aveva in questo dramma fetente?
(à suivre, forse, intanto provate a indovinare il colpevole)

Posted by: Robeh? at 06.11.04 23:05

Spero che la lettura del libro-intervista a Gyorgy Ligeti ti serva. Ho letto quanto hai scritto su Medicine-Show di ottobre 2004 e comprendo meglio il titolo della rivista!!!
Certo non fai un bel servizio di informazione musicale o cmq di racconto delle tue esperienze e rapporti con la musica con affermazione del tipo: "non ci sarebbe di che preoccupparsi, naturalmente, che a ciascuno gli piace quello gli piace".
Poi il tuo finale è veramente comico! Finisce proclamando un Mistero! Ti incantava o ti incanta la musica minimalista, mentre Mozart ti faceva o ti fa venire il sonno!
Purtroppo, per te ( e per molti altri), non c'è nessun mistero in questo: perché questo cattivo gusto (che si può educare, evolvere) è stato spiegato. Dopo di che, dato che siamo intrinsecamente democratici anche in cultura, ognuno si può pure tenere i gusti brutti.
La parola cattivo però sarebbe più esatta, perché ha a che fare con il male, cioè con l'assenza di bene (perché la spiegazione porta proprio al Bene!)

Posted by: luminamenti at 07.11.04 08:32

Incredibile: 1) Il libro di Ligeti avrà venduto due copie: ho scoperto chi ha comprato la seconda: 2) giusto un'ora fa ascoltando Adventures

Posted by: Filippo Facci at 07.11.04 14:34

Caro Emanuele, è sbagliato attribuire all'autore materiale di una narrazione finzionale le opinioni espresse dai personaggi e dal narratore.

Posted by: giuliomozzi at 07.11.04 15:46

No, non è sbagliato se non riesce a nascondere l'autore! non è sbagliato se non riesce a essere finzionale. E in quanto a "una" narrazione finzionale l'autore avrebbe fatto un "bene" alla musica raccontando come si scopre una "buona" musica.
Allora gli errori presenti non sono uno, ma tre!

Posted by: luminamenti at 07.11.04 16:27

Caro Emanuele, ma quella narrazione è finzionale. Sei in grado di provare il contrario?

Posted by: giuliomozzi at 07.11.04 18:01

Certo! ma dato che l'hai scritta tu e dato che hai detto che è un narrazione finzionale (o anche questa è una mia fantasia?) tocca a te provare, per primo, quanto sostieni! Aspetto la lezione dello scrittore Giulio Mozzi sulla narrazione, il ruolo del narratore e dell'autore implicito ed autore reale. Sono proprio curioso! Che ne penserebbe Gerald Prince? ma si potrebbero leggere le Norton Lectures di Eco (Sei passeggiate nei boschi narrativi)
Inoltre, dato che sono venuto a conoscenza di questo articolo tramite comunicazione di altri amici che l'hanno letto, non mi è sfuggito il fatto che anche altri -abituati a leggere narrativa - hanno attribuito a Giulio Mozzi ciò che impediva di chiarire la presenza del narratore in maniera sufficientemente chiara!
E supponendo, per ipotesi, che sia una narrazione finzionale, che vuole dire?
Che ci sono molti (o uno) che apprezzano la musica minimalista e non capiscono Mozart? tutto qui? dov'è che parla di musica e della sua esperienza? per il resto è scritto molto bene, ma mi sembra uno spreco della tua intelligenza!

Posted by: luminamenti at 07.11.04 18:27

Caro Emanuele: nel momento in cui decidi di accusarmi, tocca a te fornire di argomenti le accuse; poi toccherà a me smontare, se ne sarò capace, i tuoi argomenti. Poiché dici di poter provare quello che affermi, perché non lo fai?

Posted by: giuliomozzi at 07.11.04 21:22

Caro Giulio, la tesi l'hai fornita tu, mica io.
La tua tesi è: ho scritto una narrazione finzionale. Dimostralo! Sei tu che hai uscito fuori il discorso della narrazione finzionale
Io, dopo, eventualmente, ti fornirò le prove dell'antitesi. Siamo in diversi che non ci siamo accorti e/o abbiamo dubitato che era una narrazione finzionale e dato che tu sostieni ciò, tocca a te difendere la tua tesi e quanto altri non hanno percepito nella ricezione. E' così che si fa! Che problema hai? hai difficoltà ad iniziare?
Inoltre, dato che mi hai fatto una domanda (o richiesta), ricordati che io te ne ho fatta invece anche un'altra: accettando per fede divina che sia una narrazione finzionale rimane come narrazione finzionale un cattivo servizio alla musica! e la domanda era, più o meno (la riformulo): che vorrà significare che uno viene ipnotizzato dalla musica minimalista e sbadiglia con Mozart? Il lettore che ne deduce? cosa gli resta? qual'è la significatività di quanto accade? e poi è proprio così? Come vedi le domande si sono moltiplicate.
Ma se non vuoi dimostrarmi e provarmi quanto hai sostenuto: "è una narrazione finzionale",
chiariscimi il suo contenuto e la significatività di quanto tu ritieni sia una narrazione finzionale.
Vorrei capire quello che forse mi è sfuggito del suo senso. Non ho posizoni preconcette. In ogni caso dovresti considerare con attenzione quanto viene recepito dal lettore.

Posted by: luminamenti at 08.11.04 06:51

Aggiungo: supponi che un lettore qualsiasi (non io però in questo caso che adesso ti descriverò) ti attribuisca in quanto autore quanto tu invece dici è narrazione finzionale, con tanto di narratore e personaggi; supponi che questo lettore non abbia percepito che trattasi di narrazione. E' chiaro che ha un buco nella percezione. Ora, se tu sei sicuro che è una narrazione finzionale, dovresti porti il problema di questo buco nella sua percezione (questo se ci tieni a sostenere che hai scritto una narrazione finzionale, perché è anche possibile che uno scriva una narrazione dove ci fa entrare volutamente l'autore esplicito).
Supponi che questo lettore non abbia percepito che trattasi di narrazione finzionale ma non sia in grado di provare che non è una narrazione finzionale. Ma la sua percezione rimane cmq! ha percepito che quanto ha letto si riferisca al suo autore! Allora tocca a te, provargli che si sbaglia, cioè fargli vedere ciò che non aveva visto. In questo caso se riesci a fargli vedere le tue prove è chiaro che quel lettore ha letto male. Ma se continua a non vedere quello che puoi provargli forse dovresti porre il problema di come avresti potuto scriverlo quel testo facendogli vedere chiaramente che era una narrazione finzionale.
E te lo ripeto: non sto parlando, qui, di me come lettore! (ti evito così di scrivere: supponi che sia io questo lettore. L'ho specificato all'inizio).
Insomma, supponi che tu legga questo testo che hai scritto in uno dei tuoi corsi e alcuni dei partecipanti ti attribuiscano il contenuto non accorgendosi che era una narrazione finzionale.
Allora, suppongo, gliela spiegherai o no?
Se uno di essi ti domanda: ma dov'è la narrazione finzionale?
Dovrai dipanare i suoi dubbi!

Posted by: luminamenti at 08.11.04 07:16

(1) Caro Emanuele, ripeto: sei tu che mi accusi, a te spetta portare le prove dell'accusa. Finora mi porti due sole prove: la testimonianza della tua ricezione del mio testo e la testimonianza da te riportata della ricezione del mio testo da parte di altri. La tua testimonianza è anonima (benché io conosca il tuo nome, tu preferisci presentarla cone anonima) e quindi inaccettabile. Le testimonianze riportate sono testimonianze anonime (non dici chi sono le persone che testimoniano) riportate da un testimone anonimo.
Queste non sono buone prove.
Circa le altre domande, prendo quella che mi sembra stia prima di tutte le altre: "Il lettore che ne deduce?". Non credo che mi si possa chiedere conto di ciò che un lettore fa di un mio testo. Io sono responsabile delle mie azioni, non di quelle altrui: almeno finché non mi si dimostri una relazione di necessità tra le mie azioni e quelle altrui.
(2) Il tuo ultimo intervento, caro Emanuele, centra in pieno la questione: che è una questione che mi interessa molto (ci ho costruito attorno tutto un libro: "Fiction", Einaudi 2001). La questione, come io la affronto, è questa: che cos'è che determina la "riconoscibilità come finzione" di una narrazione? Ci sono altre questioni collegate, come ad esempio: come si comporta il lettore difronte a una narrazione della quale non sia chiaro preliminarmente (esempio: un libro sulla cui copertina è scritto "romanzo") che si tratta di finzione? Esistono degli strumenti per determinare la natura di finzione di una narrazione, senza ricorrere a un esame di realtà? Che tipo di relazione instauro con un lettore, quando produco una narrazione deliberatamente equivoca (cioè una narrazione finzionale dalla quale tento di eliminare ogni segno di finzionalità?).
La ragione per cui mi pongo la questione principale, e le questioni annesse (ne ho indicate alcune solo a titolo di esempio) è banale. Mi pare che siamo immersi nelle narrazioni (non solo messe per iscritto). Mi pare che queste narrazioni siano tutte "finzionalizzate", ossia narrate come se fossero narrazioni di finzione. Mi domando che cosa possiamo fare per non essere ingannati.
I primi dischi che acquistai non erano di Luigi Nono e di Karlheinz Stockhausen. Non ho mai avuta una vicina con il nome e i comportamenti della signora Soranza Soranzo, né una vicina con il nome e i comportamenti della signora Ornella. La musica di Mozart non mi annoia; le frasi della narrazione in questione concernenti la musica di Mozart sono copiate di sana pianta da una vecchissima intervista ad Armando Gentilucci (della quale, ahimè, ho solo una fotocopia; e non so indicare la fonte), nella quale Gentilucci raccontava la sua storia di ascoltatore di musica (e, naturalmente, rinnegava come "infantile" quella sua ricezione di Mozart). Non ho mai immaginata la musica di Karlheinz Stockhausen nel modo in cui la racconto nella narrazione in questione, se non nel momento in cui ho compilata tale narrazione. L'immagine della musica come "successione di scatole" non è mia: l'ha usata un amico in una conversazione di qualche settimana fa.
Tutte queste cose non costituiscono, credo, una prova che la mia narrazione sia una narrazione finzionale.

Posted by: giuliomozzi at 08.11.04 09:10

Devo andare a lezione e non ho adesso molto tempo,ho letto quindi velocemente e rileggerò quanto hai scritto ed eventualmente riscriverò in merito.
Caro Giulio, mi ripeto e distinguo: non ho portato nessuna prova non perché non possa mostrare prove, ma perché dato che tu sostieni che quel testo che hai scritto è una narrazione finzionale sei tu a dover mostrare le prove della tua tesi; e me lo confermi tu stesso quando dici più sotto: "Esistono degli strumenti per determinare la natura di finzione di una narrazione, senza ricorrere a un esame di realtà?" e ancora: "Mi domando che cosa possiamo fare per non essere ingannati". Ora, se tu sostieni che si tratta (inequivocabilmmente?) di una narrazione finzionale devi avere qualche risposta (cioè le tue prove che aspetto, o diciamo gli elementi che dovrebbero portare il lettore a percepirla come narrazione finzionale)ai quesiti tuoi che ho riportato tra virgolette.
Non mi puoi e non mi devi attribuire di aver portato due prove per due ragioni:
1) ho già detto prima che le avrei espresse dopo avere letto la tua tesi, alla quale sarebbe seguita la mia antitesi. Quindi ancora non ci sono mie prove!
2) è evidente che quelle che tu scambi per prove che avrei portato ma che per te non lo sono, non lo sono neanche per me, ma era ovvio; piuttosto esperienze, se vuoi indizi.
Mi sembra quindi che la tua critica sia proprio fuori contesto. Non puoi difenderti (visto che io a tuo dire ti starei accusando, io direi criticando)da prove che mi attribuisci di avere scritto quando quelle non sono prove nelle mie intenzioni e dichiarazioni esplicite (ciò non toglie che le prove si possano portare. Più esattamente io però le chiamerei antitesi, argomenti, concetti in discussione. Ti faccio notare che sei stato tu ad usare, per primo, la parola prova, cioè a voler contestualizzare la questione in questi termini. Posso cmq concedertelo! Ma, a rigore, potrei pure definire le esperienze percettive, quelle cose che ho scritto, come prove. C'è chi sosterrebbe questo e ci sono argomenti forti in tal senso. Ma non ricorrerò a tali argomenti, dato che personalmente sono argomenti superabili. Ma un figlio di Hume ti direbbe che quelle due cose che tu mi hai attribuito come prove sono effettivamente prove! trovo cmq comico e demagogico che tu ti sia difeso e abbia neutralizzato le prove che non ho portato sostenendo che le avrei portato. Hai fatto tutto da solo, complimenti! scusa se sorrido e ironizzo, ma è tipico di te questo approccio di fronte alle difficoltà! (che poi l'aver posto difficoltà dovrebbe essere considerato positivo e non denigratorio).
In quanto al discorso sull'anonimo (che poi farebbe parte delle prove o no? visto che anonimi sono coloro che portano le prove; allora non ci sono neanche le prove che tu invece credi di aver visto e pure confutato!), mi sembra che ti vuoi arrampicare sugli specchi!
Io ho letto il testo e io l'ho percepito in un modo! Altre persone hanno avuto la stessa percezione. Se si sta comunicando, la comunicazione ha come presupposto serio la sincerità e non l'inganno. Dubitarne è privo di senso. E' più semplice rispondere alla sostanza, al contenuto (mi verrebbe da risponderti così: perché, non è possibile che anche il mio sia un discorso finzionale? e allora rispondi e basta! e pensa che gli anonimi siano dei personaggi) Per rispondere cosa vuoi? che qualcuno scriva nello spazio name e nell'email address un nome e cognome? O vuoi fotocopie di carta d'identità mandata al domicilio? Essendo questa comunicazione non privata, visto che possono leggerla anche altri, la tua risposta non sarebbe indirizzata solo a me, ma a tutti coloro vogliono leggerla e quindi se hai delle prove sul fatto che trattasi di narrazione finzionale, mostra a tutti i tuoi lettori ciò. Spiegaci da dove ti nasce questa convinzione che sia "sbagliato attribuire all'autore materiale di una narrazione finzionale le opinioni espresse dai personaggi e dal narratore".
Quindi escludi che possa esserci un lettore o lettori che possano aver percepito e attribuito all'autore ciò che dici è sbagliato? Mostra lo sbaglio!
Del resto, dalle cose interessanti per altro che accenni nel tuo ultimo post, sei tu stesso a renderti conto che il problema che ho posto non è un problema di anonimo o anonimi, ma di lettori e basta. Tutti (quasi) i tuoi lettori di libri sono anonimi e ti dovrebbe interessare (come del resto t'interessa da quello che mi hai scritto) come recepiscono! Oppure, ammettiamolo, può anche non interessare allo scrittore la ricezione dei suoi lettori! Ci sono scrittori che dicono di non porsi proprio il problema del lettore. Il personalismo in ogni caso è fuori luogo! Vai agli argomenti!
Poi dici :"Tutte queste cose non costituiscono, credo, una prova che la mia narrazione sia una narrazione finzionale". Tuttavia, riconosco in alcune cose che hai scritto in questo post dei problemi che sono emersi e questo ritengo sia uno sforzo utile. Anche per me!

Posted by: luminamenti at 08.11.04 10:27

(1) Caro Emanuele, continuo a pensare che l'onere della prova sia dell'accusa.
Poiché hai ripetuto in due diversi argomenti qual era stata la tua ricezione e qual era stata la ricezione di tuoi innominati conoscenti, mi sono reso conto che questo tuo ripetere poteva essere scambiato, da un qualche lettore, per un esibire una prova. E perciò l'ho trattato come tale.
(2) So benissimo che il problema in questione non è un problema di anonimità. Il problema occasionale è (almeno per me) che io ho scritta una narrazione che ritengo finzionale e tu hai reagito come se essa fosse una narrazione non finzionale. Il problema generale è (almeno per me) se esista un modo di distinguere le narrazioni finzionali da quelle non finzionali, a prescindere da un esame di realtà.
Dall'esame di realtà io so che la mia narrazione è "fatta di fatti inventati", e quindi almeno in un senso banale "finzionale": ma questo, come già detto, non c'entra.
(3) Purtroppo per me, che questa benedetta narrazione sia finzionale, non è una "tesi", bensì un dato d'esperienza.
(4) Che tu abbia le prove della non-finzionalità dlela mia narrazione, e ti ostini a non mostrarle, continua a sembrarmi curioso. Comincio a sospettare che tu non le abbia; e lo penserò davvero, se non le mostrerai.

Posted by: giuliomozzi at 08.11.04 11:11

Caro Giulio tu puoi pensare quello che vuoi, ma non hai risposto a nessuna delle mie domande, come per esempio: supponiamo che un tuo lettore ti dica che non riesce a vedervi una narrazione finzionale e vuole da te spiegata come si fa a riconoscerla, quindi gli fornirai elementi e argomenti (chiamale pure prove se vuoi)
Poi dici: "Purtroppo per me, che questa benedetta narrazione sia finzionale, non è una "tesi", bensì un dato d'esperienza".
Quel purtroppo per me è perfetto! dice già tutto!!! è una fede, il che vale quanto le altre fedi e quindi presuppone che non puoi assolutamente dire che ho sbagliato, così come mi hai detto nel tuo primo intervento di post!
Inoltre, questa tua conclusione è priva di qualsiasi logica conversazionale, perché è fin troppo facile rispondere allo stesso livello: "per me è un dato della mia esperienza percettiva che non è una narrazione finzionale e non lo è anche per altri e probabilmente (e con ragioni che spiegano questa probabilità) non lo sarebbe per molti altri! Ma se tu vuoi negare il mio dato d'esperienza percettiva devi utilizzare le ragioni che illuminino la mia e di altri illusione cognitiva. Così si fa! se no ognuno si tiene la propria esperienza e ognuno dichiara di vedere la Madonna dove vuole! perchè il tuo dato di esperienza vale quanto quello di altri e non di più! E mi ripeto: escludi che ci siano persone che possano leggendo il tuo testo arrivare alla mia stessa conclusione percettiva? Se ti senti in grado di escluderlo mi fornirai le tue prove, in caso contrario devo pensare - è molto curioso - che non le hai, e che hai commesso un errore nell'impostare il testo presupponendo che il lettore dovesse cmq ritenere quel testo una narrazione finzionale, in base a quale criterio, a parte la fede cieca che ci stai chiedendo di avere nella realizzazione della tua intenzione, questo non si sa e non ce lo vuoi fare sapere! E' curioso!
Inoltre aggiungi: "Dall'esame di realtà io so che la mia narrazione è "fatta di fatti inventati", e quindi almeno in un senso banale "finzionale": ma questo, come già detto, non c'entra".
Siamo d'accordo su fatto che non c'entra, ma vorrei proprio sapere quali sono questi fatti inventati! Chissà cosa sono per te i fatti!!! e poi cos'è una invenzione!!!
Poi dici: ""Il lettore che ne deduce?". Non credo che mi si possa chiedere conto di ciò che un lettore fa di un mio testo. Io sono responsabile delle mie azioni, non di quelle altrui: almeno finché non mi si dimostri una relazione di necessità tra le mie azioni e quelle altrui". Perfetto! non hai quindi nessun diritto a chiedermi cosa io come lettore ne deduco, anche perché te l'ho già detto! E quindi pensi anche - lo dici tu stesso - che ci possano essere lettori che possano fare del tuo testo quello che gli pare: quindi anche non vederci una narrazione finzionale. Però, ti senti in grado di dire a questo lettore: sbagli!
Ma perchè piuttosto non ci dici tu, senza narrazione, cosa, non il lettore, ma tu, come autore di quello che hai scritto e che ne sei responsabile, intendevi dire? Qual'è il senso? il tuo senso? avrai almeno pensato a te stesso in quanto primo lettore di quanto tu hai scritto, a cosa stavi dicendo? C'è una idea in quello che hai scritto? comunicacela! la tua! oppure, sarebbe curioso, non sai cosa significa quello che hai scritto?

Posted by: luminamenti at 08.11.04 15:05

Giulio, Luminamenti, eccomi: io non riesco a vedere in quel testo una narrazione finzionale. Li fornisci a me quegli elementi, Giulio?
Anche perché se mi dici che Soranza Soranzo non esiste, che Mozart non ti annoia, etc. come faccio a sapere che non stai, ora, finzionando?
Non diventa una scusa? Tipo quel mio amico che diceva sempre cose pesantissime alle persone e appena quelle si offendevano lui ci rifilava un "ma dai, scherzo" che mi faceva incazzare.
Scherzi o non scherzi? Quanto l'autore è veramente al di fuori delle sue finzioni? La scrittura porta con sé sempre significati ed etica, non si può, semplicemente, prendere distanza da quello che si scrive dicendo: "ma tanto è tutta fiction". Anche se lo fosse qualcosa dice. Eccome!

Posted by: gianni biondillo at 08.11.04 15:50

Caro Emanuele: no, non so che cosa significa quello che ho scritto. Dovrei saperlo? No, non ho pensato a me stesso come primo lettore di questo scritto: avrei dovuto? Non ho idea se ci sia un'idea in quello che ho scritto: dovrei avercela?

Altre cose: [1] non intendo negare il tuo "dato di esperienza percettiva"; ma se tu mi dici: "è così", e dichiari - pur senza esibirle - di avere le prove che "è così", mi pare che non stai esibendo un "dato di esperienza percettiva", ma stai facendo un'affermazione d'altro genere; e quindi ti rispondo: "non è così". [2] Per me, il fatto che sia un "dato d'esperienza" la finzionalità di questa narrazione, non è la soluzione: è il problema. C'era, tra l'altro, un "purtroppo". [3] Ho scritto che mi sto ponendo da un pezzo le domande che ci stiamo ponendo qui (prima fra tutte, in formulazione approssimativa: "E' possibile distinguere una narrazione finzionale da una narrazione non finzionale, a prescindere da un esame di realtà?"). Non ho dichiarato di possedere la risposta a questa domanda. [4] Hai dichiarato di poter provare che la narrazione in questione non è finzionale; ti ho ripetutamente invitato a farlo; non l'hai fatto; decido quindi che hai millantato; e per quanto mi riguarda la discussione finisce qui.

Posted by: giuliomozzi at 08.11.04 17:32

Non litigate. Tanto lo sapete pure voi, che io lo vedo tutti i giorni: la vita è tutta un'illusione...

Posted by: Un tassista at 08.11.04 18:06

Caro Giulio, l'analisi del problema ( dici: "Per me, il fatto che sia un "dato d'esperienza" la finzionalità di questa narrazione, non è la soluzione: è il problema. C'era, tra l'altro, un "purtroppo") non è il tuo talento forte, lasciatelo dire! Non ho millantato nulla, tanto che tutti i tuoi tentativi di arrampicarti sugli specchi, per non rispondere da parte tua, con la storia degli anonimi ed altro ed eccetera eccetera, hanno portato pure qualcun altro con tanto di nome e cognome a non riuscire a vederci una narrazione finzionale (quindi anche Gianni Biondillo ha sbagliato secondo il tuo ragionamento però non sappiamo perché, però sappiamo che ha sbagliato come ho sbagliato io. La cosa è veramente molto comica. Sei divertentissimo, è un metodo fantastico per difendere i propri errori. Da questo momento qualsiasi cosa dico, appena qualcuno mi contraddice, dirò che ha sbagliato, e quando mi si chiederà dov'è lo sbaglio, gli dirò che non ne ho proprio idea perchè è un problema! tutto è un dato d'esperienza, la mia vale quanto la tua, però appena dico a qualcuno che ha sbagliato è chiaro che considero la mia esperienza superiore, più vera di quella dell'altro, tanto che gli posso dire che ha sbagliato e per di più anche se non so in cosa consiste questo sbagliato chiederò all'altro pure le prove!. Una bella filosofia! ricca di pensiero, però divertente quasi come le Leggi di Murphy) Ora se come dici: "Per me, il fatto che sia un "dato d'esperienza" la finzionalità di questa narrazione, non è la soluzione: è il problema. C'era, tra l'altro, un "purtroppo"", allora mi confermi, nuovamente, (hai dei buchi nei ragionamenti parecchio larghi!) che hai sbagliato completamente ha dirmi nel tuo primo intervento: "Caro Emanuele, è sbagliato attribuire all'autore materiale di una narrazione finzionale le opinioni espresse dai personaggi e dal narratore". E' talmente ovvio!
Poi hai aggiunto nel post successivo: "Caro Emanuele, ma quella narrazione è finzionale. Sei in grado di provare il contrario?" Dove è in questa tua dichiarazione il problema? Questa tua frase è in contraddizione palese con quella dove dichiari: "il fatto che sia un "dato d'esperienza" la finzionalità di questa narrazione, non è la soluzione: è il problema". Anche questo è più che ovvio!
Ora se hai scritto: "Caro Emanuele, ma quella narrazione è finzionale. Sei in grado di provare il contrario?", (in questa tua frase, lo ripeto di nuovo, non fai emergere che è un problema, non è che mi hai detto, per esempio, guarda Emanuele che il fatto che sia o non sia una narrazione finzionale è un problema, un problema di interpretazione e modalità di percezione che possiamo provare a esaminare a partire da alcuni presupposti e punti di vista. No, non hai scritto nulla del genere, sei stato categorico, e solo molto dopo hai cercato di salvarti all'angolo dicendo che è un problema, ma così contraddicendoti con quanto avevi detto prima e senza rettificare con una negazione specifica quanto precedentemente dichiarato!) sarai anche in grado dirmi perché è una narrazione finzionale, perché se mi dici che ho sbagliato a non ritenerla una narrazione finzionale saprai anche indicarmi il mio ERRORE, dov'è il mio SBAGLIO, il PERCHE del mio sbaglio! Ma se non intendi negare il mio dato d'esperienza dov'è il mio errore?
Inoltre, in questo tuo ultimo post mi attribuisci un "è così". Mi indichi per favore, l'hai messo tra virgolette, dove lo avrei scritto nei miei interventi? mi sembra che non ci sia proprio! Piuttosto ho detto "E' così che si fa!" in relazione alla questione di chi per primo deve fornire argomenti a sostegno della tesi: è una narrazione finzionale e dell'antitesi: non è una narrazione finzionale.
Quindi, noto, ancora una volta, la tua tendenza a volere intorbidire le acque attribuendomi, messe tra virgolette, delle parole che non ho mai scritto (naturalmente se mi indichi il rigo e l'orario e il giorno del mio presunto "è così", ritiro, almeno per questa nostra discussione quanto sto dichiarando nello specifico dell'intorbidire le acque). Quindi il mio "è cosi che si fa", ha un riferimento contestuale e concettuale completamente differente da quello che mi attribuisci con un "è così" che non mi sembra tra l'altro di averlo scritto!
Poi scrivi: "Caro Emanuele: no, non so che cosa significa quello che ho scritto. Dovrei saperlo? No, non ho pensato a me stesso come primo lettore di questo scritto: avrei dovuto? Non ho idea se ci sia un'idea in quello che ho scritto: dovrei avercela?"
Questo è peggio di tutto il resto, quindi quando scrivi tieni gli occhi chiusi? non leggi quello che hai scritto? quindi, a proposito del tuo "dovrei saperlo", non sai, a rigore di logica, neanche nulla di tutto quello che significa quello che hai scritto in questi post.
Scrivi senza sapere quello che significa, quindi una cosa che scrivi vale quanto un'altra, almeno quanto al senso, al significato. Bella teoria, pardon, dato d'esperienza, abbiamo fatto progressi nell'uso dei neuroni! Per fortuna che ti considero intelligente e quindi permettimi di non credere a queste tue sciocchezze, che però sono già una prova di alcuni tuoi errori!
Però, a proposito di sapere, sai che è una narrazione finzionale, sai che sbagliano tutti coloro che non la vedono come narrazione finzionale e sai anche che se ti chiedono dove sbagliano, sono loro a doverti dire il loro sbaglio che non vedono. Come maestro di scuola sei perfetto! Dici a un alunno (e io sono un aulunno in confronto a te) che sbaglia, ma non gli dici in cosa, come e perché ha sbagliato.
Ti si deve credere per fede!
Adesso, chiarite queste cose, che hanno messo in luce (non occorre che commenti, è sufficiente leggerle tutte)ciò che non ti funziona, naturalmente smentisco che non ho prove e quando (dati gli impegni, ma troverò il tempo per dilungarmi parecchio!) le esibirò con calma e SICURAMENTE mi dirai che sbaglio a defininirle prove, ti chiederò: hai le prove di quanto affermi? hai le prove che le mie non sono prove? E mi dirai: è un problema, è un dato d'esperienza! e aggiungerai: "Non ho idea se ci sia un'idea in quello che ho scritto: dovrei avercela?", "no, non so che cosa significa quello che ho scritto. Dovrei saperlo?".
E il poema comico sarà concluso!
P.S. a proposito: dato che oltre e me e ai miei amici anonimi, anche Gianni Biondillo non l'ha riconosciuta come narrazione finzionale e dato che come affermi: "Per me, il fatto che sia un "dato d'esperienza" la finzionalità di questa narrazione, non è la soluzione: è il problema", il dato d'esperienza è una prova oppure no?
Insomma il dato d'esperienza mio, dei miei amici anonomi, di Gianni sono prove o no?
Sicuramente però il tuo sì, dato che hai scritto:
"Caro Emanuele, è sbagliato attribuire all'autore materiale di una narrazione finzionale le opinioni espresse dai personaggi e dal narratore.
Posted by giuliomozzi at 07.11.04 15:46"

Posted by: luminamenti at 09.11.04 08:24

Troppo divertente: quindi anche Gianni Biondillo ha sbagliato secondo il tuo ragionamento però non sappiamo perché, però sappiamo che ha sbagliato come ho sbagliato io. La cosa è veramente molto comica. Sei divertentissimo, è un metodo fantastico per difendere i propri errori. Da questo momento qualsiasi cosa dico, appena qualcuno mi contraddice, dirò che ha sbagliato, e quando mi si chiederà dov'è lo sbaglio, gli dirò che non ne ho proprio idea perchè è un problema! tutto è un dato d'esperienza, la mia vale quanto la tua, però appena dico a qualcuno che ha sbagliato è chiaro che considero la mia esperienza superiore, più vera di quella dell'altro, tanto che gli posso dire che ha sbagliato e per di più anche se non so in cosa consiste questo sbaglio chiederò all'altro pure le prove!. Una bella filosofia! ricca di pensiero, però divertente quasi come le Leggi di Murphy)

Posted by: luminamenti at 09.11.04 08:27

Per il tassista: io non litigo, credimi per fede, mi appassiono e nello stesso tempo prendo una certa distanza da tutto e ciò mi produce gioia, serenità, dolore. Ho assimilato intimamente la lezione dell'esperienza interiore di George Bataille. Vedi il rapporto tra drammatizzazione e riso!

Posted by: luminamenti at 09.11.04 08:32

Caro Emanuele, tu mi hai accusato di non fare un buon servizio di informazione musicale e di propagandare il cattivo gusto. Questa tua accusa si basava sulla tua ricezione del mio pezzo come narrazione non finzionale. Hai cominciato accusandomi: sta a te confortare l'accusa, provando la bontà della prova, ossia provando che la mia narrazione è non finzionale. Cosa che hai dichiarato di poter fare, e ti sei ben guardato dal fare.

Posted by: giuliomozzi at 09.11.04 09:39

No Giulio, dire che ho dichiarato di poterlo fare, non è equivalente a doverlo fare, cioè non ti è dovuto per diritto dato che che poi non ho detto questo ma solo scritto, come risposta a questa tua domanda: "Caro Emanuele, ma quella narrazione è finzionale. Sei in grado di provare il contrario?" e ho risposto:
"Certo! ma dato che l'hai scritta tu e dato che hai detto che è un narrazione finzionale (o anche questa è una mia fantasia?) tocca a te provare, per primo, quanto sostieni!)"
Quindi dato che hai detto : "Caro Emanuele, è sbagliato attribuire all'autore materiale di una narrazione finzionale le opinioni espresse dai personaggi e dal narratore", ho il diritto, io per primo, nuovamente, dato che non ho mai parlato di narrazione finzionale, che tu mi spieghi, mi dici il come e il perché e il cosa del mio sbaglio e mi dica perché la tua era una narrazione finzionale. Così si fa in un tutte le scuole del mondo!
Inoltre in quanto a questa tua frase: "ti sei ben guardato dal fare" (in relazione cioè a quanto mi hai chiesto), non ho mai detto che non lo farò (se lo sai questo è un tempo futuro), ho INFATTI detto che lo farò DOPO che tu mi spiegherai il mio sbaglio! Se ci tenevi a conoscere quelle che tu hai definito le mie prove, non avresti avuto alcuna difficoltà a dirmi in cosa consista il mio e di ALTRI sbaglio! Dato che non hai risposto, è evidente a me come a tutti (non dirò come tu invece hai detto:decido quindi che hai millantato; e per quanto mi riguarda la discussione finisce qui), che non sapendomi spiegare il mio e di altri anonimi(e non anonimi) sbaglio, che è piuttosto tuo lo sbaglio e riferito a te!
Inoltre, possiamo osservare come non hai né esaminato, né analizzato, né risposto a tutto il resto che è emerso (prendi gli ultimi 2-3 miei post). In ogni caso decido (si tratta non di un mio dovere e tuo diritto, ma solo di un regalo, dono da parte mia, vista la tua ostinazione a non voler rispondere ma non - come tutti possono verificare leggendo - perché hai saputo mostrare le ragioni per non rispondere, piuttosto semplicemente per coprire i tuoi errori) che ti fornirò gli argomenti, gli elementi per negare quanto tu mi hai dichiarato: "Caro Emanuele, è sbagliato attribuire all'autore materiale di una narrazione finzionale le opinioni espresse dai personaggi e dal narratore". Questo è stato il tuo primo intervento al mio primo intervento! E poi spiegherò anche qualche altra cosa! compreso perché non può essere percepita, con ampio consenso probabilistico dal lettore come narrazione finzionale e sulla base di ragioni che vanno esaminate!
Continui, nonostante la tua dichiarazione: "e per quanto mi riguarda la discussione finisce qui" a postare tentando di confondere le acque.
Ma se la discussione da parte tua era finita, perché hai riscritto l'unico cosa che hai detto in tutti i tuoi interventi e che ha un valore categorico, a parte quell'altro che io e altri abbiamo sbagliato ma non ne dobbiamo sapere niente, da te, dei nostri sbagli?
Ora, riposati, porta pazienza, fatti una buona dormita, svagati, prenditi un tranquillante, perché nei prossimi giorni scriverò in merito.
Ma poi, se sei così interessato (data le enorme quantità di parole significative che hai detto e che non leggi)perché non organizziamo un bell'incontro con vari scrittori su questo tema?
E puoi portarti anche i cani da caccia se vuoi!
Non prima di marzo però da parte mia, ho troppi impegni! ma dubito che tu sia interessato, dato il livello della tua comunicazione, a confrontarti. Ma se mi sbaglio può farmi solo piacere! Evidentemente, per dire così, nonostante le tue pecche, devo ritenere che cmq avrai qualcosa di interessante da dire. Permettimi di dirti però, che la tua mancanza di flessibilità mentale nella conversazione,il tuo irrigidirti quando sbagli, è un difetto che ti impedisce di poter utilizzare al meglio le tue non discutibili qualità che ti riconosco.

Posted by: luminamenti at 09.11.04 10:52

In quanto a questa tua altra dichiarazione: "Caro Emanuele, tu mi hai accusato di non fare un buon servizio di informazione musicale e di propagandare il cattivo gusto. Questa tua accusa si basava sulla tua ricezione del mio pezzo come narrazione non finzionale."
E' falso e qui ci sono le prove in merito a questo! infatti ho scritto: "E supponendo, per ipotesi, che sia una narrazione finzionale, che vuole dire?" e poi ho anche scritto con più rigore: "accettando per fede divina che sia una narrazione finzionale rimane come narrazione finzionale un cattivo servizio alla musica!"
Quindi la mia accusa sul cattivo servizio non si basava sul fatto che per me non era una narrazione finzionale (d'altra parte, nessuno rileggendomi può trovare ciò scritto! perchè in verità ho scritto due cose: una sul contenuto e uno su chi ha scritto il contenuto).
La mia accusa verteva, essenzialmente, sul contenuto (ma tu hai voluto spostare la questione su di te piuttosto che si ciò che hai scritto e come lo hai scritto. E ti sei imbavagliato da solo!) Inoltre, cioè in più, ho attribuito all'autore le convinzioni emerse dal contenuto, cioè ho considerato che era una narrazione non finzionale. Quindi i livelli sono due: il cosa è stato detto e il chi l'ha detto. E ho anche scritto che a me non interessano i personalismi, quindi mi concentro sul contenuto, la sostanza.
E quindi ribadisco: anche come narrazione finzionale (ma non la riconosco una narrazione finzionale) è una cattivo servizio alla musica (è una affermazione che ho hatto a livello della mia opinione).
Nella tua risposta, mi sembra di osservare, che ti dai troppo importanza in merito al ruolo, che secondo te, io ti avrei attribuito, in quanto autore Giulio Mozzi, nel fare cattiva informazione musicale! Ma a me non frega niente se lo dice Giulio Mozzi, il cui parere sulla musica lo considero meno autorevole di quello del Mozzi che parla di scrittura, a me frega del contenuto, così come arriva nella testa di chi legge la tua presunta narrazione finzionale.
Che poi, mi preoccupo ma relativamente (ma mi premeva sottolineare come avvertimento), dato che la musica minimalista è già dimenticata e sepolta e sarà dimenticata a differenza di altra musica che sarà sempre ricordata! Naturalmente questo è un altro tema, opinabile, occorrerebbe parlare appunto della musica: con narrazioni finzionali, non finzionali, con argomenti e saggi! Non hai proprio in quella tua narrazione parlato di musica, sembrerebbe del resto dalle tue stesse dichiarazoni : " no, non so che cosa significa quello che ho scritto. Dovrei saperlo? No, non ho pensato a me stesso come primo lettore di questo scritto: avrei dovuto? Non ho idea se ci sia un'idea in quello che ho scritto: dovrei avercela?"
Ma se poi ritieni di essere stato da me accusato perché ti avrei detto che hai fatto un cattivo servizio sulla musica, allora una idea di quello che significa quello che hai scritto ce l'hai, se no non ti sentiresti accusato! Se invece non hai nessuna idea di quello che significa quello che hai scritto allora ogni mia opinione ti sarebbe stata indefferente.

Posted by: luminamenti at 09.11.04 11:22

Per finire: non hai neanche risposto alla mia domanda su dove avrei scritto "è così". Mi attribuisci un "è così".
Mi indichi per favore, l'hai messo tra virgolette, dove lo avrei scritto nei miei interventi? mi sembra che non ci sia proprio! Piuttosto ho detto "E' così che si fa!" in relazione alla questione di chi per primo deve fornire argomenti a sostegno della tesi: è una narrazione finzionale e dell'antitesi: non è una narrazione finzionale.
Quindi, noto, ancora una volta, la tua tendenza a volere intorbidire le acque attribuendomi, messe tra virgolette, delle parole che non ho mai scritto (naturalmente se mi indichi il rigo e l'orario e il giorno del mio presunto "è così", ritiro, almeno per questa nostra discussione quanto sto dichiarando nello specifico dell'intorbidire le acque). Quindi il mio "è cosi che si fa", ha un riferimento contestuale e concettuale completamente differente da quello che mi attribuisci con un "è così" che non mi sembra tra l'altro di averlo scritto!

Posted by: luminamenti at 09.11.04 11:25

L'episodio narrato è in realtà del tutto vero, c'ero anch'io.
Per la verità tuttavia l’uomo con i baffi, finiti i Carli, si è dedicato al Resto del Carlino.

Posted by: gioacchino at 09.11.04 19:28
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