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29.11.04

L'autore è travagliato da mal di pietra

   Son nelle rene mie, dunque, formati
i duri sassi a la mia vita infesti,
che fansi ognor più gravi e più molesti,
ch'han de' miei giorni i termini segnati?
   S'altri con bianche pietre i dì beati
nota, io noto con esse i dì funesti;
servono i sassi a fabricar, ma questi
per distrugger la fabrica son nati.
   Ah, ben posso chiamar mia sorte dura,
s'ella è di pietra! Ha preso a lapidarmi
dalla parte di dentro la natura.
   So che su queste pietre arruota l'armi
la morte, e che a formar la sepoltura
nelle viscere mie nascono i marmi.

Il sonetto è di Ciro di Pers (Castello di Pers, Udine 1599 - San Daniele del Friuli 1663). Da: Lirici marinisti, a cura di Benedetto Croce, Laterza 1910, p. 371. Non ho mai deciso se con questo sonetto Ciro ironizzasse e minimizzasse, oppure drammatizzasse. Comunque le coliche, davvero, non le auguro a nessuno.

Posted by giuliomozzi at 29.11.04 15:28
Comments

giulio questa è una delle mie liriche preferite, Ciro de Pers è un poeta assolutamente grande.

ciro non minimizza né drammatizza; la scrittura barocca è sempre scrittura del curioso, dell'esotico - non ne parlavate qui? -; è la scrittura di una crisi - crisi di cosa? di un tempo, di una visione del mondo, di una società -; è la scrittura che oppone la concettosità, l'arzigogolo alla limpidezza degli imitatori di petrarca.

se vuoi, è una parodia. la scrittura barocca è parodica e, quindi, per sua natura, tragica.

ciao
d.

Posted by: demetrio at 29.11.04 16:12

Sono appena stato invitato alla presentazione di un libro di Rugarli ("La luna di Malcontenta", Marsilio editori), storia di amori delusi (tra Giulia e un vecchio magazziniere di una casa editrice, addetto alla raccolta dei libri ***da destinare al macero***) che si specchia in un'altra di libri superflui, ***che non si finisce mai di mandare al macero***,
a conquistarsi così una paradossale "forma di eternità raggiunta mediante il
riciclaggio della carta". Se la follia dei libri consiste nella pretesa di
"conservare lacerti di umana esperienza", la follia degli uomini vorrebbe
"riportare indietro il calendario e riscrivere il passato": per entrambi il
correttivo è soltanto il macero, "che sistema le eccedenze", le quali
altrimenti "finiscono per disturbare".

Ce n'è abbastanza per un'altra colica?:-)

Posted by: Lucio Angelini at 29.11.04 16:19

ti sono vicino nel dolore. Io ho 'il mal del gran papa Gregorio', alias la gotta. da sputare i denti e strisciare per terra. dopo quindici giorni, oggi forse mi rimetto le scarpe.

Posted by: marco salvador at 29.11.04 16:44

per Lucio: il libro di Rugarli è ottimo, ma lui riesce antipatico a un sacco di gente, per cui prende recensioni genericamente buone, ma peste una volta che siano davvero convinte. Mi spiace per Rugarli e dovrebbe anche a te spiacere per lui, guarda.

Posted by: giovanni at 29.11.04 18:18

Ehi, ma che Giovanni sei? Quello che non ha risposto alla mia ultima mail? A giudicare dal 'guarda' direi di sì. Naturale, poi, che mi spiaccia per Rugarli. Sempre dalla parte degli ultimi e degli emarginati, come ben sai:-)

Posted by: Lucio Angelini at 29.11.04 19:23

"Amante, qual sono, degli ingegnosi e medicanti strazi, delle incisioni dentro i corpi, inventai il mal della pietra, un quasi festevole intrinseco epitaffio, o vuoi lapidazione che fa di ciascuno un protomartire, affinché colpito da sassi immobili, frombolato da pietre già pervenute, infranto da pietre di cui egli è padre, fesso da fessure di sasso, da rocce figliate, egli avverta se medesimo come tomba, tomba di una tomba, giacché egli è carne che avvolge un sasso, cadavere che ingloba un epitaffio, ovvero è avvoltolato dall'interno, abbracciato ab intimis; e dunque egli può meditarsi come cenotaffio finché sia vivo, e insieme apparecchiarsi a sarcofago di se medesimo."

Giorgio Manganelli, "Discorso sull'invenzione di una patologia universale", da "La notte", Adelphi 1996.

Giulio, ma stai soffrendo di coliche?

Posted by: Tiziano Scarpa at 29.11.04 20:22

son io quel desso. Non risposi alla tua mail perché ogni tanto se lavora e se fadìga / pe' la panza e pe' Bordìga.
Lo immaginavo che stavi dalla parte dell'orfano, della vedova e di Rugarli.
Vedo se domani o posdomani riesco a mandarti 2 mail sensate di risposta.

Posted by: giovanni at 29.11.04 21:01

Eh, Tiziano, sì. E' una cosa che succede di tanto in tanto. Ma la situazione è sotto controllo.

Posted by: giuliomozzi at 29.11.04 23:54

Giulio, potresti rispondermi a proposito del convegno a cui hai appena partecipato, per favore? Mi sembrava che ci tenessi tanto, ci hai indicato il link, ecc., e poi neanche una parola... Attendo fiduciosa. Comunque, se non hai il tempo di scriverne con calma, ti prego di darmi il recapito di un referente che possa farmi il rendiconto dell'incontro. Grazie.

Posted by: giulia at 30.11.04 00:04

Cara Giulia, abbi un po' di pazienza.

Posted by: giuliomozzi at 30.11.04 01:09

Sacro dolore
che oggi mi osti
il camminare lento
il riposare quieta sul divano
lì, dove finisce l’uomo
comincia l’animale
e m’avanza e sopravanza il mio sentire.
Dolore netto che la schiena spacca
coccige strano mentre allaccio
le mie scarpe azzurre
a manipolo
d’ossa rintuzzate
arretro arretro.


Posted by: antonella p. at 30.11.04 15:22
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