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26.10.04

Una felicità terrena

Ieri una persona alla quale voglio bene è morta. Ero a casa, era metà mattina, stavo mangiando del pane, stavo per uscire e andare a prendere il treno, e una comune amica mi ha telefonato. Ho finito di mangiare il mio pane, sono uscito, sono andato a prendere il treno. La malattia, ho pensato in treno, c’era da tempo. C’erano stati altri ricoveri in ospedale, altri giorni nei quali sembrava che la partita fosse chiusa. Perché una partita è, ho pensato alla stazione di Mestre, mentre aspettavo l’altro treno. E’ una partita, una gara, un gioco di rimpiattino, un giocare a prendersi. La malattia si toglie, si espianta, si mette al tappeto, e pare che non ci sia più: poi, di nuovo, come un Ercolino Semprinpiedi, è lì. Siamo noi, ho pensato sedendomi tra una signora grassa e un africano elegante con la barba grigia nel regionale di seconda classe diretto a Pordenone, siamo noi che non siamo degli Ercolini Semprinpiedi; e fortuna, ho pensato ancora, che lei l’ha sempre saputo. Non è così facile saperlo, ho continuato a pensare guardando fuori dal finestrino e senza leggere il libro che avevo aperto davanti, io per esempio non so se lo so. Io sono un Ercolino Semprinpiedi? No, non lo sono, lo so. Alla persona che ieri è morta voglio bene a causa della sua felicità, a causa della sua gentilezza e dei suoi modi semplici; a causa di un po’ di pane e formaggio che mi ha offerto una volta, di due notti dormite sul divano del suo salotto, delle parole scambiate nei nostri incontri. Non ci conoscevamo tanto, ho pensato mentre il cielo, fuori dal finestrino, diventava da sereno annuvolato, e da annuvolato di nuovo sereno, eppure a questa persona io voglio bene, e non ho voglia di dimenticarlo. Treviso e Conegliano sono alle nostre spalle, ora stiamo partendo da Sacile, tutto va alle nostre spalle senza rimedio, tra poco arriverò a Pordenone e farò a Pordenone ciò che devo fare, poi tornerò a Padova e Pordenone sarà senza rimedio, irrimediabilmente, alle mie spalle: eppure questa persona io non voglio che vada alle mie spalle, io le voglio bene, tutto ciò che ho di lei, ricordi, un appunto, un libro donato, è qui e non va alle spalle, resta eternamente presente. Non ho pensato più nulla, poi, per circa tre ore, a Pordenone, mentre facevo quello che dovevo fare, che dovevo necessariamente farlo, poi quando ho ripreso il treno ho pensato che tutto questo vagare è inconsistente, che tutto questo lasciarsi alle spalle è illusorio e futile, che nulla va alle spalle. Così ho dormito profondamente, sul treno da Pordenone a Mestre, a Mestre mi sono svegliato per puro caso, mi sono precipitato giù dal treno, sono corso a prendere il treno per Padova, il treno per Padova era pienissimo, mi sono trovato in piedi vicino al gabinetto, con la puzza, schiacciato da studenti impiegati operai africani, con gli occhi sbarrati e con la testa ancora ronzante di sonno, ci stanno deportando tutti, ho pensato, tutta la vita è una deportazione nel tempo, tutti veniamo condotti fino a un orlo e poi si casca giù, e dopo l’orlo tutta la vita è questo continuo cadere, questo cadere che non incontra una fine o un fondo, è un cadere a braccia aperte, senza sensazione di peso, senza percezione dell’attrazione, è un cadere lentamente girando, ho pensato mentre il treno correva sferragliando, qual con un vago errore, ho pensato, girando parea dir: qui regna Amore. Mi hanno spintonato giù dal treno, a Padova, dove ormai c’era buio, e sono corso all’altro appuntamento. Niente alle spalle, è tutto presente, presente.

Posted by giuliomozzi at 26.10.04 09:36 | TrackBack
Comments

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Posted by: fabio at 26.10.04 10:17

la vertigine della pienezza del suo contrario: il vuoto. La cosa che mi piace di più è questo intreccio fra pensieri e luoghi dove questi pensieri ti sono venuti. Un tutto unico, come la vita, no ? Con i suoi vuoti, i suoi pieni, e questo senso di panico, che si, ci può prendere, se, qualche volta, per caso, ci sediamo a pensare. bello.

Posted by: cletus at 26.10.04 10:20

Ciao Giulio, oggi pomeriggio alle 15 vado al funerale di una signora che era molto buona e che dalla vita ha ricevuto molto poco. Aveva 50 anni. Rimasta vedova con due figli molto giovane, si è sempre arrangiata senza perdere mai coraggio di fronte a nulla. L'ho conosciuta perché ha fatto la badante a mia nonna per parecchi anni dopo la morte di mia madre.

Quello che scrivi (da sempre, mi pare) è molto vicino all'umanità. Sai coglierne l'essenza apparentemente parlando d'altro. Quando scrivo assieme agli altri io mi ricordo anche di te e della tua scrittura.

Ti stai avvicinando allo zen?

Tu sei una brava persona

Ciao

Posted by: francesco at 26.10.04 10:20

Sì.
(grazie Giulio)

Posted by: Roberto Tossani at 26.10.04 10:59

'La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto'
Pessoa

Posted by: domenica at 26.10.04 11:23

nel mio piccolo non sono d'accordo con Pessoa. io non sento niente. ho chiesto, pregato ed ascoltato. nessuna risposta (per favore non dite che semplicemente non so ascoltare perché non è vero)

Posted by: francesco at 26.10.04 11:32

una sera di due inverni fa ho percepito la morte in tutta la sua presenza. ero su un treno tedesco. piangevo in mezzo a decine di occhi che scorrevano nell'altra direzione e dicevo addio a tutti e non riuscivo a smettere. le tue parole mi hanno fatto rivivere quei momenti. forse perché il treno è lo stesso, chissà. ti abbraccio.

Posted by: manu at 26.10.04 12:55

Perchè portare a termine
quando nessuno, in giardino,
ha mai visto il mio glicine concluso.
Se allora fosse il fiore il fallimento,
questa,diremmo, è la bellezza del mondo
la sua esperienza visibile.

[Roberto Senesi, Il primo giorno di primavera]

Posted by: lub at 26.10.04 13:41

[Off Topic]Sulla necessaria deframmentazione del modo di narrare siciliano

Andiamo al nocciolo della faccenda.
Ci hai preso in pieno.

Quando scrivi che la 9^ attuale tendenza della narrativa italiana è «La narrativa siciliana. Devo fare una premessa. Sono personalmente convinto che la narrativa siciliana non sia una parte della narrativa italiana, ma sia un'entità a sé stante. Questo ovviamente non è un giudizio di valore (se lo è, è un giudizio di valore positivo) né un invito al separatismo. Dalla Sicilia mi giungono narrazioni scritte da ventenni con la sicurezza stilistica dello scrittore maturo; narrazioni
che si tengono in piedi per la sola forza dello stile (e che forza!); narrazioni piene di pietre, di mani, di arbusti, di albe e tramonti, di venti, di paesi, di fichidindia, di mare, di capre (in sostanza: piene di cose non fatte dall'uomo). Narrazioni scritte in un italiano perfetto, nitido e fiammeggiante. Narrazioni delle quali, tuttavia, spesso stento a capire di che cosa parlino. Mi sembra che mi giungano frammenti, tanti frammenti, di un interminabile epos della luce e delle
cose. Di fronte a queste narrazioni, che spesso ammiro, il mio sconcerto è grande.»

Forse, col tuo aiuto e con la mia inevitabile sicilianità, possiamo approfondire il discorso perché nelle dozzine di commenti che hanno accompagnato queste tue "tendenze" manco una si è concentrata su questa tua profonda ed efficace sintesi del modo di narrare tipicamente siciliano.
Ti dico subito: io mi ci sono rispecchiato.
Profondamente.
E io sono un macchiafogli siciliano al 100 %. Penso che noi dell'isola triangolare spesso ci rifugiamo nei cieli della letteratura. Rinnoviamo la sindrome del Vittorini di "Conversazione in Sicilia".
Io sintetizzo tutto in una battuta del secondo Padrino: "tutto è melodramma in Sicilia".
Siamo teatrali come pochi. Sappiamo lamentarci di un piatto di pasta scotta con lo stesso pathos che riserveremmo al monologo finale di Amleto.

Quotidianamente, nella mia attraversata del centro storico di Palermo sento e capto frasi che non sfigurerebbero nella cavalleria rusticana.
E poi questa stessa melodrammaticità la ritrovo intera e intonsa in quei fogli che macchio, la mia scrittura è intrisa di Sicilia, vorrebbe afferrare la “cosa” che dovrebbe essere sempre al centro di un buon racconto. Vorrebbe inchiodarla, ma spesso lo stile e gli stilemi siciliani MI usano, li tengo a bada a fatica.
E il risultato è proprio quello che tu sintetizzi egregiamente: "frammenti, tanti frammenti, di un interminabile epos della luce e delle cose".

Da noi i sognatori vengono etichettati con una perifrasi efficace come poche: "afferra caz*zi n'ta l'aria". Così li apostrofiamo, quando ben sappiamo che siamo sempre in compagnia - dalla culla alla "cascia" - di quella speranza che del “domani andrà meglio”.
Frammenti. Una sorta di caponata scriptoria che non giunge a nulla e, forse, a nulla vuole giungere. Gira a vuoto, crea sconcerto.

Speriamo di poter presto dire che - come scrive Paul Celan nel "Meridiano"- "qualcosa avviene!".

Posted by: tonino pintacuda at 26.10.04 15:09

Condoglianze.

Posted by: Cuore at 26.10.04 21:03

ciao giulio. le tue parole mi hanno toccato molto, oggi.
ti sono vicina. s

Posted by: silvana at 26.10.04 22:31

ho provato una grande tenerezza nei confronti di mia nonna dopo la morte del nonno.per anni e anni, ogni mattina andava a trovarlo al camposanto, che non era proprio vicino al podere. e durante le grandi feste familiari si vedeva che lei, ogni tanto, aveva attimi di smarrimento. di tristezza. erano mezzadri i mie nonni, sapevano appena leggere e scrivere. sapevano ricordare.
(g. hai scritto belle parole)

Posted by: remo b. at 27.10.04 01:23

Non scriverti tra i mondi, al margine della traccia di lacrime impara a vivere (Paul Celan)

Posted by: luminamenti at 27.10.04 06:25

Nel nostro cuore le persone che amiamo vivono e continueranno a vivere. Quando penserai alla persona a cui vuoi bene e che è morta, nel tuo cuore vedrai il suo divano, continuerete a scambiare parole e sentirai il buon sapore del pane che ti ha offerto. Ciao.

Posted by: sabrina at 27.10.04 11:35

L'eccellente Bernard Malamud diceva che:
"Scrivere un racconto è un buon modo per trascorrere la propria solitudine".
Credo che sia anche un buon modo per meglio sopportare il travaglio per la morte di una persona cara.

Posted by: Mario Bianco at 27.10.04 16:18

Quanti amici aveva mio Figlio...

Posted by: Barry at 27.10.04 22:20

Ciao giulio,

sono capitata nel tuo blog facendo virtual zapping. bello da leggere, interessante questo post, in particolare...

come va a padova? leggo che sei spesso a milano x sironi, sentiamoci.

ciao michaela

Posted by: michaela bellisario at 28.10.04 12:23


hmm...:?

Posted by: Meridian at 16.08.05 21:32

hmm...:?

Posted by: watch me at 01.09.05 02:22

really? is that it? :)

Posted by: nu to the net at 03.09.05 10:59
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