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27.09.04

Un altro ragno

A proposito del mio pezzo Un ragno in mente, che ho pubblicato qualche giorno fa in Nazione indiana (qui i commenti), ha scritte cose che mi sembrano assai utili Azioneparallela.

Posted by giuliomozzi at 27.09.04 22:54 | TrackBack
Comments

Risposta ad Azioneparallela.
Quello che dici è molto interessante e ha anche molte sfumature che condivido, ma oppongo due obiezioni:
1) dici: "a meno di non accettare un regime di doppia verità", come se nella nostra società, nel mondo (sopratutto occidentale) non ci fosse questa "fede" in un regime di doppia verità che invece domina tutto l'occidente. Ma per negare questa fede occorre mettere in questione la definizione aristotelica dell'identità (tautòtes), cioè: "come dire le differenze fra una cosa e un' altra senza per ciò stesso dire che questo non è quello?" (Emanuele Severino)
2) Dici:"Leggo ad esempio, che ciò che io sono sarebbe perlomeno trattabile – cioè modificabile - da me. Ma allora ‘me’ non è ciò che io sono. Oppure non c’è alcun ‘io sono’ che preceda il trattamento".
E questo punto due, citandoti, riporta proprio "la risposta" che il pensiero occidentale (pervadendo la nostra vita quotidiana di questo fondo, di questa persuasione, le cui implicazioni etiche sono sotto gli occhi di tutti tutti i giorni!) ha dato alla domanda posta da Severino che ho scritto sopra e alla quale Severino ha dato "altra risposta" in tutti i suoi scritti e rimanendo più specificatamente al tema dell'aporia dell'identità nel suo testo Tautotes (ed. Adelphi) con argomentazioni che attendo vengano contraddette.
Il problema mi sembra molto più articolato e complesso. Il problema come sottolineavo su Nazione Indiana è proprio l'interpretazione ontologica del divenire così come viene concepita in Occidente e che mi sembra confermata dalla tua adesione a quello che chiami "il registro metafisico (ciò che chiunque è semplicemente non c’è)" e che a mio parere esemplifica magnificamente l'idea di fondo dell'Uomo occidentale di pensarsi come un niente! La civiltà occidentale, che pure ha orrore del niente, pensa nel proprio inconscio che le cose sono niente. Pensa questo, nel proprio inconscio, perché, alla superficie, pensa che le cose sorgono dal niente e vi ritornano (l'inconscio qui detto non è quello psicoanalitico). Il nulla però non è il niente. Il nulla non è il nichilismo, di cui ho dato sopra una definizione. Altro è parlare del nulla, altro è parlare del nichilismo! Tutta la civiltà occidentale dice: Le cose non sono un niente (e, in questo senso, viene ad argomentare Aristotele su quella cosa chiamata identità e sul principio di non contraddizione). Però L'occidente aggiunge: tuttavia divengono.
Questo atteggiamento si fonda sulla fede nel divenire, su una interpretazione del divenire che oppone le cose al niente e in questo modo le identifica peraltro al niente; giacché pensare che esse, divenendo, escono dal niente e vi ritornano, significa pensare che esse sono niente!
Altro discorso, sarebbe esaminare se reggono come metafisiche non duali i sistemi di Sankaracarya o di Nagarjuna, nei quali anteriore all'Uno, è pensato lo Zero.
Le metafisiche occidentali non sanno pensare lo Zero (l'Ungrund anteriore all'Urgrund), a parte forse Severino e l'ultimo Cacciari.
E' lecito supporre che la mente di oggi, cioè intonata alle verità della fisica recente, troverebbe appagamento e significato soltanto in una metafisica non duale come si sistemi di Sankaracarya e Nagarjuna.
Luminamenti

Posted by: luminamenti at 28.09.04 10:21
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