Esco di casa. Devo passare dal fornaio, dal tabaccaio e dal giornalaio. Non dovrò fare più di duecento passi in tutto.
Passo davanti all’autofficina Bortolami, che è proprio all’inizio di via Comino (dove abito). E’ un’autofficina grande, con un sacco di attrezzature. A neanche cento metri da qui c’è, su via d’Acquapendente, la caserma della Celere. Credo che l’autofficina Bortolami sia l’autofficina ufficiale della Celere.
Mentre ci passo davanti sento una voce chiamare:
“Scusi, scusi!”.
Mi volto. C’è un tipo in tuta blu che mi fa segno. L’ho visto altre volte, immagino che sia il titolare. Ma, a parte questo, mi ricorda qualcuno. Mi sembra il sosia di qualcuno. E’ bassino, con la faccia larga.
“Mi dica”, dico, fermandomi.
Il tipo in tuta molla lo straccio in cui si stava fregando le mani. Mi si avvicina, tutto sorridente. Io faccio in tempo ad accorgermi che dentro l’autofficina c’è, effettivamente, una macchina della polizia.
“Buongiorno”, mi dice il tipo in tuta.
“Buongiorno”, dico.
“Lei è un nuovo residente?”, dice il tipo in tuta.
Abito qui dal febbraio scorso.
“Perché me lo chiede?”, dico.
“Ma”, dice il tipo in tuta, “la vedo passare spesso”.
“E lei”, dico, “alla gente che passa spesso, gli chiede sempre dove abita?”.
Il tipo sorride ancora, agita davanti a sé le mani aperte.
“Ma no, ma no”, dice. “E’ che per i nuovi residenti noi facciamo condizioni speciali”.
Lui non lo sa, ma io non possiedo l’automobile.
“E quindi?”, dico.
Da dentro l’officina, la voce di Giusè dice: “Tarcisio, attento, che quello lì è noioso”.
Tarcisio si volta, guarda Giusè, guarda me. “Vi conoscete?”, dice.
“Noi conosciamo a tutti”, dice la voce di Tonino. Mi si avvicina uscendo alla penombra dell’autofficina. “Problemi?”, dice.
“Agente”, dico a voce alta, rivolto a Tonino. “Quest’uomo sta cercando di adescarmi”.
Tarcisio dice: “Ma che cosa dice?”.
Tonino comincia ad avvicinarsi.
“E ha anche violato la mia privacy”, aggiungo. “Mi spia, controlla quando passo e quando non passo, e vuole anche sapere dove abito”.
Tarcisio dice: “Ma c’è un equivoco!”.
“Adescamento, sì”, dice Tonino uscendo all’ombra dell’autofficina. “Sulla pubblica via”, sottolinea. “E violazione della privacy”. Si ferma, guarda severamente Tarcisio: “Sono cose gravi, buonuomo”.
Tarcisio è sconcertato. Guarda Tonino, guarda me.
“Ma vi siete messi d’accordo?”, dice.
“Agente”, dico, “questa è un’insinuazione”.
“Ho le orecchie per sentire”, dice Tonino. Guarda Tarcisio con una faccia ferocissima.
Da dentro l’officina si sente il gracchiare della radio, poi arriva la voce di Giusè. “Tonino!”.
“Momento, Giusè”, dice Tonino. “Ho un affare per le mani”.
Tira fuori una sigaretta.
“Io non ho fatto niente!”, sbotta Tarcisio.
“Dicono tutti così”, dice Tonino.
Fa fiammeggiare l’accendino.
Si sente Giusè parlare nella radio.
“E’ vero”, dico. “Anche i poliziotti dicono sempre così”.
Tonino mi fa un cenno di assenso, espirando la prima boccata.
“Tonino”, grida Giusè da dentro, “àssa pèrdare! I zé drìo ciamàrne!”.
“Agente Giuseppe Maritan”, dice Tonino, “la sua ben nota propensione verso una formazione politica separatista non la autorizza ad usare il dialetto in servizio”.
Tira un’altra boccata.
“Tonino”, grida Giusè da dentro, “in figa tó màre”.
“Chiedo scusa”, dice Tonino rivolto a me. “Il dovere mi chiama. E lei”, dice rivolto a Tarcisio, “per questa volta siamo stati buoni, ma cerchi di rigare dritto”.
Raggiunge Giusè. Due secondi dopo la macchina esce sgommando dall’autofficina.
Rimaniamo uno di fronte all’altro, Tarcisio e io.
Tarcisio è perplesso. Guarda per terra per qualche secondo. Io me ne sto lì impalato.
In questo preciso momento realizzo di chi è il sosia Tarcisio. E’ il sosia di Alvaro Vitali.
Tarcisio alza la testa di scatto, dice: “Ma in somma, alla fin fine, lei è un nuovo residente o no?”.
C'è buona probabilità che si tratti di fatti veri, in ogni modo mi sembra materiale buono per aprire i primi capitoli del romanzo che non vuoi scrivere.
Posted by: mauro at 22.09.04 16:16Stamattima alla radio: sono già pronte
bombe per 250.000 Hiroshima
ma il pericolo non è imminente.
Rispondetemi, come può un poeta essere amato?
Lo ricordo bene, Musil che scrive: "Questa è la prima epoca della storia
che non ama i suoi poeti".
In questi giorni molti mi chiedono poesie, qualche motivo buono ci deve essere.
Antonio Porta 18 agosto 1981 da "Invasioni" Mondadori, Milano 1984, Premio Viareggio
Eh. E' stato divertente, molto, e non solo. Quando due pensone riescono a sintonizzarsi vicine vicine cosi', che sembra danzino, e' incredibilmente bello. Grazioso, commovente, entusiasmante.
Posted by: federico at 22.09.04 19:13molto bello
pensavo, dopo aver letto il primo intervento del blog, che il piacere di questa lettura aumenta proprio per la scoperta, dopo le prime righe, del nesso che c'è con gli altri episodi precedenti.
Se i racconti fossero messi di seguito in un libro non avrebbero la stessa efficacia.