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16.09.04

Pancia

Stamattina. Eurostar Milano-Padova delle 08.55. Sono le 8.45. C’è già parecchia gente a bordo. Trovo il mio posto: carrozza 6, numero 33, lato corridoio. Alla mia destra, lato finestrino, c’è una donna circa trentenne con uno zainetto rosso posato a terra, tra i piedi. Difronte a me c’è un uomo circa trentacinquenne con un sacchetto di plastica sulle ginocchia. A fianco dell’uomo, e quindi difronte alla donna, c’è una signora che dimostra settant’anni. Ha addosso un golfino grigio, una camicetta candida con i pizzi sul colletto e sui polsini. Sono evidentemente, l’uomo e la donna, moglie e marito; e la signora sarà la madre di lui o di lei.
La donna e l’uomo hanno l’aria molto stanca. Parlano poco. Sembrano marchigiani. La signora ha un corpo e un viso da passerotta, e non parla. Ogni tanto muove un po’ la bocca, come per succhiare, e fa: “Ciuk. Ciuk”, ma piano.
Salgono sette signore benvestite da signore. Sono un gruppo. Occupano dei posti tutti vicini senza controllare la prenotazione. Dopo un minuto arrivano i legittimi proprietari dei posti. Tentano di sloggiare le signore. Le signore non capiscono il concetto di prenotazione. I legittimi proprietari dei posti spiegano, rispiegano, e finalmente ce la fanno. Le signore si avviano verso la carrozza 8.
Altra gente va, viene. Un signore grassissimo e affannato sale all’ultimo minuto, contratta con un giovanotto lo scambio di posti. Non se la sente di andare fino alla carrozza 11. Il giovanotto prende su le sue cose e si avvia alla carrozza 11. Il signore grassissimo ringrazia, ringrazia.
Si parte.
La donna accanto a me tira fuori dallo zainetto una vaschetta di plastica, una busta sigillata per alimenti grande più o meno come una cartolina, un termos, un cucchiaio di plastica. Posa la vaschetta sul tavoino estraibile. Strappa la busta, ne versa il contenuto nella vaschetta. E’ un granulato color rosa omogeneizzato.
La signora fa: “Ciuk. Ciuk”.
Vicino a me, dall’altra parte del corridoio, sono sedute quattro belle ragazze trentenni vestite da belle ragazze trentenni. Vanno a Venezia. Chiacchierano. Devono ispezionare un certo posto, vicino all’Arsenale, dove realizzeranno un evento per lanciare un nuovo modello della Mercedes.
La donna accanto a me apre il termos, versa cautamente nella vaschetta una dose d’acqua calda. Si vede che è calda perché fuma. Riempie tutta la vaschetta. Il granulato sembra sciogliersi immediatamente. La donna prende il cucchiaio, comincia a mescolare.
“Ma sarà funzionante?”, dice una delle belle ragazze.
“No”, dice un’altra. “Questo è solo il lancio dell’immagine. Poi ci sarà un altro lancio a New York, e uno a Madrid”.
“Quindi è solo un prototipo”, dice la prima delle belle ragazze.
“E’ per la linea”, conferma l’altra.
La signora fa: “Ciuk. Ciuk”.
L’uomo difronte a me dice, guardando la signora: “Abbi pazienza, mamma. Tra poco è pronto”.
La donna continua a mescolare, lentamente, cautamente, la pappa color rosa omogeneizzato. Ogni tanto pesca col cucchiaio, per controllare che sia ben liquida. C’è ancora qualche granulo. La pappa fa un odore fastidiosissimo.
“E non è che troviamo l’acqua alta, con questa pioggia?”, dice un’altra delle belle ragazze.
“L’acqua alta non dipende dalla pioggia”, risponde un’altra delle belle ragazze, non capisco quale.
Io, ufficialmente, sto leggendo Amore e morte nel romanzo americano, di Leslie A. Filder, Longanesi 1963. Sono a pagina 32. Leggo: “La Irruzione, l’intrusione trionfante della libido al posto della virtù e della ragione, è profondamente anticristiana anche se non sempre intende sembrar tale”.
La signora fa: “Ciuk”.
La donna accanto a me si china, tira fuori dallo zainetto una scatola lunga trenta centimetri. Come una grossa scatola di dentifricio. Apre la scatola e ne sfila un qualcosa avvolto in pellicola d’alluminio sigillata. Strappa la pellicola. Appare un siringone di plastica, millimetrato.
Le quattro belle ragazze hanno spiegata sopra i tavolini estraibili una carta di Venezia. Stanno cercando, con qualche difficoltà, di capire dov’è l’Arsenale.
La donna succhia con il siringone tutto il contenuto della vaschetta. Saranno tre etti di pappa liquida color rosa omogeneizzato.
“Tiemmela ferma”, dice all’uomo.
L’uomo le tiene ferma la vaschetta, mentre lei insegue lungo i bordi le ultime gocce di pappa.
“Ecco”, dice. “Prepàrala”.
L’uomo si volta verso la mamma, le apre il golfino, comincia a frugare tra i bottoncini della camicetta. Intanto la donna tiene verticale la siringa, spinge il pistone, fa uscire l’aria.
Una goccia di pappa esce dalla punta della siringa, cola lungo il serbatoio, sulla mano della donna.
La conversazione delle quattro belle ragazze è interrotta.
“Ecco”, dice la donna. Fa scomparire il tavolino estraibile, si alza in piedi. L’uomo ha finito di trafficare con i bottoni della signora, ha sollevata la maglietta della salute, ha estratto dalla pancia un tubicino.
“Pronta?”, dice l’uomo.
“Sì”, dice la donna.
L’uomo toglie il tappo al tubicino. La donna, veloce, innesta il siringone sul tappo. L’uomo regge il tubicino, la donna, lentamente, fa avanzare lo stantuffo del siringone.
“Pronto?”, dice la donna.
“Sì”, dice l’uomo.
La donna stacca il siringone ormai vuoto, l’uomo, veloce, ritappa il tubicino.
Poi si muovono tutti. La donna mette il siringone in un sacchetto, insieme all’alluminio strappato e alla scatola; mette la vaschetta e il cucchiaio in un altro sacchetto. L’uomo fa sparire il tubicino sotto la maglietta della salute, tra i bottoni, sotto il golfino della signora. In un minuto è tutto in ordine, come niente fosse stato. Resta solo un po’ di odore fastidioso della pappa.
“Quand’è che arriviamo?”, dice l’uomo.
“Alle dieci e un quarto”, dice la donna.
Le quattro belle ragazze hanno ricominciato a chiacchierare.
“Mi dai la settimana?”, dice la donna.
L’uomo fa uscire una Settimana enigmistica dal sacchetto che tiene sulle ginocchia. La passa alla donna. Poi tira fuori per sé una Gazzetta.
La signora fa: “Ciuk. Ciuk”. Si passa la lingua sulle labbra, tutta soddisfatta. “Ciuk”.

Posted by giuliomozzi at 16.09.04 15:15 | TrackBack
Comments

la miglior cosa che ho letto oggi: aspetto il prossimo tuo libro, ciao

Posted by: francesco at 16.09.04 15:35

E non potevano aspettare di arrivare a Venezia? Per un po' ho temuto che la donna si mettesse il siringone tra le poppe e poi lo facesse succhiare al suo piccolo figlio regredito.
Ho in mente una titolazione per la tua opera omnia "Il testimone non indifferente - ovverossia del voyeurismo come nuova virtù cristiana".
Che ne dici?

Posted by: gino tasca at 16.09.04 16:48

Perché la donna trentenne è donna e le ragazze trentenni sono ragazze?

(gran pezzo, comunque) G.

Posted by: gianni biondillo at 16.09.04 16:57

non so, ho avvertito come un vago senso di malessere... mi faccio impressionare troppo facilmente?

Posted by: dario at 16.09.04 16:58

piesse: cos'è 'sta storia del "prossimo libro" a cui fa riferimento francesco? la mia frequentazione intermittente del blog mi ha fatto perdere la notizia di un "prossimo libro" a firma giuliomozzi?

Posted by: dario at 16.09.04 17:02

Era il modello base di una nonna cyborg.
Se il viaggio fosse stato più lungo, ti sarebbe toccato pure di veder stappare il bocchettone di scarico sul retro.

.....

OK, è atroce, ma non resistevo.

Posted by: ilpoveropiero at 16.09.04 17:34

Una domanda semplice, a costo di sembrare stupido.
Questi racconti di esperienze sui treni sono:
a)veri
b)inventati
c)gonfiati.

Posted by: Maurizio at 16.09.04 18:16

La scena e' degna del miglior film americano. Me la vedo questa donna, attrice consumata, bravissima, calata nella parte. Quel ritmico "ciuk-ciuk", prim'ancora che un ossequio ad una esigenza onomatopeica del testo, scandisce la scena, come un signor "comune denominatore". Una colonna sonora che è di più di un tappeto "musicale", si impadronisce, mentre il lettore procede, della sua attenzione, gli fa capire "uhe' qua comando io". simpatica sta cosa... ;-)

Posted by: cletus at 16.09.04 18:25

Caro Maurizio, in questo pezzo non ho raccontato nulla che non abbia visto con i miei occhi e udito con le mie orecchie.

Posted by: giuliomozzi at 16.09.04 19:40

A me sembra una bella illustrazione di quanto si va dicendo sugli statuti dell'improbabile. Un emblema, quasi.

Posted by: Una at 16.09.04 20:43

Caro Gianni, ci sono donne trentenni che a trent'anni sono donne, e ragazze trentenni che a trent'anni sono ragazze. Non so, mi pare evidente. Dipende molto anche dal reddito.

Posted by: giuliomozzi at 16.09.04 21:20

Bello, vero, in una strana maniera commovente :)

Posted by: Berenice at 16.09.04 21:33

Scusa, cosa intendi esattamente per "dipende molto anche dal reddito"?
Io penso che sia piuttosto una questione di maturità umana e professionale, che si mostra in tutta la sua femminilità. Cosa c'entra il reddito?

Posted by: beatrice at 16.09.04 22:20

Il reddito c'entra, c'entra sempre. La mia era un'imboccata e Giulio ha dato la risposta che giustamente mi aspettavo!
;-) G.

Posted by: gianni biondillo at 16.09.04 23:50

ah, povera, chissà perchè aveva una PEG? forse una ostruzione neoplastica, boh! Saluti.Cecilia

Posted by: cecilia at 16.09.04 23:56

Io me sento regazza quanno l'ommini me guardeno 'e gambe, sippure ciò 'e vene varicose e so' uscita a fa' shoppinghe co 'a borza d'a spesa e 'e ciavatte, e er pupo piccolo che piagne 'n braccio e l'artri sette che litigheno e se meneno. Pijo 'a trippa pe' oggi ch'è giovedì e baccalà pe' domani ch'è vennerdì, du' pommidoretti e er cocommero, perchè oggi mi' marito sortisce dar gabbio. Po' esse che si vede che je faccio festa cor cocommero nun me mena come ar solito. Me sento regazza puro quanno vado a lavora' n'a tintoria, indove nun è che me chiamano sempre, solo ar cambio de staggione. Sto tutto er giorno in piedi, co' 'e gambe come du' zampogne, ma mejo quello che lavorà ar mercato, ar freddo e ar gelo, venne le zucchine che te pizzicheno le mani e li carciofi che te le fanno nere. So' sempre regazza anche se me so' 'n pò sfasciata co 'e gravidanze, tutti li lavori che rimedio e nisuno che me dà 'na mano. Sai che te dico? 'a mia maturità umana se mostra in tutta 'a femminilità sua, soprattutto quanno mi' marito se 'mbriaca, essendo che è disoccupato e nervoso e me mena. 'a maturità professionale ce l'hanno puro le mi' sorelle: una fa 'a mignotta, n'antra 'nfila perle in nero, cinque euri pe' 'na giornata de' lavoro, n'antra lava 'e scale dei condomini. Puro a loro 'a maturità professionale se mostra in tutta 'a femminilità sua.

Posted by: Cabbiria at 17.09.04 00:24

Fiedler? Di suo molto bello è anche "Il ritorno del pellerossa. Mito e letteratura in america"

Posted by: kimota at 17.09.04 00:27

bello. Pieno di suspance. Mentre lo leggevo facevo anch'io ciuk ciuk.

Posted by: roberta schiavon at 17.09.04 08:17

A 30 anni una donna ricca che fa "le campagne" (pubblicitarie) è una ragazza fuori dal lavoro. Sul lavoro è una donna. Se le dici che è una ragazza ti mangia vivo.
E ti mangia vivo (assieme al vassoio degli stuzzichini) se all'ora dell'aperitivo, nel bel localone trendy e con musica diffusa "chill out" non la tratta adeguatamente da "ragazza".
O no?...

Posted by: Markelo Uffenwanken at 17.09.04 09:08

Spassosissimo, Giulio, davvero, rido sguaiatamente e non riesco a fermarmi, sarà che anch'io ho origini marchigiane e conosco bene questo genere di situazioni, cioé, più che altro questo spontaneo intercalare seguito dalla dinamica tragicomica che scatena! Anche se poi, come si dice, tutto il mondo è paese! Tra l'altro, non so perchè, ma quando arrivi al climax del racconto, la donna che traffica col siringone e l'uomo col tappo del tubicino, mi figuro l'immagine di un pit-stop di formula 1. Marito e moglie hanno automatizzato "la colazione" a base di pappa per la signora come i meccanici della Ferrari il cambio olio o il cambio gomme della monoposto, sul filo del cronometro, essenziali, sincronizzati: ecco, tiemmela ferma. Prepàrala. Pronta? Si. Pronto? Si. E tutt'intorno noi col fiato sospeso a vedere come finisce :-D

Posted by: Anna at 17.09.04 10:47

Alla mia famiglia capita più o meno la stessa cosa per fare l'iniezione di insulina al cane diabetico. L'ultima volta è capitato in nave (diretti in Sardegna). Mia madre scrutava la siringa dall'oblò per essere certa che non vi fossero bolle d'aria e la prendeva a schicchere Mia sorella preparava la pappa, con mio padre a farle da caddy, e io pronto al gran finale. Mia madre mi passa la siringa e ZAC! I passeggeri ci guardavano inorriditi. Il nostro fantozziano sincronismo era davvero surreale :)

Posted by: Federico at 18.09.04 09:38

Federico, sarete stati pure fantozziani ma dal tuo tono (indubbiamente divertito, niente affatto risentito) intuisco che la missione può considerarsi pienamente riuscita. Obiettivo centrato ;-)

Posted by: daviDSylvian at 19.09.04 10:29
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