Intercity, tratta Firenze-Padova. Nello scompartimento scoppia una discussione. Io cerco di starne fuori perché le discussioni mi sfiancano, e poi ho una medicazione tra la gengiva e la guancia sinistre.
Però mi tirano per i capelli, per così dire, e discuto anch’io. Parlo un po’ a fatica, pronuncio ancora peggio di come pronuncio di solito (cioè male).
A un certo punto la signora con l’accento bolognese e gli orecchini enormi cerca di liquidare la faccenda dicendomi: “Basta! Basta! Non ti sto neanche più a sentire! Voi marocchini dite sempre le stesse cose!”.
C’è un momento di perplessità, di tutti (tranne che della signora).
Dico: “Signora, dice a me?”.
“E a chi vuole che dica?”, dice la signora.
“Signora”, dico, “se lei pensa che i miei argomenti non valgano niente, è libera di pensarlo. Però io non sono marocchino”.
“Ah no?”, dice la signora, guardando fuori dal finestrino. “Cosa sei? Tunisino?”.
“No”, dico, “sono cittadino italiano fin dalla nascita”.
La signora fa un gesto con la mano destra, come a spazzare via qualunque obiezione.
“Marocchini, tunisini, terroni, per me fa tutto uguale”, dice.
“Terrona sarà lei”, dico.
La signora si indispettisce, salta su.
“Come ti permetti!”, strilla.
“Ma”, dico, “se si permette lei, mi permetto anch’io”.
“Non ti puoi permettere!”, strilla ancora.
“Signora”, dico, “lei è di Bologna, vero?”.
“Di San Giovanni in Persiceto”, dice.
“Bene”, dico. “Io sono di Padova. Padova è più a Nord. Terrona sarà lei, perbacco!”.
“Marocchino era tuo padre!”, mi butta addosso.
“No, signora”, dico, “mio padre era udinese. Si sale sempre più a Nord. E le sconsiglio di chiedermi di mio nonno”.
“Non importa!”, taglia la signora. “Siete terroni dentro!”.
“Marocchini, tunisini, terroni, per me fa tutto uguale”, dico.
forse 'dice'.
ciao
f.
Paese, passaporto, parole, poesia. Poesia di M. Chagall:
E'mio soltanto
il paese che porto nell'anima
c'entro senza passaporto,
come in casa.
Lui vede la mia tristezza
e la mia solitudine.
M'addormenta
e mi copre con un sasso profumato
Fioriscono in me giardini,
dove i fiori sono inventati.
Le strade mi appartengono,
ma non ci sono case.
Sono state distrutte nell'infanzia,
e gli abitanti vagabondano nell'aria
alla ricerca di un appartamento
abitano l'anima mia.
Ecco perché sorrido
se il mio sole brilla appena,
oppure piango,
come pioggia leggera nella notte.
E' mio soltanto
il paese che porto nell'anima.
Una mattina, al mercato in piazza. Al banco della frutta di due contadini di Cortona arriva una coppia di turisti asiatici. Si rivolgono a Silvio, il marito: "Scusàle, dove èssele ecc." (in cerca di un monumento, di una fermata dell'autobus, di un albergo e così via; non parlavano proprio così da deficienti, ovviamente, ma quasi). Silvio - e, più timidamente, sua moglie Marisa - risponde loro che no, non sa niente, lui e sua moglie stanno lì a vendere la frutta e basta. "Scusàle, dove èssele ecc." Marisa è già tornata ai suoi clienti, mentre Silvio scuote un'altra volta la testa e gli asiatici se ne vanno via salutando-salutando, Silvio mi guarda un attimo e mi fa "Eh... 'Sti marocchini, dio ma..le!"
Posted by: Mauro Pianesi at 30.09.04 09:24E così dopo il ragno in mente e tuo nome continua la saga delle espressioni xenoinfastidite e che già altrove avevo chiamato "infelici".
Per fortuna che come argomentazioni contro l'accusa della signora di essere un terrone sei riuscito a sciorinare la provenienza nordica dei tuoi predecessori.
Tutti parlano un gran bene di te, eppure negli ultimi giorni leggo cose tue e mi metto le mani ai capelli, non per la qualità della scrittura, ma per i contenuti che scivolano all'interno di essa. Mi chiedo da terrore dentro e straniero ovunque che razza di tabù ti sei messo in testa di rompere?
Com'era quella del Kennedy, poi scoppiazzata da tutte le stie poltiche?
Ich bin a Berliner?
Bene, anch'io nato a Bovolenta, in provincia di Padova, a diaciasette chilometri "da", per l'esattezza, in odio alla mia etnia dal dialetto stronzo, in odio a tutte le etnie.
Proclamo.
"i' so terrone." Dentro.
E già che ci siamo, sono anche ebreo, comunista, frocio e negro.
E, perché non l'hai piccchiata?
:))
Posted by: Bandini at 30.09.04 09:58VIAGGIATORE - (alla stazione, chiamando:)
- Facchino!... Facchino!...
FACCHINO - Facchino sarà lei!
VIAGGIATORE - Ma non è lei che porta i bagagli?
FACCHINO - Ah, è per la valigia? Credevo che m'insultasse.
VIAGGIATORE - Le pare!
(Achille Campanile - Ma che cos'é quest'amore)
Posted by: ilpoveropiero at 30.09.04 10:07Non capisco i commenti scandalizzati e i proclami solidaristici (tipo: "siamo tutti terroni"). Io credo che la reazione del giulio-personaggio- del-racconto non sia un'orgogliosa rivendicazione di nordicità, quanto, al contrario, proprio una sconfessione del razzismo massimalistico della donna bolognese. Insomma il giulio-personaggio, secondo me, non dice "guarda che mi' sun del nord e mi offendo a sentirmi dare del marocchino", ma, piuttosto: "tu, donna bolognese, sei razzista e pressapochista e io, giulio-personaggio, in questo modo cerco di fartelo capire".
[Poi qui si potrebbe analizzare la risposta finale della donna bolognese, convinta comunque di aver ragione - ricorda qualche politico, ma non solo - epperò, mo' è ora di un bel caffè, quindi vi saluto...]
Posted by: davide at 30.09.04 10:10sandrella, grazie per la deliziosa poesia che hai trascritto. arcobaleno1
Posted by: arcobaleno1 at 30.09.04 10:32giulio, e se fossi stato marocchino, tunisino o terrone?! arcobaleno1
Posted by: arcobaleno1 at 30.09.04 10:39Prima di mettermi a lavorare ti cerco. Quando trovo "appunti" come questi, me li gusto e penso: sarà una buona giornata. Te lo volevo dire a pordenonelegge. Ho pensato: non è il caso. Comunque mi perseguita un dubbio: non è che, per avere un buon editor, abbiamo perso un grande scrittore?
Ciao.
Marco
mi è capitato di sentirmi dire che l'aver studiato il norvegese era un espediente per non farmi dare del terrone da nessuno.
ripensandoci però, non ho mai sentito nessuno dare del terrone a un romano. né del polentone a un fiorentino.
conclusioni: gli italiani vivono tra toscana e lazio (passando per umbria e marche). gli altri sono terroni o polentoni.
(ho sentito dire molte volte che l'italia va da montesacro a monteverde).
(e anche che gli italiani non esistono).
(e che tutto il mondo è paese, quindi anche i francesi e i nepalesi sono italiani, e viceversa).
(ah, e che gli albanesi vengono in italia perché guardano le soap e pensano che siamo tutti ricchi e belli. solo dopo scoprono che siamo terroni e sciatti. pure a padova e a pordenone).
(inoltre la bolognese razzista è un personaggio che nella realtà mi risulta indecifrabile e odiosa).
"Siete terroni dentro" è troppo intelligente come frase, per questo personaggio femminile: parrebbe che improvvisamente avesse usato l'intelletto per un'associazione concettuale ("non importa di che razza siete: è la razza cerebrale/affettiva ce vi distingue") che non credo possa appartenerle.
Il passo successivo sarebbe: gli stronzi sono di tutti i tipi, stronzi terroni, stronzi negri, stronzi cinesi, stronzi finocchi e perfino (perfino) stronzi bianchi.
Riflessione troppo alta, pur nella sua ancora completa discriminazione razziale/culturale, per una che ti dà del marocchino.
presente! muozz, t si svgliat stuort, ogg? statt calm, bello, m n vad senz che m pigl a cavc. cià. riposati. lassa perd a guagliona du sud che t'è vnuta a scuccià e mo chiagne.
Posted by: trrùn at 30.09.04 11:40Giusto per par condicio http://robestrane.splinder.com/1096540251#3045464
Posted by: mauro mirci at 30.09.04 12:35Buffon, Histoire naturelle (1749)
Buffon, De l'homme, Maspero, Paris 1971.
Buffon, Oeuvres complètes, Pourrat Frères, 1833-34.
I memi di Buffon, soffiati dal vento dell'illuminismo devono essere giunti fino all'intercity. Buffon avrebbe dato ragione a tutti e due!
Una volta, tanto tempo fa, su un treno Pisa-Ventimiglia, una vecchia signora dall’accento milanese mi esternava tutto il suo sollievo perché un africano che occupava il nostro stesso scompartimento era sceso dalla nostra vettura. Finalmente il “marocchino” ci aveva liberati della sua molesta presenza, dal suo puzzo e da tutto quel carico ingombrante di straccivendolo ambulante.
-Sono anch’io marocchino-, mi venne di dirle. E me ne restai a godere del suo imbarazzo fino alla frontiera francese.
Magari sarebbe stato lo stesso se le avessi detto la verità: sono napoletano da almeno tre generazioni ed ho una nonna pugliese.
è un po' come rinnegare il signore prima che il gallo canti, insomma, difendersi da un'accusa (perchè poi dovrebbe essere un'offesa qualcuno me lo deve spiegare) di essere marocchino sventolando il proprio nordismo mi sembra ancora più razzista della signora alla quale, comunque, io avrei fatto credere, a quel punto, di essere il peggio del peggio che poteva pensare ( che so napoletano forse?) insomma, mi sembra un'occasione mancata per provare alla signora, in tutta evidenza, la sua imbecillità. saluti, sEp
Posted by: sEp at 30.09.04 16:29concordo. con sEp.
Posted by: Urdr at 30.09.04 17:32Caro sEp, ho provato alla signora che non era capace di distinguere un veneto da un marocchino.
Immagina che un tizio, mostrandoti uno spinterogeno, ne parli come fosse un convolvolo. Che cosa fai? Gli dici o non gli dici che ciò che ha in mano è uno spinterogeno e non un convolvolo? E se glielo dici (ed eventualmente provi ciò che dici), non ne metti forse in luce l'incompetenza?
Effettivamente quel "terrona sarà lei" ha un pessimo retrogusto.
Posted by: raspberry at 30.09.04 18:09Giulio caro, un po' te lo meriti, insomma. Se la smettessi di non essere alto e biondo... insomma adeguati alla tua nordicità! Povera signora... mi fa quasi pena... :-) G.
Posted by: gianni biondillo at 30.09.04 18:32A giudicare dalle figure femminile che così spesso incontri, ci si chiede se anche il famoso ragno non fosse poi che una ragnessa....
Posted by: arden at 30.09.04 18:42Io, che ormai ho un accento quasi veneto, dopo anni che vivo a Venezia (nato in provincia di Enna, ma non voglio che si sappia), di sicuro l'avrei presa a schiaffi. "Terrona sarà lei" è poco. Le avrei detto di peggio. Non ho pregiudizi, ma quelli che non capiscono al primo colpo d'occhio che sono una persona fine e per bene, proprio mi danno sui nervi.
Cioè, non è che abito proprio a Venezia, ma nei paraggi. Anche questo non voglio che si sappia, perchè i veneziani chiamano 'campagnoli' tutti quelli che abitano al di là del ponte della Libertà.
ciao e piacere!chi sa chi siamo?chi sa da dove veniamo?alla fine il sangue è rosso,l'involucro poco importa!ciao
Posted by: sephiroth777 at 30.09.04 22:56L'Occidente .... il virus del Secolo, altro che l'Aids, o la peste......
Posted by: Titty at 01.10.04 07:04ricordo i primissimi anni ottanta in val seriana. come in tutte le valli bergamasche, ci crescevano rigogliose le primizie leghiste fianco a fianco con le associazioni di volontariato, legate soprattutto all'africa. così giravi per i piccoli paesi della valle e sentivi questi senegalesi più neri del nero che parlavano non in italiano ma in bergamasco... bellissimo.
Posted by: paola at 01.10.04 08:50delle tue idee non ti importava, basta che non eri marocchino
Posted by: andrea at 02.10.04 06:44qua a cuneo si dice che a sud del Po son tutti terroni. e cuneo è, ovviamente, a sud del Po :)
Posted by: eiochemipensavo at 02.10.04 10:59Ma alla fine, dei due... chi è più idiota?
mah...