Roma, 18 agosto 2004. Scendiamo da piazza del Popolo lungo via di Ripetta. Arrivamo allo slargo dove stanno, a sinistra, il mausoleo di Augusto, e a destra il cantiere (contestatissimo) che avvolge l’Ara pacis.
Per proseguire dobbiamo camminare lungo il parapetto che difende dal vallo attorno al mausoleo. Il cantiere, tra impalcature e sbarramenti, occupa quasi tutto lo spazio: lascia un camminamento, lungo il parapetto, che sarà largo un metro e mezzo, forse due.
Ed è così che ci imbattiamo in qualcosa di cui non immaginavamo l’esistenza.
Il parapetto è fatto di pilastrini in mattone sormontati da una piastra quadrata di travertino; e collegati tra loro da sbarre di metallo. Notiamo, applicata sulla piastra di un pilastrino, una scritta: “La busta di plastica è volata sul cespuglio”.
Alziamo gli occhi e vediamo, effettivamente, la busta di plastica intricata nel cespuglio.
Siamo sorpresi. Proseguiamo. Ci imbattiamo in un bazar.
Troviamo poi un gatto assente, forse partito per un lungo viaggio (ma i gatti, adoperano le valige?).
La presenza di alcune posate…
…rinvia a un tavolo apparecchiato giù nel vallo che circonda il mausoleo. Purtroppo non possiamo occuparlo: è “Riservato”.
Continuando a camminare verso la chiesa di san Rocco, troviamo addirittura un paio di grossi orecchini (d’oro? c’è da dubitarne). Di chi saranno?
Ma certo: sono della Madonna, che è disegnata lì accanto, per terra.
Nel frattempo, quello che doveva succedere è successo. Noi passavamo di là, dovevamo andare da un’altra parte, dovevamo attraversare questo spazio (“sistemazione freddamente monumentale”, la definisce la guida rossa del Touring, p. 359; e per di più ingombrato dal cantiere) senza badarci tanto; e invece sono dieci minuti che stiamo qui, che guardiamo i pilastrini, che ci ridiamo sopra, che ci facciamo domande. Chi sarà stato, a fare tutto questo? Chi sarà stato, a trasformare questo stretto luogo di passaggio in un percorso avventuroso?
Non lo sappiamo ancora però incontriamo un paio di scarpe.
Vicino alle scarpe ci sono, ovviamente, i piedi; i piedi sono attaccati a una figura umana magra e lunghissima; la risaliamo tutta con lo sguardo, e in fondo in fondo, seduto, appoggiato alla chiesa di san Rocco, vediamo un uomo con la camicia blu.
Attacchiamo bottone, naturalmente. L’uomo è gentilissimo. E’ dall’ottantanove che lavora alla faccenda, ci spiega. “Dall’ottantanove?”, diciamo increduli. “Sì”, dice l’uomo, “la prima idea, lo Scalzo”, e accenna alla figura umana lunghissima, “è dell’ottantanove. Anche se allora era Scalza. Forse veniva meglio, Scalza. Chissà. Ma faccio con quello che trovo”.
Passa un giovanotto piccolotto, con le spalle larghe e i capelli neri. “Allora, Fausto, come va?”, dice. “Bene, bene”, dice l’uomo, “si sta bene oggi, c’è ombra”. “E il gatto?”, dice il ragazzo. “Non lo vedo, oggi”. “Eh”, dice l’uomo, “oggi non aveva voglia. Non si è neanche visto”. “Ma con la Madonna ti è andata alla grande”, continua il giovanotto. “Eh!”, ridacchia l’uomo, “Me la son trovata lì…”.
“Posso farle una foto?”, dico io. “Ma sì, certo, grazie”.
Girelliamo ancora un po’ per il posto. Dall’ottantanove, continuamo a ripeterci. Questo qui fa questa cosa dall’ottantanove. Passa parecchia gente, per la strettoia tra il cantiere dell’Ara pacis e il mausoleo, e tutti si fermano a guardare, a toccare, a commentare. L’uomo, che si chiama Fausto, chiacchiera volentieri. Risponde più o meno sempre alle stesse domande, dà più o meno sempre le stesse risposte. E’ lì tutti i pomeriggi, se non piove, se non fa troppo freddo. “Vedrai, adesso, con il nuovo edificio dell’Ara pacis”, dice qualcuno, “sarà bruttissimo…”. “Ma”, dice Fausto, “non è detto, bisognerà vederlo…”.
Su uno dei pilastrini c’è un quaderno per le firme. Scrivo (vado a memoria): Alcune immagini di questo luogo saranno visibili dopo il 20 agosto in http://www.giuliomozzi.com. Poi vado da Fausto, gli dico: “Ho fatte delle foto, posso pubblicarle in rete?”. “Ma sì, certo”, dice Fausto, “dicono che la rete serve molto a fare… a fare immagine, no? Serve a fare immagine, vero?”.
Ci regala il suo biglietto da visita: un rettangolo di cartoncino blu con il suo autoritratto eseguito con un unico tratto di pennarello (li fa uno per uno, ovviamente), la data e la firma: Fausto Delle Chiaie. Gli chiedo l’indirizzo, e me lo scrive dietro: via Valle Cupa, 03010 Sgurgola, Frosinone.
Salutiamo, ce ne andiamo. Un’ultima occhiata.
Nei giorni successivi, a casa, scopro che Fausto delle Chiaie nella rete c’è già. Spesso ci si dimentica che l’arte è semplicità anche nel vivere, ma basterebbe camminare con più attenzione per le strade di Roma per scoprire dei lavori curiosi, ironici e fatti con un candore disarmante, leggo nel sito Ex-Art (dove ci sono altre foto dell’installazione), e penso che le parole semplicità, curiosità, ironia, candore sono proprio adatte a descrivere ciò che ho visto e toccato.
Poi scopro che Fausto Delle Chiaie ha scritto addirittura un Manifesto infrazionista, che di un’altra sua installazione (o azione? mah) intitolata “Posto al centro” si parla qua e là, che qualcuno ha pensato di definirlo “poeta urbano”, che le prime sue infrazioni le ha compiute a Bruxelles nei primi anni Ottanta.
Be’, sono lieto di averlo incontrato.
Io ci sono passato due anni fa; una sorpresa piacevolissima. Non ho nemmeno osato fare fotografie... mi pareva inadeguato, in qualche modo opposto al principio dell'installazione/azione o quel che è.
Ben tornato.
Anch'io mi sono domandato se fare o non fare le fotografie; e poi, se pubblicarle o non pubblicarle. Ma alla fine mi è sembrato che, all'interno di un breve racconto della "scoperta" (naturalmente sarò il duecentomillesimo che "scopre" la cosa...), ci potevano stare.
Posted by: giuliomozzi at 22.08.04 16:55Anche io l'ho incontrato! mi ha regalato un ritratto su un sassolino come "pezzo di roma".
Posted by: Alice B at 22.08.04 19:24I gatti adoperano le valigie di cartone, ovvio. E i poeti? E i narratori?
Posted by: sandrella at 22.08.04 22:07è l'aria di Roma, evidentemente... :-)
Posted by: cletus at 22.08.04 23:01Conosco anche io Fausto, è una persona sensibile,profonda,spiritosa, originale e abbastanza stravagante. Questa scelta di "lavorare" in strada, da anni ormai sempre in P.zza Augusto Imperatore, è una "evoluzione" della suo percorso artistico. Inizialmente si dedicava alla pittura vendendo facilmente le sue opere. Poi credo abbia sentito l'esigenza di un contatto diretto e continuuo con le persone, anche se questo tipo di scelta significava automaticamente rinunciare a guadagnare vendendo opere facilmente apprezzabili. La sua arte è attualmente fatta di poveri materiali, pochi e semplici oggetti, spesso trovati proprio per la strada, ma tanto ricca di messaggi importanti. Se ci si soffermasse a riflettere un po', piuttosto che, come purtroppo spesso fanno tante persone, scadere in maniera troppo banale e altrettanto "superficiale" in facili commenti, esprimendo considerazioni anche pesanti e facendo spesso di questo artista oggetto di scherno, si capirebbe che la sua arte è "denuncia" di problematiche e carenze della sua città. Denunce trasmesse anche in modo ironico, così da poter risultare più facilmente recepibili, ma non per questo meno "severe". Spero sinceramente che prima o poi questo artista venga giustamente considerato e valorizzato, magari anche con riconoscimenti economici, visto che vive delle "libere offerte" dei visitatori.
Posted by: Stefania at 07.10.04 19:23