Dopo mesi di sosta, dalla fine di luglio Sonetti è tornato all’opera. E ha cominciato a sfornare un sonetto dopo l’altro. Questo è, per ora, il più recente:
sonetto dell’edilizia
che poi, l’aspirazione naturale
di ciascuno, è solamente un tetto
e tutto il simbolismo collegato,
un posto per nascondersi dal male
della vita, dal dolore reale
come da quello solo immaginato,
e non ci importa quanto sia salato
di questo posto il prezzo da pagare.
(segue)
Posted by giuliomozzi at 29.08.04 00:04 | TrackBackche poi, l'aspirazione naturale
di ciascuno, è solamente un tetto
- accenti in terza e quinta anziché in quarta e sesta
e tutto il simbolismo collegato,
un posto per nascondersi dal male
della vita, dal dolore reale
- dieci sillabe anziché undici.
Insomma: se sonetto deve essere, ne vanno rispettate le regole.
Ciò precisato, trovo il tentativo di Sonettaro (non so come si chiami) di far stare contenuti nuovi in una formula così abusata, sia encomiabile.
E, allora, lo encomio.
Caro Gino, ma tutta la fine Ottocento e tutto il Novecento sono cosparsi di esperimenti di innovazione e trasformazione del sonetto! Con più versi, con meno versi, con versi di diversa lunghezza, e così via.
Se il tuo principio valesse, non avremmo mai trasformazioni nelle forme.
Ad esempio: guarda come la Canzone, codificata da Alighieri, istituzionalizzata in quella forma da Petrarca, già in Boiardo è tutta un'altra cosa; e poi in Leopardi si trasforma da aggrovigliamento metrico difficilissimo a "canzone libera", eccetera.
manca una dieresi, in effetti.
Posted by: sonetti at 29.08.04 08:59trovo encomiabile, giulio, la tua citazione di "sonetti", ho letto i suoi ultimi post, amaramente lucidi, ed è triste che nessuno si sia accorto di lui e che solo una persona ne abbia commentato uno, e ancora più triste che i commenti che mi precedono siano solo aridamente formali e non tengano nessun conto dei loro contenuti.arcobaleno1
Posted by: arcobaleno1 at 29.08.04 09:45Anch'io tornato all'opera, edilizia, pour ainsi dire. Nel senso che ho trasferito una parte delle mie attività...
Vabbe', altrimenti Giulio s'inalbera. ;-D E qui si sta facendo edilizia, invece. E non leggeteci un doppio senso, perché non c'è.
Mi piace questo sonetto: leggerò sicuramente su SONETTI il resto.
Nell'intanto, a tutti/e, una buona domenica.
Iannox
Posted by: Iannox at 29.08.04 12:30Comunque, preferisco il verso libero: la metrica ostacola, almeno a mio giudizio, un po' l'espressività.
Quanto dice Giulio, sì, l'accetto, nel senso che è vero: e che mi ritrovo in quanto ha espresso con lucidità a proposito del sonetto.
Saluti
Iannox
Posted by: Iannox at 29.08.04 12:33Non so dove postare un commento su una frase di marco candida che è a dir poco illuminante.
"Quello che manca agli scrittori di oggi sono lo palle. Cioé un Iraq raccontata da Aldo Nove come sarebbe? Dico Iraq per dire. Non solo la guerra è un inferno. L'importante è che il poeta orienti il suo talento verso qualche inferno. Cosa che Nove mi pare non faccia. E, percarità, che si risparmino quei ridicoli pistolotti sui fatti appresi dai giornali! Basta racconti di racconti! Non ne possiamo più!"
candida da un interneto point di camogli ha scritto quanto riportato sopra. nel caso a giulio fosse sfuggito (dubito). comunque condivido pienamente questo sfogo di marco.
Scusate l'intromissione di un argomento diverso dal tema ma trovo le parole di marco candida di un'urgenza meravigliosa.
Mah. Nove è bravo, anzi bravissimo, a parlare d'altro. L'Iraq visto da A.N. (Aldo Nove, non equivocate!)però sarebbe interessante. Puerto Plata Baghdad. Magari dal punto di vista di un soldataccio a pagamento. Ma qual'è l'urgenza? Baldoni era meno scrittore di Nove, per esempio? Il contributo veramente determinante degli scrittori di fiction diciamo così puri potrebbe essere altra fiction. Un Mailer italiano, magari. Ce ne sono? Forse si. Ma anche lo scrittore deve campare, non credete? Io credo che di scrittori con le palle in Italia ce ne siano non pochi, ma anche le palle, per stare ben salde al loro posto, hanno bisogno del sostentamento.
Posted by: Markelo Uffenwanken at 29.08.04 16:01markelo, intendi dire che gli scrittori italiani hanno le palle ma non lo scroto?
non avevo mai pensato che lo scroto potesse essere un attributo da buono scrittore. ci ho messo anni a capire cosa si intendesse con "avere le palle", ora non posso proprio rivoluzionare tutto per capire "avere lo scroto", se non da un punto di vista prettamente anatomico.
tutte palle, comunque.
Pensavo mancassero le due terzine, poi ho letto "(segue)".
Una poesia non dovrebbe mai essere smembrata (qui dovrei fare una smail sorridente, ma non so come si fa).
Volevo dire smiley, ma non so ancora se l'ho scritto giusto. Tu... Lei cosa ne pensi/a delle lingue occidentali "ideogrammizzate"?
A me un sonetto! Appena ho visto la parola sonetto, mi ci sono tuffato.
Ginetto, scusa, sarò un po' tonto: ma qual è il verso con dieci sillabe? Io ne conto undici ma magari sono sbronzo. Semmai c'è quel "le nostra case nuove che puzzano" che è sdrucciolo e quindi abbisognava di una sillaba in più. Ma, come dice Giulio, chisenefrega! Secondo me Mister Sonetto è bravo, con un bel talento.
La metrica non ostacola, costruisce.
Poi della storia degli scrittori italiani che non hanno le palle inizio a sbadigliare e non la finisco più, scusate.
saluti, G.
Posted by: gianni biondillo at 29.08.04 23:57Si', la metrica e' bella. La metrica e' suggestiva, musicale, poetica e non meno libera di un verso senza regole convenzionali. E nemmeno piu' difficile, credo.
E si', la discussione seria sugli scrittori senza palle fa sbadigliare. Marco e' un duro. Si diverte e ci diverte. Per divertirsi e divertire a nostra volta dobbiamo rispondere a tono, scherzando e sparando e saccagnandoci un poco la nostra pelle lissia lissia come una bissia. cioe', vedete fabioviola come se la spassa di gusto? su su
"Comunque, preferisco il verso libero: la metrica ostacola, almeno a mio giudizio, un po' l'espressività". Grazie per avermi fatto ridere, sono tanto triste in questo momento ;-)
Posted by: Skatt at 01.09.04 23:06