Ogni mattina, appena sceso dal letto,
con le ciabatte ai piedi e la vestaglia aperta,
prima di andare al bagno,
passo in studio e accendo il computer.
Pochi minuti dopo, quando esco dal bagno
con la vescica vuota e le mani lavate
il computer è già lì che mi aspetta, pronto:
la ventola fremente,
lo schermo inondato da un azzurro
che più azzurro non si può.
Mi siedo davanti a lui.
Clicco sull’icona di Word e scompare
l’azzurro, c’è un’infinita pagina bianca
srotolata davanti a me.
E' incredibile, faccio esattamente la stessa cosa io. :)
Posted by: Federico at 30.08.04 15:26Questo blog e' troppo piccolo per due Federichi. A noi due!
Posted by: Federico at 30.08.04 15:47...un sollievo quelle "mani lavate", dopo il mesto allarme delle ciabatte e la vestaglia aperta.
Comunque io non cedo a queste tentazioni: faccio colazione, m'affaccio a guardare il cielo, mi lavo anche il resto, e mi vesto prima di sedermi "davanti a lui".
:-)
Bruno Munari che era un extraterrestre con intelligenza grande come un'esplosione solare (ma di tipo gentile) ha scritto in fondo a quella pagina bianca: mai vista tanta neve. Poi è andato a fare una bella colazione.
Posted by: andrea at 30.08.04 16:27Io, pensa, prima di sedermi davanti al monitor mi alzo, faccio colazione, faccio quel che devo fare sul water, poi mi butto sotto la doccia, poi mi vesto, poi inforco la bici e arrivo al lavoro. Lì, accendo il computer. A meno che non sia domenica.
Posted by: davide at 30.08.04 17:08A PROPOSITO DI NEVE E DI ENERGIA MATTUTINA
ENERGIA BIANCA
a volte si ama
con l' energia che abbranca
un paziente in coma
di fronte a un lungo tunnel
e a una luce bianca.
ricordo un dipinto di bruegel:
le ali di icaro in fiamme
fiamminghe...
Non c'era, il sole,
a bruciare in cielo
questa mattina
tu preparavi una torta di mele
io guardavo fuori,
le righe nel cortile
e le tue mani bianche di farina.
A volte si ama
con l' energia di una bandiera,
bianca come una colomba
che da Bogotà vola fino a qua
a Timisoara
SITO. CATALINRADIO.SPLINDER.COM. 600 PAGINE GIà POSTATE
Posted by: CATALINRADIO.SPLINDER.COM at 30.08.04 17:11Questo sonetto - ma è un sonetto, questo? - non so perché, ma sembra scritto da Bukowskj - ma si scrive così, poi, Bukowskj? Aiuto, non sono più sicuro di niente.
Posted by: Raspberry at 30.08.04 17:11Non oso immaginare quanto lavoro ti aspetta ogni mattina se ti comporti così! Io impiego dai 30 ai 60 minuti dopo il risveglio per arrivare al computer e accenderlo: dal letto all'ufficio, passando per il bagno, il caffè, i vestiti, la bici.
Posted by: glykas at 30.08.04 18:06ciao giulio.
ho appena finito di legere coda. la raccolta, quella con gli under 25.
ci sono delle robe che mi sono piaciute.
(grande frenchi fagiano)
non è che posso inviarti delle robe che scrivo?
magari mi dici.
vabé.
ciao.
io da quando ho un portatile lo accendo prima ancora di alzarmi dal letto: l'ho posizionato su un comodino a rotelle di ikea che tengo proprio accanto al letto.
Posted by: fabio viola at 30.08.04 19:07pensavo di essere malata, ma voi siete senza speranza.
Posted by: vera at 30.08.04 19:30[Parafrasando Goethe:]
Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?/Nel verde fogliame splendono arance d'oro/Un vento lieve spira dalla ventola/
[oppure:]
Non spira vento dal monitor azzurro,
tranquillo è il mirto, sereno l'alloro...
[eccetera]
Se invece di accendere il PC aprissimo la finestra, con la vestaglia aperta!
Elegia mesta (le due parole di solito vanno assieme). Bella la poesia, ma triste.
Posted by: Giovanni at 30.08.04 20:00la speranza è l'ultima a morire.
Posted by: fabio viola at 30.08.04 22:24giulio, dai. svelaci l'arcano e sciorina il nome dell'autore. Non che cambi di molto l'opinione sulla descrizione (peraltro, leggo, molto "condivisa"...anche dal sottoscritto), ma cosi, conoscendoti...so che con te mai nulla e' per caso. :-)
PS. del tutto off-topic...stasera ho un ottimo viatico per le nanne...mi sparo l'articolo del tuo amico covacich in prima del corriere a commento dello splendido oro nella maratona ad atene.
Posted by: cletus at 30.08.04 22:35Muoio (?)
con la consolle in mano
il rosario nell'altra
//
digito la parola FINE
ma è tutto un falso
una cosa virtuale
//
vivo e vegetativo
arrancano le dita
mie
subacquee
al dolore della vita
//
mi spengo nel nulla
delle parole piene
dove uomini come me
si sintonizzano
col silenzio
//
Meno dolore e più
lontani abbracci
faccio il segno
di Microsoft
prima d'andare a letto
//
Cletus, le ho scritte io. Tutte e due.
Il modello (ma, a dirlo, c'è da vergognarsi; e quindi chiedo subito scusa all'interessato) è il modo di scrivere di Valerio Magrelli.
E così, posso andare a letto.
Ma nessuno hai il coraggio di dire che questa è una poesia schifosa e scritta male? A questo arriva il potere della Autorità?
Posted by: Io ho capito tutto at 31.08.04 12:12yaaye. A parte le cazzate, mi piace un sacco quel qualcosa che fa firmare uno "io ho capito tutto". Anzi, pensandoci, no, non mi piace piu'. Colpa di sta mosca che mi svolazza intorno. Mi bastano le cazzate.
Posted by: Federico at 31.08.04 12:28la poesia scritta da mozzi
non è una poesia
ma un brano di prosa in cui
ogni tanto
si va a
capo
esattamente
come nel mio
caso
marco candida continua a cancellare ogni mio commento sul suo blog. voglio denunciarlo pubblicamente. è un oltraggio! (sbadiglio)
Posted by: fabio viola at 31.08.04 18:13Sono d'accordo con Marco Candida. Queste due poesiole non sono certo *belle*.
Non sono d'accordo con colui o colei che si firma Poeta. Poiché ogni tanto vanno a capo, queste due poesiole sono a tutti gli effetti due poesie. Eventualmente, due poesie "schifose e scritte male".
Sono stupito da Raspberry. No, queste due poesie non sono sonetti. Non sono nemmeno dei sonetti sbilenchi o bizzarri o deformi. Non rinviano in nessun modo, mi pare, alla forma-sonetto.
caro Giulio Mozzi
Sai, io, a volte, mi alzo, faccio le mie cose, colazione compresa, poi accendo il pc, la posta elettronica un sito o due, poi chiudo e traffico tra gli affari miei.
Tu invece ti butti quasi subito sul mostro e ci dai dentro immediatamente.
Lui no.
Lui si alza prestissimo, si fa un po' una sua ginnastica, poi una ottima colazione abbondante poi sul tavolo di là prende una matita e disegna due cose, misure, appunti vari su un foglio a quadretti di un blocco dalla copertina verde. Se lo mette in una borsa, saluta la moglie e se ne va a piedi al suo laboratorio che è distante cinquecento metri, sull'altra costa della collina: prima delle otto è sempre lì dove lui sta bene; prima di accendere le macchine si ristudia le cose che ha scritto, gli appunti.
Ha da fare in questo periodo molte persiane, parecchi serramenti anche con i doppi vetri in douglas o pitch pine, non so.
Se io vado da lui e ci parliamo gridando mentre la piallatrice ulula, lui, a volte, scuote la testa se io gli parlo di blogs o forum letterari.
Lui dice che sono un pirla.
Dice che perdo un sacco di tempo, così.
Lui dice che è meglio l'odore del legno, dice che: non sai quanta vita c'è qui dentro e tu ignori gli anelli, i colori, le specie delle piante, non sai nemmeno di cosa c'è nascosto qui, tra queste fibre.
Lui non è un ignorante, lui a volte scrive delle poesie, sono belle per me.
Anche sua moglie è una donna in gamba che fa la maestra elementare ed è molto colta ed attiva.
Lui è mio cugino e legge la sera, dopo cena, moltissimo.
Lui non ha la televisione che cinque anni fa si è rotta e non l'ha fatta aggiustare; i suoi figli si sono incazzati un po', lui non l'ha fatta riparare lo stesso, l'ha lasciata lì, morta sul suo tavolino, a scopo apotropaico e simbolico.
Lui non è che non abbia un pc, anzi sul pc fa dei progetti di mobili con un cad, prima di cena; si collega pure a Internet per cose sue di lavoro.
Lui stima molto Giulio Mozzi: dice che gli piace come stile asciutto e fluido insieme, dice che ama i suoi temi, le storie di gente che lavora manualmente, mi cita spesso la storia bellissima di un tale che girava con un motocarro per Padova o Selvazzano Dentro.
Lui dice che Giulio Mozzi fa male a perdere tempo con un blog e le chiacchiere oziose di tanta gente che poi finiscono tutte in un calderone webbico e non rimangono di ciò che scorie, misere ceneri virtuali.
Lui dice che così Mozzi lo priva di ulteriori lavori potenti e così perde forza, si indebolisce, si sciupa.
Lui dice così scuotendo la testa: Mario sei un po' coglione da sempre, anche a te è sempre piaciuto gingillarti con le parole e i discorsetti.
Ah sì, beh sì, dico io.
Mozzi, perchè non metti in piedi un'antologia poetica su questo tema? (Proposta seria).
Posted by: Markelo Uffenwanken at 31.08.04 18:54Caro Mario Bianco, l'"io" che parla in questa poesiola (e nell'altra) non sono esattamente io. Per spiegarsi: 1. non possiedo vestaglie, 2. lo studio è separato dall'abitazione, e non scendo mai in studio senza aver fatto la doccia, essermi vestito, aver bevuto il caffè, 3. ecc.
Posted by: giuliomozzi at 31.08.04 20:01Un campione di argomento simile, dal modello originale Valerio Magrelli (spero che vada a capo):
Connessione a 48000 bip
Sentire come geme e come,
torturandosi roco, fischi, trilli,
rivolto alla sua anima gemella
per lanciare il richiamo:
contorcersi, stridere
in un gorgheggio che è
tempesta magnetica - basta
per dire come il suo contatto
sia stipula, danza, corteggio,
perduta estenuazione
di una copula lancinante,
coassiale.
Splendida. Rimane valida (ancora di più) la mia proposta a Giulio Mozzi editore: un'antologia poetica a tema: la comunicazione internettica. Secondo me avrebbe ottime chances.
Un saluto.
giuliomozzi: mi è venuto un dubbio, ti è arrivato un libretto grigio con un ometto volante in copertina?
Posted by: Vincenzo at 01.09.04 20:10Caro Vincenzo, mi par di no.
Posted by: giuliomozzi at 01.09.04 21:22Va bene, ci riprovo. Ha a che fare con queste due "poesie", in un paio di sensi.
Posted by: Vincenzo at 02.09.04 10:17