Giorgio Vasta ha diligentemente ricopiato e pubblicato in Nazione indiana un testo di Carlo Coccioli: Rapato a zero, tratto da un omonimo volume (una raccolta di pezzi usciti negli anni nel quotidiano La Nazione) pubblicato nel 1986 presso Vallecchi. Vi invito ad andarlo a leggere e vi ricordo che il libro in questione è ancora reperibile, con un po’ di caccia, nel circuito delle librerie a metà prezzo.
Nelle settimane scorse la rivista L’indice mi ha chiesto di scrivere un articolo “introduttivo, divulgativo” su Carlo Coccioli. Uscirà nel prossimo numero. Questo che segue è ciò che ho scritto:
Chi sono io per parlare di Carlo Coccioli? Sono uno che, come tanti, ha cominciato a leggere i suoi libri perché in un articolo Pier Vittorio Tondelli aveva detto: «Io l’ho letto, ed è stato importante per me». Per me, in quel momento, era importante Pier Vittorio Tondelli e qualunque cosa fosse importante per lui, era importante anche per me.
Poi: sono uno che ha letto ventitré libri di Carlo Coccioli (e non sono ancora tutti): la maggior parte in italiano, cinque in francese, due in spagnolo; uno, sia in italiano sia in francese. Alcuni di questi libri (Fabrizio Lupo, ad esempio, o Il cielo e la terra) li avrò prestati cinque, sette volte: e, contrariamente al mio solito, li ho sorvegliati attentamente perché tornassero indietro. Altri (Davide, oppure L’erede di Montezuma) ho cercato non so quante volte di prestarli, e non ci sono quasi mai riuscito. Parecchi ne ho regalati, perché la mia politica è questa: che tutti i Coccioli che trovo li compero, e poi li metto in circolazione.
Ecco dunque i miei titoli per parlare di Coccioli: sono un lettore e un prestatore.
Credo che la cosa giusta sarebbe raccontare in buon ordine e con calma l’avventura umana e letteraria di Coccioli, dal principio alla fine. Ma di questo non sono capace. Ho letti i libri di Coccioli nell’ordine in cui li ho trovati: quindi prima i più recenti, poi i più antichi; prima quelli pubblicati da Rusconi, poi pian piano quelli pubblicati da Vallecchi; poi, naturalmente, quelli comperati del tutto a caso dall’amico che andava in Messico, e quelli trovati casualmente in librerie dell’usato, librerie del metà prezzo e bancarelle.
La prima cosa da dire su Coccioli, quindi, è questa: che bisogna amarlo prima di conoscerlo. In libreria, di suo, non c’è praticamente nulla: forse solo Piccolo karma ristampato da Baldini Castoldi Dalai, e Uomini in fuga (un magnifico libro sull’alcolismo e gli Alcolisti Anonimi) ristampato da Guerini e Associati). La biografia del Budda (Rusconi) e l’edizione Jaca Book di Uomini in fuga si trovano con una certa facilità (soprattutto il Budda) nel circuito delle librerie a metà prezzo. Nelle biblioteche pubbliche, mi si dice, Coccioli non si trova. Anche l’altro ieri (oggi è il 13 luglio 2004, sono le sei e mezzo di mattina) mi ha scritto un ragazzo da Torino (e Torino non sembra una città sguarnita) dicendomi: “So che lei lo conosceva, io qui non trovo niente, ho battuto tutte le biblioteche”. Gli ho scritto: “No, non l’ho mai conosciuto”, e: “Che libri cercavi?”. Finito di scrivere questo pezzo, esco e gli spedisco il pacco.
Molti ragazzi (mai nessuna donna mi ha chiesto in prestito un libro di Coccioli) ai quali avevo prestato qualche libro di Coccioli mi hanno poi detto: «Sono rimasto deluso, mi aspettavo qualcosa di più, qualcosa di diverso». Uno, una volta, ha detto: «È tutto furoché un grande scrittore». Un altro: «È puerile».
Sono d’accordo. Carlo Coccioli è stato uno scrittore fluviale; ha scritto tantissimo, non so quanto scrivesse ogni giorno ma mi ha data sempre l’impressione di quello che ogni giorno faceva tre, cinque, dieci pagine; è uno scrittore che scrive sempre di una cosa sola, ci gira continuamente intorno, non parla d’altro; è ingenuo, si innamora di libri orrendi, le sue “fonti” sono spesso costituite dalla peggior divulgazione; è prolisso di una prolissità costitutiva, continua, inesorabile; eccetera eccetera.
Ma allora perché, perché io ho comperati e letti ventitré libri suoi? Perché lo presto continuamente in giro? Perché tanti continuamente mi chiedono di lui?
Una volta, credo nel 1998, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro italiano (un libro-intervista, traduzione di un originale messicano), Carlo Coccioli passò addirittura al Maurizio Costanzo Show. Costanzo domandò a questo ometto piccolo, buffo, con la testa tonda e pelata: «Di che cosa parlano i suoi libri?». E Coccioli, meravigliatissimo: «Di Dio! E di che altro, sennò?”.
La ragione del fascino di Carlo Coccioli, nonché la buonissima ragione per cercare i suoi libri e leggerli, è tutta qui. Coccioli parla di Dio con la massima impudicizia. Lo desidera, lo vuole. Mettendo in ordine i libri sul mio scaffale potrei ricostruire “le fasi della ricerca spirituale” di Carlo Coccioli: prima cattolicissimo (ma curioso delle culture orientali e mediorientali), poi in conflitto con il cattolicesimo (perché la Chiesa respingeva lui, innamorato di Dio e omosessuale), poi, dopo la fuga in Messico (fuggì in Messico perché in Italia e in Francia, luoghi ossessivamente cattolici e omofobi, non gli pareva più di poter vivere - questa è una mia interpretazione) affascinato dal sincretismo messicano; poi fulminato da Sai Baba; poi folgorato a Disneyland (giuro: in Piccolo karma, libro che andrebbe letto anche solo per questo, Coccioli vede Dio a Disneyland); poi quietato finalmente, credo, nell’immagine tenerissima e assurda del Dio-caramella: un Dio da tenere in bocca, da succhiare sempre, dolce, regressivo.
Questa impudicizia è costata a Carlo Coccioli l’ostracismo. E a me viene in mente il passo famosissimo della Prima lettera ai Corinzi di Paolo di Tarso: «Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini», «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti» (I, 25 e 27).
Per questo andrebbe letto Carlo Coccioli: per la sua stoltezza che è sapienza, per la sua impudicizia che è tenerezza, per il suo infantilismo che è maturità. Alcuni suoi libri sono veramente belli: io sono particolarmente affezionato a Uomini in fuga, a Le tourment de Dieu (Fayard), a Davide (Rusconi) a L’erede di Montezuma (Vallecchi). Altri sono molto brutti. Ma mi permetto di dire che non ha importanza: è nella natura dell’impudicizia consentire atti belli, magari perfetti, e atti imperfetti, o addirittura brutti. Non può esserci questo senza quello.
E magari, se a un qualche editore càpita di leggere questo pezzo, sappia che sono disponibile alla vendita porta a porta…
Ciao Giulio, mi ha colpito molto questo tuo articolo su Coccioli. Per almeno due motivi. Anche io, in qualche modo, reputo importante (o mi affascina) quello che per Tondelli era importante. Così reputo importante per me molto di quello che tu, Giulio, dici e scrivi (non prenderla come maldestra captatio, che non è). Quindi mi viene per lo meno la curiosità di leggere qualcosa di Coccioli.
E poi, l'altro motivo: se Coccioli è così importante, così da leggere, e i suoi titoli non si trovano (perché mai, poi?), forse un editore illuminato potrebbe pensare di ristamparne qualche titolo. E, pensavo, perché non Sironi?
Ciao.
Posted by: davide at 26.07.04 18:18giulio, io non ho letto di Coccioli utti i libri che hai leto tu, ma me ne sono bastati due o tre per sentirli tanto miei da stupirmi, e un amico mi disse che no c'era nlente da stupirsi perchè Coccioli diceva ciò che io sentivo e pensavo. quando è morto ho chiesto a Bonina come mai Stilos non avesse speso una parola per lui e vedendo che continuavano a tacere, mi sono permessa di mandare un piccolo articolo scritto se non altro con amore, se non con perizia, ma non è stato pubblicato, e non mai avuto alcuna risposta circa il loro silenzio. mi ricordo che tu , alla sua morte hai scritto delle belle parole sul tuo blog e , adesso, questo articolo mi comferma lo stesso amore che io gli ho portato. grazie, a nome di lui e mio. arcobaleno1
Posted by: arcobaleno1 at 26.07.04 18:34sei riuscito a incuriosirmi: lo leggerò
Posted by: remo b. at 26.07.04 19:33l'ho anche scritto da qualche parte: coccioli per me è il più grande scrittore italiano del novecento.
bello, molto, il pezzo di mozzi.
Anch'io adopero questo criterio: se trovo un libro di Coccioli lo compro, e non mi trovo in casa neanche un doppione. Ne ho trovati spesso Al Libraccio di Milano, specialmente quello sul naviglio grande.
Quando un mio grande amico (ora prete missionario in Equador) me lo fece conoscere, nel 1982, Coccioli si era da poco convertito dal cattolicesimo all'ebraismo, da cui partorì il "Davide". Non riusciva a tollerare il Dio sanguinario che assisteva alla flagellazione del proprio Figlio. Amava troppo la tenerezza di Dio per concepire il disegno di quel sacrificio. Era troppo pieno d'amore per sopportare che il grano e il loglio crescessero insieme.
...Jonah dall'anima attaccata alla mia...
Grazie di ricordarlo spesso.
Tania Ducoli
Grazie per il prezioso consiglio, giulio. Mi darò da fare per cercare i libri di Carlo Coccioli. Cosa ne dici se ci pensa SIRONI a ristampare i suoi testi più belli? Potresti curarne la prefazione . E saremmo contenti tutti:-))!
Posted by: Azzurrità at 27.07.04 11:38Lo metto nella lista dei desiderata...
Posted by: Lycas at 27.07.04 12:25vorrei prenotarmi per il prossimo prestito o regalo di libri di Carlo Coccioli.
grazie.
Vorrei cominciare con "Uomini in Fuga".
Quando puoi, con comodo.
grazie.
Per Roberta Schiavon - se vuoi che sia Giulio a prestartelo, amen, ma se vai alla Feltrinelli (non sei di Padova?), "Uomini in fuga" e "Piccolo karma" ci sono ancora: verificato oggi.
Solo che "Uomini in fuga" è in "sociologia".
PER GIULIO.
C'è questa "Nuova Bibbia Salani" per bambini scritta (scritta?) da Silvia Giacomoni che se non erro è la moglie di Giorgio Bocca. E' bella, ben stampata, scritta in grande e - dopo averla spulciata - mi sono fatto l'idea che potrebbe aiutarmi a bypassare il mio odio per quel Libro. Ma non ho capito quale sia il criterio che hanno seguito. Ho provato a leggere l'introduzione (seduto sui divanetti che TU mi hai fatto conoscere) ma ho continuato a non capire: non capisco, cioé, se oltre ai commenti il testo sia stato manipolato dalla Giacomoni per renderlo "più attuale" - nel caso, mi rifiuterei di leggerlo. Tu che ne dici o sai?
(Ho letto l'incipit ((l'unico vero incipit a sentire chi ci crede)): e suona così, più o meno: in principio c'erano solo cose raccolte nel caos e quel caos era niente. E lì non c'era niente di dio.
Questa cosa, questo "niente di dio" e quell'altra, che il niente sarebbe fatto di cose. Per cui risulterebbe che il cosmo senza l'unica Cosa, dio, non è nulla, mi ha affascinato: ma questa cosa è la versione giacominiana del testo o cosa? Se non lo è, di chi è la traduzione? ...)
Una volta ho involontariamente assistito a una conversazione tra un editor e una sua giovane amica, studentessa universitaria di lettere. Quest’ultima, che dimostrava di possedere un’ottima cultura, doveva decidere su quale autore del ‘900 italiano preparare la sua tesina e pensava a Calvino, oppure a Sanguineti. L’editor a un certo punto sbotta: “Perché Calvino? Perché ancora Calvino? Perché sempre Calvino? E basta…”. Poi: “Ti piace Bilenchi? E Frassineti? Carlo Coccioli?”. “Mai letti”, risponde la studentessa.
Sto leggendo in questi giorni “Storia dell’editoria letteraria in Italia. 1945-2003”, di Gian Carlo Ferretti, Piccola Biblioteca Einaudi. Libro interessante in cui viene ricostruita la storia di moltissimi editori italiani, ma non solo: viene analizzato abbastanza a fondo il “nomadismo” degli autori che passano da un editore a un altro, a volte per interesse, spesso perché la loro casa editrice si trova in difficoltà economiche, a volte per storie personali. (per esempio, grande rilievo viene dato alla fedeltà di Umberto Eco a Valentino - che Eco chiamava zio Vale - Bompiani. Citatissimi anche Calvino, Gadda, Moravia, Pasolini, ecc.). Il nome di Carlo Coccioli compare purtroppo solo due volte in tutto il libro (di 517 pagine), come uno dei più fedeli autori Vallecchi. (Frassineti non compare proprio, per dire).
“Rapato a zero”, che non avevo mai letto, è un pezzo molto bello, giusto, starei per dire. Lo condivido. Mi taglio i capelli per protesta, mi ferisco per protesta. Per protesta mi ubriaco, per protesta non mangio. E se fossi più coraggiosa ricomincerei a fumare.
Grazie per questo articolo “introduttivo, divulgativo”.
Caro Gino, ho data solo un'occhiata, qualche settimana fa, alla "Nuova Bibbia Salani". Mi è parso di capire questo: Silvia Giacomoni non ha "tradotta" la Bibbia, ma la ha "raccontata". Secondo me, è un'operazione comparabile a quella che ha fatto Aldo Busi "ri-raccontando" il "Decamerone" di Giovanni Boccaccio. Io personalmente non la consiglierei a nessuno; ma il cardinale Martini, che la sa molto più lunga di me, la consiglia a molti.
Posted by: giuliomozzi at 27.07.04 14:45Un dato bruto sul caso Coccioli e biblioteche: una ricerca sull'OPAC nazionale offre 176 risultati. Per i padovani: restringendo la ricerca alle biblioteche di città abbiamo 25 risultati.
Insomma, qualcosa nelle biblioteche si trova, e non solo alla Nazionale di Firenze o alla Vittorio Emanuele di Roma, ma anche, per dire, a Spilimbergo e a Sassuolo (o Sashuolo, come direbbe Scozzari). Salutanda
...FABRIZIO LUPO è uno dei libri più belli che siano mai stati scritti. Per alcuni è quasi una "Bibbia". È praticamente impossibile scrivere qualcosa di più immenso sull'Amore con la A maiuscola... E il libro nel libro, il cosidetto "romanzo" di Fabrizio Lupo, lo reputo addirittura un affascinante capolavoro, di cui se potessi ne ritrarei un film surreale. Strano che nessuno ne abbia avuto l'idea...
Posted by: Piero at 29.08.04 18:27
hmm...:?
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Posted by: watch me at 01.09.05 00:48