Sabato mattina ho comperato a metà prezzo (5 euro e 17: metà del prezzo di qualche anno fa, che era 20.000 lire; il prezzo attuale, nella stessa collana, è di 9 euro e 50, corrispondenti a 18.395 lire) il romanzo di Henry Roth Chiamalo sonno. Libro molto bello, anche se faccio parecchia fatica a leggerlo: la narrazione è lentissima, e il realismo davvero crudele, disturbante (lo stesso effetto che mi fanno, ad esempio, i Dublinesi o i primi capitoli dell’Ulisse di James Joyce).
A un certo punto sono andato a vedermi la postfazione (p. 513 sgg.) annessa al romanzo dal traduttore, Mario Materassi, illustrissimo anglista. Ivi si racconta che Roth pubblicò Chiamalo sonno nel 1934, che ottenne un buon successo di critica, e subito iniziò a scrivere un altro romanzo: ma “dopo aver scritto un centinaio di pagine, Roth si bloccò. Definitivamente”.
Negli anni successivi Henry Roth si allontanò “dal mondo della letteratura e della cultura”, si trasferì da New York a Boston e infine “scomparve” nel Maine: dove, in una fattoria “nei dintorni di Augusta […] si dette ad allevare anatre. A lungo, l’impegno intellettuale residuo consisté nel dare ripetizioni di matematica”.
Nel 1960 una piccola casa editrice di New York ristampò Chiamalo sonno; il successo fu immediato, se ne vendettero più di due milioni di copie.
Cominciò allora la caccia all’uomo (Materassi non ne parla in questi termini). Henry Roth fu “scovato”, sollecitato, e alla fine, ormai ottantenne, iniziò a scrivere un altro romanzo: un romanzo colossale, in quattro volumi, intitolato Alla mercé di una brutale corrente. Che, se non m’inganno, Henry Roty riuscì a completare poco prima di morire (in Italia è pubblicato, come Chiamalo sonno, da Garzanti; i quattro volumi s’intitolano, nell’ordine: Una stella sul parco di Monte Morris, Una roccia per tuffarsi nell’Hudson, Legàmi, Requiem per Harlem).
Bene. Prendo ancora qualche frase dalla postfazione di Mario Materassi (che, sempre se non m’inganno, fu molto amico di Henry Roth): “Per almeno un quarto si ecolo, Roth stesso si è considerato “morto”, come scrittore”; “Ma ancora una volta: perché, dopo il romanzo, Roth cessò, sostanzialmente, di scrivere?”; “Roth era costretto a vedersi in tutta la sua nudità: incapace di rivivere l’appassionante intensità che aveva caratterizzato i tre anni di lavoro su Chiamalo sonno, e al contempo incapace del freddo, calcolato distacco dello scrittore di professione”.
Ora, la vicenda di Henry Roth è una vicenda tutta particolare; e Mario Materassi racconta convincentemente le ragioni tutte particolari del silenzio del narratore Henry Roth. Ma, mentre leggevo quelle cinque-sei paginette di postfazione, una domanda mi girava per la testa (non è una domanda nuova, per me):
- Ma perché, perché mai, si dovrebbe scrivere più di un libro? Ma perché, perché mai, uno che abbia scritto e pubblicato un libro, dovrebbe per forza diventare uno scrittore e scrivere altri libri? Ma perché, perché mai l’allontanarsi dalla metropoli, il non cercare per forza un lavoro “intellettuale” (come se allevare anatre non richiedesse l’uso del cervello) viene interpretato come una “fuga nell’oscurità”? Non si ha diritto, forse, se si vuole, ad alzarsi in piedi, dire quello che si ha da dire, e poi sedersi di nuovo?
Sì, senz'altro una persona può dire la sua una volta soltanto e poi non sentire più la neccessità di aggiungere altro.
Il problema è che siamo noi lettori ad essere "incontentabili": quando di un autore leggiamo qualcosa di bello, veramente bello, vorremmo continuare a farlo, senza fine! Un po' come quello che capitò a me, qualche anno fa, con Buzzati: non riuscivo più a fermarmi, volevo leggere tutto che aveva scritto. Ma anche i suoi racconti finiscono e di "Un amore" ce n'è uno solo, purtroppo.
A me è capitata la stessa cosa col ghiaccio. Un giorno ho letto un libro sul ghiaccio intitolato "Storia del Ghiaccio" e da allora ho voluto sapere tutto, ma proprio tutto, quello che c'era da sapere a proposito del ghiaccio. Per fortuna si tratta di un argomento molto vasto.
Posted by: ghiaccio3 at 26.07.04 11:20Purtroppo non ci sono molti scrittori che la pensano come Roth... anzi molti ri-scrivono per sempre lo stesso libro che li ha portati al successo...
and
Assolutamente d'accordo con le riflessioni (domande) conclusive.
Posted by: A.S. at 26.07.04 12:53Come se, dopo aver partorito un figlio bello, sano e intelligente, una donna fosse costretta a dedicarsi solo al ruolo di fattrice...
Proponi un tema di riflessione molto interessante
Posted by: Berenice at 26.07.04 13:13la tua è giustamente una domanda retorica; una possibile risposta è il bisogno della gente di etichettare tutto quanto, per incasellare e, dunque, controllare. Chi scrive un libro deve essere per forza uno scrittore, per convenzione, altrimenti spiazza. E via di questo passo...
Ciao, Anna Maria
Se la scrittura diventa un lavoro dev'essere per forza reiterata... mica uno può andare a lavorare un paio di settimane e poi farsi i cazzi suoi tutta la vita (o meglio, magari si potesse fare così!). Il problema, secondo me, è che siamo alla ricerca continua di certezze, ecco perchè se un libro ci è piaciuto molto andiamo a comprarci altri libri dello stesso autore (funziona più o meno così anche con la musica), che fa benissimo a scrivere sempre lo stesso libro, dato che questo è quello che vogliono i suoi lettori. Se poi si vuole parlare di arte è un'altra cosa, ma la maggior parte delle volte si parla di arte a sproposito, quindi meglio evitare...
ciao ciao
Allevare anatre puo' essere un lavoro intellettuale. E in questo caso mi sembra lo sia, o almeno che con l'intellettuale ci abbia a che fare.
Ma in realta' non ne sono sicuro.
Sono sicuro, invece, che alcune parole ed alcune frasi siano bellissime. Alcune tue frasi, giulio mozzi, sono bellissime. Non e' mica facile, sai? Anche perche' come sanno tutti ci sono tanti bellissimi. Pero tu scrivi dei bellissimi familiari, per me. E la familiarita' piace a tutti, su questo sono sicuro.
Buonasera.
Si dice che Salinger abbia una cassetta di sicurezza, in banca, piena zeppa di manoscritti inediti. Perché non voglia più pubblicare rimane un mistero. Forse per lo stesso motivo che ha spinto Roth a non farlo per -anta anni.
Posted by: Raspberry at 26.07.04 15:46Perché si vede la cosa dal di fuori: e dal di fuori uno che ha scritto un libro non "può" non volerne scrivere un altro, perché se non ne ha voglia certo è "malato" (tu hai una dote, un talento che hanno in così pochi e non vuoi più esprimerlo, facendoti anche guadagnare dei bei soldini? ma allora sei matto).
Vedendola dal di dentro, invece, tutto questo non dovrebbe avere senso: si scrive finché si scrive. Punto. Dovrebbe, però: spesso anche chi scrive continua a farlo. E non solo ha dimenticato perché ha iniziato a farlo, ma neanche se ne accorge più.
Il mio taxi per l'aeroporto arriverà alle tre questa notte, intanto leggevo di Roth...
Lo sai che la sua storia è un film?
insomma potrebbe diventarlo!
buone vacanze se ne fai.
wave
Posted by: wave at 27.07.04 00:44Ognuno scriva quello che ha da dire e non una linea di più. Mi sa che in letteratura repetita non juvant.Mi pare anche una forma di coscienza dei propri limiti e di rispetto per chi avrà voglia di leggerci. Se invece si parla di 'lavoro' allora alzo le mani: chi più scrive più guadagna, evviva i pennaroli.
Consordo con Ghiaccio3 che l'argomento per l'appunto 'ghiaccio' è affascinante e inesauribile. Così su due piedi gli opporrei solo la fabbricazione del gelato giapponese, dalla lingua di vacca alla piovra. Salutanda
Variazione sul tema. Perché in questo paese, non appena un cretino qualsiasi finisce per fare - che so - l'assessore, una volta scaduto il suo mandato, non torna a fare l'uomo qualsiasi ma diventa automaticamente una "risorsa per la comunità"?
Posted by: Marzi at 28.07.04 18:52Caro Marzi, è il principio del riciclaggio: anche i rifiuti diventano risorse.
Posted by: giuliomozzi at 29.07.04 00:36Ho capito dove hai comperato il libro: ieri sono stata anch'io in quella libreria...Mi sono ciecamente fidata di te e l'ho acquistato.
Posted by: glykas at 29.07.04 15:10Cara glykas: a Ferrara?
Posted by: giuliomozzi at 30.07.04 10:03A inizio giugno il New Yorker ha pubblicato un lungo articolo che credo sia parzialmente in tema con l'argomento qui affrontato: "Why do writers stop writing?", di Joan Acocella, http://www.newyorker.com/printable/?fact/040614fa_fact .
Si parla del fenomeno tipicamente americano del "blocco dello scrittore", della "sindrome del secondo romanzo" (particolarmente illuminante al riguardo è quanto dice Jeffrey Eugenides: «No one is waiting for you to write your first book. No one cares if you finish it. But after your first, if it goes well, everyone seems to be waiting. You’re suddenly considered to be a professional writer, a fiction machine, but you know very well that you’re just getting going. You go from having nothing to lose to having everything to lose, and that’s what creates the panic. . . . In my own case, I decided to give myself the time to learn the things I needed to know in order to write my second book, rather than just writing it in a rush because there were now people eager to read it. Finally, of course, I had to leave the country. In Berlin I regained the blessed anonymity I’d had while writing “The Virgin Suicides.” I got back to thinking only about the book. . . . Now [since “Middlesex”] I’ve lost the anonymity I had in Berlin and so am moving to Chicago. If things continue to go well, I will end up living in Elko, Nevada.») e, naturalmente, insieme a molti altri scrittori viene esaminato anche il caso di Henry Roth, giungendo alla conclusione che «while Roth’s sixty-year dry period may have been due to his feelings about his relationship with his sister, he may also, during those years, have had another, less sensational problem: that he couldn’t produce a finished manuscript without a full-time editor».
Spero la segnalazione sia gradita.
Scusa il ritardo della risposta. Ammetto di no, non a Ferrara, ma la libreria è senz'altro la stessa.
Posted by: glykas at 04.08.04 00:06hmm...:?
Posted by: watch me at 01.09.05 01:48really? is that it? :)
Posted by: nu to the net at 03.09.05 10:41