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02.06.04

Festa della Repubblica

La città di Padova è retta da una giunta di destra (*). La sindaca uscente, Giustina Destro (Fi), si ricandida. Le si oppone Flavio Zanonato (Ds), già sindaco per circa sette anni (se non erro), già sconfitto (per circa 1.200 voti) nelle ultime elezioni, sostenuto da tutta la sinistra.
Nella notte tra sabato e domenica scorsi, la sede dell’ufficio elettorale di Giustina Destro (il “Punto D”), collocato in pieno centro in un negozio temporaneamente sfitto, ha subito un attacco. Quattro sconosciuti (sono stati ripresi dalle varie videocamere di sorveglianza fittamente presenti nell’area; avevano il viso coperto) hanno sfasciata la vetrata e pitturato un falce&martello sul muro.
Questa è la prima pagina di uno dei due giornali locali:

prima_paginetta.JPG

Padova è una città non nuova alla violenza politica. A Padova le Brigate Rosse uccisero per la prima volta; a Padova c’è stata la violenza diffusa di Autonomia; Padova è stata la sede della Rosa dei Venti; a Padova, presso una valigeria in piazza del Duomo, furono acquistate le borse dentro le quali furono nascoste le bombe che esplosero il 12 dicembre 1969 alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano; eccetera.
Flavio Zanonato, a suo tempo, fu bersaglio di azioni intimidatorie. Una notte, la porta di casa gli fu incendiata con una tanica di benzina.
Nel giornale di cui ho sopra fotografata la prima pagina leggo la seguente dichiarazione di Giustina Destro:
“Ringrazio di cuore tutti coloro che in questo momento mi sono vicini, ma chiedo a chiunque altro voglia esprimere solidarietà di rompere formalmente ogni rapporto con le aree della violenza e dell’illegalità che sono responsabili delle violenze di stanotte. Chi ha il coraggio di esprimermi solidarietà li deve mettere al bando subito: i violenti vanno isolati e cacciati in galera. […] Se [Zanonato] non trova il coraggio di dissociarsi, significa che il centrosinistra ha rapporti organici con i gruppi violenti”.
Altra dichiarazione, dell’onorevole Filippo Ascierto:
E’ inutile che il centrosinistra si difenda, lo sanno tutti che i Centri sociali sono finanziati dai Verdi e da Rc”.
Altra dichiarazione, dell’assessore Domenico Menorello:
“Il centrosinistra ha una sola via d’uscita: rompere gli apparentamenti elettorali con quelle liste che fanno riferimento ai Centri sociali e ai simboli che hanno imbrattato la nostra sede”.
Altra dichiarazione, di Giorgio Carollo coordinatore regionale di Forza Italia:
“La città non può tornare in mano a Zanonato che proviene proprio dal partito della falce e martello, la stessa falce e martello che è stata trovata disegnata su una delle colonne della sede”.
Altra dichiarazione, di Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto:
“Zanonato si dichiara solidale con le vittime della violenza. La dissociazione non si fa con le dichiarazioni, ma recidendo in anticipo qualunque legame con certi ambienti che corrono con lui in campagna elettorale”.
Nella mattina di lunedì Zanonato si era recato presso l’ufficio elettorale di Giustina Destro. Lo stesso giornale racconta così la cosa:
“[Zanonato] arriva in piazzetta Pedrocchi verso mezzogiorno. E corre davanti all’ufficio elettorale di Giustina Destro, ma non riesce a entrare. Gabriele Zanon lo saluta con un tono poco ospitale e Zanonato fa dietrofront”.

Allora. Il fatto, di per sé, è un fatto di poco conto. Una vetrata spaccata, un muro imbrattato, nessuno si è fatto male (a parte, forse, uno degli spaccatori: le schegge sono volate dappertutto, per terra ce n’erano alcune con tracce di sangue).
Il gesto vale solo per il suo valore simbolico, non certo per quello reale. La firma con falce e martello è la ciliegina sulla torta.
Il giochino del cui prodest dà un risultato ovvio: Giustina Destro è vittima di un’aggressione, quindi a lei va la solidarietà. Zanonato potrebbe vantare analoghe aggressioni ricevute in passato: ma l’aggressione più recente, si sa, muove di più gli animi.
Scrive lo stesso giornale: “Passa Iles Braghetto, Udc, e fa sapere con tono divertito che l’assalto al ‘Punto D’ può spostare anche il 5% dei voti”.
Flavio Zanonato è da molti anni, in Padova, il leader riconosciuto prima del Pci e oggi dei Ds. Non può dire: “Non sono mai stato comunista”.

Io ovviamente non so chi è stato a fare la bravata. Posso immaginare, come hanno immaginato tutti, che si tratti di persone genericamente definibili come gravitanti nell’area dei centri sociali.
Da quelle parti si incontrano, a mio avviso, molti idioti: alcuni, tra l’altro, assai utili.
Come quelli in questione.

Giustina Destro e i suoi sodali accusano due forze politiche: Verdi e Rifondazione comunista. Chiedono a Flavio Zanonato, in sostanza, di “espellere” queste due forze dalla coalizione che le sostiene.
Ora, il ragionamento che sostiene questa accusa è fallace. Se è vero che vi è, chiamiamola così, “prossimità politica” tra Verdi e Rc, e se è vero che vi sono dei violenti tra coloro che gravitano nell’area dei centri sociali, non ne consegue né che Verdi e Rc siano sodali con questi violenti, né che Verdi e Rc farebbero bene a interrompere questa “prossimità politica”, né che Flavio Zanonato dovrebbe “espellere” Verdi e Rc dalla coalizione che lo sostiene.

Riparto dal principio e vado per semplificazioni.
I centri sociali sono un luogo di antagonismo. Per molto tempo i centri sociali hanno rifiutata la politica: hanno, in sostanza, rifiutato di dialogare, di trattare, di legittimare gli interlocutori (le istituzioni prima di tutto).
Un po’ di tempo fa è cambiato qualcosa. I centri sociali hanno cominciato a fare politica; e i loro intelocutori hanno accettata ben volentieri la cosa. Ben volentieri, ma con prudenza; così come sempre con sospetto i centri sociali hanno guardati i loro interlocutori.
Che cosa significa: “fare politica”? Significa rinunciare almeno parzialmente all’uso della forza, legittimare almeno provvisoriamente l’interlocutore, accettare almeno l’idea di una trattativa, non pretendere di ottenere tutto ciò che si vuole, rispettare i patti conclusi, e così via.
Se tra gli scopi di chi governa una città c’è quello di diminuire la violenza diffusa, credo che tra le varie scelte debba essere considerata quella di “fare politica”.
(Ogni tanto mi sento un po’ scemo. Sto cercando di spiegare che i governanti dovrebbero fare politica. E che altro dovrebbero fare? Tuttavia, oggidì anche l’ovvio non è più tale).
La vera accusa di Giustina Destro e dei suoi sodali a Flavio Zanonato e ai suoi sodali, è questa: è l’accusa di “aver fatto politica” con i centri sociali. Cioè di non avere agito nei loro confronti con una politica di pura repressione.
Naturalmente la frittata viene rivoltata: l’accusa di “aver fatto politica” diventa facilmente accusa di “connivenza ideologica”.

Faccio un esempio: Tizio e Caio sono in lite. A un certo punto decidono che non ne possono più, che continuando a farsi i dispetti non arrivano da nessuna parte, e che è meglio sedersi attorno a un tavolo e cercare una soluzione. Sempronio li osserva e dice: “Ecco, Tizio e Caio si sono seduti allo stesso tavolo. Evidentemente sono in combutta tra loro”.

Tutti sanno che la storia non si fa con i “se”; ossia che nella storia, poiché il tempo non è reversibile, i ragionamenti ipotetici non stanno in piedi. Mi permetto ugualmente di farne uno. Se Flavio Zanonato, nei sette (circa) anni che è stato sindaco, avesse scelta una politica di pura repressione nei confronti dei centri sociali, quanta violenza diffusa avremmo, oggi, nella nostra città?

Nelle precedenti elezioni, a Padova, si era presentata una lista che candidava a sindaco Luca Casarini. Sì, il Luca Casarini del centro sociale Pedro, del movimento no-global, delle Tute Bianche, e così via.
Al secondo turno Luca Casarini “cedette” i suoi voti (non molti, ma comunque “utili”) a Zanonato (che però non ce la fece).
Mi ricordo che nel sottopassaggio della stazione ferroviaria era comparsa una scritta ironica che diceva più o meno (non la ricordo a memoria, purtroppo): caro Casarini, ce l’hai fatta, ti sei perfino candidato. Evidentemente la decisione di Luca Casarini di mettersi a “fare politica” non era piaciuta proprio a tutti coloro che gravitavano attorno ai centri sociali.
Provo a dirlo con parole semplici:
- Luca Casarini “fa politica”; per alcuni dei suoi sodali, diventa istantaneamente una puttana;
- Flavio Zanonato “fa politica”; per molti cittadini, diventa istantaneamente quello che è in combutta con i centri sociali.
Luca Casarini e Flavio Zanonato avrebbero potuto scegliere diversamente: e avremmo assistito, secondo me, a divertenti scene di guerriglia urbana. Che a Padova, in altri anni, si sono già viste. (Avviso: anche questo è un ragionamento ipotetico).
Mi ricordo: quando seppi che Luca Casarini voleva candidarsi a sindaco, ne fui lieto. E’ successo anche a me, come a tanti, nella mia città, di essere pestato, insultato, inseguito, minacciato. Se Luca Casarini decide di “fare politica”, c’è qualche fastidio in meno.

Provo a dirla in un altro modo ancora. Che cosa si può fare per togliersi di torno quell’umanità borderline che popola i centri sociali? Semplice: basta imborghesirla.
Giustina Destro e i suoi sodali, dicendo quello che hanno detto, hanno accusato Flavio Zanonato, i Verdi e Rifondazione comunista di aver perseguito una politica di imborghesimento dei centri sociali.

Ciò detto, ecco la “nota” diramata dal questore di Padova Giuseppe Caruso nella giornata del 31 maggio, così come riportata dall’altro quotidiano della città:
“Il riserbo imposto dal segreto investigativo non giustifica la divulgazione di notizie sul contenuto delle indagini relative al grave episodio di vandalismo perpetrato ai danni dell’ufficio elettorale della Signora Giustina Destro. Allo scopo di evitare dannose strumentalizzazioni e di contribuire a salvaguardare il clima di serenità necessario al regolare svolgimento della competizione elettorale, informo che il lavoro condotto dal personale della Digos consente di prospettare una concreta ipotesi di reato in merito al gruppo politico di appartenenza degli autori del fatto criminoso, la cui matrice appare del tutto estranea alla prassi dei partiti e dei movimenti politici impegnati nella campagna elettorale”.

(*) Dichiaro la mia appartenenza. Sono democristiano. Voterò Zanonato. Sarei stato più felice se, anziché Zanonato, il candidato sindaco fosse stato Paolo Giaretta.

Posted by giuliomozzi at 02.06.04 16:34 | TrackBack
Comments

Bel post, caro Giulio. "Stazione di silenzio" e "Festa della Repubblica", bozzetto e critica sociale, alto e basso, lirico e civile, leggero e grave ecc. Visto che la convivenza dei contrari è possibile (e anche bella e anche utile)?

Posted by: Graziano at 02.06.04 17:13

Per quanto mi riguarda, caro Graziano, questo post parla di lessico, grammatica e sintassi. E la sua utilità politica è pari a zero.

Posted by: giuliomozzi at 02.06.04 17:25

Giulio, non mi interessa la sua "utilità politica". E' chiaro che tu privilegi l'approccio letterario-linguistico alla questione. Se in questi tempi bui ti mettessi a scrivere un articolo per dimostrare la differenza semantica tra "ostaggio" e "prigioniero di guerra", sostenendo che la parola "ostaggio" muove il lettore a una maggiore compassione e compartecipazione emotiva, mentre "prigioniero di guerra" contiene già in sé il germe di una condanna, anche se un tuo simile articolo non avesse alcuna "utilità politica", non mi asterrei mai dal considerarlo positivamente.
Bisogna poi vedere cosa intendi per "utilità politica". Se vuoi dire che il tuo articolo non muoverà masse di elettori padovani da destra a sinistra, probabilmente hai ragione. Se invece dai a "utilità politica" un'accezione un po' più larga, ad esempio considerando la possibilità che qualcuno non sapesse le condizioni sociali e politiche in cui vive Padova, certe caratteristiche e strumentalizzazioni delle beghe elettorali, certe interpretazioni del fare politica, un certo giudizio sui centri sociali ecc., beh, allora forse non avresti tanta ragione. E perché poi non si può fare critica sociale o politica attraverso l'analisi linguistica?
Prendo il mio caso personale: qui a Lecce il problema del vandalismo è molto sentito, gente che rompe vetrine, ribalta vasi, sporca muri ecc. C'è una giunta di destra che demonizza tutto ciò e si dà alla matta repressione, qualche mese fa addirittura ha fatto chiudere un bar solo perché lo frequentava "gente da centro sociale", non molto democratico, vero? Il tuo articolo, dunque, mi ha fatto riflette sulla mia situazione, e penso che abbia potuto far riflettere anche altri, benché la chiave di lettura sia linguistica e non politica. Far riflettere: ti sembra che questa non sia una "utilità politica"?

Posted by: Graziano at 02.06.04 17:39

Sì: e credo che uguale utilità politica ce l'abbia qualunque buon pezzo di letteratura; anche se parla del caffè del mattino (naturalmente un diario come questo dovrebbe essere considerato, da questo punto di vista, nel suo complesso; la singola pagina può ben essere scarsa, brutta o irrilevante; conta, della singola pagina, il suo "incastrarsi" con le altre; che è poi ciò che si può dire anche di un romanzo, nel quale possono apparire frasi, pagine o interi capitoli di "grigiore", ossia assoggettati alle sole esigenze strutturali; il corrispettivo delle esigenze strutturali del romanzo, in una "impresa letteraria" come un diario in rete, potrebbe essere - è una proposta - la relazione con i lettori; il romanzo "avvince" con il mezzo della trama - al servizio della quale stanno le pagine "grigie" -, mentre il diario in rete "avvince"... con quale mezzo?).

Posted by: guliomozzi at 02.06.04 17:51

Oggi ho tentato di assistere alla parata per la festa della repubblica qui a Roma.
Ovviamente è stato impossibile.
Nessuno poteva avvicinarsi. Tutte le vie che accedevano ai fori romani erano completamente sbarrate.
La radio trasmetteva interviste ad alcune persone che lamentavano discriminazioni tra cittadini di serie A (politici, parenti dei politici, amici dei politici e celebrità in genere) e cittadini di serie B (la gente comune).
Secondo me i politici sono ormai soltanto una classe imprenditoriale, un'istituzione indipendente dal popolo, che però ha il potere di decidere per tutti.
Mi sa che non voto nemmeno sta volta.

Posted by: a.t. at 02.06.04 22:55

Caro o cara che ti firmi a.t. e con un'email fasulla: i politici sono coloro che sono stati eletti. Non li ha mica messi lì dio.
Dal punto di vista strettamente matematico, chi non vota è come se votasse per chi vince.

Posted by: giuliomozzi at 02.06.04 23:12

No, Giulio, chi non vota esprime un dissenso. Al di là del dato pratico, se poi si favorisca l'uno o l'altro candidato, esprime innanzitutto la propria volontà a non compromettersi. Se A è cattivo e B è cattivo, io non voglio scegliere né A né B, rifiuto un sistema che mi impone di scegliere tra un male e un altro male. Non mi importa di scegliere il male minore, non voglio compromettermi scegliendo il male. In più, anche l'astensionismo ha il suo risvolto pratico: testimonia il disagio verso la politica, la non fiducia nell'intero sistema politico, il voto di sfiducia dato a tutti, maggioranza e opposizione. E non credere che i radar di giornalisti intellettuali e politici stessi non percepiscano questo dato. Lascia a chi vuole la libertà di non votare, noncioè di non credere a nessuna delle due o più alternative, perché una vera alternativa, oggi, non c'è.

Posted by: Graziano at 02.06.04 23:37

Caro Graziano, certo che lascio a chi vuole la libertà di non votare. Ho forse messi in atto comportamenti costrittivi?
Hai detto bene: chi non vota "esprime innanzitutto la propria volontà a non compromettersi". Ed esemplifichi: "Non mi importa di scegliere il male minore, non voglio compromettermi scegliendo il male".
La domanda è: è in gioco la salvezza della mia anima o il governo di questo stato? Perché se è in gioco la salvezza della mia anima, allora vabbè: posso egoisticamente preservare la mia purezza. Se invece è in gioco il governo di questo stato, non vedo perché dovrei astenermi dal votare.
Inoltre: poiché la mia astensione dal voto diminuisce il numero di voti necessari per vincere le elezioni, difatto la mia astensione dal voto fa diventare *ancora più forte* la parte più forte.
Faccio un esempio. Ci sono dieci votanti. Per vincere l'elezione, ci vogliono sei voti (la maggioranza). Se i votanti diventano sette (perché tre si astengono), i voti necessari a vincere l'elezione diventano quattro. Quindi l'astensione dei tre consente a una parte più forte dell'altra, ma comunque minoritaria, di vincere l'elezione con la maggioranza dei voti espressi. Dopodiché il vincitore dell'elezione avrà *la pienezza dei poteri*. Non avrà un potere limitato dal fatto che tre persone su dieci non hanno espresso il voto.
Chi non vota, dico la cosa in maniera un po' paradossale, non può sostenere di non aver partecipato all'elezione. Ha partecipato, favorendo il candidato (o la coalizione ecc.) più forte.
Nello specifico, nelle ultime elezioni politiche tutti coloro che non hanno votato hanno favorito la cosiddetta Casa delle Libertà.
Secondo me, i desideri di purezza sono desideri dai quali bisogna difendersi.

Posted by: giuliomozzi at 03.06.04 08:51

Io non voglio scegliere tra una destra che fa una legge-farsa sul conflitto di interessi e una sinistra che la legge non la fa, tra una destra che mette i suoi uomini alla rai anzicché farne uno strumento libero di informazione e una sinistra che ci mette i suoi, tra una destra che toglie i fondi alla scuola pubblica per destinarli alla privata e una sinistra che toglie i soldi alla scuola pubblica per destinarli comunque a qualcos'altro ecc.
Il mio non voto è un voto di sfiducia dato a tutto il sistema politico, che è in grado di recepirlo. Il tuo discorso matematico, inoltre, è troppo semplicistico, presuppone cioè che ad astenersi dal voto siano quelli che avrebbero votato il candidato più debole. Ma può essere anche il contrario (e nel caso italiano, forse, lo è: conosco già tre-quattro persone che in passato votarono a destra e che, deluse, non hanno intenzione di ritornare a votare). Ci sono i delusi della destra e i delusi della sinistra: e non è dato di sapere da che parte pende l'ago della bilancia. Il fatto, Giulio, è che - destra o sinistra, Berlusconi o Prodi, Busc o Kerry - per me sono la stessa cosa, capisci? Sai su cosa sono divisi Bush e Kerry riguardo la questione della guerra in Iraq? Sul numero di soldati da mandarci, Kerry ne vorrebbe di più: non c'è un'alternativa, capisci? Le distinzioni sono quisquilie, fesserie, inezie. Ed è sempre così: dovrei sceglire tra un industriale e un altro da mandare al gonverno? Ma io ci voglio mandare un contadino, un operaio, uno studente, non un manager con le mani legate dai vari gruppi economici ecc. Io voto contro tutte queste persone interessate, cioè non voto.

Posted by: Graziano at 03.06.04 09:28

Giulio,
sono d'accordo su tutto ciò che hai scritto, tranne che su una cosa. Spaccare una vetrata, imbrattare un muro, sono gesti che valgono non solo per il loro valore simbolico, ma anche per quello reale. Sono esempi di inciviltà e di maleducazione a cui forse noi ci siamo troppo assuefatti.
Faccio un altro esempio. Qui a Roma, ieri, ci sono state delle manifestazioni di dissenso in occasione della festa del 2 giugno. Tutti i giornali, oggi, titolavano: "E' andata bene", "Prova di maturità", "Nessun incidente grave", ecc. Eppure, stamattina, molto presto, ho attraversato in auto certe vie del centro, e ho visto tante, troppe scritte che da ieri imbrattano monumenti, ponti, palazzi.
Vedi, io ancora oggi non capisco perchè si debba contestare la Festa della Repubblica. Credo che in nessun altro paese democratico del mondo, in una simile occasione ci sia gente che protesti. Insomma, è una iniziativa che mi aspetterei da qualche monarchico incartapecorito che inneggia ai Savoia davanti al Pantheon. Ma questo è un giudizio politico. Ne voglio dare, invece, uno estetico: sdraiarsi su un ponte, fingendosi morti, al suono di una sirena, è certamente più d'impatto che rovesciare un'auto o sfregiare una statua. Ed è senz'altro un gesto più civile.

Posted by: leonardo at 03.06.04 09:54

Mi colpisce, in questo post così importante, meglio nei commenti a questo post, la frase scritta dall'anonimo "a.t.": "i politici sono ormai soltanto una classe imprenditoriale". Giulio precisa "i politici sono coloro che sono stati eletti. Non li ha mica messi lì dio".
Verissimo. Però, a rimarcare questa distanza fra "le cose della politica" e "la società reale" (mi scuso per entrambe le accezioni) che con forza in molti avvertiamo, mi verrebbe da dire: i politici eletti, o più precisamente coloro che hanno poteri di governo, tendono a comportarsi come i manager delle "public company" che, con controlli molto limitati e quasi sempre a posteriori, decidono esclusivamente sulla base della propria volontà, perseguono i propri piani senza che i soci (in questo caso tutti noi) possano esprimere il proprio gradimento, o meglio sovente in assenza di tale gradimento. Beppe

Posted by: beppegi at 03.06.04 09:55

No, Graziano, il mio "discorso matematico" non "presuppone che ad astenersi dal voto siano quelli che avrebbero votato il candidato più debole". Se il numero dei votanti diminuisce, diminuisce il numero di voti necessari per vincere. E quindi, difatto, chi si astiene facilita la vittoria del più forte. E' ovvio che non si sa, se non dopo le votazioni, chi è il più forte. Chi si astiene facilita la vittoria della parte che vincerà, senza sapere chi vincerà.
E, sinceramente, credo che il sistema politico attuale abbia tutto da guadagnare da un abbassamento del numero dei votanti. Un elettorato numericamente ridotto e che voti sulla base della difesa di specifici interessi (un elettorato alla statunitense, si potrebbe forse dire) è un elettorato abbastanza semplice da controllare, con il quale si può trattare facilmente. Al contrario, un elettorato numericamente esteso e che voti *anche* sulla base di emozioni, passioni e ideologie, è estremamente difficile da controllare, e può sempre riservare sorprese.
Secondo me, il sistema politico, quando ti sente dire che non voterai, gongola. "Recepisce", sì, il tuo non-voto: e ne è soddisfattissimo.

Posted by: giuliomozzi at 03.06.04 09:55

"E non credere che i radar di giornalisti intellettuali e politici stessi non percepiscano questo dato": negli Stati Uniti vota meno del 50% della popolazione e nessuno fa niente per spingere al voto. Che vada bene così? Del disagio dei non votanti ci si può anche disinteressare (tanto, non votano).

Posted by: Vincenzo at 03.06.04 09:56

Caro Leonardo, dicendo che "il gesto vale solo per il suo valore simbolico, non certo per quello reale" intendevo dire che del gesto reale, oggi, qui, a Padova, non importa niente a nessuno. Una vetrina è una vetrina: se ne mette su una nuova; e al muro si dà una grattata e una mano di bianco. Niente che non si possa sistemare con i soldi. Dici che lì a Roma hai viste "tante, troppe scritte che da ieri imbrattano monumenti, ponti, palazzi". Ci sarà una qualche differenza tra *una* scritta e *una* spaccata, e la lordatura di un'intera città, no? Così, proprio in termini di quantità. Ciò che è successo a Padova è un fatto politicamente grave, materialmente minimo.

Posted by: giuliomozzi at 03.06.04 10:08

Caro Beppe, che cosa vuoi che ti dica? Si tratta di eleggere qualcun altro. Cioè di votare.
(Non solo di votare, ovviamente. Anche di lavorare nei partiti. Di costituire partiti, se serve. Di costituirsi in gruppo di pressione. Di cercare compagni di viaggio. Di legittimare gli avversari, per potercisi confrontare. Eccetera. In somma: di "fare politica").

Posted by: giuliomozzi at 03.06.04 10:14

CI AVESSERO PENSATO di K. Kavafis


Sono ridotto povero e randagio.
Questa città fatale d'Antiochia
m'ha divorato tutto:
fatale, con la sua prodiga vita.

Sono giovane, e d'ottima salute.
E poi posseggo il greco a meraviglia
(a menadito Platone, Aristotele,
e oratori, e poeti, e chicchessia).
Di cose militari ho qualche idea,
e amicizie tra i capi mercenari.
Sono piuttosto addentro nell'amministrazione.
L'altr'anno, sono stato sei mesi ad Alessandria:
conosco (è sempre utile) le cose di laggiù:
le canagliate, i piani del Malfattore, eccetera.

Per tutto questo, credo d'essere indicato
pienamente a servire il mio Paese,
la mia patria diletta, la Siria.

Qualunque sia il lavoro che m'affidino
cercherò di giovare al Paese. Il mio proposito
è questo. Se m'intralciano però coi loro metodi
- la conosciamo quella brava gente (sorvoliamo) -
se m'intralciano, ebbene: la colpa non è mia.

Io mi rivolgerò prima a Zabina,
e, se quell'imbecille non m'apprezza,
andrò dal suo rivale, andrò da Gripo.
E se neppure lui mi vuole (quell'idiota),
me ne vado da Ircano dritto dritto.

Mi vorrà pure, uno di loro tre.

La mia coscienza è in pace,
quanto all'indifferenza della scelta.
Rovinano la Siria tutti e tre.

Sono un povero diavolo. La colpa non è mia.
Un uomo disgraziato, che cerca di sbarcare
il lunario. Ci avessero pensato, i sommi dei,
a farne un quarto, onesto.
Mi mettevo con lui, con gra piacere.

Posted by: Graziano at 03.06.04 10:21

Giulio, mi rendo conto che il mio intervento possa provocare un'alzata di spalle. Ed è proprio questo che intendevo evidenziare. Un fatto del tutto sganciato dalla politica (e dal valore simbolico del gesto): una cosa un po' da maestrino - tipo: NON SI DEVE SPORCARE LA STRADA PERCHE' LA STRADA E' DI TUTTI E QUINDI E' ANCHE TUA.
Robetta banale.
Eppure, sullo sfondo, c'è, eccome!, una questione politica. Tu dici che per emarginare certe frange estremiste della costellazione antagonista bisognerebbe imborghesirle. Ecco: io, dietro certi gesti di maleducazione, o meglio, di inedicuazione civica, ci vedo una componente, al contrario, molto borghese. Borghese all'italiana. Quell'idea del mondo, e in ispecie del nostro Paese, permeata di relativismo culturale, di menefreghismo, di antagonismo à la pàge, di contestazione di un modello di "italiano" che contemporaneamente adotta tutti gli schemi e gli stili di quell'italiano: e cioè il classico "io faccio per me, gli altri sono il nemico o, almeno non contano", da cui discende il più generico: "Questo non è il mio Paese", o anche il presentimento che i governi non siano eletti:
chi ha il potere è sempre "un altro". "Non vado a votare, ci penserà un altro", "rompo una vetrina, la riparerà un altro", "questo pacchetto di sigarette vuoto lo butto in terra, lo raccoglierà un altro"... E per quanto riguarda il caso specifico: "Con le mie azioni/contestazioni io non faccio politica; un altro la farà per me".

Posted by: Leonardo at 03.06.04 10:57

E poi, Giulio, ti dicevo della parata del 2 giugno, qui a Roma. Domani arriva Bush. E la sinistra rischia un altro autogol. Rischia di fare l'ennesimo favore al Cavalier Berlusconi. Quando il texano sarà in città - abbiamo letto - in molti non gli stringeranno la mano. Ora io ti chiedo un pronostico su questa lista di nomi: Formigoni, Frattini, Mancino, Scalfaro, Dini, Pecoraro Scanio, Cossutta, Buttiglione, Cossiga, Sgarbi. Chi di loro opporrà a Bush il gran rifiuto? E soprattutto - ti chiederai - qual'è il minimo comune denominatore tra questi così diversi politici nostrani? Niente... E' che tutti loro, qualche tempo fa, strinsero un'altra mano, a Roma, tra un riso al radicchio e una rosa di filetto. Era la mano di Tarek Haziz. Qualcuno si spinse oltre: Pecoraro Scanio regalò al vice-premier iracheno una scatola di sigari toscani; e Scalfaro, dopo aver mostrato all'ospite lo spettacolo della città dall'alto della terrazza del suo ufficio, gli fece dono dell'originale di un suo intervento al Senato sulla crisi irachena. Haziz - dissero le cronache - apprezzò moltissimo (riso, filetto, sigari e discorso). Fate pure il vostro gioco...
Perchè dico che la sinistra rischia l'autogol? Perchè non si dovrebbe contestare Bush per il fatto di venire a celebrare la liberazione di Roma, ma Berlusconi che lo invita per fini elettorali. Dov'era Bush, il 4 giugno di un anno fa? di due anni fa? A casa sua. Perchè Berlusconi l'ha invitato quest'anno? Perchè spera che la contestazione vada sopra le righe, per poter dire: ecco la sinistra che vuole andare al governo.

Posted by: Leonardo at 03.06.04 11:14

Cosa vuol dire "imborghesire"? È un bene? Non so rispondere.

Cosa vuol dire "democrazia"? Il "non votare" fa il gioco di chi? E il votare?

Preferisci bere acqua o aranciata? Scegli tu. È inutile che insisti a chiedere del vino. Puoi scegliere solo acqua o aranciata. Le opzioni possibili le scelgo io, ma poi, la decisione finale spetta a te. Vedi come sono buono? Sarà la maggioranza a decidere. Sono democratico? È questa la democrazia?

Certo. Spaccare vetrine, randellare la gente. Questo di sicuro non è nemmeno civiltà!

Però, per quanto riguarda il votare, giuliomozzi, scusami, ma non sono d'accordo.

Posted by: paco610 at 03.06.04 12:08

Sempre a proposito di come vengono sfruttate le più svariate situazioni in odore di elezioni.
Stasera alle 18 a Capannori - a pochi chilometri da casa mia - il sindaco attualmente in carica e ricandidato per le imminenti amministrative aprirà la porta di casa sua e parlerà oppure aprirà la finestra di casa sua e parlerà. Tipo il santo Padre. In casa sua rappresenterà la casa della Libertà. Ma non avrà la libertà di mettere il naso fuori della soglia: è indagato per corruzione e agli arresti domiciliari, quindi ha organizzato un comizio da casa sua. Ho appreso tutto questo non dal Tirreno o La Nazione - quotidiani locali - di stamani ma dal sito on-line de "La repubblica" di ieri. Una popolarità che potrebbe giocare a suo favore. Magari stasera ci sarà una folla di curiosi e qualcuno alla fine penserà:"Bah, non ragiona nemmeno male, quasi quasi.." Mi viene in mente un titolo a caratteri cubitali della defunta rivista Cuore che cominciava con "Hanno la.." ma non sarebbe molto elegante proseguire.
Un caro saluto
Toni

Posted by: Toni at 03.06.04 15:53

Giulio, visto che ti definisci democristiano, ti interesserà forse sapere qualche notizia in più sul sindaco di Capannori,di cui parla Toni: anche in lui batte un cuore DC.
Questi alcuni cenni biografici di Michele Martinelli:è nato nel 1949 a Capannori, è sposato ed ha una figlia. Si è Laureato nel 1975 in Filosofia Morale discutendo una tesi su: "I fondamenti Cristiani nel pensiero politico di Jacques Maritain" presso l'Università degli Studi di Pisa. E' stato eletto Sindaco, il 13 giugno 1999 con elezione diretta, ottenendo al primo turno il 54,99 % dei voti.
Sull'ultimo numero di "Panorama" c'è un articolo su di lui. Ne copio alcuni estratti: "Il comizio può iniziare: 'Gentili elettrici, egregi elettori, grazie a tutti per la vostra presenza qui stasera. Dopo 29 anni di impegno politico e di attività al servizio della nostra gente, sto vivendo il momento più difficile e amaro della mia esistenza'. Pausa. Gli occhi di Michele Martinelli, sindaco di Capannori, sulla piana di Lucca, incontrano quelli dei 50 liberi professionisti venuti ad ascoltarlo nella saletta di un albergo del paese. 'Chiedo a tutti voi e alle forze politiche che il confronto politico si svolga sul terreno delle proposte e dei programmi'. Ci sono l'ingegnere, l'avvocato, il medico, tutti con lo sguardo incollato allo schermo di una televisione per ascoltare la voce del sindaco che non c'è. Sì, perché Martinelli (...) cerca di guadagnarsi la rielezione parlando ai simpatizzanti attraverso una videocassetta registrata da una prigione particolare: casa sua. Dal 5 maggio, infatti, 10 giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle liste, Martinelli è agli arresti domiciliari nella frazione di San Colombano, dove abita, con l'accusa di corruzione. L'inchiesta riguarda il regolamento urbanistico approvato dal Comune di Capannori. Secondo la procura di Lucca, Martinelli avrebbe fatto da tramite per una tangente proveniente da un imprenditore e indirizzata ai tecnici responsabili del regolamento per rendere edificabili alcuni terreni. E così, mentre il tribunale del riesame di Firenze ha respinto sia la richiesta di libertà immediata avanzata dai difensori sia quella della custodia cautelare in carcere avanzata dalla procura di Lucca, Michele Martinelli, 55 anni di cui 29 passati in politica nella Democrazia cristiana, si ritrova suo malgrado a condurre una campagna elettorale paradossale. Non è lui che va tra la gente, ma sono i cittadini che vanno a casa sua. (...)
Certo, la caccia al voto è sempre una battaglia senza esclusione di colpi e con tanti imprevisti. Ciò che è successo a Martinelli è qualcosa che non si sognano neppure quelli che sono abituati ai colpi bassi. Un precedente c'è, proprio in Italia: il presidente della giunta campana, Antonio Rastrelli, il 3 giugno del 1999 venne arrestato proprio il giorno dopo la presentazione delle liste. Anche a lui fu concesso di partecipare alla campagna elettorale e poi, in fase istruttoria, venne prosciolto. Martinelli si dichiara innocente ma, fedele agli insegnamenti della vecchia scuola democristiana, non grida al complotto. Preferisce aspettare l'esito delle indagini nella sua casa-prigione di questo comune di 44 mila abitanti che si estende per 154 chilometri quadrati, dalle montagne a nord delle Pizzorne al monte Serra.
'Avevo deciso di mollare e di dedicarmi alla difesa, ma l'affetto della gente e la solidarietà anche degli altri candidati hanno convinto a tenere duro. (...) La magistratura deve fare il suo lavoro, ha ricevuto una denuncia e non poteva fare altrimenti. Ho un grande rispetto delle istituzioni e del lavoro di chi le incarna'. Tira fuori Socrate: 'Lui scelse di non andare contro le leggi dello stato fino ad arrivare alla morte, io però combatto'. Alla maniera dei vecchi democristiani".
Staremo a vedere...

Posted by: leonardo at 03.06.04 16:13

scusatemi se mi intrometto.
non credo che abbia senso, in politica, parlare in termini di "pozzo proibito/oceano obbligatorio". certo, non votando possiamo esprimere un dissenso, ma è un modo un po' stolto per manifestare il proprio disappunto.
credo che l'oligarchia politica si rafforzi proprio grazie all'astensionismo. credo anche che mandare in europa un rappresentante che si opponga alla privatizzazione dell'acqua sia vitale (per esempio).

il primo giugno io c'ero, alla "manifestazione" di padova. mi scuso per il disagio, come dice trenitalia. alle vecchiette padovane, per un motivo o per l'altro, devo chiedere scusa tutti i giorni e la cosa comincia un po'a stancarmi.
per quanto riguarda le minoranza rumorose, ci sarebbe da discutere in modo un po' più profondo.
per quanto riguarda i disobbedienti, mi rallegra che qualcuno abbia disturbato quelle vergognose parate militari. un carroarmato sfregia una città più di un graffito, a volte.
il monologo dei vertici e la loro autocelebrazione non hanno niente a che fare con una repubblica democratica.

"imborghesire" nel senso di "integrare"?

Posted by: marta at 03.06.04 16:21

Postilla: anche per tutto questo, sono convinto dell'utilità del voto.

Posted by: Toni at 03.06.04 17:03

Dico solo una cosa a mio favore, forse.
Se fosse vero che i politici sono 'eletti' come intendo io, non sarebbero così corrotti.
La politica dovrebbe essere una seria vocazione e non un mezzo per esercitare potere e per perseguire i pripri scopi personali.
Il politico non dovrebbe, a mio avviso, avere alcun tipo di azienda reddito alto o attività propria se non appunto la politica.
E' vero l'errore è nostro, ma solo perchè permettiamo che le liste delle persone candidate a fare la politica continuino ad avere altre attività (studi legali, ambulatori medici, televisioni ecc...).
La pura politica non ha niente a che fare con gli interessi economici di chi la esercita.

Posted by: a.t. at 04.06.04 01:17

In sostanza, caro o cara che ti firmi a. t. e un'email che mi pare fasulla, tu vorresti una classe politica di puri professionisti della politica, senza altri redditi che quelli che vengono loro dalla politica. Una vera classe politico-imprenditoriale.

Posted by: giuliomozzi at 04.06.04 09:22

Giulio Giulio, alla fine del tuo post, però, l'effetto che almeno io ne ricavo, al di là del valore letterario, è che morissi dalla voglia di farci sapere per chi avresti votato... insomma, mi puzza un tantino di spot elettorale. Essere un democristiano oggi significa:
1) essere di centro nel centrosinistra.
2) essere di centro nel centrodestra.
3) essere di centrosinistra in Italia e nel PPE in Europa.
4) essere di centrodestra in Italia e nel PPE in Europa.
5) non essere più, per il centro del centrosinistra, fieri oppositori di quella sinistra massimalista da sempre maggioritaria in Italia.
6) non essere più, per il centro del centrodestra, fieri oppositori di quella estrema destra che si richiamava a valori contro i quali era stata condotta la lotta partigiana.
7) essere Mastella.
8) essere cioè tutto e il contrario di tutto.

Posted by: Fabio Ciofi at 05.06.04 18:39

Caro Fabio, ho scritto un intervento in cui si parla di politica cittadina. Mi è sembrato sensato dire qual è la parte dalla quale sto. Ho dichiarata la mia appartenenza (più culturale che operativamente politica: visto che la Dc non esiste più) e per quale candidato sindaco voterò (uno che appartiene a una cultura politica molto diversa dalla mia, e al quale avrei preferito un altro).
Se a fronte di questo tu senti "puzza di spot elettorale", ne deduco che preferisci le comunicazioni in cui si nascondono subdolamente la posizione e l'appartenenza politico-culturale a quelle in cui la posizione e l'appartenenza politico-culturale viene dichiarata apertis verbis. Buon pro ti faccia.

Posted by: guliomozzi at 06.06.04 14:21
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