Ho ricevuto (non solo io) da Simone Battig questo “Messaggio gretto ma diretto del più grande scrittore italiano vivente”, preceduto da una breve lettera. Pubblico qui di seguito breve lettera e messaggio.
***
Questa è la mia ruvida verità, per chi avesse il coraggio di prenderne coscienza.
Le persone e le entità citate nominalmente sono citate in quanto specchio del mondo dell’editoria nostrana, simulacri del propagarsi dell’infezione che attecchisce sul “ruolo sociale” assuntosi e finisce per intaccare l’individuo e i suoi stessi valori.
Per comporre questo distintivo atto di accusa, intenzionalmente grezzo e sgraziato, mi sono avvalso dell’accurata osservazione di atti pubblici corroborata dalla mie esperienze personali (fin qui relegate in spazi privati e bilaterali di confronto per un mio difetto di carattere) strettamente connesse alle accuse e ai simulacri ivi citati.
Grazie a tutti, a chi ascolterà e a chi ha fornito il materiale.
Simone Battig
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FUCK BOOKSWORLD TODAY
‘Fanculo agli editor che non sanno fare il loro lavoro, perché se lo sapessero fare si licenzierebbero.
‘Fanculo a Feltrinelli Editore che ti dice che accetta di leggere solo i libri richiesti ma non dice com’è possibile che richieda proprio il tuo se nemmeno vuole sapere chi sei e cosa hai scritto.
‘Fanculo a Einaudi Stile Libero (Roma) e Einaudi Coralli (Torino).
‘Fanculo agli agenti letterari.
‘Fanculo a Mondadori e a tutti quelli che ci pubblicano con la scusa che prima o poi non sarà più di Berlusconi e prima non lo era. Vale anche per la mancata rivolta contro Mussolini quando governava l’Italia e prima che ci portasse in guerra e alla vergogna delle leggi razziali?
‘Fanculo ai dibattiti letterari in Italia, quelli che li fanno non hanno neanche una vaga idea di ciò che vanno dicendo, fingono l’idea di loro stessi.
[…]
‘Fanculo a Giulio Mozzi che vuol far credere di essere uno scrittore e un “operatore culturale” e invece è solo un omino piccolo piccolo che vive chiuso nella sua stanzetta, o nella stanzetta che qualcuno gli paga in giro, o nella stanzetta della casa editrice o nella sua stanzetta blog virtuale, ‘fanculo a Mozzi che non ha una parola ma tante parole vuote.
‘Fanculo a Minimum Fax e ai pariolini di merda.
‘Fanculo a Fazi Editore e alle puttanate che pubblica.
‘Fanculo ad Adelphi che ha il coraggio di un coniglio bagnato.
‘Fanculo a Giuseppe Genna che sembra l’altra faccia del salotto letterario e invece scopri che è l’ultima porta a destra: il cesso che tutti usano.
‘Fanculo a Davide Bregola che per pubblicare un libro si è venduto un amico.
‘Fanculo ai giornalisti, ai critici letterari che vengono pagati per scrivere bene di qualcuno e non si sognano nemmeno di cercare loro indipendentemente i libri da promuovere.
‘Fanculo ai Covacich, agli Ammaniti, ai Paolo Nori, alle Isabella Santacroce, alle Simona Vinci, alle Melissa P., ‘fanculo ai Tiziano Scarpa, agli Aldo Nove, ai Piersandro Pallavicini, alle Sara Beltrame, alle Silvia Ballestra, alle signore Marchi (Adelphi), a tutti quelli così, intellettuali radical-chic dei miei coglioni che predicano bene e razzolano malissimo impegnati come sono a difendere le loro meschine posizioni di potere e vanagloria.
‘Fanculo alla Holden e ai suoi allievi. Che camminano sulle uova marce, hanno la puzza sotto il naso (ma non sentono la loro) e tutti insieme faticano a mettere insieme un cervello.
‘Fanculo a Baricco e a tutti gli scrittori copy che scrivono quello che la gente lobotomizzata si aspetta di leggere e non producono un solo lettore in più.
‘Fanculo alle presentazioni dei libri, alle interviste, ai reading, al Festival dei piccoli editori di Mantova, al Salone del libro di Torino, ai premi letterari, a tutti questi ritrovi per pecore che servono agli intellettuali di prima per baciarsi il culo a vicenda e mostrare le collane di ossa rotte che si sono fatti facendo lentamente a pezzi il “rompicoglioni” di turno che minacciava il pensiero unico e la loro vuota individualità.
‘Fanculo ai gettoni di presenza per comparire ovunque e dire stronzate a chiunque.
‘Fanculo a quelli che contemporaneamente scrivono libri, tengono corsi di scrittura creativa, scrivono per i giornali, scrivono sceneggiature, scrivono per il teatro, scrivono per la TV, scrivono il loro blog personale, scrivono per le riviste, organizzano presentazioni, organizzano festival letterari, fanno gli editor, scrivono sulle riviste on-line, ma dove lo trovate tutto questo tempo e chi cazzo credete di essere?
‘Fanculo alla lobby dei romani e dei milanesi.
‘Fanculo a quelli che vogliono leggere tutto quello che hai scritto, se lo fanno mandare (compresi i libri già pubblicati) e poi spariscono: non ti dicono “Che schifo di roba che scrivi”, non ti dicono “Non l’ho letto”, non ti dicono “Ho perso i manoscritti”. Semplicemente non ti dicono più niente.
‘Fanculo alle regole del mercato, tutte cazzate, vengono regolarmente accantonate ogni volta che c’è un nuovo cortigiano leccaculo “che non si può non pubblicare” perché prima o poi, per reggere il sistema, il leccaculo tornerà utile.
‘Fanculo alle parentele, ai fidanzati, agli amanti e agli amici di amici.
‘Fanculo ai cantanti che pubblicano libri, perché si fanno usare e invece di contribuire a creare nuovi spazi di pubblicazione contribuiscono a chiudere quei pochi che già ci sono.
‘Fanculo all’esterofilia del cazzo dei nostri editori che pubblicano qualsiasi cosa basta che si paghino cari i diritti d’autore ad un’altra casa editrice straniera (vedi regole del mercato).
‘Fanculo ai signori delle case editrici che si riempiono la bocca di Bukowski e l’alcolismo, di Lou Reed, di Burroughs e l’eroina, di Ellis e tutte le droghe del mondo etc..etc.. e se appena appena ti prendi una sbronza seria in loro compagnia o ti fumi una canna nel loro ufficio diventano di salgemma, si sentono a disagio e cominciano a guardarti come un eroinomane perso indegno di considerazione.
‘Fanculo alla lobby dei gay.
‘Fanculo ai giovani scrittori, marionette che non cagano neanche.
‘Fanculo alla maggioranza dei lettori, beoti!
E alla fine ‘fanculo a te, Simone Battig, che credi ancora che tutto questo sia superabile.
[Ho rimosso un paragrafo su richiesta della persona interessata. gm, 1.6.04, h 21.21].
Posted by giuliomozzi at 31.05.04 15:37 | TrackBackMi sembra ovvio che il Battig abbia visto "La 25a ora" di Spike Lee...
Posted by: Spike Lee at 31.05.04 15:43io risponderei, a proposito di vivere chiusi in stanzette, semplicemente pubblicando alcune jpg dell'ultima stanza che t'ha dato ricetto (accuratamente prive di qualsiasi commento scritto). Chissa'...le vie della misericordia restano infinite, anche dopo "sfoghi" come questi.
Posted by: cletus at 31.05.04 15:57E così neanche simone battig mi ha mandato a 'fanculo!
(il più grande scrittore italiano vivente, per almeno altri quarant'anni, sono io).
chissà , magari anche questo ennesimo provocatore riuscirà ad ottenere una certa
pubblicità .. Dio ti benedica caro Simone .
la letteratura che è una cosa immortale è affidata nostro malgrado a noi mortali, lettori... scrittori... è un paradosso... ma ora che ci penso è una cosa fighissima...
Posted by: martin at 31.05.04 16:33Comunque, bisogna ammetterlo, è difficile non essere d'accordo su quasi tutti i punti di questa invettiva... e poi è anche scritta bene. Unico difetto: non amo, in genere, gli sfoghi livorosi e astiosi e rancorosi. In questo, però, c'è un che di liberatorio che, alla fine, conquista.
Posted by: Chiara at 31.05.04 16:45Proprio non capisco questo tipo di sfoghi...
Posted by: Marco Candida at 31.05.04 17:02è una lettera che non lascia indifferenti. io mi sento chiamata in causa, se non altro come persona che organizza incontri con autori, e che ama partecipare ad incontri con autori. e probabilmente simone ha ragione a mandarmi affanculo. detto ciò, non sottoscrivo molti punti. quella che capisco di meno, fra parentesi, è la presa di posizione su mancassola. se vivesse a verona invece di padova, si salverebbe dagli strali dell'autore della lettera? bho..
la cosa paradossale, di questa lettera che spero sincera, è che farà pubblicità all'autore. di cui la sottoscritta non aveva mai sentito parlare. buon per lui. immagino avrà la coerenza di non pubblicare con mondadori o einaudi.
state bene
Caro Sfanculatore, alias Simone Battig, dopo ciò che di tuo ho letto quasi mi verrebbe da chiderti: Se ti fossi chiamato Noè, avresti fatto salire sulla tua arca una coppia di ogni animale del creato, o avresti sfanculato pure loro?
Posted by: Silvio at 31.05.04 17:16E a me niente?
G.
p.s. Perché proprio "'fanculo"? Non andava bene un bel "vaffanculo"? Fanculo è una contrazione obbligatoria per i doppiatori dei film americani che devono farci stare sulle labbra una parola (fuck off) che tradotta non ci starebbe.
Lo trovo americanofilo, giovanilista, letterario, da editor, lobbystico, Stile libero, gay, da cantante alternatico, bukoskiano, ellisiano, holdeniano, genniano, minimunfaxiano, paroliniano, etc.
Lo chiedo così, tanto per capire...
mi intrometto in un discorso già iniziato, non perchè voglia cambiarlo ma per rendervi partecipi della mia ultima lettura, è più forte di me, mia sorella mi regalla un libro dal titolo PADELLA, di un tale andrea gotico. Ragazzi mi sono pisciato addosso dal ridere. Buona discussione
Posted by: Luca bernardi at 31.05.04 17:31"Nel 1997 un mio racconto è stato pubblicato su "Coda" (Transeuropa): antologia a cura di Giulio Mozzi e Silvia Ballestra; quindi ho pubblicato il mio primo libro "FUCK VITALOGY TODAY" (Theoria 1997). Da poco è uscito il mio secondo libro, un romanzo dal titolo "SUL NULLA" (Theoria 1999). Collaboro col mensile di letteratura "Ex Libris" per cui curo la collana trimestrale di inediti."
Curioso, costui sfancula le stesse cose che fa.
Mi preoccupo: invece di pensare e creare e manipolare e inventare la lingua e la letteratura si usa la testa per mandare tutto a fanculo come si fa alle scuole medie per picchi d'ormoni adolescenziali.
Vabbè. Complimenti al più grande scrittore. Ha completato la muta vocale?
Ciao.
Roberta.
Abbastanza perplesso. Sì, ricevuta anch'io. Certo è che non puo' essere ignorata: sembra essere sincera, la lettera.
Cordiali saluti,
Giuseppe Iannozzi
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 31.05.04 18:03ehm... veramente il più grande scrittore italiano vivente sono io, soltanto che non lo sa nessuno perchè non ho ancora iniziato a scrivere; diciamo che ho tutto pronto in testa, devo solo trovare il tempo di organizzarmi e poi è fatta.
ciao ciao
Battig: i suoi libri mi sono piaciuti. Uno dei suoi elenchi di cose (sul nulla = racconti del cuscino)mi è stato di ispirazione per un qualche tempo. Che queste siano le tot cose da mandare a ...?
Posted by: L'APPRENDISTA at 31.05.04 18:53"Battig, Battig, oh bel Masetto, la tua povera Zerlina! Starò qui come angellina, le tue botte ad aspettar ..." (Mozart/Da Ponte - Don Giovanni - atia di Zerlina)
Posted by: gino tasca at 31.05.04 19:38Che simpatico.
Confesso di aver inviato anch'io, tempo fa, qualcosa di analogo. Posso affiancarmi?
(Naturalmente, poi, mi è passata:-) )
«Quando i miei primi libri per ragazzi uscirono, furono lodati da tutta la critica del
settore (compreso il torinese "L'Indice") per la loro raffinatezza e il loro
anticonformismo. Poi, un brutto giorno, quella brutta cogliona neo-nazista
della Fatucci [responsabile di EL-Emme-EinaudiRagazzi] decise di muovermi guerra ed annientarmi per ragioni
psicopatiche tutte sue ... e ci riuscì, forte dell'alleanza delle altre
carampane sue pari (Forestan, Ziliotto eccetera). Da allora ho collezionato
solo risposte diplomatiche del tipo "Non in linea con le ns collane".
Ho dedicato la mia vita alla scrittura, tenendo d'occhio un tipo di lettore
intelligente, non precocemente berlusconiano, amante del nuovo e nemico
degli stereotipi. Questo tipo di target attualmente NON
interessa né la Fatucci, né alcun altro editore per ragazzi. Si preferisce
omologarsi su un prodotto cretino, stucchevole, mediocre. In genere sono le
donne a sperimentare la ferocia e l'ottusità degli uomini di potere. A me è
toccato in sorte di lottare contro la ferocia e la mediocrità delle donne
che attualmente infestano le redazioni editoriali degli editori per ragazzi.
A questo punto dichiaro la mia resa. Seppellisco il talento che mi era stato
dato in dono. Come diceva Andersen
"TALENT IS NOTHING, EXCEPT IN FORTUNATE CIRCUMSTANCES"
Spero di incontrare circostanze più favorevoli nella mia prossima vita.
Fanculo a tutte queste megere contro cui ho lottato inutilmente. Che la
peste le colga:-/
Lucio Angelini»
Chi mi dà l'indirizzo di Battig? Magari potrebbe nascere un amore:-)
Posted by: Lucio Angelini at 31.05.04 19:38il piu' grande scrittore italiano non vivente (bene, almeno ultimamente) sono io, mi spiace deluderla. Anton Cletus Fiscaletti, ricevera' missive dai miei legali, ne stia certo.
Posted by: Anton Cletus Fiscaletti at 31.05.04 19:51E ci sono le lacrime delle cose. Ha detto Virgilio. E c'è la rabbia. E ci sono le parole delle parole . E c'è chi finge di guardare fuori,
e invece sta guardando al cortile interno.
Torno più seriamente su Battig. È facile fare dell’ironia (e l'ho fatta) sullo sfogo di Battig contro l’estabilishment cultural-letterar-editoriale del nostro amato belpaese: non perché non sia nel vero, non sono in grado di giudicare, ma perché è uno sfogo personale, interiore, privato, intimo. Si dice, a mo’ di scusante: però è sincero. E questa per me (per un musiliano) è un’aggravante. Il trattamento che va riservato a simili espressioni personali è in queste auree parole di Wittgenstein: “L’intento è adagiato nella situazione, nelle abitudini e nelle istituzioni umane”. A commento, scelgo questo passo: “Sulla categoria dell’espressione grava da sempre un’equivoco […]. Intendo l’idea ingenua che l’oggetto dell’espressione debba essere per forza di cose un’interiorità privata, qualcosa che accade «nel mio animo» […]. L’espressività è definita da due poli: da un lato mette in campo qualcosa di ben più mio che non una qualche rappresentazione interiore: il mio modo d’essere […]. Dall’altro lato, questo esser-se stesso è il risvolto di un’appartenenza al mondo” (M. De Carolis). Molti aspiranti scrittori farebbero bene a tenere presente entrambi i lati, non solo uno (e spesso, malauguratamente, solo il primo).
Posted by: massimo at 31.05.04 22:31bè a me non mi ha mandato affanculo... tiè!
Posted by: doge at 31.05.04 23:35D'accordo con Biondillo: vaffanculo andava scritto per intero.
Posted by: Anonima Sequestrata at 01.06.04 00:08Non capisco una cosa: perché pubblicare quella mail?
Capisco il batig (pubblicità ed egolatria), non capisco il mozzi.
Il batig, genio incompreso, lancia il suo "j'accuse".
Va bene, è ridicolo. E allora?
Godard, di M. Moore, ha detto: "nonostante i buoni propositi, alla fine fa il gioco di Bush".
vorrei ricordare a battig che virgilio, kafka, borges (ma sono solo i primi nomi che mi vengono in mente. sono sicuro che ne possiamo trovare di altri)volevano bruciare le loro opere. per non parlare dei pittori che avrebbero fatto la stessa cosa con i loro dipinti.
forse è proprio questa insicurezza la caratteristica dei grandi artisti.
detto questo, indovinate indovinate, la troppa sicurezza a chi appartiene?
a battig l'ardua risposta
Vorrei ricordare semplicemente che c'è un'interessante serie di perché che gira pubblicamente su Internet da un sacco di tempo. Ne riporto uno: "Anticamente, in Inghilterra, la gente poteva avere relazioni sessuali solo se autorizzata dal re (erano eccettuati i membri della casa reale). Pertanto chi voleva un figlio, a seguito di regolare richiesta di autorizzazione, riceveva un targa da apporre al la porta di casa, sulla quale era scritto "Fornication Under Consent of the King", poi sintetizzato nella sigla "F.U.C.K.". Da cui, la moderna espressione americana...".
L'italiana origine del nostro meno prosaico "vaffanculo" non ha bisogno di tali riferimenti, però visto il commento di Gianni Biondillo - che condivido - un riferimento etimologico può essere d'aiuto.
Mentre leggevo vedevo la faccia di Edward Norton che parlava allo specchio... che parlava di editoria. E' stata un'esperienza interessante che ancora mi mancava.
A questo punto aggiungerei anche un 'Fanculo a Edward Norton, e così il cerchio si chiude.
Ricevo e faccio girare questo messaggio. Sono in molti quelli che devono andare a fare in culo. Magari piace:
USI INTERNET?....IN GALERA! Il governo Italiano ha approvato tre leggi che in pratica si applicano a qualsiasi uso di internet e possono spedire in galera chiunque. Decreto Legge Urbani (22 marzo 2004, n. 72) - se scaricate musica o film da internet anche per uso personale rischiate fino a 4 anni di carcere, 15437 EUR di multa, sequestro di tutto il materiale informatico e la pubblicazione dei vostri dati su un quotidiano nazionale ed una rivista specializzata in spettacolo - se immettete su internet una "opera dell'ingegno" (Progetti OPEN SOURCE) siete obbligati ad avere il bollino del governo italiano che certifica che avete adempiuto agli obblighi del decreto. Il bollino probabilmente sarà a pagamento. Questa legge si applica anche ai siti personali con le foto delle vostre vacanze o le vostre poesie. Legge 106/2004 (15 aprile 2004, n. 106) - se avete un sito internet o mettete su internet un qualunque documento siete obbligati a depositare OGNI 6 MESI due copie complete di tutto ciò che avete fatto a 2 biblioteche statali. Se non lo fate ricadete in una legge del 1939 per STAMPA SOVVERSIVA. Questa legge si applica anche ai siti personali, newsletter e tutto il resto. DDL antipedofilia (7 novembre 2003) - se immettete su internet o visionate foto, disegni o testi scritti che abbiano come soggetto un minore o una persona che sembra minorenne e che a detta di un giudice è in un contesto "osceno" (cosa sia "osceno" non viene specificato) siete dei pedofili. Questo si applica anche ai quadri,alle foto d'arte, ai manga e perfino ai testi scritti. Se pubblicate le foto delle vostre vacanze dove si vede la vostra ragazza (o ragazzo) in costume da bagno e sembra minorenne (anche se non lo è) potreste essere accusati di gestire un sito pedopornografico. NESSUN GIORNALE E NESSUNA TELEVISIONE HA PARLATO DI QUESTE LEGGI! SE USATE INTERNET RISCHIATE LA GALERA E NESSUNO VE LO HA DETTO! Ci rendiamo conto che leggi così ambigue e malfatte non possono essere applicate alla lettera, altrimenti finiremmo tutti in galera, ma ci rendiamo anche conto del rischio di strumentalizzazione a cui questi provvedimenti si prestano. Se in un qualunque momento un qualunque sito esprimesse idee non gradite al governo, quest'ultimo potrebbe avvalersi di una di queste leggi e censurare di fatto il sito adducendo come accusa l'assenza del bollino governativo o di una copia aggiornata depositata negli archivi statali. NOI, CITTADINI ITALIANI, VOGLIAMO VEDERE RICONOSCIUTI ANCHE SU INTERNET I NOSTRI DIRITTI DI LIBERTÀ DI OPINIONE, DI ASSOCIAZIONE, DI PENSIERO E DI ESPRESSIONE, CHE LA CARTA EUROPEA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA CI ASSICURA! 18 MAGGIO - IL DECRETO URBANI E' DIVENTATO LEGGE. LA MAGGIORANZA NON HA TENUTO IN ALCUNA CONSIDERAZIONE LE OLTRE 40.000 FIRME RACCOLTE. Hanno votato a favore : Tutti i partiti della casa delle liberta' Si sono astenuti : Ds Margherita Udeur Sdi Hanno votato contro : I Verdi Comunisti Italiani Rifondazione Comunista Dipietristi Fate sapere a tutti quello che sta accadendo, copiando il testo, ripostandolo o inviandolo per e-mail, perché stiamo rischiando tutti la galera e i giornali e le tv NON NE PARLANO!!
Interessantissimo. prima o poi doveva accadere (o forse era già accaduto su qualche altro blog, solo che io, più o meno, bazzico soltanto questo e quindi non lo posso sapere). mi sembra una chiara manifestazione di "blog-patologia avanzata" come ultimo stadio della ben più grave, e inestirpabile, "patologia-da-scrittore-mancato". non sto scherzando: ossia, sto anche scherzando, ma in realtà credo che ce ne siano tantissimi, come questo signore qui,la cui frustrazione viene esacerbata proprio da questo ("nostro"?) strumento - la rete, i blog, i corsi di scrittura ecc. - i quali ultimi, in teoria, dovrebbero "solo" far crescere le potenzialità di ognuno, ramificare i contatti tra gli aspiranti e i già scrittori e le case editrici e le scuole di scrittura eccetera: dovrebbero essere soltanto "bbuoni", ma sappiamo bene che le cose solo "bbuone" non esistono (ossia: il "medium" in questo caso non è bbuono perché esacerba il povero scrittore frustrato - categoria che annovera anche il sottoscritto, sia detto per inciso - facendogli credere a possibilità aperte a tutti e quindi anche a lui, un po' come fa la tv, come fa maria de filippi, sia detto senza offesa alcuna, anzi, con "amici" / d'altra parte, il "medium" in questo caso è anche bbuono perché offre ospitalità a tutti, anche al nostro (anche a me!) che, se ci pensa bene, potrebbe anche mettersi in proprio e farsi un blog tutto suo, oppure presentarsi alla stampa come un nuovo "campanello d'allarme" o "denuncia" sull'impegno sì/impegno no della letteratura italiana, e 'sti giovini scrittori alla mozzi che cazzo fanno invece di scriver libri, scrivono le commedie? fanno gli editor? eccetera eccetera. ma il tempo fugge, sicché chiudo qui, aspettando che qualche infermiere venga a prendermi per la mia passeggiatina mattutina... ciao a tutti,
mauro
Molta verità, ma espressa in un modo talmente narcisistico e livoroso che l'esserti sfanculato da solo non basta per darti ragione. Ma forse ti accontenti di un pò di post nel blog di un altro.
Posted by: Cattleya at 01.06.04 11:12Ma Giulio... cosa serviva che pubblicassi nel tuo blog una lettera che una persona ti ha mandato in privato?
A leggere tutti i commenti, questo blog, in questa specifica si tuazione, fa pensare ad una arena nella quale butti dentro le opinioni che non ti aggradano per farle scarnificare dal pubblico.
Hai avvisato Battig di averlo pubblicato nel tuo blog? Hai davvero bisogno del consenso dei lettori del tuo blog per dire che non sei daccordo? Puoi rispondere a Battig pubblicamente?
Chi se non tu può sapere che cosa c'è di reale nelle critiche di questo tipo?
Cara Anna, la lettera che ho ricevuta era spedita a diciassette indirizzi diversi. Tra questi: la redazione di tre pubblicazioni nel web (www.fioi.tv e www.indymedia.org, www.wumingfoundation.com), alcuni gestori di blog "letterari" (Kinglear, Giuseppe Genna, Marco Candida, io stesso), una rivista letteraria su carta (Fernandel). Mi pare quindi evidente che l'autore ne auspicava la pubblicazione. L'ho considerata come una sorta di comunicato stampa.
Posted by: giuliomozzi at 01.06.04 12:50Caro Francesco, nei tuo intervento OT hai scritto: "Stiamo rischiando tutti la galera e i giornali e le tv NON NE PARLANO". Be', non so la tv: ma nei giornali ho letti un sacco di articoli sulle questioni di cui parli. E che si rischi "tutti" la galera mi pare davvero un'affermazione sopra le righe.
Posted by: giuliomozzi at 01.06.04 12:54Per me la lettera di Simone Battig è un COMUNICATO STAMPA. E' chiaramente indicato su King Lear che l'unico responsabile delle asserzioni promosse da Simone Battig sono di sua esclusiva ed unica competenza.
Cari saluti,
Giuseppe Iannozzi
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 01.06.04 13:03Decisamente liberatorio questo sfogo!
Mi sa tanto di Marco Masini che da del "Vaffanculo" a TUTTO IL MONDO!. Bene...mi è piaciuta questa lettera. Mi sono divertita a leggerla anche perchè mica dice cazzate? Sputtana solo la realtà di talune cose e personaggi ed ha il coraggio di dirle. Ovviamente, c'è il rovescio della medaglia...se da un lato c'è della 'verità' dall'altro è un modo originale di uscire alla luce...
Di spirito, il Giulio come sempre...
Ah, per la cronaca...non faccio parte della categoria 'giornalisti dipendenti'...
Saluti, F.S.F.
Mi pare che qui molti, perché così fa comodo, sviino il discorso dai contenuti alla forma. Anzicché argomentare in favore o contro le accuse (perché, nella forma dello sfogo, si tratta chiaramente di critiche e di accuse) formulate da Simone Battig, gli si imputa il solo intento pubblitario, e così si liquida la questione. Troppo facile, cari, troppo facile. E poi, ad esser sinceri, a Battig un intervento in cui manda affanculo case editrici e collane importanti, editori, critici, scrittori "colleghi" ecc., spesso facendo nomi senza alcun pelo sulla lingua, nel concreto penso faccia più danno che utile. Il suo prossimo libro sarà pubblicato da Einaudi? Sarà recensito da Genna sui Miserabili? E Scarpa che dirà di questo losco figuro? ecc. Se proprio voleva farsi pubblicità, penso che avrebbe potuto dire qualcosa di altrettanto scandaloso, forte, spiazzante ma che gli procurasse meno nemici o meno antipatie. Per questo, credo alla sincerità delle accuse di Simone Battig e, contenutisticamente parlando, le sottoscrivo quasi tutte. Un plauso a Mozzi, che ha pubblicato un testo in cui è mandato affanculo pure lui, e lo ha fatto con un spirito dialettico che qui a molti non sembra andare a genio.
Posted by: Graziano at 01.06.04 14:14non sono proprio d'accordo su tutto - Mancassola è gay, e allora?; mozzi non mi pare che se ne stia a casuccia, ultimamente si occupa più degli altri che di se stesso - ma: massimo rispetto per Simone Battig.
Posted by: massimiliano governi at 01.06.04 14:20Dai, Graziano, lo sai anche tu: la forma "è" il contenuto.
G.
Posted by: gianni biondillo at 01.06.04 14:20Caro Giulio. Il messaggio non l'ho scritto io. L'ho copiato e incollato qui perché mi pareva che ci fosse altra gente da mandare affanculo. Mi pareva infatti che Battig mandasse affanculo un sacco di gente legata all'editoria e ai blog. Ho aggiunto che magari a qualcuno andare affanculo piace. In questo senso il mio commento non mi pareva OT. Il messaggio che ho ricevuto mi pareva importante, ma forse ho fatto male a inserirlo qui. Quando l'ho fatto ero pienamente convinto di tutto quello che stava scritto nel messaggio. Ora tuttavia mi sta bene quello che dici: non rischiamo tutti la galera e sui giornali ne hanno parlato. Sono molto fiducioso, ma poco attento.
Posted by: francesco at 01.06.04 14:39ovviamente non è per leccculismo ma perchè trovo che davvero giulio sia una gran bella persona, e ovviamente molte delle cose che ha scritto Bettig non le condivido (insomma, non son mica tutti una massa di imbecilli, ci sono anche persone in gamba e piene di umanità, nella diavolo di società letteraria italiana), però, nel complesso, fatte le dovute differenze, ho trovato divertente e piuttosto veritiero, oltre che "utile" lo sfogo che abbiamo qui letto. livio
Posted by: livio romano at 01.06.04 15:02Lo so, Gianni, e la forma è quella di una voluta provocazione. Che c'è dietro questa provocazione? si chiede la gente. L'intento autopromozionale, si risponde. E sia, ammettiamolo per un attimo: ma questo invalida i contenuti? Cioè, Battig poteva scrivere anche una lettera sul problema dell'anglofilia nell'industria culturale italiana o sulla questione del mito tanto cara allo stesso Mozzi e a Genna, e probabilmente, anzi sicuramente, avrebbe trovato la stessa pubblicità con una buona dose in più di simpatia. Se ha scelto, in quella forma, quei contenuti, così sconvenienti e scomodi, io credo, come hanno avuto l'istinto di credere molti, alla sincerità almeno parziale del suo autore. Se certe cose non le pensi, anche per tua pubblicità, non ti spingi neanche a dirle, lo sai bene.
E poi io non dicevo di non prestare attenzione alla forma, ma criticavo il comportamento di chi basava tutta la sua reazione e replica sulla forma, senza soffermarsi o facedolo pochissimo sui contenuti o, anzi, proprio per non affrontare i contenuti.
E poi che la forma è il contenuto, vale per la poesia (il significante è significato, dicevano i formalisti), anche per la narrativa, per l'arte in genere, ma - concedilo - un po' meno in una lettera informale su un blog, anche se si auspicherebbero sempre forme eccelse in tutti i contesti. Quando dico che Genna è troppo trionfale e smaccato nei suoi elogi, da molti mi sento sempre rispondere: è Genna, è il suo stile, è esagerato e a volte poco critico e obiettivo, ma in fondo dice cose importanti, va preso così. Perché questo non può valere una volta per una cosa di Battig. Certo, Simone avrebbe potuto scrivere: "caro Mozzi, nel suo sito negli ultimi tempi trovo che non sia passato nessun eco della realtà, questo mi sembra grave" come scrivevo io più sobriamente qualche tempo fa, ma preferisce gridare che Mozzi "è un omino piccolo piccolo che vive chiuso nella sua stanzetta". Ha scelto la forma della provocazione, ma il contenuto resta. Così, molte provocazioni formulate, se le si sbuccia della scorza superficiale, provocatoria, hanno un nocciolo non banale, scontato, qualcosa di non del tutto inverosimile. Mi sembra.
Capito, se premetto (o sottintendo) "è una provocazione", mi è consentito dire (fare?) di tutto anche negativo (sciatto, scorretto, aggressivo, cialtrone, offensivo, mortificante ecc.) e poi magari fare (essere) anche il tutto contrario (arguto, bravo, docile, quieto, comprensivo, pacifico, rispettoso, sensibile ecc.). E questo non in un'opera d'arte, naturalmente, ma dal vivo, in altro, qualsiasi altro. Bene, bene.
Posted by: Anonima Sequestrata at 01.06.04 15:58No, tutto il contrario, cara Anonima Sequestrata. Io ho detto che non bisogna ridurre tutto a un discorso sulla forma. Se tu scrivi una cazzata in una bella forma provocatoria, io considero i contenuti e dico che quella è una cazzata (al di là della forma). L'atteggimento che tu attribuisci a me, in realtà è quello che hanno avuto altri. Hanno scritto: siccome quella è la forma (il fanculo, la provocazione, la pubblicità) allora caro Simone Battig puoi scrivere tutto, positivo o negativo, una cosa o il suo contrario, a noi non ci interessa, lo consideriamo comunque negativamente, perché l'hai messo in quella forma lì, fanculistica, provocatoria, scandalistica e pubblicitaria.
Posted by: Graziano at 01.06.04 16:08Ma...nessuno nega che sia sincero fino a prova contraria...Interessante sarebbe continuare a indagare sulla questione..."Causa-effetto-reazioni".
Saluti.
F.S.F.
Sottotitoli per i non-capienti. Trascrivo qui in forma non provocatoria, edulcorata, omogenizzata (per i lettori senza denti), eufemistica, le tesi di Simone Battig, nella speranza di attenermi quanto più possibile al suo pensiero (che, l'ho detto, in parte è anche il mio):
Molti editori non sono bravi editori.
Feltrinelli Editore legge solo manoscritti e autori sponsorizzati da qualcuno.
Einaudi Stile Libero ed Einaudi coralli pubblicano libri di cattiva qualità.
Gli agenti letterari fanno del male alla cultura.
Mondadori è una casa editrice commerciale e berlusconiana. E coloro che si definiscono antiberlusconiani ma poi pubblicano per la casa editrice di Berlusconi, qualunque alibi sbandierino, sono in palese contraddizione.
I dibattiti letterari italiani molte volte sono fatti male o sono inutili.
Marco Mancassola non accetta il confronto con realtà oltre la propria né il confronto con gli altri.
Giulio Mozzi è rinchiuso nella sua torre d’avorio.
Minimum Fax è una casa editrice commerciale e borghese.
Fazi Editore pubblica libri di cattiva qualità.
Adelphi non osa mai nelle sue pubblicazioni.
Giuseppe Genna finge di essere alternativo e controcorrente rispetto ai tradizionali mediatori culturali, invece è anche peggio di loro: perché è esattamente come loro ma in più finge di non esserlo, di essere il contrario.
Davide Bregola ha preferito la pubblicazione del suo libro a un’amicizia.
I giornalisti e i critici letterari di oggi vengono pagati per scrivere bene di alcuni autori e alcune opere e non fanno un onesto e doveroso lavoro di ricerca.
In molti intellettuali politicamente schierati, come Tiziano Scarpa, Aldo Nove, Piersandro Pallavicini, Sara Beltrame, Silvia Ballestra ecc., spesso manca la coerenza tra dichiarazioni e comportamenti.
La scuola Holden non è una fucina di talenti letterari.
Scrittori romani e milanesi spesso si stringono tra loro ed è molto difficile che voci periferiche o esterne, benché valide, trovino spazio o ascolto.
Alcuni consulenti editoriali, editori, scrittori ecc. sono ipocriti: dicono di voler leggere tutto ciò che hai scritto ma poi non lo leggono affatto.
Il sistema culturale italiano è molto commerciale: se pubblica qualche autore che non vende, lo fa solo per un altro tornaconto, perché poi il suo appoggio gli tornerà utile.
Molti pessimi autori sono pubblicati solo perché parenti o amici di autori importanti o di uomini potenti.
I cantanti che pubblicano libri sbagliano: si fanno usare per la loro notorietà e con le loro opere il più delle volte pessime tolgono attenzione e lettori ad altre opere invece meritorie.
Le case editrici italiane esterofile sbagliano per due motivi: 1) perché non valorizzano le opere e gli autori nostrani, 2) perché valorizzare le opere e gli autori italiani, non dovendo versare diritti d’autore alle case editrici straniere né pagare spese di traduzione, se ci fosse un po’ di buona volontà sarebbe un’operazione economicamente più facile e conveniente.
Molti editori che inneggiano al “mauditisme” degli autori pubblicati, lo fanno solo per pubblicizzare i loro prodotti.
I giovani scrittori “ufficiali”, spacciati dall’industria culturale per promesse della letteratura italiana e europea, in realtà non sono buoni scrittori.
Dello stato deprimente dell’industria culturale italiana, anche i lettori hanno le loro colpe.
Denuncio tutto ciò nella speranza che qualcosa cambi, anche se non ci credo molto.
Posted by: Graziano at 01.06.04 17:05Bene, abbiamo preso coscienza e allora?
Ci tagliamo le mani e non scriviamo più?
Ci spegnamo il sistema di lettura e lo riaccendiamo solo nel leggere classici?
Il comunicato stampa ha delle verità, ma in tutti gli ambienti lavorativi ci sono queste verità. Cambiano i soggetti delle frasi, ma i contenuti sostanzialmente sono gli stessi.
Non so gli altri, ma la Holden non ha mai detto di costruire talenti. Il Mozzi divide la sua conoscenza in maniera precisa e onesta con tutti noi del blog e nei suoi stage. E ha pubblicato questo scritto che lo fancula, quindi...
'Fanculo pure a me che me li sono letti tutti i 'fanculo; a me che vorrei leggere ogni giorno un libro che mi dia brividi, ma che mi trovo a leggere quello che passa il convento.
E che il convento passi quello che vogliono pochi priori mi sembra, alla luce tutt'altro che sfocata di svariati 'fanculo, del tutto evidente
Sono solo io, o la versione di Graziano è più incisiva? A leggere il testo di Battig uno sente un'invettiva, a leggere quello di Graziano uno sente delle verità (ammesso lo siano, non ho il piacere di conoscere Mozzi e gli altri).
Posted by: Filter at 01.06.04 20:04Strano. Rircodo una mail che circolava un paio d'anni fa con più o meno gli stessi concetti espressi da Battig, proprio firmata da Davide Bregola. Se non ricordo male doveva essere un articolo, poi rifiutato dalla rivista a cui era destinato, sulla situazione della narrativa italiana contemporanea. Azzardo, con qualche timore di errare ma con la vaga sensazione di non farlo, che l'articolo fosse firmato in coppia da Bregola e Battig. Ho cercato nel mio HD ma probabilmente tutto è accaduto quando avevo ancora il vecchio mac e il file dev'essere rimasto lì quando l'ho venduto.
Posted by: Marziller at 01.06.04 21:17Non sono il più grande scrittore vivente, ma spero di diventarlo. Ci provo, sto scrivendo un libro che ha un sacco di difettucci ma anche delle qualità (e se lo dico io potete fidarvi ;) )
Sono sicuro che tentare di pubblicarlo non sarà facile. Si sa, pubblicare un libro da esordienti é difficile. Immagino che sia difficile anche per chi di libri ne ha già pubblicati qualcuno. Ma prendersela con tutti, mi sembra assurdo. La conoscenza delle realtà editoriali, la lascio a chi ne sa di sicuro più di me. Mi limito a due considerazioni:
-la prima é da lettore. Non so Battig se si guarda in giro, ma non esiste un singolo leviatano dell'editoria italiana. O meglio c'é, ma pubblica brillantemente ed é circondato da centinaia di outsiders che pubblicano altrettanto brillantemente (se non di più)
-le possibilità di provare a pubblicare, per chi deve iniziare, non sono tantissime, ma nemmeno poche. Penso al premio Urania, alla Sironi che riceve manoscritti, ai Quindici.. Le possibilità ci sono.
Prendersela con tutti, mi sembra solo lo sfogo di un pazzo. Lo sfogo di un pazzo che non é manco troppo originale, se riprende il noto e bellissimo monologo di un film abbastanza borsetta e conosciuto.
Posted by: darkripper at 02.06.04 02:59nella schiera di coloro che sognerebbero di essere scrittori ci sono anch'io. tra i tanti dubbi e qualche piccola soddisfazione, m'arrabatto qua e là. mi capita di mandare affanculo scrittori e case editrici e tutti gli addetti ai lavori quando leggo un libro che mi lascia tiepido o anche meno. altre volte m'esalto per un piccolo successo personale. certe volte non sopporto i mozzi e soci che detengono il potere ( piccolo e circoscritto); magari perchè mai risponderanno che i miei racconti sono loro piaciuti. e avanti così: la banalità delle speranze di chi aspira; la tristezza di dover subire giudizi da perfetti sconosciuti; la delusione di quando s'aspetta per niente.
ci sono giorni in cui sono anch'io "battig". in altri credo che il mio talento sia un'invenzione del mio ego. in altri ancora mi rendo conto di essere, nei confronti della storia e dell'universo, poco più di una scorreggia. in altri una felicità semplice mi pervade e allora affanculo la scrittura e chi ci campa sopra.
spesso m'accorgo che tutto passa, il bello come il brutto. altrettanto spesso sento la diretta responsabilità di quel che faccio, dico, scrivo: e allora sento che molto di quel che mi succede dipende quasi totalmente da me. in questi "spesso", invece, non sono "battig", e non generalizzo; ma mi ci metto in mezzo anch'io, ripensando a come gestisco i miei piccoli poteri.
Che dire... Si commenta da sé.
Quando Battig scriverà un bel libro, uno che sia quanto meno alla pari con le cose stupende che hanno fatto alcuni degli autori che elenca, forse avrà diritto di parlare...
Giudicare la vita degli altri (le cose che dice su Mozzi sono ripugnanti)... Che schifo.
Ma questa vomitatina che ha fatto mi è utile. Avevo letto poco di questo Battig, non aveva quasi lasciato traccia. Ora che si è fatto ricordare eviterò accuratamente di leggere qualsiasi cosa scriverà in futuro.
Posted by: Adriana Ferri at 02.06.04 10:26c'è un ragazzo di 29 anni che non ha mai lavorato: problemi di salute e, anche, di tossicodipendenza. ha trovato una cooperativa che assume: 8 ore al giorno per 600 euro (netti) al mese. non l'hanno preso perché non ha mai lavorato prima (mantenuto da genitori troppo vecchi, troppo malati e ora troppo esasperati, tant'è che l'hanno sbattuto fuori di casa), e poi perché non ha un bell'aspetto: magrissimo, strabico, con pustole su tutta la faccia. Hanno prteso altri dall'aspetto più gravedole, meno timidi. si è sentito uno scarto, uno che a 29 anni gira come un disgraziato per la città, senza casa e senza lavoro. aveva voglia di piangere, quel giorno. ma non ha pianto, né urlato.
ecco, mi è venuto in mente lui, leggendo l'invettiva. ma anche morselli.
niente di razionale, insomma, solo libere associazioni.
comunque: anche gordiano lupi nel suo libro ha scritto cose analoghe. motivandole. per esempio: strali su Fernandel, perché sono ammanicati e non hanno accettato un suo racconto. Avessero accettato il racconto, Lupi avrebbe scritto che Pozzi è ammanicato? Lupi, per lo meno, ha detto mi è successo questo e quest'altro. Fatti e opinioni: opinabili o condivisibili: però descritte. Di Battig leggo accuse forti, penso alcune siano vere. Ma c'è anche una conoscenza specifica e così globale?
PS. Pubblicare un comnicato stampa che magari lede terzi è punibile dalla legge; nella carta stampata s'incorre nel reato di "omesso controllo"; su internet non so.
Posted by: remo bassini at 02.06.04 11:29Ed ecco l'altra favola: partendo dal titolo volutamente autoreferenziale, narcisistico, si liquidano i contenuti del "comunicato stampa" di Battig in base alla presunzione che le sue accuse siano tutte frutto di frustrazioni personali. Non l'hanno pubblicato, quindi gli dà addosso. In base a questo ragionamento, non vedo perché Battig, che ha esordito proprio in un'antologia di Mozzi, si scagli contro Mozzi stesso. Mi sembra, poi, altamente improbabile che tutti gli accusati (Feltrinelli, Adelphi, Mondadori, Minimum fax e tutti gli editori, gli agenti letterari, i critici, i siti, gli autori, Scarpa Nove Genna ecc.) abbiano tutti qualche comportamento personale da farsi rimproverare da Battig. Forse, mi dico, è possibile che alcune delle accuse siano frutto del pensiero di Battig e non o non solo della sua personale frustrazione. E anche se fosse così? Che ci aspettiamo, che a criticare Mondadori sia uno scrittore che scrive felicemente per Mondadori? Chi meglio si può accorgere dell'ostruzionismo delle scuole letterarie, delle case editrici commerciali, dell'ipocrisia e corruzione di critici e mediatori ecc., se non uno che queste cose le ha sperimentate sulla sua pelle?
Posted by: Graziano at 02.06.04 12:09meglio (poter) distinguere i fatti dalle sensazioni.
a beneficio della chiarezza
“L'atteggiamento che tu attribuisci a me, in realtà è quello che hanno avuto altri.”
Gentile Signor Graziano, ho letto una serie di commenti e qua e là che si considerasse (riducesse?) e trattasse l’argomento originario anche come “una provocazione”. Lei veniva per ultimo, semplicemente, quando ho scritto io: riprendendo il discorso proprio dalla “provocazione”, ho esposto una breve riflessione, non credendo certo per questo di star implicitamente nominando lei o attribuendole alcunché.
Ciò detto, intanto vedo che io sono indietro e lei avanti, Signor Graziano: i “Sottotitoli per i non-capienti“? Qualcuno qua aveva detto forse di non avere inteso bene la lingua del Primo Autore d’Italia? Ancora: “le tesi di Simone Battig”? Ho capito bene: le tesi? Nuove, rivoluzionarie veramente, suppongo. E’ solo che manca il coraggio di denunciare, cambiare il mondo, è così? Il coraggio stabilito dal Primo Grande Sconosciuto (=nel senso proprio di Puro Estraneo A Me Personalmente) di turno. Il coraggio, già. E sia, via, partiam tutti quanti assieme, oggi stesso si cambia musica e danza. Ora sappiamo tutto quello che dovevamo sapere, grazie, e se non ci muoviamo, ammettiamolo, è perché proprio non dobbiamo avere coraggio.
Nel merito all’argomento originario: leggerà di seguito, Signor Graziano, l’intervento che stavo preparando (pure questo non certo pensando o riferendomi a lei), tuttavia, le anticiperò stavolta: non dobbiamo esser d’accordo. Sperando che non se ne dolga, come affatto io non faccio, la saluto cordialmente, Anonima Sequestrata P.S.: dimenticavo, i suoi sottotitoli (pur con i limiti che purtroppo devono avere i sottotitoli di una lista) sono ben scritti e me ne compiaccio veramente.
Posted by: Anonima Sequestrata at 02.06.04 13:40Mai una volta – e dico: pare, eh - che uno provi a farsi un buon nome (pubblicità positiva?) d’Autore, Autentico o Anonimo che sia, senza far come Napoleone mettendosi da sé la corona d’alloro in capo, dir troppe parolacce e mandare a quel paese a destra e a manca, venendo davvero dal nulla e certificandolo con Diploma di “Non Aver Avuto A Che Fare Con”, o senza dire pubblicamente male di quelli (o anche solo uno di quelli) con cui in realtà (sotto sotto o sopra sopra o a fianco a fianco) o nell’immaginazione deve aver avuto a che fare bene o anche male: sempre affari privati dovrebbero essere, in ogni caso, da curare e risolvere in modo almeno mediamente elegante, se non proprio professionale; no, eh?
Se Voi oh gentili pensaste qua che l’Autore parlasse in fondo in generale di cose risapute e dette finanche nel particolare nauseante a più riprese già da spedizioni di mille e mille, potremmo allora anche cambiare argomento (lista) e nome e metterci quelli di politica e politici, o mondi di sportivi o d’altre arti e parti, e vedremmo quali cose ne verrebbero fuori, nella forma e il contenuto dei manifesti scritti sui muri dai ragazzi, non vi pare? (Sì, a qualcuno pare: vedo che son stati già portati alcuni esempi).
Ma insomma: dice del vero il Nostro Primo Scrittore d’Italia.
Vuoi che non ne dica un poco anche l’Ultimo della Cina?
E messo in Mezzo a Questi, l’Ultimo (beota?) Lettore fra gli Ultimi Lettori Qualunque, non avrebbe forse proprio diritto di fare a piacimento una corta o lunga Lista Nera, iniziando magari con l’Autore di questa? Lui i libri (solo) li compra, non se li fa (anche) comprare.
Un Autore (così) Grande che prende (rende) pubblici appunti stitici/gretti Sul Mondo A Terra Da Mandare A Quel Paese, dovrebbe danzante veramente essere in Un Celestiale Mondo A Parte e quando allora chiedessi del Suo Nome e Cognome al mio Virgilio Google, non dovrei forse trovarmi di fronte a imbarazzanti Apparizioni di Presentazioni Pubbliche, Librerie, Interventi, Case Editrici, Scuole, Pubblicazioni Con Questo e Con Quello. Dovrei veder che Egli Scrive e Quali Cose, Che Le Scrive Per Suo Conto, o possibilmente almeno non a braccetto con anche solo uno di quelli di cui pubblicamente ora male parla, (ap)punto.
Ecco – come già evidenziato da qualcuno qui - un brano del curriculum vitae del Nostro (di cui non sembra – giustamente? - vergognarsi): “(…) Nel 1997 un mio racconto è stato pubblicato si "Coda" (Transeuropa): antologia a cura di Giulio Mozzi e Silvia Ballestra; quindi ho pubblicato il mio primo libro "FUCK VITALOGY TODAY" (Theoria 1997). Da poco è uscito il mio secondo libro, un romanzo dal titolo "SUL NULLA" (Theoria 1999). Collaboro col mensile di letteratura "Ex Libris" per cui curo la collana trimestrale di inediti (…)”
Qua forse l’annuncio di future gesta: “(…) comincerò a sputare veleno (sotto forma di capsule di moment) sul sistema scolastico in generale basandomi sulla mia personale esperienza; aggiungerò anche che ci sono degli ottimi insegnanti e delle buone iniziative ma che i primi libri non possono essere "La Divina Commedia" o "I promessi sposi". Qui infurierà la polemica. Abilmente, con gesti calcolati, mi alzerò in piedi e quieterò gli animi, con tono accomodante dirò "Calma, calma, state tranquilli, era solo uno scherzo, non abbiate paura.”
Qua si scrive ancora da sé il destino del Nostro, fors’anche la previsione della propria (eroica lirica fumettistica?) condizione e fine…: “Io, poi, non esisto nemmeno". E, grazie al direttore degli effetti speciali, mi dissolverò in un vapore violaceo atossico.”
Ma la morale, la Légge del Nostro Sommo che Scrive e Lègge, quale sarà? Veder forse il Proprio Nome accanto a quello dei Cattivi, indistintamente? Che l’importante forse sia Pubblicare Ad Ogni Costo? Non importa se diffamando altri precisamente, o genericamente buttandoli tutti in un mucchio, con persino il proprio nome. Non aver cura principalmente della propria opera (od operetta), ma fare i nomi d’altri in nero facendo saettare il proprio; pubblicare, oh Lettori Cari, Sfruttati e Maltrattati: questa deve essere la Legge, nient’altro. Non un rossore, un imbarazzo. (Tal quale a certi altri Napoleone che s’aggirano ora nel mondo in più importanti Altissime Sfere). Per questo forse il Nostro nella chiusa dell’operetta morale sua mandava a fare in culo anche sé stesso.
Posted by: Anonima Sequestrata at 02.06.04 13:43Caro Remo Bassini, credo che carta stampata o internet non faccia differenza: il reato, se c'è, è sempre quello.
Posted by: giuliomozzi at 02.06.04 14:21Adoro la forma d'intervento di Graziano,intelligente e pacata. Analitica e obbiettiva. Ho letto lo sfogo/denuncia di Battig, lo trovo comprensibile e giusto nel contenuto, comprendo la forma anche se non è "formalmente educata". Ma voi non avete mai reagito con rabbia di fronte a blocchi invincibili che si trovano sul percorso della vita? Criticare battig per la forma è infantile e forse, (per alcuni)è in malafede.
Infantile potrebbe essere anche lo sfogo di Battig che dice delle verità, alcune assolute altre soggettive, secondo me poi chi lo legge ha la possibilità di scindere la carne, il sangue, dalle osservazioni.
Si fa pubblicità????
Non credo, è piuttosto diretto verso il muro della fucilazione, almeno per ora, di tutti quelli a cui arriverà l'eco dei suoi insulti. Durerebbe poco comunque, perchè chiunque è stato citato, editrici o persone fisiche. Se Battig arrivasse con un libro da lancio, passerebbe sopra tutto, insulti compresi.
E' la logica che denuncia Battig, la logica di questo "nuovo mondo" che cammina vecchio da decenni.
La lettera di Battig sa di essere messa sul gancio da macellaio e sa che sarà squartata. Lei come il suo autore. Sa anche che girerà per i blog e per le mail, sa anche che ci saranno i benpensanti che la sezioneranno e ne faranno carne trita.
Non conosco Battig di persona, non so come scriva, leggo la sua lettera nei contenuti e ritrovo molte verità. leggo la sua rabbia e comprendo, pur non interessandomi da che parte e da chi sia stata scritta.
Leggo poi Graziano che riporta in italiano cortese il tutto e secondo me la sostanza rimane.
Mi viene in mente Marco (ovviamente non candida :-) ) che scriveva in modo educato se pur polemico, forse stava indicando una strada cugina dello sfogo di Battig. Non posso dare torto a nessuno, nè a graziano, nè a battig, nè a Marco,nè Governi,nè Bassini, pur cosciente delle differenti esposizioni. Sono tutte voci che arrivano al mio orecchio (ai miei occhi, qui) senza stridere.
Le altre stridono.
Si possono avere opinioni diverse, critiche e proteste da esporre, ma pochissimi qui paiono manifestare il sincero libero arbitrio.
Non ho una risposta precisa, ma il sentore di essa forse sì.
amarilli gastaldi
Posted by: amarilli at 02.06.04 15:25Chapeau per la signora Amarilli Gastaldi
Posted by: laTalpa at 02.06.04 16:07Cara Amarilli, nel tuo intervendo dici che "alcuni" tra coloro che sono intervenuti nella discussione sono "in malafede", e che "pochissimi qui paiono manifestare il sincero libero arbitrio".
A questo punto, affinché nessuno possa sentirsi ingiustamente accusato da te di "malafede" e di "non uso (o uso insincero) del libero arbitrio", ti invito a dire: (a) chi tra gli intervenuti è in malafede, (b) chi tra gli intervenuti non manifesta il sincero libero arbitrio. Infine (c) ti invito a provare le tue accuse.
Grazie.
Leggi bene giulio...
La suddetta Amarilli Gastaldi ha il SENTORE di malafede, la SENSAZIONE di mancanza di libero arbitrio. Tutte cose che in un processo non producono nomi e prove. E se poi fosse così, tu da "poro can" come ti autodefinisci, ti autodeleghi ora giudice?!
Io comincio a maturare le stesse sensazioni, e altre sul tuo personale conto.
Una delle mie sensazioni migliori è che potresti arricchire un buon analista. A me non servono prove, forse a te si. Ma si tratta di te, cercatele le prove!
Hai dei problemi, fidati!
marco
Posted by: marco at 02.06.04 17:19Caro Marco/Runae, hai scritto: "A me non servono prove".
No, così, ripeto la frase solo perché ci rifletti sopra un momento.
E ancora Giulio...
Tu fai lo scrittore, fai il giornalista, l'editore, tu dichiari il tuo orientamento politico, tu sei intellettuale...
Vuoi prove-nomi di come vanno certe cose?!
Beh, chiedile a chi scrive qua sotto le prove!!!!
IO SE FOSSI DIO [Giorgio Gaber ]
Io se fossi Dio...
e io potrei anche esserlo,
sennò non vedo chi!
Io se fossi Dio,
non mi farei fregare dai modi furbetti della gente,
non sarei mica un dilettante,
Sarei sempre presente!
Sarei davvero in ogni luogo a spiare
o meglio ancora a criticare
appunto cosa fa la gente.
Per esempio il piccolo borghese
com'è noioso,
non commette mai peccati grossi,
non è mai intensamente peccaminoso.
Del resto, poverino, è troppo misero e meschino
e pur sapendo che Dio è più esatto di una Sveda
lui pensa che l'errore piccolino non lo conti o non lo veda.
Per questo
io se fossi Dio,
preferirei il secolo passato,
se fossi Dio
rimpiangerei il furore antico,
dove si odiava, e poi si amava,
e si ammazzava il nemico!
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
Io se fossi Dio,
non sarei così coglione
a credere solo ai palpiti del cuore
o solo agli alambicchi della ragione.
Io se fossi Dio,
sarei sicuramente molto intero
e molto distaccato
come dovreste essere Voi!
Io se fossi Dio,
non sarei mica stato a risparmiare,
avrei fatto un uomo migliore.
Si vabbè lo ammetto
non mi è venuto tanto bene,
ed è per questo, per predicare il giusto,
che io ogni tanto mando giù qualcuno,
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino!
Io se fossi Dio,
non avrei fatto gli errori di mio figlio,
e sull'amore e sulla carità
mi sarei spiegato un po' meglio.
Infatti non è mica normale
che un comune mortale
per le cazzate tipo compassione e fame in India,
c'ha tanto amore di riserva
che neanche se lo sogna,
che viene da dire:
"Ma dopo come fa a essere così carogna?"
Io se fossi Dio,
non sarei ridotto come Voi
e se lo fossi io certo morirei
per qualcosa di importante.
Purtroppo l'occasione
di morire simpaticamente
non capita sempre,
e anche l'avventuriero più spinto
muore dove gli può capitare
e neanche tanto convinto.
Io se fossi Dio,
farei quello che voglio,
non sarei certo permissivo,
bastonerei mio figlio,
sarei severo e giusto,
stramaledirei gli Inglesi
come mi fu chiesto,
e se potessi
anche gli africanisti e l'Asia
e poi gli Americani e i Russi;
bastonerei la militanza
come la misticanza
e prenderei a schiaffi
i volteriani, i ladri,
gli stupidi e i bigotti:
perché Dio è violento!
E gli schiaffi di Dio
appiccicano al muro tutti!
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
Finora abbiamo scherzato!
Ma va a finire che uno
prima o poi ci piglia gusto
e con la scusa di Dio tira fuori
tutto quello che gli sembra giusto.
E a te ragazza
che mi dici che non è vero
che il piccolo borghese
è solo un po' coglione,
che quel uomo è proprio un delinquente,
un mascalzone, un porco in tutti i sensi, una canaglia
e che ha tentato pure di violentare sua figlia!
Io come Dio inventato,
come Dio fittizio,
prendo coraggio
e sparo il mio giudizio e dico:
"Speriamo che a tuo padre
gli sparino nel culo cara figlia!".
Così per i giornali diventa
un bravo padre di famiglia.
Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!
Ma io non sono ancora
del regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
Io se fossi Dio,
naturalmente io chiuderei la bocca a tanta gente,
nel regno dei cieli non vorrei ministri
e gente di partito tra le "balle",
perché la politica è schifosa
e fa male alla pelle.
E tutti quelli che fanno questo gioco,
che poi è un gioco di forza, è ributtante e contagioso
come la lebbra e il tifo,
e tutti quelli che fanno questo gioco,
c'hanno certe facce
che a vederle fanno schifo,
che sian untuosi democristiani
o grigi compagni del P.C.
Son nati proprio brutti
o perlomeno tutti finiscono così.
Io se fossi Dio,
dall'alto del mio trono
vedrei che la politica è un mestiere come un altro
e vorrei dire, mi pare Platone,
che il politico è sempre meno filosofo
e sempre più coglione!:
è un uomo tutto tondo
che senza mai guardarci dentro scivola sul mondo,
che scivola sulle parole
anche quando non sembra o non lo vuole.
Compagno radicale,
la parola compagno non so chi te l'ha data,
ma in fondo ti sta bene,
tanto ormai è squalificata,
compagno radicale,
cavalcatore di ogni tigre, uomo furbino
ti muovi proprio bene in questo gran casino
e mentre da una parte si spara un po' a casaccio
e dall'altra si riempiono le galere
di gente che non centra un cazzo!
Compagno radicale,
tu occupati pure di diritti civili
e di idiozia che fa democrazia
e preparaci pure un altro referendum
questa volta per sapere
dov'è che i cani devono pisciare!
Compagni socialisti,
ma sì anche voi insinuanti, astuti e tondi,
compagni socialisti,
con le vostre spensierate alleanze
di destra, di sinistra, di centro,
coi vostri uomini aggiornati,
nuovi di fuori e vecchi di dentro,
compagni socialisti fatevi avanti
che questo è l'anno del garofano rosso e dei soli nascenti,
fatevi avanti col mito del progresso
e con la vostra schifosa ambiguità!
Ringraziate la dilagante imbecillità!
Ma io non sono ancora
nel regno dei cieli,
sono troppo invischiato
nei vostri sfaceli...
Io se fossi Dio,
non avrei proprio più pazienza,
inventerei di nuovo una morale
e farei suonare le trombe
per il Giudizio universale.
Voi mi direte perché è così parziale
il mio personalissimo Giudizio universale?
Perché non suonano le mie trombe
per gli attentati, i rapimenti,
i giovani drogati e per le bombe?
Perché non è comparsa ancora l'altra faccia della medaglia.
Io come Dio, non è che non ne ho voglia,
io come Dio, non dico certo che siano ingiudicabili
o addirittura, come dice chi ha paura, gli innominabili,
ma come uomo come sono e fui
ho parlato di noi, comuni mortali,
quegli altri non li capisco,
mi spavento, non mi sembrano uguali.
Di loro posso dire solamente
che dalle masse sono riusciti ad ottenere
lo stupido pietismo per il carabiniere,
di loro posso dire solamente
che mi hanno tolto il gusto
di essere incazzato personalmente.
Io come uomo posso dire solo ciò che sento,
cioè solo l'immagine del grande smarrimento.
Però se fossi Dio
sarei anche invulnerabile e perfetto,
allora non avrei paura affatto,
così potrei gridare, e griderei senza ritegno che è una porcheria,
che i brigatisti militanti siano arrivati dritti alla pazzia!
Ecco la differenza che c'è tra noi e gli innominabili:
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento,
ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c'è solo lo sgomento.
Ma io se fossi Dio,
non mi farei fregare da questo sgomento
e nei confronti dei politicanti
sarei severo come all'inizio,
perché a Dio i martiri
non gli hanno fatto mai cambiar giudizio.
E se al mio Dio che ancora si accalora,
gli fa rabbia chi spara,
gli fa anche rabbia il fatto
che un politico qualunque
se gli ha sparato un brigatista,
diventa l'unico statista.
Io se fossi Dio,
quel Dio di cui ho bisogno come di un miraggio,
c'avrei ancora il coraggio di continuare a dire
che Aldo Moro insieme a tutta la Democrazia Cristiana
è il responsabile maggiore di vent'anni di cancrena italiana.
Io se fossi Dio,
un Dio incosciente enormemente saggio,
avrei anche il coraggio di andare dritto in galera,
ma vorrei dire che Aldo Moro resta ancora
quella faccia che era!
Ma in fondo tutto questo è stupido
perché logicamente
io se fossi Dio,
la Terra la vedrei piuttosto da lontano
e forse non ce la farei ad accalorarmi
in questo scontro quotidiano.
Io se fossi Dio,
non mi interesserei di odio o di vendetta
e neanche di perdono
perché la lontananza è l'unica vendetta
è l'unico perdono!
E allora
va a finire che se fossi Dio,
io mi ritirerei in campagna
come ho fatto io...
- non ho le prove, ma sembra scritta per quelli come te -
Marco Herpes
Posted by: marco at 02.06.04 17:34“lo trovo comprensibile e giusto nel contenuto, comprendo la forma anche se non è "formalmente educata". Ma voi non avete mai reagito con rabbia di fronte a blocchi invincibili che si trovano sul percorso della vita?”
Gentile Signora Amarilli Gastaldi, ma lei scherza o dice sul serio? Perché non saprei se è l’una o l’altra cosa, veramente. Mi permetto, faccia così: provi a cambiare tutti i nomi dello “sfogo/denuncia”: ci metta il suo di nome. Tutto questo poi, sempre col suo nome, se lo guardi con Santa Indifferenza girare un po’ su internet, dove passanti entrano leggono criticano (lo “sfogo”) o commentano proprio di lei, Signora Amarilli Gastaldi, che neanche conoscono. Pensi che è una cosa seria, non uno scherzo. Provi a vedere come si sentirebbe. Quale “sentore” avrebbe. Magari chieda a un giudice vero se può definir questo uno “sfogo/denuncia” o "una tesi" e vedrà che forse la denuncia la potrebbe far proprio lei invece o che almeno un poco le verrebbe voglia di farla.
Invece, fortunatamente, non c’è il suo nome, Signora Amarilli Gastaldi, ma quello d’altri: e chi se ne importa, quindi? Viva la sincerità, allora! La sincerità. Cos’è la sincerità? Mi dica. Che io ora scendo sulla pubblica via (assente lei - perché non credo potessero esser tutti presenti gl’interessati) e dico a tutti che lei è incompetente, un po’ mafiosa, aiuta solo quelli che hanno le sue stesse preferenze sessuali, incoerente, falso scrittore, falso editor, beota, traditore dell’amicizia ecc., e poi giudicheranno i passanti? Non vengo a dirlo a lei personalmente?
Quel Signore che si lasciò scappar di dir “buffone” (e non a casa d’amici) direttamente in faccia ad un Cittadino/Politico Importante, quello era sincero e coraggioso e si è visto rispondere personalmente e legalmente dall’interessato, sa.
Posted by: Anonima Sequestrata at 02.06.04 17:52Caro Marco/runae che ora ti firmi Marco Herpes, dimmi se ho capito bene l'allusione:
- dio è onnisciente,
- quindi dio non ha bisogno di prove,
- tu non hai bisogno di prove,
- quindi tu sei...
Se è così, non parlo più. Ubi maior minor cessat.
Lo scambio epistolare Battig-Bregola è stato riesumato dalla Rete. E’ del 2002 e Atelier (rivista di poesia) l’aveva censurato. La cosa aveva fatto fuggire Davide Bregola dalla redazione di Atelier e incrinato i rapporti tra i due ex-amici!
LETTERE DAL PRINCIPIO DEL MONDO
Davide Bregola risponde a Simone Battig
Roma, 16 Gennaio ‘02
Dear Davide,
questo è l'articolo che ho inviato a Daniele Brolli di Pulp Libri. Fammi sapere che ne pensi. Ti prego di inviarlo a tutti quelli che pensi possano contribuire a diffonderlo.
Grazie mille.
Simone
Dear Daniele Brolli e lettori,
sono costretto a scrivere questa lettera dopo aver letto il pezzo di Brolli concernente l’ambiente editoriale sul numero 35 di Gennaio-Febbraio 2002 di Pulp Libri. Pezzo vagamente simpatico ma inutile e fuorviante per tre semplici motivi:
Sarebbe ora di fare dei nomi, visto che questa pratica di non farli (che hanno provato ad imporre anche a me quando ho tentato tramite Domenico Scarpa di pubblicare un articolo sull’Indice molto critico nei confronti di certe tendenze editoriali) ha un gusto mafioso ben chiaro.
Quello che ha scritto Brolli fa pensare che la situazione sia solo buffa, invece è drammatica… perché chi fa i libri e chi li legge sono ormai le stesse persone, lanciate ormai in questa pratica onanista totalmente assurda e controproducente per chi ama la lettura e per chi un giorno potrebbe amarla.
L’articolo esce infine su un giornale che ha avallato negli ultimi anni i comportamenti più corporativi e le recensioni più banali e disdicevolmente amichevoli, generando proprio quella categoria di scrittori "che hanno un ego spaventoso etc etc…" che si punzecchia all’inizio dell’articolo. Ma quelli non sono "scrittori" (già uno che gira dicendo di esserlo dovrebbe essere fermato), pensano solamente di esserlo o, peggio, di averne raggiunto lo status.
Avendo IO la coscienza assai pulita (si prega di verificare in giro o di voler controbattere a questa affermazione lasciando ovviamente il diritto di replica) mi permetterò di dare qualche esemplificazione dell’ambiente editoriale usando me stesso e Pulp come esempi, per amore di verità diretta e non riportata.
Partiamo da tipici esempi di recensioni fuorvianti tratte proprio dal numero 35 di Pulp: due recensioni di Andrea Bajani (con il quale mi scuso essendo le sue le prime che hanno attirato la mia attenzione).
La prima è su "Grandi ustionati" di Paolo Nori, penosa per le sconsolanti conclusioni che chi si occupa di parlare di libri non dovrebbe mai trarre con tanto menefreghismo. Se la verità, come ammette lo stesso Bajani, è che “i libri di Nori sono tutti uguali e scritti oral-sgrammaticati” il rimedio proposto dal recensore non può essere di cambiare scaffale in libreria (anche perché i cinque libri in meno di tre anni di Nori occupano parecchio spazio) ma dovrebbe essere quello di chiedere veementemente a Cesari e Repetti, editor di Stile Libero Einaudi, perché facciano tali pubblicazioni togliendo spazio ad altra gente. Se rispondessero "perché vendono" chiedergli documenti ufficiali di investimenti e rese e una spiegazione del continuo calo di lettori in Italia.
La seconda recensione si occupa di "Lezioni di scrittura" di Giulio Mozzi e si conclude con "ben vengano libri così…". No! Speriamo che non ne vengano più di libri così perché sulla scrittura credo questo sia il quarto libro di Mozzi (due volumi di "Ricettario.." per Theoria e poi Garzanti, "Parole private.." sempre Theoria); neppure Omero, se mai è esistito, avrebbe avuto tanto da dirci e insegnarci sulla scrittura. Se invece parliamo di dichiarazioni di poetica diciamo che chi l’ha, una poetica, non ha bisogno di fare manifesti, perché la sua poetica sta nei libri che scrive e non nell’interpretazione che se ne vuole dare. Uso Mozzi come paradigma per mettere all’indice tutti quelli che hanno venduto la gran panzana dell’insegnamento a scrivere letteratura, da Baricco in giù. L’unica cosa che hanno fatto per i libri è aver creato un sistema di sostentamento per un sacco di pseudoinsegnanti per poi vendere alle case editrici i loro libri e quelli dei loro seguaci, e seguaci non è una parola a caso. Qui si c’è un’interpretazione fideistica della scrittura (o meglio dello scrittore) non nella poetica di Mozzi (a cui, ricordo, devo la pubblicazione del mio primo libro per Theoria “Fuck Vitalogy Today” ma non perché abbia frequentato i suoi corsi di scrittura).
Su Pulp si potrebbero dire altre cose come: la buona recensione di Piersandro Pallavicini di qualche anno fa sul mio primo libro era - alla luce dei fatti - esclusivamente dovuta al giacere in attesa di pubblicazione di un suo libro presso la mia stessa casa editrice, ossia Theoria. Da quel momento ricordo scritti di Pallavicini che, mentre esaltavano i primi romanzi di Nori per il geniale uso di Learco Ferrari, cioè della prima persona con un nome, precisavano come IO e certi altri non si fosse passati a case editrici maggiori perché scrivevamo usando la prima persona. Sconcertante caso di deficienza, nel senso letterale della parola (a Pallavicini non è pervenuta metà della letteratura contemporanea), o di totale malafede. La verità è che IO e certa altra gente diciamo, faccia a faccia, alla gente che incontriamo nel lussureggiante mondo dell’editoria di adesso, quello che pensiamo sia giusto dire, e questo non viene accettato nell’attuale gioco delle parti dove , se cade uno, viene giù tutto il castello.
Ma lasciamo Pulp e citiamo un esempio patologico di amenità editoriale. La mia ex-agente Elena Testa, un giorno mi ha riferito che il libro “Il grande Omi” di Sara Beltrame (mia concittadina, ma molto molto molto diversa da me) fu giudicato illegibile da Rizzoli che poi decise di lavorarci su e di pubblicarlo alla fine del 2001. Ora, nella definizione illegibile, che è testuale in quanto la mia ex-agente era anche l’agente della Beltrame, dove si può annidare il giustificabile pensiero "Questa qui ha talento, tiriamolo fuori"? In definitiva, perché questo non succede a me o ad uno sconosciuto di, chennesò, Catanzaro che magari invia uno scritto buono? Forse non siamo simpatici, non frequentiamo i ritrovi letterari alla moda, non abbiamo fatto la Holden o non siamo amici di Baricco? Può essere, la cosa sconvolgente è che questi casi, con modalità simili, sono ormai decine e decine e decine.
Pensiamoci amici, pensiamoci. Non ridiamoci troppo sopra perché prima o poi qualcuno interromperà questa catena di paraventi e allora tanta gente magari vorrà spiegazioni….
Concludo qui la prima parte di un discorso più lungo, se un giorno ritroverò il mio articolo censurato "Un giorno ideale per i pescebananalettori" lo farò avere a Brolli e potremmo ritenere concluse le mie annotazioni, altrimenti continuerò a dire quello che penso in maniera diretta ai diretti interessati, e magari anche ai disinteressati.!
PS: Se Pulp non dovesse pubblicare questa lettera dimostrerà a me e non solo di essere un finto giornale, dove le opinioni realmente diverse e non omologate vengono ignorate, censurate o trasformate in ridicole scenette per il divertimento dei lettori.
Ferrara, 18 Gennaio ’02
Ciao Simone,
secondo me l'atmosfera letteraria italiana degli ultimi tempi è sicuramente migliorata. Prima di tutto si pubblicano meno autori di una certa giovane età, e questo è ottimo, poi la qualità dei libri è aumentata: Christian Raimo "Latte" ed. Minimumfax, Michele Lagioia sempre Minimumfax, Davide Longo "Un mattino a Irgalem" ed. MarcosYMarcos, scrivono bene e sono giovani...Bruno Arpaia “L’angelo della storia”, meno giovane, della generazione dei primi sessanta, pubblica per Guanda ed è bravo...insomma, per chi fa il furbino è tempo di vacche magre.
Per quanto mi riguarda, devo essere sincero: certe logiche editoriali io non le vivo e non le ho vissute, però mi sembra veramente strano che le intelligenze delle persone siano così misere. Forse andando veramente a fondo c'è dell'altro, spero vi sia dell'altro se viene pubblicato “Il grande Omi” o il libro di Repetti...spero vi sia dell'altro prima del fare nomi.
Già, fare nomi, mettere sotto accusa, informare di alcuni fatti eccetera. Io andrei cauto, è nella mia natura, quindi prima di fare nomi o scrivere contro chissà chi, vorrei conoscere a fondo la realtà. Voglio sapere, per esempio, prima di tutto perché si chiede a Daniele Brolli di non fare nomi; c'è una ragione legale? Una ragione di facciata? C'è codardia? C'è dell'altro? Non fare nomi non vuol dire né bene né male. Chi ti dice che alla fine Pulp abbia usato quella strategia del giochetto/articolino per far saltare fuori chi ha degli arretrati di cattiveria da esternare! Oppure sia uno specchietto per quelle allodole incazzate perché non pubblicano e riversano la loro infelicità su chi magari a fatica e con perseveranza è riuscito a pubblicare.
Sarebbe troppo semplicistico pensare che vi sia una massa di ignoranti e lecchini così numerosa. Non riesco a crederlo, anzi, penso che in questo mondo letterario non ci sia né più né meno ingiustizia che in tutti gli altri settori della vita civile, solo, il quoziente intellettivo, a mio avviso, è migliore che in tanti altri settori della società. Mi spiego: conoscendo quelle poche persone del mondo editoriale, scopro che alla fine sono più intelligenti di quel che si crede. Magari sono più interessanti loro dei libri che scrivono...sai quante pagine di lettura risparmiate se avessi conosciuto l'autore, si dice, ma in alcuni casi ci sono persone che scrivono perché in fondo non hanno il coraggio di smettere di scrivere, ecco forse spiegato perché, a volte, nascono brutti libri!
Per concludere: più del ludico passatempo delle lettere, eccetera, io ne verrei fuori con la qualità. Paf! Scommetterei su di essa. Dire: Io ti sbatto in faccia il mio capolavoro! Non me ne frega nulla di cosa c'è nel mondo dell'editoria e dei compromessi che fate o meno, no. Io salto fuori coi fatti. Se non mi pubblicate va benissimo! Io scrivo. La parte "amministrativa editoriale" non mi riguarda perché non mi compete. Io sono un artista, e in 5 minuti, con le idee, posso sbarazzarmi di 20 anni di triti ragionamenti teorici o di 10 anni di scrittura creativa parrocchiale. E' questo ciò che bisogna pensare.
Il resto son pugnette.
Io voglio dare fiducia alla qualità. Voglio spendere tutto ciò che ho su di essa…
Con amicizia
Davide
Roma, 20 Gennaio 2002
Dear Davide,
questo è l'articolo di cui parlavo nel primo articolo inviato a Daniele Brolli. L'ho ritrovato per cui, come promesso, te lo invio. Se lo farai girare come il precedente a me va bene. Mi era stato chiesto da Scarpa dell’Indice, poi però…
Grazie, un abbraccio.
Simone.
UN GIORNO IDEALE PER I PESCIBANANALETTORI
(Articolo censurato dall’Indice nell’anno solare2000)
L’autore si dispiace di dover spingersi fino a manifestare platealmente alcune opinioni che ha già avuto modo di esprimere durante colloqui bilaterali, ma data l’assoluta non volontà di assumere scelte e atteggiamenti diversi ha deciso di dare corpo ad un formale atto d’accusa.
Qualcuno ha già intelligentemente trattato i problemi del fare libri (l’Indice/Aprile 2000, Dario Moretti sul libro di Andrè Schiffrin "Editoria senza editori" ed. Bollati Borighieri) ma l’autore pensa sia necessario portare l’attenzione anche sui "fattori umani" che condizionano il fare libri. Dovendo giornalisticamente limitare le considerazioni l’autore si manterrà abilmente sulla descrizione dell’atmosfera generale, avvalendosi però di esempi tipici, scelti non per la loro singolarità ma per la loro visibilità rispetto ai poveri pescibananalettori, categoria di cui fanno parte (quasi preponderante ormai) anche i pescibananaeditori, i pescibananascrittori, i pescibananacritici o pseudotali..etc..etc…e che vorrebbe così essere portata ad una presa di coscienza generale sull’inquinamento provocato da se stessa.
Storie vecchie, dirà qualcuno, ma il folle autore risponderà che, rispetto a quadri precedenti, in questo dipinto assumono un valore fondamentale il culto dell’immagine (detto anche divismo), della superiorità dei ruoli, esercitata attraverso una ghettizzante scala sociale di fatui ma invasivi poteri, e del solito immancabile denaro. Quest’ultimo viene elargito in maniera faziosa quando viene fatto circolare da "fette della torta che gestiamo" a vantaggio di "altre fette della torta che gestiamo", in maniera controproducente quando si acquistano titoli esteri costosi e di dieci anni fa (vedi Wallace-La ragazza con i capelli strani) e non si pubblica a costo zero un autore italiano, salvo poi andarlo a strapagare all’estero per pubblicarlo in Italia (vedi Ferrandino), oppure facendo viaggiare tale denaro sotto forma di abili scambi e favori, volgarmente detti marchettoni reciproci. A merito (?) dei campioni di questo modo di intendere i l fare libri c’è da dichiarare che tutto questo avviene alla luce del sole dell’oblio delle coscienze.
L’autore quindi si comprometterà fin da subito per demolire progetti quali, ad esempio, l’imminente "collana musicale" promossa da Mondadori che pubblicherà testi del cantante degli Aftterhours Manuel Agnelli, dei Subsonica, dei La Crus…… simpatica iniziativa che abbinerà in qualche caso anche dei cd musicali degli stessi autori. Ora, nessuno vuole impedire a qualcuno di scrivere, ma quando si arriva ad un punto in cui questi libri impediscono effettivamente l’uscita di altri libri di persone che scrivono per necessità Rilkiana e a cui è negato od oscurato l’accesso in libreria perché non hanno un’immagine da vendere, l’autore scuote la testa. Poi l’autore comincia a sputare sangue, perché legge su Musica che il tandem fautore dell’iniziativa, Michele Monina-Mondadori (La comune storia del monopolio mangiapescilibri: un giorno l’autore entra in una piccola libreria e trova la proprietaria innervosita e avvelenata nei riguardi dell’agente Mondadori che continua a farla inondare di libri Mondadori qualsiasi per occupare gli spazi non facendole avere, nel delirio totale, i libri Mondadori da lei realmente richiesti), dichiara e sottoscrive che non c’era niente di apprezzabile nel panorama italiano ed era necessario trovare nuovi spunti narrativi: pura malafede commerciale. E quando il buon Monina sostiene per chiudere che lui ha sempre trovato maggiori stimoli nei dischi piuttosto che nei libri all’autore nasce astiosa una domanda: com’è che tutti quanti i pescibanana in questione non si danno totalmente alla musica così da lasciare più acqua pulita per gli altri?
Del resto anche i pescibananaeditor dimostrano di voler far tutto meno che il loro lavoro (che credo sia nobile e consista nel leggere i libri, ormai divenuto un optional, e decidere quali pubblicare, ormai divenuto un rito sciamano di marketing). Questo si può riscontrare già nel tentativo continuo di indovinare un presunto gusto del pubblico che non è mai esistito semplicemente perché ad ogni persona in momenti diversi possono piacere cose diverse (autocitazione: ogni parola ha un suo tempo per essere letta da noi e ognuno di noi ha un tempo diverso, per questo ancora scriviamo e leggiamo), tesi suffragata dal fatto che questo atteggiamento dei pescibananaeditor non ha arrestato l’inabissamento dei pescibananalettori. Si è così arrivati al punto in cui i pescibananaeditor si sono convinti di dover giustificare il loro ruolo attraverso la manipolazione dei testi, tagliandoli, cambiando titoli e strutture dei libri, o convincendo boccheggianti pescibananascritt ori che dei compromessi in cambio della pubblicazione sono ben poca cosa. Fazi trasforma libri di racconti in romanzi, Dalia Oggiero, pescebananaeditor di Einaudi Coralli, sembra collaborare più che attivamente alla stesura dei libri di Galiazzo (l’autore pensa che le cose pubblicate da Galiazzo siano interessanti ma che sarebbero grandiose se non fossero sottoposte a cesure).Paolo Repetti, pescebananaeditor di Einaudi Stile libero, si spinge più a largo e mette il suo nome su un libro che ha scritto per intero, incassando l’affettuoso plauso sul tg1 di Vincenzo Mollica (due libri pubblicati da Einaudi Stile libero); e incassa anche il plauso dell’autore che coglie l’occasione per invitare i pescibananaeditor e i pescibananascrittori che così strettamente collaborano alla stesura dei testi a firmare i libri con entrambi i loro nomi e cognomi, per dare un esempio di reale ecologia ambientale.
L’autore non vorrebbe poi dire molto sui pescibananacritici, bisognosi di cure continue da parte dei sempre disponibili pescibananascrittori, e nota con divertito stupore la mitosi di molti pescibananacritici che origina un pescebananacriticoscrittore e un pescebananascrittorecritico, sovraffollando moribondi e complicati dibattiti di pescebananaiononsopiùchisonoedichistoparlandomatantosiamosempreglistessi.
Forse quello che si è detto sino a qui ha a che vedere con lo strisciante ma dilagante motto in voga in questi ultimi anni, tutti fanno tutto, che l’autore suggerisce di trasformare in un più caratteristico e vendibile così fan tutte.
Dovendo sorvolare su molte altre questioni per ragioni di spazio l’autore vorrebbe concludere con un suggerimento ai pescibananapiccolieditori. Non serve lamentarsi della situazione del mare e poi migrare tutti verso le stesse scelte dei pescibananagrandieditori, facendo troppi libri, non curando un proprio catalogo di pescibananascrittori, incaponendosi a cercare visibilità nelle grandi librerie dove i pescibanangrandieditori pagano per subissare i pescibananpiccolieditori.
Provate, implora l’autore, ad amare i vostri pescibananascrittori e a non trattarli come merce anche voi, provate a costruire una distribuzione alternativa con i piccoli librai (ce ne sono almeno duecento in Italia, dieci copie per ogni libro fanno duemila copie con reale visibilità sul territorio e, guarda caso, rappresentano la prima tiratura di un libro per un pescebananapiccoloeditore) per aggirare assieme l’ostacolo della distribuzione che strangola entrambi.
L’autore si scusa con chi in tutto questo non è coinvolto e non si può enumerare, ma è convinto, e già i fatti lo dimostrano, che se non si cambia il modo di stare assieme per fare libri i pescibananalettori che tutti siamo si estingueranno lasciando il mare ai pescecane che arrivano da altri lidi, e il giorno ideale nella vita dei pescibananalettori sarà l’ultimo, perché finalmente sollevati dalla pena di dover leggere dei libri fatti per non sapere che fare.
Cordialità,
Simone Battig
Quello che dici nel tuo commento del 18/1/’02 alle mie pulsioni è molto giusto, però non è più reale. Diamo fiducia ai piccoli editori, ad esempio, lo dicevamo quasi dieci anni fa e nel frattempo i piccoli editori sono scomparsi, mangiati vivi dalla gente che io critico.
Hai ragione, si risponde con la qualità. Tu continui a scrivere, io continuo a scrivere e nessuno ci fermerà perché è una nostra necessità. Ma questo già lo sapevamo sempre dieci anni fa.
Ma in qualità di lettore, quale sono, sono piuttosto stanco di andare in libreria a vedere libri morti, e non voglio per nessun motivo lasciar pensare a della gente come Pulp o altri furboni che il loro modo di fare sia giusto e bello solo perché nessuno dice: Ehi...calma, non è ancora il momento di farsi i salamelecchi a vicenda!
La mia coscienza di lettore e persona che scrive potrebbe anche rimanere quieta di fronte a tante cose (che tu dici di non conoscere ma a me sembra strano, forse la tua è una forma di autodifesa...) ma la mia coscienza di essere umano, e noi siamo uomini prima che qualsiasi altra cosa, non mi permette di lasciar correre questa continua mistificazione e mercificazione dei libri come se fossimo dentro un eterno Maurizio Costanzo Show. No Davide, non posso essere d'accordo con te, perché io non parlo solo dal punto di vita di qualcuno che vuole essere letto, parlo di avere la possibilità di uscire fuori dal pensiero unico, dal continuare a dire le stesse cose come in politica e poi continuare a fare delle bastardate enormi verso qualcuno e dei favori giganteschi verso qualcun altro. Tutti sono molto bravi a dire che è vero questo, è vero quell’altro…ma perché nessuno critica apertamente un sistema che continua a far scappare i lettori dalle librerie? Nessuno parla male di nessuno, tutti sono vaghi, possibilisti ( anche tu…), ma non ti suona strano, non ti sembra assurda questa adesione al possibilismo buonista, definizione per cui potremo riesumare il buon Giulio Mozzi. Ma Mozzi è l’unico che hai sentito fare certi discorsi e poi finire a fare quello che ha fatto? A me pare che ci sia parecchia gente che ha sfruttato perlomeno la buona fede di tanta gente (vedi scuole di scrittura…).
Io sono stanco di sentire discorsi vuoti di pseudo-scrittori, critici, intellettuali da strapazzo…il novantanove per cento dovrebbe tacere e mantenere un decoroso silenzio…e se io ho deciso di parlare me ne assumo una buona volta la responsabilità, un altro valore che per chi scrive deve essere un faro: ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ DI CIO’ CHE SI SCRIVE perché nessuno sembra farlo, sempre disposti a giustificare qualsiasi cosa si sia fatta come un collegio di false educande davanti al pio confessore. Basta!
Nel finto perbenismo non ci voglio proprio stare, e allora preferisco fare lo sgraziato urlatore ubriaco e vilipeso, la carogna sputa insulti che fa a botte e getta fango in faccia, l’urinatore sulle belle scarpe altrui, il piscia sentenze…proprio per il motivo che dici tu, perché quello che sono rimane; la mia qualità nessuno me la può togliere e dall’alto di questa io posso anche ricoprire il mondo di escrementi e rinascere come l’uccello azzurro….dai diamanti non nasce niente…dal letame nascono i fiori….ricorda…
Simone.
Roma, 24 Gennaio ‘02
Eccomi di nuovo con un’altra risposta al tuo commento. Stavolta sotto forma di parabola:
UNA PASSEGGIATA ZEN NEL MONDO IPERTROFICO
Davide e Simone camminano lungo la Strada. Ad un certo punto una buca sulla strada impedisce loro di proseguire. Qualcuno deve averla scavata di proposito per impedire il passaggio, pensano.
Simone s’arrabbia e urla che non è possibile che ci sia una buca, è pericolosa per la gente che passa. Davide dice che in fondo, guardandola dall’alto passando in volo con un aereo quella buca non si vede nemmeno. Simone conferma che si, anche se la riempissero d’acqua potrebbe assumere l’aspetto di un piccolo laghetto. Comunque sarebbe difficile da attraversare a nuoto perché potrebbe essere piena di grosse pantegane che escono dalle tubature lasciate scoperte. Inoltre soggiunge all’amico "Se ripassassimo di qui tra mille anni è molto probabile che la buca si sia trasformata in qualcos’altro, magari attraversabile". Davide conclude sottolineando che se riuscissero ad assumere la velocità degli elettroni che compongono la superficie concava della buca potrebbero scivolarci sopra e attraversarla. Simone ribadisce che l’amico ha pienamente ragione, ma che tutto quello che hanno detto finora è metafisica e loro non hanno ancora fatto nulla per attraversare la buca.
Davide sostiene che con un salto ben preparato, date le sue qualità, potrebbe farcela. Simone pensa lo stesso ma aggiunge. "E tutta quella gente che sta arrivando dietro di noi? Ce la farà?".
Simone pensa che tutti quelli che librandosi in volo dovessero arrivare o già essere oltre la buca dovrebbero assumersi la responsabilità di riempire quella buca di qualcosa che permetta anche agli altri di riunirsi a loro perché ognuno, lungo la strada, avrà il suo compito.
Ferrara, 26 Gennaio ‘02
Simone!
Comunque, se posso essere critico, fin’ora hai affrontato i temi inerenti l'editoria, non gli autori. I problemi che poni sono responsabilità dell'editore, è l'editore che decide cosa pubblicare, è l'editore che decide come distribuire eccetera, e questo, come autore, artista, sognatore, illuso, stupito, eccetera, a me non interessa.
Sul fatto delle persone che scrivono...che leggono...che recensiscono, direi che il tuo ragionamento, accorato, sincero, necessario, è da ricondurre nell'ambito della purezza, mentre tante persone del mondo editoriale, probabilmente, sono deboli, mediocri, quindi in qualche modo perdonabili di quel perdono che si avvicina alla pietas e nello stesso tempo non si sono mai poste problemi riguardanti la purezza (se ricordi il nostro Via '99 si basava su quello, essenzialmente, poi adesso lo strombazzano a destra e a manca e faranno un'antologia per Mondadori in cui gli autori rivendicano la purezza come fatto imprescindibile).
Forse hai ragione nel dire che uso come difesa la frase fatta: "non conosco il mondo editoriale quindi non mi sento di criticare". Forse lo conosco, è vero, ma ne conosco diverse parti. Una parte, quella che conosci bene anche tu e che da qualche anno o in qualche modo abbiamo frequentato, non è assolutamente la migliore, anzi, è la più misera e triste. Fatta di gesti dalla discutibile caratura morale, parte sempre timorosa, impaurita, ottenebrata e debole coi forti ma smargiassa con gli indifesi e gli inesperti.
C'è un'altra parte di narrativa che conosco ed è la parte virtuosa che mi da ancora speranza nell'uomo. E' la parte in cui faccio affidamento, quella in cui mi sono dedicato facendo interviste ad autori stranieri e studiosi italiani, per esempio. Gente col fuoco sacro addosso, entusiasta, corretta, per nulla viziata, gente cosmopolita che vede le beghe italiane come una baruffa di quartiere e poco più, gente che ha una visione della cultura ampia da far paura, che conosce le sofferenze, la povertà, la guerra, la carestia e però ha negl'occhi l'entusiasmo e lo stupore. Gente che Pulp o i nomi da fare o meno non sa neanche cosa vuol dire. Virtuosi delle lettere, intellettuali aperti al mondo, creoli, meticci migranti, clandestini e ribelli, sradicati, eppure persone con virtù ormai dimenticate in questa Italia dove la cultura rispecchia la povertà d'animo di una società accomodata su una bomba ad orologeria. Gente, insomma, con i “controcoglioni”, se mi permetti il termine.
Io vorrei stare dalla parte che più mi aggrada, il resto non mi interessa. E' come aver letto Dostoevskij e passare poi ad un autore di poco conto...è come leggere Predrag Matvejevic e poi dover avere a che fare con una miriade di isteriche figurette delle patrie lettere. E’ come leggere Claudio Magris e andare a vedere la recensione del settimanale o del quotidiano fazioso. Soprassediamo, non facciamoci togliere energia da queste mediocrità. Se tu ed io, in qualche modo, potremmo avere la possibilità di far conoscere la nostra autorevolezza, vorrà dire che siamo persone autorevoli. Se invece non riusciamo a scalfire il "murodigomma" di queste logiche che, a pensarci bene, conosco abbastanza, vorrà dire che siamo parte di un tutto. Volenti o nolenti.
La tua parabola zen è molto “educativa”, ma certi approcci dipendono solamente dal carattere più o meno irascibile: c'è chi fa rivoluzioni spaccando tutto e chi le vorrebbe fare con la propria rettitudine.
Tu potresti farla, e forse anch'io, con una sana dose di ascetismo, quell'ascetismo che dal greco (askesis) significa precisamente: continuo esercizio di perfezionamento di una pratica.
Ricorda una cosa: nel momento estremo del pericolo è all'opera anche la salvezza, quindi io ho ancora speranza e capacità di discernimento tra la bellezza che cambierà il mondo e cosa è arido pettegolezzo.
Un abbraccio
Davide
Dal Dizionario di lingua italiana De Mauro.
Tesi:
1 proposizione, affermazione, enunciazione la cui validità si fonda su determinate argomentazioni: sostenere, confutare una t.; una t. condivisibile, inconfutabile, insostenibile; secondo la t. di qcn., stando alle t. di qcn.
2 scol. tesi di laurea | tesi di dottorato
3a assunto spec. filosofico, teologico o scientifico che si discute per dimostrarne la validità rispetto ad altri: la t. sull’origine dell’universo, le t. sull’immortalità dell’anima
3b TS filos., nella filosofia kantiana, elemento positivo cui si contrappone l’antitesi | nella filosofia hegeliana, primo elemento della triade dialettica che precede l’antitesi con cui è in contrasto
4 mat., nell’enunciazione di un teorema, la proposizione che il teorema vuole dimostrare partendo dalle premesse dell’ipotesi
5 metr., nella metrica greca, il tempo forte del piede | nella metrica latina, il tempo debole su cui non cade l’ictus | nella metrica moderna, la sillaba su cui non cade l’accento
6 mus., unità ritmica in battere corrispondente al tempo metrico forte
Non trovo alcune riferimento al fatto che le "tesi" siano qualcosa in sé di rivoluzionario. Forse c'è un equivoco derivato dalle tesi di Lutero e da quelle di Lenin, ma le tesi non sono "dichiarazioni rivoluzionarie" ma solo "dichiarazioni". Forse Simone Battig non ha elencato delle sue "tesi"?
Posted by: Graziano at 02.06.04 18:33Oh Giulio, oh Giulio.
Mi firmo herpes per non essere confuso con il candida, come lui ha richiesto varie volte... si vergogna sai com'è! Che poi le intervistine non può più farle.
Che c'entra dio, qui nessuno di chi ti scrive si vuole sovrapppore alla sua figura.
In senso teologico, poi non è lui che ha bisogno di prove, ma noi della sua esistenza.
Ti risparmio l'infinito elenco saggistico sulla questione.
La citazione da "Io se fossi dio" di Gaber mi è venuta in mente in associazione con lo scritto di quel Battig, ho notato delle similitudini.
-poi parzialmente difeso da altri-
Non credo che nessuno abbia mai fermato a metà esecuzione Gaber, chiedendogli di esibire le prove di quello che stava dicendo.
Gaber si è sfogato contro molte cose, questo forma un quadro, io sono convinto che tu sia invischiato nello stesso quadro.
ps: rivediti le regole del sillogismo nella retorica/logica classica. (che in qualsiasi caso evidenziano non il vero ma "il condivisibile razionale")
Il sillogismo è un procedimento deduttivo, tale che date due proposizioni -dette premesse- ne segua necessariamente una terza -detta coclusione-
Le proposizioni devono essere tre, non quattro.
Posted by: marco at 02.06.04 18:54Un grazie a Franco Amadei...
molto istruttivo lo scambio epistolare in questione.
E mò come la mettiamo?!
Marco/herpes/runae/...
Posted by: marco at 02.06.04 19:26
PER A.SEQUESTRATA e giuliomozzi.
"Invece, fortunatamente, non c’è il suo nome, Signora Amarilli Gastaldi, ma quello d’altri: e chi se ne importa, quindi? Viva la sincerità, allora! La sincerità. Cos’è la sincerità?"
Mi auguro di non essere mai citata in modo così duro per qualsiasi mia responsabilità di vita e professionale sia per il passato che per il futuro.
E' per questo che i comportamenti diventano importanti: perchè spesso indicano un nome, il proprio. Ognuno ha una coscienza se la vedrà con essa.
E IL SUO QUAL'E' SIGNORA "ANONIMA SEQUESTRATA"?
:-)
citare nomi non significa dare una verità assoluta, accuse e esempi citati sono la verità soggettiva del sig. Battig. Se poi ci saranno conseguenze (legali?) per il sig. Battig se le prenderà immagino.Ma trovo questa eventualità piuttosto inutile. A me interessa poco la lista dei "colpevoli" a me interessa molto invece la descrizione del "sistema".
CITARE I NOMI sicuramente soddisfa la mania di giuliomozzi. Mettetevi d'accordo voi due quindi.
Noto e sorrido che lei si firma "ANONIMA SEQUESTRATA" io in genere uso Wave come pseudonimo, solo che negli interventi che reputo debbano avere una responsabilità io sono Amarilli Gastaldi.
Chi è lei signora?
buone cose "anonima" buone cose...
Caro Marco Herpes, so benissimo di avere proposto un ragionamento difettoso. Trattavasi di battuta fatta per scherzo.
In tutta serietà, invece, ti invito a riflettere sulla frase che hai scritta: "A me non servono prove".
Sì, sì vabbè! ...vabbè!
Credo che le sensazioni stiano montando leggi bene gli altri interventi che è meglio.
Mammamia! Che vespaio! tutto tuo!
Descantate, te si un fià intorpidio, proporio un poro can, puaretto! Te me fa fin pecà!!!
A la prochaine... su altro blog leggi della tua iniziativa di spedizione bottiglie, con o senza bollicina di sodio!?
marco
Posted by: marco at 02.06.04 19:58Grazie per la pietà.
Posted by: giuliomozzi at 02.06.04 20:02Marco, credo che tu debba fare un passo indietro. Non crededo che sarei mai arrivato a tanto, ma questa volta mi sento di difendere Giulio Mozzi. Stai esagerando. Giulio è un piccolo editore, lavora per una casa editrice piccola, nata da poco, con pochi volumi pubblicati, per di più curando una collana che mette l'accento sul rapporto tra letteratura e presente ecc. Non penso che tu possa paragonare la Sironi alla Mondadori e Mozzi a Berlusconi. Certamente, come editore, scrittore e intellettuale ha dei colpe e difetti, come tutti, e anch'io sono sempre pronto a rimproverargli e ricordargli che può e quindi deve fare di più. Però di qui ad accusarlo di essere il male dell'Italia culturale, di credersi Dio e di far interamente parte del quadro descritto da Battig, mi sembra eccessivo. Giulio Mozzi è un punto nel quadro disegnato da Battig, ma non comprende tutti quei punti. Non fare di tutta l'erba un fascio, neanche Battig lo fa. Critichiamo Giulio, se ci sentiamo di farlo, in maniera più pertinente, argomentata e senza certe cadute di stile.
Posted by: Graziano at 02.06.04 23:46Graziano è un cagacazzo. Si atteggia a equilibrato, saggio, imparziale. Un giorno critica, il giorno dopo plaude. Si mette a giudicare il lavoro e la coerenza degli altri, lui che alla cultura italiana non ha ancora dato nulla. Ma chi si crede di essere questo giudice imberbe? Scendi dal piedistallo, piccolino!
Posted by: franca at 03.06.04 16:11cacchio Franca, ma... ma lo stai giudicando!
Posted by: doge at 03.06.04 19:46Cara Franca, perché sarei un "cagacazzo"?
Io non mi atteggio a "equilibrato, saggio, imparziale": io sono parzialissimo, e quello che chiedevo a Giulio era di essere appunto parziale, di gettarsi nella mischia, di dire e farci sapere la sua, di non essere troppo equilibrato ed equidistante dalle cose.
Che cosa significa "un giorno critica, un giorno plaude"? Io ho espresso giorni fa la mia opinione negativa su una certa leggerezza e disimpegno di Mozzi, ma non ho mai detto che Mozzi non è un editore che fa il proprio lavoro, anche onestamente, né che debba essere paragonato alla grande e marcia editoria italiana, semmai se vai a rileggerti i testi, vedrai che ho sostenuto proprio il contrario, anche nel momento in cui avanzavo le mie critiche. Non mi sono affatto contraddetto. Mi permetto di pensare che di una persona alcune qualità siano criticabili e altre encomiabili: cose e persone non si prendono a pacchetto, o le critichi in tutto o le elogi in tutto. Per me è possibile dire: secondo me, Mozzi fa bene questo e invece fa male quest'altro.
Perché non posso permettermi di "giudicare il lavoro e la coerenza degli altri"? Lo fate tutti, in questi commenti, che stanno qui proprio per questo: accogliere i giudizi dei lettori. La mia coerenza, a sua volta, la può giudicare chiunque, anche tu, come appunto hai fatto. O forse vuoi dire che se non pubblico qualcosa e se non ho un certo successo e una certa visibilità, non posso dire la mia? E' forse così? Devo prendere la "patente" di scrittore per dire a un altro scrittore: "questo non mi piace" oppure "questo mi piace"? Dunque, le critiche e giudizi negativi se possono esprimerli solo gli scrittori tra di loro, mentre chi non ha pubblicato deve stare a guardare e gli è assolutamente interdetto il diritto di giudicare?
Da quale piedistallo dovrei scendere? Io esprimo la mia opinione, come gli altri. La esprimo in una casella dei commenti di venti centimetri per quindici, non scrivo né su Repubblica né sul Corriere della Sera, non innesco polemiche nazionali e internazionali ecc. Dico la mia, tutto qui. Né mi sono mai permesso di imporre a Giulio Mozzi cosa fare o dire. Tutti i miei interventi sono costellati da: "secondo me", "la mia opinione", "mi piacerebbe", "mi aspetterei da te" ecc. Anche nel mio ultimo intervento, davo solo un consiglio a Marco, che ha appena affibbiato a Mozzi una specie di "delirio di onnipotenza" e lo ha accusato di far parte del cancro culturale italiano. Posso criticare certa leggerezza diaristica di Mozzi e allo stesso tempo affermare che Mozzi non è Berlusconi e che non si crede Dio come Marco sostiene? Posso consigliare a Marco: non esagerare, argomenta le tue critiche, non usare toni volgari? In questo, secondo te, mi contraddico?
Posted by: Graziano at 03.06.04 19:56Caro Graziano,
hai ragione per il decadimento di stile. E me ne scuso. Però non mi sogno nemmeno di giudicare chichessia o giuliomozzi nel suo lavoro di editore.
Mi limito a considerare quello che scrive qui.
E questo vale anche per quel che segue.
Spesso le sue argomentazioni mi sono parse tipiche del "pusillanime", del "Pettoa" si direbbe nelle osterie di noale...
Auguro a lui e al suo lavoro incredibile fortuna professionale, ma nel suo blog è il suo atteggiamento che a volte riesce ad infastidirmi.
E' vero, egli non è il male d'italia e neanche con tutte le sue forze potrebbe aspirare a tanto. Ma è l'atteggiamento che non funziona, l'atteggiamento personale su un semplice blog, si.
Proprio perchè non siamo i geni del male, bisognerebbe non rimanere attaccati a nulla.
Capaci di una svolta, di macchiare con inchiostro di pozzo anche i propri pensieri.
Io parlo di sensazioni, e la sensazione è che machi aria fresca nei suoi pensieri. Forse quel discorso delle persone troppo chiuse nelle stanzette può essere azzeccato.
Certamente quello che non va in italia, e più in particolare, nel mondo dell'editoria in questo caso, non si combatte così. Non con quelle parole. Capisco, quello del battig è uno sfogo scomposto, parziale, accecato dal livore, e quindi passa dalla parte del torto sul posto. Ma giuliomozzi non ci aiuta a far luce. Peccato! Sarà pure un punto nel quadro, ma a quel punto va pur bene così, nel suo piccolo.
E' sufficientemente dotato di falsa umiltà, l'uomo in questione, non prende mai di petto le questioni, galleggia sulle cose. Affonda scomposto e richiamato all'ordine, dice che faceva per ischerzo!!
Richiamando giulio a maggiore responsabilità sul blog in passato, credevo che la "leggerezza" fosse un vezzo, un voler svolazzare. Ma che la ciccia ci fosse sotto sotto. Ma no, forse non c'è proprio altro. parentesi&concordanze fasulle.
Ora si faccio un passo indietro, auspico che egli continui a parlarci di quanti caffè ci beviamo al giorno e quanti treni perdiamo, null'altro. Meno danno.
Aspetto stupore, non delusione.
Marco/Herpes
Posted by: marco at 03.06.04 20:34Grazie Amadei per averci rinfrescato e approfondito la memoria con tutti quei documenti. Non ricordavo tutto quel papier, ma semplicemente l'articolo poi non pubblicato da Atelier. Che a questo punto, se abbiam rifatto ordine, sarebbe di Bregola. Insomma, in effetti qui qualcuno in effetti sembrerebbe essersi venduto qualcuno. Almeno i tasselli mancanti si possono riempire con questa interpretazione. Però... mica mi sembra tanto carino divulgare in rete uno scambio di email personali. Insomma, questi due saranno anche grandi scrittori ma entrambi, in quanto a stile, lasciano - mi pare - molto a desiderare. E disturba, sinceramente, e nonostante si possa riconoscere la correttezza di diverse affermazioni e in generale dell'analisi dello scenario editoriale, lo sproposito di vanità e presunzione (non trattandosi inoltre di Gadda e Pasolini), mi impedisce di provare simpatia per alcuno dei due. Scusate tanto se divago un po' dal centro degli altri commenti, ma in tutto questo sfogo, l'unica cosa veramente importante e commovente che ci ho trovato (nascosta tra le righe) è la storia e il presunto tradimento di una grande amicizia. Tutto il resto è noia.
Posted by: Marziller at 04.06.04 21:18Oh mamma, come vi prendete tutti troppo sul serio. Provo a sdrammatizzare io? Caro Simone Battig, di tutte le lobby che hai mandato a fare in culo, l'unica che ti è davvero grata è quella dei gay. ;-) p.s. bellini i tuoi racconti su Coda, me li sono riguardati, mi erano piaciucchiati. Ebbravo.
Posted by: AnelliDiFumo at 06.06.04 04:10fanculo a Sironi editore
Posted by: cassadrA at 08.06.04 09:48Solo per amor di completezza, vero?
Posted by: giuliomozzi at 10.06.04 23:33i'am really impressed!!
Posted by: sesso at 21.06.07 01:41