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05.05.04

29 marzo 1999

Rovistando nel disco rigido ho ritrovata una paginetta che non ricordavo di avere scritta. La data del file è: 29 marzo 1999. Non ricordo a che cosa servisse questo testo. Si interrompe all’improvviso, così come voi lo vedete.

Storie di storie

Le storie non vengono in mente così, come un nome che non ci ricordavamo e che ci viene in mente all’improvviso mezz’ora dopo, quando non ci serve più. Le storie hanno una storia.
1. Andavo a Trieste in treno. Ascoltavo musica con il cd-walkman: gli Underworld. Una musica costruita per sovrapposizioni successive: c’è una figura melodica o ritmica che va avanti per un po’, poi un’altra si sovrappone incastrandosi, poi una terza si sovrappone incastrandosi, e così via. Guardavo fuori dal finestrino e vedevo quel che c’era da vedere: paesaggio. I tralicci della linea aerea scandivano il paesaggio, lo dividevano in parti. Ciascuna parte era molto simile alla successiva, ma tra due parti viste a distanza di qualche secondo c’era già una differenza apprezzabile. Sto guardando un film, ho pensato. Voglio raccontare una storia così.
2. Per sette anni ho fatto il fattorino. Consegnavo libri a domicilio. Viaggiavo un con bellissimo ApeCar 50 bianco, con sopra scritto in verde mela: Libreria Cortina. Ogni mattina impacchettavo i libri che avrei dovuto consegnare (anche quindici o venti pacchetti) e poi partivo. Mentre impacchettavo mi costruivo un percorso: vedevo (nella mente) la città come una topografia. Poi, a bordo dell’ApeCar, la vivevo come una serie di tunnel. Strana cosa questa doppia vista. Voglio raccontare una storia così.
3. Tra i nostri clienti migliori (la Cortina è una libreria tecnico-medico-scientifica) c’erano le cliniche ospedaliere. L’ospedale di Padova è costituito da una quantità di edifici, due maggiori (ma con una quantità di escrescenze costruite negli anni) e un certo numero di minori; senza contare l’ospedale vecchio, mezzo utilizzato e mezzo rudere. Ormai conoscevo benissimo l’ospedale, passaggi segreti e scorciatoie, ascensori nascosti, porte che si aprivano da una parte sola, e così via. Certi giorni passavo tutta la mattina dentro l’ospedale. L’ospedale, per me, era una serie di luoghi: le biblioteche, le segreterie dei reparti, gli uffici dei primari, gli uffici amministrativi. Quando sono andato in ospedale perché qualcuno stava male, ho visto un ospedale completamente diverso: altri luoghi, altri percorsi, altre persone. Tutta la mia dimestichezza non mi serviva a niente. Voglio raccontare una storia così.
4. Nello scompartimento (treno da Bologna a Treviso) siamo in due: io e una signora che parla da sola. Maledice la figlia, si domanda: «Come ho fatto a generarla? Non mi somiglia per niente, mi odia, la odio». Le farà causa, alla figlia, la metterà sulla strada; così impara. La signora bestemmia, insulta. Poi si rivolge a me (che sono stanchissimo, sto dormicchiando) ed è dolcissima. Avrà sessant’anni, ha due occhi molto belli. Deve scendere a Mestre e ha paura di sbagliare stazione: una paura animale. Di nuovo parla da sola: è imbarazzante e sgradevole. Di nuovo si rivolge a me: tenera, fragile e impaurita. Come fanno a starci, mi domando, due persone in uno stesso corpo? Questa storia bisognerà raccontarla, non c’è scampo.
5. Ho paura di un mostro, ma non so com’è fatto. Allora mi siedo e intanto cerco di descrivere la zona di buio che lo circonda. Poi descrivo tutte le cose nella zona grigia attorno alla zona di buio. Poi continuo a descrivere andando verso la piena luce: quando ho finito c’è un buco, una mancanza di tutto, che descriver perfettamente il mostro. Guardo nel buco e non c’è più la paura, ci sono solo io. Questa è la storia.
6. Guardo la Pietà Rondanini e mi viene il groppo in gola. Vorrei toccare quel marmo, quello liscio e quello rugoso, vorrei abbracciare la pietra. Naturalmente non si può. Penso che se mi lasciassero avvicinare la distruggerei. A volte, giacendo nel letto accanto alla persona amata, ho avuta una simile sensazione della bellezza: come se la mutilazione e lo sfiguramento rivelassero la bellezza. Tante volte ho cercato di raccontare questa storia.
7. Bianca mi regalò un ritaglio di giornale: c’era la foto di un corpo bellissimo e nudo. Io tagliai quel ritaglio in quadratini di meno di un centimetro di lato, misi tutto in una busta e restituii. Questa è stata la più grande sciocchezza della mia vita. Da qualche anno ho cominciato a ricostruire il corpo bellissimo: non ce la farò mai. Non faccio altro che raccontare questa storia.
8. Un giorno ero solo in casa. Ho avuta l’impressione di qualcosa dietro di me: non una persona, ma una specie di scialle trasparente e luminoso sulle mie spalle. Mi sono voltato di scatto e non ho visto niente, non ho visto più niente. Da quel momento è cominciata la mia felicità: l’angelo custode è con me. Una bella storia.
9.

Posted by giuliomozzi at 05.05.04 18:32 | TrackBack
Comments

Le storie del cd con le musiche che si sovrappongono e la visione della città attraversata da tunnel le hai usate nei tuoi libri. Per fortuna avevi lasciato perdere le linee sospese dell'elettricità che diventano linee aeree. Ambiguo.
Il resto lo leggo per la prima volta. Lo regali o hai messo il copyright?

Posted by: J.H. at 05.05.04 20:53

Mi piace molto l'attacco. Poi non mi piace. Però l'attacco mi piace. L'idea mi piace. Però l'hai buttata subito sull'autobiografismo... non so.

Posted by: Marco at 05.05.04 21:33

Sono i punti 8 e 9 che, per me naturalmente, prendono

Posted by: remo bassini at 06.05.04 01:34

una sera ero sola in casa,ho avuto l'impressione di qualcosa dietro di me, non era uno scialle, ho avuto paura:

il busto spezzato in equilibrio instabile scende lentamente nella risata/la testa sospesa osserva puntigliosamente/il gatto scompare nell'ombra di una mano falsa/le piccole voci mordono/è sufficiente appoggiare le spalle al muro/il corridoio non esiste/lei è assolutamente vetro/nemmeno dio supera la soglia.

Posted by: alisa at 06.05.04 03:00

Cara J. H., nessun copyright. In "Sotto i cieli d'Italia" ci sono le linee aeree.

Posted by: giuliomozzi at 06.05.04 09:05

non credo che sia l'autobiografismo che colpisce,è una scusa, un modo, è piuttosto la progettazione del racconto, la manifestazione di intenti che trae spunto dalla vita, dai percorsi. dici a qualcuno di girarsi e cominciare a contare mentre tu ti nascondi, e dici attento che non sbirci"conta eh? te lo dico io quando mi sono nascosto.." e tu già sei pronto nel nascondiglio..tutto è pronto? controlli che non ti si veda, sì tutto va bene, allora silenzio, il gioco parte, il meglio ha ancora da venire ma il più è fatto.

Posted by: sara at 06.05.04 14:44


hmm...:?

Posted by: Meridian at 16.08.05 20:05

hmm...:?

Posted by: watch me at 01.09.05 00:54

really? is that it? :)

Posted by: nu to the net at 03.09.05 10:13
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