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17.04.04

Politica, ancora

Ricopio qui, pari pari, il testo dell’edizione di oggi di Libero Pensiero, una newletter di riflessione filosofica sull’attualità scritta da Rocco Ronchi (e distribuita da Buongiorno.it). Ciò non significa che io condivida la riflessione di Rocco Ronchi..

L’etica protestante del mercenario
Iraq in fiamme. Migliaia di morti. Città assediate e bombardate dai disciplinati eserciti occidentali

L’ipotesi di Milgram
Tra le tante domande che, per esigenza di copione televisivo, non sono mai poste, ve n’è una semplicissima. Essa chiede: com’è possibile? Com’è possibile che uomini “civili” accettino di fare altrove cose che mai si sognerebbero di fare in casa propria, come uccidere, seviziare e reprimere? Quaranta anni fa, lo psicologo sociale americano Stanley Milgram formulò a questo proposito una celebre ipotesi esplicativa, suffragata da un altrettanto celebre esperimento. Egli mostrò, di là da ogni ragionevole dubbio, che data un’autorità riconosciuta come legittima, una forte pressione conformistica ed una qualche blanda giustificazione ideologica, un qualsiasi onesto cittadino può trasformarsi in scrupoloso esecutore di spietati ordini. Con buona pace dei sostenitori dell’unicità della Shoah – che significava, di fatto, la sua irripetibilità – , Milgram, come, per altre strade, l a Arendt della “Banalità del male”, dissolveva così la consolante ipotesi dell’uomo o del popolo mostro per natura. Per l’orrore i baffetti di Hitler e l’antisemitismo non sono affatto indispensabili. La differenza tra il perseguitato ed il persecutore è solo una differenza di posizione nella scacchiera della gerarchia burocratica. A decidere sono piuttosto le regole oggettive del gioco. La logica del potere si rivela insomma più forte di ogni etica umana e trascina anche quelli che in cuor loro, se fossero soli, mai ricorrerebbero alla violenza.

L’etica protestante del mercenario
Ancora più agghiaccianti sono le risposte date dai soggetti sottoposti all’esperimento di Milgram per spiegare il loro comportamento. Avevano somministrato scariche elettriche ad innocenti che, se fossero state reali, avrebbero avuto conseguenze gravissime. Avevano visto quelle cavie (in realtà attori addestrati) lamentarsi e implorare di farla finita. A spingerli a proseguire era soltanto l’autorità di un uomo in camice bianco che diceva di lavorare per la “scienza”. Nient’altro. Viene un brivido a pensare che cosa può fare un uomo quando a motivarlo è un qualche Grande Valore: la “democrazia”, la “nazione” o, addirittura, “Dio”…. Ad esperimento concluso, posti di fronte all’evidenza della loro responsabilità, i più non sapevano rispondere altro che “si trattava del mio lavoro, in un modo o nell’altro, andava portato a termine”. Come se il lavoro non fosse altro che un’attivit& agrave; indifferente ai fini, un fare estraneo al senso e valutabile solo per i suoi risultati operativi, quali essi siano (ma non ragiona proprio così un militare di carriera, un “professionista della sicurezza internazionale”?). L’esperimento, del resto, avveniva negli Stati Uniti, il paese che ha nel suo Dna l’etica protestante e lo spirito del capitalismo.

Le armi di Saddam
Milgram sottolinea anche come la rinuncia a continuare nell’esperimento (non più di un 15% del totale dei soggetti coinvolti) avesse un costo psichico che raramente si è disposti a sostenere. Perché chi ha la nobiltà e il coraggio di fermarsi – il disertore, il refusenik, il renitente – deve riconoscere che fino a quel momento ha sbagliato. I più preferiscono perciò tirare dritto preferendo non mettersi in discussione. L’azione compiuta, indipendentemente dalla sua malvagità, tende così automaticamente a generare un’azione identica. Altrimenti non si spiegherebbero gli stermini nazisti che sono durati fino all’ultimo giorno di una guerra già persa e nemmeno l’ostinazione con cui, oggi, i media, che con la menzogna hanno fomentato la guerra coloniale, continuano di fatto a sostenerla, nonostante l’evidenza della menzogna stessa.

The silence of the lambs
Nietzsche non aveva dubbi sulla natura gregaria dell’uomo. La voce alla quale l’uomo risponde non è quella del socratico “demone”, ma quella del pastore che, la sera, con il suo fischio, chiama a raccolta le pecore. La voce del demone socratico vietava di fare, il fischio chiede solo obbedienza offrendo in cambio l’illusione della protezione (le pecore, si sa, poi saranno sgozzate). La necessità della filosofia per la vita (di tutti) si evince proprio da questo semplice fatto. Essa, infatti, come afferma l’oscuro Eraclito in un suo frammento, chiede un altro genere di obbedienza: non all’autorità costituita, ma al “logos”, vale a dire ad un criterio trascendente capace di giudicare le azioni degli uomini.

***

Fin qui Rocco Ronchi. Nei giorni scorsi, prima che iniziasse questa orribile roulette russa degli ostaggi (non ho nessuna opinione sul comportamento dei nostri governanti: credo che, in situazioni come questa, qualunque scelta sia per forza sbagliata; ho opinioni sulla retorica dei discorsi su questi avvenimenti; ma, eventualmente, cercherò di metterle in ordine un’altra volta) avevo scritto questo appunto:

Compagni di scuola

Un mio compagno di scuola, quando eravamo ragazzini, voleva fare il poliziotto. Dopo le medie tentò due o tre diversi istituti tecnici e professionali, ma non riuscì a diplomarsi finché non si affidò a un istituto privato. Fece tutto in due anni, diede la maturità non so più dove (in provincia di Belluno, mi pare), e finalmente coronò il suo sogno.
Quando gli domandavo: “Ma perché vuoi fare il poliziotto?”, regolarmente rispondeva: “Cussì posso menare, a la partìa”. In effetti fece questo. Dopo qualche anno uscì dalla polizia, non so se licenziato o cordialmente invitato ad andarsene. Aveva mandato in coma, fuori dello stadio, un tifoso. Gli aveva anche spaccate le braccia. Il tifoso se la cavò, il coma durò qualche giorno e credo, per quel che posso saperne (la cosa non successe a Padova, ma in una città del centro Italia), che non abbia avuti danni permanenti.
Il mio compagno di scuola ha poi fatti vari lavori. Il camionista, per qualche anno. Era uno specialista di viaggi nell’Europa dell’Est. Una volta, in Romania, si beccò una fucilata alla spalla sinistra. Sparò anche lui. A vari suoi colleghi capitò di vedersi rubare in tutto o in parte il carico, o addirittura l’intero camion. A lui, stando ai suoi racconti, non successe mai.
Oggi lavora per un’agenzia di sicurezza. Ha la mia stessa età, va per i quarantaquattro, e ha un fisico splendido. In questi mesi è in Albania. La sua agenzia ha in appalto la sicurezza dei cantieri di un’importante ditta italiana di costruzioni. Fanno ponti e strade, piantano tralicci per l’elettricità e la telefonia.
Un altro mio compagno di scuola, perso di vista per vent’anni, me lo sono trovato davanti, quattro anni fa, in treno, in divisa da carabiniere. Ha due lauree, in elettronica e in informatica. Vive a Roma, ma è spesso all’estero. Non posso dirvi molte cose della sua vita. E’ stato in Medio Oriente sei mesi, è tornato in Italia quando è cominciata la guerra (cose che so da sua madre, che incontro spesso dal fruttivendolo o dal fornaio). Tutti i giornali, durante le prime settimane della guerra, parlarono di un intenso lavoro di intelligence svolto da italiani in Irak e in tutto il Medio Oriente nei mesi precedenti; qualcuno parlava esplicitamente di carabinieri. Mi ricordo di aver pensato: “Ecco che cosa è andato a fare da quelle parti il mio compagno di scuola”. Naturalmente lui non mi ha detto niente: la mia è solo un’ipotesi. Non è sposato.
Quando lo incontrai per caso in treno (da allora ci scriviamo ogni tanto, ci vediamo ogni tanto, quando lui sale a Padova per salutare i genitori) gli domandai: “E come mai hai deciso di fare il carabiniere?”. “Vedi”, mi disse lui, “il lavoro del carabiniere è soprattutto un lavoro di sorveglianza. Noi sorvegliamo il territorio. Dobbiamo garantire la sicurezza e la tranquillità delle persone. Mia mamma, che ha quasi settant’anni, deve poter uscire di casa senza paura. Io poi mi occupo di un territorio tutto particolare: il territorio della rete, dei server, dei cavi, del web… Ti ricordi”, continuò, “che una volta nessuno chiudeva la porta di casa?”. “Mi ricordo”, dissi, “negli anni Sessanta, quando abitavo a Sottomarina, in estate le porte delle case erano sempe aperte, alcune famiglie toglievano proprio la porta dai cardini, c’era solo la tenda contro le mosche”. “Ecco”, disse il mio compagno di scuola, “il mio sogno è un mondo dove nessuno chiude la porta a chiave, e dove nessuno ha bisogno di un antivirus sul pc”. “In sostanza”, gli dissi, “un mondo dove ravanare nei computer altrui è possibile solo ai carabinieri”.
Il mio compagno di scuola non batté ciglio.

***

Anche in Italia stiamo andando verso l’esercito professionale. Mi domando se a un esercito professionale si possa trasferire pari pari la retorica etica dell’esercito di popolo. Il povero Quattrocchi “è morto da eroe”, secondo un ministro del nostro governo. Si potrebbe anche dire, però, che “è morto da professionista”. La sua posizione, lì in Irak, era completamente diversa da quella dei nostri (nostri, che piaccia o no) soldati e carabinieri.
Non ho niente contro i professionisti della sicurezza. Spero che i nostri governanti riescano a salvare la pelle ai colleghi di Quattrocchi; e se non ci riusciranno, so che l’impresa era disperata. In questi giorni sto ascoltando, sto osservando i discorsi. Ho la sensazione che la politica sia sempre la stessa cosa, che stia invece cambiando, più velocemente di quanto io possa notare e più radicalmente di quanto io possa comprendere, la retorica della politica (e quindi la retorica dell’etica).

Posted by giuliomozzi at 17.04.04 08:55 | TrackBack
Comments

E' un brutto romanzo questo, raccontato dal più forte, dove lo scontro tra culture, religioni e razze è narrato come un'epopea di civilizzazione delle sottoculture straniere. Mi ricorda un film di parecchi anni fa, che descriveva la rivolta dei boxers in Cina, naturalmente dal punto di vista dei colonizzatori occidentali. Delle soperchierie perpetrate dalle compagnie commerciali europee a danno dei cinesi, però, non si faceva menzione. E' una guerra tra ricchi e poveri, dove i ricchi temono di fare la fine dei "cappelli" in Libertà di Verga. Paura, soprattutto. Ci vedo soprattutto questo in questa guerra mesopotamica. E avidità.

Posted by: mauro at 17.04.04 11:18

Tanto ormai i mercenari sono diventati eroi di guerra, domani me li faranno pure partigiani. C'è di che aver paura per noi. Resta da definire chi siamo in realtà, "noi".

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 17.04.04 13:06

francamente, mi sembra tutto vecchio e scontato, da quando Caino uccise Abele e da quando si sono formate le varie tribù.tutto vecchio e ciclicamente eterno. come diceva Tommaso di Lampedusa, nel "Gattopardo" : "Tutto deve cambiare per non cambiare niente". arcobaleno1

Posted by: arcobaleno1 at 17.04.04 13:21

Newsletter per mewsletter, io ho appena ricevuto la sg:

“Scossi dagli ultimi eventi iracheni, indignati dal comportamento inqualificabile dei nostri rappresentanti istituzionali a fronte dell'uccisione di civili da parte dei militari italiani, abbiamo cominciato oggi una mobilitazione permanente a Roma. Per ora siamo Lisa Clark, Diego Cozzuol, don Albino Bizzotto, un gruppo di amici Beati i Costruttori di Pace venuti da Padova, Riccardo Troisi, Gualtiero Via, Eugenio Melandri, Lello Rienzi, e altri amici romani di Pax Christi, Emergency, Missionari Comboniani, Lilliput... che oggi sono venuti a unirsi a noi davanti a Palazzo Chigi. Il palazzo è vuoto nonostante l'Italia sia in guerra! Noi non possiamo fare vacanza.
Abbiamo elaborato il seguente appello per invitare tutti a condividere. Vi attendiamo, e vi preghiamo di farlo girare tramite i vostri canali.

“Ostinati per la pace”

Appello urgente alla mobilitazione
A tutte le persone impegnate per la pace e preoccupate per l’attuale situazione in Iraq. A chi ha manifestato contro la guerra, a Roma, il 15 febbraio del 2003 e il 20 marzo scorso. A chi ha preso parte alle Carovane di Pace che hanno percorso l’Italia dal 1 al 20 di marzo:

L'Italia è in guerra, l’Iraq è occupato ed oppresso, il governo ha mentito, la Costituzione è stata violata. Ripristiniamo il diritto, la verità e la giustizia ritirando il contingente italiano dall'Iraq.

Andiamo a Roma, con le bandiere della pace e rendiamo manifesta la nostra protesta. Dobbiamo tutti prenderci il tempo di far saltare qualche impegno dalle nostre agende per essere presenti e visibili. Manifestiamo finché sarà necessario davanti alle sedi istituzionali. Attiviamo in tutto il territorio tende della pace. La situazione si è ulteriormente aggravata, si spara sulla gente e si continua a chiamarla missione di pace.

La modalità delle nostre azioni sarà chiaramente nonviolenta: si sensibilizza, si raccolgono firme, si canta, si espongono le proprie ragioni, si distribuiscono bandiere della pace ai passanti, si parla con i giornalisti.

La mobilitazione sia accompagnata da un enorme sforzo di comunicazione/informazione per chiedere ai cittadini/e di partecipare invitando amici e conoscenti attraverso un tram tram tam di pace. Parta una chiamata potente alla pace, che porti a Roma ...Non c’è più tempo.

Per questo chiediamo alle persone di esserci, prendendo anche qualche giorno di ferie.

Gli obiettivi sono:

1 - denunciare il Governo per le falsità sulla guerra e su quanto sta succedendo in Iraq

2 – chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq.

3 – promuovere tutte le iniziative che vadano nel senso di una soluzione reale della crisi irachena.:

A. Vengano ritirate immediatamente tutte le truppe, non solo quelle italiane e i mercenari al servizio delle imprese per la ricostruzione in Iraq.

B. L’Italia con tutta l’Europa si faccia promotrice di un iniziativa ufficiale dell’Onu come unico soggetto garante del diritto internazionale per la transizione e l’autodeterminazione irachena, senza la presenza di chi ha partecipato alla guerra e all’occupazione.

C. Vengano inviati in forma organizzata volontari civili, coordinati con le Ong che già operano in Iraq, perché in collaborazione con la Comunità internazionale realizzino gli interventi di aiuto,sostegno umanitario, ricostruzione sociale e materiale per la popolazione.

Cominciamo già da lunedì di Pasqua. Se ci crediamo veramente lo si fa!

"Beati i costruttori di pace"

Associazione Nazionale di Volontariato - Onlus

Posted by: Lucio Angelini at 17.04.04 13:41

A proposito, al tg rai hanno appena intervistato un collega di Quattrocchi, ancora qui in Italia, ha affermato che, se l'agenzia chiamerà anche lui per una missione in Iraq, per la possibilità "di fare il mesteriere che mi piace" e di "guadagnare un po' di soldi in più" (6.000 euro al mese) accetterebbe. Non ho sentito neanche un filo di richiamo ideologico, neanche in forma retorica: per la pace, per la libertà dell'Iraq, per onor di patria, perché sono un italiano vero ecc.
Ragazzi, dobbiamo capire una cosa: il senso di nazione, di patria in Italia, salvo qualche parvenza retorica e qualche eccezione (ma qui si parla del popolo italiano, della maggioranza antropologica del popolo italiano), non c'è e non c'è mai stato. Gli storici italiani ne discutono ormai da decenni: nel medioevo l'Italia era costuita da una serie di comuni in mano a signori e in lotta tra di loro, poi da stati regionali diversissimi tra loro e spesso anche in contrasto; il fascismo ha imposto, calato dall'alto una retorica nazionalista che però non ha mai veramente attecchito nella coscienza popolare; poi c'è stato l'8 settembre, la guerra civile, l'Italia repubblichina e filo-tedesca contro l'Italia partigiana e filo-alleata; poi è nata la repubblica (da notare, metà popolazione più uno votò a favore e metà popolazione meno uno votò per la monarchia) e di conseguenza quella che alcuni storici hanno chiamato "la repubblica dei partiti": poca partecipazione popolare, poca politica fatta dal basso, tutto deciso nel parlamento e nelle sedi di partito, con la popolazione frammentata nelle grandi divisioni e ottiche dei partiti che, secondo un nostro esimio storico, sono stati resi dalla costituzione italiana più importanti e potenti delle istituzioni (la causa? la costituzione l'hanno fatta i partiti, ognuno intento a salvaguardare il proprio potere); in uno stato e in una società in cui i partiti, che sono tanti e rappresentanti diversità storiche sociali ideologiche culturali ecc., sono più forti delle istituzioni, che sono uniche e rappresentano unicamente lo stato, si creeranno particolarismi, visioni di parte e di partino e mai un senso della nazione e della patria. E ancora: nel dopoguerra abbiamo avuto la questione meridionale, oggi abbiamo la questione settentrionale (egregiamente rappresentata dalla lega) che sono le due facce della stessa medaglia, il divario interno tra nord e sud. Insomma, si fa un gran parlare di "unità nazionale" e di senso della patria: l'unità nazionale, la patria italiana non esiste e non è mai esistita...

Posted by: Malatesta at 17.04.04 14:16

penso che non riuscirei a gestire una morte. la mia o quella di altri.

Posted by: Lu at 17.04.04 21:13

"...La storia più buffa che i miei collaboratori mi hanno raccontato è il fatto che quando scendono dal volo a Baghdad non devono far vedere il passaporto o passare il controllo immigrazione. Perché no? Perché loro non hanno viaggiato da un paese straniero a un altro - loro stanno arrivando dall'America in America, un posto che ci appartiene, un nuovo territorio americano chiamato Iraq."
Tratto da "Intronato di guerra" di MICHAEL MOORE.

Forse, caro Giulio, oltre alla retorica della politica, cambia anche la sostanza dei fatti. Più velocemente di quanto lo si possa notare.
Un caro saluto

Posted by: Toni at 18.04.04 01:20

cazzarola! pubblichi thomas pololi, con un libro tratto dal blog!! te sei matto. :)

Posted by: sara at 18.04.04 14:20

Cara Sara, è vero che "Alla finestra" è un blog che mi piace. E' vero che ho stima di Thomas. E' vero che ho pensato che magari si potrebbe, eccetera. Ma da qui, dal "pensare che magari", al fare, c'è un bel po' di mezzo... E ci vuol tempo.

Posted by: giuliomozzi at 18.04.04 22:00

Rocco Ronchi!!!!!! Il mio professore di filosofia delle superiori... non ho ancora letto il brano qui sopra, adesso lo faccio.

Posted by: ex18enne at 19.04.04 08:34

Stile Ronchi, provocazioni, certezze agghiaccianti, e questa può essere "una verità"?

Posted by: ex18enne at 19.04.04 13:21
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