Dopo un bel po’ di assenza, è tornato Sonetti. Con un Sonetto darwiniano e un Sonetto stanco e con poca rima. E intanto in Blogsenzaqualità sono apparsi altri due interventi sul tema della “letteratura media”, il secondo e il terzo della serie. E ce ne saranno altri.
Posted by giuliomozzi at 03.03.04 17:06 | TrackBackun'assenza lunga e faticosa...
Posted by: sonetti at 03.03.04 17:39posso farti una domanda indiscreta... quali fumetti manga leggi?
Posted by: martin at 03.03.04 19:12Caro Giulio Mozzi,
le avevo mandato questo commento sulla letteratura media il 25 febbraio, non so se le sia sfuggito nel passaggio al mese nuovo, comunque ci riprovo.
Caro Giulio Mozzi,
l'articolo indedito del 1996 che lei ci ha proposto mi sembra rivelare una questione etica: come, cioé, uno scrittore possa rendersi indipendente attraverso la propria scrittura senza per questo diventare un mercenario. Forse è questo che lei intende per "letteratura media di buona qualità"? Se così, avrei da fare una considerazione. Roland Barthes faceva una distinzione tra "scrittori" e "scriventi" o, se vogliamo, tra autori, per i quali scrivere è necessario e vitale quanto respirare, e pennivendoli, per i quali riempire delle pagine con l'inchiostro può costituire un modo come un altro per fare soldi. Da una postazione esterna all'universo letterario quale è la mia, non soltanto si tende a vedere l'editoria come un'immensa macchina kafkiana in cui sono le figure dell'editor e dell'editore a decidere le sorti di questo o quell'autore, e dunque a decretare la qualità del suo libro (letteratura media, mito, o poco più che bisbiglio) ma si tende anche a pensare che solo gli scriventi riescano ad ottenere un sostentamento da ciò che hanno prodotto, mentre la maggioranza degli scrittori preferisca rendere (o illudersi di rendere) la propria scrittura indipendente, dalle mode, dal marketing, ma anche dalla lettura attenta di molti, coltivando una piccola ma fedelissima schiera di ammiratori. Probabilmente lei ha ragione quando afferma che in Italia stenta ad affermarsi o anche solo ad esistere una letteratura media di buona qualità, ma è lecito pensare che siano gli scrittori stessi ad evitare questo tipo di scrittura per timore di apparire troppo "popolari"? O forse è vero il contrario, che gli scrittori lottano faticosamente per creare qualcosa che possa risultare il più leggibile possibile per un vasto numero di persone, ma poi devono fare i conti con il "caso", che muove i lettori in maniera schizofrenica? In ogni caso, esiste secondo lei un a priori della scrittura, che pone questo o quell'autore con un potenziale livello di leggibilità alto rispetto ad altri autori, o molti autori semplicemente non si pongono il problema della leggibilità, perché quello che conta è l'arte, la verità, la necessità, o per contro il nome, il battage pubblicitario, la certezza dell'editore di avere un cavallo vincente? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa.