Lei ha il suo nuovo studio, a Este. Prendo la corriera, vado. Lo studio è in fondo a una piazza rettangolare. In fondo a sinistra, l’ingresso dietro un’edicola. Chiusa, nera.
Portone. Un edificio che ha una certa età. Imponente. Entro, salgo parecchie scale.
Siamo nello studio, seduti alle due estremità di un divano (abbastanza stretto e rigido, stoffa a fiori, fiori su grigio). Lo studio è una stanza allungata, soffitto a botte, decorazioni in affresco o stucco sul soffitto (fasci di fiori, di spighe, su fondo bianco). Il divano è su un lato lungo, sul lato corto difronte a me (e al di là di lei) c’è la porta, sul lato corto difronte a lei (e al di là di me) c’è un allargamento della stanza (la stanza è, diciamo, fatta a T), dove c’è gente che aspetta (ma non può sentirci, il senso di intimità non manca).
Lei mi dice che ha fatto il trasferimento per il bene suo e della sua famiglia. È come imbarazzata, rossa in viso, come una persona che deve dire una cosa e fa una gran fatica a dirla. Il braccio destro, prima appoggiato allo schienale del divano, lo muove verso il centro della stanza: come una difesa, una barriera tra lei e me. “Perché fra sette mesi…” dice, facendo fatica a dirlo. Io capisco e sono contento. Lei sembra più quieta. Mi alzo in piedi, lei resta seduta, le do un bacio in fronte (nel farlo noto qualche capello grigio). Ora lei sembra più distesa.
Esco, vado fuori ad aspettare il mio turno (perché quello appena avvenuto, evidentemente, era un colloquio di benvenuto o qualcosa del genere). Nel frattempo penso come farò. Dovremo interrompere la nostra relazione per un certo tempo, qualche mese. Oppure iniziare una relazione con un’altra persona. Ho una fugace immagine di me, in uno studio, con un uomo (pelato, con la barba forse a punta). Non mi va di buttare via – so che non è un buttare via, ma nel momento la sensazione è questa – tutti questi anni, il bene che le voglio.
È stato anche bello, vederla così emozionata, agitata. Tra l’altro non immaginavo che lei, all’età che ha, aspettasse il primo figlio. Credevo che lei ne avesse già un paio, sui tredici/quattordici anni.
Esco, la scala è esterna e ripidissima, pericolosa. Sono giù, fuori. C’è altra gente che aspetta, tanta. Alcune persone che prima di me entrano da lei.
Un’incongruenza: sto aspettando sul pianerottolo, nel pianerottolo si apre un’edicola di giornali, il giornalaio lo conosco, è uno di Este, penso che sia stato lui a procurarle l’informazione dello studio. Nel sogno lo avevo identificato, ora non ricordo.
La porta dell’appartamento viene spalancata, una donna tipo infermiera o segretaria Datamedica sulla porta (camice bianco, grossa, in affanno), io entro anche se non vengo chiamato o forse sì, ma credo di no, vedo il corridoio, varie sale si aprono sul corridoio, c’è gente, tanta, nelle sale, clima di confusione. Entro da lei, la Datamedica mi segue, lei è sul divano (che ora è disposto frontalmente alla porta), è stremata, appena io entro dice: “Lo, lei no, oggi l’ho già aiutata”, io dico: “Sono queste le gioie di stare in un grande studio associato”.
La guardo in faccia, sembra più giovanile perché è un po’ gonfia, la pelle stirata, non sembra proprio lei, ma è lei. Mi sveglio un po’ e mi ricordo a chi somiglia.
Poi mi sveglio del tutto e penso che devo assolutamente ricordare ogni cosa. In quel momento suona la sveglia. Mi alzo, vado al computer. Scrivo.
Le coincidenze!Oggi come ogni mercoledì sono andata al corso di storia dell'arte titolo: I Sognatori, poi apro la tua pagina e trovo un sogno e mi viene in mente la faccia di Dalì come una grossa e pesante pezza stesa ad asciugare sorretta da bastoni, sotto e sopra il mento, sotto il naso, tra le narici, sotto le sopracciglia, sotto gli zigomi. Io la tua faccia non la conosco anche se l'ho vista e adesso mi pare proprio quel quadro di Dalì.
Posted by: lucia at 03.03.04 22:39Nel corso di un anno tutte le mattine, ho trascritto i miei sogni notturni. Sono circa duecentocinquanta, ricopiati fitti, fitti a volte con macchie di caffèlatte o the verde.Non sono materiale letterario (come speravo potessero diventare!)tuttavia è stato interessante abituarsi al confronto fra realtà e sogno.lucia l.
Posted by: lucia l. at 05.03.04 18:46questo post andrebbe iscritto d'ufficio nella categoria Lynch e/o Bonuel...
Posted by: cletus at 07.03.04 09:17