Verso la fine del 1995, mentre lavoravo al libro che poi uscì per Theoria con il titolo Parole private dette in pubblico. Conversazioni e racconti sullo scrivere (e che oggi è disponibile nell’edizione riveduta e aumentata presso Fernandel), scrissi una grande quantità di pagine che poi non pubblicai.
Tra queste c’è un pezzo di undici pagine che s’intitola: Una carriola rossa scintillante d’acqua; e non parla né di carriole né di acque scintillanti bensì del nostro bisogno di letteratura media (e, en passant, anche dei capolavori).
Due avvertenze:
- il pezzo è del 1996; non ci ho cambiata una virgola; il 1996 è stato l’anno in cui hanno avuti spazi ovunque, in stampa e televisione, i cosiddetti “giovani scrittori” (e anch’io tra questi, nonostante le 36 primavere); e tuttavia alcuni di questi “giovani” (Carlo Lucarelli, ad esempio, che cito velocemente nel pezzo; Marco Drago e Matteo Galiazzo della rivista Maltese narrazioni, da un articolo della quale prendevo spunto) non avevano ancora l’affermazione che hanno adesso;
- le mie opinioni attuali non sono esattamente le stesse che avevo nel 1996; ma sono sostanzialmentele stesse. Tuttavia, nel 1996 non avevo nessuna esperienza editoriale; non mi ero ancora mai trovato nella posizione di quello che consiglia a un editore o addirittura sceglie libri da pubblicare; quindi il mio punto di vista di allora è quello di uno che ha pubblicati un paio di libri di racconti e che vive di un lavoro qualsiasi (ero fattorino/magazziniere in una libreria scientifica, allora).
Non ricordo se il testo è stato successivamente rimaneggiato. Ma non mi sembra. Il file, così dice il mio computer, è stato aperto per l’ultima volta nel 1999.
Carissimo Giulio Mozzi,
volevo solo segnalare che il sito "www.carlolucarelli.com" è fermo al 2001 e che quello "davvero" ufficiale (riconosciuto come tale da Lucarellli in persona) è oramai "www.carlolucarelli.supereva.it"
grazie per l'attenzione
Grazie Mauro: lo so. Anche i link di Marco Drago e Matteo Galiazzo rimandano a pagine piuttosto vecchie. L'ideale sarebbe stato linkare pagine del 1996. Ma non ne ho trovate - non ho neanche avuta voglia, in verità, di pellegrinare ore per il web cercandole.
Posted by: giuliomozzi at 24.02.04 18:37benissimo e accetto!
se mi vengono in mente link datati 1890 li propongo subito
ciao giulio
Quello che ci hai proposto è uno di quei testi che avrebbero bisogno di altre 11 pagine per essere commentato, altrimenti si rischia di essere fraintesi.
Oppure sono troppo pigro: è una possibilità anche questa.
Comunque fa bene leggerlo, stimola, permette il confronto con quello che si pensa.
Ecco.
(perché a volte, quando mi rivolgo a te, mi sento inadeguato e infantile caro Giulio - o caro giuliomozzi: non ho ancora capito chi mi metta più soggezione in certi casi - eh? e dire che siamo coetanei)
Posted by: Roberto Tossani at 25.02.04 11:08Naturalmente "avrebbe" e non "avrebbero".
Altro segno lampante di imbarazzo: i refusi, quasi lapsus cerebro-grammaticali.
La carriola rossa
di William Carlos Williams
tanto dipende/
da//
uan carriola/
rossa//
glassata d'acqua/
piovana//
a bianche galline/
accostata.//
Caro Giulio Mozzi,
l'articolo indedito del 1996 che lei ci ha proposto mi sembra rivelare una questione etica: come, cioé, uno scrittore possa rendersi indipendente attraverso la propria scrittura senza per questo diventare un mercenario. Forse è questo che lei intende per "letteratura media di buona qualità"? Se così, avrei da fare una considerazione. Roland Barthes faceva una distinzione tra "scrittori" e "scriventi"o, se vogliamo, tra autori, per i quali scrivere è necessario e vitale quanto respirare, e pennivendoli, per i quali riempire delle pagine con l'inchiostro può costituire un modo come un altro per fare soldi. Da una postazione esterna all'universo letterario quale è la mia, non soltanto si tende a vedere l'editoria come un'immensa macchina kafkiana in cui sono le figure dell'editor e dell'editore a decidere le sorti di questo o quell'autore, e dunque a decretare la qualità del suo libro (letteratura media, mito, o poco più che bisbiglio) ma si tende anche a pensare che solo gli scriventi riescano ad ottenere un sostentamento da ciò che hanno prodotto, mentre la maggioranza degli scrittori preferisca rendere (o illudersi di rendere) la propria scrittura indipendente, dalle mode, dal marketing, ma anche dalla lettura attenta di molti, coltivando una piccola ma fedelissima schiera di ammiratori. Probabilmente lei ha ragione quando afferma che in Italia stenta ad affermarsi o anche solo ad esistere una letteratura media di buona qualità, ma è lecito pensare che siano gli scrittori stessi ad evitare questo tipo di scrittura per timore di apparire troppo "popolari"? O forse è vero il contrario, che gli scrittori lottano faticosamente per creare qualcosa che possa risultare il più leggibile possibile per un vasto numero di persone, ma poi devono fare i conti con il "caso", che muove i lettori in maniera schizofrenica? In ogni caso, esiste secondo lei un a priori della scrittura, che pone questo o quell'autore con un potenziale livello di leggibilità alto rispetto ad altri autori, o molti autori semplicemente non si pongono il problema della leggibilità, perché quello che conta è l'arte, la verità, la necessità, o per contro il nome, il battage pubblicitario, la certezza dell'editore di avere un cavallo vincente? Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa.