Nello scompartimento siamo in sei: io, vicino al finestrino; un signore sulla sessantina che ascolta in cuffia gli Skiantos, difronte a me; una coppia nera, lui e lei grassissimi, al nostro fianco (lei al fianco di me, lui al fianco del signore sulla sessantina); il bimbo grassissimo della coppia grassissima, a fianco della madre, vicino al corridoio; una ragazza con una maglia bluette e le guance rosse, avrà venticinque anni, difronte al bambino e a fianco del padre grassissimo.
Io sono salito a San Benedetto del Tronto. Il treno viene da Bari, e morirà a Venezia.
Ho il mio libro: Massimo Mila, Cronache musicali 1955-1959, Einaudi 1959, pagine 535. C'è ancora il prezzo originario: 3.000 lire. L'ho comperato a Milano, in una bancarella, l'altro giorno, pagandolo 25 euro. E' un libro molto bello.
Io leggo il libro. Il signore sessantenne con gli Skiantos in cuffia legge un libro di Fernand Braudel, insigne storico francese. La coppia di neri chiacchiera. Il bambino un po' dorme, un po' saltella, un po' mangia biscotti. La ragazza con la maglia bluette ha un Corriere Adriatico tra le mani.
Suona il telefono della ragazza. La ragazza risponde.
"Perché mi chiami?", dice la ragazza. "Perché mi chiami ancora? Non serve a niente. Basta così. Basta così, è finita. No, non torno indietro. Lo so io dove vado".
La telefonata finisce.
La ragazza fa un numero.
"Ciao Marta, ciaociao", dice. "Eh, come va, come va. Sono partita. No, per nessuna parte, sono partita per stare via. Non lo voglio vedere. Non ce la faccio più. Senti, sono lì tra un'ora e mezza, due ore. Tu che cos'hai da fare? Dài, ci vediamo, stiamo un po' insieme, ti racconto. No, non voglio tornare. Per un po' non torno. Dài, quando arrivo ti chiamo. Ciaociaociao".
Il signore nero grassissimo si addormenta. Russa un po'.
Il signore sessantenne riavvolge la cassetta. Ripartono gli Skiantos.
Il bambino nero beve latte.
Io leggo Massimo Mila.
Il telefono della ragazza suona. La ragazza risponde.
"Ciao Lella, ciao, ciaociaociao", dice. "Grazie che mi hai richiamata. Sì, ti avevo chiamata, stamattina presto. Senti, mi posso fermare qualche giorno da te? Subito, arrivo stasera. Sì, sono partita stamattina prsto. Adesso mi fermo dalla Marta, poi riparto. Voglio stare lontana da lui. Non è possibile. Non è più possibile. Non ce la posso fare. Dài, ti prego, mi basta qualche giorno. Dopo mi organizzo. Allora arrivo stasera, va bene? Verso le otto, mi pare. Quando arrivo ti chiamo. Va bene. Grazie, sai. Ciao. Ciaociaociao".
Il mio telefono vibra nella tasca sinistra dei calzoni. Leggo il messaggio: "Amore dove sei?". Il numero è sconosciuto. Rispondo: "Parli con me?".
Il telefono della ragazza suona. La ragazza risponde.
"Non puoi continuare così", dice. "Devi piantarla. Non ti dico no, dove vado. Non lo so neanch'io. No guarda, se ti azzardi a telefonarle ti denuncio. Se mi pedini ti mando i carabinieri. Non esiste. Non devi, hai capito? Non devi".
La mamma nera si è addormentata e russa leggermente.
Il bambino nero sveglia il padre. Il padre si alza, tira giù una borsa dalla reticella, tira fuori dalla reticella un altro pacco di biscotti.
Il signore sessantenne ha chiuso il libro e guarda fuori dal finestrino.
Mi arriva un messaggio: "Chi sei?". Rispondo col mio nome e cognome.
La ragazza fa un numero.
"Ciao ma'", dice. "Senti, devi dire a Lorenzo che la deve piantare. Se si fa vivo, devi dirgli che la deve piantare. No, che non ci voglio parlare. Ci siamo parlati abbastanza. Lui mi vuole seguire, capisci? Mi sta chiamando, mi chiede dove vado, ha chiamato la Marta, chiamerà anche te, vedrai. No, che non te lo dico; che poi tu te lo lasci scappare. Non so, una settimana, due, magari anche un mese. Ti mando Saveria, li dai a lei, me li manda lei. No, così tu non sai dove sono, Lorenzo la Saveria manco sa che esiste, guarda: è meglio così".
Mi arriva un messaggio: "Mi scusi". Rispondo: "Per carità".
Mi sembra di essere il lattaio di Peter Bichsel.
Il signore sessantenne dorme con gli Skiantos nelle orecchie.
Il signore nero dorme.
La signora nera dorme, russando leggermente.
Il bambino nero dorme con la bocca aperta, un po' di biscotto ancora in bocca.
Sono concentratissimo su Massimo Mila.
Il treno corre.
Sento un rumore.
Alzo gli occhi.
La ragazza con la maglia bluette piange, singhiozza.
Prendo sonno, ho ancora molti km. da fare. Massimo Mila mi appare in sonno. Siamo in uno scompartimento. Forse e' lo stesso nel quale mi sono addormentato. La ragazza bluette continua ad intervallare brevi singhiozzi con telefonate isteriche e concitate, rispettivamente con la madre, la sua amica che non sa del suo arrivo, e il suo ex che non ne vuol sapere di lasciarla in pace.
Massimo Mila guarda il nero, e poi mi dice "ah, non fossi nato a Torino sarei voluto nascere a 100 metri da casa sua". Mi viene da dirgli "forse che il blues le avrebbe dato altro ?".
giulio, che bello! :-)
Posted by: manu at 25.01.04 18:11certo che in treno se ne vedono di tutti i colori... capita anche a me. Credo che le stazioni ed i treni siano il centro della follia e del caos!
Posted by: cristina at 26.01.04 12:01e poi com'è finita? E' arrivato prima a destinazione o è scesa prima lei? Insomma... si può lasciare a metà una storia così?
Posted by: I. at 26.01.04 12:44i tuoi due topos prediletti, treno e telefono, insieme, sono un colpo basso. hai inventato la formula chimica per far venire i brividi.
Posted by: antonio at 26.01.04 13:12