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26.01.04

On the Covacich, again

Nel Domenicale del 24 gennaio 2004, Massimiliano Parente ritorna sul pezzo di Mauro Covacich del quale in questo diario si è già parlato più volte (vedi qui e i link ivi riportati). Scrive Parente, tra le altre cose:

Secondo Covacich, secondo una resuscitata e banalizzata idea d'impegno, lo scrittore è un giornalista, come uno che andasse a dire a Proust: perché mai, anziché stare lì a scrivere la Recherche, non racconti la catastrofe europea, la guerra mondiale? Perché mai, signor Balzac, anziché raccontare le tensioni e i conflitti internazionali dell'Ottocento, perdi tempo con la Commedia umana? [Gli scrittori citati da Covacich nel suo pezzo,] incapaci di concepire un'opera, scrittori di storielle senza lingua e già pronte per una sceneggiatura, non hanno idea di come un'opera possa essere esplosiva: ma a lungo andare, scavando come un tarlo nelle coscienze. Però, ci assicura Covacich, i suoi amici scrittori da spiaggia e da pizzeria asvrebbero tesi importantissime da esporre, e ci assicura che "le analisi sviluppate in quelle occasioni sullo stato delle cose spesso hanno poco da invidiare a una discussione su Micromega. Casomai non fosse chiaro, ora è chiarissimo: Micromega è il modello di discussione, lo status artistico e di scrittura cui ambire. [...] Eppure Covacich continua a essere stupito: "Ogni volta che sono con loro, mi chiedo perché l'Italia non abbia ancora espresso il proprio Wallace, il proprio Houellebecq, il proprio Pelevin, il proprio Palahniuk, esagero, il proprio DeLillo. Chissà perché, e chissà perché quando la Repubblica intervista Niccolò Ammaniti, lui, anziché travestirsi da Paolo Flores d'Arcais, ci parla di Playstation, del lussuoso appartamento veneziano in cui vive, della scrittura cone terapia per rievocare l'infanzia, del suo essere erede di Italo Calvino e del sentirsi Mark Twain, dell'ultimo suo libro da cui è stato tratto un film e dell'ultimo film a cui sta lavorando. E chissà perché l'unico nominato da Covacich, che potrebbe ambire al titolo, non lo nomina, lo sottintende sminuendolo: "c'è chi compone migliaia di bellissime pagine sul caos, lavorando con maestria eccelsa per non farsi leggere". Sarebbe Antonio Moresco, che non ambisce a Micromega né al film tratto dal romanzo, che ha scritto romanzi che tutti questi messi insieme se li sognano, che in quanto scrittore scrive opere, e sa che la rivoluzione passa attraverso l'estetica della parola, della struttura. Non starnazza come loro per cui, secondo l'"autore contro" Covacich, lavora per non farsi leggere, le pagine sono bellissime ma finita lì. Che detta così come la dice Covacich è come dire di Carlo Emilio Gadda: c'è chi scrive centinaia di bellissime pagine sui pasticci e fa di tutto per non farsi leggere. Idea della letteratura piccola piccola e tutta italica, dove però la lista dell'irrilevanza comparata ce l'ha data lui, Covacich, nomi e cognomi, e tra le righe anche un consiglio ai commensali, ai compagni di spiaggia e di vespa, ai micromeghiani mancati: lasciate perdere la letteratura, datevi alla cronaca, ai girotondi, consegnatevi alle opinioni.

Ecco. Ho citato un bel pezzo, credo quasi metà dell'articolo. La logica mi pare più o meno questa: Covacich ha citato Micromega come esempio, Micromega è una rivista notoriamente comunista e girotondina; Covacich ha citato i suoi amici, quindi parla (anzi: "starnazza") a nome loro; quindi Covacich e i suoi amici tutti sono comunisti e girotondini, e perciò confinati nell'"irrilevanza comparata".
Ricordo che il Domenicale è un settimanale di cultura pubblicato dalla società Il Domenicale spa, di cui è presidente Marcello Dell'Utri.

Poiché Massimiliano Parente fa di tutte l'erbe un fascio, sono costretto a precisare: Mauro Covacich ha parlato a nome proprio (la sua sortita è stata per me una sorpresa); non sono mai stato comunista in vita mia (sono un democristiano genetico); ho acquistato un solo numero di Micromega, anni fa (così come mi è capitato di acquistare, occasionalmente, Ideazione, Il Domenicale, Il Giornale e perfino Libero); compero tutti i giorni il manifesto, è vero; ma compero tutte le settimane anche Famiglia cristiana.

No, dicevo così, tanto per rassicurare Massimiliano Parente: ci sono anche narrratori irrilevanti che non sono comunisti, non leggono Micromega, non partecipano ai girotondi.

Posted by giuliomozzi at 26.01.04 12:34 | TrackBack
Comments

:-))

Posted by: b.georg at 26.01.04 14:14

ODM, et voilà: altro acronimo evvia !!!

che vuol dire ? Ah, certo...Organismo Democristianamente Modificato. :-)

Posted by: cletus a.a. at 26.01.04 14:30

Mi sembra proprio che tutto questo baccano per l'articolo di Covacich rappresenti soltanto l'ultimo episodio della battaglia che non si è mai sopita fra avanguardisti (oggi diremmo autori stilelibero - pequod etc... una compagnie assortita e variegata) e tutto il resto del mondo. Covacich ha parlato della sua passione e di alcune sue amicizie. Anch'io scrivo su Il Domenicale (occupandomi soprattutto di teatro) e Dell'Utri non l'ho mai visto. Anzi, penso lo si possa dire senza problema, non voto nemmeno Forza Italia. Per cui l'assunto che Giulio ha tirato in ballo mi sembra ingeneroso - sebbene particolarmente diffuso - e semplicistico. Sono sicuro che Parente avrà modo di ribadire la sua idea, certo non ha bisogno di una mia difesa. E di fatti non concordo con la sua tesi, ben riportata anche in questa pagina. Non so, anzi non credo che in Italia ci sia da gioire per narratori come Ammaniti, al contrario ritengo lo si possa fare per Moresco. Certo non ritengo che le questioni letterarie si possano verificare e risolvere combattendosi a forza di luoghi comuni e di pregiudizi: è nel merito che ci si risponde.

Posted by: Tiziano Fratus at 26.01.04 23:43

Caro Tiziano, mi sembra di aver risposto nel merito che mi riguarda. Massimiliano Parente ha attribuito a una dozzina di persone (i narratori citati da Covacich, quindi anche a me) quelle che ritiene essere le opinioni e l'appartenenza politica di Covacich. Poiché quelle opinioni e quell'appartenenza non sono le mie opinioni e la mia appartenenza, l'ho scritto. Quali sono i luoghi comuni e i pregiudizi?

Posted by: giuliomozzi at 27.01.04 00:28
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