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31.01.04

Milano

Milano. Piazza Sant'Eufemia. Mezzanotte.
Aspetto un taxi.
Arriva.
"Via Settala", dico al tassissta.
"A che numero?", dice.
"Non mi ricordo", dico. "Sa dov'è l'Hotel Charly?".
"Certo", dice.
"Bene", dico. "Mi faccia scendere lì, che è vicino a dove devo andare".
Il tassista ingrana, il taxi parte.
Il tassista ha gli occhiali, i capelli bianchi lunghi, un berretto di lana in testa. Potrà avere sessant'anni.
"Ecco", dice il tassissta. "Volevo fermarmi per cambiare l'acqua al rubinetto, e invece c'era lei".
"Mi fa venire i sensi di colpa", dico.
"Ma no", dice il tassista. "E' che lì, in un angolo, c'è una grata a filo col muro, che puoi farla direttamente dentro, e nessuno ti vede".
La grata a filo col muro apparterrà a una cantina, penso. Penso a che cosa può pensare dei tassisti il proprietario della cantina.
"E' sicuro che conosce l'Hotel Charly?", gli dico.
"Ma certo", dice il tassista. "Il Charly è un albergo molto", si ferma un momento, "molto nominato".
"Cioè?", domando.
"Eh", dice il tassista, "è un albergo molto frequentato".
"Frequentato da chi?", domando.
"Eh", dice il tassista. "Frequentato. Molto frequentato. Mi spiego?".
"No", dico. "Non si sta spiegando molto".
"Insomma", dice il tassista, "c'è gente per bene, e", si ferma un momento, "e c'è altra gente".
Mi viene voglia di insistere. Penso che non va bene insistere.
"Ho capito", dico.
"Ecco, bravo", dice il tassista.
"Spero adesso che lei non si farà una cattiva opinione di me", dico.
"Ma no, ma no!", dice il tassista.
"Bene", dico.
"E' che con il sindaco che abbiamo...", dice il tassista.
"Com'è questo sindaco?", domando.
"Eh", dice il tassista. "E' un sindaco".
"Mi pareva", dico.
"E' un politico", dice il tassista.
"Senz'altro", dico.
"Lei capisce", dice il tassista.
"No", dico. "Non capisco".
"E' come l'Hotel Charly", dice il tassista.
"In che senso?", domando.
"Eh", dice il tassista. "Il Comune è così. C'è gente per bene...".
"...e c'è altra gente", concludo.
"Bravo", dice il tassista. "Vedo che ha capito".
"Veramente no", dico.
"Ma come?", dice il tassista.
"No", dico. "Non ho capito".
"Ma lei è di quelli?", dice il tassista.
"Di quelli quali?", domando.
"Di quelli del sindaco", dice il tassista.
Ci metto un momento.
"Le pare che andrei all'Hotel Charly", dico poi, "se fossi di quelli?".
"Ha ragione", dice il tassista.
In quel momento arriviamo all'Hotel Charly.

Posted by giuliomozzi at 31.01.04 01:05 | TrackBack
Comments

Bello! Grazie. Ciao Giulio

Posted by: Tiziano Scarpa at 31.01.04 02:08

Ma il sindaco di questa città, è Godot?

Posted by: gino tasca at 31.01.04 08:17

la memoria storica, la coscienza critica e una disincantata visione del mondo riposa nelle parole, a volte negli sguardi, di tassisti, conducenti di autobus, controllori ferroviari, portantini,...avventori di un blog like this. :-)

Posted by: cletus a.a. at 31.01.04 09:05

la grata dà proprio sulla mia cantina!
ecco chi è che ne approfitta...

Posted by: Mauro Smocovich at 31.01.04 10:51

"Eh", dice il tassista. "Frequentato. Molto frequentato. Mi spiego?". "No", dico. "Non si sta spiegando molto". (...) "E' che con il sindaco che abbiamo...", dice il tassista. "Com'è questo sindaco?", domando. "Eh", dice il tassista. "E' un sindaco". "Mi pareva", dico. (...) "Bravo", dice il tassista. "Vedo che ha capito". "Veramente no", dico. "Ma come?", dice il tassista. "No", dico. "Non ho capito".
Giulio, non si danno risposte del genere a un tassista qualunquista, a mezzanotte, diretti verso un albergo “nominato”. In certi casi si abbozza, si sorride, si muove la testa in cenni di assenso qualunquistici e polivalenti. Altrimenti finisce come l’ultima volta, che il controllore a momenti ti menava.

Posted by: mauro at 31.01.04 10:51

cambiare l'acqua al rubinetto? mah, come si fa a cambiare l'acqua al rubinetto? semmai cambiare l'acqua alle olive!

Posted by: una lettrice at 31.01.04 12:19

così: venne alla luce e s'accorse che un black-out digitale lo aveva fatto trascorrere dentro le impressioni di un vitello distorto. Era nato cieco sordo e parlava solo del suo nondo ulteriore...

Posted by: bimodale at 31.01.04 18:05

Mozzi, Mozzi... Tu che rompi sempre le palle a tutti coi tuoi esercizi di lettura! Ah! Guarda cosa ti ha detto una lettrice sotto... W le donne...

Posted by: Pallanzone at 31.01.04 20:28

Caro Mauro, quando mai un controllore ha cercato di menarmi?

Posted by: giuliomozzi at 31.01.04 20:35

Piazza Sant'Eufemia, Milano. Arriva un taxi, io vado a piedi. Più in là, verso la clinica Capitanio dov'è morta mia nonna che non era la vera nonna e non aveva diritto a definirsi nonna però era più nonna della nonna che si era suicidata prima che arrivasse questa nonna inautentica ma verace, mi ferma un signore napoletano. Ha accanto un travestito, o transessuale, mi pare brasiliano. Il signore napoletano mi domanda: "Scusi, dov'è il ristorante russo?". Io sto parlando con uno che sta Utrecht, al telefonino, è disperato per il roaming, mi dice continuamente di stringere per il roaming, io non so cosa sia il roaming. "Guardi, non sono di qui", mento. Allora il travestito, che non è transessuale ma effettivamente è brasiliano, dice al signore napoletano: "Si vede benissimo che è di qui. Non ci dice dov'è il ristorante russo perché gli faccio schifo". Allora il signore napoletano mi dice, alterato: "Ti fa schifo lei? Ti faccio schifo io?". Il tipo di Utrecht col roaming chiede se qualcosa non va. In quel mentre passa una Smart, uno si affaccia e grida al travestito: "Culo!". E tutto ciò prima che esca dal portone a vetri della clinica cattolica Capitanio un custode, napoletano anch'egli, che dice al signore napoletano: "Mimmo!". Si mettono a parlare. Cade la comunicazione con Utrecht, è finita la scheda, il roaming, la tariffa altissima. La clinica Capitanio, se passi davanti, spalanca le porte di vetro con la fotocellula, sempre, a ogni passante, nell'atrio fa freddo, il custode cattolico ha la scirpa, Mimmo viene a sapere che il ristorante russo sta a cento metri di lì dopo avere detto cosa ci fa a Milano, il travestito sta parlando al cellulare. Mi accendo l'ultima sigaretta del pacchetto, vado via.

Posted by: giuseppe genna at 31.01.04 23:21

Oggi, ore 12 circa, paesino vicino al lago, vicino Roma. Seguo l'auto di una coppia di amici con la loro figlia e mia figlia. Mi precedono di qualche metro. Dobbiamo andare a vedere una casa che intendono comprare.
Arrivati in piazza rallentano, mi fermo anche io, dietro di loro, con la mia auto. Confabulano con un tizio.
Io sto al telefono, intanto. Un'amica mi sta chiedendo dei corsi di scrittura, del come si fa a smontare un racconto. Il tizio col quale stavano parlando viene verso di me, senza dirmi niente apre lo sportello e sale in macchina. Io per un po' tento di continuare a parlare con questa amica, mentre il tizio inizia a parlarmi in modo strano. Dev'essere il sensale, penso. Mi fa cenno di andare…"mi lasci vicino alla stazione dei carabinieri" mi dice. "ha presente ?". Io non ne ho la piu' pallida, ma seguo l'auto dei miei amici che procede, piano, lungo l'unica strada del paese. L'amica al telefono si rende conto che qualcosa non va e inizia a pormi domande. Io trovo elegante scusarmi e prometterle di richiamarla appena potro'. Il tizio accanto a me seguita a parlare. Io piu' di una conversazione per volta ho delle serie difficolta' a seguire. Mi accorgo anche che non emana proprio un gran buon odore. "Ha presente la stazione dei carabinieri ? mi lasci li vicino, grazie" mi ripete. Realizzo che non puo' essere il sensale, oppure si, che importa, mi dico. "Lei si vede che non e' di qui ?" dice "da cosa ?" sto per aggiungere, ma mi astengo e penso a come si smontano i racconti, mentre colui che sapro' dopo, essere il pazzo del paese, mi ha tenuto compagnia per meno di un chilometro.

Posted by: cletus a.a. at 01.02.04 00:43

gentile giulio in questi ultimi giorni nel mio blog si sta parlando, tra gli altri, di te. se vuoi intervenire sei il benvenuto.

Posted by: matteo fantuzzi at 01.02.04 02:46

Ad Utrecht c'ero io al telefono...
ed io che mi ero offeso perché pensavo mi avessi messo giù la comunicazione! Allora ti richiamo nonostante il roaming...

Posted by: Mauro Smocovich at 01.02.04 11:20

Caro Giulio, il post s'intitolava "Collo" e il testo al quale mi riferisco è questo: Il controllore mi guarda.
"Sì", dice. "Mi fa girare la testa, e anche nausea".
Non dico niente.
"Lei è un medico?", domanda il controllore.
"No", dico.
"Mi gira un sacco la testa", dice il controllore, "e quando frena mi viene il vomito".
"Un bel fastidio", dico.
"Lei lo chiama fastidio", dice il controllore.
Mi squadra. Non dico niente.
"Mi fa un male cane", dice il controllore.
"E' stato a farsi vedere?", domando.
"Non serve a un cazzo, farsi vedere", dice il controllore.
"Be", dico, "può mettere un collarino, fare un massaggio, stare a casa qualche giorno".
"Questi sono cazzi miei", dice il controllore.
"Me ne ha parlato lei", dico.
"Io parlo con chi mi pare", dice il controllore.
"Mi sembra giusto", dico.
"E non mi piace chi mi rompe le scatole, mi dice dovevi fare così, dovevi fare cosà", dice il controllore. "C'è già l'azienda, ci sono i sindacalisti. Tutti a dirti cosa devi fare".
Non dico niente.
"Lei è un sindacalista?", domanda il controllore.
"No", dico.
"Tutti cazzoni, i sindacalisti", dice il controllore.
"Se lo dice lei", dico.
"E poi mi fa un male cane", dice il controllore. "Un cazzo di male cane del cazzo".
"Che cosa vuole da me?", dico.
"Da lei?", domanda il controllore.
"Sì", dico. "Lei mi si siede davanti, mi dice delle cose, si scoccia se le rispondo. Che cosa vuole da me?".
"Da lei?", ripete il controllore.
Non dico niente.
Il controllore si alza in piedi. Ha la faccia tutta rossa.
"Non voglio un cazzo da lei, ha capito?", urla. "Non voglio proprio un cazzo!".
"Va bene", dico. "Mi bastava capire".
"Lei non capisce un cazzo!", grida il controllore.
"Va bene, va bene", dico.
"Un cazzo!", grida il controllore. Comincia ad allontanarsi lungo il passaggio. "Un cazzo!", grida ancora, ormai distante una decina di passi.

E' vero, il controllore non cerca di menarti, ma io ho scritto "a momenti ti menava", che al gioco dei peli nell'uovo non è esattamente la stessa cosa. Quell'"A momenti" dipende da vari fattori: il dolore al collo, la tua eventuale maggiore possenza fisica, il fatto che c'erano ancora innumerevoli biglietti da punzonare. Casualità, dunque, non assenza di voglia di menarti, che traspare palesemente dalle parole del controllare dal collo diruto. Quell'"a momenti" costituisce la discriminante tra opera e intenzione, tra razionalità e selvatico istinto, tra braccio e mente, tra la fine indifferente della storia e un occhio nero, tra l'aver detto una cosa o un'altra. Saluti

Posted by: mauro at 01.02.04 13:45

Ma, non so. Non ho avuta sensazione di pericolo, quella volta. Per questo non ho capito a quale episodio alludevi.

Posted by: giuliomozzi at 01.02.04 16:19

Dai Giulio, non fare quella faccia. Dalle mie parti lo sanno tutti che sono un cazzeggiatore. Ora lo sai pure tu (ma forse lo sospettavi già).

Posted by: mauro at 01.02.04 17:49

Nessuna faccia, caro Mauro. Solo questo: tu avevi alluso a una scena, e io non ci ero arrivato. Tutto qui.

Posted by: giuliomozzi at 01.02.04 20:27
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