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16.12.03

Una sparata di Davide Bregola

Il blog di blog di Marco Candida ospita una sparata di Davide Bregola sul tema Letteratura come verità. Ciò che Davide scrive mi sembra importante. Poiché, tra le altre cose, mi interpella direttamente, ho risposto nei commenti.

Posted by giuliomozzi at 16.12.03 10:29 | TrackBack
Comments

chi cerca la vita trova lo stile, chi cerca lo stile, trova la morte.

Posted by: von kleist at 16.12.03 11:54

Mi permetto di segnalarVi su King Lear (http://www.kinglear.splinder.it) una gran bella intervista al sempre paziente Umberto Casadei che parla dello stravolgente suo romanzo "Il suicidio di Angela B.". Ci sono anche tanti link interessanti, rassegna stampa, recensioni, ed altro.

Abbracci,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 16.12.03 12:29

Condivido questa frase di mozzi: "Credo che la letteratura sia il tentativo destinato al fallimento di prendere la parola quando siamo rimasti per meraviglia senza parole" Mi piacciono i falliti, non è il caso di Mozzi che ha i fans, è personaggio, ha quindi quello che si definirebbe successo. Non è il caso della scrittura di Mozzi che è una buona scrittura, dignitosa, ma non letteratura, attenendomi alla sua definizione che approvo. Kafka non ha mai avuto successo in vita! Era vicino alla verità!

Posted by: luminamenti at 16.12.03 13:44

Io ricordo che giuliomozzi sosteneva con determinazione che ogni testo scritto è letteratura, e quindi anche la famosa lista della spesa. Ora, può anche darsi che l'elencazione degli alimenti da acquistare nasconda urgenze e fini diversi dalla fame e dal rifornimento del frigorifero e della credenza, e che sia in effetti il tentativo fallimentare di riprendersi dallo stupore, di dare parola a ciò che parola non ha e che, come per una rivelazione, ci pare di avere intravisto… Può darsi, e può darsi che tutti questi discorsi sulla letteratura siano vuota argomentazione tesa a dimostrare, a se stessi e agli altri, di avere un pensiero proprio. O forse no.

Posted by: lachi at 16.12.03 15:39

E' comprensibile perchè la lista della spesa è per mozzi letteratura! C'è un evidente tensione tra ciò che ha detto prima e adesso...

Posted by: luminamenti at 16.12.03 16:53

Quello che ha detto Bregola non mi sembra così importante come sostiene questo giuliomozzi. EG.

Posted by: ghezzi at 16.12.03 17:02

non è importante nemmeno quello che dici tu la notte, quando parli fuori sincrono, finto fuori dal mondo, con la maglietta bianca da pizzaiolo.

Posted by: von kleist at 16.12.03 17:47

Per carità, non mi toccate enrico ghezzi! ;-) [sempre ammesso che questo ghezzi qui, questo che post sul blog di mozzi, sia lui... e a me non sembra tanto. Sarà!...]

Posted by: francescogallo at 16.12.03 19:25

Ho scritto un racconto sulla lista della spesa per la prima serata del nuovo anno dell'associazione culturale di cui faccio parte. Lo invio./ Mi telefona la mia amica:/Lucia è proprio brutto./Non farlo leggere, buttalo via, fai leggere qualcosa di tuo, qualcosa d’altro./Non posso ho già detto alle radio il tuo nome. Se non lo correggi tu lo faccio io/Non voglio che lo faccia lei./Lo rivedo e non lo trovo brutto ma lei dice che non c’è poesia./
Che cazzo di poesia ci metto nella lista della spesa?/Penso./E poi ci provo./E poi lei mi telefona/E non ha letto la nuova versione./Ma lo ha letto suo marito/che lo ritiene molto bello/Sei una grande mi dice/Penso solo che non so più che pensare.//Di sicuro il mio racconto non è letteratura. E questa è già una verità, una parte almeno della verità.

Posted by: lucia at 16.12.03 20:51

anche io penso che la lista della spesa sia letteratura, e in fondo "è verità" palese. un saluto

Posted by: Stefano Somma at 16.12.03 21:11

letteratura come verita'? da "gustare" il pezzo a firma tal Affinati, apparso oggi sul corrsera a commento della vile aggressione ad un poveraccio che tentava di difendere delle ragazze alle tre di mattina di domenica scorsa.

Posted by: cletus a.a. at 16.12.03 22:04

E fra poco l'elenco telefonico è letteratura. Poi il prossima assioma è che tutto è arte!
La cosa poi interessante è che poi tutti ci tengono a sottolineare che quello che fanno loro è letteratura, arte! Quindi, sottolineando ciò presuppongono che ci sia qualcosa che non sia letteratura, che non sia arte. Intanto non sanno cos'è letteratura e arte ma pretendono di essere inclusi nel mondo della nobiltà!
Mi sembra di avere a che fare con una bella schiera di ignoranti-presuntuosi!la peggiore delle categorie!

Posted by: luminamenti at 16.12.03 22:07

giuliomozzi è come la Bibbia, ragazzi: dovete interpretarlo, cazzo, che se prendete tutto alla lettera mi diventate dei Testimoni di Geova della Letteratura, sveglia...

Posted by: Fabio Ciofi at 16.12.03 22:13

"Qualunque "suspension of disbelief" opera come una tregua nel duro, implacabile assedio che il determinismo fa all’uomo. In tale tregua, la nostalgia introduce una variante nell’affermazione di Ortega: ”ci sono uomini che, in determinati momenti cessano di essere se stessi e la propria circostanza, c’e un’ora in cui si desidera essere se stessi e l’inaspettato, se stessi e il momento in cui la porta che prima e dopo da sull’ingresso si socchiude lentamente per lasciarci vedere il prato dove nitrisce l’unicorno". Alzo Sprach Cortazar

Posted by: cletus a.a. at 16.12.03 22:20

Per svegliarsi dovrebbero leggere qualche libro di letteratura ogni tanto...

Posted by: luminamenti at 16.12.03 22:21

Il dubbio di non essere se stessa
è conforto alla mente che vacilla
in un'estrema angoscia,
finché non trovi un terreno sicuro.

Le vien consegnato un senso d'irrealtà,
un pietoso miraggio,
che possibile rende l'esistenza
mentre interrompe la vita
(emily dickinson)

Posted by: luminamenti at 16.12.03 22:37

le parole, il senso. a volte litigano, altre scopano, altre ancora si ignorano, indifferenti le une all'altro.

Posted by: cletus a.a. at 16.12.03 23:12

e comunque, l'elenco telefonico si che e' letteratura, ma d'atlantide.

Posted by: cletus a.a. at 16.12.03 23:16

il terzo paradigma delle teorie della verità, quello che prende atto della svolta linguistica operata dalla filosofia analitica. Per illustrare questo nuovo paradigma di verità, Apel istituisce un confronto tra Husserl, l'ultimo esponente della teoria dell'evidenza, e Tarski, il primo e più importante teorico della verità come coerenza semantica. Per conciliare queste due opposte esigenze e fondare una teoria trascendental-semantica della verità, secondo Apel, si tratta di prendere le mosse da Peirce . Questi, respingendo tutti gli esiti soggettivistici della teoria pragmatistica della verità, ha cercato di rintracciare un contesto a cui sia assicurata una validità pubblica non di tipo utilitaristico, ma accettata dalla comunità degli scienziati .
Illustrando la teoria della verità come consenso quale si trova in Peirce e che anticipa la sua teoria trascendental-semeiotica o trascendental-pragmatica, Karl Otto Apel ne rintraccia delle anticipazioni in Aristotele, negli stoici e in Kant . Questo nuovo modello trascendental-semeiotico di verità, per Apel, deve costituire una sintesi tra la teoria della verità come evidenza soggettiva e la teoria della verità come coerenza e, soprattutto, deve difendersi dall'accusa di relativismo o da quella di ridurre il vero al consenso fattuale: essa, infatti, secondo Apel, concilia la coerenza dei concetti e l'evidenza dell'esperienza, all'interno di un processo di ricerca che regolativamente si approssima al consenso dei parlanti. Per replicare all'accusa di soggettivismo e relativismo formulata da Hoesle, secondo cui in questo paradigma la verità verrebbe ridotta ad un accordo, mentre dovrebbe accadere il contrario, Apel fa notare che la verità non è un possesso metafisico stabile o definitivo, ma un termine a cui la ricerca tende .Sulla linea di Peirce si colloca l' "etica del discorso" di Habermas, con la differenza che Apel concepisce le precedenti teorie della verità come integrabili all'interno del paradigma consensuale. Infatti l'idea kantiana di una sintesi unificatrice della conoscenza può valere solo per il singolo individuo mentre tutto ciò che aspira ad essere vero in termini di coerenza, evidenza od esperimento deve attingere il consenso della comunità dei ricercatori . La teoria consensuale della verità, secondo Apel, trova applicabilità in tutte le forme del sapere filosofico e scientifico, anche in quelle conoscenze a priori che, come tali, non dovrebbero aver bisogno del consenso fattuale. Così la stessa teoria filosofica della verità come consenso deve poter essere vera a priori, prima e indipendentemente da ogni consenso, eppure deve essere sottoposta alla verifica del discorso e della critica. Essa non ha nulla di relativistico, in quanto ammette alcuni principi incontrovertibili, la cui negazione porterebbe ad una contraddizione.

Posted by: Stefano Somma at 17.12.03 00:40

Ho letto ciò che hai scritto Stefano, ma mi viene difficile pensare un nesso tra letteratura e verità se non quello tra contenuto e forma, cioè tra etica ed estetica. In letteratura è in questo rapporto che posso pensare a un rapporto tra scrittura e verità! Allora bisognerebbe indagare cos'è l'etica della scrittura e la sua estetica. La verità in letteratura è un problema mal posto! Nelle parole non trovo alcuna verità! I significanti non attingono mai i significati, parole e segni non raggiungono mai la realtà indicata. Le parole, tuttavia, quando si elevano a letteratura sono capaci di svelare il rapporto tra soggetto e verità. Il rapporto tra cura del sé e il conosci te stesso. In questo rapporto può mostrarsi una presenza del trascendente.
Questo mi sembra l'esito più alto raggiungibile in letteratura. Naturalmente ci possono essere, anzi ci sono risultati più modesti in letteratura e in quei libri che non sono scrittura letteraria. Risultati rispettabili: esiti politici, di testimonanianza, sociali ect...
Personalmente non mi destano grande interesse, ma questo dipende dalla mia natura, dalla mia esperienza, dal punto a cui sono arrivato e quindi dalla sua proiezione a partire da esso, e non certo da un oggettivazione reale del problema. Che cosa è giusto scrivere? Ognuno scriva quello sente di scrivere, ma cerchiamo di manterenere distinzioni, perchè l'indistinzione e mettere tutto nella stessa pentola non aiuta né gli scrittori né i lettori. Mettere distinzione però è scelta di valori, è scala!
L'entusiasmo poi per un libro bisogna vederlo alla distanza, quanto quel libro mantenga le sue promesse. Bisogna rileggere i libri, quelli che si crede debbano essere riletti e capire che effetto fanno.Questa è anche un ragione per cui ho poco interesse per le recensioni dei libri che vanno uscendo, capisco la necessità della loro esistenza, ma mi sembra arduo sostenere la loro verità. Quel libro di cui si parla bisognerà rivederlo, risentirlo fra 30 anni e più e forse qualcosa sapremo della verità.
Faccio un esempio personale, di un libro che mi è rimasto vero alla distanza dopo tanti anni e che mi chiede rilettura periodica: Verità e menzogna di Guido Piovene!

Posted by: luminamenti at 17.12.03 08:29

Che palle questi post lunghi una quaresima che lasciate! Pensate che siano interessanti?

Posted by: don giovanni at 17.12.03 10:50

Non sono certo interessanti per chi non li vuole leggere, cosa accettabile. Basta non leggerli. Ma nessuno stabilirà almeno per me quanto debba scrivere. Ascolto e poi faccio di testa mia.
Quando la testa mia s'incontra con quella di qualcun altro bene, quando non s'incontra male.
L'uno e l'altro sono necessari, almeno per sentire la tua rimostranza e dissenso!
D'altra parte ci sono giorni che ho letto e scritto tanto che non sono capace di leggere il giorno dopo più di due-tre righe tanto mi bruciano gli occhi! Siamo fatti anche di carne friabile!

Posted by: luminamenti at 17.12.03 13:00

Trovo interessanti i post di Luminamenti.

Posted by: Anonima Sequestrata at 17.12.03 13:10

"a me sostanzialmente di quello che scrivono gli altri m'importa na sega" la domanda, subitanea, spontanea e': che cosa ci viene a fare uno qui ?
Cos'e' ? Un ufficio pensieri smarriti ? Una sedia malmessa (dismessa) da Hyde Park, dotata di poteri magici, in forza dei quali chiunque vi salga in piedi, viene preso da improvvisi attacchi di logorrea ? Vorrei una risposta, a questa come ad altre domande, non dette, indefinite, prossime al formarsi. Amo questo posto.

Posted by: cletus a.a. at 17.12.03 19:50

scusate, forse ho abusato dello spazio messomi a disposizione... mi dispiace molto se ho offeso qualcuno con la mia logorrea, mi spiace molto. cordiali saluti

Posted by: Stefano Somma at 17.12.03 22:31

La verità e la letteratura? mah, che sarà mai sta verità? mi sto accorgendo che l'antipatico Heidegger aveva ragione quando affermava che la poesia, la letteratura in generale, è l'essere fondante l'essere per il dialogo. La poesia ci induce a rompere tutti i canoni: parole come ideologia, istituzioni, realtà sociale, in essa vengono ribaltati e portati ad un livello di colloquio, al quale tutti possono partecipare.
Vi pare poco?

Posted by: emma at 18.12.03 11:26

Cletus, sei grande, e anch'io amo questo posto.Maria L

Posted by: Maria L at 18.12.03 12:27

Mah, Emma, che dire? Si può, o meglio posso essere d'accordo con Heidegger quando afferma che la verità si esperisce attraverso l'intuizione e che quindi la poesia è una delle attività meglio votate a tale scopo, ma da qui a sostenere che rompe i canoni ecc.ecc. ci andrei cauto. Nel senso che la frammentazione e la percezione della mancanza di senso hanno portato anche il discorso poetico ad un girare fatalmente a vuoto, tranne forse, sotto l'aspetto dell'assurdo: ecco, oggi fare poesia, per me, vuol dire mostrare quanto il Tutto sia assurdo, senza alcuna velleità redentrice, salvifica, veritiera, verosimile; nessuna luce in fondo alla caverna, finalmente, ma tenebre, solo e sempre e comunque tenebre...

Posted by: Fabio Ciofi at 18.12.03 15:56

forse i poeti dell'assurdo ci sono andati vicino, penso a Vian. Con rompere i canoni intendevo che mentre la filosofia tende di per sè alla verità, anzi la pretende e dichiara di esserci vicina, per la poesia questa presunzione non esiste. Esiste forse un dialogo cui la poesia predispone, un dialogo con l'altro, che non esiste, in fondo, ma è solo un'altro sè stesso ma comunque altro, dove tutto può essere ricomposto o scomposto purchè si raggiunga qualcosa di bello, e per bello intendo "ordine bello", che è il mondo che ci circonda e che noi vorremmo che fosse.

Posted by: emma at 20.12.03 00:42

Dunque Luminamenti ha la testa dura, ma la carne friabile. Luminamenti è una pasta d'uomo? Nossignori. Luminamenti è un uomo di pasta di mandorle.

Posted by: uvizeta at 20.12.03 22:57
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