|
|
|
BlogNation
|

04.12.03

Questa mattina

Mi sveglio all'improvviso. Il letto non è il mio. Che letto è?
Uno, due, tre secondi. Questo è il letto di Marco Candida. Questa notte ho dormito nel letto di Marco Candida (lui non so in quale letto abbia dormito; non in questo, comunque), a casa di Marco Candida, a Tortona, Italia, Mondo.
Bene. Ci sono.

Mi giro. Cerco la peretta della luce. Accendo la luce. Sì, è la stanza di Marco Candida. Mi alzo. Guardo l'orologio. Sono le sette e venti. Dovevo prendere il treno delle sette e trenta. Mi vesto di corsa. Esco dalla camera. In corridoio sbatto addosso a Marco.
"Mi sono svegliato adesso", gli dico. "Non ho sentita la sveglia".
"Nemmeno io l'ho sentita", dice lui.
E' vestito di tutto punto.
"Il treno è alle sette e mezza", dico.
"Proviamo", dice lui.
Tiro su i miei bagagli. Usciamo. La stazione è a due passi. Marco corre. Io un po' meno. Ho i bagagli, e i miei anni. E comunque la partita è persa.
Infatti. Arriviamo in stazione alle sette e trentatre. Non c'è speranza. Il treno delle sette e mezza di avrebbe fatto rientrare a Padova per le undici. Il treno successivo è alle otto e tre quarti, con arrivo a Padova all'una e mezza (e con un'ora e mezza da stare in stazione a Milano senza sapere che cosa fare).
"Potresti andare a Voghera", dice Marco. Sta guardando lo schermo con i treni in partenza. Guardo anch'io. C'è un'autocorsa sostitutiva per Voghera, alle sette e trentasei.
"Quanto ci metterà, ad arrivare a Voghera?", domando a Marco.
"Ma non lo so", dice lui. "Un quarto d'ora, venti minuti".
Vado alla macchinetta dei biglietti. Non fa i biglietti. Però mi dice che se arrivo a Voghera per le 8.08, posso prendere un treno lì e riacchiappare il mio eurostar a Milano.
Vado allo sportello. L'omino è in fondo, sta contando dei soldi.
"Scusi", dico.
L'omino non mi sente.
Guardo Marco. "Va' fuori a tener ferma la corriera", gli dico.
Marco va.
L'omino arriva, finalmente. Mi fa il biglietto. Corro fuori.
Marco è lì, sta piantonando la corriera. Ci salutiamo. Salgo. Ringrazio il conducente per avermi atteso. Mi siedo. Guardo l'ora. Sono le sette e trentotto. La corriera parte.
Ci sono io, c'è il conducente, c'è un'altra signora.
Stop.
Arriviamo a Voghera alle 8.08 in punto. Corro giù dalla corriera. M'infilo nel sottopassaggio. Il treno per Milano parte. Non ce la faccio. Non ce la faccio. Guardo il treno allontanarsi. Sulla tabella c'è già il treno successivo: 8.58.
Amen. Un po' di ore buttate.
Mi siedo sulla panca di pietra. Apro lo zaino. Tiro fuori il libro. E' Bambole cattive a Green Park, di Andrea Malabaila, Marsilio. Cerco la pagina con l'angolo piegato. Pagina 108. Ieri, arrivando a Tortona, mi sono fermato lì. La prima frase che leggo, quarta riga dall'alto della pagina, dice:
"Il solito incapace".

Posted by giuliomozzi at 04.12.03 15:40 | TrackBack
Comments

Povero Giulio, come ti capisco...

Posted by: alessio at 04.12.03 16:13

hihi, quasi come fam09 per raggiungere padova.

Posted by: monica at 04.12.03 16:30

Per lui è stato molto più complicato.

Posted by: giuliomozzi at 04.12.03 16:51

io non ce la farei a prendere tutti questi treni, tantomeno sopporterei di perderli

Posted by: francesco at 04.12.03 17:20

Pst... lo sapevo che lo perdevi... va', se si può... bah...

Posted by: marco2 at 04.12.03 17:38

Una volta studiavo a Venezia ed abitavo a Gorizia. Facevo il pendolare tutte le settimane. Per qualche anno, poi, l’ansia confluiva nei miei sogni sotto forma di corse fatte apposta per perdere i treni. Ora vivo a Roma e sono cresciuto. Quando sono in ansia, più semplicemente, mi sveglio nel cuore della notte. Con buona pace di Trenitalia, poverina.

Posted by: martino at 04.12.03 17:39

che bello però quando i libri ci vedono ;)

Posted by: Ardesia at 04.12.03 17:52

HO VISTO GIULIO MOZZI. ero lì, come sempre incollato alla tv e stavo guradando uno di quei soliti programmi demenziali, era uno di quelli di cui non posso rivelare il nome (sapete faccio parte del pubblico auditel), e tantomeno vi interesserebbe saperlo. Dovete sapere che di solito tra un programma, che sia un film, un quiz, una tg, io faccio ZAPPING, si, lo confesso, come molti italiani faccio il maledetto zapping, aspetto lo stacco tre programma e spot e mi metto a smanettare, o sdiytettare, da un pulsante all'altro, clicco, clicco, e cerco altri programmi. Di solito sono fortunato e becco altre cose da guardare che non siano il diamante che ti dura tutta la vita o la padella che chi la dura la vince, altre volte invece mi devo sottomettere a sua maestà "i consigli per gli acquisti". E puntualmente: saponette, dentifrici, shampoo, spazzole, automobili. Tanto che, ormai, credo che la tv sia un enorme ipermercato, manca solo la pizza al taglio ed è completo. Ritorno a Mozzi. Ero lì col dito e saltando su un canale, mi blocco. C'è un treno, un ragazzo che dice che vuole andare via di casa, uno che vuole fare l'accademia, chi saluta, chi si bacia, e, all'improvviso, senza che ci fosse alcuna continuità di immagine (tanto che sono rimasto scosso, turbato, dal cambiamento), compare un treno. Un treno normale, di una stazione normale, con gente normale che si saluta (già qui sono scosso perchè non vedo il tipo famoso che pubblicizza la bottiglia d'acqua, nè la arcuri o la belvedere tette al vento, no, solo tipi normali). E nell'ombra, dietro un finestrino leggermente sprorco lo vedo! Era lui, ne sono sicuro. I suoi occhiali alla franzen, la sua barba incolta, la sua presenza massiccia, grave. Era seduto, normalmente, come ci sederemmo noi se stessimo per partire. Vicino al finestrino, mezzo aperto per cambiare l'aria stantia che hanno lasciato i passeggeri scesi alla stazione, col giornale mezzo aperto sul sedile di fianco, la valigia infilata sopra al sediolino, quasi che fosse stata forzata in una posizione che a lei non andava. LUI era lì, tra le persone normali che si salutavano e si sbaciucchiavano. GIULIO MOZZI era lì, nello spot che io stavo guardando! e faceva una cosa normale, che avrà detto di fare qualche migliaio di volte. E con gli occhi semichiusi mi faceva ciaociao con la mano. Salutava me! ciao giuliomozzi, gli ho risposto allora, e mia sorella mi ha guardato storto, ha incrociato lo sguardo con la mia ragazza e ha messo le dita alla tempia, le ha fatte ruotare in senso orario ed ha chiuso gli occhi. Risultato? Domani mi portano da un bravo neuropsichiatra, a Vienna, sembra sia il nipotedi un certo Froid, Sigmondo Froid. Che dire? Ciao Giulio Mozzi.

Posted by: NarcoS at 04.12.03 19:40

"La prima frase cheleggo, quarta riga dall'alto della pagina, dice : "Il solito incapace".
E' la prima volta che mi fai ridere, leggendo qualcosa di tuo, grazie, avevo bisogno di ridere, stasera. Non te la prendere, è il minimo che ti può succedere fra tanti treni e tante stazioni...

Posted by: maria L at 04.12.03 20:23

come colonna sonora della giornata di giuliomozzi ci metterei "quasi adatti" dei tre allegri ragazzi morti. già quasi adatti, salus

Posted by: NarcoS at 04.12.03 21:56

Mi sveglio all'improvviso.Il letto non è il mio.Che letto è? Uno, due, tre secondi. Non mi viene in mente dove sono. Cerco la peretta della luce. Non la trovo. Mi metto seduto sul bordo del letto con le gambe a penzoloni. Provo ad aspettare che gli occhi si abituino al buio, ma subito ricordo che senza occhiali non vedrei niente comunque.Decido di alzarmi in piedi per tentare di risolvere la situazione.Con slancio scendo dal letto.Il vuoto sotto i miei piedi, poi il botto.Era un letto a castello.

Posted by: Raffaele P. at 04.12.03 22:23

NarcoS, perdonami, ma la psicoanalisi, nonostante il padre(Freud), ha avuto numerosi figli, anch'essi molto creativi e desiderosi di attenzione. Due nomi? Jung e Lacan... per dire, a me quelli che parlano di piscoanalisi e citano Freud mi danno l'impressione che di psiconalisi ignorano il 90% della letteratura in materia... un po' come parlare di poesia e citare Dante(con tutto il rispetto per il mio quasi conterraneo...)

Posted by: Fabio Ciofi at 04.12.03 23:07

Caro NarcoS, non ero io. Io non possiedo valigie.

Posted by: giuliomozzi at 05.12.03 01:54

ok (fabio ciofi), allora parlo anche di piaget e adler? facciamo un saggio? bene, ma la mia era solo una citazione en passant... caro giulio eppure giuro che era sputato a lei, goccia di saliva per goccia di saliva. ma il resoconto le è piaciuto?

Posted by: NarcoS at 05.12.03 01:59

siamo noi che perdiamo i treni o loro che perdono noi ?

Posted by: cletus a.a. at 05.12.03 09:03

Miiiiiii, che emozione! Citato da giuliomozzi in persona! E il bello di tutto questo è che ieri doveva esserci una specie di telepatia tra me e lui, visto che proprio ieri c'è stata qui a Torino la prima presentazione di "Bambole cattive a Green Park" (con Enrico Remmert) e io ho citato due volte Mozzi: a proposito del fatto che per scrivere bisogna avere energia e a proposito del fatto che bisogna sapere tutto dei personaggi, anche il numero civico e il nome dei vicini di casa... beh, il senso era quello!
Adesso mi sto dando delle arie incredibili con i miei amici e penso appenderò la paginetta in camera mia (magari di fianco alla foto-simulacro di Salinger).

Posted by: Andrea Malabaila at 05.12.03 14:39

Ma dai!! A Voghera. A saperlo venivo in stazione a darti uno strappo in macchina fino a Milano!

Posted by: sokolnikov at 05.12.03 16:53

Mozzo, ma se l'omino è un omino allora tu che sei alto uno e sessantré cosa sei?

Posted by: Ghezzi at 05.12.03 20:22

Uno sessantaquattro e mezzo, prego.

Posted by: giuliomozzi at 06.12.03 00:55

Jean Piaget è uno psicologo dell'infanzia e dello sviluppo fra i più celebri, noi però stavamo parlando di psicoanalisi. Ecco un altro esempio di approssimazione, se non proprio di ignoranza. Probabilmente, NarcoS, te ne sarai accorto, mi stai sul cazzo, ma non saprei dire perché... adesso vado a controllare se ha a che fare con qualche disturbo della personalità(tua, ovvviamente...)

Posted by: Fabio Ciofi at 06.12.03 15:11

Caro Ciofi, tu stai sul cazzo a tante persone. Ma nessuno, finora, si è permesso di sindacare su quanto avevi da dire. Potresti avere la cortesia di fare lo stesso? Grazie.

Posted by: Fabio Fabi at 07.12.03 16:01

Fabio Fabi, Fabio Ciofi non sta sul cazzo a nessuno. Niccolò Fabi.

Posted by: Niccolò Fabi at 07.12.03 16:09

Ah,ah,ah,ah,ah...

Posted by: Fabio Ciofi at 07.12.03 17:24

Ciofi, sei simpatico come un calcio nei denti.

Posted by: Niccolò Niccolai at 07.12.03 20:47

Uh, uh, uh, uh, uh....

Posted by: Fabio Ciofi at 08.12.03 03:58

“Il mondo è malato. Gli uomini non mi piacciono... E anch’io tutto sommato mi faccio un po’ schifo”. A noi di più.

Posted by: Ciofo Ciofi at 08.12.03 12:40

Eh, prendere calci nei denti fa male, fa male...
ih, ih, ih, ih, ih...

Posted by: Fabio Ciofi at 08.12.03 16:39
Post a comment









Remember personal info?