Sabato mattina. Le sette e un quarto. Sto infilando il calzino sinistro. La parte destra della schiena mi si irrigidisce. Rimango lì, la zampa sinistra alzata, il piede mezzo dentro e mezzo fuori dal calzino, il fianco destro formicolante.
"Ahi", penso; poi:
"Perderò il treno", penso; poi:
"Non ho più l'età", penso.
Poi smetto di pensare, finisco di infilare il piede nel calzino, poso il piede sinistro per terra, mi raddrizzo lentamente.
Non mi raddrizzo, questo è il punto. Rimango un po' storto.
Prendo il Fastum dal cassetto. Me ne spalmo un po'. Massaggio lentamente, premendo forte. Ho una grande fiducia nel Fastum, l'ho sempre avuta.
Finisco di vestirmi. Il treno delle 8.12 non lo prenderò mai. C'è quello delle 8.37. Ma allora non ho la coincidenza con le Ferrovie Regionali Emiliane. Controllo in Trenitalia. No, non ho la coincidenza. Chiamo il 412. Il 412 è una meraviglia. A Ferrara troverò una corriera.
Lo zaino è già pronto.
Esco. Il minibus per la stazione è puntualissimo. Sette minuti di viaggio. Alle 8.25 sono in stazione. Mi guardo intorno. il 13 dicembre è cambiato l'orario delle ferrovie. Con l'orario vecchio i treni in direzione Bologna partivano tutti dal binario uno, tranne l'interregionale delle 12.40 che partiva dal binario tre. E adesso? Guardo il tabellone. Binario uno. Abbasso lo sguardo. Vedo Kìmota.
Il resto della storia, almeno fino a un certo punto, si legge da lui.
Il 15 luglio del 2002 la Regione Emilia-Romagna ha emanato una legge (comunemente nota come "la Legge 16") che detta "Norme per il recupero degli edifici storico-artistici e la promozione della qualità architettonica e paesaggistica del territorio" e fissa, in un documento allegato, i "Criteri generali per la individuazione delle opere incongrue". Perché in questa legge, finalmente, sta scritto che le amministrazioni locali, nel corso della loro opera di promozione della qualità architettonica e paesaggistica del territorio, possono addirittura procedere ad abbattimenti. Abbattimenti di che? Degli edifici incongrui. Ma quand'è che un edificio è incongruo? Dice il documento allegato alla legge regionale:
Non pare né utile né corretto operare secondo un revisionismo aprioristico della produzione edilizia basato su criteri esclusivamente estetico-formali, ma neppure su criteri storico-urbanistici. E’ invece più utile dare risposte meditate a un quesito: che cosa è il non autentico in un insieme territoriale in cui la storia ha iscritto elementi di varianatura, relativi a codici e a prospettive culturali differenti? Una risposta che in tutta evidenza non può venire in astratto - basandosi su criteri soggettivi emutevoli - ma concretamente, misurandola sullo specifico della situazione territoriale, e dunque traendola da un progetto correttamente inserito nel contestourbano. E’ il progetto ad identificare che cosa è incongruo, perché serve per verificare ciò che contrasta con gli obiettivi stessi del progetto, in termini formali, d’uso, economici, sociali. In questa accezione, il progetto di eliminazione dell’incongruo può avere come obiettivo il ripristino, e cioè cercare di ricondurre i luoghi a una situazione “precedente”; ma può anche tendere a una riqualificazione, ovvero eliminare per lasciare un vuoto o per ricostruire qualcosadi diverso. O ancora migliorare i luoghi con interventi di mitigazione, che agiscano sull’immagine senza ricorrere alla costruzione in senso edilizio.
Fatto sta che, nella primavera del 2003, un gruppo composto da alcuni fotografi (Guido Guidi, Vittore Fossati), una videoartista (Paola di Bello), un urbanista (Stefano Munarin) e un narratore (cioè il sottoscritto) è andato a spasso per l'Emilia-Romagna allo scopo di trovare idee, concetti, criteri, che so?, impressioni, per una migliore definizione di ciò che è incongruo. Siamo stati a Cattolica, a Sassuolo, a Parma, a Castelnuovo ne' Monti, e così via. I fotografi hanno fotografato, la videoartista ha videoartato, l'urbanista è stato molto urbano, e il sottoscritto ha scritti dei pezzi. Il tutto è diventato anche una mostra (chiusa qualche giorno fa) presso la Galleria di Arte Moderna di Bologna.
Mentre leggevo la passeggiata per Parma di Kìmota, ho ripensato alle mie passeggiate per Parma. Per esempio a quella, dedicata a una visita al negozio d'abbigliamento Uba Uba, proprio nel contesto del lavoro sugli edifici incongrui. Ciò che ho scritto si può scaricare qui, in formato word.
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Posted by: don giovanni at 22.12.03 18:03;
Posted by: belacqua at 22.12.03 18:05Vabbé... uno ";", un altro "...", e io, spudoratamente, che dico? Mah!
Giuseppe Iannozzi
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 22.12.03 18:12!
Posted by: belacqua at 22.12.03 19:00Affrettiamoci, punteggiatura ed esclamazioni varie sono in via di esaurimento. Rimangono pochi esemplari scompagnati, modelli e colori fuori moda,taglie improbabili. Li troviamo da Uba Uba.
Posted by: Pamela Canali at 22.12.03 19:40"
Posted by: belacqua at 22.12.03 20:57A me questo post ha fatto venire voglia di andare da Uba Uba, che conoscevo a Milano e dove credo di essere stata l'unica a trovare qualcosa di carino, abituata com'ero alle zuffe a Porta Portese per aggiudicarsi qualcosa che solo io e altre venti ragazze avevamo avvisato e agguantato contemporaneamente. Della botola non sapevo niente, ma ne avevamo ovviamente una anche a Roma. Non posso citare il negozio, altrimenti mi querelano, ma posso assicurare che vi si trattava solo tratta delle bianche: non era epoca di trapianti: Io ci ho comprato, ignara, un vestito viola ma non sono stata trattata in quanto bianca, forse perché era estate ed ero un pò abbronzata.
Posted by: Pamela Canali at 22.12.03 21:47Per un periodo fui convinto, e forse lo sono tutt'ora, che le case, gli edifici, fossero dotate di una loro "voce", tradissero cioe', ad un'occhiata piu' attenta, una loro personalita', quasi un carattere. Bene, a giudicare dal contesto urbano di un posto chiamato Roma, c'e' di che sbalordire. Tempo fa, in forza di questa convinzione, elogiavo il coraggio architettonico di un amico che ha progettata una struttura adibita a concessionaria d'automobili, con insolito coraggio e, fuor di metafora, decisamente bella. Piu' tardi, questa intuizione ha trovata conferma nei numerosi riconoscimenti che, a vari livelli, ha ottenuto (riviste, universita' ect.ect). Il punto: e' possibile, si conviene qui, che il solo trovarsi circondati di opere belle (edifici) produca benefici effetti sul gusto estetico di chi ci vive accanto, intorno ? di chi, semplicemente, ci sbatte gli occhi sopra ? E inoltre: e' quello che abbiamo costruito, a rappresentarci degnamente, o ancora una volta, una delega in bianco, ad architetti (o qui a Roma, modestamente palazzinari) dal dubbio senso estetico, ci ha graziosamente donato ? E' un po' come la faccenda della tv. Ce ne lamentiamo, ma chi rappresenta chi ? E' questo "territorio" a rappresentarci ? (in-formarci) e se si, fino a che punto ? o siamo diversi, (e in tal senso la legge 16 della regione emilia romagna rappresenta un sussulto di resipiscenza) e cominciamo ad accorgerci che si, insomma, viviamo circondati da brutture ?
Posted by: cletus a.a. at 22.12.03 23:13a proposito del fastum, un buon gel a base di ketoprofene (detto così sembra il nome di un pilota giapponese di motociclismo), spesso è il gesto ad avere azione taumaturgica, non il principio attivo, che attraverso la nostra pellaccia rude di umani passa in piccolissime dosi...per curarsi bisogna avere fede nella cura...
Posted by: antonio at 23.12.03 00:16