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19.12.03

Di certe cose

Leggo solo oggi, in Sonetti, un sonetto datato 13 novembre. Mi è venuto in mente che io, quel giorno, citavo Giuseppe Giusti. E mi domando ora, in tutta serietà, se, a prescindere dalla qualità della prosa o del verso che ciascuno è in grado di produrre, non sarebbe meglio, di certe cose, parlare in verso piuttosto che in prosa (e qui mi viene in mente il titolo d'una raccolta di poesie (del 1970) di Nelo Risi. Il libro viene di solito citato col titolo Di certe cose; ma il titolo completo, o piuttosto il titolo vero, è: Di certe cose che dette in versi suonano meglio che in prosa).

Posted by giuliomozzi at 19.12.03 09:53 | TrackBack
Comments

Parlare del culo, credo sia meglio/ usare le rime cadute sui versi: / così di pompini e seghe da sveglio, / che incanto e piacer non vadano persi.

Posted by: Roberto Tossani at 19.12.03 10:03

roberto tossan per me è il più grande poeta del novecento. non scherzo.

Posted by: don giovanni at 19.12.03 14:22

credo che non sia solo il problema di scegliere versi o prosa a creare intoppi, anche se tu non hai di questi pensieri, ma credo che il primo passo è la capacità di invenzione di nuovi codici per comunicare. viviamo intrappolati in una ragnatela di convenzioni e di modus dicendi che finiscono con il circoscrivere la nostra libertà espressiva. e i limiti del mio linguaggio delimitano in parte il mio mondo e lo condizionano. una delle prime cose della scrittura che colpisce un dilettante è il prendere le distanze dai luoghi comuni, da quei piccoli brani di espressione “ la cui caratteristica è di essere già stati stati proferiti, intesi, pronti ad essere riconosciuti” con tranquillizzante quanto sinistra familiarità. non è semplice perchè sono insidie dei nostri binari comunicativi. può anche capitare che uno scriva delle cose, pasticciate ed inutili (e questo a me come dilettante accade sovente) e non se ne accorga o non se ne voglia accorgere, il che è ben possibile, perché la carta è un materiale molto tollerante. le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai. non fa come il legname delle armature nelle gallerie di miniera, che scricchiola quando è sovraccarico. la maraini diceva : la scrittura prima di tutto lavora sulle parole, sul "ritmo" e per trovare il ritmo giusto non si può che provare e riprovare, scrivere e riscrivere ,-esercitarsi- fino a trovare la propria personale relazione con la scrittura. come darle torto? poeta e prosatore hanno talenti diversi. sono diversi i modi di affrontare la materia linguistica. il prosatore è un architetto. deve costruire una struttura che regga la materia narrativa, in termini di tempo, di coralità. il poeta invece può lasciarlo scorrere il tempo. lasciarlo fluire, senza grossi problemi di struttura. se scrivere un romanzo è come progettare una casa, far poesia è come andare in giro con una tenda. si trova un bel posto. si ci ferma una notte e al mattino si riparte. tempo fa mi era presa la passione per i corsi di scrittura, ne ho seguito qualcuno e l'insegnamento comune a tutti è stato fare un passo indietro : imparare a leggere e a godere anche di più della lettura, innamorarsi di un libro come di una persona. letture da buongustai, non da bulimico, come hai scrivi tu, giulio. di risi ogni tanto rileggo il "contromemoriale" e "cronaca", sono contenta che tu abbia riportato quel link, è una coincidenza ma è tra i miei preferiti. che kimota sia bravo, per immagini e per scrittura di immagini, anch'io non finisco di sostenerlo. sara

Posted by: sara at 19.12.03 15:46

che parli 'sti post chilometrici...

Posted by: von kleist at 19.12.03 15:51

ApprezzabileSara

Posted by: gildo at 19.12.03 19:45

modus dicendi. Ah!

Posted by: don giovanni at 19.12.03 22:00

Ciao Giulio, siamo Marco e Luisa e siamo anche un po' bevuti:
Cosa ti diciamo?
Siamo a casa di Luisa
Leggi il libro di Luisa: è della lietocollelibri di michelangelo camilliti
Stiamo ascoltando keith jarret the koln concert
facciamo una pausa
una pausa?
adesso ti scriviamo una poesia sul momento
finita

Posted by: Marco e Luisa at 19.12.03 23:50

Già che ci siete, leggetevi I sogni di Luisa di S. Fiume ;-)

Posted by: emma at 20.12.03 00:53


Per i vichi marini nell'ambigua /
Sera cacciava il vento tra i fanali /
Preludii dal groviglio delle navi: /
I palazzi marini avevan bianchi /
Arabeschi nell'ombra illanguidita /
Ed andavamo io e la sera ambigua: /
Ed io gli occhi alzavo su ai mille /
E mille e mille occhi benevoli /
Delle chimere nei cieli... /
Quando, /
Melodiosamente /
D'alto sale, il vento come bianca finse una visione di Grazia /
Come dalla vicenda infaticabile /
De le nuvole e de le stelle dentro del cielo serale /
Dentro il vico marino in alto sale,... /
dentro il vico ché rosse in alto sale /
Marino l'ali rosse dei fanali /
Rabescavano l'ombra illanguidita,... /
Che nel vico marino, in alto sale /
Che bianca e lieve e querula salì! /
"Come nell'ali rosse dei fanali /
Bianca e rossa nell'ombra del fanale /
Che bianca e lieve e tremula salì..." /
Ora di già nel rosso del fanale /
Era già l'ombra faticosamente /
Bianca... /
Bianca quando nel rosso del fanale /
Bianca lontana faticosamente /
L'eco attonita rise un irreale /
Riso: e che l'eco faticosamente /
E bianca e lieve e attonita salì...

Posted by: uvizeta at 21.12.03 08:42

I versi suonano. A volte i versi sono dissonanti.

Posted by: uvizeta at 21.12.03 08:52
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