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24.11.03

Una meta che tarda

Ieri mattina, a Venezia, ho partecipato alla premiazione dell'undicesimo premio di poesia bandito dal Circolo culturale Walter Tobagi. Da qualche anno faccio parte della giuria. Quest'anno, per la sezione "poesia in lingua italiana" (c'è anche una sezione di "poesia in uno dei dialetti delle Tre Venezie") abbiamo premiato un solo testo, Lettera di Mimma Mauri. Mimma Mauri è una gentile signora di Rimini che partecipa a molti premi di poesia, con testi che mi sembrano generalmente dignitosi.

Poiché il testo che ieri abbiamo premiato parla di treni (non di telefonate: ma pazienza) ho chiesto e ottenuto il permesso di pubblicarlo in questo diario. (Ho pubblicato il post, e ho visto che i versi cominciano tutti dal bordo della pagina. Non dovrebbe essere così. Mimma Mauri usca spesso i versi "a scaletta" - e l'effetto sulle pause è importante. Ma non riesco a convincere il Movable Type a fare le cose come dovrebbero essere).

Lettera
di Mimma Mauri

- Caro
ti scrivo da un treno
in attesa di una meta che tarda

Non è una posizione comoda
(noterai il tremito
nelle parole)

ma non è neppure una condizione
del tutto disprezzabile

Sono sola
tra gente che fingo di ignorare
che finge di ignorarmi
(al massimo ci concediamo
qualche sorriso educato
qualche battuta fatta di niente)

Ci siamo ripartiti il territorio
con buonsenso e oculatezza

Ognuno ha la sua nicchia
quel tanto che basta per guardare dal finestrino
sbirciare il giornale
seguire il via vai nel corridoio
spiare i vicini con discrezione

Cerchiamo di conservare
una dignitosa distanza
ci sforziamo di non pensare
ai nostri fiati che si mescolano
ai germi che vorrebbero
affratellarci oltre il dovuto

Manteniamo alti
i vessilli della scienza
e della civile convivenza

Posted by giuliomozzi at 24.11.03 07:49 | TrackBack
Comments

Si, "dignitosa" come dici tu. Esemplificazione, ad una lettura veloce, del concetto "facciamoci, nel modo migliore possibile, una grande scorpacciata di fatti nostri". Piuttosto, lanciando un search in cio' che rimane della mia testa all'alba delle 8 di un tranquillo lunedi di paura, alla parola "treni", associo, anche, LA SONATA A KREUTZER. mica male come inizio settimana, no ? :-)

Posted by: cletus a.a. at 24.11.03 08:26

Ciao Giulio, la poesia non è male, per quel che capisco io di poesia. Ma la mia domanda, in questo uggioso (almeno, qui da noi) lunedì mattina, è un'altra, allarmata. Dicci la verità (se l'hai già fatto me la sono persa): Vibrisse non la rivedremo mai più? Vero?
Non voglio angosciarti, so che non ce la fai, e il blog supplisce comunque e, per certi versi, è pure meglio. Buona giornata!

Posted by: Davide at 24.11.03 09:40

La Poesia è messa male se si premia questo bel pensiero! Mi avete fatto smettere di sorridere!
Il pensiero di Mimma Mauri è pensiero significativo, c'è un sentimento, più di un sentimento, lascia scorrere la commozione, è degno di un essere che possa definirsi ancora umano senza sapere ancora del tutto cos'è un essere umano (non mi risulta che si sappia!), ma chiamarlo Poesia, a mio parere, che non voglio esser bastian contrario per esser bastian contrario, direi di no!
Prendo una frase qualsiasi di questo testo ( ma potrei prendere tutto il resto):
"Sono sola
tra gente che fingo di ignorare
che finge di ignorarmi".
Sarebbe stata poesia se avesse trasformato questa dichiarazione sentimentale in Immagine e Suono!
La Poesia è Fare Primordiale. In Principio vi fu il Verbo e poi la Luce!
La Poesia contemporanea parli dell'Adesso utilizzando Verbo e Luce allora!
Si è forsa esaurita la ricchezza combinatoria di Verbi e Colori? Assolutamente no!
Sì, la conosco l'obiezione, quella più immediata.
Ogni Genere (poesia, narrativa ect...) sono soggette a "causa" del Progresso a ridefinizione!
A parte il fatto che ignoro completamente come venga ridefinita oggi la Poesia, quella contemporanea, ho seri dubbi sulla necessità di ridefinire!
Secondo me si coglie il bersaglio "ridefinendo" le Parole, i Colori, le Geometrie!
Mi sembra che siccome c'è crisi di parole, colori, geometrie, siccome c'è poco Tempo,
si preferisca ridefinire i generi per farci rientrare ciò che non potrebbe appartenere.
Segno del Tempo! E secondo me è meglio che il Tempo si adatti a noi piuttosto che il contrario!
La mia critica, quindi, non è ai bei pensieri di questa scrittrice che non definirei poetessa da quanto adesso ho letto, ma è rivolta alla classificazione di questo testo come poesia. Non mi sembra che raggiunga i requisiti minimi!
Mi devo corregere. Sbaglio già a definirli bei pensieri. La bellezza riguarda l'esattezza come mi ha insegnato magistralmente David Hume.
Una Poesia è bella quando è esatta!
Si tratta invece di pensieri significativi, umani, che danno anche un certo piacere a leggerli. Mi è incomprensibile l'asserzione testi dignitosi. Dignitoso è certamente il pensiero, il sentimento che trasportano, ma non credo che sia questa dignità a farne una Poesia.
La cosa che m'inquieta è un'altra. Se questo è il testo premiato e che corrisponde certamente a una persona sensibile, mi chiedo cosa abbiano scritto altri per partecipare a questo premio.
Sarà rimasta in giro della sensibilità? questione che precede di gran lunga la possibilità di scoprire poeti! Mi sembra più importante!
Siccome mi sembrava che di persone che sapessero esprimersi come Mauri ce ne fossero in giro, cioè persone che hanno sensibilità e sentimenti e riescono in una forma primitiva (non primordiale) a dirli, il fatto che sia stata premiata, m'inquieta e mi fa chiedere se ci sono ancora "molte" persone capaci di avere sensibilità e sentimento e possibilità di esprimerli al livello della Mauri. Se la Mauri è stata premiata, quale livello è quello degli altri? E dall'altro lato della medaglia m'inquietano quelli della giuria! E mi viene una domanda. E' mai capitato a un giuria di rifiutare di premiare qualsiasi testo presentato se tra quei testo non ce n'è uno degno del suo genere?
Ho posto queste questioni (sono due, mi pare, le principali)perchè senza avere pregiudizi, vorrei che qualcuno con cognizione di causa, mi dicesse perchè questa può essere definita Poesia.
Lo ripeto, non ho pregiudizi a cambiare idea (dovrei in questo caso cambiare vita, dato il mio essenzile rapporto che intrattengo tra il fare poetico e la mia esistenza quotidiana terra terra) fintantochè nelle risposte trovo argomenti persuasivi e non blandi proclami sul proprio piacere.
In psicopatologia esiste anche il piacere di mangiare merda! Quindi il livello di spiegazione deve essere altrove! E con questo nessuna allusione al testo della Mauri come cacca!
Ora so che anche la mia ex-compagna è una poetessa! Fatemi sapere quand'è il prossimo concorso di poesia, ve le mando! Scrive benissimo ma non è poetessa! per colpa mia mi sa!
Aspetto inoltre un parere dell'ottimo poeta Fabio Ciofi che si vede e si sente anche da queste parti e che è più sobrio di me!
Giulio, ho letto la tua settimana, qui a destra!
Fai attenzione, che troppa tranquillità non porta a scrivere bene. Devo dire che rispetto alla tue ultime cose scritte (non parlo delle del blog) preferisco il Mozzi di un tempo, degli esordi. In genere quando uno dice questo a uno scrittore, ho osservato questo comportamento diverse volte, lo scrittore a cui viene detto s'incazza!!!
Ma non c'è in me l'intenzione di produrre questo effetto.
Torno a sorridere!

Posted by: luminamenti at 24.11.03 12:29

Ed io che pensavo d'essere un pessimo finto sedicente poeta. Sicuramente questo è un pensiero, gentile, non dico di no, ma non è poesia neanche per me che amo quella estrema che si fa corteggiare dalle provocazioni poetiche in stile interattivo Sanguineti o più amorevolmente all'acqua di rose lisergiche come Lawrence Ferlinghetti. Ho trovato assai più poetico "Levity", regia e sceneggiatura di Ed Solomon, con un grande Billy Bob Thornton: esordio per Ed Solomon nel cinema impegnato, anche se la storia è un po' tanto quella rivista e corretta de "La leggenda del santo bevitore", solo che Manuel Jordan (B.B. Torton) è un ex carcerato uscito di prigione in cerca d'una redenzione impossibile per un crimine di vent’anni fa, l’uccisione di un ragazzo. Storia normale ma resa interessante da una regia quasi sapiente che fa del personaggio Manuel Jordan una sorta di idiota dostoieskiano che Billy Bob Thorton sa interpretare mirabilmente, anche se la macchina da presa e la sceneggiatura sono un po’ troppo ubriache di Verbo & Luce. Ma questo pensiero che mi viene indicato come poesia, questo “Manteniamo alti/ i vessilli della scienza/ e della civile convivenza” di Mimma Mauri non è neanche parvenza d’una ubriacatura in acqua minerale o frizzante, non è declinazione né apollinea né dionisiaca.

Cari saluti ubriachi,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 24.11.03 13:47

racconti in forma di poesia, e' di Carver, mi pare. Provare a rovesciare il giochino ? no, eh ?

Posted by: cletus a.a. at 24.11.03 14:27

Carver, è vero, ci avevo già pensato. Un buon libro. Ma anche rovesciando il giochino, non torna niente. Non è racconto in forma di poesia, non è poesia in forma di racconto, non è poesia, ma è sicuramente un pensiero. Carver sapeva bene come scrivere: nei suoi tre accordi diceva dell'apollineo e del dionisiaco. La semplicità di Carver non deve trarre in inganno: è difficilissimo scrivere usando tre accordi tre ed esprimere tutto l'universo.

Cari saluti ubriachi carveriani,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 24.11.03 14:33

Poesia o no, è un testo che va recitato a mo' di monologo!! P.S.: E' un bel testo!!
Saluti,
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 24.11.03 14:38

che piacere / sapere / che qualcun altro / ha / problemi / con Movable Type

Posted by: francesco at 24.11.03 14:38

Chi mi spiega cos'è questo testo? Ciao ciao

Posted by: Fabrizio Corselli at 24.11.03 14:38

allora: c'e' poesia, puo' esser definita tale anche solo un'immagine ? un singolo fotogramma ? di cosa parliamo quando parliamo di poesia ? di metrica, quartine, rime baciate e non ? Dov'e' la poesia ? e a quali canoni deve ubbidire ? e se non gli ubbidisce ? Facciamo cosi: la poesia, si, provoco consapevolmente, puo' esser anche la pagina dei necrologi di un quotidiano.

Posted by: cletus a.a. at 24.11.03 14:40

caro fabrizio corselli: è una poesia sull'influenza, influenza andrebbe in corsivo, ma come ho detto ho problemi con Movable Type, ciao e baci

Posted by: francesco at 24.11.03 14:42

Grazie Francesco!!! Ciao ciao a tutti!!!

Posted by: Fabrizio Corselli at 24.11.03 14:44

Non stiamo parlando di Carver, non c'è nessun Carver nella Mauri. Lascerei ai compilatori dei risvolti di copertina l'abilità demagogica d'incantare lettori sprovveduti di avere scoperto una grande poetessa con abili accostamenti inverificabili in menti sprovvedute, dato che Carver è almeno per me un mezzo grande, un notevole scrittore. Ovviamente non è questo che indicava la vittoria del premio di poesia. Ma quello che dici Cletus, mi fa pensare a come si crea un caso letterario. Di nuovo devo sottolineare che non è certamente questa l'intenzione del premio o di questa sezione di Mozzi, non c'è nessun presupposto per pensarlo. Piuttosto quello che tu dici Cletus m'induce a riflettere a come ci vuole poco a infinocchiare un pubblico di lettori che leggiucchia! Poi dal risvolto, si passa all'abile lavoro di un buon ufficio stampa. E poi, per finire, si finisce con aspettare se in quel preciso momento la traiettoria del niente di quell'autore s'incontri con la disperazione vivente di un certo numero, anche numeroso, di lettori che non sanno che pesci prendere. E così viene servito il pesce lesso! Talvolta funziona talvolta no! Naturalmente in tutto questo discorso, lo ripeto, non mi ha sfiorato l'idea che il premio poesia miri a questo e tanto più il fatto che Mozzi ha pubblicato questo testo (non lo chiamo poesia). E' quanto hai detto tu Cletus che mi ha spinto a queste riflessioni incidenti.

Posted by: luminamenti at 24.11.03 14:48

No, no, non è un bel testo è un buon testo!
Poesia o no? tra poesia sì e poesia no c'è la Differenza!
No!

Posted by: luminamenti at 24.11.03 14:52

Per Cletus, per rispondere alla sua provocazione.
Giustamente, al di là della condivisione che posso avere nello specifico con ciò che è Arte per Stefano Zecchi, ritengo che abbia ragione sul fatto che oggi si dica - ignobilmente, falsamente, subdolamente, indecorosamente, vergognosamente, confusamente - che Tutto è Arte. Poichè dicendo così si elimina l'Arte!
E a me non sembra il caso!
Chiedi un'Immagine, una sola? Te la do subito.
Non scriverti tra i mondi,
al margine della traccia di lacrima
impara a vivere.
Devo aggiungere altro?
Qualcuno sa di chi è?
p.s.
ma è ingeneroso tirare questa alta immagine poetica che sembrerebbe volere spazzare via il dignitoso testo della Mauri.
Ma, in verità, non c'è in me alcuna intenzione denigratoria della sensibilità sentimentale della Mauri.
Il mio livello di critica è altrove!

Posted by: luminamenti at 24.11.03 15:07

Caro Luminamenti, mi trovi perfettamente d'accordo. Ma avevo già detto, in modo più grossolano, non di certo con la tua classe espositiva. Anche per me Carver è un mezzo grande, cioè, è più di "un mezzo" qualcosa. Per il caro Cletus: Chiaramente anche il necrologio può essere poesia: ne ho letti di bellissimi, da qualche parte dovrei avere un libro che raccoglie "memorie di pietra". Forse qualche necrologio lo scrisse persino D'Annunzio: in fondo scriveva biglietti ed etichette per mantenersi vivo, non vedo perché non potesse scrivere anche qualche necrologio tra una pioggia nel pineto, una Duse e un'altra. Ma la Mauri non è Carver, non è neanche la fotocopia pallida di Carver, non è un tentativo dannunziano né un azzardo à la Sibilla Aleramo (altra amante del Vate... Ma poi al Vate preferì Dino Campana, almeno secondo la leggenda romantica che circola in giro), è un pensiero, un testo, niente di più. Non è questione di metrica, di regole o meta-regole o che altro: non è una questione riconducibile a mere questioni tecniche, molto più semplicemente la Mauri ha scritto un testo, e sarebbe dovuta finire lì, ovvero nell'atto di scrivere. L'atto non è poesia né poetica. Sto compiendo un "atto", io, in questo momento, ma non sto producendo poesia, ed è chiaro a tutti. Dovrebbe essere altrettanto chiaro a tutti che l'atto in sé non si traduce in poesia. Forse solo tenta di gettare la bozza per. E il punto è voluto.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 24.11.03 15:17

Poesia o non-poesia. Poesia in forma di racconto o racconto in forma di poesia. Non voglio dare definizioni, tanto più che non sono poeta né mi sono mai ritenuto tale, nonostante abbia scritto dei versi e della prosa che potrebbero somigliare molto alla "POESIA". Giuseppe Iannozzi, che è intervenuto qui, conosce il mio racconto "Canone" (lo ha pubblicato sul suo Kinglear, quindi se a qualcuno va di leggerlo può trovarlo là): lo definirei "poesia in prosa"; e molti che hanno letto la mia composizione "Ali Negate" l'hanno classificata "poesia" senza nessuno dei dubbi che hanno accompagnato il testo della Mauri. Mi permetto di trascriverla qui, sperando in due parole da parte anche di Giulio: come l'avrebbe giudicata se l'avessi presentata al concorso vinto dalla Mauri? Il testo è questo:
Ali negate//
Cielo di sera, di nuvole chiare/
Trascolora immoto, fra sole e luna/
Mentre la lotta secolare inizia./
Rosso di fuoco, poi di piombo grigio;/
Nero infine, trafitto dalle stelle/
Che mi fissano indifferenti e mute.//

Un po’ mi rassomiglia, questo cielo/
Nel mio vivere a parte, ritirato,/
Sospeso fra la voglia e il disincanto./
Sono slancio, e paura di cadere:/
Un nano, un gigante, Icaro immobile/
Congelato su in cima ad una torre./
Grazie della vostra attenzione

Posted by: Massimiliano at 24.11.03 15:55

Ridere e piangere
Ne voglio ancora
Godere e morire
Venire nella notte stellata
I tre corpi nudi si accasciano aggraziati
In fluttuanti chiome verdi.

Posted by: scarabbeo at 24.11.03 17:35

Inquadrare un testo in un "genere" non è mera questione di definizione, perché definire ha una sua logica. Non è un mero esercizio accademico-salottiero. Anche se ahimé può diventarlo in molti ambienti culturali spocchiosi e snob.
Aristotile, per dire di uno tra i grandi geni, sviluppò una logica sull'esistenza delle categorie, il ruolo, il loro processo.

Posted by: luminamenti at 24.11.03 18:51

Si può mai dire poesia un’insieme di parole che non formano un’immagine, una emozione, un dolore, una gioia, uno stato dell’animo, un non stato dell’anima?/
Si può mai dire poesia un’insieme di frasi che non hanno una parola, neanche una, che richiami alla mente una cosa, qualsiasi cosa, che brilli nel bianco della pagina o che è talmente oscura da bucarla?/
Si può mai dire poesia questo testo che pure ha vinto un concorso ma che non è né freddo né caldo, né luce né ombra, e neanche indifferenza
chè pure l’indifferenza provoca un sentimento,
una reazione, un qualcosa che lo distingue./
E di viaggi in treno pure ne ho fatti e a volte anche il buco che si affonda nella stoffa che ricopre il sedile mi ha regalato pensieri, sensazioni, storie./
Anche un lembo di cielo stracciato via da una casermone scrostato/
Una scarpa abbandonata/
Una gonna che si muove al soffio del vento/
Un filo di voce della persona che è seduta al mio fianco./
Sono mortificata, veramente. Se questi saranno i futuri poeti, se simile a questi saranno i futuri scrittori smetterò di leggere io che senza un libro da leggere, sfogliare, odorare, mi sento persa. Lucia

Posted by: lucia at 24.11.03 19:32

confessione spontaneamente resa: ebbene si, caro Luminamenti, hai centrato un caso di "marketing" editoriale. Confesso, senza alcuna vergogna, di esser incappato in svariate "sòle" come le chiamiamo qui, o bufale, o pacchi. Vuoi per dar retta a recensioni, che a lettura finita, ho potuto definire benevolmente "compiacenti", se non opere di vero e proprio "comparaggio". Direi che e' "nelle cose", e scagli qui la prima pietra chi non annovera, nel proprio percorso (di vita, di lettura) almeno uno di questi "incidenti". Non era questo l'intento, mi pare. Sappiamo, un po tutti, cosa e come si muove il marketing editoriale, pur tuttavia il rischio della fregatura non ci esime, e sottolineo talvolta, dall'accostarsi nuovamente a qualche altro testo, cd, film. Non era questo il senso (utile sarebbe qui, riprendendo un vecchio post del mozzi che ironizzava sulle velleita' di pubblicazione di un anonimo poeta emiliano, sviluppare il tema su cosa ne e' oggi della poesia pubblicata in Italia). Il lettore "avvertito" cosa fa ? E' primatista mondiale nello scansarle ? Ha un fiuto da cane da tartufi nel trovare "solo" cose belle ? Con tutto il mio empirismo un metodo l'avrei trovato: procedo per iper-testi. Leggo un autore, mi piace, risalgo, se li cita, agli scrittori che lo hanno "stregato", li leggo a mia volta. Lo so, e' un percorso "random", ma non lo e' infondo anche il quotidiano uscir di casa la mattina ? E visto che siamo in tema di confessioni, eccone un'altra: il mio rapporto con la poesia e'leggerne qualcuna appena sveglio, cosi', per informare la giornata, mentre sorseggio il primo caffe'. Ho notato che aiuta, eccome, quasi quanto un blues.

Posted by: cletus a.a. at 24.11.03 19:37

Iannozzi mi ha fatto venire in mente Dino Campana: la poesia di un folle per alcuni, i versi del Rimbaud italiano per altri. Della vicenda Campana-Aleramo ricordo a chi non l'avesse letto il bel (a mio parere, s'intende) libro di Sabastiano Vassalli "La notte della chimera", edizioni Einaudi di qualche annetto fa

Posted by: gildo at 24.11.03 19:42

Cletus, se leggi il mio ultimo commento nella sezione sull'attenzione, il tuo discorso del'ipertesto mi si accosta. Per il resto, io mi guardo intorno dappertutto! pure con i videogiochi e la playstation. Non mi sono fermato a Orfeo,anche se ho dei punti saldi nel mio pensiero: Celan, Murasaki, Cervantes, Ficino, Pico, Avicenna, Suhrawardi, Tex.
Con loro godo!
Vado a cena e poi a vedermi il film di Kitano insieme a un amico Poeta, che potrebbe diventare Grande, marketing permettendo.

Posted by: luminamenti at 24.11.03 20:19

dignitoso è una parola orrenda. dignitoso. suona viscido. rievoca brutte camere d'albergo. neanche nei cataloghi dell'alpitour la usano. Dicono funzionale. funzionale significa che la stanza è brutta uguale, ma suona meglio. Funzionale, moderno. Un gorilla bianco è morto di cancro alla pelle. La poesia non l'ho letta. Lu.

Posted by: diariodilu at 24.11.03 20:32

insomma: io potendo opto per una suite allo Scribe. però il fatto del gorilla mi sciocca ancora. scusate. Lu

Posted by: diariodilu at 24.11.03 20:38

questa frase, quella frase che forse ripeteremo, che incontreremo ancora,
quella frase stupida da diario veloce, da sceneggiatura tutta d'un pezzo,
da scuola dei duri per finta, da giallista scadente e non da criminale,
quella frase non è intima, non è dolce, se non nella sua sfacciata
ingenuità senza elaborazione... un efferato blando (che già sembra il nome
di un tanghista), sia il sesso che l'intelligenza, se li darebbe da sé,
lasciando la morte a Dio, se c'entra Nietzsche, almeno come autore di
celebri incisi... ma una dolcezza c'è: quella di lasciarla in un diario,
insulsa e rapida, telegiornalistica, pubblica, questa frase da muro di
fretta, leggibile subito, una sbrigativa pietra sopra. c'è insomma un dolce
riguardo per il pubblico che si accontenta facilmente di sberleffi, e
allora: farlo contento con poco e in una battuta, questo è un dolce
riguardo, una delicata sfiducia. e, al di là di ogni premeditazione, per
pubblico si intende anche la propria persona, il divismo di ognuno che in
qualche modo deve parare i colpi di questa comunicazione che è di tutti. da
una parte c'è un illegibile, perché sentimentale, libro sulla vita,
dall'altra questa frase per le agenzie, per i telegiornali, per le
sociologie e le psicanalisi, che hanno i tempi stretti.
come le frasi dei suicidi, memorabili per crudeltà in fondo umoristica e
irridente... non lasciano scritto che questo: 'stronzo chi legge' (e spero che genna lo legga...)

Posted by: il superficiale at 24.11.03 21:43

Dino Campana, Sebastiano Vassalli, due punti fermi nella mia formazione culturale. Che parolone "culturale". Comunque, di Campana se ne fa un gran parlare, un po' in tutti gli ambienti, di Sebastiano Vassalli, dopo "La Chimera", mi sembra che la critica l'abbia un po' snobbato. Eppure è un ottimo romanziere e intellettuale. Intanto, tornando a parlare di poesia, parlando di un mio amico, amico di Lumina, be', con innegato orgoglio consiglio di leggere le sue poesie: ne ho postate di bellissime sul mio Blog-Webzine King Lear (www.kinglear.splinder.it): come leggerete hanno raggiunto ottimi piazzamenti. Ma non è il caso di svelare di più. Leggetele, se ne avete voglia. Le consiglio perché vere poesie da un vero Poeta.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 24.11.03 22:13

domando - da profana - a voi esperti: ma la poesia non dovrebbe essere anche "musica"? se sì, perché questo testo non "suona" e non "evoca"? lo sento testo muto, chiuso, senza slanci, velature, sbocchi. sono perplessa (sulla classificazione del testo, prima che sui contenuti).

Posted by: tt at 24.11.03 22:49

Caro Superficiale, che tu dia addosso a qualcuno, che gli dia dello stronzo, be', non mi sconvolge, nel senso che la vita, senza scomodare Nietzsche, è già complicata di per sé e forse sarebbe il caso di guardare ad essa con una filosofia maggiormente esistenziale, cosa che tu mi sembra non sappia fare. Allora, perché attaccare senza motivare? Ma se attacchi qualcuno, bada bene, dopo dovrai motivare con argomentazioni che siano nero su bianco, altrimenti rischi di impiccarti, involontariamente, con lo stesso cappio che avresti voluto fosse per il tuo presunto nemico.
Per la cara TT., non sono un esperto, però posso dire che non tutto è poesia anche se la maschera è blandamente poetica. Una spiegazione che non risolve niente. E' come se ti domandassi perché tu sei Poeta. Potresti rispondermi, certo, ma in modo quasi del tutto razionale, spiegheresti solo la metà di te stessa Poeta, quindi perché tentare l'azzardo di spiegare il significato estremo dell'essere Poeta? I poeti si riconosco fra di loro. Non c'è bisogno che mostrino la carta di identità per respirare lo stesso afflato. Spiegarsi Poeti può servire in una intervista, ma in un contesto più ampio mi sembra del tutto inutile. Opinione personale, ovviamente.

‘Notte a Tutti/e,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 01:46

Cari miei, se è scritta andando a capo prima che sia finita la riga, è poesia. Se invece va a capo solo quando finisce la riga, è prosa. Anche questo criterio ha le sue eccezioni; tuttavia mi pare il meno problematico. Decidere se un testo è o non è poesia sulla base di un giudizio di valore, mi pare un'aberrazione. Si può decidere se una bestia è o non è un cavallo sulla base di una descrizione; che sia un buon cavallo o un cattivo cavallo, è un altro paio di maniche.

Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 02:08

ma tu, mozzi, ti senti davvero ipocrita e umidiccio e ladro di idee e, soprattutto, scoppiato?
non hai risposto. rispondi.

Posted by: il superficiale at 25.11.03 02:13

Caro Superficiale: sì, mi sento davvero ipocrita e umidiccio e ladro di idee e, soprattutto, scoppiato.

Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 02:18

perché, umidiccio? cosa ha voluto dire genna secondo te?

Posted by: il superficiale at 25.11.03 02:20

Sudo moltissimo.

Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 02:21

ma a te, sinceramente, piacciono i libri di genna? io penso di no. "si svegliò; non dormiva da un sacco di tempo. perché? non se lo chiedeva mai. aprì gli occhi e la prima cosa che pensò fu: "Che palle..."
da che pulpita ti critica?

Posted by: il superficiale at 25.11.03 02:28

Da una pulpita palpitante.

Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 02:50

Buongiorno:
Non so se è amore che possiedi o amore che simuli quello che mi dai. Dammelo. Questo mi basta. Se non lo sono piu per eta, che io sia giovane per sbaglio. Poco gli dei ci danno, e quel poco è illusorio. E tuttavia, quando ce lo danno, pur illusorio, come dono è autentico. Lo accolgo, chiudendo gli occhi: mi basta. Ma che pretendo di piu?
FERNANDO ANTONIO NOGUEIRA PESSOA

Posted by: cletus a.a. at 25.11.03 07:36

Caro Iannozzi, che mi dice? Io non intendevo la definizione del ""poeta", anzi con la P maiuscola. Per aver un'idea di quest'assurdità basta entrare nei siti di scrittura creativa e leggere i commenti e le definizioni degli aspiranti tali. Io, non essendolo, non ho la minima idea di chi possa essere un poeta, che suppongo non coincida con chi prova sentimenti poetici o sia particolarmente sentimentale (o melassoso e giulebboso, nei casi estremi). Però - a pelle - riconosco le poesie dai pensierini (perché ho un figlio di 13 anni che scrive pensierini migliori... che dite, lo faccio partecipare al prossimo concorso così si guadagna la mancetta?).
Data la sua strenua e insistente """difesa""" (qui ci vogliono le virgolette al cubo) del testo vincitore, m'è venuto un dubbio: ma Mozzi è un pervertito o un sadico? Buona giornata a tutti.

Posted by: tt at 25.11.03 07:46

nota di servizio: il romanzo di vassalli su campana è "la notte della cometa". "la chimera" invece (il più bel romanzo di vassalli) è ambientato nel 1600, parla di un paese e di una donna condannata al rogo per stregoneria.

Posted by: paola at 25.11.03 09:03

Com'è che a volte mi sembra di essere invisibile?

Posted by: Massimiliano at 25.11.03 09:16

Finalmente un post(o) dove si discute di Poesia... molto interessante il concetto dell'andata a capo "primadelpunto-poesia" "dopoilpunto-prosa" un sospetto che ho sempre nutrito ma che non ho mai avuto il coraggio di esternare... provvederò quanto prima... intanto, continuerò a leggervi silenziosamente, come faccio abitualmente. Ipanema

Posted by: Ipanema at 25.11.03 09:29

Caro,
ti scrivo da un treno in attesa di una meta che tarda.
Non è una posizione comoda(noterai il tremito
nelle parole), ma non è neppure una condizione
del tutto disprezzabile.
Sono sola, tra gente che fingo di ignorare, che finge di ignorarmi (al massimo ci concediamo
qualche sorriso educato qualche battuta fatta di niente).
Ci siamo ripartiti il territorio con buonsenso e oculatezza. Ognuno ha la sua nicchia, quel tanto che basta per guardare dal finestrino, sbirciare il giornale, seguire il via vai nel corridoio,
spiare i vicini con discrezione.
Cerchiamo di conservare una dignitosa distanza, ci sforziamo di non pensare ai nostri fiati che si mescolano, ai germi che vorrebbero affratellarci oltre il dovuto.
Manteniamo alti i vessilli della scienza e della civile convivenza.

-=-=


Francamente, senza parole.

Posted by: g. mauro at 25.11.03 09:41

Beh, intanto la poesia credo non sia un necrologio, altrimenti si dovrebbe sempre aspettare che muoia qualcuno o qualcosa :-( e manco musica, altrimenti ad ogni poesia bisognerebbe accompagnare il suono delle fanfare... :-) (poesia=X-2)

Posted by: emma at 25.11.03 10:19

Cara Paola, secondo me il più libro di Sebastiano Vassalli è il poemetto "Tempo di màssacro" edito da Rizzoli e credo ormai introvabile.
A proposito di poesia: lì siamo probabilmente nell'ambito dell'avanguardia tipica anni 70, ma il poemetto è scritto da un autore che fondamentalmente è un "prosatore".
Stessa cosa per Mozzi con "Il culto dei morti..."?
Puù darsi. Sarà che a volte i cosiddetti "prosatori" scrivono delle poesie che mi entrano dentro più di quelle di molti poeti.

Posted by: Roberto Tossani at 25.11.03 10:26

Ho citato il suo pensiero riguardante la poesia. Se disturba, me lo faccia sapere, che cancello. Cordialità I.

Posted by: Ipanema at 25.11.03 10:27

Chiedo scusa: "Tempo di màssacro" probabilmente era edito da Einaudi.
Ormai la mia memoria vacilla...

Posted by: Roberto Tossani at 25.11.03 10:42

Chiedo scusa: "Tempo di màssacro" era edito da Einaudi, credo.
Ormai la mia memoria vacilla...

Posted by: Roberto Tossani at 25.11.03 10:42

E' aberrante pensare che quella della Mauri è poesia!
Il giudizio trova da lavorare nel riconoscimento percettivo, dove la categorizzazione dei dati sensoriali che giungono richiede, si ritiene, un confronto con le informazioni memorizzate secondo categorie. Il primo riconoscimento percettivo (ed eventuale descrizione, propriamente della nuda cosa, l'oggetto messo tra parentesi dei fenomenologi) è l'oggetto che ho di fronte: è un cavallo oppure è una poesia?
Oggi tutto va bene, volendo si può mangiare la cacca e considerare l'atto in sé consumo di cibo, alimento, e di ogni cosa si riesce con furbizia e tanta ma tanta ignoranza a dire sia che è buona e che è cattiva.
Che confusione, io non mi lascio confondere, ma ciò ha un prezzo alto e parecchio faticoso.
E' inquietante questa giuria!

Posted by: luminamenti at 25.11.03 10:48

Mah, mai detto che la Mauri abbia fatto poesia. Per me è un pensiero il suo tentare di poetare, e tanto fa. Un pensiero, ma come ho detto siamo tutti buoni (non dico bravi) a scrivere pensieri, perché poi, si sa, ci vuol anche la grammatica a sostentare un pensiero indipendentemente dal contenuto che forse esprimerà! Per la cara TT: be', immagino possa far partecipare suo figlio, tranquillamente, a tutte le gare di poesia che riterrà degne. Non escludo che possa vincere e magari quadagnarsi anche la paghetta settimanale. In fondo trovo che sia fortunata: ai miei tempi, simili opportunità non c'erano mica. Certo dire che cosa è la poesia è difficile: ma Ungaretti seppe dire "poesia / è il mondo l'umanità la propria vita / fioriti dalla parola", e penso che sia vero. Come ben sappiamo, poesia è dal latino poìsi(m), dal greco póiìsis, deriv. di poiêin 'fare, produrre': secondo la propria sensibilità, dunque, si dovrebbe tentare di produrre arte e tecnica per metter nero su bianco versi quindi forme ritmiche che non siano prosa, quindi i pensieri *non sono* poesia. Definizione che puo' accontentare qualcuno, ma che non accontenterà altri: ogni poeta ha la sua idea circa la musicalità e le strutture poetiche. Giustificare la Mauri come poeta mi sembra quantomeno assurdo e irreale: siamo di fronte a un pensiero, un cavallo di Troia se vogliamo abusare di generosità, ma dire che il pensiero è poesia solo perché contiene parole dentro la falsità del cavallo è ridicolo.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 11:18

Troppo forte ciò che ha scritto g.mauro, ahahaha...già dice tutto, il commento più geniale!
In quanto a ciò che Ipanema scrive mi viene da pensare: prima di defecare è ancora cibo, dopo la defecazione è cacca!
E abbiamo risolto il problema di cosa è. Come con la poesia!
Fantastica, spiegazione...
Posto invece una poesia.
Il muro che demolisco correndo cieco,/si risana frugandomi con i sonar. Ogni mio grido dalla forma oblunga/rimette a sesto il mondo e ne incentra la struttura risonante.
(Lee Murray, poeta austrialano, in Learning Human)

Posted by: luminamenti at 25.11.03 11:33

Per Paola: ti ringrazio: era giusto correggere e correggermi. Ho scritto "La notte della chimera" anziché "La notte della cometa", uno dei libri che amo di più (e che ho voluto - maldestramente - segnalare anche perché di Campana e della Aleramo, oggi, si parla grazie al film di Placido).
Nel libro di Vassalli emerge, con chiarezza, che Campana era destinato a impazzire: perché la pazzia era latente in lui, perché il fatto che ti perdano un manoscritto e che tu debba riscrivere e ricordare tutto ti manda fuori di testa, perché gli editori e gli intellettuali del tempo non ti considerano, e poi perché arriva Sibilla che ti fa impazzire di gelosia. Un pazzo furioso, Campana, ma pazzo perché troppo sensibile, troppo fragile. E Vassalli, ne La notte della cometa, ha fatto, a mio avviso, un ottimo lavoro di ricostruzione storica con, annesse, considerazioni: ben distinte, comunque.

Posted by: gildo at 25.11.03 11:55

Ho finito di leggere adesso le poesie di Corselli su King Lear. Certo oggi la poesia contemporanea segue principalmente altre strade, con esiti anche molto alti e con linguaggi più aderenti al presente.
Poi leggo l'epica "Omeros" di Derek Walcott e del suo successo in tutto il mondo e la cosa m'intriga tanto da impormi un'approfondimento estenuante.
Merita allora spazio anche Corselli, l'Orfeo redivivo, all'altezza dei Sogni Inferi.
Corselli ci trasporta altrove, qualunque cosa sia questo altrove secondo ognuno di noi. Abbiamo bisogno del Qui ma anche dell'Altrove, per ritrovarli poi insieme nell'Adesso: frattura nel Tempo e nel tempio del corpo. Una cosa non esclude l'altra. Un poeta dell'abisso non ne esclude un altro della vetta: ala centro c'è sempre la Terra. Purché di poeta e poesia trattasi!
Vedo Corselli sulla la strada dell'Omeros di Walcott, e in parte su quella di alcuni lavori di Seamus Heaney

Posted by: luminamenti at 25.11.03 12:22

non è la prima volta che mi trovo d'accordo con luminamenti. probabilmente non sarà neppure l'ultima. la definizione di poesia è diventata moolto elastica. pare.

Posted by: cecilia at 25.11.03 12:24

Posso dare solo ragione al sempre caro Lumina: Corselli è un grande poeta, anzi Poeta. C'è un gran respiro nelle sue liriche, perché Fabrizio sa bene che l'Ars Poetica vale qualcosa di più di un pensiero buttato giù a casaccio. Qualcuno farebbe bene a rileggere proprio l'Ars Poetica di Orazio, così da rinfrescarsi le idee. Intanto, vi consiglio di leggere le poesie di Fabrizio Corselli: la sua è *autentica* poesia, un po' Seamus Heaney ma anche un pò Attilio Bertolucci.
Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 12:43

adesso
posso
dirmi
poetessa
anch'io
?
( no, però ho imparato a fare gli a capo... chi ben comincia...).

Posted by: tt at 25.11.03 13:07

ma come? con tutti i che avevo piazzato. peccato.

Posted by: t at 25.11.03 13:08

si chiamano tag, forse. ma qui non funzionano. Mozzi, i poeti, non li vuole.

Posted by: tt at 25.11.03 13:09

Ed io aggiungerei come ripasso anche la Poetica di Aristotele, in particolar modo con una piena attenzione al senso della virtù morale in relazione alla Tragedia ed alla differenza tra Poesia e Versificazione, che mi sa molti disconoscono o ancora peggio ignorano per fini di attibuzione di valenza ai propri scritti. Ciao ciao

Posted by: Fabrizio Corselli at 25.11.03 13:16

"La notte della cometa" di Sebastiano Vassalli non è semplicemente un grande romanzo, è anche un grande saggio romanzato con cura e rigore storico. Penso non sia assolutamente inferiore al più noto "La Chimera". Consiglio di leggere tutto di Vassalli, tutto ciò che è reperibile in libreria. Sarebbe ora che Einaudi - o anche altro editore - prendesse seriamente in considerazione Vassalli per inserire la sua opera nella biblioteca della Pleiade o anche in un Meridiano Mondadori. Si promuovono tanti autori che valgono il tempo d'una moda letteraria, mentre Vassalli, come ho già avuto modo di far notare, mi sembra che sia abbastanza snobbato. Sangue e suolo, Marco e Mattio, La notte della cometa, La chimera, L'oro del mondo, Il cigno, Dux, Cuore di pietra, 3012, Belle lettere, Archeologia del presente mi sembra siano disponibili in libreria. E' già da un pò di tempo invece che non vedo Abitare il vento (1980) e L'Alcova Elettrica (1986), per non parlare dei suoi primi lavori. Autore da rivalutare e tenere in debita considerazione, a mio avviso. Sono praticamente introvabili Narcisso (1968), Tempo di màssacro e L’arrivo della lozione, Il millennio che muore (1972), ecc. ecc. La bibliografia completa dovrebbe essere la seguente: Lui (egli), Firenze, Quaderni del Preconsole, 1965; Disfaso, Roma, Trevi, 1968 (poesia); Narcisso, Torino, Einaudi, 1968; Il millennio che muore, ivi, 1968; Tempo di màssacro. Romanzo di centramento & sterminio, ivi, 1970; L’arrivo della lozione, ivi, 1976; Abitare il vento, ivi, 1980; Mareblu, Milano, Mondadori, 1982; ivi,1990); Manuale di corpo, Siena, Quaderni di Barbablù, 1983; Milano, Leonardo, 1991, con note di C. Fini; Arkadia, Bergamo, El Bagatt, 1983; Ombre e destini, Napoli, Guida, 1983 (poesia); Sangue e suolo. Viaggio fra gli italiani trasparenti, Torino, Einaudi, 1985; La notte della cometa. Il romanzo di Dino Campana, ivi, 1984; L’oro del mondo, ivi, 1985; L’alcova elettrica. 1913: il futurismo italiano processato per oltraggio al pudore, ivi, 1985; Il neoitaliano. Le parole degli anni Ottanta, Bologna, Zanichelli, 1989 (nuova edizione «In appendice: le parole del 1990», ivi, 1991); La chimera, Torino, Einaudi, 1990 (ristampato innumerevoli volte, anche edizione scolastica e all'estero; Belle lettere, con A. Lolini, ivi, 1991; Marco e Mattio, ivi, 1992; Il cigno, ivi, 1993; 3012, ivi, 1995; Cuore di pietra, ivi, 1997; La notte del lupo, Milano, Baldini & Castoldi, 1998; Gli italiani sono gli altri, ivi, 1998 (poi 2003); Un infinito numero, Torino, Einaudi, 1999, Archeologia del presente, ivi, 2001; Dux, ivi, 2002; Il mio Piemonte, Novara, Interlinea, 2002; Stella avvelenata, Torino, Einaudi, 2003.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi
Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 13:19

Be', cara TT., posso dirmi poeta anch'io, adesso. Punto e a capo. Considerate questo mio messaggio poesia. Un pensiero, ma poesia. Chiaramente è una bestemmia, ma non ha niente della forza espressiva di Pasolini. Per fortuna. Io scrivo pensieri. Però posso dirmi poeta... Mah, strano il mondo.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 13:22

Scusate, ma i Meridiani non sono dedicati solo a autori morti? Che si fa con Vassalli, lo si "facilita"?
(a capo) Inannozzi, lei mi delude. Senza "pio-pio e fiorellini" la sua non è poesia vera. Manca di sentimento.

Posted by: tt at 25.11.03 14:16

Scusate, ma i Meridiani non sono dedicati solo a autori morti? Che si fa con Vassalli, lo si "facilita"?
(a capo)
Iannozzi, lei mi delude. Senza "pio-pio e fiorellini" la sua non è poesia vera. Manca di sentimento.

Posted by: tt at 25.11.03 14:16

Non so se a qualcuno può servire: "In genere il gonfiarsi sembra essere tra gli altri difetti quello dal quale più è difficile guardarsi. Giacchè naturalmente tutti coloro che tendono al sublime, volendo evitare la taccia di fiacchezza e di aridità, sono portati, non so come, verso la gonfiezza, convinti di quella massima per la quale "lo sdrucciolare in grandi imprese è ugualmente un nobile sbaglio". Ma come nei corpi, cos' nello stile non stanno bene i gonfiori flosci e falsi, e forse producono l'effetto contrario al voluto: comunemente si dice, infatti, che non c'è nulla di più arido dell'idropico." (saggio sul Sublime) Questo saggio sembra ancora attuale, accidenti!

Posted by: emma at 25.11.03 15:31

Chi amo? Il dio Giove; / che vide il mio tormento / di scrittor che tace e che or confondi, / oca insolente, con il tuo lamento / turbando i miei pensieri più profondi

Posted by: Giò Giuè Scarpucci at 25.11.03 15:37

CITOFONO/
Cara/
ti chiamo dal citofono/
ti avviso che sei in ritardo/
Sono in una posizione scomoda/
( noterai il gracchiare/
della voce)/
ma è una situazione/
quasi accettabile/
Sarei solo/
tra passanti che fingo di non osservare/
che fingono di non osservarmi/
( come minimo si permettono/
di origliare senza ritegno/
e pure commentare)/
Nessuno spazio da circoscrivere/
con educazione e rispetto/
Non un ritaglio di griglia/
dove sussurrare/
senza essere sbirciati/
seguiti nell’alternarsi del discorso/
così prossimi senza discrezione/
Si cerca di ottenere/
la vicinanza a oltranza/
ben consci che nulla si mescola/
in una fratellanza inesistente/
Contagiamo con efficacia/
di virus stagionali/
e incivile invadenza.
( sperando che la Sig.ra Mauri non passi di qui. adeszso mi ricompongo e vado a fare la persona seria... buona giornata a tutti).P. S. Scarpucci, lei è un dilettante, tsé.

Posted by: tt at 25.11.03 15:54

Cara Tt, ultimamente Mondadori fa anche i Meridiani degli autori vivi. Zanzotto, Giudici, Camilleri, Luzi, ad esempio, sono da tempo in libreria.

Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 16:38

MEGAFONO: Cara / ti chiamo col megafono / o mia attesa metà un po' sorda / Sì, è una situazione comica / (nota il tono gelido / delle parole) / ma comunque spero in una tua reazione / precisa e discernibile / Sei la sola / demente che finge di ignorare / che sei una sfinge sorda / (il massimo che vediamo / sul tuo visino educato / è un sorriso demente) / Ci siamo divertiti, è pure vero, / fui contento, in giovinezza / Ma vedi, ormai sei vecchia, / e tanto, e non basta, a fermare il tuo destino / passar le giornate / dicendomi "vai via" perché t'annoio / e assumer medicine a profusione / Io cerco di mantenere / una rigorosa distanza / perché non voglio respirare / i tuoi fiati che ridestano / inferni che mi ebbero / a flagellarmi a spron battuto / Più non ti amo, anzi / tu mi assilli e in coscienza / non ti voglio in mia presenza

Posted by: Giò Giuè Scarpucci at 25.11.03 17:12

Camilleri non è morto: è nei Meridiani Mondadori, cara T.T. Io non facilito nessuno.

Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 17:32

Caro Mozzi, si vede che mi sono distratta. Meglio per Vassalli, in questo caso.
Scarpucci, questa sua esibizione di gran classe è la sua rovina: non è moderno, non è.

Posted by: tt at 25.11.03 17:35

Ma cara Tt, non avevo notato: il caro Giulio aveva già risposto al tuo dubbio amletico circa i Meridiani.

Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 17:35

Giò Giuè Scarpucci non è tra i poeti che considero affidabili.

Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 17:40

Anche Camilleri ci sta? Ah, non ci sono più i Meridiani di una volta.

Posted by: tt at 25.11.03 17:46

Anche Francesco Guccini, con un singolo racconto.
I tempi cambiano e anche i Meridiani. Ma questa volta in meglio. Gli autori viventi ospitati su I Meridiani sono di tutto rispetto. Ampiamente meritevoli, per quanto non ami particolarmente Camilleri, almeno quello più commerciale.

Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 17:51

Ringrazio il Signor Iannozzi per le cose che ha detto su Poeti, Poesia e Sebastiano Vassalli. La sua frase “i poeti si riconoscono fra loro” è semplice e bella e giusta. I poeti si riconoscono fra loro, come un ballerino guarda un ballerino danzare e sa che quello è un ballerino; come un cantante ascolta un cantante e sa che quello è un cantante, ché lui stesso è canto e riconosce il canto suo. Il poeta detesta in silenzio coloro che scrivono poesie e non sono poeti, perché sono costretti a leggere non-poesie, mentre i non-poeti male scrivendo della poesia, pure non leggono i poeti. Il poeta legge il non-poeta perché prima di giudicare legge, ma quando incontra un poeta gode, respira. Il non-poeta scrive sempre invece e non legge i poeti: se lo facesse a modo smetterebbe di scrivere. Il poeta è poeta anche quando non pubblica, ché sa d’esser poeta e di non essere letto. I concorsi di poesia sono la tomba della poesia. Tutto ciò che si richiama a questo modo invano è per la maggiore un’impostura, anzi, l’impostura per eccellenza. I poeti non partecipano ai concorsi, sono stufi di andare ai funerali della poesia. “La notte della cometa” è un capolavoro di narrativa e un autentico, sentito omaggio a un poeta che, se pure era pazzo, era più savio di chi gli capitò intorno che con così leggera spietatezza lo maltrattò senza riguardo. Chi ama i poeti e la poesia veramente a questo mondo? Questo fa sorgere nella coscienza il Vassalli che pure, stiamo amaramente tranquilli, per molto tempo sarà letto e ricordato. Sarà un caso, ma da diversi anni fa scrivere sulla terza o quarta di coperta che il romanzo stampato “non concorre a premi letterari”. Cordialmente, Anonima del XXI secolo

Posted by: sbufy at 25.11.03 18:00

Essere (Iannozzi) o non essere (Iannozzi), ecco il problema: se sia o no più nobile l'animo di chi vende gli ortaggi e d'essi trae un'iniqua fortuna, o di colui che l'armi prende contro un mare di poeti per, combattendo, disperderli. Morire e poi dormire; nulla più. E nel sonno dirsi che poniamo fine ai dolori e alle infinite miserie della letteratura, naturale retaggio delle opere di tanti scrittori di oggi: non v'è soluzione, evidentemente. Morire, dormire, sognare, certo: qual'è l'ostacolo che ci trattiene, se non il sonno della morte della letteratura? Quali sogni possono venire, da questo groviglio mortale? C'è del marcio, e non solo in Danimarca

Posted by: Giò Giuè Scecspiarucci at 25.11.03 18:02

Be', imbarazzato, di cuore, ringrazio la Cara Anonima. Penso d'aver espresso solo quello che penso in merito ai Poeti. Ma meglio, Lei ha espresso e ampliato il discorso da me iniziato.
Dino Campana è stato un grande Poeta, almeno a mio avviso. La sua pazzia, purtroppo, è stata anche alimentata dai familiari che lo vedevano pazzo, dai medici che lo curavano come pazzo, dagli intellettuali che lo guardavano con disprezzo e lo dicevano pazzo. Forse era anche pazzo, ma soprattutto Dino Campana fu Poeta molto sensibile, e i personaggi con cui è venuto a contatto non hanno voluto né comprenderlo né tentare di capire la sua poesia. E' in definitiva la tragica realtà che mirabilmente Sebastiano Vassalli disegna con precisione umana e storica ne "La notte della cometa": il debito che la cultura critica italiana ha nei confronti di Vassalli è, a mio giudizio, enorme. Per la prima volta, Vassalli ha spiegato ad intellettuali caparbi, a poeti ottusi, a gente comune, la vera natura delicata del Poeta Dino Campana, senza scadere nel facile "romanzato", ma facendo affidamento su una preziosa ricerca intorno alla figura del Poeta Campana, ma anche intorno alla società, alla storia che il poeta ha vissuto sulla sua propria pelle. Ritengo Sebastiano Vassalli uno dei massimi autori italiani viventi: il mio dispiacere è che pochi, pochissimi, si rendono conto della grandezza di questo autore. Cara Anonima, come ha fatto gentilmente notare, molto umilmente, Vassalli è da un po' di anni che evidenzia in quarta (o terza) di copertina che i suoi romanzi non partecipano a premi letterari. Ci vuole coraggio per affrontare il pubblico così, con questa onestà. I concorsi, mi dispiace dirlo, purtroppo, spesse volte, mortificano la letteratura e gli autori. E Vassalli ne è pienamente cosciente. Io ricorderò Sebastiano Vassalli, oggi e sempre. Penso che non sarò il solo. I grandi autori, i grandi artisti, i grandi intellettuali non si esauriscono mai nel loro momento storico e sociale, non moriranno mai nel tempo che sarà. Un abbraccio, con stima e rispetto,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 19:15

Mah, Giò Giuè Scecspiarucci, fai un po’ tu (ma anche “faccia un po’ Lei”). Purtroppo non mi piace raschiare il fondo del barile per rintuzzare parole che vengono e che subito se ne vanno, in uno sbadiglio di somma noia. L’ingrato compito glielo lascio a Lei (ma anche “lo lascio a te”)

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 25.11.03 19:21

A' Iannox...ma sempre così permaloso? Era una ripresa del tuo "dubbio amletico riguardo i Meridiani". Non c'era nessun intento denigratorio. Take it easy, Beppo :-)

Posted by: Giò Giuè Scecspiarucci at 25.11.03 21:00

Perigliosi son i versi,/
altresì gl’eventi/
nei quali un lettore naufraga/
come Argonauti in terre avverse;/...

//Nessuno può, d’altronde, /
come olimpio in veste mortale,/
vincer di Ade l’acherontea foce,/
così l’uomo che di un fior ne porta il peso,/
avvince in possenti radici di vanità superba/
della propria linfa una sola lacrima./ (Citazioni dall'inedito "Odi Febee - Il Canto di Tyche".

Posted by: Fabrizio Corselli at 25.11.03 21:52

questa andrebbe letta con la stessa, scanzonata, espressione di quell'esaminando di Ecce Bombo, al quale, davanti alla commissione esaminatrice, viene chiesto chi mai fosse il poeta su cui si era con adeguata "tesina",preparato... "E' lui", indicando, fiero, l'amico dai lunghi capelli seduto al suo fianco.
++++++Lo spartito+++++

Sto partendo da qui./

Da uno spartito eseguito/ magistralmente.
Le pause, gli adagi, gli slanci e poi/ ancora le pause. Su tutto./
Non una nota stonata, una rara melodia /nell'oceano di rumori in cui si/
spende la nostra esistenza./
Un vuoto/ da meno di dieci minuti/ interroga sulla realta' di un sogno/
bruscamente interrotto./
Lo stesso pavimento che ora calpesto/ lamenta un assenza di un passo doppio,
adesso in volo intorno ad un altro/ angolo di questo mondo, sul quale,/
stamane,/ si e' alzato lo stesso sole,/ nel quale/ le nostre cellule non/
smettono di lavorare, /del quale,/ in silenzio,/ puoi udire l'affanno profondo,/
gli echi, inascoltati, della storia,/
che chiedono grazia./
Un abbraccio/ da cui non ti puoi sottrarre,/ avvinto dalla nitidezza delle
sensazioni,/ lasciando che il verde di uno sguardo catturi per sempre/ la
tua essenza./
Fermare il tempo, o lo stato di grazia,/ una operazione che riesce sempre/
meglio./
Con l'esperienza di un orchestrale, sai/ quando devi girare quella pagina/
dello spartito,/ ma non lo fai,/
indugiando sulla nota, piu' acuta,/ dell'assolo,/
dilatandola,/
se possibile, fino a farne sola sinfonia,/ l'unica lirica alla quale votare/
l'anima,/ inseguendo un altro tramonto,/
per non vedere mai il sole/ andare a dormire.
(altro caso di marketing editoriale fallato)

Posted by: cletus a.a. at 25.11.03 23:04

Ma no, caro Giò Giuè Scecspiarucci, non sono troppo permaloso. ;-) Se era per sciogliere semplicemente un mio dubbio amletico, allora è tutto ok.

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 26.11.03 00:12

Gentile Signor Iannozzi,
ho cercato il suo blog per trovare il suo indirizzo e scriverle: tutto questo giro di parole per dirle che questo scambio con lei (e gli altri che hanno parlato bene dei libri di Vassalli) è stata l’unica cosa degna di nota della giornata.

La poesia non si pubblica, non si distribuisce e perciò non si legge.
Ecco i concorsi, dunque: la riserva indiana.

Ora poniamo: se anche il poeta vince il concorso, dopo che fa? ‘ndo va?

(continua, forse, domani, se vorrà, su http://Oscar.ilcannocchiale.it/)

Posted by: Anonima at 26.11.03 00:28

Gent.ma Anonima, non c'è bisogno alcuno di chiamarmi Signore. Sinceramente. Sono una persona normale, come tante altre. E nulla di più. Mi può dare tranquillamente del tu, come Tutti/e del resto. Non chiedo di meglio. Purtroppo convengo con Lei, la poesia è poco pubblicata, e anche quando pubblicata rimane quasi, o del tutto, invisibile perché, purtroppo, da molti, ritenuta un lusso. Soprattutto i giovani poeti - e di bravi ce ne sono molti in giro - rimangono confinati nel/sul Web. C'è molta presunzione, molti si dicono poeti, ma molti sono veramente quel che dicono di essere. E' un vero peccato che la poesia sia tenuta così poco da conto da parte dell'editoria italiana. Si pubblicano, quasi esclusivamente, le "vecchie guardie": ma per i giovani talenti, be', c'è davvero poco spazio e visibilità. Un problema nostro che ci trasciniamo dietro da anni e anni. Verrò sicuramente a farLe una visita, domani. Il mio blog-webzine lo può trovare al seguente url: www.kinglear.splinder.it
Il mio indirizzo di posta elettronica è indicato sul medesimo. La ringrazio ancora per la sua intelligenza, per la sua gentilezza, per il suo acume. Cordiali saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 26.11.03 01:02

Caro Fabrizio il naufragio dell'Arte, per cui oggi sembra che quasi tutti siano convinti che ogni cosa può essere Arte ha un'inizio preciso, dato. Nasce questo naufragio a partire dalla lettura che Nietzsche fa di un libro di Gustav Gerber (Die Sprache als Kunst, Il linguaggio come arte, 1871) e in particolare quando s'imbattè in un passo in cui l'inadeguatezza di qualsiasi traduzione veniva addotta a dimostrare la natura intimamente poetica del linguaggio.
A seguito di questa lettura N. scrisse un testo incompiuto "Sulla verità e menzogna" che ha dato luogo a una interpretazione che ha provocato un deriva tale per cui: L'Arte mente, la storia non è vera, non c'è niente che si possa provare, la nozione di verità viene ricondotta a una dimensione retorica, la retorica di N.
La storia di questo naufragio è complesso, non posso postare qui il flusso eracliteo, dovrei scrivere per molte ore.
Posso aggiungere solo che alla retorica di N. si contrappone un'altra retorica, quella fondata da Aristotile e trasmessa da Quintiliano a Lorenzo Valla. Al centro di questa tradizione c'è il nesso tra retorica e prova.
A partire da questo punto è possibile mostrare anche, ancora oggi, cosa può essere chiamata Arte, cosa Poesia.
Mi spiace parecchio non potere ricostruire, per l'eccessiva lunghezza, tutto questo percorso che ha finito per segnare tutta la modernità di un relativismo culturale infondato, segnando l'Arte, la Storia, La Scienza.
Certo la modernità ha portato a possedere una molteplicità culturale (che prolifera e cresce con una velocità esponenziale direttamente proporzionale alla crescita esponenziale della densità d'informazione come ha studiato il fisico Eigen) che deve essere formulata in un linguaggio specifico. Se viene diluita la molteplicità stessa scompare. Se ne accorse Warburg della necessità di possedere categorie cognitive per formulare la sua apertura culturale. Il risultato è stato, per esempio,la sua capacità di analizzare il Rinascimento italiano in una prospettiva vigorosa e originalissima, oggi più viva che mai.
E che dovremmo dire della definizione (predicato logico del concetto) di "Memoria" di Giordano Bruno? Grazie all'invenzione categoriale "nuova" della Memoria secondo Giordano Bruno nasce con lui un sistema di pensiero originalissimo.
Giordano Bruno inventa un nuova memoria e può inventarla perchè ne fornisce delle coordinate logiche.
Ma chi può parlare un linguaggio specifico?
Solo una piccola parte di coloro che, in linea di principio, avrebbero il diritto di farlo.
Torniamo ancora una volta ai rapporti di forza.
Sono questi che decidono cosa deve essere chiamata Poesia, ma la Poesia, quella appartenente al dominio della verità, sta altrove.
Per il testo della Mauri si crei, data la molteplicità culturale, una categoria cognitiva.
Perchè i critici letterari non imparano l'informatica, cos'è un linguaggio di programmazione e un ambiente di programmazione?
Forse capirebbero che utilizzando rapporti di forza non fanno un gran servizio alla Mauri chiamando quel testo poesia, si sforzerebbero di creargli un ambiente. Forse capirebbero che ci può essere più spazio per tutti, tanti spazi quanto gli specifici linguaggi e ciò gioverebbe a tutti i linguaggi, alla loro proliferazione, disseminazione e contaminazione che può fare esplodere i generi non verso gran parte della confusione attuale che non genera originalità, ma verso nuovi ambienti di genere, che avranno bisogno di categorie cognitive e di artefatti linguistici denotativi. La narrativa, da questo punto di vista ha esplorato di più, sebbene molti rami sono morti a causa di rapporti di forza che hanno deciso cosa mandare avanti e cosa no. Ma nulla è perduto!
La letteratura non si fa con i buoni sentimenti, scrisse Gide.

Posted by: luminamenti at 26.11.03 01:05

Uh, a me piace dire Signore alle persone normali, comunque va bene: vada pure per un th/e, Sir.

Posted by: sbuff at 26.11.03 01:30

hmm...:?

Posted by: watch me at 01.09.05 00:31

really? is that it? :)

Posted by: nu to the net at 03.09.05 10:05
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