per quel problema lì usa la preparazione H...ne trarrai giovamento.
Posted by: il superficiale at 23.11.03 23:48Ho un'espressione simile anch'io in questo momento. Coraggio, solo altri sei giorni e sarà di nuovo sabato...
Posted by: mauro at 24.11.03 00:12Per me così sei da urlo.
Posted by: mbrt at 24.11.03 04:46Un commento ai commenti. Una considerazione. Un ricordo di una, due frasi. Due autori. Una parola, attenzione. Un'altra parola, la mia attenzione a una, due parole del Genna. Ecco.
Francisco Varela: "in nessun punto è possibile cominciare con la pura descrizione...dovunque si scelga d iniziare ci si trova come di fronte a un frattale, che riflette esattamente l'atto che io compio: quello di descriverlo. E ancora: non c'è punto in cui possiamo calare l'àncora e dire: la percezione comincia qui".
Passo avanti. Simone Weill: la cultura è formazione dell'attenzione.
Mekané makom, mekané mazal: cambi luogo, cambi stella.
Leggo Genna. I due articoli sul signor Lodoli.
Cosa ne deduco? cosa mi rimane? Intanto la questione in sé non mi desta grande interesse, a parte il piacere di leggere le combinatorie linguistiche del Genna, la sua vertigine linguistica.Piuttosto, tornando all'"Attenzione" ciò che noto è l'effetto, l'esistenza stessa di questi articoli, conseguenti all'articolo su Nassirya. Per quanto ci si sforzi non si riesce a comunicare ciò che si voleva comunicare e ognuno vi legge ciò che crede vi si debba leggere. Si ripone eccessiva fiducia nella comunicazione e ancora più nelle capacità e nella funzione dello scrittore. Non credo, per tornare al discorso sull'attenzione, alla capacità degli scrittori di saper leggere "meglio" dei non scrittori, certamente diversamente, ma per quella diversità che tocca ognuno di noi essendo ciascuno diverso dagli altri.
Non credo a una "particolare" attenzione dello scrittore. Non credo che gli scrittori posseggano doti particolari che gli permettano di interpretare più correttamente quello che gli altri scrivono. Anzi, penso proprio il contrario, sono i meno dotati!
Detto questo scrivere e leggere sono le due attività dopo il silenzio, il sesso, mangiare, ascoltare musica, danzare che preferisco. Ma non so che funzione hanno, non so a che servano e non lo voglio sapere, non lo devo sapere.
Bene, ora che ho recitato la mia solita parte di persona seria e colta con tanto di citazioni (ne volete un'altra? eccola! finché si è inquieti si può stare tranquilli!), per contrasto ai commenti che mi hanno preceduto,
chiudo il pc e mi preparo per la giornata: oggi mi tocca sorridere tutto il giorno, dovrò stare molto ma molto attento! Mi ripasso Bataille prima di uscire!
sei triste quando non sei in treno...
Posted by: edith at 24.11.03 12:35La prossima volta che vieni a Napoli, te lo faccio io un servizio fotografico con 'i fiocchi' da mettere sul blog...
;O)
Saluti,
F.S.F.
volevo riproporre questa recensione (questa coltellata, sarebbe meglio dire) di genna a un libro di mozzi. non lo faccio per provocare (bé, forse un pò sì), ma per capire alcune cose. ma prima rileggete la recensione.
Perché? Davvero, chiediamocelo tutti con umiltà: perché? Perché in Italia, terra che nel Novecento ha prodotto probabilmente il miglior movimento poetico planetario, viene pubblicato uno pseudopoema a firma Giulio Mozzi? E' desolante sapere di vivere in un Paese che diffonde via etere Alcatraz e che si fregia di una firma falso-poetica come quella di Giulio Mozzi. L'assurda poemessa, debordante e inutilmente prosastica, si intitola mestamente Il culto dei morti nell'Italia contemporanea. E' un delirio mozziano, finto pulp, ipocrita e umidiccio come solo certo beghinismo veneto sa essere, represso sessualmente, assente linguisticamente: una vacanza del cervello, del polso e della tastiera del computer (Mozzi usa un Mac o un pc?). Non esiste un verso che sia metricamente un verso, nella poema del Mozzi. Poverino, Egli tenta di emistichiare, ma non gli riesce. Acuto osservatore di quel che fanno gli altri (è amico di Stefano Dal Bianco, uno dei migliori giovani poeti italiani), Mozzi copia male, fa correggere peggio, perché quando si è a questo punto dello sfascio cercare di porre rimedio è deleterio. Inutile tentare l'inanellamento di settenari, quando un verso non sai cos'è. E c'è di peggio.
C'è tutta la moralina biecamente debole e aggressiva del peggior Mozzi, autore - a questo punto - di un unico libro valido (il primo: e solo alcuni racconti). Tra mali naturali, giardini propri e altrui, visioni terrestri mimeticamente inoffensive e intenzionalmente crudeli, da anni Mozzi cullava il sogno di una poemessa. Voleva una nuova occasione per fare sapere che, oltre al suo indirizzo, si può scrivergli anche a un indirizzo di posta elettronica.
Vergogna. Vergogna, Mozzi. Vergogna perché hai sfruttato l'ingiusta fama (unicamente salottiera: il popolo non ti conosce) per pubblicare da Einaudi un libro che non è di poesia e, in effetti, non è nemmeno un libro. Poeti seri li conosci: i Benedetti, i Dal Bianco, i Riccardi sono tuoi amici o ex amici, gente che, soltanto in quanto ciò che scrive è vissuto con passione, meriterebbe un po' di rispetto. Rispetto che dovrebbe convincerti a non tentare le impervie strade dell'endecasillabo che, disperatamente, cerchi senza trovare...
dunque, mozzi, una volta, proprio qui ha detto: sono grato a quella stroncatura (più o meno). ora mi chiedo: cosa ha voluto dire? che genna aveva ragione a dargli del copione? che ha fatto bene a dargli dell'ipocrita e umidiccio? che ha fatto bene a dargli del finto poeta? che ha fatto bene a dargli del vacanziere cerebrale? che ha fatto bene a dargli dello scoppiato (che ha scritto solo un bel libro, il primo, e solo alcuni racconti). che ha fatto bene a dirgli che in definitiva quello che interessa di più a lui (a mozzi) è pubblicare il suo indirizzo di posta elettronica sui suoi libri? che ha fatto bene a dirgli di vergognarsi (tre volte gliel'ha detto).
cioè, mozzi, ci vuole far credere che lui è grato a questa stroncatura ed è totalmente d'accordo con genna sul fatto che lui, sì, è un falsone, che lui è uno scoppiato eccetera...
non so, ditemi, vi pare possibile? o forse non è d'accordo per un cazzo e l'ha fatto...già, perché l'ha fatto?
inconsueta combinazione, la foto e il commento qui sotto. pare di stare al tirassegno.
Posted by: tt at 24.11.03 17:43Simpatica critica, la conoscevo già. Nè ho mai letto questo libro di Mozzi.
E sopratutto, ho una sana abitudine: non compro quasi mai i libri che vengono recensiti o troppo bene o troppo male! Mi attirano troppo, allora li evito! Preferisco farmi sorprendere dall'indifferenza e dal caso nell'acquisto e poi se trovo un punto d'appoggio allora inizia il mio guaio: la ricerca di libri che muovano questo punto d'appoggio.
Mozzi e Genna la sanno più lunga del diavolo! dopo me s'intende!
Detto questo, che male avrà mai fatto Mozzi a pubblicare questo testo?
Trovo invece piuttosto deleteri certi risvolti interni di copertina, cioè il modo come vengono presentati molti libri al loro interno.
Ma anche il male non viene sempre per nuocere, perché quando uno è fottuto da un contenuto che non vale il bellissimo ricamo del risvolto di copertina, qualcosa in futuro nuocerà a quella casa editrice e se lo merita. Il cavallo si vede alla distanza!
E alla domanda: già, perché l'ha fatto?
la mia risposta è che prima si fa e poi si pensa!
Così si capisce cosa si è fatto!
Lo saprà Mozzi, sono affari suoi!
e poi, ammettiamolo: " non si sa mai bene cosa si sta scrivendo" (Ho parafrasato Folon, che lo disse riguardo a un quadro. Egli dipinse uno dei suoi omini su una fune, esattamente qualche anno prima che tale Philip Petit ne tendesse una tra le Twin Towers e in una limpida mattina newyorkese si mise a passeggiare a quella vertiginosa altezza, del tutto ignaro di ri-percorrere nel reale le tracce acquarellate di un visionario sognatore).
Posted by: tt at 24.11.03 20:15Philip Petit non è quello che ha scritto un piccolo trattato sul funambolismo? quando l'ho letto?
Posted by: luminamenti at 24.11.03 20:22Sì, è uscito da poco di Philip Petit, "Toccare le nuvole", una testimonianza - corredata di foto - di quell'incredibile esperienza nell'estate del '74.
Posted by: tt at 24.11.03 22:12Scusate, sono un po' svizzera: si chiama Philippe Petit, non Philip.
Posted by: tt at 24.11.03 22:52Caro Superficiale, io sono grato a Giuseppe Genna di avere scritto ciò che riteneva sensato scrivere. Così fanno le persone libere.
Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 01:46sensasto? uhm, interessante. che volevi dire, mozzi, con "sensasto"?
Posted by: il superficiale at 25.11.03 02:04Errore di battitura (ora corretto). Succede. Ho scritto "sensasto" al posto di "sensato".
Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 02:12si chiama lapsus, mozzi, lapsus, non errore di battitura. elettra non ti ha insegnato niente?
Posted by: il superficiale at 25.11.03 02:16No.
Posted by: giuliomozzi at 25.11.03 02:21bene. era quello che volevo sentirti dire. buonanotte.
ps: sono elettra.