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30.11.03

Letteratura come verità, 3: Edificazione

Ed ecco disponibili i racconti che leggeranno domani sera alle 21 al Cinema Excelsior di Padova, per il terzo incontro del ciclo "Letteratura come verità", dedicato al tema dell'"Edificazione", Marco Bellotto (Il Natale del 1998) e Massimiliano Nuzzolo (Il maestro e l'allievo). In coda al brano del racconto di Marco Mancassola Il ventisettesimo anno ho ora aggiunte alcune riflessioni di Marco sul tema della letteratura come ri-edificazione dopo la perdita. L'appunto di Marco Franzoso sul tema dell'edificazione è ora pubblicato in una versione riveduta (la stessa che c'è in Nazione Indiana, dove si è anche avviata una discussione).

Posted by giuliomozzi at 30.11.03 23:29 | TrackBack
Comments

Giulio, vedi che 'il27esimo anno' è linkato male!!! A esso corrisponde 'Il Natale 1998'!
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 01.12.03 00:10

Adesso, però funziona tutto.. Si vede che derivava dall'aggiornamento della pagina corrente di Explorer. Tutto ok.
Notte.
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 01.12.03 00:13

tutto ok un par di palle. clicci sul natale del 1998 e ti appare il natale del 1998, clicchi sul maestro e l'allievo e ti riappare il natale del 1998. insomma, è sempre natale.

Posted by: il superficiale at 01.12.03 00:20

io ci sono riuscita chiudendo e aprendo explor e 'staccando' i due download...evidentemente si accavallano..
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 01.12.03 00:37

Ecco, ho sistemato. C'era un errore. Scusate. Grazie per la segnalazione.

Posted by: giuliomozzi at 01.12.03 08:04

il mondo è pieno di figa. ma chi l'ha scritto questo racconto, er Piotta?

Posted by: il superficiale at 01.12.03 12:27

non vorrai nullificare una verità constata, vero, super ficiale?

Posted by: NarcoS at 01.12.03 17:14

Le parole di Marco Mancassola: “C’è sempre una ferita; e se non c’è, è la stessa assenza di ferite a diventare una ferita.” mi hanno fatto tornare in mente una serie di mail scambiate con un mio amico in cui si parlava delle ferite che generano poesia che generano parole. Nel rispondere ad una di queste mail mi tornò alla mente qualcosa che avevo sepolto. Trascrivo solo alcune righe: “Guardavo la gabbia di ferro, le cave d’acciaio che si muovevano e la grande cassa dell’ascensore che piano si avvicinava, era enorme l’uomo che aveva in mano le chiavi, la divisa di un colore tra il verde e l’azzurro aveva sotto le ascelle un alone di sudore, mise le chiavi nella toppa, aprì l’inferriata e mi fece salire, richiuse la porta di ferro. La grata divideva mia madre in tanti rombi d’acciaio, la guardai, ferma, senza una lacrima ma con un’espressione, non la solita, quella cupa rigida o arrabbiata che conoscevo da sempre, ma con un’espressione così triste che sentii un vuoto proprio in mezzo allo stomaco e quando la sua faccia scomparve dai miei occhi guardai le mie ciabatte nuove, le prime ciabatte della mia vita, colorate morbide, brillanti. Non sapevo in quel momento che non l’avrei rivista …”
Le grate di ferro, la capacità che hanno di dividere una faccia, un pezzo di cielo in tanti rombi sono spuntate fuori anche in altri scritti che pure non parlano di me perché sono altro ma che pure descrivono la stessa ferita. Concludevo quella mail con queste parole: il punto di partenza della poesia forse è una ferita, dico forse perché se le tue parole in un primo momento mi hanno fatto ricordare quel lontano tempo d’ospedale subitanea si è affacciata nella mia mente un’altra immagine anteriore a questa: quasi al buio dentro un fienile con mio fratello e due amiche invento storie che loro ascoltano a bocca aperta. E sono felice.
Concludo quindi con una domanda: sono solo le ferite a generare parole o sono queste insieme alla felicità di raccontare a generarle

Posted by: lucia at 01.12.03 22:16

lucia, mi hai arrapato...

Posted by: il superficiale at 01.12.03 22:28

mozzi, d'accordo il blog e' tuo e a mo' di direttore d'orchestra, il la' con la bacchetta spetta a te. Pero'...non foss'altro per la citazione che ne hai fatto ne IL CULTO DEI MORTI IN ITALIA, non foss'altro per quella selezione di suoi brani che ti inviai qualche tempo fa, insomma, in virtu' di quell'amore che credo anche tu abbia provato per uno dei piu' GRANDI musicisti degli ultimi decenni, ecco, in forza a tutto questo, suvvia...dai una svegliatina a questo blog e inventati qualcosa per celebrare a modo tuo il decennale della scomparsa del mitico Frank. no ? :-)

Posted by: cletus a.a. at 02.12.03 01:02

http://marco2.clarence.com/

Posted by: Marco at 12.08.04 11:53
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