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01.11.03

Letteratura come verità, 1: emozioni

Lunedì 3 novembre, a Padova presso il Multisala Pio X (MPX) in via Bomporti, dalle parti del Duomo, si svolgerà la serata Letteratura come verità, 1: emozioni, che vedete da tempo annunciata nella colonnina che dovrebbe comparirvi a fianco dei post (o, se non avete la visualizzazione ideale, in basso alla fine di tutti i post della settimana).
La serata sarà molto semplice. A me, che sono il più vecchio, toccherà il non difficile compito di alzarmi in piedi all'inizio e dire, più o meno:

"Care voi, cari voi. Succede, e per il momento non ci domandiamo il perché, succede che dalle nostre parti, negli ultimi anni, molte persone si siano messe a raccontare storie. E succede che alcune di queste persone - attenzione: alcune, non tutte; chi è qui rappresenta solo sé stesso; altre persone, se vorranno, potranno aggiungersi - da qualche tempo hanno cominciato a trovarsi, incontrarsi, parlarsi con una certa frequenza. Una buona cosa, mi pare.
"Quando dei narratori si trovano a cena, inevitabilmente si parla di una cosa: del senso del proprio lavoro di narrare. Dico lavoro perché è una cosa che chiede impegno, fatica, costanza; non perché sia un'attività professionale.
"Oggi come oggi ci è sembrato urgente parlare di una cosa: della letteratura come verità, come tentativo di verità, come esplorazione di una possibile verità, come approssimazione alla verità, come discorso sulla verità, come... Vedete un po' voi. Sicuramente non della letteratura come possesso della verità.
"La verità, vedete, a noi che raccontiamo storie, ci mette in crisi.
"Abbiamo deciso di organizzare tre serate. La prima, questa, ha come tema: emozioni. Le emozioni narrate sono pensabili come tentativo di verità? Noi non daremo risposte teoriche. Non ci pensiamo nemmeno. Daremo delle risposte, degli abbozzi e dei tentativi di risposte, puramente esperienziali. Dalla nostra esperienza di lettori e di narratori storie raccoglieremo qualche abbozzo e tentativo di risposte. Vi leggeremo qualcosa. Riflessioni, storie. Cose scritte da noi, cose scritte da altri. Cose scritte apposta per questa serata, cose scritte non apposta per questa serata ma adatte a questa serata.
"Sarà chiaro, dunque, perché la prossima serata si chiama: esperienza. La letteratura come narrazione dell'esperienza della vita, è un tentativo di verità? Noi crediamo di sì, e tra due settimane cercheremo di raccontarvi perché.
"La terza serata, tra circa un mese, si chiama: edificazione. Qui mi soffermo un po'. Siamo circondati, da un bel po' di tempo, da un curioso senso di morte. Dio è morto, si dice, da tempo, e la letteratura è morta, e l'arte è morta, e il corpo umano è morto... Ormai siamo nel post-dio, nel post-letterario, nel post-artistico, nel post-umano...
"Ebbene, noi crediamo che la letteratura abbia le risorse per essere ancora un'attività edificatrice, costruttiva, positiva. Non crediamo che alla letteratura rimanga solo il compito, del tutto residuale, di contare i cocci di un mondo finito. Sospettiamo che tutto il discorso sul mondo finito sia un inganno, un'illusione, forse una truffa. Noi tentiamo, con tutta la nostra ingenuità - siamo persone comuni - di raccontare un mondo che continua.
"Questo è tutto. Grazie per l'attenzione".

Questo il programma: Marco Bellotto leggerà Cara Francesca, un racconto in forma di lettera appositamente scritto per la serata. Romolo Bugaro leggerà qualche pagina da Dalla parte del fuoco, il suo romanzo appena pubblicato presso Rizzoli. Umberto Casadei leggerà Una volta tanto è uno schema che ho in mente, una riflessione narrativa sui libri che ci cambiano la vita. Roberto Ferrucci Leggerà Jesolo, un episodio dal libro Andate e ritorni. Vagabondaggi a nord est, appena pubblicato presso Amos Editore. Marco Franzoso leggerà alcune pagine da Edisol-M. Water Solubile, romanzo in uscita presso Marsilio. Marco Mancassola leggerà alcune pagine da Il libro del passaggio, romanzo in corso d'opera. Giulio Mozzi leggerà e commenterà alcune pagine da Camere separate di Pier Vittorio Tondelli. Massimiliano Nuzzolo leggerà La mia piccola ragazza cinese, racconto scritto appositamente per la serata. E qui c'è il testo completo di tutti gli interventi in formato Htm o in formato Word
Al termine delle letture si farà un po' di conversazione.

Posted by giuliomozzi at 01.11.03 16:19 | TrackBack
Comments

Molto interessante Giulio. Peccato non poter esserci(non ti preoccupare non ci sarò davvero e se così non fosse starei per tutta la serata silenziosamente attento)
Caro Giulio ti faccio una domanda piuttosto in merito a ciò che hai adesso scritto che è di grande interesse e coraggioso anche.
Spero che la domanda la troverai pertinente sempre che abbia capito e afferrato qualcosa di quello che si parla, di quello che adesso hai detto.
Parli di verità, parola difficile, ma non mi fraintendere, mi fa molto piacere che l'hai detta! Non sto controargomentando.
Ti chiedo. George Steiner ha sostenuto in un suo saggio la tesi - opposta a quella di Nietzsche (e molti altri dopo di lui) - secondo la quale l'esperienza del significato della letteratua sottintende la necessaria possibilità di una "vera presenza" nell'opera artistica.
Il suo presupposto è la presenza di Dio. E aggiunge: l'apparente paradosso di una "necessaria possibilità" è esattamente, ciò che l'opera poetica, il dipinto e il componimento musicale sono liberi di esplorare e realizzare.
Lui scommette sul significato del significato.
La sua ipotesi è che Dio è, non per via della nostra grammatica obsoleta; ma che la grammatica vive e genera mondi perché c'è questa scommessa su Dio.
Allora chiedo, ti chiedo e vi chiedo (tiziano scarpa si ricordi di come ci si rivolge e non se la prenda)e mi chiedo se questa verità che cerchiamo è proprio questa scommessa su Dio.
Le risposte di tutti sono gradite come quella di Mozzi che se riuscisse a rispondermi come in un quiz con la risposta esatta sarebbe il migliore di tutti secondo l'accezione di Scarpa (e non te la prendere di nuovo!), mentre secondo me Giulio è secondo me un buon scrittore e con tante idee interessanti. Naturalmente non mi aspetto da te Giulio la soluzione al mio quesito ma solo il tuo pensiero in merito, come quello degli altri.
Se vuoi, se volete...anche più sinteticamente di me (chiedo venia)

Posted by: luminamenti at 01.11.03 17:04

Chiedo di nuovo venia. Ho ripetuto nel post di prima due volte un "secondo me".
Non sono un almeno io un buono scrittore oppure volevo sopprimere velocemente la vera presenza di Dio nella mia scrittua con la mia presenza. Mi sono inquietato!

Posted by: luminamenti at 01.11.03 17:10

Ma, caro Luminamenti, io su queste cose faccio ragionamenti semplici. Credo che viviamo in un mondo creato. Che quindi ha avuto un inizio e avrà una fine. Di questo inizio e di questa fine, non sappiamo nulla. La stessa rivelazione non è un "sapere". Non sappiamo nulla, ma possiamo immaginare: cioè inventare storie. Storie che tentano di andare verso l'inizio e la fine, e però non possono arrivare all'inizio e alla fine. Sono tentativi, approssimazioni, fallimenti. Il nome dell'inizio e della fine è il nome della persona divina. Credo che tutte le nostre storie siano tentativi, approssimazioni e fallimenti di avvicinarci alla persona divina. Non si tratta di "comprendere" la persona divina. Ma, raccontando storie che vanno verso di lei, siamo per così dire in sua compagnia, o almeno formuliamo il, diamo forma al desiderio di essere in sua compagnia. In attesa di essere difronte a lei, faccia a faccia. *** Questa è la (non molto logica; ma non tutte le questioni si risolvono con mezzi logici) mia risposta.

Posted by: giuliomozzi at 01.11.03 17:33

oh, david bowie

Posted by: francesco at 01.11.03 17:35

Oi, Francesco. Non ho capito. Che c'entra David Bowie?

Posted by: giuliomozzi at 01.11.03 18:53

"La verità non significa più niente per me. Non ne farò più uso." Billy Corgan

Posted by: Massimiliano Governi at 01.11.03 21:58

oy giulio, china girl, la canzone di bowie e pop del racconto di nuzzolo, mi sono letto il file in word, a meno che io non abbia capito molto male

Posted by: francesco at 01.11.03 23:15

No, ho controllato per scrupolo e la memoria non mi ingannava, è lei:
My little China Girl
You shouldn't mess with me
I'll ruin everything you are
I'll give you television
I'll give you eyes of blue
I'll give you men who want to rule the world
And when I get excited
My little China Girl says
Oh baby just you shut your mouth
She says ... sh-sh-shhh

Posted by: francesco at 01.11.03 23:22

Caro Francesco. Scusa. Un momento di mago.

Posted by: giuliomozzi at 01.11.03 23:58

Grazie della risposta Giulio. La logica, certo, non è per ogni questione. C'è anche Georges Braque che ha detto: le prove stancano la verità.

Posted by: luminamenti at 02.11.03 06:07

Caro Giulio, è un'espressione che non ho mai sentito: "momento di mago" significa svista o ha accezioni diverse? Ciao

Posted by: francesco at 02.11.03 09:30

Caro Francesco. "Un momento di mago". Un momento nel quale si è "immagati" (il contrario di "smagati").

Posted by: giuliomozzi at 02.11.03 09:34

ho capito perfettamente ora, (qui non si usa, sai, un po' come quei carrellini della spesa di cui mi hai svelato l'esistenza, eppure verona e padova sono vicine, oppure sono io che sono lontano). il senso era comunque chiaro, ma sono molto curioso quando sento espressioni che non conosco, la userò al più presto, grazie, ciao e buona domenica

Posted by: francesco at 02.11.03 09:48

e quando afferri la penna, apri word, prendi un taccuino qualsiasi e inizi a scrivere...la bonta' di quello che lasci sulla carta, si, di quelle parole in fila, e' tanto maggiore quanto piu'forte quello che ti gira in testa ? o nel cuore ? o tutti e due ? E la verita', la verita', non e' non potrebbe essere, con molta piu' umilta', solo un'interpretazione del "reale" ?

Posted by: cletus a.a. at 02.11.03 10:03

Caro Cletus: è più umile chi è offre un'interpretazione del reale, o chi dichiara che ogni suo discorso sulla verità è un tentativo, un'approssimazione, un fallimento? (Ricordiamoci che il relativista che dice: "Tutto è relativo", fa un'affermazione assoluta, della quale lui stesso non accetterebbe mai la relativizzazione...).

Posted by: giuliomozzi at 02.11.03 10:15

Mozzi, carissimo, mi riferivo a categorie. Con tutte le imprecisioni che la cosa comporta (come avere la presunzione di sussumerle in tre righe?).
Non e' un campionato a chi e' piu' umile. Entrambi, sia colui che "interpreta" che colui che "tenta", fanno la stessa operazione. E' chi a chi legge che poi spetta l'elaborazione critica. Credere o no a quella interpretazione, a quel tentativo. Ma questa e' tutt'altra storia. Cosi, e scusa.

Posted by: cletus a.a. at 02.11.03 10:25

SCRIVERE.
Lo 'SCRIVERE' significa tante cose: narrare, raccontare, interpretare, rilanciare, ereditare, rimandare, lasciare, vivere.
NARRARE e RACCONTARE: sinonimi ma con due accezioni diverse. La prima la fa il narratore come figura, la seconda anche il 'non narratore' in senso istituzionale;
INTERPRETARE:il filtrare la realtà e il senso di essa e degli oggetti che la circondano secondo il proprio punto di vista e sensibilità;
EREDITARE: lo scrivere e la passione per esso, oltre a il saperlo fare, è un dono...
RILANCIARE-LASCIARE: rilanciare un qualcosa, una vecchia storia, ricostruirla,crearla, modificarla, inventarla, trascriverla, lasciarla in eredità ai posteri...
VIVERE: dello 'Scrivere' si può anche vivere...e guadagnare...ma si può anche 'annegarci' dentro...
VIVERE CIO' CHE SI SCRIVE significa vivere di EMOZIONI e NUTRIRE la propria anima...

Saluti,
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 02.11.03 10:47

In ambedue i casi, aggiungo, che colui che "interpreta" così come colui che "tenta", devono mantenere un alto grado di umiltà, ossia una grande forma di rispetto nell'avvicinarsi all'opera; egli non deve rifuggire "da tutte le singolarità e da tutte le asperità dell'originale per timore di violare il genio" della propria lingua "e il senso comune dei lettori mediocri". Colui che opera tale processo dovrebbe essere al pari di uno sciamano che non conosce confini sino al punto di divenirne un altro da sé e di cogliere il momento puntuale in cui significante e significato si compenetrano. Con Giulio concordo nel momento in cui "Umiltà" è più vicino al suo significato di Humilis, ossia "aderente alla Terra". E Terra qui intesa come solidità, fisicità del Reale. Poiché tale generalizzazione affrontata nei precedenti post, innescherebbe processi linguistici assai più pesanti di differenza tra Reale e Ideale, snaturando per di più la biplanarità di un Testo (generato dall'intersezione del piano del contenuto con quello dell'espressione)... e noi non vogliamo generare di nuovo finestre multisessioni abnormi come le precedenti, vero?! Come ben dice Cletus, il resto è un'altra storia. Comunque faccio i miei complimenti a Giulio, un bel Tema... Ciao ciao!!

Posted by: Fabrizio Corselli at 02.11.03 10:55

Leggere questo ultimo post di Giulio mi ha fatto ricordare quando l'anno scorso ci fu assegnato un compito per casa e di quello che scrissi io a tal proposito in cui vi rientra il concetto di 'emozione'/'emozioni'

DA DOVE NASCONO LE STORIE? DI HANIF KUREISHI

Dovevamo rispondere a 7 domande. Era il 25 Novembre 2002. Io ci provai. Le risposte sul mio blog.

Saluti,
F.S.F.

Posted by: Francesca Stefania Ferrara at 02.11.03 12:30

Giulio, però riguardo al relativismo, non mi scendere troppo in sofismi... per secoli Achille non è riuscito a raggiungere la tartaruga, eppure sapevano bene, anche quando non riuscivano a spiegarselo, che in realtà la raggiungeva. Quindi direi che la tua obiezione al relativismo che afferma l'assoluto "Tutto è relativo", la si può tranquillamente inquadrare nell'universo del paradosso, ma niente più...

Posted by: Fabio Ciofi at 02.11.03 16:30

Caro Fabio Ciofi. Quando dici: "La si può tranquillamente inquadrare nell'universo del paradosso" (che è, par di capire, un universo delle cose che non hanno importanza, o forse addirittura non esistono), questa sì è una mossa sofistica: perché eviti di affrontare la questione (se sia o non sia vero che la posizione "Tutto è relativo" è una posizione assolutistica) e tratti il paradosso che ho esibito come se fosse un problema mio, una mia sofisticheria, un eccesso di finezza puramente gratuito, e non un serio problema di chi ha la posizione "Tutto è relativo". Se la posizione "Tutto è relativo" conduce al paradosso, vorrà pur dire che nella posizione "Tutto è relativo" c'è qualcosa che non torna. Zenone spiegava che Achille non può ragguiungere la tartaruga; eppure Achille la raggiungeva e superava: quindi nel ragionamento di Zenone c'era qualcosa che non andava.

Posted by: giuliomozzi at 03.11.03 08:49

Carissimi, a proposito di verità, scrittori e bloggers su Nazione Indiana è stata messo da Dario Voltolini della carne a fuoco da un testo estratto dallo Zibaldone, rivista letteraria diretta da Enrico De Vivo e Gianluca Virgili.
Il testo è densissimo. Neanche mi sento di affrontarlo rigo per rigo, anche perché prevedo per ogni rigo almeno una dozzina di obiezioni e un'altra dozzina di mie obiezioni alle mie obiezioni. Per dirne una, che riporto dal sito citato: "La VERITA’ non esiste, certo, ma esiste una disposizione a ricercarla"
La citazione continua ma intanto questa è una verità? quel "certo" a pelle mi disturba, e poi andrebbe discusso il fatto per cui se è certo che la verità non esiste perchè mi debba disporre a cercarla. Mi verrebbe voglia di fare una serie di esempi banali dalla vita di tutti i giorni. Ma forse ci sono anche i masochisti.
Mi viene allora il dubbio sull'esistenza stessa di questa disposizione!Invece mi viene più semplice pensare che se ho una disposizione a cercarla, se esiste questa disposizione è perchè la verità esiste (oppure non c'è verità e non c'è disposizione a cercarla, masochisti a parte). In quanto poi a trovarla...
E in quanto poi ad averla trovata com'è che gli altri possono riconoscerla anche loro come tale?
Oppure gli altri non possono? O c'è chi può e chi non può? Non sarà antidemocratica la verità?
Non violerà il principio di uguaglianza? chiedete ad Hegel e a Schophenauer!
Non è che tutti capiamo nello stesso modo!
Credo ci siano altri modi affrontare la questione della verità. Con la tartaruga e achille ci lavorano quelli della fisica quantistica ed è una bella rogna. Poi nel testo riportato in nazione indiana ci sono un altro migliaio di cose: giuste? sbagliate? giuste? sbagliate?...
A me piacevano i discorsi di Giorgio Manganelli che parlava di letteratura come menzogna e prendendo per il culo il lettore faceva venire fuori la verità, credo.
Ma non ho ancora le idee del tutto chiare.
Intanto il manifesto di Mozzi su questa serata del 3 novembre mi sembra "giustamente" non volutamente filosofico (anche se ogni posizione contiene un atteggiamento filosofico); i narratori leggeranno e credo che ognuno farà emergere nelle sue parole il significato che dà ai suoi significati, a quelli che legge raccontando storie. Credo che quando si legge un libro di narrativa ci si possa fare un'idea anche da lettore del senso che lo scrittore dà a ciò che scrive per se stesso. Dice Mozzi: "Ebbene, noi crediamo che la letteratura abbia le risorse per essere ancora un'attività edificatrice, costruttiva, positiva".
Lo credo anche io anche se ho difficoltà a dirne la verità. Ma qualcuno credo ci sia riuscito!
Buona serata!

Posted by: luminamenti at 03.11.03 11:54

Caro Luminamenti, proprio su quella frase avevo preparato un post che pensavo di metter fuori domani. Invece, visto il tuo intervento, lo metto qui ora. *** Dario Voltolini anticipa in Nazione Indiana, www.nazioneindiana.com, un pezzo di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio, animatori di www.zibaldoni.it, "Zibaldoni e altre meraviglie", una rivista letteraria a volte interessante. Leggo il pezzo (che parla di scrittori e bloggers; ma non è questo che mi interessa ora) e m'imbatto in questa frase: "La VERITA' non esiste, certo, ma esiste una disposizione a ricercarla".
Quello che mi fa impressione è quel "certo" buttato lì in mezzo alla frase, come chi dicesse: "Scusate se dico un'ovvietà", "Perdonatemi se richiamo una nozione elementare", "Lo sanno tutti".
Se io dico: "La PASTASCIUTTA non esiste", faccio un'affermazione della quale mi assumo la responsabilità. Esprimo una *mia* posizione. Non faccio un'affermazione assoluta.
Se invece dico: "La PASTASCIUTTA non esiste, certo", faccio un'affermazione della quale non mi assumo la responsabilità, poiché la dichiaro già condivisa da tutti. Non esprimo una *mia* posizione. Faccio un'affermazione assoluta.
Mi viene in mente una vecchia barzelletta. Dati una stanza buia, un gatto nero e un cappuccio, l'uomo comune è colui che nella stanza buia, incappucciato, cerca di acchiappare il gatto nero; il filosofo è colui che nella stanza buia, incappucciato, cerca di acchiappare un gatto nero che non c'è; il politico è colui che nella stanza buia, incappucciato, cerca di acchiappare un gatto nero che non c'è, e lui lo sa.
Se io dico: "La PASTASCIUTTA non esiste, certo, ma esiste una disposizione a mangiarla", sono nella posizione del politico.

Posted by: giuliomozzi at 03.11.03 12:24

Cos'altro dovrebbe dire, un politico? (Della serie: signora mia, è tutto un magna magna...)

Posted by: LaTalpa at 03.11.03 12:42

Sai Giulio, l'assolutismo del relativista che dice "Tutto è relativo" è uno di quei classici esempi limite-paradosso che comunque credo non impediscano a me di praticare certe convinzioni relativistiche... cioè io non rivedrò certo le mie posizioni sul relativismo in base all'assolutezza di quella proposizione. Così come credo che nessuno si fosse sognato, anche prima dell'avvento della fisica quantistica, che Achille davvero non raggiungesse la tartaruga...
So bene che,dal tuo punto di vista un "Dio relativo" è impensabile e improponibile, ma il concetto di relativismo mette in discussione il concetto stesso di Dio...

Posted by: Fabio Ciofi at 03.11.03 16:47

Caro Fabio, non mi sogno nemmeno di impedirti di "praticare convinzioni relativistiche". Voglio solo che sia chiaro questo: che la posizione "Tutto è relativo" è una posizione assoluta. Riscrivo ora una tua frase: So bene che, dal tuo punto di vista, un "relativismo relativo" è impensabile e improponibile, ma il concetto di Dio mette in discussione il concetto stesso di relativismo. Che ne dici?

Posted by: giuliomozzi at 03.11.03 17:11

No, giulio, non lo intendevo in quel senso... cioè di impedimento... solo che quando tu dici la "posizione" Tutto è relativo è una posizione assoluta, ecco io penso di percepire in quella espressione, una "pesantezza" semantica che io invece non considero tale. Se io dico sono un relativista, anche questa asserzione riveste le sembianze dell'assoluto, ammesso che l'assoluto possa avere sembianze(tanto pe ricollegarci all'idea del Dio immateriale giudaico-cristiano in contrapposizione alla fisicità delle divinità pagane). Se addirittura affermassi, ossimoricamente, che sono un "relativista assoluto", oppure "assolutamente relativista", ne conseguirebbero altrettante posizioni assolute. Mi pare insomma un giocare con le parole un tantino vuoto, sofistico, appunto. Riguardo a Dio, una posizione del genere:"Io non ho la più pallida idea se Dio esista o meno, se Dio c'è o non c'è", non potremmo definirla agnostico-relativistica?, sempre fermo restando il fatto che il concetto di Dio è un assoluto? E ancora: Assoluto=Certezza/Dogma vs Relativo=Dubbio, è questa l'opposizione fondamentale? Ci sono degli stadi intermedi? E se sì, sono stadi relativi o assoluti, dubbi o certezze? Come vedi, il mio relativismo è tout court, investe cioè anche la sfera linguistica, e così dicendo assumo una posizone assoluta, e così facendo temo che non se ne esca...

Posted by: Fabio Ciofi at 03.11.03 18:19
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