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BlogNation
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22.11.03

Chapeau

Credevo di essere bravo a scrivere conversazioni folli, prima di leggere questa cosa qui che ha pubblicata Brèkane ieri.

Posted by giuliomozzi at 22.11.03 13:22 | TrackBack
Comments

(uhm...lo posto ? o non lo posto ? ma si...) :-)

L'altro giorno ero in bici, appena uscito da casa di Alfredo.
Con lui avevamo mangiato da poco, carne di maiale al forno, con patate e rosmarino, e per sovramercato avevo preteso l'apertura di un rosso.
Ne e' nata una questione, lui sosteneva andasse opportunamente freddato, io avevo solo fretta di bere.
Poi ci siamo sparati del blues stravaccati sul divano a discettare di donne e di viaggi. Non so bene perche', forse temendo la distanza…e il tempo per percorrere la via del ritorno, che sotto un sole cocente ho deciso di andare, tornare a casa.
Ora, in bici e sotto il sole delle 16…in pieno agosto, puo' accadere che non si sia molto presenti a se stessi, e probabilmente, anzi soprattutto, agli altri.
Una ragazza, capelli lunghi in disordine, una gonna da vetero femminista procedeva come un alieno ai bordi della stretta strada che accede a cio' che resta della pineta di Castelfusano. E' che passando da li faccio prima.

-Mi hanno rubato le scarpe. dice. Mentre ero sulla spiaggia. aggiunge. Un po assorto le guardo i piedi scalzi, lividi dalla strada fatta senza calzature. E' bella, avra' 35 anni.
- Abiti da 'ste parti ? mi chiede…Non puoi rimediarmi un paio di scarpe ?
Mentalmente immagino la scena, del resto sono ancora piu' vicino a casa del mio amico che alla mia: torno indietro, gli citofono e appena la sua voce impastata dal fumo mi risponde gli dico:"Alfredo, non chiedermi niente, ma mi serve un paio di scarpe…da donna possibilmente". Immaginando la sua faccia di la del citofono, che si alambicca sul motivo, posto che ne abbia della misura giusta della pulzella…dandogli modo di pensare, circa la diatriba del pranzo, sulla temperatura di servizio dei rossi, che non rinfrescandoli, questi siano poi i livelli di abbrutimento mentale che e' possibile raggiungere. Sia come sia…il caldo puo' giocare di questi scherzi.

Solo pochi attimi per risponderle che non abito li vicino…Inforco la bici, lasciandola al suo destino, poi, percorso un chilometro, accanto al semaforo della statale, noto una pattuglia di servizio di vigili urbani, instupiditi anch'essi dalla calura. Mi avvicino e gli notifico il problema della principessa scalza di mezz'estate.

Ho lavato la mia coscienza, evitato di disturbare un amico, e forse, chissa', fatto un favore alla tipa.
Bah. Prossima volta do ascolto a Alfredo.

Posted by: cletus a.a. at 22.11.03 15:44

ho imparato dal magister, leggendo il suo blog. :-) ciao. ale

Posted by: brekane at 22.11.03 16:25

bellissimo! vorrei fosse capitato a me, che invidia! ;-) peccato non poterlo dire direttamente a brèkane nel suo blog…

Posted by: francesco at 23.11.03 09:37

Brèkane è un genio. In un giorno mi sono letto tutto il suo blog da cima a fondo. Mi inchino inoltre al cospetto di Mozzi il sublime :)

Posted by: climacus at 23.11.03 13:41

favoloso. non ho parole. mai letto niente di simile. un racconto che manco kafka.
piuttosto, mozzi, perché non ti esprimi sulla rissa generazionale tra genna e lodoli? lodoli ti ha scoperto, questo l'hai sempre detto, ma hai anche detto (gli uccellini volano per chilometri e chilometri e a volte arrivano fino a roma e anche più giù) peste e corna, di lui e dei suoi libri. e invece, di genna, che più che scoperto ti ha "tanato" (cuccù, sei un falsone!), ne hai sempre parlato benissimo.
esprimiti.

Posted by: il superficiale at 23.11.03 13:44

vengo qui spessissimo ma non ho mai avuto il coraggio di commentare.. questa volta mi faccio forza e sorrido un timido .. grazie!!! a giulio di cui ho seguito le lezioni in un lab. della Holden a milano e a brekane!!

Posted by: netta at 23.11.03 13:47

Che cazzo c'entra Kafka! lascialo in pace kafka, non puoi permetterti di accostarlo! e te dico con tanta simpatia, caro superficiale, leggo sempre il tuo sito, m'interessa, come m'interessa quello che dici! Quello che ho letto è divertente, forse anche con sprazzi significativi, ma così possono scrivere tutti! e naturalmente questo sarebbe già un guadagno per le masse (di analfabeti del linguaggio) e per l'inizio di una parvenza di pensiero in una buona massa di scrittori e aspiranti scrittori.
Ne ho beccato uno, un certo Massinelli, sul sito di King Lear, che già se scrivesse come brekane sarebbe tanto di guadagnato! (credo che Iannozzi, intelligentemente, l'ha pubblicato proprio per farlo "vedere" e "parlarne", non credo per assumerlo a paradigma dell'auspicabile! ma a paradigma dei tempi narrativi attuali! Dal lato opposto, all'altro estremo Brekane, gli estremi che si ripiegano l'uno sull'altro nel vuoto dei loro autori, e in mezzo, ancora, quasi nulla! D'altra parte il mezzo, nel mezzo ci sta il Passato, non è facile superare, oltrepassare il passato, la porta è stretta, ci vuole Tempo dopo tanto tempo, come ESATTAMENTE disse Shakespeare: il Tempo è un mendicante! cioè pecca!)
L'uscita dal buio è sempre un bene, ma in quanto alla luce ce ne passa in brekane!!!
Lo sfoltimento del linguaggio ha condannato buona parte della letteratura moderna alla mediocrità! Il ritiro o la fuga della parola nella letteratura è un danno! Quasi tutti i figli di Hemingway sono ammaliati e presi da una stenografia incapace di restituire la complessità della vita interiore! E' chiaro poi che i personaggi di Hemingway non possono che essere quel "tipo" di personaggi!
Ma basta prendere in mano Delitto e Castigo di Dostoevskij per spazzare via l'esile mezzo di Hemingway!
Ma se dovessimo fare una vasta indagine sui lettori e chiedere se preferiscano Hemingway o Dostoevskij non ci sono dubbi che vincerebbe Hemingway! E ci credo che vincerebbe! I "tempi" della vita odierna cozzano con una "reale" lettura!!! Leggere per assimilare, per forare è oggi un'attività anti-vitale. La reale lettura oggi è il contrario della vita odierna: morte! Chi legge realmente oggi muore!

Posted by: luminamenti at 23.11.03 14:33

Aggiungo, perchè ho dimenticato. M'incuriosisce, mi tenta la scrittura del blog di Climacus e ancor più il suo cattivo gusto di lettura!
Le vie del signore sono infinite?
D'altra parte lo scrittore più letto da Husserl era Kierkegaard!

Posted by: luminamenti at 23.11.03 14:59

... e io che pensavo che Superficiale, col suo commento su Kafka, stesse prendendo per il culo me e Mozzi...

Posted by: brekane at 23.11.03 15:11

Carissimo Luminamenti, a proposito di Massinelli, be', ho lasciato che Mauro lo postasse perché mi sembrava un racconto "sperimentale". In tutta sincerità, pur provvedendo io stesso alla formattazione del testo, non ho operato correzioni sul testo trattandosi di un testo sperimentale, quindi ho lasciati vivi tutti gli errori presenti nel testo, volutamente. Dicevo su King Lear, commentando "Dissociazione" di Mauro Mirci quanto segue: "[...] Più fortunato sono stato con la poesia, almeno con un certo tipo sperimentale di poesia, che ai più non è gradita: mi sono innamorato di Raymond Queneau, e poi l’amore è stato per i poeti esagerati e lisergici della beat generation. Ho amato alla follia l’urlo di Ginsberg e il blues di Kerouac, la saggia pazza di William S. Burroughs, e poi ancora W. Blake e W. B. Yeats, senza disprezzare né Carducci né Montale né Ungaretti. Ma prima di incontrare questi grandi, il primo approccio poetico è stato il D’Annunzio: accadeva 20 e passa anni fa, e nella mia ingenuità d’allora credevo che essere dannunziano fosse l’unica soluzione poetica. Ovviamente mi sono ricreduto. E subito dopo il D’Annunzio, è stato Pier Paolo Pasolini a indicarmi la via poetica. Però le mie tendenze si sono sviluppate in altra direzione seppur influenzate dai già citati: ho incontrato la poesia di Sanguineti, di Porta, di Manganelli, la loro prosa, e soprattutto il Gruppo ’63 e Alexander Trocchi e ancora Bob Dylan e Leonard Cohen e Patti Smith. Insomma tante influenze che alla fine mi hanno tentato verso una strada sperimentale che non fosse quella solita e abusata dai poeti classici o finti avanguardisti: Andy Warhol poi con “A” mi ha insegnato a produrre errori “volontari” da inserire nel corpus narrativo e in quello poetico, errori che si manifestano nella mia prosa così come nei miei tentativi poetici come simboli da interpretare. Ancor oggi continuo a dire che “BEAUTIFUL LOSERS” di Leonard Cohen continua ad essere il mio modello poetico e narrativo, per quanto questo modello non goda di buona commerciabilità. Insieme ad “A”, “B. Losers” è un po’ la mia bibbia sintattica simbolica grammaticale ma anche il vangelo contro la grammatica di cattedra pur osannando sino alla paranoia critica autori quali Sanguineti e Dino Campana. Il tutto è debitamente commisto a tematiche sociali già espresse da Pasolini, Gadda, Vittorini, Hemingway, Wilde… E poi ci sono tutti gli autori russi. Tanti. Non manca una certa vena di misticismo nella mia prosa così come nei miei tentativi-azzardi poetici: questi sono diventati sempre più estremi nel corso degli anni, e quanto di dannunziano avevo assorbito in giovane età è ormai quasi del tutto estinto." Ho spiegato tutto ciò soprattutto per motivare la mia decisione di lasciare on line il racconto di Massinelli, che è un racconto sperimentale, ma che non mi sento di giudicare troppo pesantemente, in quanto di Massinelli ho letto solo il racconto pubblicato su King Lear, quindi non me la sento di esprimere un giudizio troppo profondo. Ma la polemica è esplosa anche qui, e non credevo, sinceramente. Sicuramente Massinelli non è Kafka, non è possibile tentare un azzardo tale. Suona come una bestemmia. Ho lasciato pubblicato il racconto di Massinelli per vedere se ci sarebbe stata qualche reazione; tuttavia non pensavo che questa potesse essere tanto forte. Non immagino la narrativa di Massinelli come "auspicabile", anche se, non nego, che mi affascina pur avendo letto decine e decine di scrittori alle prime armi che scrivono così. Alle volte mi illudo che oltre allo stile spericolato "del non saper scrivere con intenzionalità” ci siano anche dei contenuti: quasi sempre rimango deluso. Una provocazione? In un certo senso, sì. Argomento complesso quello dell'"anti-Letteratura". Se Massinelli scrive così consapevolmente, non so dire. Sicuramente affascina di primo acchito, ma alla seconda lettura ci si rende subito conto che manca di contenuti proposizionali. C'è un abisso fra Kafka e Cohen, e questo è abisso infinito nel caso di Massinelli. In definitiva, penso che tutti possano scrivere come Massinelli: basta scrivere di "getto" impressionando (tentando di impressionare) le parole messe nero su bianco con parvenze emozionali. Ma scrivere di getto è più difficile di quanto si osi credere. Scrivere di getto è anche, e soprattutto, tecnica emozionale che solo pochissimi hanno nel sangue. Prendete queste mie parole come un parere, non come un giudizio. Dovrei leggere altro materiale di Massinelli per dire, per esprimere un giudizio.

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 23.11.03 15:16

Ora, come giustamente dice Giulio, la scrittura è imitazione, e io trovo che in questa conversazione ci sia un'ottima "imitazione" di Giulio stesso. Comunque mi piace.

Posted by: Fabio Ciofi at 23.11.03 15:51

Ciao Carissimo Fabio, tu dici che ci sia un po' di imititazione... Uhm, mi sa che hai proprio ragione.

Un abbraccio,

Giuseppe (Iannox)

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 23.11.03 16:48

Ok ho messo abbastanza polemica!
Ok Caro Giuseppe! Svelandomi sicuramente solo parte delle tue letture mi hai levato il piacere di scoprirle da solo (devo leggere ancora i tuoi racconti in King Lear e dirne).
In merito al simpatico e autoironico brekane e a massinelli dico un'altra cosa e poi me ne vado a cinema. Quello che io ho percepito, principalmente, nei loro scritti, non è la mancanza di intelligenza, ma piuttosto l'assenza dello scavo nelle proprie catacombe (non voglio, troppo lungo il discorso per farlo adesso, parlare di ricerca interiore, di sguardo che osserva, di finzione o imitazione o ancora autenticità o sponteneità o del rapporto tra questa e l'artificio e la sua natura:l'Arte!).
Prendo ad esempio Dylan Thomas! l'ho amato per molti anni, per poi scoprire che non lo meritava,che m'ingannavo, falso amore, che la sua scrittura era un abile trucco, e che con molta probabilità non aveva proprio nulla da dire, che si può imparare a fare poesia e racconti come li faceva lui. Non si tratta ovviamente di mettere in discussione il fatto che si possa riprendere un testo, degli autori, degli stili del passato e reinventarli, perchè quando c'è questa "reale" reinvenzione che è investita da una scavo nelle proprie catacombe (il dolore è la chiave), c'è cmq una reinvenzione unica e inimitabile! cioè non riproducibile a tavolino! D'accordo quindi con l'imitazione se ciò che si imita è imitato in modo irripetibile! (sinteticamente: quando le proprie letture, cioè come dice la Dickinson, quando i libri ci portano in terre lontane, cioè nelle teste di sconosciuti esseri umani,e lì s'incrociano con la nostra vita, con la nostra esperienza non libresca! con le nostre ferite corporali)
Ho impiegato parecchi anni a chiedermi se dopotutto essere stato preso per il culo (e prende per il culo molti) dalla sua scrittura non aveva grande importanza in quanto l'ho amato! quindi qualcosa mi ha lasciato! Ma dopo, ho capito che ciò che non tocca chi scrive finisce per non toccare realmente chi legge! Ma solo se si scopre ciò e si riesce a percepire una differenza con ciò che illumina veramente, per esempio: Emily Dickinson, Celan, Brodskj, Murasaki Shikibu, insuperabile!)
Ma naturalmente uno può passare la vita credendo di essere stato toccato, di essere felice e non scoprire mai di non esserlo! Si può vivere anche così!
Che questa forma d'inganno possa esistere non ci sono molto dubbi,le illusioni cognitive esistono, non ne parla solo Massimo Piattelli Palmerini, ma Kant (e Reich per le percezioni del corpo)! Detto questo mostrarle è altra cosa!
Non è facile aprire gli occhi!
Non è facile "VEDERE" il proprio piacere!

Posted by: luminamenti at 23.11.03 17:17

la cosa piu' chic ? restare in sala fino a che scorrono tutti i titoli di coda. La cosa piu' da "nonsense" ? restarci dopo aver assistito al film DOGVILLE, "...per conoscere la location".

Posted by: cletus a.a. at 23.11.03 22:38

in effetti era un messaggio a prendere per il culo. simpaticamente. pensa tu se accosto quel racconto - gradevole - agli onirici, geniali, racconti di k.

Posted by: il superficiale at 23.11.03 23:37

Caro Luminamenti, non era mia intenzione svelarti parte delle mie letture, però, di fatto, l'ho fatto. Comunque costituiscono solo "un poco" di quel che ho letto e amato, e in parte rifiutato. Però il punto è un altro: la letteratura, intesa come esperimento, conduce anche presso le nostre catacombe, ma se l'esperimento che ci conduce in quel dove nel nostro io sia atto doloroso o coraggioso non saprei dire. Forse è vero che coraggio e dolore procedono di pari passo, perché come ebbe a dire qualcuno non si teme l'uomo che ha paura ma l'uomo che non ha paura. Penso che sia "intelligenza" applicabile anche all'arte della scrittura, per quanto, spesse volte, l'arte non è propriamente nobile nelle intenzioni, figuriamoci poi nei risultati! Non ho ancora imparato ad odiare, o meglio, a valutare Dylan Thomas, perché, per fortuna o purtroppo, riesce ancora ad emozionarmi. Che sia una mia debolezza? Mah, in fondo riesce ad emozionarmi ancora Hermann Hesse anche se lo lessi più di venti anni fa. "Il grande solitario che cercava Dio", così la critica l'ha definito: al di là della definizione, criticabile, penso che Hesse abbia lasciato una profonda ferita aperta nello spirito di chi ha avuto il coraggio di leggerlo "nella sua profondità" senza limitarsi a naufragare nella superficie di un gioco di perle di vetro o anche solo nella solitudine carnivora-cristiana-buddista di sotto la ruota. Alla fine, i conti tornano sempre, o non tornano mai. Non è il risultato che mi spaventa, piuttosto i metodi attraverso cui si raggiunge un risultato, indipendentemente dal suo valore finale. Se poi guardo a Yukio Mishima, anche lui è un disperato doloroso che scava nelle catacombe in cerca d'una stella meravigliosa, e persino quel folle del Vate Nazionale anche se quest'ultimo arrivò a dare di sé solo l'estetica della forma mentre il contenuto si perse nel Vittoriale, nelle sue memorie, negli ammennicoli che il poeta collezionava e che ricordava con dispetto solo per tradurli in estetica. Fortuna nostra è stato poi Foucault a dirci che ci sbagliavamo: "Ancora all'inizio del XVII secolo esisteva, si dice, una certa franchezza. Le pratiche cercavano raramente il segreto; le parole erano dette senza eccessiva reticenza, e le cose senza troppa simulazione; si aveva coll'illecito una familiarità tollerante. I codici del volgare, dell'osceno, dell'indecente non erano affatto rigidi, se li si confronta con quelli del XIX secolo. Gesti diretti, discorsi senza vergogna, trasgressioni visibili, forme anatomiche in bella mostra mischiate con disinvoltura, bambini smaliziati che si aggirano senza fastidio e senza scandalo fra le risate degli adulti: i corpi "si pavoneggiavano". E la volontà di sapere attraverso la letteratura non è forse espressione della nostra sessualità? O forse anche della nostra spiritualità? Credo che spiritualità e sessualità siano due "COSE" fra di loro molto legate, che forniscono il presupposto logico a fare poi Letteratura e quindi anche dolore. Vorrei che tutto fosse "piacere", ma non è possibile: il piacere rasenta il dolore, e fuggire il dolore è importante altrimenti si rischia di sprofondare in un abisso, forse quello del nichilismo, forse quello di eternare il dolore in forma d'arte, forse in "un forse".

Cari saluti,

Giuseppe Iannozzi

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 24.11.03 01:33

Scusa, Alfredo, com'è una "gonna vetero femminista"?

Posted by: liecusta at 24.11.03 02:21

Hesse, Mishima fanno parte delle mie continue riletture...
Hesse è stato anche ridimensionato da gran parte della critica, ma non sono d'accordo.
Per me rimane essenziale.
Belle parole quelle hai scritto Giuseppe.

Posted by: luminamenti at 24.11.03 06:29
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